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Consorzio Vino

CORONAVIRUS, CONSORZIO VINO CHIANTI “DISTANZA ABISSALE FRA ANNUNCIi DEL GOVERNO E REALTA', COSI' MORIAMO TUTTI"

Il presidente Busi “Nonostante le promesse le banche ci stanno chiudendo le porte in faccia. Già costretti a ridurre del 20% la nostra produzione”

 

“E' abissale la distanza che separa gli innumerevoli annunci fatti dal Governo attraverso conferenze stampa quasi quotidiane e la realtà con cui puntualmente le nostre aziende fanno i conti il giorno dopo, quando le banche sbattono loro la porta in faccia negando ogni forma di aiuto” E' dura la contestazione del presidente del Consorzio Vino Chianti Giovanni Busi che si fa portavoce di una situazione ormai non più sostenibile della filiera del vino toscano e nazionale a causa delle conseguenze sull'economia dovute all'emergenza Covid.

“Le nostre aziende ormai non sanno più cosa fare. Per ovvi motivi siamo costretti a continuare l'attività perché l’agricoltura non può fermarsi e uno stop significherebbe per noi abbandonare i nostri vigneti con il rischio concreto di non avere poi la forza di riparitire.” “Come Consorzio – spiega Busi – abbiamo preso decisioni drastiche come la riduzione della produzione del 20% con gravi danni economici per le aziende. Una scelta indispensabile per mantenere in equilibrio la produzione con il mercato. Dall'altra parte non possiamo che notare con sgomento e profonda preoccupazione che il Governo, aldilà degli annunci televisivi e dirette facebook, non ha ancora previsto alcun sostegno concreto per permetterci di sopravvivere.”

“Noi siamo anche disposti ad indebitarci nell'interesse del Paese per salvaguardare la nostra attività, ma per poterlo fare non possiamo prescindere dalla garanzia che lo Stato deve darci, prevedendo, fra le altre misure, l'annullamento momentaneo degli accordi di Basilea. Perché, e qui ci rivolgiamo al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è inutile illuderci tenendoci incollati davanti al televisore aspettandoci un aiuto che puntualmente si infrange contro le porte scorrevoli delle banche, dove, in alcuni casi addirittura ci vengono ridotti gli affidamenti”.

“L'agricoltura e gli agricoltori sono al collasso. Continuiamo a pagare i nostri dipendenti che lavorano regolarmente e i nostri fornitori per mandare avanti l'attività nei campi. Dall’altra parte invece non si incassa il vino che abbiamo già venduto prima dell'emergenza in attesa di capire quando e se riaprirà chi deve pagarci. Le aziende che oggi continuano a vendere lo fanno nella grande distribuzione ma sono un numero assai ridotto rispetto alla mole di piccole e medie imprese della filiera vitivinicola che sono alla disperazione. Il Governo agisca rapidamente con interventi seri e concreti e una volta approvati, allora sì che potrà annunciarli.” Conclude Busi

 

Lorenzo Galli Torrini

COVID-19: DAI CONSORZI VINICOLI PIEMONTESI 30 MILA EURO PER SANITA' REGIONALE

Lotta a Covid -19, dai Consorzi del vino del Piemonte trentamila euro a favore delle strutture ospedaliere regionali

 

I Consorzi del Brachetto d’Acqui docg, dell’Asti e del Moscato d’Asti docg e il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato si uniscono nella raccolta di fondi da devolvere alla Regione Piemonte per la lotta all’epidemia da Covid-19 e stanziano diecimila euro ognuno, trentamila euro in totale, per l’acquisto di tre respiratori indispensabili all’assistenza dei malati più gravi.

 

Paolo Ricagno, presidente del Consorzio del Brachetto d’Acqui, Romano Dogliotti, a capo del Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti e Filippo Mobrici, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, nell’annunciare quello che definiscono come un doveroso ringraziamento da parte della filiera vitivinicola piemontese a chi da settimane è impegnato nella lotta contro la pandemia da Covid -19, hanno sottolineato l’assoluta unità di intenti dei tre enti di tutela in un periodo così complicato per il Piemonte, per l’Italia e per il mondo intero. «Nessuno può tirarsi fuori da questa lotta che potremo vincere solo se saremo uniti, come piemontesi, come italiani, come europei e come cittadini del mondo» hanno detto i tre presidenti.

 

La donazione dei tre Consorzi piemontesi del vino s’inserisce nell’azione “Insieme possiamo farlo” avviata in questi giorni dalla Giunta regionale del presidente Alberto Cirio e coordinata dall’assessorato regionale alla Sanità guidato dall’assessore Luigi Icardi.

Il progetto prevede donazioni su un conto corrente dedicato i cui proventi serviranno interamente a sostenere le strutture sanitarie piemontesi e l’acquisto di dispositivi medici a favore dei malati di Covid-19.

 

#andratuttobene

 

www.viniastimonferrato.it www.astidocg.it www.brachettodacqui.com

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Raffaele Minervini 

PRIMITIVO DI MANDURIA DOC: 23 MILIONI DI BOTTIGLIE

Aumentano le bottiglie di Primitivo di Manduria

I numeri 2019: 140 milioni di euro, 17 milioni di litri, 23 milioni di bottiglie (+ 12% del 2018). Sono 144 le aziende imbottigliatrici

 

 

È un giro d’affari “vinicolo” di 140 milioni di euro quello del Primitivo di Manduria che, nell’anno 2019, ha visto imbottigliare quasi 17 milioni di litri per circa 23 milioni di bottiglie. 

 

Un aumento circa il 12% in più del 2018 che conferma ancora una volta il primato della grande doc nei maggiori mercati del mondo.

Il 70% della produzione infatti è destinata all’estero. In particolare il Dop rappresenta il 91.80% dell’intero imbottigliato, il Riserva l’7,65% ed il dolce naturale Docg lo 0.55%.  

Il numero di aziende imbottigliatrici di etichette Primitivo di Manduria è a quota 144. 

 

“Questa crescita – afferma Mauro di Maggio, Presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria – è la dimostrazione che le nostre cantine puntano sulla nostra doc e che la passione dei consumatori non accenna a diminuire. Noi come Consorzio di Tutela stiamo puntando sempre più ad un sistema di denominazione che garantisce più qualità e più controlli sia in Italia sia all'estero. Queste attività sostengono il territorio ma soprattutto sono a fianco dei produttori che credono nel nostro brand”.

 

"Altra mission - conclude di Maggio - è valorizzare l’identità vitivinicola territoriale, coinvolgimento l’intera filiera e comunicando il Primitivo di Manduria come sinonimo di vino di eccellenza”.

 

Daniela Fabietti

 

Buttafuoco Storico

Martedì 11 Febbraio 2020 dalle 19.00 Presso Serendipico, ingresso via Beltrami - Milano

Il Buttafuoco Storico al Castello Sforzesco di Milano

 

Il Consorzio Club del Buttafuoco Storico festeggia il suo ventiquattresimo compleanno con un banco d’assaggio delle vigne storiche insieme ai suoi produttori. Dalle 19.00 alle 22.00 aperitivo e banco d’assaggio di Buttafuoco Storico aperto al pubblico

Ingresso 15 euro – previo acquisto sul sito www.buttafuocostorico.com fino a esaurimento posti

 

Martedì 11 Febbraio i 15 produttori saranno a Milano per festeggiare il 24esimo compleanno del Consorzio Club del Buttafuoco Storico insieme al pubblico milanese. Un rosso dal grande corpo e struttura, affinato per almeno 12 mesi in botti di rovere e messo in commercio dopo minimo tre anni dalla vendemmia. Caldo nel gusto e nei profumi, da vigne storiche, rare e vocate a questo unico vino. Un vino prestigioso, capace di invecchiare per anni, che conquista i mercati europei e internazionali con le sue 70.000 bottiglie l’anno facendosi così portatore dei più alti valori dell'Oltrepò Pavese. 

 

Un marchio privato, sotto la Denominazione di Origine Controllata del Buttafuoco

Il Buttafuoco Storico è parte della denominazione Buttafuoco DOC, riconosciuta indipendente dal ministero nel 2010. Il Buttafuoco Storico è un marchio privato e registrato, regolamentato da un rigido disciplinare soggetto a controlli interni su tutta la filiera: dalla vigna alla messa in bottiglia attraverso analisi tecniche e controlli a campione. Il Club del Buttafuoco Storico, nato nel 1996 da 11 vignaioli sagaci e coraggiosi, ha permesso di far conoscere il Buttafuoco al di fuori della provincia pavese e milanese, raggiungendo anche i mercati orientali e americani. Oggi sono in 15 a collaborare e fare squadra per raccontare un vino storico, grande icona dell'Oltrepò Pavese. 

 

 

Martedì 11 Febbraio dalle 19.00 alle 22.00 in una location speciale che affaccia su Piazza Castello, nel centro di Milano, un banco d’assaggio aperto al pubblico, per scoprire insieme ai suoi produttori i segreti e le particolarità del Buttafuoco Storico, un vitigno unico e vincente, ambasciatore della storia dell’Oltrepò Pavese. Saranno disponibili in assaggio i vini nati dalle vigne di Buttafuoco Storico di annate dal 2012 al 2015: Poggio Ca’ Cagnoni, Franch, Garlenzo, Pitturina, Pregana, Sacca del Prete, Casa Barnaba, Montarzolo, Catelotta, Costera, Casa del Corno e Bricco in Versira. 

 

Marco Maggi il Presidente del Club del Buttafuoco Storico spiega: “Martedì 11 Febbraio un pezzettino dell’Oltrepò Pavese e della sua storia più antica sarà a Milano, l’attuale capitale dell’economia e dell’enogastronomia, un palco importante per noi che siamo pochi ma produciamo altissima qualità, controlliamo personalmente la nostra filiera e lavoriamo in vigna ogni giorno”, continua “A dimostrare questo impegno i numerosi premi e riconoscimenti conferiti negli ultimi tempi al nostro Buttafuoco Storico, un vero e proprio simbolo per l’Oltrepò Pavese. Questa è per noi produttori l’occasione di raccontare il nostro territorio, le nostre vigne e il lavoro di questi anni con il Club del Buttafuoco Storico al pubblico di Milano, gli appassionati, la stampa e tutti gli amanti del buon vino” conclude il Presidente.

 

 

 

Il Club del Buttafuoco Storico

I vitigni del Buttafuoco Storico sono forti, possenti e intrisi di storia quanto il vino che si produce. Oggi il Club conta 15 viticoltori: giovani produttori e aziende storiche dell’Oltrepò Pavese, animati da uno spirito di unione e di rivalsa. Nato nel 1996, il Club del Buttafuoco Storico è una libera associazione per tutelare il prodotto, vino vincente il cui prestigio è riconosciuto dalla provincia di Pavia all’estero.

Non è incoscienza, né superbia ma consapevolezza di avere tra le mani una grande possibilità: i vignaioli del Club del Buttafuoco Storico vogliono trasformare un vino della tradizione in un prodotto nuovo. Un territorio e dei vitigni capaci di competere con i grandi italiani, un gruppo di vignaioli mossi dalla caparbietà, dalla voglia di riportare in auge il nome e la storia del Buttafuoco Storico. Nel 1996 erano in 11 a voler dare una scossa a questa realtà: oggi le 15 aziende conducono insieme un attento lavoro di ricerca, dalle caratteristiche storiche alle vigne più vocate, fanno gioco di squadra nella produzione controllata e certificata, e sono attivi con una moderna e sviluppata comunicazione e promozione del vino prodotto, dando vita ogni anno a 70.000 bottiglie.

 

Un marchio unico, rappresentato dal Veliero del Buttafuoco

Un simbolo unico e non replicabile, intriso nel vetro per distinguerne originalità e autenticità. E’ il marchio del Veliero, un disegno elegante che si trova solo nelle bottiglie del Buttafuoco storico e che permette di riconoscerle.

Il Veliero è anche il logo del Club, contenuto in un ovale - botte tipica dell’Oltrepò Pavese, e sostenuto dalla scritta Buttafuoco. Da qui si dipartono due nastri rossi che rappresentano il Versa e lo Scuropasso, i due torrenti tra cui tradizionalmente si produce il Buttafuoco Storico: la primissima fascia collinare dell’Oltrepò Pavese denominata “Sperone di Stradella“. Una posizione geografica che obbligava i condottieri, i pellegrini ed i mercanti ad attraversarla e che nella storia ha permesso al territorio di diventare grande sbocco commerciale del vino qui prodotto e anche di arricchirsi di nuove conoscenze sul settore. Fra storia e leggenda Peter Schenk narra che nel 1859 una compagnia di marinai Austriaci impegnata a traghettare le truppe sul fiume Po, invece di andare in battaglia in terraferma si ferma a fare strage di botti e bottiglie di un vino locale chiamato Buttafuoco. Lo scrittore lega questa storia ad un fatto però realmente accaduto: la marina Austroungarica dopo alcuni anni varò una nave chiamandola “Buttafuoco“. E’ da questo racconto che il Club del Buttafuoco Storico decide di adottare il veliero come loro simbolo:  una grande nave dalle vele infuocate.

 

 

 

36 mesi dalla vendemmia, niente di meno

Dalle vigne alle botti di legno: l’affinamento minimo in legno è di 12 mesi, per poi passarne almeno altri 6 in bottiglia. Le bottiglie del Buttafuoco Storico non entrano in commercio prima di 36 mesi dopo la vendemmia. Ed è un vino di grande struttura, capace di invecchiare per molto tempo, donando sempre più intensità e note nuove.

 

 Francesca Chiades 

VINO CHIANTI: BENE IL 2019

Vino Chianti, bene il 2019. Per il 2020 scommette sulla Cina
Busi: “Un anno di soddisfazioni. Guardiamo con attenzione alle trattative per il Mercosur”

 

Un bilancio con il segno più quello che il Consorzio Vino Chianti chiude al termine del 2019: a metà dicembre le vendite hanno segnato un incremento dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso e le stime del Consorzio indicano che il trend commerciale positivo proseguirà negli ultimi giorni dell'anno – spinto anche dagli acquisti per le festività- permettendo agli operatori di chiudere l'anno in territorio positivo.

 

“Un segno più che riveste un'importanza particolare in questo momento di mercato complessivamente non felice, soprattutto a livello europeo dove il nostro principale acquirente, la Germania, è di fatto in crisi – dice il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi -. La vendemmia 2019 è andata bene, abbiamo raggiunto l'obiettivo della riduzione del 10% delle quantità che ci eravamo dati per mantenere i magazzini in linea con l'andamento commerciale. Abbiamo magazzini capienti per affrontare il mercato e la qualità 2019 è ottima. Il merito di questo risultati è delle aziende che negli anni scorsi hanno fatto importanti investimenti, come dimostra il fatto che ad oggi il 75% dei vigneti è stato rinnovato”.

 

Nel 2019 il mercato di riferimento si è confermato quello statunitense, ma segnali molto importanti sono arrivati dalla Cina con volumi in aumento rispetto al 2018. Poche soddisfazioni invece dai tradizionali bacini europei, Germania e Regno Unito. Il segno positivo complessivo, indica comunque che il posizionamento strategico su mercati nuovi riesce a compensare il calo degli importatori storici.

 

“Le nostre aspettative per il 2020 partono da questo quadro – prosegue Busi -. Sicuramente aumenteranno le esportazioni verso la Cina dove si consolideranno i rapporti con nuovi clienti avviati nel 2019. Il mercato cinese è profondamente cambiato: siamo passati da grandi ordinativi spot all'acquisto di quantità più piccole ma con cadenza costante. Questo significa che il mercato sta maturando e che si sta entrando in un'ottica di fidelizzazione verso le nostre etichette: è un buon segnale. L'altra partita alla quale guardiamo con grande attenzione è quella per l'accordo Mercosur: attualmente paghiamo dazi altissimi per vendere i nostri prodotti nei paesi dell'America Latina e il raggiungimento di un accordo con l'Europa per la liberalizzazione dei commerci spalancherebbe per noi degli scenari incredibili, dai quali trarre enormi vantaggi”.

Resta sullo sfondo la questione degli Stati Uniti, primo mercato di riferimento per i vini del Chianti: “Qui bisogna capire se la minaccia di dazi resterà tale o se c'è davvero una volontà di applicarli – conclude Busi – Al momento regna l'incertezza e noi possiamo solo augurarci che le trattative politiche riescano a scongiurare l'innalzamento di barriere commerciali che fanno soltanto danni per tutti”.

 

 

Lorenzo Galli Torrini

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