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INDUSTRIA ITALIANA DEL MIELE, UN’ECCELLENZA DA TUTELARE: VALORE DI MERCATO DI 185,4 MILIONI DI EURO MA IL SETTORE È IN DIFFICOLTÀ

 

Nell’ultimo anno, vendute 14,1 mila tonnellate di miele al consumatore (-5,7% sullo stesso intervallo luglio 2022/2021 in linea con il calo generale delle vendite del mercato alimentare) per un totale di 32 milioni di confezioni di miele e un consumo pro capite di 400/450 grammi (Fonte: Unione Italiana Food). Il settore è messo a rischio dall’inflazione e dai cambiamenti climatici. Il Presidente del Gruppo Miele e altri Prodotti dell’Alveare di Unione Italiana Food, Raffaele Terruzzi: “Siamo un settore dalla lunga tradizione familiare e ci impegniamo quotidianamente per mantenere alti gli standard di qualità, nonostante l’incremento dei costi. Crescono sempre di più le difficoltà.”

 

Rappresenta un patrimonio di storia, heritage e saper fare che nascono da una cultura millenaria, nonché un’eccellenza del Made in Italy con un retaggio antico e un saper fare unico al mondo. Ma sono ancora tante le cose da sapere. Parliamo del comparto italiano dei confezionatori di miele, un settore composto da piccole e medie imprese, per la quasi totalità a conduzione familiare, nate nell’ambito dell’apicoltura e poi evolute nel tempo, acquisendo le capacità di confezionare e di commercializzare. Da qui, nasce la grande conoscenza del prodotto, la capacità dell’industria italiana di selezionare, scegliere, confezionare il miele migliore.

 

Il mercato del miele confezionato per il consumatore finale vale nel 2022 circa 164 milioni di euro (Fonte: IRI), +3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A questo si somma il valore del mercato del miele destinato alle industrie (alimentare, cosmetica, farmaceutica, etc.) che lo utilizzano come ingrediente e che nel 2022 è stimabile in circa 21 milioni di euro (+16%). Il tutto per un valore totale di 185 milioni di euro (+ 5% sul 2021). Nell’ultimo anno, sono state vendute al consumatore 14,1 mila tonnellate di miele confezionato, segnando -5,7% sullo stesso intervallo luglio 2021/2022, in linea con il calo delle vendite registrato per il settore alimentare (Fonte: Nielsen) per un totale di 32 milioni di confezioni di miele, con un consumo pro capite di 400/450 grammi (Fonte: Unione Italiana Food). A fronte di un fatturato leggermente in crescita, sono scesi produzione e marginalità delle aziende. L’inflazione e il caro prezzi delle materie prime legate al comparto hanno contribuito ad una contrazione. In calo i dati riguardanti l’export (principalmente verso i Paesi europei): un vero peccato perché la qualità e la varietà dei mieli italiani meriterebbero di essere maggiormente conosciuti ed apprezzati all’estero. Dati che  sottolineano l’assenza di un’efficace attività di promozione del miele italiano sui mercati esteri, che possa valorizzarne l’eccellenza.  

 

IL SETTORE È MESSO A RISCHIO DALL’INFLAZIONE, DAL CARO PREZZI E DAI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Il settore è in difficoltà: l’industria italiana di confezionamento del miele ha dovuto subire gli effetti dell’inflazione e del caro prezzi delle materie prime legate al comparto (riguardanti, prevalentemente, l’incremento dei costi de materiali di imballaggio, come il vetro, e dei trasporti). A questi, si sommano le anomalie climatiche che incidono sulla produttività del nettare del fiore e quindi sulla conseguente produzione di miele, con ulteriori incrementi dei costi, molto significativi, anche da parte dei produttori.

 

Siamo un settore dalla lunga tradizione familiare e ci impegniamo quotidianamente per mantenere alti gli standard di qualità ed eccellenza, nonostante il caroprezzi - afferma Raffaele Terruzzi, Presidente del Gruppo Miele e altri Prodotti dell’Alveare di Unione Italiana Food, che rappresenta i confezionatori e gli importatori di miele italiani – ma crescono sempre di più le difficoltà. Da un paio d’anni lo scenario è molto delicato per i produttori italiani di miele e per l’industria che lo confeziona; una situazione che non si era mai verificata in 60 anni, un connubio davvero preoccupante tra inflazione, caro prezzi, incrementi dei costi di produzione e avversità climatiche”. Questa è una condizione che mette in difficoltà il mercato. E come emerge dall’ultimo rapporto Coop, oggi per il consumatore il prezzo è diventato il principale driver d’acquisto, penalizzando altri aspetti, come l’origine del prodotto.

 

UN RIGOROSO SISTEMA DI CONTROLLI GARANTISCE QUALITÀ, SALUBRITÀ E SICUREZZA DEL PRODOTTO

Una cosa è certa: solo i migliori mieli nazionali ed esteri vengono confezionati dalle industrie italiane, con controlli accurati che garantiscono prodotti di elevata qualità, indipendentemente dalla loro origine.

Sono tanti, infatti, i parametri che le aziende devono rispettare perché un prodotto possa definirsi “miele” e scongiurare il rischio dell’adulterazione. Ogni azienda espone la propria reputazione e il proprio brand per garantire il rispetto di questi parametri e ha messo a punto un efficace e sempre più complesso sistema di controlli: dall’analisi per la ricerca di sostanze indesiderate (es. residui di antibiotici, pesticidi e metalli pesanti), fino a quelle sulle caratteristiche chimico fisiche, di colore e gusto (per i monoflora ci sono anche le analisi sul polline). Sempre più importanti, poi, sono i controlli a cui viene sottoposto il miele per assicurare l’assenza di sostanze estranee alla sua composizione. Perché il miele possa essere definito tale, infatti, non si può aggiungere altra sostanza o ingrediente.

Sono controlli effettuati a monte dall’apicoltore al fornitore, fino alla fase di confezionamento con esami che comprovano l'origine, la tracciabilità e la sicurezza igienico-sanitaria del miele. Si tratta di un valore aggiunto, poco percepito dal consumatore, che garantisce l’eccellenza di un miele puro e genuino. Un efficace sistema di controlli effettuati da laboratori pubblici specializzati e da laboratori privati accreditati, a cui si aggiungono i controlli effettuati internamente da ogni azienda, assicura che il miele destinato al consumo domestico e confezionato sia sicuro e di qualità. Per ogni tonnellata di miele che viene confezionato, le aziende aderenti a Unione Italiana Food (circa l’80% del mercato del miele a scaffale) spendono circa dai 60 ai 70 euro per effettuare rigorosi controlli e garantire che tutto il miele utilizzato per il confezionamento, indipendentemente dalla provenienza, se dall’Italia o dall’estero, sia di qualità (stima Unione Italiana Food). Lo stesso processo si applica al miele utilizzato come ingrediente per altri prodotti alimentari, per il quale le aziende aderenti a Unione Italiana Food rappresentano il 100% del mercato.  Le Aziende italiane utilizzano solo i mieli migliori: una scelta che contribuisce ad assicurare un prodotto di qualità, sia dal punto di vista organolettico (ad esempio per gusto, colore e livello di cristallizzazione), sia da quello della sicurezza alimentare.

 

ALLA RICERCA DELLA “MISCELA PERFETTA”, SINONIMO DI UN SAPER FARE CENTENARIO

La scelta del miele che viene confezionato è determinata da un preciso orientamento alla qualità ed alla ricerca delle migliori materie prime disponibili, poiché l’obiettivo dei confezionatori è quello di realizzare un prodotto finito di eccellenza. È per questo che ogni azienda seleziona accuratamente i propri fornitori per arrivare alla miscela perfetta per il proprio prodotto, utilizzando sia materia prima proveniente dall’Italia che dall’estero, lavorando in modo sinergico e condividendo gli stessi obiettivi. L’industria di confezionamento del miele conosce le esigenze del consumatore, segue le evoluzioni del gusto e quello italiano ha esigenze particolari.

 

UNA SCELTA DI TRASPARENZA: IN ETICHETTA, TUTTO QUELLO CHE I CONSUMATORI VOGLIONO SAPERE

Per il miele confezionato in Italia, anche in miscela, la legislazione italiana impone dal 2008 l’obbligo ai confezionatori di esplicitare in etichetta l’origine della materia prima, attraverso l’indicazione dei singoli Paesi di raccolta del miele, mentre la legislazione UE ammette diciture più generiche, anche qualora destinato ad essere commercializzato in Italia. Se il miele è originario di più Stati membri o paesi terzi la direttiva europea consente, infatti, che l'indicazione dei paesi d'origine possa essere sostituita da una delle seguenti, a seconda dei casi: “miscela di mieli originari dell'UE”, “miscela di mieli non originari dell'UE”, “miscela di mieli originari e non originari dell'UE”. Poter leggere in etichetta i singoli Paesi di raccolta del miele, oltre a costituire un’utile informazione per il consumatore, agevola l’identificazione del miele confezionato in Italia. Per questo Unione Italiana Food ha scelto di avviare una campagna di informazione che racconti agli italiani quali sono i fattori di qualità che rendono unico il miele confezionato dalle Imprese di confezionamento italiane. Proprio prendendo esempio dalla legislazione italiana, alcuni Paesi UE (es. Francia, Grecia e Spagna) hanno deciso di indicare in etichetta i singoli Paesi della raccolta del miele per il miele confezionato e commercializzato sul proprio territorio. Questo ha spinto la Commissione UE a presentare una proposta per la revisione della direttiva miele, al fine di armonizzare le regole a livello europeo, a beneficio di una maggiore trasparenza nei confronti del consumatore. 

 

Ivana Calò

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