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Eventi culturali

LA FORTUNA DE LA SCAPILIATA DI LEONARDO DA VINCI

 

 

 

Parma, Complesso Monumentale della Pilotta, Galleria Nazionale

18 maggio – 12 agosto 2019 Mostra a cura di Pietro C. Marani e Simone Verde

 

È una sequenza strepitosa di capolavori, a partire da ben 4 opere di Leonardo, quella che offre la Galleria Nazionale di Parma con la mostra “La fortuna de “La Scapiliatadi Leonardo da Vinci” (18 maggio – 12 agosto 2019), a cura di Pietro C. Marani e Simone Verde. Accanto a quelle di Leonardo, il pubblico vi potrà ammirare opere di altissimo livello di Gherardo Starnina, Bernardino Luini, Hans Holbein, Tintoretto, Giovanni Lanfranco..., tutte riunite intorno alla affascinante “Scapiliata”, patrimonio del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma.

La mostra, organizzata dal Complesso Monumentale della Pilotta e Fondazione Cariparma, rientra tra quelle ufficiali del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

Nessuna cuffia, nessuna crocchia o velo intorno al volto, bellissimo ed intenso. Ma capelli liberi, lunghi, scarmigliati da un vento che irrompe violento in scena.

Lei ha gli occhi rivolti in basso, pudica e quasi solenne. Ma, grazie alla sua chioma libera e selvaggia, appare intensamente seduttiva. La “Scapiliata” di Leonardo è forza, libertà, femminilità.

 In questa tavoletta Leonardo dipinge esattamente ciò che lui stesso ha suggerito, a proposito della raffigurazione della chioma della figura femminile, nel Trattato sulla pittura: «Fa tu adunque alle tue teste gli capegli scherzare insieme col finto vento intorno agli giovanili volti, e con diverse revolture graziosamente ornargli». «Qui Leonardo non realizza semplicemente una icona di bellezza femminile ma molto di più. Con uno sperimentalismo unico nel suo genere, riesce a riassumere la complessità divina della realtà», sottolineano i due curatori, il professor Pietro Marani e il Direttore della Pilotta, Simone Verde.

Quattro le sezioni in cui si articola la rassegna. La prima include alcune antichità e i primi passi di una ricerca pittorica rinascimentale che troverà in Leonardo la sua massima espressione. La seconda, annovera alcuni dipinti e disegni originali di Leonardo o di ambito fiorentino, precedenti o contemporanei all’artista, in cui viene trattato il tema dei capelli scomposti, come fiamme ondeggianti nell’aria a causa del vento, tra cui la celebre Leda degli Uffizi. Vengono poi riunite derivazioni antiche del tema leonardesco, a testimonianza della precoce fortuna critica di questo soggetto iconografico, scegliendo opere di Giovanni Agostino da Lodi e Bernardino Luini. In particolare nel confronto con l’opera di Luini, la Salomé con una serva che riceve dal boia la testa di san Giovanni Battista degli Uffizi, la tavoletta parmense pare ripresa quasi letteralmente nel volto della protagonista. Nella successiva sezione ad essere proposto è un excursus sul pittore e scultore Gaetano Callani (Parma, 16 gennaio 1736 – 6 novembre 1809) che nella sua collezione accolse la Scapiliata di Leonardo. Allo scopo di documentare la politica di acquisizioni della Galleria Palatina fra 1820 e 1840, quindi al momento dell’ingresso dell’opera nelle sue collezioni, la mostra si sofferma anche sulla figura di Paolo Toschi, all’epoca direttore delle Gallerie dell’Accademia di Belle Arti diParma, che definì la Scapiliata «cosa rarissima da trovarsi ai giorni nostri». Tra le sue acquisizioni, opere provenienti dalle collezioni Callani Sanvitale e Baiardi, acquisite rispettivamente nel 1834 e nel 1839, anno in cui le Gallerie si arricchirono del capolavoro di Leonardo a seguito dell’acquisizione della collezione Callani.

Mostra e catalogo (LA FORTUNA DE LA SCAPILIATA DI LEONARDO DA VINCI

Parma, Complesso Monumentale della Pilotta, Galleria Nazionale

18 maggio – 12 agosto 2019 Edizioni) chiariscono definitamente il tema della autenticità dell’opera. L’ipotesi oggi più accreditata propone la tavoletta come appartenuta a Isabella d’Este. L’opera rimase a Mantova anche dopo la vendita della collezione Gonzaga a Carlo I Stuart (1626-27) per poi essere sottratta durante il Sacco della città operato dai Lanzichenecchi al soldo di Ferdinando II nel 1630-31. In seguito, la Scapiliata sarebbe confluita nella collezione di Gaetano Callani durante il soggiorno milanese intrapreso dall’artista tra 1773 e 78, forse grazie al tramite dei cognati Agostino e Giuseppe Gerli. Oggi la critica accoglie unanimemente l’attribuzione a Leonardo, riconosciuta come autografa dai maggiori specialisti e dalle recenti mostre su Leonardo: Louvre (2003), Milano(2014-2015), New York (2016), Parigi (2016); Napoli (2018); Louvre (2019).

Per questa occasione, La Scapiliata è stata sottoposta a indagini scientifiche, affidate ad uno dei massimi specialisti del settore, l’ingegner Claudio Seccaroni dell’Enea. L’esperto, sotto l’attenta osservazione di Pinin Brambilla Barcilon e dei due curatori della mostra, ha sottoposto il dipinto a indagini con la fluorescenza a Raggi UV e a luce radente, al fine di rilevare la tecnica pittorica e i pigmenti utilizzati dall’artista nelle varie fasi di esecuzione dell’opera. Le interessantissime risultanze di queste indagini sono rese pubbliche dal catalogo.

 

Info: http://pilotta.beniculturali.it

 

Ufficio Comunicazione Galleria Nazionale Parma: dott.ssa Carla Campanini

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. +39 0521 233309

 

in collaborazione con

Studio ESSECI – Sergio Campagnolo tel. 049.663499 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

(Stefania Bertelli)

 

Orari: da Martedì a Sabato 8,30-19,00. Lunedì chiuso

Biglietto cumulativo per tutti i musei della Pilotta € 10,00 intero; € 2,00 dai 18 ai 25 anni; gratuito minori di 18.

 

Ingresso mostra € 5,00 (oltre al costo del biglietto)

ARSHILE GORKY: 1904-1948

 

09 Maggio 2019 - 22 Settembre 2019

Venezia, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna

ARSHILE GORKY: 1904-1948

 

La Fondazione Musei Civici di Venezia presenta la prima ampia retrospettiva mai realizzata in Italia sull’artista americano Arshile Gorky.

Intitolata “Arshile Gorky: 1904 – 1948” e allestita a Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna, la mostra riunirà oltre 80 opere e consentirà di esplorare l’opera di Gorky in tutta la sua portata.

Sin dal suo interrogarsi, negli anni ’20, sui maestri moderni fino ai suoi ultimi dipinti degli anni ’40, nell’opera di Gorky è sempre presente una particolare visione che lo contraddistingue come una delle figure cardine dell’arte americana del XX secolo, a fianco di Willem de Kooning, Jackson Pollock e Mark Rothko.

Visitabile dal 9 maggio al 22 settembre 2019, “Arshile Gorky: 1904 – 1948” è curata da Gabriella Belli, storica dell’arte e direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia e da Edith Devaney, curatrice alla Royal Academy of Arts di Londra, dove recentemente ha curato la mostra “Abstract Expressionism”.

La retrospettiva veneziana viene realizzata in stretta collaborazione con The Arshile Gorky Foundation e con i membri della famiglia, pertanto consentirà di ammirare anche opere che sono state raramente esposte in pubblico. Il percorso di mostra conta inoltre su prestigiosi prestiti museali: National Gallery of Art di Washington; Tate Modern di Londra; Centre Pompidou di Parigi; Whitney Museum of American Art, New York; Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, Albright-Knox Art Gallery di Buffalo; Calouste Gulbenkian Foundation, di Lisbona; Diocesi della Chiesa Armena Americana a New York.

Gabriella Belli afferma: “la straordinaria personalità di Gorky, per la prima volta in Italia con una mostra monografica, illuminerà zone ancora in ombra della storia dell’arte del nostro Paese, facendoci esplorare in profondità l’osmosi della pittura europea con quella americana, di cui Gorky fu senza dubbio uno dei più importanti innovatori”.

“Le opere più importanti della carriera di Gorky – prosegue Edith Devaney – saranno riunite in una mostra che permetterà di riaffermarne il valore della sua esperienza all’interno dello sviluppo e definizione dell’Arte Americana del XX secolo, evidenziando come la sua influenza prosegua tuttora”.

“Circa un secolo fa il giovane Arshile Gorky – spiega Saskia Spender – arrivò tanto vicino a Venezia quanto mai lo era stato di persona, quando la nave che lo avrebbe condotto in America fece scalo a Napoli. A dire il vero non fu mai lontano, almeno spiritualmente, dall’arte di Pompei, Paolo Uccello e di De Chirico, tra i suoi predecessori preferiti. Gli piaceva lavorare in maniera veloce come notoriamente faceva il Tintoretto perché, come disse una volta, “quando siamo in sintonia con il nostro tempo facciamo le cose con maggiore facilità”.

Ci auguriamo – prosegue Spender – che questa mostra faccia apprezzare ai visitatori il valore della particolare posizione di Gorky e anche la sua energia prolifica, si aggiunga che per la prima volta in Italia si potrà vedere la sua opera con tale ampiezza.

Gorky è stato un uomo che ha rifiutato confini ed etichette di ogni tipo, dal suo stesso nome sino alle categorie storiche dell’arte. La mostra di Venezia non potrà che confermare che una tale espressione individuale poteva emergere solo nella New York della metà del secolo”.

“Arshile Gorky: 1904 – 1948” svela l’evoluzione del caratteristico vocabolario artistico di Gorky, che derivava dall’impegno artistico e intellettuale con i movimenti europei, ancorché autonomo rispetto alle loro direttive. Gorky ha integrato i paesaggi di Paul Cézanne, la linea di Ingres, la composizione di Paolo Uccello, la logica di Picasso, persino le vivaci forme di Joan Miró. Di fatto Gorky, assorbendo e reagendo al lavoro dei maestri del passato e degli artisti moderni, è stato in grado di sviluppare una propria visione e immaginazione. Lo si può dire una “una sensibilità europea” in un contesto americano. Il linguaggio visivo dell’artista scorre come un filo conduttore attraverso tutta la mostra fino ad arrivare ai suoi inimitabili capolavori.

La mostra prende inizio dalla prima ritrattistica dell’artista, a questo periodo infatti risalgono i molti incontri con gli artisti avant garde emergenti di New York, tra questi Stuart Davis, John Graham e David Smith, un ambiente creativo di cui lo stesso Gorky fu figura di spicco. Un’opera centrale è “Self-Portrait” (ca.1937), che fa riferimento ai ritratti neoclassici di Picasso degli anni ’20.

La ritrattistica di Gorky non era solo una modalità per esplorare il presente – ritratti di famiglia, amici stretti e dei suoi pari – ma anche un modo per rendere omaggio alla famiglia che aveva perso.

Gorky ha proseguito sintetizzando le problematiche e la struttura cubista con i contenuti e le tecniche surrealiste, in particolare isolando ed elaborando forme biomorfiche nei suoi paesaggi e nelle nature morte degli anni ’30. La serie di disegni conosciuti come “Nighttime, Enigma and Nostalgia” rappresenta un momento cruciale nello sviluppo dell’astrazione dell’artista, il suo vocabolario risulta perfezionato da motivi scaturiti dal suo interrogarsi sul Cubismo e il Surrealismo. Il disegno ha svolto un ruolo fondamentale nella pratica di Gorky, formando le sue idee e precedendo quasi ogni dipinto. La creatività di Gorky viene approfondita in mostra attraverso l’esposizione di opere su carta che documentano tutto il corso della sua carriera.

Negli anni ’40 Gorky entra in contatto con i surrealisti, tra cui André Breton, Wifredo Lam, Max Ernst e Roberto Matta. Queste nuove frequentazioni avrebbero contribuito allo sviluppo dell’automatismo e del subconscio nei suoi dipinti. Opere come “Apple Orchard” (ca.1943 – 1946) danno conto non solo della sua abilità e di una nuova linea precisa e fluida, ma anche di un mutato approccio. Il lavoro di Gorky era stato ulteriormente rivitalizzato da una riconnessione con la natura, cementata nelle estati del 1942-1945 trascorse in Connecticut e alla Crooked Run Farm in Virginia. Questa periodo trascorso “en plein air” e non immerso nel suo studio o nei musei di New York, gli ha permesso di estrarre simboli e motivi universali fondati sull’osservazione. Gorky esaminò da vicino le forme botaniche e biologiche e tradusse le metafore visive che vedeva in natura in nuove forme metamorfiche, capaci di esprimere la sua psiche più intima.

L’ultimo capitolo di “Arshile Gorky: 1904 – 1948″ si concentra sugli ultimi capolavori come ” The Liver is the Cock’s Comb”(1944), “One Year the Milkweed” (1944) e “Dark Green Painting” (1948 circa). In questi lavori, i simboli istintivi di Gorky si trasformano in un personale vocabolario di forme fantastiche ricorrenti che danno esito, ha osservato Clement Greenberg nel 1947 “ad alcuni dei migliori dipinti moderni mai realizzati da un americano”. L’artista ha intriso queste opere evocative di ricordi d’infanzia, della sua profonda affinità con la natura e delle complessità e contraddizioni che sentiva nella sua stessa esistenza. Il lessico così particolare di Gorky – un mix di energia propria e di empatia, subconscio e immaginario astratto – ne fanno un precursore dell’Espressionismo Astratto in America.

Gorky ha vissuto un’epoca straordinaria per sconvolgimenti storici e culturali, caratterizzato da un movimento di persone senza precedenti durante le due guerre mondiali, cui ha fatto seguito l’ascesa di New York a capitale artistica su Parigi. Questo contesto storico, viene documentato in mostra attraverso il materiale d’archivio prestato dalla Arshile Gorky Foundation, e delinea non solo la cronologia della vita di Gorky ma anche eventi del periodo che hanno avuto un profondo impatto sulla sua vita.

Il lavoro dell’artista ha avuto una influenza permanente sulle generazioni, in particolare artisti come Willem de Kooning, Cy Twombly, Helen Frankenthaler e Jack Whitten.

La mostra presenterà anche un film diretto da Cosima Spender, nipote dell’artista, che riunisce alcune voci artistiche contemporanee per riflettere sulla vita, il lavoro e l’eredità di Gorky, insieme a filmati inediti dell’artista.

Accompagnerà la mostra un catalogo illustrato con saggi dei curatori (Edith Devaney e Gabriella Belli) e Saskia Spender (nipote di Gorky), con testi in inglese e italiano.

Arshile Gorky

Nato il 15 aprile 1904, Khorkom Armenia

Morto il 21 Luglio 1948. Sherman, Connecticut (Stati Uniti).

Nato Vostanik Manoug Adoian, Arshile Gorky si rifugiò negli Stati Uniti insieme alla sorella a 15 anni, per sfuggire al genocidio armeno. Due anni dopo si iscrisse alla New School of Design di Boston, Massachusetts, dove studiò sino al 1924. In quello stesso anno si spostò a New York per insegnare a tempo pieno alla School of Painting and Drawing presso la Grand Central School of Art. Gorky fu uno dei primi artisti a partecipare al Federal Art Project lanciato dal governo americano nel 1935, per il quale dipinse diverse serie di murali proposti al Floyd Bennett Field a Brooklyn ma che furono in seguito trasferiti all’aeroporto di Newark. Nel 1935 firmò anche un contratto di tre anni con la Guild Art gallery di New York. La sua prima retrospettiva museale aprì al San Francisco Museum of Modern Art nel 1941. A metà degli anni Quaranta attraversò un periodo produttivo ricco di soddisfazioni personali e artistiche, segnato dalla nascita delle due figlie e dal rapporto felice con la natura.

Nel 1948, a seguito di un periodo di turbamento personale e problemi di salute, Gorky si tolse la vita

Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia

La Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia ha sede nel magnifico palazzo di Ca’ Pesaro, sorto nella seconda metà del XVII secolo per volontà della famiglia Pesaro, su progetto del massimo architetto del barocco veneziano, Baldassarre Longhena.

Il Palazzo viene donato nel 1898 alla città dalla sua ultima proprietaria, la Duchessa Felicita Bevilacqua La Masa, al fine di creare il primo centro di produzione ed esposizione dell’arte moderna a Venezia. Nata nel 1902 per volontà del Comune, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna accoglie le opere acquisite alle Biennali di Venezia e, tra il 1908 e il 1924, le storiche Mostre Bevilacqua La Masa, che favoriscono una giovane generazione di artisti tra cui Umberto Boccioni, Felice Casorati, Gino Rossi, Arturo Martini. La collezione si arricchisce nel tempo attraverso acquisti e donazioni e conta oggi più di 5.000 opere tra pittura, grafica e scultura.

Fin dagli anni settanta Ca’ Pesaro ha ospitato significative rassegne monografiche su autori italiani e stranieri, tra cui Mark Rothko nel 1970 e Robert Rauschenberg nel 1975, e negli anni più recenti ha organizzato numerose esposizioni dedicate ai maestri del ‘900 o a temi interdisciplinari di grande attualità, tra cui “Cy Twombly. Paradise” (2015), “Culture Chanel. La donna che legge” (2016), “William Merritt Chase. Un pittore tra New York e Venezia” (2017), “David Hockney. 82 Ritratti e 1 natura morta” (2017), “Epoca Fiorucci” (2018).

Ca’ Pesaro- Galleria Internazionale d’Arte Moderna

Santa Croce 2076, Venezia

 

Contatti per la stampa

Fondazione Musei Civici

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+39 041 240 5211

 

Studio ESSECI, Sergio Campagnolo

Referente: Roberta Barbaro

 

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MOSTRA PERSONALE DI FRANCESCA DELLA TOFFOLA

Appuntamento con la Fotografia
Sabato 13 Aprile 2019 ore 17.00 - INGRESSO LIBERO

 

Mostra personale di
FRANCESCA DELLA TOFFOLA

Vincitrice per la sezione fotografia del prestigioso premio Hemingway di Lignano Sabbiadoro nello scorso giugno, Francesca Della Toffola è una fotografa di riconosciuto talento, molto richiesta nell’ambito di importanti manifestazioni artistiche in Italia e all’estero. Laureata con una tesi su Wim Wenders, ha frequentato corsi e workshop con eminenti maestri, da Franco Fontana a Mario Cresci o Arno Rafael Minkkinen e si è specializzata presso l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano. Ha allestito mostre personali e partecipato a svariate collettive conseguendo qualificanti riconoscimenti come il Premio Internazionale di fotografia Creativa della Biennale di Fotografia Contemporanea Internazionale della città di Jinan (Cina). Le sue immagini fanno parte di collezioni pubbliche e private, tra le quali l’Archivio Zannier, l’Archivio Storico Fotografico della Galleria Civica di Modena, il Museo Nori De Nobili e l’Archivio Nazionale dell’Autoritratto Fotografico di Senigallia. In campo editoriale ha pubblicato, tra l’altro, il volume “The black line series” e più recentemente “Accerchiati incanti” (Ed PuntoMarte) in cui tratta il tema che le risulta più congeniale, l’autoritratto ambientato, che interpreta con una personalissima rivisitazione pittorialista, onirica visionarietà e un elegante tocco di stampo preraffaellita. L’autrice presenzierà all’evento.
Rassegna a cura di Andrea Zaccarelli
Opere esposte fino a Martedì 23 Aprile 2019
 
 
Scopri il programma completo degli incontri

PIETRO BELLANTONE: VENT'ANNI PER L'ARTE

Di Virgilio Pronzati

Foto di Mara Daniela Musante

 

Il dr Pietro Bellantone non è solo un grande cultore dell’arte, da anni promuove importanti manifestazioni dedicate alla pittura, scultura, musica e gastronomia. Come Presidente delle Associazioni Culturali “Eventi d’Amare” e “Liguria-Ungheria, ha già all’attivo circa cinquanta eventi di cui non pochi di rilievo internazionale. Tra quest’ultimi, “Arte e Cultura a Palazzo Doria Spinola” e “Il Vino nell’Arte”, realizzati in collaborazione del Consolato Onorario di Ungheria per la Liguria, del Comune di Genova e di Città Metropolitana di Genova, entrambi svoltisi nel regale salone di rappresentanza di Palazzo Doria Spinola.    

 

Pietro Bellantone mentre presenta l’evento Paganini fa il bis

 

Il primo, giunto all’ottava edizione, è stato dedicato alle celebrazioni dell’anniversario di Niccolò Paganini. Dopo la presentazione di Pietro Bellantone e gli interventi del Console onorario Giuseppe M. Giacomini, dell’Assessore alle Politiche Culturali Barbara Grosso e Laura Repetto Delegata Relazioni Esterne città Metropolitana di Genova, è iniziato il concerto di brani Paganiani eseguiti con rara maestria da Eliano Calamaro uno dei primi violini del Teatro Carlo Felice e il giovanissimo violinista magiaro Miklòs Papp (ventiduenne) che, figlio d’arte, iniziò a suonare il violino alla tenera età di 6 anni. 

 

Eliano Calamaro e il giovanissimo violinista magiaro Miklòs Papp

 

Mezz’ora di straordinaria melodia suddivisa da entrambi, seguita dall’applauditissima esibizione in coppia, fatta di staccati e pizzicati su composizioni di Paganini e di Béla Bartòk. Un saggio di bravura che ha entusiasmato i numerosi presenti. Infine gli interventi di chi ha scritto, sulle golosità preferite dall’insuperato violinista, e del maestro cioccolatiere Francesco Liotta, che per l’occasione ha deliziato i presenti con un violino di cioccolato.

 

I violini di cioccolato della ditta Buffa

Secondo evento dedicato al Nettare dei Dei: Il vino.  Pietro Bellantone si è superato, passando dall’arte visiva a quella interpretativa, coinvolgendo un famoso critico d’arte,  un giornalista enogastronomo e un grande regista e attore. Precedute dagli interventi di Pietro Bellantone, Laura Repetto Delegata Relazioni Esterne città Metropolitana di Genova e del Console Onorario Giuseppe M. Giacomini, le tre relazioni sul tema.  Nella prima, un percorso storico sul vino, dove chi ha scritto, passando dalle opere di grandi pittori e scultori del passato, approda all’arte di produrlo e poi, infine, citando l’utilizzo dei vini rossi per creare affreschi e acquarelli.  

 

 

Pietro Bellantone presenta l’evento Il Vino nell’Arte

 

Di grande effetto e bravura l’intervento del drammaturgo, regista e attore Pino Petruzzelli.  Un grande interprete del teatro contemporaneo che ha toccato nelle sue numerose opere letterarie i temi sociali più scottanti, ma raccontando anche la vita e il lavoro delle persone più umili, come i vignaioli, dandogli la giusta e meritata dignità. Nella sua breve ma intensa ed estemporanea performance, Petruzzelli impersona al meglio i vignaioli liguri e d’Italia, trasmettendo ai numerosi invitati, fatiche e delusioni ma anche, meritate soddisfazioni di chi coltiva la vigna e produce vino.   

Il professor Daniele Grosso Ferrando mentre racconta le opere d’arte

 

L’ultima “lezione” è del professor Daniele Grosso Ferrando.  Una sorta di Sgarbi, dotato di enorme conoscenza del mondo dell’arte e la capacità di trasmettere con chiarezza ed educazione il messaggio culturale contenuto nelle varie opere pittoriche.  Da vero enciclopedico e appassionato critico d’arte, ha “incantato” i molti invitati, descrivendo per ogni quadro, l’autore, la tecnica usata e motivazioni ed emozioni che esprimevano.  Un ricco excursus storico vissuto e passato attraverso i secoli.  

I PREMIATI SAN VALENTINO ...INNAMORATI A CAMOGLI 2019

 

Grande evento all’Hotel Cenobio dei Dogi di Rapallo. Nella serata d’inaugurazione di San Valentino … innamorati a Camogli, tenutasi l’8 febbraio scorso e condotta da Daniela Bernini, c’è stata l’attesa consegna degli annuali riconoscimenti da parte dell’Associazione Commercianti e Comune di Camogli a personaggi che hanno dimostrato particolare affetto e attenzione a Camogli.

 

Anche quest’anno i premi sono stati conferiti a personaggi assolutamente di spicco.  La Coppia di San Valentino, innamorati ...a Camogli, è stata Gherardo Colombo Alessandra Dal Moro, premiata con un gioiello esclusivo creato dalla gioielleria Porto Sette, sita nel cuore del porticciolo di Camogli. Un gioiello in oro giallo, che raffigura una mela con al centro un cuore ottenuto a traforo con inserito sul lato destro un piccolo diamante, due ciondoli perfettamente uguali, con un cordino nero di cotone e la chiusura in oro. E il suo autore, Gaudenzio Ferrari, così lo descrive “la MELA, perchè racchiude l'idea del desiderio e ... diciamolo, soprattutto della trasgressione. Al centro il Cuore dove i nostri migliori sentimenti possono albergare e far scaturire tra istinto e sentimento la musica della vita”.

 

Due note sui premiati: Gherardo Colombo, magistrato ritiratosi dal servizio nel 2007, è noto per aver condotto o contribuito a inchieste quali la scoperta della Loggia P2, l’omicidio Giorgio Ambrosoli e soprattutto Mani Pulite. Da allora si impegna nell’educazione alla legalità nelle scuole, attraverso incontri con studenti di tutta Italia. Presidente di Garzanti Libri, nel 2012 è stato eletto nel consiglio di amministrazione della Rai. E' autore di numerosi libri sulla giustizia, la Costituzione, le Regole. 

 

Alessandra Dal Moro, magistrato dal 1991, è attualmente componente del Consiglio Superiore della Magistratura, eletta a luglio 2018. Già giudice del Tribunale di Milano (dal 2005 al 2018) con funzioni di giudice civile: per 10 anni assegnata alla sezione impresa settore diritto delle società e poi al settore del diritto industriale. Per un anno applicata anche alla sezione competente per i ricorsi in materia di protezione internazionale. In precedenza (2000-2005) giudice del tribunale di di Lodi. E prima (1992- 2000) sostituito Procuratore presso il tribunale per i minorenni.

 

 

 

Il premio Innamorato di Camogli 2019 è andato a Mario Calabresi. Una pregevole opera realizzata dalla Gioielleria Porto Sette, un profilo in oro dei simboli (dalla Punta al molo Giorgio) di Camogli posato su un sasso della sua spiaggia; “Come a seguire il profilo di una persona amata, una linea d'oro accarezza la sagoma del monte, di Punta Chiappa, della passeggiata mare sulla quale si affacciano, curiose, le colorate "case a mucchi". 

 

Note sul premiato: Scrittore e giornalista, già direttore del quotidiano la Repubblica di cui è stato anche caporedattore centrale e per lo stesso quotidiano, nel 2007 – 2008, ha seguito come corrispondente da New York tutta la campagna presidenziale americana e l’elezione di Barack Obama, è stato inoltre direttore del quotidiano La Stampa (dal 2009 al 2015) e nel 2011 ha condotto su Rai 3 il programma Hotel Patria. Protagonista del Festival della Comunicazione, vi ha partecipato in tutte e cinque le sue edizioni. È autore di numerosi libri, tra cui: Spingendo la notte più in là (2007). La fortuna non esiste (2009), Cosa tiene accese le stelle (2011), A occhi aperti (2013), Non temete per noi la nostra vita sarà meravigliosa (2014). Traveler, Nationale Geografic, sotto il titolo “Una focaccia è per sempre” scrive …ogni amante della Liguria ha il suo forno del cuore, io ne ho due, uno è a Camogli … e ancora … prendete il traghetto e spingetevi fino a Punta Chiappa: li, appollaiati sulla roccia, vi sentirete a posto con il mondo,” solo un innamorato di Camogli può parlarne e scriverne così, delle sue bellezze, del suo mare, del suo porticciolo, delle sue focacce…

 

La Targa Peppino Trebiani 2019 a Guido Risicato. Riconoscimento voluto dal consiglio Ascot in ricordo di uno dei suoi fondatori e presidente per tanti anni. Viene assegnato una volta all’anno ad un camogliese che ha creato per Camogli situazioni positive per migliorare la vita commerciale e sociale della città. Architetto libero professionista da più di venti anni, titolare dello studio P46 architettura+sito in via al porto a Camogli. Nella sua attività ha curato diverse ricerche e progetti sulla tematica dei risseu (pavimenti tipici liguri in mosaico di ciottoli, vero patrimonio artistico della Liguria) e delle facciate dipinte. Su questi argomenti pubblica diversi articoli su riviste specializzate e partecipa a convegni nazionali e internazionali. Nel 2013 apre la P46 gallery, galleria fotografica e di arte contemporanea che alterna esposizioni di artisti emergenti a maestri affermati portando a Camogli i lavori di Gianni Berengo Gardin, Paolo Rosselli e Max Card. Quando si parla di cultura Guido a Camogli c’è sempre.

 

 

  

La Pietra dell’Amicizia 2019. Riconoscimento creato nel 1987, viene assegnato a personaggi del mondo della cultura, dello sport, dello spettacolo, dell’economia, del giornalismo, ad aziende o enti che hanno operato per promuovere l’immagine di Camogli. Il Premio è uno spaccato d’ardesia su base d’ulivo arricchita da una creazione artistica in oro che raffigura onde e vele della “città dai mille bianchi velieri”. Legno, ardesia e mare, i simboli della Liguria.  Eccezionalmente, nel 2019 l’ASCOT conferisce la Pietra dell’Amicizia a due persone, Rossella da Genova e Consuelo da Milano. A Camogli vivono la loro vita professionale e personale così naturalmente da essere … di Camogli. Sono giornaliste, intervistano, osservano, interpretano, curiosano, archiviano, fotografano, domandano, a volte con “nonchalance” per non dare troppo nell’occhio, ma se serve … interrogano anche. Sanno tutto di Camogli e delle sue faccende ma quando scrivono sono estremamente obiettive, son giornaliste, è il loro mestiere! … ma sono grandi amiche di Camogli.

 

Note:  Rossella Galeotti, da oltre 25 anni firma articoli del più importante quotidiano ligure Il Secolo XIX, approda a Camogli un decennio fa e, pur scrivendo anche di ogni altra parte e argomenti, qui si stabilisce e ne fa la sua dimora. Quando era alla redazione centrale genovese nel reparto Interni-Estero sua l’intervista a Margherita Hack. Il 30 ottobre u.s., dopo la terribile mareggiata, è stata l’unica cronista italiana ad arrivare in Piazzetta, scendendo a Portofino dopo due ore di difficile camminata attraverso gli impervi sentieri del Monte. Chiamata ultimamente dalla redazione del levante a seguire “la nera”, importante esperienza terminata in questi giorni, ora è ritornata “camoglina”, a casa sua.

 

Consuelo Pallavicini, è di Milano ma la sua vita è a Camogli, da sempre. Importanti i suoi ruoli, rappresentante della Fondazione Giancarlo Pallavicini Onlus Umanitaria e Culturale nonché uno dei tre soci fondatori, Consigliere della Fondazione Treccani Cultura e del Consiglio di amministrazione della Fondazione per i Beni e le Attività Culturali e Artistiche della Chiesa costituita da Papa Francesco nel 2014 come Ente di diritto Vaticano per la valorizzazione dei beni culturali, è vice direttore di “Levante news”, una delle prime testate giornalistiche on line che, precursori dei tempi, oggi è in grado di raggiungere decine di migliaia di visualizzazioni al giorno. Consuelo né è una colonna.  Dopo la cerimonia di premiazione, tutti i numerosi invitati, saliti nel grande e suggestivo salone dell' Hotel Cenobio dei Dogi, sono stati deliziati dalle ghiottonerie dello chef e della sua brigata. 

 

 

 

L’importante manifestazione giunta alla 32a edizione è promossa dall’ Associazione Commercianti ed Operatori Turistici di Camogli e Comune di Camogli con il patrocinio Regione Liguria e Camera di Commercio di Genova in collaborazione con Pro Loco di Camogli. Iniziativa d’immagine e di promozione turistica, nel corso del tempo è riuscita a coinvolgere i vari comparti economici, commerciali e turistici della città, dando vita a molteplici iniziative d’intrattenimento.  

 

 

Daniela Bernini

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