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NUOVO REPORTAGE: IL DISASTROSO IMPATTO AMBIENTALE DEGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI NELLA PIANURA PADANA

  Non solo sofferenze brutali subite dagli animali allevati, la produzione e il consumo di carne minacciano la salute di tutti a causa dell’inquinamento prodotto da ammoniaca, gas serra e liquami

 

>>> LINK VIDEO: https://youtu.be/h6dqTNF_1RM  

>>> LINK FOTO: https://bit.ly/3omwsxG 

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Milano, 12/11/2021 - Animal Equality rilascia oggi un nuovo video che illustra l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi e dell’industria zootecnica sulla Pianura Padana causato dalla diffusione di ammoniaca e gas serra nell’aria e dallo spandimento dei liquami.

 

Nel giorno di chiusura di COP26, Animal Equality vuole mettere al centro un tema dimenticato da molti: l’impatto ambientale di un sistema produttivo intensivo, che deve essere affrontato quanto prima per mettere fine alla crisi climatica, anche in Italia. 

 

Infatti, le inchieste realizzate da Animal Equality in collaborazione con numerosi media all’interno degli allevamenti intensivi, oltre a denunciare le pessime condizioni di vita e i maltrattamenti a cui gli animali sono sottoposti, hanno permesso di documentare casi sempre più frequenti di cattiva gestione dei rifiuti zootecnici, in particolare di liquami.

 

Il video rilasciato oggi da Animal Equality mostra immagini inedite che raccontano come l’elevata concentrazione di allevamenti intensivi nella Pianura Padana e il grande numero di animali costretti a vivere in spazi ristretti al loro interno siano causa di sofferenze per gli animali allevati e inquinamento dell’aria, costituendo anche serbatoi di malattie zoonotiche che minacciano la salute dei cittadini.

 

La maggiore concentrazione di inquinamento in Italia riguarda il territorio lombardo, dove fra Milano, Mantova, Brescia e Cremona si conta la metà della produzione nazionale di suini e un quarto della produzione di bovini.

 

Come mostra un nuovo report pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente Cremona è una delle tre città con la peggiore qualità dell’aria in Europa, mentre Brescia e Pavia risultano tra le ultime dieci. L’Italia, che si è già dimostrata inadempiente rispetto alle direttive europee, è stata sottoposta a un’ulteriore procedura di infrazione per non aver rispettato la direttiva nitrati dell’Unione europea, una problematica legata al mancato smaltimento e gestione adeguato dei liquami zootecnici. 

Secondo i dati Arpa, la fonte principale di ammoniaca generata dal settore agricolo in Lombardia è proprio l’allevamento di animali, che rappresenta circa il 57,9% del totale delle emissioni di ammoniaca originate da questo settore economico.

Spandimento di liquami ed emissioni di ammoniaca e gas serra sono due fenomeni connessi. Secondo quanto riportato da Greenpeace sulla base dei dati ISPRA, maggiori sono gli spandimenti di reflui zootecnici, maggiori sono le emissioni di ammoniaca, che a loro volta portano a incrementare il livello di particolato e quindi lo smog nell’aria. 

 

A tutto questo si aggiungono i già citati reflui zootecnici, responsabili dell’acidificazione del suolo e dell’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, che hanno anche un grave impatto sulla qualità dell’aria all’interno degli allevamenti sulle vie respiratorie degli animali e degli operatori

 

Secondo Alice Trombetta, direttrice di Animal Equality Italia: “Alla COP26 il problema degli allevamenti intensivi e del loro impatto nocivo sul Pianeta è stato prevalentemente ignorato, ma è un tema che riguarda tutti. Il sostegno all’industria della carne e il suo consumo diffuso alimentano un sistema dannoso per l’ambiente e pericoloso per la salute delle persone che deve essere cambiato”.

 

ANIMAL EQUALITY: ESPLODE L’AVIARIA NEGLI ALLEVAMENTI ITALIANI, ANCORA UNA VOLTA SERBATOI DI VIRUS E DI MORTE

 

Sono milioni gli animali finora abbattuti per contenere l’influenza aviaria ad alta patogenicità che da oltre un mese si sta diffondendo in Italia infettando tacchini, quaglie, polli e galline all’interno di allevamenti intensivi di Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. 

 

L’influenza aviaria diffusasi a partire da ottobre 2021 negli allevamenti italiani sta condannando all’abbattimento diversi milioni di animali, a fronte di 102 focolai verificati come riportato dal Ministero della Salute

 

Si tratta di numeri enormi, che mostrano ancora una volta quanto gli allevamenti intensivi e l’alta densità degli animali allevati siano fonte di rischi sanitari, veri e propri serbatoi di virus in grado di mettere a rischio la biosicurezza di tutti e il benessere degli animali coinvolti. 

 

Secondo quanto riportato dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), la maggioranza degli allevamenti coinvolti è di tipo intensivo ed è concentrato prevalentemente in Veneto. 

 

A partire dal 9 novembre 2021, sono state confermate diverse positività per questo tipo di virus anche in volatili selvatici in Lombardia e Veneto.

 

Secondo il CRN: “La situazione epidemiologica dell’influenza aviaria è in rapida evoluzione anche a livello europeo, con crescente aumento del numero di focolai confermati da virus HPAI, sottotipo H5, in volatili selvatici e nel pollame domestico in diversi Paesi”.

I numeri delle vittime e la galoppante diffusione dell’influenza aviaria a livello nazionale e internazionale indicano ancora una volta come gli allevamenti intensivi siano dei veri e propri serbatoi di virus pronti a esplodere. Sovraffollamento e stress, oltre a provocare ogni giorno la sofferenza degli animali allevati, favoriscono infatti anche la diffusione di malattie zoonotiche.

Come affermato di recente dal direttore del Dipartimento Scienze della Salute al Policlinico Gemelli Walter Ricciardi, interpellato sull’epidemia di aviaria in corso, il rischio di salto di specie esiste e si è già verificato, rendendo il virus un pericolo anche per gli esseri umani.

Animal Equality Italia, impegnata costantemente per fermare le crudeltà sugli animali allevati a scopo alimentare, chiede che il benessere degli animali inizi ad essere considerato realmente una priorità da parte di istituzioni e aziende riconoscendo gli allevamenti intensivi come luoghi che minacciano l’ecosistema. È fondamentale infatti diminuire la densità degli allevamenti e il numero degli animali allevati a scopo alimentare, abbandonando il sistema intensivo di allevamento e mettendo fine a uno sfruttamento ingiusto e pericoloso per tutti noi. 

“Lo sfruttamento degli animali, maltrattati e costretti a vivere in condizioni pessime per quanto riguarda la loro salute fisica e psicologica, genera sempre più spesso gravi conseguenze anche per l’ambiente e gli esseri umani, ma è ora di fermare tutto questo” dichiara Alice Trombetta, direttrice esecutiva di Animal Equality Italia.  

 

 

Animal Equality 

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