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Ristoranti

ELOGIO ALLA PASTA COL POMODORO

 

Elogio alla pasta al pomodoro:
tre chef che reinterpretano un classico della tradizione
il 24 giugno al Tre Cristi Milano, il primo degli eventi a tema Sinergie

 

Un grande classico all’italiana, forse il piatto più apprezzato, la pasta al pomodoro, in quattro atti: dalla classicità alle rivisitazioni degli chef Franco Aliberti del ristorante Tre Cristi Milano, Marco Visciola de Il Marin di Genova e Alessandrò Ravanà de Il Salmoriglio di Porto Empedocle. Il costo della serata è di 50 euro, comprensivi di tre declinazioni in tema, dessert e degustazione di vino Podere Sapaio. Si tratta del primo evento degli eventi Sinergie, che mettono in primo piano un piatto classico della tradizione italiana reinterpretato dai tre chef  e gustato nei loro ristoranti: le prossime date sono il 26 settembre per la ricetta “la zuppa di pesce” a Il Salmoriglio di Porto Empedocle e il 24 ottobre con il tema “Pasta al pesto” a Il Marin a Genova.

 

Lunedì 24 giugno il ristorante Tre Cristi Milano diventa teatro di un imperdibile confronto tra tre chef della cucina contemporanea italiana. Argomento del dibattito sarà il piatto principe della cultura popolare italiana: la pasta al pomodoro. A partire dalle 20 gli chef Alessandro Ravanà, Marco Visciola e Franco Aliberti si metteranno alla prova per rendere omaggio a un grande must della storia della gastronomia italiana, reinterpretando a modo loro la pasta al pomodoro. Si inizierà con il classico del ristorante Tre Cristi Milano “Cibo non Mente”: un’artistica trasposizione dei ricordi che il familiare spaghetto al pomodoro scatena nella mente dei commensali, un gioco interattivo servito su un piatto speciale e realizzato per l’occasione per tornare, boccone dopo boccone, al passato.

 

Pomod’oro” dello chef Ravanà de Il Salmoriglio sarà un tortello con impasto al pomodoro in un’acqua di pomodoro e limone.

Lo chef Marco Visciola de Il Marin presenta “Bottondoro”: bottonial pomodoro di pasta fresca con un sugo di pomodoro diverso e colorato per ogni bottone.

Infine Franco Aliberti, resident del Tre Cristi Milano farà degustare il “100% pomodoro”, un piatto mono ingrediente che riutilizza anche le parti meno nobili della verdura estiva.

La cena di degustazione placée comprende la ricetta tradizionale, le tre versioni rivisitate degli chef, un dessert e l’abbinamento ai vini dell’azienda Podere Sapaio. Due grandi rossi del Bolgheri, Volpolo 2017 e Sapaio 2016, accompagneranno la cena: declinazioni in salsa livornese delle uve tradizionali bordolesi, si distinguono per la maturazione in legno. Sosta più breve e in tonneaux per il Volpolo, riposo più lungo e in barrique per il Sapaio. Due espressioni che regalano nel calice le caratteristiche della costa toscana: potenza controbilanciata da grande eleganza.

 

Franco Aliberti

Tra le esperienze più importanti dello chef- pasticcere quella da Massimo Spigaroli all’Antica Corte Pallavicina, poi Massimiliano Alajmo a Le Calandre di Padova dove ha la possibilità di confrontarsi con professionisti del calibro di Gianluca Fusto, quindi è la volta dell’Erbusco di Gualtiero Marchesi con cui collabora anche all’apertura del Marchesino a Milano. A seguire, l’esperienza pregnante presso il ristorante Vite di San Patrignano, per il progetto di centro della proposta educativa della comunità. Nel 2012 entra a far parte della brigata di Massimo Bottura all’Osteria Francescana, mentre nel 2014 apre il suo ristorante a Riccione, EVVIVA, dolci e cucina a

scarto zero, sua cifra stilistica. Prima di affiancando l’attuale chef Gianni Tarabini a La Preséf all’interno dell’Azienda Agricola de “la Fiorida” a Mantello, in Valtellina.

 

Alessandro Ravanà

37 anni, di Agrigento, è approdato in cucina una decina di anni fa, ma nel suo curriculum si sostanzia da subito l’impronta dell’imprenditore, oltre che del cuoco: 16 anni fa aprì un locale di pasticceria e gastronomia ad Agrigento. Tra le esperienze più formative di Ravanà c’è poi “Piazza Duomo” di Enrico Crippa, dove affina la sua passione per la cucina e affina le tecniche di cottura e 

di trasformazione della materia prima. Nel 2007 apre a Porto Empedocle il suo ristorante, dove può elaborare una cucina più ricercata e curata al primo posto il culto per la materia prima nel rispetto della biodiversità, a strettissimo contatto con i piccoli agricoltori locali e i pescatori in un’ottica di sostenibilità ambientale.

 

Marco Visciola

34 anni, ligure doc di Bogliasco, inizia la sua carriera al Solito Posto di Bogliasco, entra nel mondo Eataly e cura l’apertura di Eataly Corea dove lo chef prende confidenza e spunto con ingredienti asiatici e tecniche di lavorazione come le fermentazioni. Poi l’esperienza da Enrico Crippa a Piazza Duomo ad Alba e da Fabrizio Tesse alla Locanda d’Orta hanno completato la sua formazione.

 

Qui il link alle ricette, foto degli chef e dei piatti della serata

 

Camilla Rocca

 

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Ristorante Taki

 

 

Non solo sushi: il Giappone è il re della carne,  tra le più pregiate del mondo

Alla scoperta dei veri sapori nipponici, con Yukari Vitti, unica importatrice ufficiale per l’Italia di carni certificate Hida-wagyu

 

Quando si parla di cucina giapponese, le prime cose che vengono in mente sono il sushi di salmone o tonno e il ramen, che affollano le tavole dei ristoranti orientali presenti in Italia. In realtà, la vera tradizione culinaria nipponica va ben oltre il semplice riso con pesce crudo, è piuttosto una filosofia, che presta enorme attenzione alla preparazione estetica, ma anche al bilanciamento dei macronutrienti, secondo i dettami della cucina macrobiotica sviluppata per la prima volta agli inizi del XIX secolo in Giappone, che rappresenta ancora oggi uno dei fondamenti della moderna e tradizionale cucina giapponese.

 

L’attenzione nella ricerca degli ingredienti trova la massima espressione nelle tipiche carni giapponesi, di cui il manzo Hida-wagyu, nuova stella del mercato nipponico, è considerato tra le più pregiate al mondo. Taki, nel quartiere romano di Prati, tra i primissimi ristoranti giapponesi ad aver aperto in Italia, nonché fedele ambasciatore della tradizione giapponese, svolge un ruolo da protagonista essendo unico importatore ufficiale per l’Italia di carni certificate Hida-wagyu. Per ottenere tale certificazione, gli allevatori devo rispettare delle regole molto rigide e restrittive, che regolano ogni aspetto, dall’allevamento alla preparazione per la vendita della carne ottenuta.

 

“Abbiamo notato che in Italia molte persone conoscono la carne Kobe, anche se spesso non hanno mai avuto l’occasione di assaggiarla, ma quasi nessuno sa cosa sia il manzo Hida-wagyu, che, invece, è considerata dai giapponesi come una delle migliori carni del loro paese. – ha detto Yukari Vitti, giapponese di nascita e italiana di adozione, Restaurant Manager di Taki – Si tratta di una carne che ha già nel nome un forte richiamo al paese del Sol Levante, poiché Wa significa Giappone e Gyu significa Manzo. La sua peculiarità è il manzo a pascolo libero, rifiutando fermamente il ricorso ad allevamenti intensivi. Il manzo hida-wagyu nasce, viene allevato e preparato alla vendita nel suo stesso paese di origine, Hida, immerso nel verde delle Alpi Giapponesi, dove la natura è ancora incontaminata e le fattorie sono in prevalenza a conduzione famigliare.”

 

Il processo di produzione di questo tipo di carne pone le sue fondamenta su una meticolosa ricerca e selezione dei migliori bovini. Essa si presenta intensamente marmorizzata, ovvero, al suo interno è caratterizzata da venature simili a quelle del marmo, rappresentate dai grassi insaturi di cui è ricca, che si distribuiscono in modo uniforme anche a livello muscolare, anziché restare soltanto nello strato peri-muscolare e sottocutaneo, come in tutte le altre. Il risultato è una carne molto saporita in ogni suo punto ed incredibilmente tenera.

 

“Nel nostro menù, proponiamo questa tipologia di carne in alcuni dei piatti tipici della mia terra, come il nigiri wagtu, riso con sopra sottili striscioline di manzo scottato, ma anche le classiche wagyu steak su piastra o spiedini su brace. – prosegue Yukari – Ma ciò che maggiormente ci differenzia è lo Shabu-Shabu un caratteristico piatto giapponese che ricorda una modalità di cottura svizzera in brodo vegetale ed il Sukiyaki, stufato in salsa di soia e verdure, dei piatti eccezionali, che mi ricordano l’infanzia e l’adolescenza in Giappone, che, sebbene qui siano degli sconosciuti, sono veri e propri ambasciatori della cucina giapponese.”

 

 Alessandro Maola  

 

 

Taki è in Via Marianna Dionigi 56/60, adiacente Piazza Cavour, nel quartiere Prati

Da Égalité arriva il French Brunch

 

La boulangerie di Porta Venezia presenta il Brunch à la française: sei diverse combinazioni tra dolce e salato, per un fine settimana al gusto d’Oltralpe. Il weekend da Égalité ha un sapore tutto nuovo. La boulangerie di via Melzo 22 porta nel panorama gastronomico milanese una nuova proposta per il fine settimana: il French Brunch. Una combinazione originale per trascorrere il sabato e la domenica, assaggiando i piatti più celebri della cucina d’Oltralpe. Con il suo menù rigorosamente à la française, un po’ dolce e un po’ salato, il brunch di Égalité si potrà gustare tutti i fine settimana. 

 

Il French Brunch di Égalité si compone di 5 diverse combinazioni alla carta – oltre a una dedicata ai bambini - ciascuna caratterizzata da una portata principale, accompagnata da una selezione di proposte dolci e salate. Il tutto servito con caffè filtro, spremuta d’arancia fresca e acqua mineralizzata.

 

 

 

Croque-Monsieur Salade Brunch: 

il re dei bistrot parigini

Uno dei piatti francesi più amati, il morbido Croque-Monsieur: un gustoso pancarrè con prosciutto cotto artigianale Branchi, béchamel e formaggio groviera gratinato al forno. Questa delizia viene accompagnata da insalata di lattuga Sucrine e da una mini Tropézienne.

 

Petit Déjeuner Égalité Brunch:

la dolcezza è servita!

Per un brunch all’insegna della dolcezza, c'è l’iconica colazione Égalité a base di tartine di baguette, burro demi-sel e marmellate dell'artigiano Eric Ribot. Il tutto accompagnato da un gateau breton fondant al cioccolato tipico della Bretagna - e da una ricca varietà di mini-croissant.

 

 

 

Fish Brunch: sapori dell’Atlantico

Per gli amanti del pesce c’è il Fish Brunch. Un delizioso tagliere composto dal pane viennois con salmone norvegese servito a tranci e sardine provençales dell’Atlantico. A esaltare il gusto del pesce ci pensa il pane citron/curcuma, con il suo inconfondibile aroma speziato. Per un dolce tocco finale, la mini tarte au citron.

 

Quiches Brunch: trop bon!

Le torte salate ripiene sono un must della cucina francese. Con il Quiches Brunch sarà possibile scegliere tra la tradizionale Quiche Lorraine, la quiches con porri o con caprino e pomodori. Completano la combinazione insalata verde, batonnet (piccoli sfilatini di pane), baguette a fette e una mini tarte-tatin con crema chantilly.  

 

 

 

Il Brunch Salades: gusto e leggerezza

La scelta giusta per chi ama stare in forma. Due proposte di insalate, Chèvre chaud (con tartine di formaggio di capra caldo) o Ocean (con Sardine provençales dell’Atlantico), sono servite con una selezione di pani di Égalité e un dolce: mini madeleines o florentins, croccanti biscotti alle mandorle e caramello.

 

Brunch Enfants: delizie francesi per i più piccoli

Égalité ha pensato anche ai bambini con il Brunch Enfants. Una combinazione dei piatti preferiti dai piccoli ospiti della boulangerie, tutto in formato mini: croque monsieur, pain au chocolat e chouquettes – morbidi bignè soffiati cosparsi di zucchero perlato, ricordo di infanzia di ogni bambino francese.        

 

Égalité

via Melzo 22, Milano

Martedì - Mercoledì: 7.30 - 20.00

Giovedì - Venerdì: 7.30 - 22.00

Sabato: 8.00 - 22.00

Domenica: 8.30 - 15.00

 

Per informazioni e prenotazioni:

t: +39 02 83 48 23 18 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

www.egalitemilano.it

RAI UNO: LA FOCACCIA DI RECCO IGP A LINEA VERDE

 

 

 

RAI UNO: la Focaccia di Recco IGP a Linea Verde. Domenica 9 giugno dopo le ore 12.

Attirati a Recco dalla fama della FOCACCIA DI RECCO IGP, RAI UNO rende omaggio a questo grande prodotto domenica 9 giugno alle ore 12 con una puntata di Linea Verde.

Al centro della puntata dedicata alla Liguria, la Focaccia di Recco ha portato in città a metà maggio autori, regista, produttore, presentatori e l’intera troupe per le registrazioni in un lungo percorso da Genova Nervi a Rapallo, passando da Sori, Camogli scendendo fino alla Calata Porto e salendo a San Rocco fino alla Mortola dopo aver fatto tappa anche a San Fruttuoso, con sosta e tappa centrale a Recco, capitale gastronomica della Liguria.

Uno strepitoso Peppone (presentatore di Linea Verde con Federico Quaranta e Daniela Ferolla) è entrato da EDOBAR a Sori per conoscere la sua famosissima farinata e a Recco, dopo un improbabile sbarco in spiaggia cavalcando una tavola da surf, dal Panificio Moltedo Luisa dove si è letteralmente innamorato della Focaccia di Recco IGP preparata da Stefano Conti e il suo clan.

 

 

Federico Bisso del ristorante Da O Vittorio ha invece preparato il ripieno dei pansoti con il tipico “prebugiun”.

Grande la collaborazione dimostrata dalle Amministrazioni Comunali e dalle locali Polizie Municipali di Sori, Recco e Camogli e le Capitanerie di Porto, pronti ad accogliere tutte le richieste necessarie per agevolare gli spostamenti dell’intera carovana RAI durante le registrazioni.

 

 

Nel nome di quel turismo gastronomico che da anni è ormai una delle leve più importanti che ne muove i flussi, il Consorzio ha portato per l’ennesima volta alla ribalta della cronaca nazionale la sua Focaccia di Recco col formaggio IGP, il suo nome, la sua protezione europea, la sua fama, i suoi produttori e la Città di cui con orgoglio porta il nome.

 

Bernini Daniela

Consorzio della Focaccia di Recco col formaggio

Ufficio Stampa e Relazioni Esterne

Recco (GE) via XXV Aprile 14

Tel.: 0185730748 - 3357274514

RIAPERTO IL MITICO COVO DI SANTA

Testo e foto di Claudia Paracchini

 

Covo di Nord Est: I fasti di un tempo sono ancora lontani 

 

È dal 1934 che il Covo scrive la storia della Night Life di “ Santa”, come viene chiamata in confidenza Santa Margherita Ligure. 

 

Di Santa e non solo, anche di tutta la Riviera ligure, tanto che è sempre stato il cuore del divertimento a’ la page . 

Nato come abitazione privata incastonata tra la roccia e il mare con accesso diretto al molo dall’ allora  Barone Alberto Franchetti  che innamoratosi perdutamente di una cantante lirica  austriaca diventata sua amante, avrebbe voluto  costruire un castello con un teatro sul retro ma il sogno fu impedito da un tragico destino. e la proprietà torno alla famiglia Ciurlo/Costa. 

Durante il periodo fascista si chiama Tana ma il suo nome originario dal 1934, data in cui divenne locale pubblico, è sempre stato Covo.

Meta chic per eccellenza e come unico concorrente Le Pirate di Juan Les Pins, dal Covo sono passati per decenni tutti i nomi celebri del jet set , a bordo di lussuosi yacht o di lussuose fuoriserie. Un mito esclusivo che però negli ultimi anni ha perso un po’ del suo smalto e della sua passerella Fino  ad essere completamente travolto dalla mareggiata del 29 ottobre 2018 dove il mare si è terribilmente portato via tutti i fasti recenti e passati. 

La sera di sabato 1 giugno il Covo ha riaperto dimostrando un incredibile grinta e voglia di rialzarsi dai danni subiti. 

Con questo presupposto, invitata  alla serata inaugurale ad un tavolo per 14 persone prenotato da tempo, all’ingresso in lista scopriamo non senza sorpresa che i tavoli non ci sono, che una marea di persone è nella nostra situazione, tutti in piedi, disorientati, unici punti da appoggio e da sedere dei divanetti  di materiale indefinibile di un colore tra il verde e l’ azzurro fluo’ collocati all interno di una recinzione di legno che ricorda più un ranch che un locale a grotta sul mare ... 

 

Musica classica all interno e i “nomadi “ all’esterno . 

Data l’affluenza è la calca il buffet era poco raggiungibile e il servizio con personale giovane e inesperto, tanto che al buffet dei salumi la ragazza addetta al taglio del prosciutto si è affettata un dito davanti agli occhi impietriti dei clienti. 

Dettagli non da poco sui quali bisogna lavorare ancora molto. Al momento i fasti di in tempo sono ancora lontani. 

 

Il MOG: Mercato Orientale di Genova

 

Al taglio del nastro due madrine: l’assessore all’istruzione della Regione Liguria Liguria Ilaria Cavo, e quello al commercio del Comune di Genova, Paola Bordilli.  

 

Dalla nostra inviata  Claudia Paracchini

 

Il Mercato Orientale per i zeneixi è una vera e propria istituzione. Aperto nel lontano 1899 nella centralissima via XX Settembre, ha sede nell'antico chiostro (mai terminato), del convento annesso alla chiesa della Consolazione, costruito tra il 1684 e il 1706.  Il Comune incaricò gli architetti Veroggio, Bisagno e Cordoni per dare una sede stabile al mercato dei prodotti agricoli che arrivavano dalla val Bisagno che, fino ad allora, si era tenuto in Piazza De Ferrari. Il mercato, che deve il suo nome dalla posizione in cui si trovava allora rispetto al centro cittadino (a oriente), occupa l'area del chiostro del convento degli Agostiniani annesso alla chiesa della Consolazione. 

 

 L'Assessore al commercio del Comune di Genova, Paola Bordilli.  

Del chiostro originario, il mercato comprende i colonnati ai lati posti verso la chiesa e verso la via XX Settembre nonché il portale chiuso sulla piazzetta di accesso al mercato da via Galata, mentre gli altri due lati sono stati completati con la realizzazione del mercato. Fu il primo edificio costruito a Genova in calcestruzzo armato col sistema Hennebique ed occupa una superficie di 5500 metri quadrati. Comprende un piano sotterraneo suddiviso in 42 magazzini ed un pianterreno formato da un porticato perimetrale colonnato che si sviluppa per circa 360 metri.  

 Lo chef Daniele Rebosio con la nostra Claudia Paracchini  

Il mercato ha cinque accessi, di cui due da via XX Settembre, compreso l'ingresso principale a cinque arcate, due da via Galata e uno da via Colombo.[2] Inizialmente all'aperto, il mercato è stato successivamente coperto da lucernai per aumentare lo spazio interno disponibile. Le decorazioni interne sono in marmo bianco, mentre l'originale pavimento in pietra è oggi parzialmente coperto da cemento. L'ala dell'edificio prospettante su via XX Settembre ha ospitato per anni gli uffici finanziari, dal 1931 trasferiti nella nuova sede di via Fiume.

 

 Lo chef Daniele Rebosio ed alcuni collaboratori 

I lavori terminarono nel luglio del 1898 e il 2 giugno 1899 il mercato fu inaugurato dal sindaco Francesco Pozzo con una mostra floreale.  Nel dicembre del 2017 è stato presentato un progetto per il restauro conservativo e la valorizzazione del piano rialzato dell'edificio, dove è stato realizzato un food market con bar, postazioni per degustare prodotti tipici, scuola di cucina e uno spazio per incontri culturali ed eventi. Dopo vari rinvii, la nuova struttura all'interno del mercato è stata inaugurata il 7 maggio 2019.

 

 Un interno del locale 

Un vero mare di folla per l’inaugurazione  del piano superiore del mercato.  Da oggi clienti, appassionati, gourmet e curiosi oltre agli acquisti, potranno deliziarsi nella piazza del gusto. Undici corner gastronomici - per tutti i gusti e le tasche - dove assaporare veri piatti tipici genovesi, dal minestrone ai ravioli col tocco, trofie col pesto, pansoti con salsa di noci, ma anche farinata, pizza, panini gourmet, gelati e dolci di pregio. Per gli esperti del buon bere, una fornita enoteca, un bar e il ristorante gourmet del MOG per soli circa cinquanta clienti. Al taglio del nastro due madrine: l’assessore all’istruzione della Regione Liguria Liguria Ilaria Cavo, e quello al commercio del Comune di Genova, Paola Bordilli. 

 Lo chef Daniele Rebosio con alcuni collaboratori

Come già a Parigi, Madrid, Barcellona, Lisbona e Praga, anche Genova col MOG offre un irrinunciabile e ghiotto invito a cittadini e turisti.  Ma sul MOG c’è da dire qualcosa in più.  Al piano superiore la fa da padrone il ristorante del MOG. Un locale moderno ma sobrio e funzionale ed accogliente, dove ad attendervi troverete il maitre Andrea, che vi saprà consigliare i vini, ed il suo executive chef Daniele Rebosio che, direttamente da Parigi e dalla scuola di Alain Ducasse, è voluto tornare nella sua terra natia per questo grande gioiello. 50 posti, menù curato di carne e di pesce, con l’obbiettivo inderogabile delle materie prime, cantina regionale del territorio e nazionale di 90 etichette, e proposte dal tocco internazionale con due menù degustazione di carne e di pesce composto di cinque portate. Dopo l’inaugurazione se volete prendere posto, l’orario è dalle 12.30/14.30 e 19.30/22.00.  La domenica è di riposo ma attenzione, dal settembre sarà open 7 su 7.

 Lo chef Daniele Rebosio mentre decora un piatto

 Una delle sale del ristorante 

ALLA BRINCA LEZIONE N° 9

 

Carissimi, dopo i ponti di Primavera, eccoci giunti al nostro attesissimo appuntamento di degustazione di mercoledì 12 giugno...

Alla Brinca si Studia

Lezione n. 9

Si torna a scuola: le nostre serate di degustazione sono un classico che abbiamo iniziato più di vent’anni fa e hanno sempre avuto un grande successo. Tantissimi produttori ed esperti di Vino hanno partecipato e ci hanno fatto conoscere meglio questo meraviglioso mondo. Questa volta abbiamo deciso di rendere i nostri incontri più tecnici, ma sempre adatti anche ai meno esperti. Dopo più di trent’anni, La Brinca è Trattoria con Caneva cioè Bottega in Cantina, e anche “scuola”, dove il relatore sta davanti alla platea di tavoli degli Ospiti prenotati  e racconta la sua azienda, il territorio e i vini in degustazione. Arrivo Ospiti ore 20,00 in punto, l’aperitivo sul terrazzo con un po’ di assaggi. Ore 20,40 precisi, tutti seduti in “aula” e si inizia, Al Vino spiegato e assaggiato, seguono la merenda rinforzata, la seconda parte della degustazione e in fine un ricco buffet di dolci servito in piedi nella saletta del camino con il caffè. Dopo il grande successo delle prime serate di “Scuola” ecco altri grandissimi protagonisti del Vino Naturale in Italia.

il Vino in Anfora

Elisabetta Foradori, le Triple A e un pò di Liguria...

Mercoledì 12 Giugno 2019

Il Vino fatto in anfora: il ritorno alle origini. E’ il tema di questa grandissima serata che vedrà ospite d’onore una delle donne più famose del mondo del Vino. Elisabetta Foradori è colei che ha creato un Vino, il Teroldego, e un territorio, la Piana Rotaliana in Trentino. In una zona ritenuta secondaria e da “vini popolari”, ha prodotto nel tempo grandi Vini che hanno fatto la storia di quella regione. Da tempo ha sperimentato la vinificazione in anfora del suo Teroldego e dei suoi splendidi Vini bianchi, dimostrando le straordinarie proprietà di questa tecnica di vinificazione. Da poco è entrata nel grande gruppo delle Triple A e quindi presenteremo anche altri Vini in anfora del mondo creato dalla Famiglia Gargano di Genova. Vini dalla Georgia, dalla Turchia, dalla Catalogna e da... le Cinqueterre! L’altro grande ospite della serata sarà Heydi Bonanini dell’azienda agricola Possa di Riomaggiore, dove presenterà il suo nuovo bianco vinificato in anfora e il suo mitico Sciacchetrà, sempre in anfora!

Dalle 20,00   aperitivo sul terrazzo con

Lezer 2018 teroldego rosato – Foradori, Mezzolombardo 

Manzoni Bianco 2016 magnum – Foradori, Mezzolombardo 

In aula:

Fontanasanta Nosiola 2014 magnum – Foradori, Mezzolombardo

Vin dei Vecci 2018 in anfora (bosco+alb.+verm.)  (anteprima)  – Possa, Riomaggiore

Chardakhi 2017 (chinuri) - Iago Bitarashvili, Kartli  - Georgia 

Keten Gömlek 2015 – Gelveri Udo Hirsh, Cappadocia - Turchia  

Pausa per la merenda rinforzata con

Fuoripista Pinot Grigio 2015 in magnum - Foradori, Mezzolombardo

Tosut 2014 (syrah+garnacha) – Jordi Llorens, Biancafort - Catalogna

e poi si continua in aula con

Morei Teroldego Cilindrica 2016 – Foradori, Mezzolombardo  

Morei Teroldego 2015 in magnum - Foradori, Mezzolombardo 

Sgarzon Teroldego 2015 in magnum Foradori, Mezzolombardo

Cinqueterre Sciacchetrà d.o.c. 2016 – Possa, Riomaggiore 

Finale con i dolci a buffet, caffè e...Arak Chateau Musar (Libano) e Chacha Our Wine (Georgia)

Prezzo a persona € 60,00

Posti disponibili molti limitati...

 

ALTRI GRANDI EVENTI!

 

A Sestri Levante domenica 19 e lunedì 20 maggio prossimo c’è MAREMOSTO, il più grande evento dei Vini e degli Oli di Liguria. Tutto il programma su http://www.maremosto.it/

 

 

PREMIATE TRATTORIE ITALIANE

La doppia cena-evento quest’anno sarà a Isola Dovarese (Cr) alla Crepa della Famiglia Malinverno,                    lunedì 1 e martedì 2 Luglio.

Tutte presenti le 13 Premiate Trattorie con tutti i nuovi ingressi.

Il programma prossimamente su www.premiatetrattorieitaliane.eu

Prenotate direttamente alla Crepa per tempo: posti disponibili molto limitati!

Se volete rivedere il video dell’evento dello scorso anno qui alla Brinca

https://www.youtube.com/watch?v=uJMnZ3BPK1k&feature=youtu.be&fbclid=IwAR1qf3RjSuSXi9HjnvIUjn3zxcRcIIJJiLIgEnRmjnVcTZ7WhP-d7CVR6Ho

 

 

Seguiteci sempre in tempo reale su

facebook La Brinca   e su Instagram La Brinca     

 Come sempre, trovate tutti i nostri menù, aggiornati, su www.labrinca.it , con tutte le novità, a cominciare dal piatto dell'anno 2019, la Torta di Chiavari "Ciài"

 

Un grande saluto a tutti dalla Famiglia della Brinca di Ne!

                                                                            Arrivederci!                                                                                 

 

 

Veleno Ristorante

 

 

 

Veleno Ristorante si trasforma in un’esclusiva Temporary Champagne House firmata Charles Heidsieck e svela in anteprima a Brescia l’opera “No More Room” dell’artista Anna Paola Cibin

 

Siamo lieti di invitarvi a Palazzo Martinoni. La Private Temporary Champagne House firmata Charles Heidsieck. Veleno Ristorante e la Maison Heidsieck nuotano nell’arte con le installazioni dell’artista Anna Paola Cibin.

Vieni a vivere la tua #HeidsieckExperience martedì 14, mercoledì 15 e sabato 18 Maggio dalle ore 11.00 alle 20.30 

Riservate la vostra partecipazione +39 030|6365984 Palazzo Martinoni, Via Gramsci 10 Brescia

Il ristorante di Maurizio Amato e Davide Patruno è un viaggio emozionale che inizia dal gusto per raggiungere l’estasi dei sensi con lo Champagne Charles Heidsieck e porta in città una nuova e stravagante esperienza, sperimentando nuove forme di creatività.

 

Il salotto buono di Brescia ha un indirizzo in più e Palazzo Martinoni martedì 14, mercoledì 15 e sabato 18 Maggio si trasformerà in un’esclusiva Temporary Champagne House: un’ area di degustazione dall’intenso potere magnetico, uno spazio camaleontico che offrirà un’esperienza sensoriale intrisa d’arte e di sapore, un invito a godere l’eccellenza degli champagne della blasonata Maison Charles Heidsieck.

 

Per chi desidera gustare un flûte di Champagne Charles Heidsieck , per tutti gli estimatori delle sue pregiate bollicine, per coloro chedesiderano regalarsi una pausa speciale all’insegna del gusto tra un acquisto e l’altro nel cuore della città, la Temporary Champagne House Veleno rappresenterà un angolo di piacere puro e assoluto.

 

Un progetto inedito che affonda le radici nella dimensione artistica e stravagante dell’artista veneziana Anna Paola Cibin e che riporta alla luce la preziosa arte della tintura e della lavorazione del velluto di seta di Venezia, sua città natale. Le ragioni di questa scelta sono strategicamente innovative: Veleno Ristorante infatti è uno spazio progettato e creato per regalare al visitatore non solo una cucina gourmet tradizionale ma anche esclusive esperienze emozionali ed estetiche , invitandolo all’iniziazione cromatica e polisensoriale , avvolgendolo con sensazioni visive, olfattive, uditive e tattili.

 

Arte, cibo, design: Veleno è un luogo che inebria di stimoli i propriospiti facendogli sperimentare vere e proprie experience in modo originale ed esclusivo, una location che rivoluzionerà l’ospitalità bresciana.

L’installazione ‘’ No More Room in the Lagoon’’, progettata ed esposta sul Canal Grande durante la Biennale d’Arte del 2013, approda a Palazzo Martinoni in Via Gramsci 10 nel cuore del centro storico di Brescia.

 

 

 

 

L’opera è costituita da quattordici grandi pesci che volano dentro un cielo che diventa mare e che si tinge in un caleidoscopio notturno ed è stata realizzata con preziose sete, velluti, broccati e dettagli di vetro di Murano e foglia d’oro, con grandi occhi dipinti che guardano il mondo da altrove.

 

Ogni pesce misura 1,4 mt di lunghezza.

 

 

 

 

La magia dell’arte del velluto e del vetro di Anna Paola Cibin personalizza anche gli interni di Veleno: opere uniche e originali, che reinventano l’uso di antiche polveri per la tintura e la lavorazione del velluto.

 

Le sue grandi installazioni aeree di pesci sono state esposte durante le biennali d’arte, all’aeroporto di Venezia, in numerosi musei come il museo del tessuto a Parigi, al Carrousel du Louvre, alla triennale dell’arazzo a Lodz, a Singapore, Parigi, New York e Londra dove il libro di VelvetLagoonVelvet è entrato a far parte della biblioteca permanente del “Furniture, Textiles and Fashion Department” del Victoria & Albert Museum.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fra i suoi collezionisti: Pierre Rosenberg, Direttore del Museo del Louvre.

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