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Formaggi

I FORMAGGI DE IL FIORINO TRA I 200 PRODOTTI PIÙ BUONI AL MONDO

Tre stelle per la Riserva del Fondatore, premia anche per Pecorino Toscano DOP e Fior di Natura

 

Il Fiorino si regala un'altra giornata stellare. Il concorso internazionale Great Taste, organizzato dalla storica organizzazione inglese Guild of Fine Food e riservato ai migliori prodotti food e beverage del mondo ha incoronato il caseificio maremmano. La Riserva del Fondatore ha ottenuto due premi con tre stelle, il massimo riconoscimento del contest. Oltre al tris di stelle per la Riserva, una stella è stata assegnata al Pecorino Toscano DOP stagionato e una a il Fior di natura Pecorino semistagionato biologico con caglio vegetale.

 

Il Premio. A selezionare cibi e bevande provenienti da tutto il mondo è una giuria di oltre 500 esperti, composta da chef, acquirenti, giornalisti, rivenditori. I lavori della giuria si svolgono per un periodo di 60 giorni durante i quali ogni prodotto viene degustato alla cieca. Il 2020 ha visto in lizza 12.777 prodotti tra food e drink. Di questi solo l’1,6 per cento, poco più di 200, hanno ottenuto tre stelle. Un risultato che conferma la Riserva del Fondatore, nell’ élite mondiale dei prodotti. Ma anche le stelle del Pecorino Toscano DOP e del Fior di natura sono un grande successo visto che, in media, solo un prodotto su quattro riesce a ottenere l’ambito bollino di qualità.  

 

Dalle stalle alle stelle. I tre pecorini premiati hanno già ottenuto riconoscimenti nell’altro contest organizzato dalla Guild, il World Cheese Awards, concorso mondiale dedicato ai migliori formaggi del mondo. Ultime in ordine di tempo, sono le 9 medaglie ottenute nell’edizione italiana svoltasi a Bergamo nell’ottobre scorso, tre delle quali conquistate proprio dalla Riserva, dal Pecorino Toscano DOP e dal Fior di Natura. La qualità della materia prima, latte 

altamente selezionato proveniente solo dai pascoli della Maremma, e l’unicità della lavorazione hanno fatto ancora una volta la differenza, convincendo la giuria a premiare Il Fiorino con i sigilli di eccellenza internazionale, quali sono le stelle assegnate dalla Guild of Fine Food.

 

 

Seguendo il disciplinare della DOP è un classico caratterizzato da un sapore equilibrato e persistente. È un prodotto pluripremiato: Cheese of the year (2007),1° e 2° classificato al Trofeo San Lucio (2007, 2014), 2° classificato al Trofeo San Lucio (2010), medaglia di bronzo al WCA di Londra (2015) e medaglia d’oro a San Sebastian (2016), medaglia d’argento d’argento WCA Bergen (2018), al Mondial du Fromage e des Produits Laitiers (2019).

 

Lisa Cresti

“CHEESEMINE”  

 

 

STAGIONATURA DEI FORMAGGI NELLE MINIERE A DOSSENA  AL VIA LA SPERIMENTAZIONE COORDINATA DA CNR-ISPA

  

Si è svolta sabato 12 settembre la presentazione del progetto “CheeseMine” che vede al fianco di CNR – ISPA, l’Università degli Studi di Milano e sei aziende agricole del territorio con il patrocinio del Comune di Dossena, volto a riqualificare le miniere dello storico borgo della Val Brembana per conferire unicità e valore aggiunto al tipico processo di stagionatura dei prodotti caseari locali

  

È stato presentato sabato mattina a Dossena, uno dei borghi più autentici della Lombardia, il progetto  “CheeseMine. Percorso di sperimentazione della stagionatura dei formaggi nelle miniere di Dossena”, attraverso cui la rete dei partner –  6 aziende agricole locali, Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISPA – CNR), I Rais Società Cooperativa di Comunità  e  Università degli Studi di Milano (DEFENS, DISAA)  – intende sperimentare una nuova soluzione per la  stagionatura dei formaggi  da attuare nelle  miniere di Dossena, recentemente riaperte al pubblico a scopo turistico.  

  

L’Assessore  all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi di Regione Lombardia Fabio  Rolfi, dopo aver visitato le miniere, ha dichiarato:  “Le caratteristiche sensoriali della stagionatura in miniera, diverse da quelle delle stesse produzioni stagionate nelle celle aziendali, fornirebbero  un’importante opportunità di differenziazione della produzione casearia, tagliando i costi aziendali e riconoscendo un  valore aggiunto al prodotto, che diviene così  fortemente identitario.  – spiega l’assessore  Rolfi  –  L’innovazione comporta cambiamenti che, se ben programmati come in questo caso, non possono far altro che apportare benefici all’ecosistema locale, ad aziende e cittadini”.

  

Il percorso di valorizzazione delle produzioni casearie tipiche punta a  tre obiettivi: l’innovazione  del processo produttivo in una logica partecipativa, la  valorizzazione  dei prodotti tipici per la tutela di ambiente e territorio e infine il contributo alla  mitigazione ai cambiamenti climaticiconservando le strutture produttive di alta montagna. La speranza è che sempre più aziende aderiscano al progetto, incentivate anche dalle divulgazioni scientifiche che documenteranno i risultati raggiunti nel corso del tempo.

 

“Il progetto  CheeseMine  nasce dalla sollecitazione di alcuni produttori che hanno individuato nella stagionatura in miniera l’opprtunità  di valorizzare i loro formaggi.    Il percorso che abbiamo intrapreso parte quindi dalla scelta dei    formaggi  del territorio che meglio si prestano alla stagionatura in miniera e fornirà elementi analitici per la valorizzazione dei prodotti, tra cui lo studio del  microbiota  di crosta, le caratteristiche compositive e il profilo    aromatico”  dichiara  Milena Brasca, Primo Ricercatore dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISPA-CNR).

  

“Nella sua prima fase, il progetto è stato indirizzato allo studio di processi di caseificazione che consentissero di ottenere formaggi idonei alla stagionatura nelle miniere di Dossena. Sono stati redatti tre Disciplinari di produzione di formaggi, due da latte vaccino e uno da latte di capra, le cui caratteristiche chimiche, nutrizionali e sensoriali saranno conferite dalle peculiarità delle condizioni ambientali delle miniere di Dossena,  dichiara  Stefano Cattaneo, Ricercatore del Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente dell’Università degli Studi di Milano”.

  

“Per la realizzazione del progetto  CheeseMine  sono state valutate le  caratterisitche  aziendali e la produzione dei foraggi da prati e pascoli locali, che garantiscano il collegamento con il territorio di Dossena e la capacità di sostenere produzioni zootecniche tipiche, oltre alla necessità di aprirsi ad innovazioni sostenibili,  dichiara  Alberto Tamburini, Professore del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano”.

  

“CheeseMine  nasce con l’intento di non fermarsi ai partner di partenza, ma punta a espandersi con il tempo, coinvolgendo sempre più realtà. – commenta il  sindaco di Dossena Fabio Bonzi,  che ha patrocinato l’iniziativa –  La particolarità del territorio di Dossena, ricco di miniere, è un forte incentivo a sfruttare al meglio le risorse naturali che abbiamo a disposizione, sempre nel rispetto dell’ambiente, per dare alle nostre eccellenze gastronomiche e aziende locali il riconoscimento che meritano”.

  

“Tale iniziativa rappresenta il primo  step  di un percorso di valorizzazione delle produzioni casearie tipiche; persegue, pertanto, l’obiettivo ultimo di salvaguardare non solo il territorio e i suoi abitanti ma anche le pratiche agricole quali elementi di attrattività e resilienza.    dichiara  Patrizio  Musitelli, Direttore GAL Valle Brembana 2020  – GAL Valle Brembana 2020 ha assunto il ruolo di  Innovation  Broker, coordinando i lavori e le relazioni tra i soggetti del partenariato e i network nazionali e europei”.

  

La realizzazione dell’iniziativa  CheeseMine, della durata di 30 mesi e che vedrà i primi risultati il prossimo anno, è resa possibile grazie al finanziamento ottenuto da Regione Lombardia in risposta all’approvazione del progetto presentato dal gruppo operativo, coordinato da GAL Valle Brembana 2020.

  

  

 

Claudia Rota

 

IL CONSORZIO PARMIGIANO REGGIANO ALLA FIERA MILLENARIA DI GONZAGA (4-8 SETTEMBRE)

 

Venerdì 4 settembre, il presidente Nicola Bertinelli sarà protagonista dell’evento di apertura della Fiera

 

Il Consorzio Parmigiano Reggiano partecipa a Millenaria, la fiera che, dal 1490, si svolge in provincia di Mantova e che rappresenta la cultura del buon cibo e la valorizzazione dell'eccellenza agricola e agroalimentare italiana. Saranno oltre 150 gli espositori specializzati che, nella ricca area espositiva, parteciperanno alla manifestazione in ottemperanza alle normative anti-Covid.

 

Mantova è una delle cinque province nelle quali si produce Parmigiano Reggiano – oltre a Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna – qui sono 21 i caseifici produttori che producono ogni canno circa 400 mila forme. 

 

Parmigiano Reggiano e Grana Padano saranno i protagonisti dell’evento di apertura della Fiera Millenaria 2020, che si terrà venerdì 4 settembre alle 21 (la fiera proseguirà fino all’8 settembre). I presidenti dei due consorzi di tutela, Renato Zaghini (Grana Padano) e Nicola Bertinelli (Parmigiano Reggiano) si confronteranno con l’assessore all’agricoltura della Regione, Fabio Rolfi, in una serata dibattito che avrà come tema “La forza dell’agricoltura”. L’incontro sarà moderato dal presentatore Rai Nicola “Tinto” Prudente, voce irriverente del programma “Decanter” (Radio 2), già ospite della scorsa edizione della fiera di Gonzaga.  

 

Il Consorzio Parmigiano Reggiano si presenta con un fitto calendario di degustazioni e abbinamenti con le eccellenze del territorio, dai Lambruschi Mantovani al Melone mantovano IGP.

 

“Un’occasione per incontrare i più importanti player lombardi, per riflettere sul post-Covid e per capire quale strada intraprendere insieme per garantire un futuro di successo alla nostra filiera” ha commentato il presidente Nicola Bertinelli

 

Fabrizio Raimondi

PARMIGIANO REGGIANO: NEL PRIMO SEMESTRE 2020 LE VENDITE SONO CRESCIUTE IN ITALIA DEL 6,1%, VOLA ANCHE L’EXPORT: +11,9%

 

Nel primo semestre 2020 crescono le vendite di Parmigiano Reggiano rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+6,1%). Cresce anche l’export con ottime performance in Europa: Paesi Bassi, (+31,6%), Belgio (+31,3%), Germania (+16%), Regno Unito (+15,2%), Francia (+7,2%), e extra-UE: Canada (+153,9%), Area del Golfo (+50%), Cina (+37,2%), Norvegia (+35,8%).

Nonostante il Covid e le incertezze sui mercati internazionali, il Parmigiano Reggiano chiude il primo semestre 2020 con il segno positivo sia in Italia che all’estero. I dati emergono da un’analisi del Consorzio Parmigiano Reggiano e del Centro Ricerche Produzioni Animali (CRPA).

 

Se in Italia l’aumento complessivo delle vendite è stato pari al 6,1% (34.200 tonnellate contro le 32mila del semestre precedente), all’estero, l’export è cresciuto dell’11,9%: nei primi sei mesi del 2020 sono oltre 27mila le tonnellate di prodotto che hanno superato i confini italiani per raggiungere le tavole di tutto il mondo.

Il 2020 è stato un anno eccezionale che ha cambiato anche la distribuzione dell’export del prodotto. Nel primo semestre del 2020, il primo mercato è stato la Germania (quota 19,6% su totale export), seguito da Francia (19,5%) – fino ad ora primo mercato dopo l’Italia, USA (18,2%), Regno Unito (13,5%) e Canada (5%).

 

L’Europa cresce complessivamente del +12,5% con incrementi notevoli per Paesi Bassi (+31,6%), Belgio (+31,3%), Germania (+16%), Regno Unito (+15,1%) e Francia (+7,2%).

Anche l’extra-UE cresce e registra un +11,9%: da segnalare le performance positive di Canada (+153,9%), Area del Golfo (+50,5%), Cina (+37,2%), Norvegia (+35,8%).

Registrano performance negative invece, in Europa, Grecia (-14,6%) e Austria (-13,3%), e fuori dall’UE, Australia (-25,8%), Giappone (-3,2%) e USA (-1,6%), flessioni legate principalmente alle incertezze sui mercati dovute al virus.

 

Un altro dato interessante riguarda il formato preferito dai consumatori all’estero. I buyer acquistano perlopiù porzionati e grattugiati che crescono rispettivamente del 14,7% e del 14,2%, mentre calano le forme intere che registrano una flessione pari al 5,9%.

 

Anche in questo momento di crisi e incertezza il mercato ci ha premiato. I dati dimostrano come la marca forte e ben posizionata verso il consumatore sia stata il vaccino migliore per arginare gli impatti commerciali del Covid. Ora serve collaborazione di tutti per tutelare il prodotto ed evitare i rischi legati ad un autunno molto incerto sia in Italia che all'estero. Nel primo semestre 2020 abbiamo registrato una crescita in Italia pari al +6,1% e un incremento delle esportazioni pari all’11,9%, un dato estremamente positivo che arriva in un momento difficile per il nostro comparto” ha commentato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. 

 

Ricordiamo – aggiunge Bertinelli -– che il Parmigiano Reggiano ha ottenuto ottime performance in termini di vendite, ma che sta anche soffrendo di un eccesso di offerta che ha causato un calo dei prezzi ed una conseguente riduzione della remuneratività per le nostre aziende produttrici. 

Ci stiamo dando da fare per rispondere prontamente alla crisi. Le misure che abbiamo adottato sono sostanzialmente tre. In primo luogo, il Consorzio acquisterà dai suoi 335 caseifici fino a 320mila forme (160mila dell’ultimo quadrimestre 2019 e 160mila del primo quadrimestre 2020) così da riequilibrare il mercato. Le forme saranno conservate nei magazzini, fatte stagionare più a lungo e reimmesse progressivamente sul mercato quando sarà possibile ottenere una remunerazione adeguata al prodotto. Non è la prima volta che il Consorzio interviene per ritirare le forme al fine di alzare le quotazioni: era già successo nel 2014-2015. La novità è che ora il Consorzio non si limiterà a ritirare le forme dal mercato, ma ridurrà ulteriormente le quote di produzione che sono stata stabilite per il triennio a venire”.

 

Esportazioni di Parmigiano Reggiano 1° semestre 20201

 

 

Export di Parmigiano Reggiano per Paese 1° semestre 2020/2019

 

tonnellate

gen-giu 2019

gen-giu 2020

Var. % 20/19

Germania

4.674,5

5.421,2

16,0

Francia

5.040,7

5.404,8

7,2

Regno Unito

3.245,0

3.735,7

15,1

Paesi Bassi

577,9

760,6

31,6

Belgio

576,1

756,2

31,3

Spagna

624,5

668,3

7,0

Svezia

510,3

589,7

15,6

Danimarca

351,5

361,4

2,8

Grecia

396,2

338,5

-14,6

Austria

130,7

113,4

-13,3

Altri paesi UE

1.164,2

1.295,6

11,3

Ue-28

17.291,5

19.445,4

12,5

USA

5.107,7

5.025,1

-1,6

Canada

541,5

1.374,6

153,9

Svizzera

467,8

491,5

5,1

Giappone

466,2

451,2

-3,2

Australia

253,4

188,1

-25,8

Norvegia

126,4

171,6

35,8

Area del Golfo

64,1

96,5

50,5

Cina

20,3

27,9

37,2

Altri extra Ue

369,4

387,5

4,9

Totale

24.708,2

27.659,3

11,9

 

Fonte: Elaborazioni su rilevazioni dirette

 

 

1 Elaborazione dei dati forniti dalle 32 imprese di produzione, confezionamento e commercializzazione che hanno aderito alla rilevazione infrannuale

 

1.Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano C.R.P.A.

 

Fabrizio Raimondi 

 

 

CASEIFICI APERTI 2020

 

 

Sabato 3 e domenica 4 ottobre torna Caseifici Aperti: l’appuntamento che offrirà a tutti – dai foodies e appassionati ai curiosi, grandi e piccini - la possibilità di partecipare e immergersi nella produzione del Parmigiano Reggiano DOP. Le visite e le attività saranno organizzate osservando attentamente le norme sul distanziamento sociale e le misure anti-contagio. Visite guidate al caseificio e al magazzino di stagionatura, spacci aperti, eventi per bambini e degustazioni, uniti alla passione dei casari offriranno la possibilità di vivere un’esperienza unica: un viaggio alla scoperta della zona d’origine del Parmigiano Reggiano, delle sue terre ricche di storia, arte e cultura. È così che, a circa un anno dall’ultima edizione, i produttori di Parmigiano Reggiano hanno scelto di lanciare un segnale di speranza agli italiani.

 

Ricordiamo che la produzione della DOP non si è mai fermata: anche nel periodo più buio del lockdown, i casari sono rimasti al lavoro tra caldaie e fascere per rifornire il Paese. Ora è giunto il momento di fare un passo in più e tornare ad accogliere nei caseifici tutte quelle persone che hanno sostenuto la nostra filiera in un periodo così difficile. Partecipare a Caseifici Aperti è semplice: basta visitare il sito del Consorzio, www.parmigianoreggiano.it e accedere all’area dedicata dove presto sarà disponibile la lista dei caseifici aderenti grazie alla quale è possibile informarsi sugli orari di apertura e sulle attività proposte.

 

Assistere alla nascita della forma è un’esperienza unica, così come passeggiare nei suggestivi magazzini di stagionatura e acquistare il formaggio direttamente dalle mani di chi lo produce. Un autentico viaggio nel tempo alla scoperta del metodo di lavorazione artigianale, rimasto pressoché immutato da oltre nove secoli. Il Parmigiano Reggiano si produce oggi come nove secoli fa: con gli stessi ingredienti (latte crudo, sale e caglio), con la stessa cura artigianale e con una tecnica di produzione che ha subito pochi cambiamenti nei secoli, grazie alla scelta di conservare una produzione del tutto naturale, senza l’uso di additivi.Ufficio Stampa e Relazioni Esterne:

 

Fabrizio Raimondi 

PER IL FORMAGGIO PIAVE LA RIPARTENZA È “DOP

Le sue caratteristiche nutrizionali incontrano le nuove esigenze dei consumatori che premiano l’origine made in Italy, la qualità delle materie prime e l’assenza di glutine e lattosio.

 

Salute, italianità e qualità sono le chiavi del Food post Coronavirus, e il Piave DOP soddisfa pienamente tutte e tre le condizioni. L’inaspettata e improvvisa pandemia Covid-19 ha istantaneamente ridefinito equilibri e gerarchie di valori e preferenze, rafforzando alcune tendenze o imponendone di nuove. I dati dell’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy 2020, recentemente presentati, confermano l’importanza dell’origine e dell’italianità, raccontata da vari cliam, primo su tutti il marchio DOP. I prodotti a marchio DOP hanno generato nel 2019 l’1,2% delle vendite del paniere alimentare dell’Osservatorio e sono stati tra i più performanti dell’anno, con un incremento del +7,1%. Il formaggio Piave è un vero e proprio ambasciatore dei valori di questo marchio, anche grazie al progetto europeo “Nice to eat EU” di cui è protagonista che è interamente incentrato sull’educare il consumatore a riconoscere i prodotti a marchio di tutela, aumentando sia il livello di consapevolezza in termini di sicurezza alimentare, autenticità e tracciabilità sia il loro consumo. Il trend di crescita dei prodotti DOP non dovrebbe subire battute d’arresto, anzi: il periodo del lockdown ha portato a un incremento dei consumi di qualità e i prodotti DOP ne hanno beneficiato.

 

Anche i prodotti senza glutine e senza lattosio sono particolarmente ricercati e apprezzati dai consumatori: i “gluten free” superano il 14% del totale delle vendite food mentre quelli dichiarati in etichetta come senza lattosio hanno evidenziato un trend molto positivo (+3,6% rispetto al +2,9% del 2018) che ha portato questo paniere a toccare il 4,5% di quota sulle vendite complessive del comparto alimentare dell’Osservatorio Immagino.  Il Piave DOP, oltre ad essere senza glutine, è naturalmente privo di lattosio, nelle stagionature Mezzano, Vecchio, Vecchio Selezione Oro e Vecchio Riserva, poiché il lattosio viene degradato grazie al tradizionale processo di produzione e stagionatura. “Oggi la scelta di un prodotto si base sempre più sulle informazioni riportate in etichetta, che arricchiscono di nuovi contenuti il processo decisionale del consumatore che vuole sapere molte più cose su ciò che compra e consuma – afferma Chiara Brandalise, Direttore del Consorzio di tutela del Piave DOP -. In questo momento di crisi per l’intera economia mondiale saranno proprio le nostre caratteristiche più autentiche a segnare la strada per la ripartenza. Ora più che mai i prodotti DOP riescono a garantire qualità e sicurezza”. L’orgoglio dell’essere interamente “made in Italy”, il valore della tradizione e di una storia sedimentata nei secoli, la promessa di un’esperienza gastronomica eccellente e i suoi valori nutrizionali, rendono il formaggio Piave DOP un alimento particolarmente adatto a rispondere alle nuove richieste dei consumatori.

 

Risponde bene anche alle aspettative di salute e benessere poiché le modificazioni biochimiche che intercorrono durante la stagionatura rendono grassi e proteine facilmente assimilabili. È inoltre un prodotto genuino, costituito solo da latte fresco bellunese, fermenti lattici, caglio e sale e completo sotto il profilo nutritivo perché contiene aminoacidi essenziali, calcio e fosforo. Disponibile in 5 tipologie, a seconda dei tempi il Piave DOP (www.formaggiopiave.it), è prodotto con latte che proviene esclusivamente dalla provincia di Belluno e, per almeno per l’80%, da tre razze bovine tipiche della zona: la Bruna italiana, la Pezzata Rossa italiana e la Frisona italiana.

 

Fra gli obiettivi principali del Consorzio di Tutela vi è la promozione del marchio formaggio Piave DOP e la divulgazione di corrette informazioni sulle specificità del prodotto, oltre alla comunicazione on e offline per favorirne la conoscenza e ampliarne il consumo; è possibile seguire il Consorzio e il progetto Nice to Eat EU su Instagram @nice_to_eateu, Facebook @NiceToEatEU (FB) e YouTube (all’omonimo canale) e con l’hashtag ufficiale #Nicetoeateu, oltre che sul sito www.nicetoeat.eu  

 

Blancdenoir Communication Agency

IL FORMAGGIO PIAVE DOP PROTAGONISTA A FESTIVAL LETTERATURA DI MANTOVA

 

Il formaggio Piave DOP sarà protagonista al prossimo Festival Letteratura, in programma dal 9 al 13 settembre a Mantova, dove presenterà in anteprima il reportage "Versanti di gusto. Il Piave DOP racconta le sue montagne" che verrà presentato in anteprima in conferenza stampa giovedì 10 settembre alle ore 11.00 in Sala delle Lune e dei Nodi (Camera di Commercio, Via Baldassarre Castiglioni, 4).

 

Interverranno: 

  • Patrizio Roversi, conduttore TV e giornalista
  • Roselena Ramistella, fotografa, vincitrice del Sony World Photography Awards 2018 nella categoria Natural World & Wildlife, autrice del reportage
  • Chiara Brandalise, Direttrice del Consorzio di Tutela Piave DOP.

L'incontro sarà moderato da Alberto Marcomini, giornalista e maitre fromager.

 

In allegato l'invito, ci auguriamo potrà intervenire.

 

 

Il Consorzio sarà inoltre presente per tutta la durata della manifestazione con un gazebo in Piazza Sordello, dove vi sarà la possibilità di degustare il prodotto e di approfondirne la conoscenza.

 

Sarà infine sponsor dell'evento "Rocco e i suoi fardelli" con Antonio Manzini e Lella Costa, Domenica 13 Settembre alle ore 10.00 in Piazza Castello. L'incontro con l'autore è incentrato sulle vicende del vicequestore più amato dagli appassionati di letteratura gialla nostrana, Rocco Schiavone, nato appunto dalla penna dello scrittore e attore Antonio Manzini.

 

Restiamo a sua disposizione per qualsiasi approfondimento e in attesa di una sua gentile conferma di partecipazione alla conferenza stampa all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o al tel. 030-7741535.

 

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Consorzio Parmigiano Reggiano

 

Il Consorzio Parmigiano Reggiano lancia un piano per sostenere il riequilibrio delle condizioni di mercato

 

Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio di tutela lancia un programma per arginare il crollo dei prezzi del Re dei Formaggi: il ritiro di 320 mila forme, misure per riequilibrare il mercato, un piano di marketing che consenta di ridare al valore al prodotto e di garantire buone condizioni di reddito alla filiera. Il piano proposto verrà presentato all’Assemblea dei Consorziati il prossimo 24 giugno

 

Il prezzo del Parmigiano Reggiano ha registrato negli ultimi mesi un calo importante. Se si prendono a riferimento i listini del 2019 si stima che la riduzione sia circa del 40%. Una contrazione della marginalità che preoccupa i caseifici che, negli anni passati, hanno vissuto un periodo felice sia per quanto riguarda produzione che quotazioni. Nel 2019 la quotazione media annua è stata infatti pari a 10,75 euro, per poi scendere bruscamente sotto i 10 euro già a partire dal mese di ottobre – quando sono stati annunciati i dazi di Trump – e attestarsi oggi intorno ai 7,20 euro al kg. I motivi del crollo del prezzo sono diversi: in primis la riduzione delle vendite all’estero e la chiusura del canale Horeca nel periodo del lockdown. Ma il calo riguarda in particolare il prodotto stagionato dodici mesi, acquistato dai grossisti (una decina sono gli operatori che acquistano e rivendono il Parmigiano Reggiano) che hanno avuto una visione poco rosea del futuro del mercato e hanno spinto le quotazioni del prodotto verso il basso.

 

Quali sono le proposte del Consiglio di Amministrazione del Consorzio per reagire alla crisi? Le misure – che andranno discusse e approvate dall’Assemblea dei consorziati il prossimo 24 giugno – sono sostanzialmente tre. In primo luogo, il Consorzio acquisterà dai suoi 335 caseifici ben 320mila forme (160mila dell’ultimo quadrimestre 2019 e 160mila del primo quadrimestre 2020) così da riequilibrare il mercato. Le forme saranno conservate nei magazzini, fatte stagionare più a lungo e reimmesse progressivamente sul mercato quando sarà possibile ottenere una remunerazione adeguata al prodotto. Non è la prima volta che il Consorzio interviene per ritirare le forme al fine di alzare le quotazioni: era già successo nel 2014-2015. La novità è che ora il Consorzio non si limiterà a ritirare le forme dal mercato, ma limiterà ulteriormente le quote di produzione che sono stata stabilite per il triennio a venire.  Il Consorzio potrà inoltre contare sulle misure nazionali previste dal decreto rilancio.

 

Se negli ultimi mesi le vendite nel canale Horeca e all’estero si sono bruscamente ridotte, abbiamo avuto grandi soddisfazioni nella Gdo che a maggio ha registrato una crescita superiore al 30%. Sono fiducioso: stiamo prendendo misure efficaci che, spinte da un piano di marketing adeguato, ci consentiranno di chiudere quest’anno così anomalo consolidando il giro d’affari del 2019. Mai come oggi è importante che le nostre aziende siano coese: avremo modo di confrontarci sulle prospettive per il futuro durante l’Assemblea dei consorziati che si terrà il prossimo 24 giugno” commenta Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano.

 

Fabrizio Raimondi

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