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Francesco Iacono Riserva Villa Crespia

Un grande vino ideale a tutto pasto

Francesco Iacono Franciacorta Riserva della Tenuta Villa Crespia-Arcipelago Muratori, Pinot nero quasi in purezza, più di 70 mesi di affinamento, dosaggio zero, è l’idea di un Franciacorta che viene da una Franciacorta fino a qualche anno fa poco conosciuta. Villa Crespia ha voluto rendere omaggio al vitienologo che ha ideato l’Arcipelago Muratori, dando il suo nome alla esclusiva Riserva: non era mai successo che i titolari di un’azienda vinicola rinunciassero al privilegio di “intitolare” a sé il vino di maggior prestigio. Ma Villa Crespia è anche questo.

 

Francesco Iacono Riserva si distingue per il fine perlage, per la grande struttura, per le note agrumate e speziate miste a quelle floreali e fruttate e a sentori di lieviti. Una Riserva con caratteri di giovinezza e come tale audace nel proporsi a tutto pasto, anche con carni rosse.

«È una sfida quasi provocatoria quella di parlare di un vino che porta il proprio nome», racconta Francesco Iacono, vitienologo delle Tenute dell’Arcipelago Muratori. «Il rischio evidente è quello di non essere obiettivi e imparziali. Si tratta però del riconoscimento, da parte dei fratelli Muratori, di un percorso pensato, disegnato e voluto che ha investito, e che investe tutt’ora, con molti riferimenti anche al contesto internazionale e della sostenibilità, il mondo tutto della Franciacorta».

«Uno studio di zonazione - prosegue Iacono - che caratterizzava la Franciacorta, composta da unità di paesaggio molto differenti fra di loro dal punto di vista geologico, pedologico e mesoclimatico, si scontrava con un’idea di una Franciacorta omogenea in cui, a prescindere, si coltivava e si produceva quasi esclusivamente Chardonnay. A prescindere, perché agronomicamente erano individuate aree dove preferenzialmente si sarebbe potuto/dovuto coltivare anche il Pinot nero, ma ciò non avveniva. Era evidente, quindi, una discrepanza fra quello che i dati e le ricerche dicevano della Franciacorta e quello che l’uomo faceva del medesimo territorio».

«Noi abbiamo creduto che il Pinot nero potesse trovare un suo spazio, e di qualità, e che il dosaggio zero potesse divenire il simbolo della vocazionalità “naturale” della Franciacorta. Dopo 10 anni questi messaggi, ritengo, non solo sono passati come possibili e veri ma anche come “tipici”. Nessuno si stupisce più, oggi, se un Franciacorta marca di Pinot nero, anzi, così come il dosaggio zero è divenuto una bandiera di peculiarità del territorio franciacortino che altre zone viticole, anche blasonate, non possono permettersi. La Riserva Francesco Iacono  - conclude il vitienologo - rappresenta e contiene questi messaggi: non una mera provocazione tanto per essere diversi, ma una ricerca della diversità come valorizzazione dell’eterogeneità della Franciacorta. Anche questo vuol dire sostenibilità perché valorizzare l’ambiente vuol dire rispettarlo per le sue potenzialità, diventando così espressione autentica del paesaggio che gli appartiene».

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