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FIPE

MANOVRA, FIPE: “I RISTORANTI ALL'ESTERO SONO UN ARGINE CONTRO L'ITALIAN SOUNDING”

 

 

 

Il vicepresidente Cursano: “Su 60mila locali nel mondo solo 2.200 sono riconosciuti davvero come italiani. Ben venga un Comitato che tuteli i clienti”

 

I ristoratori italiani che lavorano all'estero sono veri e propri ambasciatori del nostro Paese nel mondo. Per questo il ristorante italiano deve diventare sinonimo di qualità, non solo per i prodotti che offre. Secondo le nostre stime nel mondo esistono circa 60mila ristoranti che si autodefiniscono italiani. Di questi solo 1 su 6 lo è davvero e soltanto 2.200 sono riconosciuti ufficialmente come tali. Per il resto ci troviamo davanti a imprenditori che sfruttano il prestigio di cui gode la cucina italiana e sempre più spesso anche i marchi dei locali più famosi, per racimolare qualche cliente in più: un problema su cui bisogna intervenire in maniera decisa. I ristoranti possono e devono diventare un argine formidabile contro l'italian sounding”.

 

Così Aldo Cursano, vicepresidente di Fipe, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, in merito all'emendamento alla legge di Bilancio, presentato a Palazzo Madama dal senatore Raffaele Fantetti.

“La cucina italiana è la più rinomata al mondo e, come è ovvio, tutti provano a copiare dai migliori. Dobbiamo reagire e dobbiamo farlo ora: bisogna creare una banca dati che censisca i ristoranti, le pizzerie e le gelaterie italiane e diventi una garanzia di qualità per i consumatori. L'italian sounding va combattuto a tutti i livelli, sia quello dei prodotti, che quello dei marchi. Per questo è importante costituire un Comitato di esperti che si occupi anche di promuovere le azioni legali, come previsto dall'emendamento Fantetti”. 

 

Andrea Pascale – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 3938138965

RISTORAZIONE NON È SOLO STELLE

 

 

GUIDA MICHELIN 2020, FIPE: “AGLI CHEF PREMIATI LE NOSTRE CONGRATULAZIONI, MA LA RISTORAZIONE NON È SOLO STELLE”

 

"Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, si congratula con tutti i ristoratori premiati dalla Guida Michelin con le prestigiose e ambite stelle. Si tratta certamente di una testimonianza della forza di tutta la ristorazione italiana, riconosciuta a livello internazionale per la sua capacità di innovare ma anche di valorizzare le materie prime e il territorio. Tuttavia, crediamo sia importante sottolineare che la Guida non sia sufficiente a rappresentare tutta l’eccellenza e la ricchezza di un settore che conta oltre 110 mila imprese e sviluppa un volume d’affari di 30 miliardi di euro. Una considerazione, quest’ultima, che facciamo anche alla luce di alcuni movimenti interni alla guida che suscitano più di una perplessità relativamente al declassamento di alcune consolidate eccellenze della ristorazione italiana. Infine, ci sembra che il superamento del binomio “locale – chef patron”, che nell’edizione di quest’anno risulta ulteriormente consolidato, debba spingere tutti ad una profonda riflessione sul futuro della ristorazione italiana di qualità”.

Questo il commento di Fipe - Federazione Italiana Pubblici Esercizi in merito all’assegnazione da parte della Guida Michelin delle stelle ai ristoranti Italiani.

Andrea Pascale

MANOVRA, FIPE: “IL DECRETO FISCALE COSÌ NON VA. BISOGNA AZZERARE LE COMMISSIONI SUI MICRO PAGAMENTI”

 

 

Il Direttore Calugi: “Solo per il caffè i bar potrebbero pagare fino a 1 miliardo di euro l'anno. Il credito d'imposta del 30% non basta”

 

“Oggi come oggi, se tutti cominciassero a pagare caffè e cappuccino al bar con il bancomat o la carta di credito, i locali si troverebbero a dover pagare commissioni insostenibili che potrebbero arrivare fino a 1 miliardo di euro l'anno. Stiamo parlando del 16% degli incassi derivanti dalla vendita di questi prodotti. Un’enormità tale da rendere assolutamente inefficace il credito d’imposta del 30% a beneficio delle attività che accettano il pagamento con il Pos previsto dal decreto fiscale. Non è sufficiente: vanno azzerate le commissioni bancarie per i pagamenti almeno fino a 15 euro”.

 

Così Roberto Calugi, Direttore Generale della Federazione Nazionale dei Pubblici Esercizi, Fipe, commenta il decreto allegato alla manovra di bilancio.

“Ulteriore problema – continua Calugi - è quello dell'omesso versamento dell'Iva. Un ristoratore o un gestore di un locale che dichiara regolarmente l'Iva, ma poi salta un pagamento perché attraversa un momento di difficoltà economica, oggi rischia una condanna penale. Questo è un errore, perché non c'è alcun tentativo di frodare il fisco, ma solo una difficoltà contingente. Questo reato andrebbe depenalizzato. Mi auguro che il governo non resti sordo al grido d'allarme di migliaia di piccole imprese che garantiscono un servizio eccellente e rappresentano un valore aggiunto per l'offerta turistica del nostro paese”.

 

Andrea Pascale – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 3938138965

VALENTINA PICCA BIANCHI E’ LA NUOVA PRESIDENTE DELLE DONNE IMPRENDITRICI DI FIPE

 

 

Fondatrice della White Ricevimenti, rimarrà in carica 5 anni: “Questo è un gruppo con grande passione che porterà idee nuove e tanta concretezza”

 

Questa mattina l’assemblea del gruppo Donne Imprenditrici di Fipe - Federazione italiana dei pubblici esercizi - ha rinnovato i propri vertici, eleggendo il nuovo presidente e i membri del Consiglio direttivo. 

A guidare l’associazione per i prossimi 5 anni sarà Valentina Picca Bianchi,  classe 1977, fondatrice della società di catering White Ricevimenti di Latina. Quando parla di sé non nasconde di essere una persona determinata, rigorosa e perfezionista. Caratteristiche che intende trasferire anche all’interno del Direttivo dell’associazione. 

 

”Questo è un gruppo interamente rinnovato e al suo interno se c’è una cosa che non manca è la passione - sottolinea la neo presidente - . Le sfide che il mondo dei pubblici esercizi si trova a dover affrontare sono molte ed estremamente complesse. Per questo il lavoro dei prossimi 5 anni si baserà su due pilastri fondamentali: la concretezza e la formazione. Quando si fanno troppi proclami e si buttano sul tavolo troppi progetti, si finisce per lasciarli solo sulla carta senza arriv are in fondo. Il mio approccio è esattamente l’opposto ed è lo stesso che utilizzo all’interno della mia azienda: raccontare due idee e realizzarne tre. L’altro grande tema è quello della formazione. E’ indispensabile che gli imprenditori siano incentivati ad assumere nuovo personale e formarlo, ma la vera sfida è anche quella di rendere questa formazione permanente. Troppo spesso le nuove generazioni fanno fatica a fare tesoro di un’esperienza formativa che viene loro messa a disposizione”.

 

Nel ruolo di vicepresidente delle Donne imprenditrici di Fipe, l’assemblea odierna ha eletto Antonia Zambelli, titolare di un’attività di pubblico esercizio ma anche di una torrefazione a Varese.

 

“Se vogliamo che questo gruppo di imprenditrici faccia davvero la differenza - spiega Zambelli - è indispensabile che vengano migliorate le comunicazioni anche all’interno della stessa associazione. Troppo spesso le imprenditrici non sono a conoscenza delle misure a sostegno ad esempio delle nuove assunzioni che pur già esistono. E questo non è accettabile. Non solo. Un’altra grande sfida sarà quella di valorizzare i prodotti di eccellenza che rendono unici i locali italiani. A partire proprio dal caffè espresso italiano tradizionale che abbiamo candidato recentemente a patrimonio immateriale dell’Unesco”.

 

All’assemblea che si è svolta a Roma hanno partecipato 18 imprenditrici provenienti da ogni parte d’Italia. 

Oltre ai vertici dell’associazione, si è provveduto al rinnovo del Consiglio direttivo, formato da altri 9 membri: Gavina Braccu, Sassari, Marina Calvaresi, Livorno, Francesca De Lucchi, Milano, Fabiana Gargioli, Roma, Simona Marinai, Prato, Romina Muzi, L’Aquila, Francesca Porteri, Brescia, Federica Suban, Trieste, Anna Urzì, Catania.

 

Tommaso Tafi, 3407990564 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

SI MOLTIPLICANO I CASI DI PLAGIO ALL’ESTERO, LOCALI STORICI ITALIANI SOTTO ATTACCO

 

 

 

Il vicepresidente di Fipe, Cursano: “Il governo intervenga a livello europeo e difenda le nostre eccellenze”

 

“Il fenomeno dell'italian sunding sta dilagando in mezzo mondo e ormai non è più confinato ai soli prodotti alimentari. Si stanno moltiplicando infatti i casi di plagio ai danni di locali ed esercizi storici italiani e in particolare fiorentini, con imprenditori stranieri che aprono nei loro paesi bar, ristoranti e pasticcerie uguali in tutto e per tutto, loghi compresi, a quelli presenti nelle nostre principali città. E' giunto il momento che il governo faccia sentire la sua voce e diventi un argine contro questo che è un vero e proprio furto di una proprietà intellettuale, oltre che di un'eccellenza nostrana. Non dimentichiamoci che la ristorazione è un settore che vale 85 miliardi di euro. Non possiamo permetterci che i brand italiani vengano utilizzati impropriamente all'estero”. 

 

Così Aldo Cursano, vicepresidente Fipe e presidente della Federazione italiana dei pubblici esercizi in Toscana. 

“Nelle ultime settimane - prosegue Cursano - abbiamo scoperto che in Corea hanno aperto un locale che si chiama “pasticceria Giorgio”, uguale in tutto e per tutto, tranne per la qualità dei prodotti, a uno storico esercizio fiorentino. Stessa cosa è accaduta con il ristorante “Il Santo bevitore”, il cui marchio è stato copiato da Tokyo a New York per ben 5 volte.

 

Un attacco in piena regola al mondo della ristorazione, che va fermato sul nascere. E per questo è necessario un lavoro di squadra.

Come Fipe siamo pronti a dare una mano agli imprenditori italiani a scoprire altri casi di plagio ai loro danni e utilizzare al meglio il sistema delle Camere di Commercio come sedi degli arbitrati e mediazioni internazionali. Parallelamente, è indispensabile impiegare nel migliore dei modi l'Istituto per il commercio estero (Ice) al fine di salvaguardare il nostro patrimonio di locali.

Dall'altro lato è essenziale che il governo intervenga a livello di diplomazia presso la comunità europea. 

Non possiamo farci rubare una delle ultime eccellenze che ci rimane”.  

 

 

Tommaso Tafi

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