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FALSI VINI DOC BOLGHERI SASSICAIA, CONFAGRICOLTURA TOSCANA: "FRODE CHE POTEVA SVILIRE IL VINO TOSCANO"

 

 

 

 

"Le frodi che riguardano le eccellenza dell'agroalimentare toscano purtroppo sono molto comuni, soprattutto su prodotti di valore che hanno una fama mondiale e la cui imitazione¨ conveniente per le organizzazioni criminali. Un fenomeno diffuso ovunque, in Europa e fuori - conclude Colpizzi - Nonostante i vari Consorzi dei vini toscani si adoperino con sempre maggiore impegno nell'attività  di vigilanza e tutela delle proprie denominazioni,  l'attuale quadro normativo internazionale non consente oggi una integrale difesa delle produzioni locali dagli episodi di plagio o contraffazione"

 

Una frode che avrebbe potuto danneggiare e svilire l'immagine del vino toscano. Ringraziamo la Guardia di Finanza che ha permesso di sgominare un'organizzazione che agiva a livello internazionale al fine di falsificare e commercializzare il vino doc Bolgheri Sassicaia, un'eccellenza dell'enologia non solo italiana, ma mondiale". Così¬ Francesco Colpizzi, presidente della Federazione Vitivinicola di Confagricoltura Toscana, commenta l'importante indagine che ha portato alla scoperta del traffico illecito di bottiglie contraffatte. 

 

 
 

Clara D’Acunto

QUANDO LO SCARTO DIVENTA RISORSA,  LA BIOECONOMIA DECOLLA ANCHE IN TRENTINO 

Il Dialogo oggi tra il mondo della ricerca e le imprese sull’economia verde come opportunità  di sviluppo e di innovazione per il Trentino. Oltre 200 visualizzazioni per l’evento in diretta streamingAlla bioeconomia, componente rinnovabile dell’economia circolare, dove tutti gli scarti diventano risorse per produrre nuove materie prime, energia e sostanze ad alto valore aggiunto, è dedicato l’evento in diretta streaming organizzato oggi dalla  Fondazione Edmund Mach e che ha visto protagonisti  progetti e iniziative imprenditoriali sviluppate nell’ambito della “economia verde” in collaborazione con diverse aziende trentine, ma non solo. 

L’iniziativa promossa da FEM in qualità di membro del Cluster Tecnologico Nazionale della Chimica Verde, si inserisce nell’ambito della giornata nazionale promossa dal Cluster SPRING in collaborazione con Assobiotec – Federchimica.

Dal suolo all’acquacoltura fino all’olio di oliva passando per l’allevamento degli insetti e i cosmetici naturali, l’utilizzo di rifiuti organici e scarti dell’agroindustria per l’estrazione di molecole e principi attivi da reintrodurre nei cicli produttivi, per il recupero della sostanza organica e dei nutrienti da utilizzare nei suoli agrari per il ripristino della fertilità, la produzione di energia rinnovabile e biocarburanti. Aperto a tutti grazie alla possibilità offerta dalla diretta streaming, che ha registrato oltre 200 visualizzazioni, tra le aziende presenti c’erano Bioenergia Trentino Srl, Carborem Srl, Microbion, Bef Biosystems, OlioCru e Areaderma. Importante anche il confronto con le iniziative in atto in provincia di Bolzano in tema di bioeconomia, con la partecipazione della Stazione Sperimentale di Laimburg. 

Progetti in corso. In apertura, dopo l’intervento di Silvia Silvestri, responsabile del Dipartimento ambiente e agricoltura di montagna del Centro Trasferimento Tecnologico, uno spazio dedicato all’adesione di FEM alla EIT Climate KIC e la presentazione di due progetti cofinanziati (Progetto WEBio e Progetto C2Land), riguardanti l’uno la creazione di una piattaforma WEB per la quantificazione, caratterizzazione e geolocalizzazione delle biomasse, l’altro la possibilità di produrre un ammendante di qualità da trattamenti biologici e termochimici applicati in successione sul rifiuto organico per ottenere un carbonio stabile da utilizzare in agricoltura.

Sono stati poi illustrati alcuni progetti sviluppati sul territorio provinciale, che hanno preso il via da realtà agricole e agroindustriali locali, quali il settore caseario, con la valorizzazione delle proprietà fitoiatriche del siero di caseificazione (Progetto PEI). Il settore dell’acquacoltura con più spunti innovativi di ricerca e sviluppo su un tema attuale relativo alla possibilità di produrre mangimi da materiali di recupero e dall’allevamento di insetti (Progetto GAIN). Altri progetti (PreBIOil, Violin) riguardano la valorizzazione di scarti della produzione oleicola fino alla produzione di alimenti prebiotici. Infine un progetto che coinvolge il territorio per la coltivazione di piante officinali e l’estrazione di ingredienti per produrre cosmetici naturali di qualità. In tutti i casi i sottoprodotti di lavorazione sono stati indagati, anche in collaborazione con altri enti e strutture di ricerca, per caratterizzarne componenti e proprietà e quindi avviati a processi di lavorazione e trasformazione, finalizzati a reinserirli nei cicli produttivi.  

Inoltre si è parlato di tecnologie innovative, realtà operative a livello locale per il trattamento dei rifiuti organici domestici e dei fanghi di depurazione, con l’obiettivo di produrre energia, biometano e ammendanti e/o fertilizzanti. Importante e trasversale a tutte le filiere considerate sono le attività di ricerca e sperimentazione in corso in FEM sul tema suolo e fertilità, in sintonia con una delle priorità dettate dall’Unione Europea, che si è posta come obiettivo al 2030 un 75% di suoli in salute, per produrre cibi sano, per la salute delle persone, della natura e dell’ambiente. 

Per rivedere l’evento

https://www.youtube.com/watch?v=K3G--kFwCGE 

 

Silvia Ceschini

CITTÀ D’ARTE: CALI DI TURISTI TRA IL 50% E L’80% PER HOTEL, RISTORANTI E CAFFÈ STORICI

TURISMO (MAGENES, PRES. LOCALI STORICI): RIAPRONO LOCALI ICONA DELL’OSPITALITÀ. MA NOI COME FARI NELLA NEBBIA

 

“La riapertura, in questi giorni, di alcuni nostri luoghi simbolo come il Gilli di Firenze e il Biffi a Milano, si aggiunge alla ripresa delle attività post lockdown della grande maggioranza dei 220 locali storici italiani. Si tratta più di un segnale di speranza che di convenienza, visto che questi avamposti dell’ospitalità italiana - ognuno con una storia che sfiora mediamente i 2 secoli di vita - si sentono come dei fari nella nebbia, lasciati soli dal Governo e dai ministeri competenti”. Lo ha detto oggi il presidente dell’Associazione Locali storici d’Italia (www.localistorici.it), Enrico Magenes, a commento della riapertura di alcuni luoghi simbolo dell’ospitalità del Belpaese.

 

“I nostri alberghi, ristoranti, confetterie, pasticcerie, caffè letterari e fiaschetterie, sono tra le principali vittime del virus – ha proseguito Magenes –. Hanno, in gran parte, condiviso il destino delle loro città d’arte, dello smart-working, della mancanza di turisti esteri che notoriamente cercano angoli di cultura e di storia in questi luoghi, del distanziamento difficile da gestire in queste ‘gallerie’ aperte al pubblico, con arredi d’epoca e opere d’arte”. Secondo un recente sondaggio dell’Associazione, gli epicentri dell’ospitalità di Venezia, Torino, Firenze, Milano, Bologna, Roma, ma anche delle province storiche hanno accusato negli ultimi 6 mesi un calo del fatturato tra il 50% e l’80%, e lo stesso trend si può calcolare sul numero di addetti impiegati.

 

Tra le testimonianze, quella del Caffè Florian di Venezia, che ha riaperto solo 2 mesi fa proprio nell’anno in cui dovrebbe festeggiare i 3 secoli di vita, o la storica Pasticceria Lanfranchi di Cremona - mai una chiusura nemmeno per le 2 Guerre Mondiali - che si è chiamata presente a Pasqua coi i suoi concittadini per il delivery delle Colombe. Per non parlare degli alberghi icona di Venezia, Milano, Torino, Rapallo; di ristoranti e caffè di Verona e Ferrara, delle pasticcerie di Napoli e Milano, cui non bastano più iniezioni di capitali da parte dei soci o prestiti bancari. I Locali storici chiedono altro per non capitolare: da una legge con strumenti di protezione dedicati a contributi con rateazione a lungo termine, da sgravi fiscali al condono fiscale.

Veneto, Lombardia, Toscana, Piemonte, Liguria e Campania sono le regioni con la più alta presenza di locali storici, da secoli baluardi di stile e gusto made in Italy e frequentatissimi dai grandi della storia. In media attivi da circa 180 anni, sono guidati nella metà dei casi da 2 o più generazioni della stessa famiglia, con storie che scavano nel passato fino a toccare le 12 generazioni.

 

 

Benny Lonardi

MAISTRI NELLA CASINA IMPERTINENTE DEGLI CHEF DI MASTERCHEF 

Maistri, azienda produttrice di cucine parte del Gruppo Asso di Verona, è stata scelta per il nuovo progetto di food & design che apre oggi nel quartiere di Isola a Milano, a cura di Alida Gotta e Maurizio Rosazza Prin. Ha aperto ieri l'innovativo progetto food & design Casina Impertinente, fortemente voluto da Alida Gotta e Maurizio Rosazza Prin, la coppia di chef più social del momento diventati celebri per la loro partecipazione al programma televisivo Masterchef. Una gamma cromatica degli arredi caratterizza un progetto di interiors che gioca sui contrasti tra il bianco e il nero, con punte di colore accesi nei complementi: una scelta attuale ma dosata negli elementi affinché gli ambienti della casa possano risultare sempre luminosi. 

Per il progetto, ideato e raccontato dai due giovani chef insieme all’architetto Monica Luraschi, è stata scelta la cucina Viva di Maistri. Il Gruppo Asso ha però avuto modo di mostrare anche la sua capacità di fornire soluzioni chiavi in mano, essendosi occupata anche della realizzazione dei mobili utilizzati nella zona living e sul terrazzo. Il modello Viva, celebre per il taglio delle ante a 45 gradi che di fatto nasconde l’altezza del piano, è proposto in questa occasione nella versione laccato opaco darkgray mentre il bancone è realizzato in rovere nodoso. Per il piano di 20 mm è stato selezionato Dekton di Cosentino. 

Casina Impertinente nasce con l’obiettivo di arredare in maniera bella e funzionale uno spazio urbano, situato nel cuore della moderna e affascinante zona di Isola a Milano, che si potesse adattare alla vita quotidiana e alle esigenze di Alida Gotta e Maurizio Rosazza Prin, coppia nel lavoro e nella vita: lui fan dell’ordine e della funzionalità, lei design victim. Per realizzare questo ambizioso e originale progetto, Alida e Maurizio hanno coinvolto l’architetto Monica Luraschi, professionista dall’esperienza più che trentennale e fondatrice di ēcasa, da sempre specializzata nell’arredare spazi utilizzando forniture di qualità, ma soprattutto capace di interpretare, nel ruolo di design therapist, le diverse esigenze della sua clientela. 

«Casina impertinente mi ha offerto da subito una bella sfida progettuale: coniugare esigenze abitative e lavorative in uno spazio relativamente piccolo, tipico della realtà milanese. Da influencer, la prima e più importante richiesta di Maurizio e Alida è stata proprio questa: la casa dove vivere ma anche un luogo che diventasse un set per il loro lavoro – racconta l’Architetto Monica Luraschi – La cucina è il fulcro della loro attività, palcoscenico della loro creatività culinaria; il terrazzo è il protagonista della zona pranzo e del ricevimento ospiti, che possono rilassarsi anche nell’ampia zona living». 

La cucina è lo spazio più importante della casa, da vivere e condividere, all’interno della quale Alida e Maurizio lavoreranno, creeranno ricette e sperimenteranno nuovi gusti e sapori. Il salotto, invece, è il luogo della condivisione, di emozioni uniche e del relax. Il terrazzo è dedicato alla realizzazione di eventi d’impatto all’aperto, ma anche adatto a concedersi un momento di pausa nel caos cittadino o per dedicarsi al gardening. In occasione del prossimo Fuorisalone, Casina Impertinente sarà luogo di incontro attorno al tema del food e del design. 

Silvia Marinoni

DIRITTO AGROALIMENTARE. NASCE A CUNEO IL PRIMO CORSO DI LAUREA IN ITALIA

 

Nuovi professionisti per le imprese del settore

 

È stato presentato alla stampa ieri, martedì 28 luglio, nella Sala Michele Ferrero della sede di Confindustria Cuneo, il nuovo Corso di Laurea in Diritto agroalimentare dell’Università degli Studi di Torinoprimo in Italia nel settore giuridico legato all'agroalimentare.

Dopo il saluto del Rettore, Prof. Stefano Geuna, sono intervenuti il Dott. Federico Borgna, Sindaco della Città di Cuneo, il Dott. Mauro Gola, Presidente della Camera di Commercio e di Confindustria di Cuneo, il Prof. Roberto Cavallo Perin, Delegato del Rettore per gli insediamenti universitari extrametropolitani dell'Università di Torino, il Prof. Alessandro Ciatti, Presidente del Corso di Laurea in Diritto Agroalimentare dell'Università di Torino e il Dott. Marco Gervasio, Responsabile Ufficio Legale Ferrero Italia. 

L’agroalimentare, settore strategico per il sistema Italia trova, nella provincia di Cuneo, uno dei territori a maggior vocazione per numero di imprese e competitività. Per questo il corso, fortemente voluto dal Prof. Raffaele Caterina, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, afferirà alla sede di Cuneo dell’Ateneo. Nell’anno accademico 2020/2021 sarà erogato in modalità on line per poter soddisfare una domanda di studenti provenienti da tutta Italia. 

Il percorso didattico affronterà le principali discipline del settore, dal diritto agrario a quello dei mercati agroalimentari, dalle discipline giuridiche in ambito ambientale al diritto Europeo, per preparare nuove figure professionali giuridiche corrispondenti alle esigenze occupazionali di una specifica realtà economico-sociale del nostro Paese. Professionisti del diritto che entrino in relazione con le necessità di determinati settori produttivi, in particolare medie e piccole imprese, e che possano anche soddisfare le esigenze del settore pubblico.

L'obiettivo del percorso formativo sarà quindi formare giuristi per le imprese agroalimentariper le amministrazioni preposte alle attività di controllo del comparto agroalimentare ed esperti legali per le imprese e gli enti pubblici. Esperti del diritto agroalimentare in grado di trattare direttamente le questioni loro sottoposte e rispondere alle esigenze occupazionali di una specifica realtà economico-sociale caratterizzata per la presenza di innumerevoli piccole e medie imprese del comparto agroalimentare. 

Il Corso, fra le novità dell'offerta formativa dell'Università di Torino per l'anno accademico 20/21, sarà di durata triennale e fornirà agli studenti una solida preparazione relativa ai principali ambiti giuridici correlata con l’apporto di alcune essenziali discipline di ambito agroalimentare, come il diritto agrario, il diritto dell'ambiente, il diritto dei mercati agroalimentari e il diritto vitivinicolo. 

Attraverso attività didattiche interattive e seminariali svolte all'interno dei singoli insegnamenti, verranno poi successivamente specificati ed approfonditi i diversi ambiti del diritto amministrativo, commerciale, penale, comparato, del lavoro, internazionale ed europeo, in connessione con lo studio di alcune discipline economico-finanziarie. 

"Fra le novità dell'offerta formativa dell'Università degli Studi di Torino per il prossimo anno accademico - dichiara Stefano Geuna, Rettore dell'Ateneo - presentiamo il nuovo Corso di Laurea in diritto Agroalimentare, un percorso di studi primo in Italia dedicato ad una materia di assoluta attualità e in costante evoluzione. La legislazione alimentare infatti, di matrice europea e nazionale, disciplina un settore che rappresenta a livello internazionale il Paese ed in particolare il territorio del cuneese ricco di imprese, eccellenze e di prodotti di qualità noti in tutto il mondo. Gli insegnamenti che compongono il percorso formativo sono stati pensati per formare professionisti e competenze in grado di supportare un settore strategico per l'economia nazionale".

La formazione universitaria è un campo di interesse vitale per Confindustria Cuneo, - aggiunge Mauro Gola, Presidente di Confindustria Cuneo e dell'Ente camerale provinciale - determinata a contribuire alla costruzione, attraverso giovani preparati e dotati di visione prospettica, di un futuro che sia all'altezza dell'evoluzione del mondo economico e sociale. Non potevamo non essere a fianco del nuovo Corso di Laurea triennale in Diritto agroalimentare promosso dall'Università degli Studi di Torino per l'anno accademico 2020-2021 che avrà la sede didattica a Cuneo sia per le ragioni generali prima indicate, sia in considerazione del ruolo svolto dal comparto agroalimentare nell’àmbito dell’economia provinciale. È un'iniziativa di grande rilevanza, la prima del genere in Italia, che formerà specialisti di cui le aziende del settore abbisognano sempre di più. Si tratta di figure professionali tanto richieste quanto paradossalmente difficili da reperire. Spesso le imprese, anche quelle più strutturate, oggi devono ricorrere a consulenze esterne. Tramite i tirocini che potranno completare il corso di studi, alla cui definizione parteciperà Confindustria Cuneo coinvolgendo le associate, le aziende avranno la possibilità di inserire nei propri organici giovani esperti che potranno essere valutati per l’eventuale assunzione. D’altro canto per gli studenti si possono aprire prospettive di carriera molto significative”.

 

Ufficio stampa Università  di Torino

COGOLETO: VIETATE LE BICICLETTE SUL LUNGOMARE. I CICLISTI TRA LE AUTO SULL’AURELIA!

 

“Abbiamo paura per la nostra vita, tutta l’Italia apre alle bici e Cogoleto chiude il tratto centrale della grande pedo-ciclabile che da Arenzano arriva a Celle Ligure. Ciclisti, senza protezioni, sbattuti a pochi centimetri dalle auto sull’Aurelia” commentano un gruppo di ciclisti locali

 

Le biciclette sono vietate a Cogoleto sul lungomare da dopo il distributore di benzina nel tratto centrale che porta a Varazze. I ciclisti, deviati, senza alcuna protezione o pista ciclabile apposita sull’Aurelia, temono per la propria vita. “Abbiamo paura che ci scappi il morto”, spiegano. “Il provvedimento preso dal comune di Cogoleto è inspiegabile, anche i turisti non si capacitano di questa decisione. E’ stata interrotta la pedo ciclabile che da Arenzano va fino a Celle Ligure, una delle passeggiate più belle e famose per i ciclisti, e non solo, di tutta la Liguria.  

 

In tutta Italia si spinge su trasporti sostenibili e sulle biciclette e a Cogoleto si vietano. Lo scorso anno era stato messo un limite di velocità – a passo d’uomo – nella parte centrale del lungomare, per proteggere i pedoni. Chiediamo che si ritorni a quella situazione, in questo modo saranno tutelati tutti, sia i ciclisti che i pedoni. Mandare le persone sulle biciclette tra le auto sull’Aurelia è pericoloso, anche con la strada sgombra. Le auto sono spesso posteggiate ovunque e si è costretti a fare degli slalom che portano al centro della carreggiata. Alla situazione già disperata della viabilità della nostra regione, si aggiunge questa nuova complicazione. Siamo increduli del totale disprezzo dimostrato per la nostra vita”. 

 

 

Un gruppo di ciclisti locali

LA FILIERA DEL PONTE DI GENOVA

LIGURIA, LOMBARDIA E PIEMONTE ALL’OPERA PER IL PONTE DEI RECORD

Nella grande opera di costruzione del nuovo ponte di Genova, che nei prossimi giorni sarà consegnato alla città, sono tre le regioni che hanno messo a disposizione il numero più elevato di imprese, nel grande gioco di squadra dove la partnership e la collaborazione per il raggiungimento di un obiettivo comune hanno svolto un grande ruolo. Liguria, Lombardia e Piemonte, tre regioni che anche per vicinanza geografica raccolgono oggi il numero più significativo di aziende presenti nella filiera di fornitura del Ponte. Così, in un’opera che ha coinvolto in partnership 330 imprese tra fornitori e subfornitori, provenienti praticamente da ogni regione italiana, dal Trentino alla Calabria, la storia delle aziende liguri, lombarde e piemontesi racconta molto delle eccellenze e della storia di questo cantiere, con oltre 170 imprese coinvolte.

 

LIGURIA

Il ponte di Genova e Genova. Il ponte di Genova e la Liguria. Nella grande opera collettiva che è stata la ricostruzione del ponte, proprio la Liguria insieme alla Lombardia hanno vantato la rappresentanza più numerosa, rispettivamente con oltre 50 imprese la Liguria e oltre 80 la Lombardia.

Eccellenze in settori differenti, dalla logistica alla produzione di materiali, dalla sicurezza allo smaltimento dei rifiuti che si sono avvicendate in cantiere nel corso dell’ultimo anno, quello decisivo per la realizzazione dell’opera.

È il caso della Drafinsub, incaricata proprio nella prima fase esplorativa della bonifica di eventuali ordigni bellici, un’operazione obbligatoria in qualunque cantiere di una grande infrastruttura. Sono le cosiddette lavorazioni propedeutiche alla cantierizzazione, alle quali ha lavorato anche la EMI. Specialità differenti che hanno previsto anche il contributo dell’Ente Scuola e Sicurezza in Edilizia di Genova - Esseg -, incaricata dei corsi di formazione sulla sicurezza sul lavoro, altra voce fondamentale in questo cantiere che è stato segnato da un numero bassissimo di incidenti.

Liguri sono anche le aziende che hanno ricevuto e gestito i materiali provenienti dagli scavi (Edicalcave Liguria) e i servizi di ispezione della rete fognaria e di smaltimento dei rifiuti (Ediliguria), così come l’azienda (Seastema Spa in associazione con Cetena Spa) che ha realizzato un complesso sistema di monitoraggio proprio in cantiere.

Contratti di fornitura che sono stati assegnati al territorio ligure, coinvolgendo anche chi ha offerto servizi culturali. È il caso dell’Associazione Festival della Scienza che all’interno dello Spazio Ponte (il museo sul nuovo ponte allestito al Porto Antico in città) ha garantito un’attività di mediazione culturale nei confronti dei cittadini che hanno visitato il museo.

 

LOMBARDIA

In tutto oltre 80 aziende, la compagine più numerosa tra i fornitori, provengono dalla Lombardia. Tutte aziende che, anche nei mesi in cui la regione è stata duramente colpita dal Covid-19, hanno continuato a lavorare in cantiere, rispettando le più rigide misure di sicurezza a tutela dei lavoratori.

Aziende altamente specializzate, come la Akron srl, incaricata del servizio delle indagini georadar in cantiere per le analisi del sottosuolo, un lavoro essenziale per l’analisi del sottosuolo e la verifica di idoneità al posizionamento e movimentazione delle carpenterie pesanti e delle autogrù. Molte aziende lombarde hanno invece fornitori materiali: l’acciaio sagomato della Alto Lago srl e il calcestruzzo della Calcestruzzi Spa, una delle più grandi aziende italiane nel settore. Anche pali per i plinti di fondazione del ponte, giganti alti 50 metri che si sviluppano interamente nel sottosuolo, sono stati in parte realizzati da un’azienda lombarda, la Fondamenta srl, che proprio in questi giorni sta realizzando anche le fondazioni in mare della mega isola con la quale verrà ampliata Montecarlo. Il Gruppo Stg invece ha fornito i pannelli fotovoltaici (allestiti invece da un’azienda piemontese, la Bosco Italia) che permetteranno al ponte di autoalimentarsi. Lombarda è anche la Mosconi srl, che sta realizzando le opere di impermeabilizzazione dell’impalcato lungo 1.067 metri che attraversa la valle del Polcevera.

 

PIEMONTE

Trentacinque le aziende piemontesi ai piedi del nuovo ponte di Genova; 35 eccellenze della regione tra le 330 che costituiscono la filiera dei fornitori dell’opera.

Aziende che hanno messo a disposizione la loro esperienza e le competenze tecniche per fornire servizi diversi, dall’Autovictor che ha noleggiato i mezzi di sollevamento, alla Giuggia Costruzioni che sta realizzando proprio in queste ore la pavimentazione stradale dell’impalcato. Un impegno profuso giorno e notte, come avvenuto per tutte le aziende che hanno preso parte alla costruzione del ponte, anche in tempo di Covid-19, quando il cantiere – nonostante il blocco delle attività in Italia – ha continuato a lavorare. Essenziali proprio in quei mesi sono stati i servizi di sanificazione dei locali garantiti dalle società Silca e Gruppo Indaco, che si sono allineate alle procedure di sicurezza dei lavoratori elaborate dalla unità di Safety del gruppo Webuild.

I lavori procedono a ritmi sostenuti anche questi giorni, ormai vicini alla conclusione dell’opera. E al lavoro c’è la Bosco Italia, società piemontese che sta allestendo tanto le barriere in vetro che bloccheranno il vento sul ponte, quanto i pannelli fotovoltaici che lo renderanno autosufficiente dal punto di vista energetico. Un’altra eccellenza in partnership con tutto il team del ponte per  un’opera unica che nei prossimi giorni sarà consegnata alla città. 

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Webuild, il nuovo Gruppo che nasce nel 2020 da Salini Impregilo, è uno dei maggiori global player nella realizzazione di grandi infrastrutture complesse per la mobilità sostenibile, l’energia idroelettrica, l’acqua, i green buildings (sustainable mobility, clean hydro energy, clean water, green buildings), supportando i clienti nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile - SDG. Il Gruppo è l’espressione di 114 anni di esperienza ingegneristica applicata in 50 paesi in cinque continenti, con 50.000 dipendenti tra diretti e indiretti, di oltre 100 nazionalità. Riconosciuto per 5 anni da Engineering News - Record (ENR) come prima società al mondo per la realizzazione di infrastrutture nel settore acqua (dighe, progetti idraulici e di smaltimento acque reflue, impianti di potabilizzazione e dissalazione), dal 2018 è incluso nella top ten del settore ambiente ed è anche leader nel settore della mobilità sostenibile (in particolare metropolitane e ferrovie, oltre a strade e ponti). Firmatario del Global Compact delle Nazioni Unite, il Gruppo esprime le sue competenze in progetti come le metropolitane di Milano M4, Grand Paris Express, Cityringen di Copenhagen, Sydney Metro Northwest in Australia, Red Line North Underground a Doha, Linea 3 Metro a Riyadh; le linee ferroviarie ad alta velocità in Italia; il nuovo Ponte di Genova in Italia e il nuovo Gerald Desmond Bridge a Long Beach, California; l’espansione del Canale di Panama; l’impianto idroelettrico Snowy 2.0 in Australia; la diga di Rogun in Tajikistan; l’Anacostia River Tunnel e il Northeast Boundary Tunnel a Washington D.C.; lo stadio Al Bayt, che ospiterà la coppa del mondo del 2022 in Qatar. Alla fine del 2019 ha registrato un valore complessivo di nuovi ordini di €8,1 miliardi, un portafoglio ordini totale di €36,2 miliardi, con oltre l’85% del backlog costruzioni relativo a progetti legati all’avanzamento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite, e il 60% relativo a progetti focalizzati alla riduzione di emissioni di gas serra. Webuild, soggetta ad attività di direzione e coordinamento da parte di Salini Costruttori S.p.A., ha sede in Italia ed è quotata presso la Borsa di Milano (Borsa Italiana: WBD; Reuters: WBD.MI; Bloomberg: WBD:IM)

 

Francesca Bronzi  

 

 

FOOD INDUSTRY MONITOR: ANCHE L’ALIMENTARE RALLENTA NEL 2020, MA CHI PUNTA SULLA SALUTE AVRÀ UN RECUPERO VELOCE

Salute, ambiente e innovazione le chiavi per il post Coronavirus nel food, uno dei comparti più forti del nostro Paese. L’analisi dell’Osservatorio nazionale dell’Università di Pollenzo

Il 2019 ha rappresentato un anno positivo per il settore alimentare, che registra performance di crescita pari al 3,1%, contro un PIL italiano cresciuto dello 0,3%. Le performance di lungo periodo (2014-2018) rivelano che i comparti a crescita maggiore per ricavi sono stati farine, caffè, vino, food equipment, acqua, packaging e latte. I distillati registrano le performance di redditività commerciale (ROS) maggiori, con un valore oltre il 13%. Buone performance di crescita anche per acque minerali (11,9%), food equipment (11,7%), birra (9,6%), dolci (7,8%), caffè (6,5%).

Registrano invece valori sotto la media di settore (6,5%), in merito alla marginalità commerciale, i comparti dell’olio, salumi, farine e latte.

Nel 2020, anche il food risentirà dell’impatto del Coronavirus, con un calo nella crescita del 5% circa: un dato però contenuto in relazione alle previsioni del PIL (-9,5%). Il 2021 sarà l’anno della ripresa, con un tasso del 7,7% per il comparto. La marginalità commerciale sarà influenzata relativamente, il ROS scenderà dal 6,2 al 5,9% nel 2020, per risalire al 6% nel 2021. Anche il tasso di indebitamento salirà dal 2,2 del 2019 al 2,7 nel 2020, per poi riabbassarsi a 2,4 nel 2021.

Nonostante la situazione economica, le esportazioni del settore food cresceranno mediamente dell’11% nel biennio 2020-2021. Meglio degli altri comparti, faranno nell’export distillati, farine, food equipment, dolci, acqua, caffè e latte. I comparti del vino, del packaging, della birra e dei salumi esporteranno con valori vicini alla media del settore. I comparti delle conserve e della pasta registreranno la progressione più limitata nella crescita dell’export.

Il Food Industry Monitor, quest’anno alla sesta edizione, è l’osservatorio di riferimento sul settore food, realizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo in collaborazione con Ceresio Investors. Analizza le performance delle aziende italiane del comprato, l’evoluzione dei modelli di business e le tendenze di mercato nazionali e internazionali. L’edizione 2020 è dedicata al rapporto tra cibo, salute e innovazione.

Cosa cercano i consumatori, in Italia e all’estero

Le tendenze di mercato - analizzate su oltre 900 media specializzati nel periodo 2015-2019 – vedono in testa il tema degli alimenti salutari, che ha avuto il maggiore incremento di citazioni. Mentre i media internazionali hanno mostrato crescente attenzione ai temi della sicurezza alimentare e dei processi di trasformazione del cibo, l’interesse italiano è concentrato sulle caratteristiche nutrizionali e sui temi della tradizione.

“Questi dati si riferiscono ai media prima dell’emergenza Coronavirus, ma ci aspettiamo che le tendenze emerse abbiano un ulteriore rafforzamento dopo la pandemia”, spiega Carmine Garzia, relatore della ricerca, coordinatore scientifico dell’Osservatorio e docente di Management all’Università di Scienza Gastronomiche di Pollenzo (UNISG).

Salute e Ambiente sempre più qualità vincenti

Anche l’analisi dei modelli di business evidenzia che l’offerta è costituita per il 40% da alimenti salutari, cioè fatti con materie prime di origine biologica, oppure ottenuti con processi di trasformazione poco invasivi, senza additivi e conservanti artificiali, con benefici di tipo funzionale, ovvero cibi salutari negli effetti. Tuttavia, solo il 7% delle aziende enfatizza nella propria comunicazione il tema della salute: e solo chi lo fa, vince. “Le aziende che hanno saputo enfatizzare il tema salute hanno avuto tassi di crescita e redditività commerciale più elevate. Il differenziale è significativo: l’incremento di ROIC è del 25% superiore rispetto alle aziende che non fanno questo tipo di comunicazione”, precisa Alessandro Santini, Head of Corporate Advisory di Ceresio Investors.

“Ugualmente notevole il tema della sostenibilità ambientale, utilizzato dal 50% del campione. Ad esempio, oltre il 68% delle aziende utilizza packaging a basso impatto ambientale. Centrale il tema della tradizione, utilizzato in modo intensivo dall’80% delle aziende”, aggiunge Gabriele Corte, Direttore Generale di Ceresio Investors.

Le aziende si concentrano sull’innovazione di processo

Circa il 9% delle aziende ha registrato almeno un brevetto nel periodo 2010-2019. Il 62% dei brevetti riguarda innovazioni dei processi produttivi. Il 38% dei nuovi brevetti riguarda le innovazioni di prodotto. Il comparto del caffè si conferma tra i più innovativi, con 4,1 brevetti per azienda in media. 

Ceresio Investors

Ceresio Investors rappresenta il gruppo bancario svizzero che fa capo a Banca del Ceresio, specializzato nella gestione di patrimoni, nella custodia titoli, nel consolidamento fiscale e patrimoniale e nel corporate advisory, originariamente fondato nel 1919 a Milano da Antonio Foglia. La terza generazione della famiglia Foglia è attiva oggi a Lugano attraverso la capogruppo Banca del Ceresio, a Milano tramite Ceresio SIM, Global Selection SGR e Eurofinleading Fiduciaria; a Londra con Belgrave Capital Management. La solidità patrimoniale (Tier 1>50%), la reputazione nella gestione (€ 8 Miliardi di attivi in gestione) e la logica del co-investimento tra proprietà e clientela ne rappresentano i principali elementi distintivi.

L’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo

Fondata nel 2004 su iniziativa di Slow Food, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo è un ateneo non statale e legalmente riconosciuto dallo Stato italiano, nato per dare dignità accademica alla gastronomia e promuovere un modello interdisciplinare di studio del cibo. Istituzione dinamica e di impronta fortemente internazionale, l’UNISG ha visto nella sua ultradecennale attività la presenza di oltre 2.500 studenti da oltre 90 Paesi. L’ateneo forma gastronomi con competenze professionali, capaci di indirizzare la produzione, la distribuzione e il consumo di cibo in modo sostenibile per il pianeta. L’offerta didattica prevede un corso triennale, un corso di Laurea magistrale, cinque Master post laurea e un Dottorato.

 

Michela Dell’Amico

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