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Allevamenti animali

NUOVO REPORTAGE: IL DISASTROSO IMPATTO AMBIENTALE DEGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI NELLA PIANURA PADANA

  Non solo sofferenze brutali subite dagli animali allevati, la produzione e il consumo di carne minacciano la salute di tutti a causa dell’inquinamento prodotto da ammoniaca, gas serra e liquami

 

>>> LINK VIDEO: https://youtu.be/h6dqTNF_1RM  

>>> LINK FOTO: https://bit.ly/3omwsxG 

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Milano, 12/11/2021 - Animal Equality rilascia oggi un nuovo video che illustra l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi e dell’industria zootecnica sulla Pianura Padana causato dalla diffusione di ammoniaca e gas serra nell’aria e dallo spandimento dei liquami.

 

Nel giorno di chiusura di COP26, Animal Equality vuole mettere al centro un tema dimenticato da molti: l’impatto ambientale di un sistema produttivo intensivo, che deve essere affrontato quanto prima per mettere fine alla crisi climatica, anche in Italia. 

 

Infatti, le inchieste realizzate da Animal Equality in collaborazione con numerosi media all’interno degli allevamenti intensivi, oltre a denunciare le pessime condizioni di vita e i maltrattamenti a cui gli animali sono sottoposti, hanno permesso di documentare casi sempre più frequenti di cattiva gestione dei rifiuti zootecnici, in particolare di liquami.

 

Il video rilasciato oggi da Animal Equality mostra immagini inedite che raccontano come l’elevata concentrazione di allevamenti intensivi nella Pianura Padana e il grande numero di animali costretti a vivere in spazi ristretti al loro interno siano causa di sofferenze per gli animali allevati e inquinamento dell’aria, costituendo anche serbatoi di malattie zoonotiche che minacciano la salute dei cittadini.

 

La maggiore concentrazione di inquinamento in Italia riguarda il territorio lombardo, dove fra Milano, Mantova, Brescia e Cremona si conta la metà della produzione nazionale di suini e un quarto della produzione di bovini.

 

Come mostra un nuovo report pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente Cremona è una delle tre città con la peggiore qualità dell’aria in Europa, mentre Brescia e Pavia risultano tra le ultime dieci. L’Italia, che si è già dimostrata inadempiente rispetto alle direttive europee, è stata sottoposta a un’ulteriore procedura di infrazione per non aver rispettato la direttiva nitrati dell’Unione europea, una problematica legata al mancato smaltimento e gestione adeguato dei liquami zootecnici. 

Secondo i dati Arpa, la fonte principale di ammoniaca generata dal settore agricolo in Lombardia è proprio l’allevamento di animali, che rappresenta circa il 57,9% del totale delle emissioni di ammoniaca originate da questo settore economico.

Spandimento di liquami ed emissioni di ammoniaca e gas serra sono due fenomeni connessi. Secondo quanto riportato da Greenpeace sulla base dei dati ISPRA, maggiori sono gli spandimenti di reflui zootecnici, maggiori sono le emissioni di ammoniaca, che a loro volta portano a incrementare il livello di particolato e quindi lo smog nell’aria. 

 

A tutto questo si aggiungono i già citati reflui zootecnici, responsabili dell’acidificazione del suolo e dell’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, che hanno anche un grave impatto sulla qualità dell’aria all’interno degli allevamenti sulle vie respiratorie degli animali e degli operatori

 

Secondo Alice Trombetta, direttrice di Animal Equality Italia: “Alla COP26 il problema degli allevamenti intensivi e del loro impatto nocivo sul Pianeta è stato prevalentemente ignorato, ma è un tema che riguarda tutti. Il sostegno all’industria della carne e il suo consumo diffuso alimentano un sistema dannoso per l’ambiente e pericoloso per la salute delle persone che deve essere cambiato”.

 

ANIMAL EQUALITY: ESPLODE L’AVIARIA NEGLI ALLEVAMENTI ITALIANI, ANCORA UNA VOLTA SERBATOI DI VIRUS E DI MORTE

 

Sono milioni gli animali finora abbattuti per contenere l’influenza aviaria ad alta patogenicità che da oltre un mese si sta diffondendo in Italia infettando tacchini, quaglie, polli e galline all’interno di allevamenti intensivi di Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. 

 

L’influenza aviaria diffusasi a partire da ottobre 2021 negli allevamenti italiani sta condannando all’abbattimento diversi milioni di animali, a fronte di 102 focolai verificati come riportato dal Ministero della Salute

 

Si tratta di numeri enormi, che mostrano ancora una volta quanto gli allevamenti intensivi e l’alta densità degli animali allevati siano fonte di rischi sanitari, veri e propri serbatoi di virus in grado di mettere a rischio la biosicurezza di tutti e il benessere degli animali coinvolti. 

 

Secondo quanto riportato dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), la maggioranza degli allevamenti coinvolti è di tipo intensivo ed è concentrato prevalentemente in Veneto. 

 

A partire dal 9 novembre 2021, sono state confermate diverse positività per questo tipo di virus anche in volatili selvatici in Lombardia e Veneto.

 

Secondo il CRN: “La situazione epidemiologica dell’influenza aviaria è in rapida evoluzione anche a livello europeo, con crescente aumento del numero di focolai confermati da virus HPAI, sottotipo H5, in volatili selvatici e nel pollame domestico in diversi Paesi”.

I numeri delle vittime e la galoppante diffusione dell’influenza aviaria a livello nazionale e internazionale indicano ancora una volta come gli allevamenti intensivi siano dei veri e propri serbatoi di virus pronti a esplodere. Sovraffollamento e stress, oltre a provocare ogni giorno la sofferenza degli animali allevati, favoriscono infatti anche la diffusione di malattie zoonotiche.

Come affermato di recente dal direttore del Dipartimento Scienze della Salute al Policlinico Gemelli Walter Ricciardi, interpellato sull’epidemia di aviaria in corso, il rischio di salto di specie esiste e si è già verificato, rendendo il virus un pericolo anche per gli esseri umani.

Animal Equality Italia, impegnata costantemente per fermare le crudeltà sugli animali allevati a scopo alimentare, chiede che il benessere degli animali inizi ad essere considerato realmente una priorità da parte di istituzioni e aziende riconoscendo gli allevamenti intensivi come luoghi che minacciano l’ecosistema. È fondamentale infatti diminuire la densità degli allevamenti e il numero degli animali allevati a scopo alimentare, abbandonando il sistema intensivo di allevamento e mettendo fine a uno sfruttamento ingiusto e pericoloso per tutti noi. 

“Lo sfruttamento degli animali, maltrattati e costretti a vivere in condizioni pessime per quanto riguarda la loro salute fisica e psicologica, genera sempre più spesso gravi conseguenze anche per l’ambiente e gli esseri umani, ma è ora di fermare tutto questo” dichiara Alice Trombetta, direttrice esecutiva di Animal Equality Italia.  

 

 

Animal Equality 

COALVI E IL FASSONE DI RAZZA PIEMONTESE A TUTTOFOOD 2021

 

Trentacinque anni di esperienza, quasi trecento punti vendita in tutta Italia, 1400 allevamenti e circa 20mila bovini etichettati ogni anno: questi sono i numeri del Coalvi, il Consorzio di Tutela della Razza bovina Piemontese.

Nato in provincia di Cuneo nel 1984, il Coalvi ha l'obiettivo di promuovere e valorizzare la pregiata carne di Fassone di Razza Piemontese, controllandola in ogni fase della sua filiera produttiva: dagli allevatori ai consumatori, passando per tutti gli operatori del settore (macellerie, ristoranti, distributori, ecc).

Già marchio di qualità con Decreto Ministeriale del 1988, il Coalvi è il primo organismo in Italia ad aver messo a punto un disciplinare di etichettatura volontaria sviluppato esclusivamente per la Razza Piemontese, approvato nel 2000 dal Ministero delle Politiche Agricole (IT007ET).

La sua attività di tutela e garanzia, negli anni, ha fatto sì che il marchio Coalvi venisse percepito come segno distintivo della carne di eccellenza, ma anche del prestigio degli esercizi commerciali che la propongono ai consumatori. Il risultato è che oggi il marchio Coalvi è sinonimo di origine italiana, rispetto per la tradizione, trasparenza e rispetto per l’ambiente. Non a caso, la carne di Fassone di Razza Piemontese certificata dal Consorzio di Tutela e marchiata Coalvi deriva esclusivamente da animali nati, allevati e macellati in Italia. Grazie anche all'ausilio di tecnologie all'avanguardia, la carne etichettata dal Coalvi viene tracciata dagli allevamenti fino al consumatore finale.

Coalvi vuol dire cultura, tradizione, ambiente e paesaggi plasmati e conservati dalla presenza della Razza Piemontese. L’impegno del Coalvi e 

Il Fassone di Razza Piemontese

 

La Piemontese e la più importante razza autoctona da carne italiana, conosciuta e

apprezzata in tutto il mondo; possiede proprietà organolettiche eccezionali che le permettono di presentarsi tenera ma al contempo molto magra, grazie alla finezza delle fibre muscolari che la compongono. Caratteristiche che soddisfano pienamente le richieste del consumatore moderno, esigente sulla qualità, attento alla salute ma non disposto a rinunciare al piacere della buona tavola. Ma anche i macellai la apprezzano per l’elevata resa allo spolpo e per la miglior valorizzazione di quei tagli che, in altre razze, sarebbero meno pregiati.

Oggi il termine “fassone” viene usato (e talora abusato) ma in realtà il “Fassone di Razza Piemontese” è una specialità con tanto di disciplinare di produzione approvato con decreto ministeriale ed è stato inserito nel Sistema di Qualità Nazionale al termine di un lungo percorso di riconoscimento in cui Coalvi è stato Ente Proponente e oggi si configura come Capofiliera per i suoi allevamenti associati, portandoli a conseguire questa ulteriore certificazione.

 

COALVI e il Fassone di Razza Piemontese a Tuttofood 2021

 

Il Fassone di Razza Piemontese è ospite d’onore (nel senso che è onorato di essere stato invitato) presso lo stand del “Consorzio Sigillo Italiano” (PAD. 6 STAND D16 D20) all’edizione 2021 di Tuttofood, una delle più prestigiose vetrine nazionali per la gastronomia di qualità.

Consorzio Sigillo Italiano, il sodalizio che riunisce i diversi prodotti inseriti nel Sistema Qualità Nazionale Zootecnia, facendosene autorevole portavoce, ha individuato in ciascuno di essi una specialità che ne esalti le virtù e, per il Fassone di Razza Piemontese, la scelta è caduta sulla battuta al coltello. Non è una scelta casuale perché le caratteristiche della carne del Fassone, con pochissimo grasso e una tenerezza eccezionale, la rendono l’interprete più adatta nella preparazione di questo piatto.

Nato come soluzione per valorizzare i rifili magri, in epoca in cui non esisteva il tritacarne e la macinatura andava fatta a suon di coltello, oggi è stata riscoperta riconoscendo la superiorità del taglio manuale rispetto a quello meccanico che, a fronte di una velocità indubbiamente vincente, sottopone la carne a una spremitura inopportuna.

Finito il taglio, la preparazione si conclude con il condimento che Coalvi raccomanda debba essere il più possibile leggero per non coprire il sapore delicato della carne. Finita la preparazione il giudizio passa al pubblico al quale la battuta viene offerta in degustazione.

Per dare spazio anche a coloro che non amano la carne cruda (seppur molti di essi, dopo aver assaggiato quella del Fassone, si convinceranno che: valorizzare un prodotto e il mondo ad esso intimamente collegato.

“credevano” di non amarla) il Consorzio Sigillo Italiano ha invitato Coalvi a proporre anche una preparazione che preveda la cottura, individuando nell’hamburger la declinazione più moderna, oggigiorno beneficiaria di un riscatto di immagine proprio grazie all’utilizzo di carne di alta qualità.

Non verranno svelati chissà quali segreti, ricordando soltanto che, quando è fatto con una carne molto magra, l’hamburger deve stare poco tempo in padella o sulla piastra, entrandovi quando questa è molto calda per uscirne dopo essere stato rivoltato tassativamente con una paletta. La forchetta è forse più a portata di mano, ma il succo che si vedrà uscire dopo averlo infilzato è tutto sapore che se ne va e, con esso, anche quella tenerezza che, in assenza di grasso, perde diritto di appello.

 

Agnese Borri

 

Coalvi

Consorzio di Tutela della Razza Piemontese

Strada per Trinità 32/A

12061 Carrù (CN)

T. 0173.750391

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.coalvi.it

 

PESCI E TARTARUGHE MACELLATI VIVI ALL’INTERNO DI UNO DEGLI IMPIANTI PIÙ IMPORTANTI DEGLI USA

 

Animal Equality chiede provvedimenti penali dopo che un'indagine sotto copertura ha rivelato soffocamento e mutilazione di routine

 

LINK CAMPAGNA: https://bit.ly/3gF3Rkb 

LINK VIDEO CLEAN: https://bit.ly/3B9NTGC 

LINK VIDEO EMBED: https://bit.ly/38ghP7D 

LINK FOTO IN ALTA: https://bit.ly/3DcEq2Z 

 

La nuova investigazione di Animal Equality rivela scene inquietanti di grave sofferenza animale all’interno di uno dei più grandi macelli di pesce gatto allevati negli Stati Uniti presso Simmons Farm Raised Catfish. Il pesce macellato dalla compagnia rifornisce catene di ristoranti nazionali e negozi di alimentari come Kroger, Save A Lot e Piggly Wiggly.

 

L'indagine, svoltasi all’interno di un impianto di macellazione Simmons situato nel Mississippi, ha rivelato atroci sofferenze subite dagli animali, nonché gravi violazioni degli standard di benessere animale. Le testimonianze mostrano infatti che i pesci sono stati tenuti fuori dall'acqua per periodi prolungati, fino a un'ora, prima di essere decapitati. Sebbene i pesci inoltre passino attraverso un dispositivo di stordimento elettrico durante la lavorazione, molti riacquistano la mobilità e iniziano a boccheggiare e a muovere le pinne molto prima di essere macellati, mostrando quindi segni di coscienza. Il pesce gatto, il pesce fango e le tartarughe che vengono considerati scarti vengono quindi rimossi dalle linee di produzione e abbandonati in secchi senza acqua. Successivamente vengono posti su un nastro trasportatore e trasportati verso un maceratore dove vengono macinati vivi.

 

Le riprese realizzate dal team investigativo di Animal Equality e le dichiarazioni dei testimoni oculari rivelano:

 

  • Centinaia di pesci gatto abbandonati regolarmente fuori dall'acqua e lasciati soffocare lentamente mentre gli operatori andavano in pausa; 
  • Pesci decapitati sebbene ancora coscienti; 
  • Tartarughe e pesci pescati per errore che vengono posti all’interno di secchi per essere poi macinati vivi e, secondo la testimonianza di un dipendente, usati come mangime per i pesci gatto  allevati da Simmons; 
  • Una tartaruga, dopo essere stata lanciata su un nastro trasportatore in movimento che trasportava teste di pesci gatto mozzate, che cerca disperatamente di strisciare nella direzione opposta mentre viene trasportata verso il maceratore; 
  • Pesci sottodimensionati, deformi e sfregiati da parassiti lasciati vivi per ore in bidoni senza acqua e sul pavimento del macello;  

"Ogni giorno al macello di Simmons, migliaia di pesci gatto e innumerevoli altri animali soffrono", ha affermato Alice Trombetta, Direttrice di Animal Equality. "La nostra indagine ha rivelato violazioni continue della legge statale del Mississippi. Per questo motivo, devono essere mosse accuse da parte delle procure contro Simmons per fermare gli abusi in corso che abbiamo denunciato in diversi stati".

 

La legge del Mississippi afferma che qualsiasi persona responsabile della cura e della manipolazione di "creature viventi", inclusi i pesci, non possa causare la tortura o il tormento di tali animali, né la privazione del sostentamento necessario (come l'ossigeno), sia a causa di intenzionali crudeltà sia per semplice negligenza. Di fronte alle testimonianze raccolte attraverso questa inchiesta, Animal Equality sostiene che i proprietari di Simmons dovrebbero essere ritenuti penalmente responsabili ai sensi della legge anti-crudeltà del Mississippi.

 

Contrariamente alle scoperte degli investigatori, inoltre, Simmons ha affermato che i pesci gatto presso i propri stabilimenti vengono macellati "entro 30 minuti" e in modo "rapido e igienico". Animal Equality ha tuttavia presentato denuncia ai procuratori generali di Stato in Alabama, Georgia, Louisiana, Mississippi e Tennessee sostenendo che le affermazioni false e fuorvianti di Simmons riguardanti i suoi prodotti costituiscano pratiche commerciali sleali e ingannevoli ai sensi delle leggi sulla protezione dei consumatori in vigore in questi Stati. In risposta, Simmons ha accettato di rimuovere dal suo sito web l'affermazione secondo cui il pesce viene macellato "entro 30 minuti".

 

Anche i pesci soffrono ed è ora di dire basta a queste atrocità commesse all’interno dei macelli di ogni Paese. Prove scientifiche dimostrano la capacità e il livello di sensibilità da parte dei pesci di provare dolore e angoscia e, in particolare, la difficoltà nel renderli insensibili durante la loro macellazione. Uno studio pubblicato nel 2020 sugli effetti dei metodi di stordimento rispetto alla funzione cerebrale del pesce gatto ha inoltre stabilito l'inefficacia dello stordimento elettrico. Lo studio ha determinato che il pesce gatto riacquista sensibilità da uno stordimento della durata di due secondi entro 30 secondi, tornando così del tutto cosciente.

 

Animal Equality

Animal Equality è un'organizzazione internazionale che lavora con la società, i governi e le aziende per porre fine alla crudeltà verso gli animali d'allevamento. Animal Equality ha uffici negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania, Italia, Spagna, Messico, Brasile e India.

 

Ufficio Stampa Animal Equality Italia

Alice Dominese

LA PRODUZIONE DI PESCE IN INDIA E SCOZIA SOTTO SCACCO: LE IMMAGINI CHOC DI ANIMAL EQUALITY

Due nuove inchieste rivelano la terribile realtà degli allevamenti di pesce nel Bengala e di un macello di salmoni scozzesi simbolo di ‘eccellenza’

 

LINK CAMPAGNA: https://animalequality.it/agisci/animali-dimenticati 

LINK VIDEO CLEAN INDIA: https://we.tl/t-G3p4ddPnqc

LINK VIDEO EMBED INDIA: https://youtu.be/5AjcNGknzSY 

LINK FOTO IN ALTA INDIA: https://bit.ly/3A37kQU 

LINK VIDEO CLEAN SCOZIA: https://we.tl/t-MRfHtrEvAa 

LINK VIDEO EMBED SCOZIA: https://youtu.be/8k0tH03TpXE

LINK FOTO IN ALTA SCOZIA: https://bit.ly/3xgnBjL 

 

Animal Equality rilascia oggi due nuove indagini realizzate in India e Scozia, rispettivamente all’interno di alcuni allevamenti di pesca industriale e di un macello di salmoni. Le immagini raccolte rivelano l’estrema sofferenza dei pesci - uccisi senza stordimento e sottoposti a numerose violenze -, terribili condizioni igienico-sanitarie e un grave impatto ambientale e sui minori da parte degli allevamenti indiani.

In India, Animal Equality ha indagato diversi allevamenti di pesci e gamberetti, vivai e mercati del pesce presenti in particolare nel Bengala occidentale, Andhra Pradesh, Tamil Nadu e Telangana, aree note per la loro produzione di pesce. 

L'India contribuisce a circa il 6,3% della produzione ittica globale, ma l'industria della pesca e dell'acquacoltura, sempre più intensiva, sta adottando pratiche progressivamente più pericolose per ambiente, salute umana e diritti animali. 

Le immagini, raccolte in esclusiva e inedite in Italia da investigatori sotto copertura, mostrano: 

  • La "mungitura del pesce", una pratica crudele in cui le uova di una femmina di pesce vengono spremute a mano. I pesci soffrono di dolori atroci, traumi e stress durante questa procedura; 
  • Sovraffollamento con migliaia di pesci allevati in piccole vasche spesso infestate da batteri e virus a causa della scarsa qualità dell’acqua; 
  • Mangime carico di antibiotici, un uso massiccio e non regolamentato che porta alla resistenza agli antibiotici tra i consumatori; 
  • Pesci uccisi per asfissia fuori dall’acqua o di freddo sul ghiaccio, provocando così una morte lenta e in agonia; 
  • Molti pesci schiacciati a morte dal peso di altri animali quando vengono catturati nelle reti e gettati nei contenitori; 
  • Pesci che muoiono durante il trasporto in quanto tenuti in vita per essere macellati nei wet market; 
  • Lavoro minorile: gli allevamenti di pesce, oltre a violare i diritti animali, violano anche i diritti umani. I video mostrano bambini che macellano il pesce nei mercati, esponendoli così a violenza gratuita e per altro violandole leggi relative alla proibizione del lavoro minorile; 
  • Spreco di acqua: gli allevamenti ittici sfruttano grandi quantitativi d'acqua che provengono da fiumi come Krishna, Godavari e Kaveri, riducendo così le disponibilità per l’agricoltura e la popolazione locale;  
  • Degrado del suolo: gli allevamenti di pesca e acquacoltura richiedono ampi appezzamenti di terreno. Ciò ha ridotto la resa agricola di queste aree e minaccia anche la sicurezza alimentare della regione; 
  • Pesce venduto in condizioni antigieniche nei mercati, dove le loro branchie sono tagliate senza stordimento, con conseguente morte per dissanguamento. Vengono anche lasciati in contenitori aperti a soffocare a terra, lentamente e dolorosamente; 

Animal Equality ha inoltre realizzato un'inchiesta - pubblicata sulle pagine de The Times - all'interno di un impianto di macellazione in Scozia che rifornisce i principali supermercati nazionali e internazionali. Si stima che ogni anno nel Regno Unito vengano allevati e macellati fino a 77 milioni di pesci. La Scozia, in particolare, è il terzo produttore mondiale di salmone allevato, dietro a Norvegia e Cile.

Gli investigatori sotto copertura di Animal Equality hanno potuto documentare numerosi abusi - estremamente gravi - sugli animali. 

I risultati di entrambe le inchieste raccontano pratiche reiterate di violenza inaudita nei confronti dei pesci e accendono i riflettori sulle conseguenze in termini di salute per i consumatori e a livello di impatto sull’ambiente. 

Ogni anno la pesca commerciale uccide trilioni di animali in tutto il mondo. Che siano allevati in allevamenti ittici industriali o catturati allo stato selvatico, i pesci non godono di protezioni legali che regolino il loro trattamento o le modalità di macellazione.  

Come Animal Equality ha denunciato attraverso altre inchieste svolte in Italia, negli allevamenti intensivi i pesci soffrono fino a due anni in acque sporche e infestate. I parassiti che si nutrono di branchie, organi e sangue dei pesci sono comuni, così come le infezioni batteriche, basti pensare che il 40% dei pesci da allevamento sono colpiti dai pidocchi di mare.

Sia la pesca industriale che l'acquacoltura hanno inoltre un forte impatto ambientale. L’allevamento intensivo di pesci può portare a condizioni dell'acqua tossiche a causa di ammoniaca, nitrati e parassiti. Mentre durante le operazioni di pesca su scala industriale vengono spesso utilizzate reti da traino giganti che raschiano il pesce dal fondo dell'oceano rovinando i fondali. Questo inoltre si traduce anche nel problema della “cattura accessoria”, cioè di quei pesci che vengono catturati a causa dei metodi di pesca ma che vengono ributtati in mare, spesso già morti.

Anche i problemi per la salute non mancano. Molti pesci dalle grandi dimensioni, tra cui tonno, pesce spada, squalo e sgombro, sono infatti costantemente ricchi di mercurio, che può danneggiare il sistema nervoso di un feto o di un bambino piccolo. Gli agenti inquinanti, talvolta presenti nei pesci, come le statiossine e i PCB, sono stati collegati a tumori e a problemi riproduttivi. Come se non bastasse, a causa dell’inquinamento dei mari, chi consuma pesce ingerisce fino a 11.000 piccoli pezzi di plastica ogni anno, secondo uno studio dell'Università di Plymouth, con gravi rischi per l’infiammazione e la degenerazione muscolare.

Alice Trombetta, Direttrice di Animal Equality Italia, dichiara: “Con il rilascio di queste indagini, vogliamo dimostrare che il mercato della pesca industriale e degli allevamenti intensivi di pesce colpisce duramente il benessere dei pesci con conseguenze pesanti anche sulla salute dei consumatori, nonché dell’ambiente. La totale mancanza di regolamentazione e di tutele per la vita dei pesci è inaccettabile e chiediamo di fermare questa indifferenza”.

 

Animal Equality

Animal Equality è un'organizzazione internazionale che lavora con la società, i governi e le aziende per porre fine alla crudeltà verso gli animali d'allevamento. Animal Equality ha uffici negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania, Italia, Spagna, Messico, Brasile e India.

 

Alice Trombetta

OLTRE 569 MILA PERSONE INVITANO LE NAZIONI UNITE A FERMARE LA VENDITA DI ANIMALI VIVI NEI WET MARKET

 

Animal Equality ha consegnato migliaia di firme all’ONU chiedendo ai leader mondiali di proteggere la sicurezza degli esseri umani e degli animali

 

Oggi, l'organizzazione internazionale per la protezione degli animali Animal Equality ha presentato oltre mezzo milione di firme alle Nazioni Unite (ONU) insieme a una petizione che chiede la fine della vendita di animali vivi nei wet market di tutto il mondo. Le firme sono state consegnate al segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, a Munir Akram, presidente del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite nell’ambito della Missione permanente del Pakistan presso le Nazioni Unite, e a Nicolas de Rivière, presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e rappresentante permanente della Francia presso le Nazioni Unite.

 

Animal Equality chiede all'ONU di riconoscere pubblicamente i rischi che la vendita di animali vivi comporta per la salute globale e sollecita i responsabili politici di tutto il mondo a limitare la vendita di animali vivi nei wet market.

 

La vendita di animali vivi in questi luoghi sta causando grande preoccupazione agli esperti. Ad aprile, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l'Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE) e il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) hanno chiesto congiuntamente la sospensione a livello mondiale della vendita di mammiferi selvatici vivi nei mercati tradizionali, noti come wet market, a causa dell'alto rischio che questi ambienti comportano per la trasmissione di malattie fra gli esseri umani.

 

Il rapporto di queste organizzazioni afferma che "I virus dell'influenza aviaria possono essere trasmessi da animali infetti all'uomo durante la manipolazione e la macellazione nel contesto dei wet market. È quindi importante limitare, per quanto possibile, lo stretto contatto tra animali vivi, le operazioni di macellazione e la presenza degli esseri umani in tali mercati”. Questa guida è arrivata successivamenta alla dichiarazione dell'OMS secondo cui il COVID-19 molto probabilmente ha avuto origine animale.

 

"I mercati degli animali vivi rappresentano un innegabile rischio per la salute e la sicurezza delle persone in tutto il mondo. Sono terreno fertile per malattie ed estremamente crudeli nei confronti degli animali" ha affermato Sharon Núñez, presidente di Animal Equality, che ha consegnato le firme alle Nazioni Unite. "Per proteggere la nostra sicurezza e porre fine alla sofferenza di innumerevoli animali da allevamento, la vendita e la macellazione di tutti gli animali devono essere vietate nei wet market. Esortiamo le Nazioni Unite a dare ascolto all'appello delle oltre 569 mila persone che chiedono che l'organizzazione ponga fine alle vendite degli animali vivi nei wet market e prevenga la diffusione di futuri virus pandemici".

 

Numerosi scienziati e virologi hanno avvertito le autorità del fatto che questi mercati sono il terreno fertile perfetto per le malattie di origine animale. Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, inoltre, il 75% di tutte le malattie nuove o emergenti nell'uomo proviene dagli animali.

 

A fronte della pandemia da COVID-19 che alcuni membri della comunità scientifica ritengono sia nata in un wet market, Animal Equality ha pubblicato due indagini nel 2020 che mostrano le condizioni scioccanti nei mercati tradizionali in Cina, Vietnam e India. Queste inchieste hanno documentato l’estrema negligenza e le crudeltà di cui gli animali sono vittime all'interno di questi luoghi insalubri che ancora oggi nonostante gli avvertimenti dei funzionari sanitari continuano a esistere. Le indagini sono state accompagnate da una petizione che chiede alle Nazioni Unite di porre fine ai pericoli e alle sofferenze riscontrati nei wet market.

 

Insieme al COVID-19, altre epidemie come SARS e H5N1 sono state scientificamente collegate ai mercati tradizionali. Animali selvatici e domestici di ogni genere sono stipati insieme in questi mercati in piccole gabbie ricoperte dai fluidi e dagli escrementi provenienti da quelle superiori. All'interno di questi luoghi, le norme igienico-sanitarie, il benessere degli animali e le pratiche di macellazione che dovrebbero essere osservate vengono regolarmente ignorate.

 

Animal Equality chiede che il problema della vendita di animali vivi nei wet market sia portato all'attenzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e degli altri leader globali che hanno il potere di attuare rapidamente restrizioni in riferimento a questi luoghi pericolosi e disumani.

 

Per saperne di più, visita https://animalequality.org/action/markets

Animal Equality

Animal Equality è un'organizzazione internazionale che lavora con la società, i governi e le aziende per porre fine alla crudeltà verso gli animali d'allevamento. Animal Equality ha uffici negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania, Italia, Spagna, Messico, Brasile e India.

 

Alice Dominese

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