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L'Angolo Della Qualità

LO ZAFFERANO NASCE A GENOVA

Di Alessandra Pocaterra

Il fiore di zafferano con i preziosi stimmi

Conobbi Alberto Airenti molti anni fa quando il suo progetto era poco piu’ che un sogno.

Un sogno che ha incominciato a concretizzarsi nel 2016 quando, chiamato per un intervento urgente su terreni del nonno a Fontanegli (GE), Alberto si rese conto di alcuni bulbi che crescevano proprio in quei terreni aridi e trascurati. Da lì la felice intuizione che proprio in quella terra così arida il crocus sativus, meglio conosciuto come fiore dello zafferano, avrebbe potuto trovare il suo habitat naturale.

Oggi la Coop Ghinghinelli non è più solo un sogno, ci sono tre soci: Alberto, Simona e Matteo, e la giovane start up è riuscita in pochissimo tempo ad ottenere la certificazione Biologica con CCPB (CCPBè un organismo di certificazionee controllo dei prodotti agroalimentari e no food ottenuti nei settori del biologico, eco-compatibile, eco-sostenibile. N.d.r..)e la certificazione Genova Liguria Gourmet

Matteo e Simona Facchineri e Alberto Airenti 

(Genova Liguria Gourmet é il marchio collettivo geografico (MCG) ideato, registrato e garantito dalla Camera di Commercio di Genova per valorizzare e tutelare l´eccellenza e tipicità della gastronomia locale, certificando la “Vera Genova nel piatto”)

Una coop giovane, all’avanguardia, e molto attenta quindi al problema dell’ecosostenibilità tanto che, per il confezionamento del prezioso oro rosso i contenitori utilizzati sono preforme per bottiglie dell’acqua in PET completamente riciclabili. 

Il fiore dello zafferano (CROCUS SATIVUS), fiorisce solo una volta all’anno a cavallo tra ottobre e novembre; dal fiore, raccolto esclusivamente a mano (e qui da Ghinghinelli coltivato su fasce di terreno chiamate “trincee”), si procede alla sfioritura cioè l’estrazione dei 3 stimmi che entro 12 ore dalla raccolta vengono essicati e, dopo 1 mese di affinazione, vengono confezionati.

 

Paella

Lo zafferano è noto anche per le sue proprietà benefiche infatti, studi recenti confermano che il safranale, l’olio essenziale dello zafferano responsabile dell’odore intenso di questa spezia e la crocina, ricca di carotenoidi, contribuiscono a farne un ottimo alleato contro i radicali liberi e non solo…. Antidepressivo, cicatrizzante …in cosmesi utilizzato come colorante per donare ai capelli rossi splendidi riflessi. 

I tempi, i costi di lavorazione e di raccolta lunghi e dispendiosi rendono questa spezia carissima, pensate che per 1 kg di prodotto ci vogliono 150mila fiori freschi!

Vi esorto pertanto a consumare lo zafferano di qualità per preparare piatti e intingoli da chef,  (i nostri  migliori chef genovesi utilizzano Ghinghinelli da tempo!) ricordandoVi che i prodotti a basso costo che si trovano in commercio sono di ricchi di coloranti e non hanno certo le numerose proprietà del vero zafferano.

Una curiosità: nel trecento lo zafferano era uno dei prodotti che aveva la tassa di dogana in uscita più alta e in molti casi sostituiva la moneta!

Termino con un grazie ad Alberto, Simona e Matteo per il loro impegno e per portare lustro alla nostra città con un prodotto tanto prezioso.

Ghinghinelli Società Cooperativa Agricola

Via Marsiglia 20, 16022 Davagna (Genova)

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I FORMAGGI DE IL FIORINO PROTAGONISTI DAL 10 AL 12 AL TASTE TOUR

 

 

 

Da sabato 10 a lunedì 12 marzo, il Caseificio maremmano sarà alla Leopolda nella sezione Taste Tour I formaggi de Il Fiorino tornano protagonisti al Taste di Firenze.

 

Le eccellenze del caseificio Il Fiorino si preparano a conquistare il Taste di Firenze. Da sabato 10 a lunedì 12 marzo, l’edizione 2018 del salone dedicato all’alta gastronomia e al foodlifestyle, in programma alla Stazione Leopolda avrà tra i protagonisti anche l’azienda maremmana, che presenterà i suoi formaggi. Una vera e propria kermesse del gusto quella fiorentina, che vedrà partecipare 400 imprese e operatori del settore dal panorama nazionale e internazionale.

 

A Taste arriva il Pecorino aromatizzato al Pesto. Nella prestigiosa cornice di Taste, inoltre, sarà presentata la collaborazione tra Il Fiorino e Pesto Rossi, azienda genovese che, dal 1947, è specializzata nella produzione e vendita di prodotti gastronomici di alta qualità. Da questa partnership sono nati due prodotti pensati per le tavole dei gourmet di tutto il mondo: il Pesto Rossi al pecorino Riserva del Fondatore e il Pecorino aromatizzato al Pesto Rossi, maturato in cella per almeno 30 giorni e dal sapore morbido e ben equilibrato.

 

 

 

 

Taste, dove trovare Il Fiorino. Le eccellenze del Caseificio maremmano potranno essere gustate alla Leopolda nella sezione Taste Tour, allo stand A/43. Per gli amanti del formaggio targato “Il Fiorino”, Taste sarà l’occasione per assaporare alcuni dei prodotti che, nel 2017, hanno conquistato i più importanti premi a livello internazionale: dalla Riserva del Fondatore a il Cacio Caterina, dal Tesoro di Giove al Fior di Natura semi stagionato biologico con caglio vegetale, dalla Grotta del Fiorino al Pecorino Toscano Dop stagionato a latte crudo fino al Fior di Maggengo. Sono solo alcune delle eccellenze che hanno portato il Caseificio maremmano nell’ ‘olimpo’ dei migliori formaggi del mondo.

 

Ufficio stampa Caseificio Il Fiorino

Lisa Cresti

 

TRENT’ANNI DI VIGNE VECCHIE, LA LUNGA VITA DELLA BARBERA D’ASTI

 

 

 

Di Luciano Scarzello

Grande successo della storica verticale

organizzata dalla Cantina Vinchio – Vaglio Serra, in una giornata interamente dedicata al suo miglior vino.

 

La Barbera o il Barbera? Da anni si discute se uno dei più noti e antichi vini del Piemonte (ma presente, ad esempio, anche nell’Oltrepò pavese e nel Piacentino) sia “maschile” o “femminile” e alla fine si è deciso per questa seconda definizione. Del resto si è sempre chiamata così. Culla per eccellenza della Barbera è l’astigiano che alcuni anni fa ha visto il riconoscimento della docg. Un vino molto apprezzato, impegnativo, diciamo quasi “Da meditazione” come  il Barolo docg pur non possedendone proprio lo stesso impatto anche mediatico e le stesse caratteristiche. Specie se si tratta di “Vigne vecchie”, la produzione per eccellenza della Cantina cooperativa di Vinchio Vaglio nel territorio di Nizza Monferrato terra della “Bagna caòda” in autunno che in abbinamento alla Barbera ha dato origine ad un  fantastico connubio.

 Ispirato dal grande enologo Giuliano Noè, uno dei padri della Barbera, il “Vigne vecchie” è frutto delle uve raccolte in vigneti con oltre 50 anni di vita. Nel corso di una manifestazione svoltasi  proprio nella sede della Cantina sono state degustate bottiglie di “Vigne vecchie” di 9 annate a partire dal 1987 e tutte accomunate da una stupefacente longevità. È questa la caratteristica evidenziata da giornalisti nazionali ed esteri, esperti di marketing e comuni amanti del buon bere  che han fatto ressa al banco di degustazione.

“Oltre alla grande soddisfazione per i risultati della degustazione – afferma il Presidente della Cantina, Lorenzo Giordano – questa giornata è stata importante poiché ci ha offerto fondamentali spunti di riflessione. Il grande panel delle persone presenti, in primis giornalisti del settore, oltre a certificare la qualità del nostro vino, la sua grande longevità e le sue potenzialità, ci ha consentito anche di analizzare i principali mercati a cui il nostro Vigne Vecchie si rivolge”.

Dello stesso parere i curatori delle guide presenti, Antonio Paolini (de “L’Espresso”) , Gianni Fabrizio, Paolo Massobrio e Fabrizio Gallino, sulla longevità del ‘Vigne Vecchie’: “Le annate in degustazione  hanno mostrato una grande una indiscutibile attitudine all’invecchiamento. È giunto il momento di considerare la Barbera d’Asti alla stregua dei principali vini italiani. Grande è dunque la versatilità di questo vino, in grado di collocarsi nel novero dei principali vitigni”. Opinione questa condivisa anche da Alfonso Cevola, curatore del blog On the Wine Trail in Italy e grande conoscitore del mercato statunitense. “Oltre ad essere personalmente entusiasta di questa degustazione – ha detto - ritengo che ‘Vigne Vecchie’ possa diventare un brand vincente nel mercato americano. La grande bevibilità e piacevolezza della barbera d’Asti, si sposano perfettamente con le attese dei wine lovers statunitensi, sempre più alla ricerca di esperienze organolettiche alternative”. “La Barbera – aggiunge il presidente del Consorzio di Tutela Filippo Mobrici – deve acquistare una importanza sempre maggiore e curare costantemente la qualità. La crescita di interesse sui mercati internazionali  dimostra che abbiamo ancora molto spazio”. La Cantina di Vinchio è nata nel 1959 ed è un’importante realtà dell’astigiano. Oltre alla Barbera produce altri noti vini tra cui Grignolino, Freisa, nebbiolo, Bonarda, Brachetto e il Ruchè.

 

 

VINO, ISTAT: VERDICCHIO TRAINA LA CRESCITA DELL’EXPORT MARCHIGIANO. +9%

 

 

Effetto Verdicchio, grazie anche ai 50 anni della Doc Castelli di Jesi, sull’export enologico marchigiano. Secondo Istat, che ha aggiornato i dati regionali sul commercio estero, i primi nove mesi di quest’anno si sono infatti chiusi con una crescita in valore del vigneto Marche nel mondo del 9%, quasi il triplo rispetto alla media nazionale (3,4%) con un controvalore di oltre 41 milioni di euro e una proiezione sui 12 mesi che supera i 56 milioni di euro. “La nostra azione promozionale, ma soprattutto il lavoro dei produttori in vigna e in cantina, cominciano a dare risultati più che soddisfacenti – ha detto il direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), Alberto Mazzoni -.

 

Il dato è come al solito sottostimato perché parte delle merci prendono destinazioni estere da hub extraregionali, ma è significativo il salto di qualità nei trend di crescita in particolare nell’area di Ancona-Jesi. Detto questo – ha aggiunto Mazzoni – ritengo che i target commerciali siano ancora ben lontani se rapportati alla qualità di prodotto che esprimiamo e che ci viene riconosciuta ormai in tutto il mondo; sarà anche interessante capire come nei prossimi mesi ci giocheremo la partita del prezzo medio in un’annata ricca come quella attuale”.

 

Nell’incrocio con i dati relativi alle province su vini e bevande (dove queste ultime pesano per il 10% sui valori totali), è quello di Ancona – e quindi l’area jesina – il territorio più prolifico, con una crescita del 14% e una quota di mercato sull’intero export vinicolo regionale del 60%. Bene anche le altre province, fatta eccezione per Macerata (-4%), con l’area ascolana (seconda per vendite) a circa +4% e Pesaro-Urbino che sfiora un +8%.

 

“Quest’anno – ha aggiunto il direttore Imt, che conta 472 aziende associate per 15 denominazioni di origine – abbiamo investito in promozione oltre 3,2 milioni di euro tra il Programma di sviluppo rurale e i fondi Ocm lavorando con oltre 200 aziende in particolare sui mercati di sbocco del Nord America (Usa e Canada) e su emergenti come Cina e Russia, ma peculiare attenzione è stata riservata anche a eventi internazionali – Vinitaly in primis – e alle azioni di incoming. Tra queste, l’evento Collisioni Jesi di Ian D’Agata e Imt per i 50 anni del Verdicchio dei Castelli di Jesi, con oltre 30 stakeholder ed esperti provenienti da tutto il mondo.

 

Grazie anche alla forte sinergia con l’assessorato all’Agricoltura della Regione Marche, proprio ieri abbiamo rilasciato la domanda per il progetto promozionale Psr Marche 2014/2020, per un importo complessivo di oltre 1,4 milioni di euro solo per l’annata 2019; a questo si aggiunge il nuovo plafond previsto dai fondi comunitari dell’Ocm Promozione, su cui è stata ammessa una spesa complessiva di 2,2 milioni di euro”.

 

Il Verdicchio (dei Castelli di Jesi e di Matelica) è da 4 anni il bianco fermo più premiato d’Italia dall’incrocio delle guide di settore, la sua produzione supera i 20 milioni di bottiglie di cui circa la metà destinate all’estero in particolare negli Usa, che vale il 22% delle vendite oltreconfine, Nord Europa, Germania, Regno Unito e Cina. Il maxi-Consorzio Imt rappresenta l’89% dell’imbottigliato dell’intera area di riferimento delle 15 Doc, che conta una superficie vitata di oltre 8mila ettari tra le province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino e Fermo.

 

 

Ispropress

Eugenia Torelli, 328.6617921 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

GOLOSITA' A MONTEBRUNO

 

 

Lo storico palazzo che ospita l'antico forno

Di Virgilio Pronzati    

Per chi ama la quiete, la campagna, pane e dolci di straordinaria bontà, basta percorrere la statale 45 della Val Trebbia e raggiungere il piccolo comune di Montebruno.  Il tutto a circa tre quarti d’ora da Genova.  Montebruno, conosciuto sin dall’antichità col toponimo Castrum Montisbruni, è uno dei più piccoli comuni liguri contando appena 240 abitanti di cui circa cento nel nucleo comunale e il resto suddivisi in ben sette frazioni.  Se nel passato era frequentato da contadini, mercanti, monaci e truppe delle ricche e potenti famiglie dei Malaspina, Fieschi e Doria che dovevano raggiungere Piacenza, oggi è la meta per gite e scampagnate fuori porta dei gourmet genovesi. 

 Una parte del locale

 

Oltre un ristorante, la farmacia e altri necessari esercizi, spicca l’Antico forno a legna Da Carlo, dove pane e dolci lievitati sono prodotti rigorosamente con il lievito madre e, non meno importante, cotti in forno a legna.  Questo locale ha una storia antica. Se Montebruno fu eretto comune nel 1881, il forno risale al lontano 1886. A crearlo fu Davide Barbieri bisnonno dell’attuale proprietario Carlo, che lo gestisce con la moglie Ida e il figlio Davide, fratello di Luca e Pietro. Con quest’ultimi, la famiglia Barbieri giunge alla terza generazione.  Carlo, innamorato del suo lavoro, è l’esempio di come la tradizione si coniuga con l’innovazione. Ossia la creazione di nuovi prodotti realizzati con ingredienti di altissima qualità (in certi casi Bio), caratterizzati da foggie, colori e aromi, ma cotti da sempre in forno a legna. 

L’antico forno a legna    

 

Da ormai tanti anni Orazio, lo zio di Carlo da inizio al rito quotidiano, scaldando il forno ogni sera.  A riaccenderlo alle prime ore dell’alba tocca al patron Carlo, che prosegue con l’utilizzo dei panini di burro preparati la sera prima, e l’accurata copertura dell’impasto che sta lievitando con sottili panni di lino.   Ecco la giornata di lavoro raccontata da Carlo: < La lavorazione dei nostri dolci lievitati inizia con la preparazione del lievito madre al mattino intorno alle 6.00. Dopo un’ora si fa il primo rinfresco con acqua e farina, si lascia riposare tre ore al caldo e si ripete l’operazione per tre volte.

I Baci di Montebruno

 

Nel tardo pomeriggio, il lievito madre è pronto per il primo impasto. Questa fase richiede circa un’ora di lavorazione perché gli ingredienti sono messi uno per volta per amalgamarsi molto bene tra loro. Nel caso del panettone quattro stagioni, occorrono circa 20 ore di riposo prima di poter fare il secondo impasto. Servirà un’altra ora per aggiungere farina, burro, uova, zucchero e frutta candita e portare a termine l’impasto. Quest’ultimo è diviso in 4 parti e vi si aggiunge un ripieno per ogni stagione: amarene per la primavera, albicocca per l’estate, marroni per l’autunno, cioccolato per l’ inverno >.  

 

Il Panettone 4 stagioni

<Per gli ingredienti dei dolci lievitati - continua Carlo - abbiamo scelto una farina di grano nazionale macinata a pietra del molino Dallagiovanna che mantiene tutte le proprietà nutrizionali del grano; non contiene additivi ed è in grado di resistere ai lunghi impasti e alla tante ore di lievitazione. Il burro scelto è di pura panna fresca proveniente da latte di prima qualità. Il tuorlo d’uovo proviene da galline allevate a terra. Nessuno dei nostri lievitati contengono coloranti, conservanti o monodigliceridi. Hanno una durata di circa 60 giorni e essere conservati in un luogo asciutto e possibilmente al buio>.

Il Filoncino dolce di Montebruno

La filosofia produttiva di Carlo e Ida è apparentemente semplice ma rigorosa. Solo materie prime di alta qualità di produttori artigianali, possibilmente del territorio e bio.  Due parole sul lievito madre: più digeribile rispetto al lievito di birra ed è più sano. E’ un impasto fermentato in cui si sviluppano batteri e fermenti lattici che, producendo anidride carbonica, favoriscono la lievitazione naturale. Non solo: sia i dolci che il pane hanno una maggiore durata, esprimendo esclusivi profumi e sapori. 

 

 Ida e Carlo Barbieri all’Expo Fontanabuona

Pani leggeri e fragranti e dolci irrinunciabili. Il filoncino salato è semplicemente squisito. Una specialità davvero unica: lavorato ancora con le regole artigianali di una volta. Lo stesso per la Micca di Montebruno e la mitica Focaccia Genovese con l’olio.

Ecco un piccolo elenco delle specialità create giornalmente da Ida e Carlo.  Il Bacio di Montebruno, nato negli anni ’80 aggiungendo le nocciole Piemonte IGP alla ricetta della pasta frolla della nonna Il giorno seguente aggiungiamo le nocciole Piemonte e cominciamo la lavorazione. Una volta cotti e raffreddati sono uniti a mano con una crema alla nocciola e confezionati.

Le Sophie di Montebruno (di vari tipi) di cui vertice quelle al cioccolato e scorzetta di arancia. Il nome è un omaggio a Sophie Blanchard, la prima donna aeronauta professionista, la quale durante un'ascensione in mongolfiera fu spinta dalle correnti fino a Montebruno, in Valtrebbia, dove atterrò. Gli ingredienti utilizzati per le Sophie sono farina, burro di crema di latte, uova selezionate da galline allevate a terra e l'aroma distintivo per ogni sophia: caffè, cocco, cioccolato o variazioni di cereali.

La famiglia Barbieri

I Canestrelli di Montebruno, fatti con pasta frolla (che assieme alle “negie”, ossia le cialde, erano gli unici dolci di strada venduti a Genova nel Medioevo).  L’impasto della pasta frolla viene fatto un giorno prima per permettere alla stessa di riposare e farle perdere elasticità. Una volta cotti e raffreddati sono uniti a mano con una crema alla nocciola e confezionati.  Tre autentiche golosità: chi le assaggia, rischia di diventarne dipendente!  Curiosità. Un affezionato cliente ha scritto: Essere a Montebruno è non fermarsi da Carlo, è come passare da Piazza Duomo a Milano senza voltarsi.

Poi le soffici Brioches sempre con lievito madre, il Pandolce Classico Genovese e quello Antica Genova, entrambi emblemi di Genova, i rari Canestrellini di castagne di Montebruno e tanti altri.  

Tornando al pane e ai dolci, gran parte di questi, stanno meritatamente per ricevere la De. Co. Il dinamico e giovane sindaco di Montebruno Mirko Bardini, è al lavoro per far ottenere il riconoscimento dei prodotti da forno dolci e salati e altre peculiarità di Montebruno. I prodotti segnalati per la De. Co.: Dolci: Canestrelli di Montebruno, Baci di Montebruno, Canestrellini di castagne di Montebruno e Sophie al cioccolato e arancia.  Salati: Micca di Montebruno e Filone di Montebruno Entrambi col lievito madre.  Da Carlo oltre a vari tipi di cioccolato, conserve, pasta e riso, vini e liquori, ci sono formaggi e salumi di aziende che operano sul territorio da anni. 

 

Antico forno a legna da Carlo  -  Via G. Barbieri, 41 - Montebruno (Genova) - Tel.

010/95038 -  347/066749  -  idaQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.l.com - www.anticofornoalegna.i

 

 

CIVA - CONSEIL INTERPROFESSIONNEL VINS D'ALSACE: VERSO UN APPROCCIO COLLETTIVO

 

 

Nel 2017 il Conseil Interprofessionnel des Vins d’Alsace ha iniziato un percorso di riflessione rispetto al futuro dei Vini d’Alsazia e, in particolare, alla definizione di un posizionamento marketing che sia marcante e rappresentativo dell’evoluzione che sta avvenendo nei vigneti alsaziani negli ultimi anni.

Per questo motivo numerose sono state le occasioni di confronto in stretta collaborazione con i rappresentanti dei vigneti ossia i viticoltori, le aziende vinicole, i responsabili marketing delle aziende.

 

Invitando i viticoltori e le case vinicole a far parte del gruppo di lavoro interno all’Interprofessione, il CIVA desidera unire e rafforzare le competenze degli esperti su ciascun mercato di riferimento, le riflessioni legate al terroir e gli sbocchi futuri.

Il marketing non è il solo settore ad essere al centro dell’attenzione da parte dei viticoltori alsaziani in questo momento.

Gli effetti del cambiamento climatico, la volontà affermata di voler preservare l’ambiente e i territori dei vitigni alsaziani e la costante ricerca per un miglioramento continuo per quanto riguarda la qualità dei vini costituiscono gli assi principali sui quali il CIVA rafforza la sua manovra d’azione.

 

Per condurre al meglio questo cambiamento, il CIVA ha riorganizzato i suoi dipartimenti marketing, tecnico ed economico. È nato così un “servizio dedicato alle aziende” che desidera porsi all’ascolto dei professionisti. 

Già da un anno sono in atto importanti progetti all’insegna di uno spirito di squadra, collettivo, che possa essere a stretto contatto con i professionisti della filiera, cominciando dagli stessi viticoltori.

 

IL DNA DEI VINI D’ALSAZIA. RITORNO ALL’ESSENZIALE

Per essere visibili e riconosciuti dal consumatore, i Vini d’Alsazia devono saper comunicare in modo chiaro il loro valore unico e  cosa li contraddistingue rispetto ai vini di altre regioni.

 

Un marchio percepito nel modo corretto aiuta a differenziare l’offerta. Diventa un punto di riferimento per il consumatore, è facilmente identificabile e inimitabile!” dichiara Gilles Neusch, direttore del CIVA.

 

Per riuscire a realizzare il progetto, una delle prime sfide è stata quella di identificare un messaggio di forte impatto e le differenze che distinguono i Vini d’Alsazia dalla concorrenza:

 

TUTTI I GRANDI TERRITORI DEL MONDO SONO PRESENTI IN ALSAZIA

Su uno stretto cordone composto da vigneti, l’Alsazia concentra una ricchezza geologica senza equivalenti. La maggior parte dei vitigni comuni sono stabiliti su 4 o 5 formazioni geologiche differenti. Tutte le formazioni coesistono e formano un mosaico di suoli singolari, matrice dei grandi vini del territorio.

 

CAPACITÀ E SAVOIR – FAIRE RICONOSCIUTO PER I VINI BIANCHI

Tutte le nuance del bianco si declinano in Alsazia, rappresentate da 9 bottiglie prodotte su 10: grandi vini secchi e minerali, effervescenti, vini freschi e aromatici o liquorosi d’eccezione. Da secoli i Bianchi d'Alsazia si declinano con precisione secondo i vitigni, il clima, il sole, la sensibilità. Cura e grande ambizione sono qualità che vengono perseguite anche dalle nuove generazioni.

Una pagina della storia che continua a rinnovarsi e che dona lustro a questi vitigni.

 

UN VITIGNO FAMILIARE E A MISURA D’UOMO

In Alsazia le proprietà vinicole si trasmettono da famiglia in famiglia da ormai 12 generazioni. Questa è senza dubbio la ragione per la quale i viticoltori alsaziani sono così legati alla conservazione dei terreni e alle loro tradizioni. Ne deriva l’innata ospitalità che porta i produttori ad aprire le porte delle proprie cantine ai visitatori per mostrare e condividere il loro "saper fare", i loro prodotti, i terroir.

 

NUOVA IDENTITÀ GRAFICA PER I VINI D'ALSAZIA

La nuova immagine grafica che contraddistingue i Vini d’Alsazia è stata rivelata in occasione della IV Edizione del Salone Millésimes Alsace, svoltosi a Colmar nel mese di giugno scorso. I visitatori hanno avuto modo di apprezzare la nuova proiezione a grande impatto emozionale che allo stesso tempo è stata lanciata su tutti i Social Network ufficiali del CIVA

 

Il logo trova ispirazione dalla natura, dai vitigni alsaziani, dai valori e dai simboli che animano da sempre la cultura di questa regione.

Lo sguardo si rivolge alla vigna, alla verticalità delle travi e al posizionamento delle viti, sottolineando così il rigore dei viticoltori. Il carattere utilizzato per definire le iniziali è solido, come quello dei Crus che si può identificare nelle profondità del suolo alsaziano. Senza dimenticare il simbolo della regione, la cicogna, elegante e maestosa, che vola verso il cielo evocando la finezza di questi vini così eleganti. La ricerca tipografica racconta questo movimento slanciato. Senza dimenticare la scelta dei colori: l’antracite si ispira alle travi e al terreno, l’oro identifica il riflesso cristallino e brillante dei Vini d’Alsazia.

 

Il nuovo logo dei Vini d’Alsazia è l'equilibrio perfetto tra tradizione e modernità.

 

 MILLESIMES ALSACE:

UN INSIEME DI TERROIR

 

La IV Edizione di Millesimes d’Alsace, Salone che ha luogo ogni due anni a Colmar, si è chiusa con successo:

-       750 visitatori (di cui 110 invitati)

-       15 i Paesi esteri rappresentati 

-       Più di 600 vini in degustazione

-       Due giornate dedicate alla degustazione e alla scoperta dei terroir

 

Il primo giorno si è caratterizzato per la presenza unica di 107 produttori alsaziani, i più importanti nomi della produzione regionale. Un’occasione unica per degustare una vasta gamma di Crus appositamente selezionati.

 

La IV Edizione è stata dedicata al vitigno Riesling, secco, proveniente da grandi terroir d’Alsazia.

La degustazione si è svolta a banco aperto e ogni visitatore ha potuto perciò dedicarsi, ascoltando le proprie esigenze, alla conoscenza delle Maison presenti e all’assaggio dei vini, in tutta libertà.

 

Inoltre durante il salone si è svolta una conferenza che ha visto protagonisti tre grandi produttori: Maurice BARTHELME - Domaine Albert MANN, Oliver HUMBRECHT - Domaine ZIND-HUMBRECHT e André OSTERTAG - Domaine OSTERTAG.

 

Il filo conduttore di questo momento è stata la discussione ampia su tre tematiche faro per i tre produttori e la coltura vinicola alsaziana:

 

- ciò che si può vedere rappresentato dalla nascita del paesaggio, il disegno formato dalle rocce nel tempo, il valore dei differenti tipi di terroir. 

- ciò che si può toccare, l’evoluzione di una denominazione e la sua conseguente valorizzazione. 

- ciò che non è visibile, quello che fa di un luogo un grande territorio.

 

La seconda giornata è stata dedicata alla visita dei terroir caratterizzanti la regione, accompagnati dai produttori. Il risultato: 8 percorsi dedicati ai Grands Cru alsaziani.

 

 

Per maggiori informazioni:

Alessandra Zaco - Ufficio stampa CIVA Italia

 

CHIN'ORO TAVIAN

 

 

Di Virgilio Pronzati

 

Antico Frantoio Tavian di Druetti Milko & C. sas - Via Vezzi 16 - 17047 Vado Ligure (SV)  -  Tel. 019.888167  -  Cell. 349.7369110  -   www.frantoiotavian.it          

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CHIN'ORO

Estratto di olive e chinotto di Savona

Condimento di qualità, ottenuto frangendo contemporaneamente olive taggiasche e chinotto di Savona Presidio Slow Food, con spremitura a freddo con sistema tradizionale. Il numero di bottiglie prodotte varia fortemente in base alle campagne olivicola e di produzione dei chinotti. Nell'ultima stagione la produzione è stata di circa 2.500 bottiglie da 250 ml. Lotto: 081216  - Scadenza: 02 giugno 2019.

 

La conservazione del CHIN’ORO è fatta in contenitori di acciao inox in ambiente e temperatura controllata a 15-18°C.  Prezzo al frantoio: € 11,00 comprensivo di IVA.  In commercio, enoteche e gastronomie, € 16,00.  E’ presente anche in confezione regalo con astuccio e cofanetto.

 

Esame organolettico: All’aspetto è limpido, di colore giallo oro vivo con lievissimi riflessi verdolini.  All’olfatto è abbastanza intenso e persistente, molto fine, con netti sentori di fiori d’arancio un po’ appassiti, buccia di chinotto e limone, pasta d’olive e melissa.  Al sapore è all’inizio tendente al dolce, mentre nel finale è piacevolmente amarognolo. Sapido e appena piccante, pieno, persistente e di buona armonia. Retrogusto: mandorla quasi fresca e chinotto.

 

Abbinamento gastronomico: insalate vegetali, pesce spada marinato, salmone affumicato, tartare di pesce e di crostacei, crostini con bottarga, pasta con le sarde, minestra d’acciughe, risotto con frutti di mare, orata e occhiata al vapore.  Ideale per aromatizzare grissini, maionese, pasta frolla, e dolci come torte, panettone, pandoro, gelato e cioccolato.   

 

 

LE MORETTE LANCIA IL SUO PRIMO METODO CLASSICO

  

L'azienda agricola di Valerio Zenato ha presentato a Vinitaly il nuovo spumante da uve Turbiana e Chardonnay e 36 mesi di maturazione sui lieviti

 

Le Morette – Azienda Agricola Valerio Zenato di Peschiera del Garda (Verona), lancia sul mercato l'ultima novità della sua collezione: Le Morette Metodo Classico Brut

È un Blanc de Blanc ottenuto da un'attenta selezione di uve Turbiana e Chardonnay, presentato nel millesimo 2013. La raccolta viene effettuata a mano durante la terza decade di agosto per ottenere un mosto più fresco e sapido. Le due uve sono vinificate separatamente e assemblate agli inizi di marzo dell'anno successivo per la presa di spuma. Dopo 36 mesi sui lieviti la sboccatura e l'aggiunta della liqueur d’expedition preparata principalmente con vino della stessa annata, affinato in botti di rovere, che dona complessità ed eleganza al Metodo Classico Le Morette. Ne è risultato un vino che si presenta di colore giallo paglierino e riflessi dorati brillanti, un perlage sottile e persistente. Al naso è complesso ed intenso, caratterizzato da ampi sentori di nespola e mandorla fresca e un lieve fondo di crosta di pane. In bocca è ricco, vellutato e persistente, sottolineato da leggeri ed eleganti sentori balsamici nel finale che donano freschezza all'assaggio.

“Il nuovo Metodo Classico – spiega Fabio Zenato, titolare dell'azienda con il fratello Paolo – è il risultato di una lunga ricerca che mira ad esprimere le potenzialità del territorio del Lago di Garda. Da anni la nostra azienda è impegnata in un percorso di valorizzazione della varietà Turbiana. Arriva ora la sfida nell'interpretazione con il metodo classico: non vuole essere un semplice esercizio stilistico, ma la volontà di dare coerenza espressiva ad un territorio attraverso un'ulteriore declinazione".

Le Morette Metodo Classico è stato prodotto in 5000 bottiglie e sarà venduto ad un prezzo medio di 18/20 euro in enoteca. L'esordio a Vinitaly lo ha visto in abbinamento a due piatti firmati dallo chef Leandro Luppi del Ristorante Vecchia Malcesine (VR), una stella Michelin: Trota, le sue Uova, cioccolato bianco e cren e Tartare di garronese veneta, mozzarella affumicata e lampone. Proposte studiate per esaltare la complessità aromatica e le note fresche e minerali dell'ultimo vino Le Morette. 

 

Michele Bertuzzo

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