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FIPE

1° MAGGIO AMARO PER 500MILA DIPENDENTI DEI PUBBLICI ESERCIZI. FIPE: “PER MOLTI È VIETATO LAVORARE”

 

Per il secondo anno consecutivo, il mondo del lavoro che fa capo ai pubblici esercizi non festeggerà il Primo maggio. Sono infatti 500mila i lavoratori di bar, ristoranti, catering, banqueting e discoteche che nella giornata di oggi non entreranno in servizio nei rispettivi locali. E non certo perché renderanno omaggio alla Festa internazionale dei Lavoratori, ma semplicemente perché un posto di lavoro non lo hanno più. O comunque non sono autorizzati ad occuparlo. Insomma, è vietato lavorare!

Stiamo parlando di più di metà della forza lavoro impiegata all’interno dei pubblici esercizi prima della pandemia da Covid 19.

Ai 243mila posti di lavoro perduti nel corso del 2020 a causa dei lockdown e delle misure di contenimento della pandemia, infatti, bisogna aggiungere almeno 16mila lavoratori delle imprese della Sardegna che per tutto il fine settimana sarà ancora in zona rossa e 60mila impiegati nei pubblici esercizi delle regioni arancioni. Per tutti questi le misure restrittive costringeranno le imprese a rinunciare alla loro prestazione professionale.

Va meglio, ma non troppo, nelle regioni gialle. Il 46% dei locali, infatti, è sprovvisto di spazi all’aperto e dunque almeno 190 mila lavoratori degli oltre 500 mila non verranno chiamati in servizio.

“Siamo davanti a uno scenario desolante – commenta Aldo Cursano, vicepresidente di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi -. Il nostro settore ha perso per strada professionalità importantissime e, cosa ancor più drammatica, ha smesso di investire sul futuro. Il 26% circa dei posti di lavoro perduti lo scorso anno, infatti, è composto da ragazzi tra i 20 e i 30 anni, mentre addirittura il 35,5% si riferisce a giovani under 20. Sarebbe auspicabile se le grandi sigle sindacali aprissero con noi, da subito, una grande vertenza per l’occupazione che passi per l’immediata riapertura delle attività dopo sei lunghi mesi di misure restrittive.”

“Esiste un tempo per resistere – conclude Cursano –, e qualcuno di noi ha resistito 14 mesi, ma esiste anche un tempo per ripartire. Che non si possa vivere di soli ristori, per loro natura insufficienti, è ormai evidente a tutti. Bisogna smettere di cercare scorciatoie e rimettere in moto quella rete di legalità e professionalità rappresentata dai Pubblici esercizi. L’unico vero antidoto alle feste sregolate e agli assembramenti incontrollati che causano i contagi”.

 

Tommaso Tafi

AL VIA LA CAMPAGNA ‘SICUREZZA VERA’ 

 

I PUBBLICI ESERCIZI COME PRESÌDI DI LEGALITÀ CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

 

Siglato un protocollo di intesa tra Polizia di Stato, Fipe-Confcommercio e il Gruppo Donne imprenditrici di Fipe per una sperimentazione in 20 città

È stato firmato oggi un protocollo d’intesa tra la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, la Federazione italiana Pubblici esercizi - Fipe-Confcommercio e il Gruppo Donne Imprenditrici di Fipe-Confcommercio, rappresentati, rispettivamente, dal Prefetto Francesco Messina, dal Presidente Lino Enrico Stoppani e dalla Presidente Valentina Picca Bianchi

Finalità del protocollo è quella di promuovere iniziative di formazione, informazione e sensibilizzazione, a livello territoriale, idonee a diffondere la conoscenza e l’approfondimento delle tematiche afferenti alla violenza basata sul genere ed agli strumenti di tutela delle vittime, comprese le misure di prevenzione del Questore ed i dispositivi di pronto intervento adottati dalla Polizia di Stato.

L’intesa è nata dalla comune esigenza di incrementare i livelli di sicurezza delle donne, individuando modalità nuove ed efficaci per diffondere la cultura di genere, nel solco già tracciato con la campagna della Polizia di Stato “Questo non è amore”, attiva dal 2016, raggiungendo in maniera sempre più capillare le donne non solo nella sfera privata ma anche nel luogo dell'attività lavorativa e nei luoghi pubblici.

Saranno sviluppate incisive modalità di diffusione della cultura di genere, promuovendola anche all’interno dei Pubblici esercizi con iniziative rivolte sia al personale femminile che alle clienti, al fine di contribuire a incrementare i livelli di sicurezza delle persone e degli stessi esercizi, nel quadro di aggiornate strategie di prevenzione di eventi illegali o pericolosi connessi a forme di violenza basata sul genere, così come definita dall’art. 3 della Convenzione di Istanbul del 201.

La programmazione di incontri, convegni formativi e divulgativi, iniziative di sensibilizzazione, da oggi fino al 2023 vedranno impegnati, insieme, gli imprenditori associati alla FIPE e la Polizia di Stato nella campagna denominata #sicurezzaVera.

Dopo una prima fase sperimentale su 20 città verrà esteso il modello a tutti gli esercizi pubblici che rappresentano da sempre la più ampia rete di presidio territoriale di cultura, socialità e tradizione presenti in Italia: 1 esercizio pubblico ogni 250 abitanti, 1 bar ogni 400 abitanti.

Vera, dal germanico protezione, è il nome di una Donna. É un nome forte, deciso, determinato in cui ogni donna potrà identificarsi: “Io sono Vera, Ogni donna è Vera”. Vera è anche un'esclamazione: io sono Vera quando sono #sicura.

Vera è una donna nuova, consapevole e sicura.

 

Tommaso Tafi

FIPE-CONFCOMMERCIO: “SI CHIUDONO I PUBBLICI ESERCIZI, MA IL VIRUS CIRCOLA ALTROVE”

 

“Da mesi dinanzi ai contagi che crescono denunciamo l’inefficacia di misure di contrasto della pandemia che hanno un unico leit motiv: la chiusura dei pubblici esercizi. Oggi abbiamo appreso che da un’operazione condotta dai Nas in un migliaio di imprese mai sottoposte a misure restrittive in tutta Italia emerge che il Covid 19 circola abbondantemente in questi luoghi frequentati ogni giorno da milioni di persone. In poche parole, si è scoperta l’acqua calda”.

Così Aldo Cursano, vice presidente vicario di Fipe Confcommercio, Federazione italiana dei Pubblici esercizi.

“È ora di abbandonare la politica delle chiusure – aggiunge la Federazione – e concentrarsi sui controlli che vanno estesi e rafforzati a tutte le attività perché se si rispettano i protocolli tutti possono lavorare in sicurezza. È inaccettabile che dinanzi alla circolazione del virus si utilizzino le nostre attività come capro espiatorio per dire che si sta facendo tutto il possibile, mentre non è affatto così”.

 

Tommaso Tafi

FIPE-CONFCOMMERCIO SI SCHIERA CON LE REGIONI: “LA PRIORITÀ È RIAPRIRE I LOCALI AL CHIUSO”

Posticipare il coprifuoco alle ore 23, programmare l’immediata ripresa delle attività di wedding, indispensabili per il settore del banqueting fermo da oltre un anno, ma soprattutto consentire la somministrazione anche nei pubblici esercizi che non dispongono di spazi all’aperto.

È proprio la possibilità di far tornare le imprese a lavorare il punto più importante e prioritario tra tutti quelli sollevati ieri dalla Conferenza delle Regioni con la lettera inviata al governo guidato da Mario Draghi. Una lettera che Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, sente di condividere e sostenere.

“Dopo un anno di restrizioni – sottolinea la Federazione – è necessario un supplemento di coraggio. I protocolli di sicurezza che consentono di far lavorare anche i locali che non hanno la possibilità di allestire spazi all’aperto ci sono ed è doveroso metterli in atto. Non si può discriminare ulteriormente metà dei bar e dei ristoranti del Paese, imponendo regole diverse per imprese dello stesso settore. Certo, anche posticipare il coprifuoco di un’ora, consentendo ai locali di fare il doppio turno la sera è importante, non tanto per ragioni di cassa ma per favorire attraverso l’allungamento dell’orario una distribuzione più ordinata e sicura dei clienti. Per noi dunque la priorità è rimettere in moto anche gli esercizi senza dehor e il mondo del banqueting bloccato da quattordici mesi. L’avanzare della campagna vaccinale e della bella stagione devono essere la spinta per andare in questa direzione. Senza questi interventi l’apertura del 26 aprile rischia di trasformarsi in una falsa partenza che aumenta diseguaglianze e rabbia”.

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Andrea Pascale

PER IL MONDO DEGLI EVENTI IPOTESI DI RIPARTENZA DA LUGLIO

 

 

ANBC: “SIAMO FUORI TEMPO MASSIMO. TOGLIERCI ANCHE GIUGNO SAREBBE IL COLPO DI GRAZIA” 

 

Come è ormai noto a tutti dalla scorsa settimana non si fa che parlare di ripartenza, che vedrà nel prossimo 26 aprile la data per riprendere gradualmente le attività di svariati settori. Invece, su quando potranno ripartire gli eventi, sia privati che business, poche parole e niente di ufficiale, solo delle preoccupanti indiscrezioni. Preoccupanti perché, a quanto pare, il Governo ha individuato una data di ripresa per il nostro comparto nel 1 luglio, tra ben più di due mesi. Se fosse davvero così saremmo evidentemente fuori tempo massimo!” Questo l’amaro commento di Paolo Capurro, Presidente di ANBC, Associazione Nazionale Banqueting e Catering.

È da giorni che aspettiamo indicazioni chiare e precise su come e quando i nostri imprenditori potranno riprendere le loro attività, ma non è certo questa la notizia che volevamo commentare. Ricordo a tutti che siamo praticamente fermi da marzo dello scorso anno e che i nostri fatturati sono crollati mediamente del 90%. In ragione di questo dobbiamo attendere ancora più di due mesi? Non possiamo più aspettare, non ce lo possiamo permettere in nessun modo. Per questo riteniamo giusto anticipare la data di almeno un mese, per non perdere anche le poche prenotazioni che dall’anno scorso sono state posticipate a giugno del 2021. In caso contrario sarà necessario ragionare su indennizzi finalmente adeguati, che tengano conto delle enormi perdite e dei costi fissi, o per noi si tratterebbe del colpo di grazia!”.

Tra l’altro, faccio presente a chi è preposto a prendere questo tipo di decisioni che il nostro lavoro dipende in maniera sostanziale dalla possibilità di programmare, quindi dobbiamo avere delle certezze. - Conclude Capurro - Anche in termini di sicurezza, siamo sicuri di poter riprendere a lavorare in tranquillità, per tanti motivi. Prima di tutto perché siamo promotori di protocolli ancora più stringenti di quanto non siano quelli imposti dalle Istituzioni, poi perché andiamo verso la bella stagione e la maggior parte degli eventi saranno organizzati all’aperto. Lavoreremo con un numero chiuso di invitati parametrato allo spazio a disposizione, con la preiscrizione e la tracciabilità di tutti i partecipanti. E ancora, stiamo valutando la possibilità di richiedere agli ospiti ulteriori garanzie, magari dimostrando di essere vaccinati o facendo un tampone nelle 48 ore precedenti l’evento. Insomma, possiamo riprendere il lavoro in sicurezza, e abbiamo bisogno di farlo prima possibile. Così non si va più avanti!

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Andrea Pascale

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