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LA NAVE SCUOLA AMERIGO VESPUCCI COMPIE 90 ANNI, INTERVISTA AL COMANDANTE GIANFRANCO BACCHI

 

Paolo Maccione, direttore di Barche d’Epoca e Classiche, ha intervistato (a distanza) il Capitano di Vascello Gianfranco Bacchi, 122esimo comandante dell’Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina Militare Italiana varata nel 1931. Dopo l’annullamento nel 2020, causa emergenza sanitaria, del già programmato periplo del globo, Bacchi è stato riconfermato al comando del veliero più bello del mondo. A lui l’onore nel 2021 di celebrare i 90 anni di storia della nave, diventata in piena pandemia ancor più simbolo di italianità. Nelle 10 domande dell’intervista si è parlato della mancata campagna addestrativa attorno al pianeta, di arte marinaresca, del Tricolore, del genere maschile … e di donne a bordo.     

Il Capitano di Vascello Gianfranco Bacchi il giorno dell'insediamento al comando di Nave Vespucci. Bacchi è il 122esimo comandante avvicendatosi a bordo nei 90 anni di storia del veliero e il terzo al quale sia stato affidato il comando per un periodo superiore all'anno

 

1.Comandante Bacchi, nel 2020, causa emergenza sanitaria, l’Amerigo Vespucci ha annullato il giro del mondo ed effettuato la tradizionale campagna di istruzione in Italia senza le soste nei porti con i consueti “assalti” di visitatori a bordo. Per tutta l’estate vi abbiamo seguito sui social network mentre navigavate da nord a sud, da est a ovest … su e giù per il Mar Tirreno. Questo vagabondare quasi senza una meta precisa non vi ha dato quasi l’impressione di essere una ‘nave dei dannati’ cui fosse precluso lo sbarco a terra? Potremmo dire che il vostro equipaggio più che godere di qualche giorno di franchigia sembra abbia dovuto vivere un’interminabile quarantena?

 

Sicuramente il “raffreddamento” motivazionale a seguito dell’annullamento del Giro del Mondo è stato percepito un po’ da tutti i membri dell’equipaggio. Tuttavia la voglia di partire era talmente diffusa ad ogni livello che il 21 giugno si scrutavano solo sorrisi e un senso di buon umore collettivo che avrei difficilmente immaginato in anticipo. Dinnanzi a noi avevamo due mesi di mare senza soste e senza interrelazioni con l’esterno se non attraverso i canali di comunicazione. L’abbiamo affrontata come una prova da superare e nel senso di una volontà condivisa nel dimostrare a tutti che eravamo in grado di svolgere la missione negli spazi e nei tempi concessi. Voglio quindi rispondere alla domanda partendo dalla fine. Il risultato è stato eccellente. Gli stessi sguardi entusiasti sono tornati a La Spezia al termine dell’estate ed è stato forse il successo più prezioso di questa esperienza atipica. L’obiettivo della Campagna d’Istruzione è stato quello di concentrare la formazione sull’aspetto marinaresco e sulla ricerca delle migliori condizioni meteorologiche per sfruttare le caratteristiche della nave. Questa libertà di manovra concessami dal Comando in Capo della Squadra Navale ci ha permesso di capitalizzare al massimo la navigazione a vela condotta in condizioni ottimali o comunque tali da sottoporre gli allievi a tutte le prove necessarie e funzionali alla loro crescita umana e professionale. Abbiamo ricercato passaggi suggestivi da compiere a vele spiegate e spinti da venti spesso intensi come nel transito delle Bisce nel Parco della Maddalena o l’attraversamento dello Stretto di Messina. Per concludere con l’ingresso a vela in Mar Piccolo a Taranto, il 22 agosto. Inoltre ho aggiunto alla necessità di compiere soste tecniche alla fonda, la possibilità di svolgere attività sportive e ricreative organizzando gare di nuoto, canoa, tavole a remi o palischermi, tutte completate con divertenti premiazioni la sera a centro nave accompagnate da buffet e tanta allegria collettiva. In sintesi, più che una limitazione si è rivelata una straordinaria occasione di crescita, una circostanza irripetibile di condivisione finalizzata alla nascita di un corso. Infatti quest’anno il Vespucci ha avuto la possibilità di sottoporre la prima classe dell’Accademia Navale ad un periodo formativo di un’intensità mai sperimentata prima e il lavoro svolto a bordo ha consentito la creazione di una nuova “squadra” di allievi  particolarmente coesa e forgiata sulla conoscenza reciproca e il lavoro collettivo. Quella che era iniziata come una reclusione forzata si è trasformata in un’opportunità, unica e probabilmente irripetibile, sia per me che per tutto il mio equipaggio. In estrema sintesi ed usando termini marinari, siamo stati capaci di cambiare rotta abbandonando il bordo “dannato”, usando sue parole, e virando per un bordo estremamente favorevole che ci ha condotto felicemente al traguardo.

 

Diventare comandante dell’Amerigo Vespucci è stato un sogno che si è avverato, ma nel suo caso sembra che il destino non le sia stato amico. In teoria lei sarebbe dovuto sbarcare a San Diego, sulla costa occidentale degli Stati Uniti d’America, per lasciare il posto a un nuovo comandante dopo avere percorso mezzo giro del mondo col Vespucci, programmato per il 2020 e 2021. Invece al posto dell’Arabia Saudita, India, Filippine, Giappone (con tanto di Olimpiadi, poi rimandate al 2021) e Hawaii le sono toccate la costa ligure e lo Stretto di Messina. A quale forma di iattura o malasorte ha pensato quando il 7 marzo 2020 lo Stato Maggiore della Marina ha dovuto annunciare l’annullamento del periplo del globo? 

 

Chi mi conosce, sa bene che non sono una persona abile o capace di dissimulare. L’annuncio dell’annullamento della Campagna “Italia a vele spiegate” in giro per il mondo è stato inevitabile in seguito alle notizie che si ascoltavano dai media. Eravamo pronti e capivamo che non poteva più essere un’attività sostenibile dal Paese in sofferenza per la pandemia in atto. Naturalmente speravamo tutti in un ritardo piuttosto che un annullamento, ma la situazione che si andava gradualmente a complicare non lasciava grandi aspettative. La Forza Armata si stava concentrando nel fornire un sopporto medico alla popolazione e noi non potevamo che esprimere solidarietà nei confronti di un Paese che stava affrontando una crisi economica oltre che sanitaria. Non è forse corretto parlare di rassegnazione ma sicuramente di comprensione e adeguamento a ciò che ci circondava. Dopo questa doverosa premessa devo confessarle che oggi, terminata la Campagna d’Istruzione 2020 con tutto quello che ci è capitato sia sotto l’aspetto marinaresco che mediatico, con i nostri omaggi musicali e “tricolore” nelle città costiere che ci attendevano, non riuscirei a confrontare e cambiare questa esperienza con un Giro del Mondo. E’ stata un’estate formidabile, inattesa, magica che non mi ha fatto desiderare altro se non cercare il vento, navigare e far sentire la nostra vicinanza alla popolazione provata ma che ricambiava con straordinario entusiasmo e apprezzamento. Come per l’aspetto formativo, che nel corso di questa Campagna d’Istruzione ha raggiunto livelli massimi grazie proprio alla necessità di trascorrere tutto il periodo in mare e nei soli rapporti fra l’equipaggio, anche la mia esperienza è stata unica e di valore inestimabile. Così come ho accettato senza rimpianti il cambio di programma imposto dalla pandemia, ho avuto fiducia nello sviluppo di quella che era diventata la nostra nuova missione. La mia natura piuttosto fatalista mi porta e mi ha sempre portato a cercare la positività dai cambiamenti, anche se inizialmente dolorosi o apparentemente diminutivi. Nel mio Comando la trasformazione di un programma mi ha concesso opportunità che non avrei mai potuto avere in altre condizioni. Poter scegliere le rotte più idonee in funzione del vento, avere la possibilità di navigare e effettuare rapide soste alla fonda in luoghi caratteristici e particolarmente suggestivi del Mediterraneo, aver condotto la nave nella navigazione attraverso il Canale navigabile di Taranto per completare la campagna addestrativa sotto gli occhi di una città e di tutto il paese, ha costituito una ricchezza che porterò con me per tutta la vita. Anche in questo caso, più che di malasorte, parlerei di fortuna.

 

Nella storia degli oltre 120 comandanti che si sono avvicendati su Nave Vespucci a partire dal 1931 (lei è il 122esimo), anno del varo, solo due l’hanno comandata per più di un anno: il Capitano di Vascello Angelo Leonardo Lattarulo (a gennaio 2021 saranno trascorsi 10 anni dalla sua scomparsa), tra il 1996 e il 1998, e il Capitano di Vascello Curzio Pacifici, ben 4 anni di comando tra il 2012 e il 2016, che comprendono due anni di fermo nave per riammodernamento. La inorgoglisce sapere di essere diventato il terzo comandante nella storia della nave a superare l’usuale anno di comando?

 

Non voglio ricamare gloria dove in realtà esiste esclusivamente un razionale operativo e di circostanza. Ero stato individuato a priori come Comandante che avrebbe preparato e affrontato il Giro del Mondo in condivisione con un centoventitreesimo Comandante che mi avrebbe avvicendato in California. L’annullamento della Campagna per le noti ragioni già menzionate mi ha sottratto questa opportunità e il Capo di Stato Maggiore, su proposta del Comandante in Capo della Squadra Navale, ha pensato di concedermi una seconda opportunità. Più che di orgoglio vorrei parlare di soddisfazione. Essere il Comandante dell’Amerigo Vespucci è un privilegio che si gode e respira ogni giorno, ogni mattina in cui ci si sveglia e si apre la porta del Camerino. Questa nave ti insegna sempre qualcosa di nuovo e ciò che ti trasmette è di gran lunga superiore a quello che ti chiede in cambio. 

 

Comandante Bacchi, l’abbiamo sentita suonare il piano di bordo in navigazione in omaggio alla scomparsa di Ennio Morricone e poi ancora onorare il grande cantautore Pino Daniele quando l’unità ha navigato in prossimità della costa campana. Un esempio di militare-musicista che sui social network ha riscosso ampi consensi. Quali altre forme d’arte o di creatività vengono praticate a bordo del Vespucci?

 

Il Vespucci esprime arte già per il fatto stesso di esistere. La invito a trascorrere un giorno in veleria e vedere come si completa la riparazione di un fiocco, come si effettuano impalamature (legature sulle ralinghe), impiombature o come vengono chiuse le cuciture portoghesi (fasciature sulle redance) o preparati i pugni di scimmia (nodi che sostengono i bertocci) per allestire i bertocci (anelli su cui scorrono gli imbrogli) nelle vele quadre. Poi trascorrere una giornata in mare ed osservare il personale in alberata che si adopera a sghindare (ammainare la parte più alta dell’albero) e scrociare (ammainare i pennoni) alberetti e pennoni. E’ questa la più straordinaria forma d’arte che viene praticata a bordo. Un’arte esclusiva e che pochi al mondo sono in grado di esprimere. Costituisce un patrimonio a cui la Marina non vuole rinunciare conservando l’originalità di una Nave unica. Per me sedermi al pianoforte del corridoio ufficiali e suonare i tributi che ha citato, è stato un atto dovuto in quanto consumato in un contesto di arte e bellezza che richiede a tutti noi, equipaggio, di esprimere la passione in tutte le forme di cui siamo capaci.

 

L’Amerigo Vespucci piace e mette tutti d’accordo. Più che una nave è un simbolo di italianità. Comunicativamente parlando attira follower e visualizzazioni più di un influencer. Però quando si parla di navi grigie, di stanziamenti miliardari per costruire le FREMM (Fregata Europea Multi Missione) o per imbarcare velivoli moderni su una nuova portaerei serpeggia un certo ‘dissenso popolare’? Eppure entrambe le cose rappresentano due facce della stessa medaglia, ovvero la Marina Militare. Dunque perché è così difficile fare capire che gli ufficiali formatisi sul Vespucci saranno gli stessi che un giorno comanderanno un incrociatore lanciamissili? In fondo, mai vi saranno da difendere in futuro i confini nazionali, non lo potremo certo fare sparando coi lanciasagole di Nave Vespucci …

 

Lo strumento navale, come quello relativo alle altre Forze Armate, è spesso strumentalizzato per motivi politici. Non parlerei di “dissenso popolare”, ma di orientamenti ideologici che creano contrapposizioni. Tuttavia non vedo dissenso nei confronti della figura del militare, non sento parlare di atti offensivi rivolti a militari in quanto individui o rappresentanti dello Stato, da decadi. Ci sono posizioni diverse riguardo la spesa per la Difesa, ma questo lo ritengo normale e associabile a qualunque altro dibattito nell’ambito di ogni dicastero. Il Vespucci è indenne da questa partita in quanto simbolo dell’Italia in una forma comprensiva non divisiva. Nessuno si esprime negativamente nei confronti delle Frecce Tricolori mentre ci sono forti dibattiti, come ha ricordato lei, su altri assetti aerei della Difesa. 

 

Nell’era del Covid-19 sembra che il Tricolore sia tornato prepotentemente alla ribalta: tricolori sui balconi, sulle facciate dei palazzi della politica, senza contare le volte che il Vespucci ha esibito in navigazione i colori nazionali. Secondo lei si è trattato di una sincera riscoperta dell’amor patrio o quando la pandemia sarà finita torneremo ad essere i “soliti” italiani, un po’ indisciplinati e campanilisti?  

 

Il Tricolore è uno dei simboli dello Stato insieme all’Inno nazionale e alla figura del Presidente della Repubblica. Non può essere un valore funzionale ad una singola esigenza. Tuttavia ritengo sia normale che la gente lo afferri sia come un’ancora di salvezza che come un elemento di condivisione. Non credo sia una tipica espressione italiana bensì una tendenza umana in generale. Succede anche per la religione. Capita spesso di rivolgersi al Signore nei momenti di difficoltà e quando tutte le restanti risorse si sono esaurite, per poi tornare laici e visitare i luoghi sacri solo come turisti. In realtà è una fortuna che esista la fede, qualunque essa sia, e che esistano simboli, come la bandiera, a cui potersi aggrappare di tanto in tanto e a cui viene attribuita tale importanza da volerli abbracciare per creare condivisione e uno spirito comune. La risposta ai nostri “tramonti tricolore” ha strappato lacrime ad ognuno dei miei marinai, me compreso. La forza con cui abbiamo cantato l’inno nazionale insieme alla gente sulle barche che ci seguivano, mentre la bandiera veniva ammainata nelle cerimonie svolte in giro per l’Italia, ha gonfiato i nostri cuori e riempito i nostri occhi. Sono immagini e scene che non potrò dimenticare e che non avrei mai potuto vivere se fossi andato in Giro per il Mondo.

 

Cristoforo Colombo, Nave Vespucci, la Barcolana, Luna Rossa e i motoscafi Riva. Questo è quello che l’italiano medio conosce della nautica nazionale. Se invece citiamo il veliero Palinuro, l’eroe della vela nazionale Agostino Straulino, il MAS di Luigi Rizzo o Santa Barbara il buio è totale. Insomma, non è un po’ poco per una nazione con 8.000 chilometri di coste che si professa essere un popolo di ‘santi, poeti e navigatori’ e che invece stenta ancora a distinguere la poppa e la prua di un’imbarcazione? 

 

I valori di marittimità che lei ha citato sono emblematici di una storia navale in costante crescita. La tradizione e l’autoproclamazione non vanno di pari passo. Dal mio punto di vista la definizione non corrisponde alla reale identificazione del nostro popolo. La cultura marinara va costruita, non può essere regalata dai chilometri di coste. Siamo una Marina relativamente giovane se confrontata con paesi e popoli che hanno fondato la loro storia sul mare continuativamente fin dai primi secoli del primo millennio. Il risultato è piuttosto evidente. Prendiamo un esempio molto vicino a noi, la Francia, e a come sentono la loro identificazione popolare nella figura di Éric Tabarly, celeberrimo armatore dei Pen Duick, un Ufficiale di Marina diventato navigatore solitario e celebrato, alla sua scomparsa, da parate navali. Sinceramente, non ricordo la stessa attenzione per l’Ammiraglio Straulino. Mentre scrivo si sta svolgendo la Vendée Globe, una regata in solitario attorno al mondo, senza scali e a cui sta partecipando 1 (uno) italiano e una ventina di francesi, di cui alcune donne. Mi sembra piuttosto significativo sul valore che viene attribuito alla navigazione da parte dei paesi in relazione alla loro cultura. Purtroppo in Italia c’è stata una significativa frattura storica temporale fra l’epoca delle Repubbliche Marinare, la “Serenissima” e la ricostruzione di una coscienza navale successiva forte e duratura. Come dicevo, noi stiamo crescendo ma la cultura non si genera in un giorno. 

 

Sono trascorsi 20 anni da quando il personale femminile ha potuto arruolarsi in Marina Militare. Una volta si diceva che le donne a bordo portassero sfortuna, ma anche che la loro presenza ‘ingentilisse’ l’animo del marinaio rendendolo meno burbero. Oggi come giudicherebbe la presenza delle donne in Marina? Qual è il loro miglior pregio … e il loro peggior “difetto”?

 

Nella mia nave esiste una considerevole quota femminile. Parlo di un numero che sfiora le cinquanta unità. Se attribuissi una qualunque accezione di malasorte alla loro presenza, non mollerei gli ormeggi nemmeno per un trasferimento di poche miglia. Non sarei nemmeno così sicuro sul concetto di ingentilimento dell’animo del marinaio. Ormai siamo portati a considerare uomini e donne alla stessa maniera e l’effetto “gentile” lasciato dal profumo femminile nelle nostre plance a sostituire l’odore del dopobarba, si è esaurito in pochi anni. Donne e uomini lavorano in simbiosi e senza incarichi di genere. Ufficiali, nocchieri, meccanici, infermieri, motoristi o operativi condividono le loro professionalità con estrema serietà e collaborazione. La promiscuità dell’ambiente lavorativo presenta effetti positivi e negativi. Il bilancio finale è un pareggio a cui si somma il valor aggiunto fornito da una risorsa umana a cui abbiamo rinunciato fino al 2000. Il loro miglior pregio? La sensibilità. Il peggior difetto? La sensibilità. Anche questo, un bel pareggio.

Il veliero Amerigo Vespucci, varato il 22 febbraio 1931 a Castellammare di Stabia (NA), nel 2021 festeggia 90 anni di vita sul mare

 

Nella navigazione da diporto la barca è declinata al femminile. Può confermarci che invece tutte le unità della Marina Militare si apostrofano al maschile e dunque che si debba pronunciare “il Vespucci” e non “la Vespucci”, così come si dice “il Doria”, “il Maestrale”, “il Corsaro II”, “il Capricia” e così via …?

 

Certo che posso confermarlo. Le navi della Marina Militare, come quelle della Marina borbonica, si chiamano al maschile. Molti pensano che si debbano nominare al femminile in quanto Nave, esempio “la nave Vespucci”. In realtà il genere maschile deriva dal prefisso RL (Regio Legno) proprio dei velieri e che ha preceduto, negli anni, RN (Regia Nave). Per tradizione la Marina Militare ha mantenuto l’usanza legata al genere maschile che individuava le unità in legno appartenenti all’epoca propria della navigazione a vela.

 

Comandante Bacchi, ha già pensato cosa farà a fine carriera? Ad esempio l’ex Capo di Stato Maggiore della Marina, l’Ammiraglio Giuseppe De Giorgi, una volta in pensione si è imbarcato come attivista sulle navi di Sea Sheperd per combattere la pesca illegale. Per lei ancora mare, picchi innevati … o spiaggia e piadina, considerata la sua provenienza forlivese?

 

Sinceramente non sto pensando alla fine della mia carriera. Nonostante non abbia di fronte ancora tanti anni, ce ne sono molti più alle spalle che davanti a me, mi piace concentrarmi su quello che sto facendo piuttosto che su quello che farò nella seconda vita. Di sicuro non penso che opterò per un futuro statico. Che sia sul mare o in ambienti musicali, un mondo che mi affascina ed accompagna da sempre, mi vedrà comunque circondato da valigie. Di questo non posso fare a meno. La Marina mi ha dato molto più di quanto io le abbia restituito. Ne sono certo e non ne faccio un segreto. Il mio Comando sul Vespucci ne è una testimonianza evidente e non celabile. 

IL VINO NELL’ARTE. L’ARTE NEL VINO. L’ARTE COL VINO

di Virgilio Pronzati

 

Il vino vanta da sempre una popolarità universale. Citato più volte nella Bibbia, in particolare nell’ultima cena, ma soprattutto nel primo miracolo di Gesù, con la trasformazione dell'acqua in vino alle nozze di Cana. Non solo, è usato nella Santa Messa. Elemento poliedrico che ha stimolato l’estro creativo dei più grandi artisti. In primis pittori, famosi pittori come Mantegna nel Baccanale con Sileno, Buonarroti con l’ubriachezza di Noè, Caravaggio con Cena di Emmaus, Reni col giovane Bacco, Velaschez col Trionfo di Bacco, Vermeere col Bicchiere di vino, Cézanne con il Bevitore, Toulouse-Lautrec con Postumi di sbornia e Mirò con la Bottiglia di vino. Anche nella poesia, il vino è decantato nei versi immortali di Dante,  Giovanni Pascoli, Omar Khayyam e Pinelli. Nella scultura tra i molti artisti, le opere di Michelangelo con il Bacco, il Canova con Ebe e la Coppiera di Zeus e Salvatore Fiume con la Fontana del Vino.  

 

C’è l’arte nel vino? In forma minore ma c’è. Un vino genuino, non è detto che sia buono.  Il vino non è frutto della natura, ma dal geniale sapere di chi lo fa. Quindi nasce dalla realizzazione di un progetto dell’uomo. Chi lo fa al meglio è l’enologo che, lavorando su uve sane e giustamente mature, con l’ausilio di razionali attrezzature e conoscenze tecniche e chimiche, crea un vino di qualità. Ossia, perfettamente limpido, dal bouquet ampio, complesso e persistente, dal sapore sapido o dolce, di buona persistenza e armonia.  

Anche col vino si creano opere d’arte. Disegni su carta e cartoncino sono chiamati vinarelli. Come i colori ad acqua danno forma a quadri e affreschi, con vini bianchi e rossi di varie tonalità, geniali pittori e pittrici realizzano dipinti monocromatici o policromatici di grande effetto e suggestività.  

In ognuno di noi ci sono voglie e passioni creative. Non sempre emergono subito. Spesso passano anni prima di poterle esprimere. In particolar modo quelle forme d'arte definite ingiustamente d'arte povera. L'arte arricchisce, mai impoverisce.  Tra queste, appunto, quella espressa col il vino. Nel mio mezzo secolo vissuto tra  assaggi, vigneti e cantine del bel Paese, ho conosciuto sette persone tra donne e uomini, che dipingevano col vino, in particolare con quelli rossi. Vedendone le opere,  sono passato dall'iniziale criticità ad un convinto apprezzamento.  L'ultimo tra questi,  Mauro Gallo di Clavesana, vocata località del vino Dogliani.

Mauro Gallo

Quarantatreenne con  moglie e figlia, con stretti legami a vino e vigne: la cantina di famiglia ha origini nel lontano 1795.  Mauro benché dipinga da poco più di un anno, ha già realizzato più di centocinquanta opere, di cui gran parte regalate a parenti e amici. Un po' come Morandi con le bottiglie, Gallo caratterizza le sue opere con grappoli d'uva. Dalle prime esperienze fatte dipingendo sulle bottiglie, ai dipinti su carta, cartoncino, legno e tele, di oggi. Un fil rouge che illustra una base comune ma con sempre diversi tocchi di segni e colori. Tra gli apprezzamenti ricevuti, spiccano quelli di Chris Bangle, famoso nel mondo per i designer creati per auto esclusive della FIAT e BMV, nonché dal pittore locale Ivo Bruschi. Da ricordare che a Dogliani nacque Gianni Gallo, il grande incisore e pittore scomparso nove anni fa.  

Alcune opere di Mauro Gallo

                     

                              

                                                                              

                                                                                                                                                              

                                                       

                  

                  

 

              

           
           

                                    

                               

 

LA TAZZINA ROSA WOMEN IN COFFEE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

 

 

Caffè Vergnano sostiene il Telefono Rosa in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.  Dal 25 Novembre al 1 Dicembre tutto il ricavato della vendita on line della Pink Collection sarà devoluta all’associazione che offre supporto alle donne vittime di violenza.

 

In occasione del 25 Novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, Caffè Vergnano con il suo progetto Women in Coffee sostiene l’associazione Telefono Rosa per contrastare la violenza di genere.

Dal 25 Novembre al 1 Dicembre, tutto il ricavato della vendita della Pink Collection di Caffè Vergnano sarà devoluto all’associazione che si occupa da anni di offrire supporto psicologico alle donne vittima di violenza.

 

Per sostenere attivamente la raccolta fondi Women in Coffee sarà sufficiente acquistare uno dei prodotti pink della collezione di Caffè Vergnano: https://www.caffevergnano.com/shop/pink-capsule-collection

Si può scegliere dall’iconica tazzina da caffè alla moka, dal profumo creato in esclusiva con Diletta Tonatto al mini charm- tazzina in ceramica. Tutto rigorosamente in rosa.

Non manca la selezione di caffè, in grani proveniente dalle due piantagioni di donne sostenute da Caffè Vergnano (Santo Domingo e Honduras) oppure macinato con le lattine create in collaborazione con la food blogger internazionale Mimi Thorisson.

 

“Women in Coffee è il nostro sogno in rosa per un futuro sostenibile” racconta Carolina Vergnano, responsabile marketing ed export dell’azienda di famiglia e prima sostenitrice del progetto “E’ nato nel 2018 per sostenere progetti concreti rivolti alle donne che lavorano nelle piantagioni di caffè. E’ un progetto che è cresciuto negli anni: il supporto alla forza lavoro femminile alle origini ne resta il cuore, ma sentiamo l’esigenza di ampliare il sostegno anche a progetti più vicini a noi. Per questo siamo felici di poter essere a fianco del Telefono Rosa e dare il nostro contributo ad un tema così attuale come quello della violenza di genere. Sappiamo che il lockdown ha peggiorato la condizione delle donne che già in precedenza non erano sicure tra le mura domestiche: c’è molto da fare. E noi vogliamo fare la nostra parte”

 

“Queste iniziative sono necessarie alla nostra Associazione -  spiega la Presidente del Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli - per continuare ad aiutare le donne e i loro figli, che vivono nelle nostre case rifugio e che una volta usciti hanno bisogno di assistenza. Tutto ciò che verrà raccolto - prosegue la Presidente - sarà destinato alla vita del Telefono Rosa e a sostenere queste donne nel loro ritorno alla normalità”

 

Telefono Rosa è l’Associazione, costituita da 60 volontarie, che da più di trent’anni si occupa di violenza di genere, supportando donne, minori e anziani. Attualmente gestisce sei centri antiviolenza, due case rifugio e una casa di semi-autonomia offrendo gratuitamente: consulenza legale e psicologica, assistenza ai minori e alla genitorialità, gruppi di auto-aiuto, accoglienza e supporto a donne vittime di violenza e stalking.

 

Diana Lisci

UNA CARTA D’IDENTITÀ PER I VINI ALTOATESINI. UN PROGETTO DI RICERCA CON LA CANTINA FRANZ HAAS

 

 

Prevenire la contraffazione del vino ed ampliare il know-how dei vitivinicoltori altoatesini, grazie alle conoscenze scientifiche dell’enologia, combinate a quelle dell’informatica: sono gli ambiziosi obiettivi di un progetto di ricerca interdisciplinare delle Facoltà di Scienze e Tecnologie e Scienze e Tecnologie informatiche e dell’azienda vinicola Franz Haas.

Cosa rende un vino inconfondibile? È una domanda a cui gli intenditori di vino rispondono con la degustazione, mentre gli enologi contribuiscono con la tecnica di cantina, il loro istinto e la loro pluriennale esperienza. Il progetto di ricerca interdisciplinare “Wine-ID”, abbreviazione di Wine Identity Card (spiegato anche in questo video), mette in evidenza il contributo che possono fornire le moderne tecnologie in campo alimentare e le tecniche di elaborazione dei dati.

Due facoltà (Scienze e Tecnologie e Scienze e Tecnologie Informatiche) stanno lavorando insieme alla Cantina Franz Haas per un progetto interdisciplinare, con l’obiettivo di definire l’impronta digitale di varie tipologie di Pinot nero e Pinot bianco, partendo dall’uva, lungo tutta la filiera di produzione, fino al prodotto finale. In questo modo, i ricercatori ed il produttore perseguono l’obiettivo di garantire la qualità dei vini da un lato e, dall’altro, vogliono definirne i caratteri di autenticità. Alla fine del progetto la cantina potrà contare su strumenti tecnologici che permetteranno di assumere decisioni relative ai processi di produzione del vino, e verrà sviluppata un’apposita app per gestire tutte le attività di training e di analisi sensoriale, senza supporto cartaceo, ed anche a distanza.

“Lo scopo di Wine-ID è di seguire, in una cantina reale, tutta la filiera di produzione di alcuni vini dell’Alto Adige, per valutare quali variabili ne determinano significativamente la qualità”, afferma il prof. Emanuele Boselli, responsabile di Oenolab, il Laboratorio di Enologia e Tecnologia delle Bevande Alcoliche di unibz al NOI Techpark. Il laboratorio svolge attività di ricerca e consulenza nel campo della vinificazione e delle tecnologie per la produzione di bevande alcoliche. Al termine del progetto, i ricercatori vogliono essere in grado di determinare, sulla base dell’analisi di un campione di una bottiglia di vino, quale sia stata la sua ‘storia’ produttiva e quale potenziale qualitativo potrà esprimere.

Per raggiungere questo obiettivo, l’équipe sta seguendo da più di un anno diverse varianti del processo di produzione di Pinot nero e Pinot bianco direttamente in cantina, anziché su scala di laboratorio. “Preleviamo campioni in ogni singola fase produttiva, dalle uve in vigna a tutti gli stadi intermedi di lavorazione e conservazione, fino al prodotto finito, e li analizziamo con metodiche cromatografiche, anche multidimensionali”, spiega Boselli. Grazie a questi metodi di separazione ad alta risoluzione, i campioni possono essere scomposti nelle loro singole componenti molecolari ed analizzati. “Con questa impronta digitale molecolare, otteniamo anche un profilo sensoriale che ci mostra, ad esempio, non solo quali siano i fattori che determinano la presenza di alcuni componenti del vino, ma anche i sapori di cui sono responsabili”, chiarisce Edoardo Longo, ricercatore di Oenolab.

L’enorme mole di dati che si ottiene da queste analisi è tuttavia laboriosa da elaborare con strumenti matematici tradizionali, per cui gli enologi stanno collaborando con i colleghi della Facoltà di Scienze e Tecnologie Informatiche, che si occupano di analisi dei dati. Il team di ricerca guidato dal prof. Marco Montali e dal ricercatore Flavio Vella, si sta occupando di due temi chiave. Da un lato, utilizzando tecniche e strumenti tipici della data science, i dati grezzi prodotti da Oenolab vengono processati, allineati, e trasformati, con l’obiettivo ultimo di comprendere il legame tra l’impronta digitale molecolare e il profilo sensoriale del vino, e di utilizzare questo legame per valutarne l’identità ed autenticità. “Inoltre, stiamo sviluppando un’applicazione che ci permetterà di digitalizzare le valutazioni sensoriali nell’ambito della degustazione professionale d ei vini, eliminando il cartaceo, rendendo possibile effettuare valutazioni sensoriali da remoto, e rendendo i risultati delle valutazioni sensoriali direttamente processabili dagli algoritmi di analisi”, aggiunge Montali.

Questo significa che in futuro i vini saranno prodotti con computer e algoritmi? “Assolutamente no. Ma queste tecnologie di analisi dei dati ci forniranno uno strumento utilissimo al percorso decisionale nella cantina, che, assieme all’esperienza ed all’istinto dei vitivinicoltori sarà sempre più decisivo per preservare la qualità finale del prodotto in un’ottica di vitivinicoltura di precisione”, afferma Franz Haas. “Esiste un numero incredibile di parametri che influenzano la qualità di un vino”, ammette, “io produco tra i 40 e i 60 Pinot nero ogni anno e, di solito, riesco ad ottenerne almeno uno che si avvicina molto al mio vino ideale. Ma ciò non è dovuto esclusivamente al vigneto o al metodo di lavorazione: ci sono ancora dei parametri che mi sfuggono e che voglio capire meglio grazie alla collaborazione con la Libera Università di Bolzano”.

 

Arturo Zilli

 

PAPILLE CLANDESTINE

 

Ciao *|FNAME|*

non sappiamo ancora quando potremo rivederci di persona, ma non riusciamo più a stare senza vederci proprio. 

È per questo che abbiamo deciso di buttarci nel magico mondo delle dirette web, con due iniziative che si svolgeranno nelle prossime settimane.

 

La prima è Parole clandestine con..., un ciclo di incontri con gli operatori di un settore che sta affrontando questa seconda ondata della pandemia tra mille difficoltà, ma anche con idee nuove e voglia di non fermarsi. Sono i ristoratori, gli osti, produttori di birra, vignaioli, enotecari, esperti di comunicazione, eccetera, eccetera. Guarda sotto per vedere gli appuntamenti già fissati.

La seconda è una gradita collaborazione l’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova in occasione della Notte dei ricercatori, iniziativa che permette ai cittadini di incontrare e confrontarsi direttamente con i ricercatori. Gli incontri avrebbero dovuto svolgersi in alcuni locali della città, ma per ovvie ragioni non è possibile, per cui ci saranno due dirette online! Parleremo con loro di alimentazione e salute, di informazione e le famigerate "fake news". 

 

Qui sotto vedi gli appuntamenti già fissati, ma sul nostro sito aggiorneremo il programma via via e inseriremo i link alle dirette una volta attivi. 

Se ci segui su Facebook riceverai le notifiche.

Ci vediamo presto

 

Programma

 

Mercoledì 18 novembre - 18.00

Parole clandestine con Enrico "Cito" Opisso, publican del Molly Malone's pub.

 

Venerdì 20 novembre - 18.00

Parole clandestine con Guido Porrati (ParlaComeMangi) e Fiorenzo Sartore (Enoteca La Botte Piena).

 

Mercoledì 25 novembre - 18.00

Parole clandestine con i birrifici liguri: Birrifico Busalla, Maltus Faber, Altavia.

 

Venerdì 27 novembre - 19.30

La Notte dei ricercatori: con il Prof. Antonio Uccelli, Direttore Scientifico del San Martino, a Samir Sukkar, gastroenterologo nutrizionista e Alessio Nencioni, geriatra oncologo.

 

Lunedì 30 novembre - 19.30

La Notte dei ricercatori: con il Prof. Antonio Uccelli, Direttore Scientifico del San Martino, e Ulrich Pfeffer, biologo molecolare.

 

Mercoledì 2 dicembre- 18.00

Parole clandestine con Roberto "The King of Pesto" Panizza e Alessandro Cavo, Presidente regionale e provinciale FIPE-CONFCOMMERCIO.

 

 

GROSSISTI HORECA: APPELLO A CONTE PER INSERIMENTO CODICE ATECO DELLA CATEGORIA TRA I BENEFICIARI MISURE RISTORO

 

 

 

DANESE (PRES. GH): COMPARTO REGISTRA CROLLO FATTURATO ANCHE DEL 90%

 

“Alla vigilia dei nuovi provvedimenti di restrizione, riscontriamo purtroppo la mancanza del settore del food service tra i codici Ateco destinatari delle misure di ristoro. Una omissione grave che non tutela un comparto direttamente collegato alla ristorazione e volano della diffusione della tipicità dei prodotti Made in italy”. 

 

Così Maurizio Danese, presidente GH, commenta l’appello contenuto in una lettera inviata ieri al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dalle imprese associate alla compagine, in cui si chiede l’inserimento “del codice Ateco della categoria (46.3) tra i destinatari dei provvedimenti di aiuto attualmente al vaglio, prevedendo la misura massima di ristoro senza limite dei 150mila euro”.

 

“Le aziende italiane del food service, che operano nella filiera alimentare per il settore horeca, - si legge nella lettera - sono tra quelle più colpite dalla contrazione dei consumi indotti dall’attuale emergenza e dalle recenti limitazioni di orario dell’attività dell’intero settore, con un crollo verticale di fatturato che in alcuni casi raggiunge il 90%”.

GH-Grossisti Horeca rappresenta 88 aziende con 105 punti logistici in Italia per un fatturato di 1,9 miliardi di euro e oltre 6100 addetti.

 

 

Simone Velasco

LOCKDOWN PER I BAR

                                                                                    

Un esercito 1000 operatori ricorrono al TAR "Misure catastrofiche per il settore, immotivate e inutili ai fini pretestuosi di chi le impone”. Le imprenditrici donne le più colpite

L’iniziativa varata da Bar Wars, la 'legione' di imprenditori si successo che si era già battuta per difendere il cocktail delivery durante la prima chiusura. Per aderire  https://www.barwars.it/ricorso-al-tar-bar-wars/

Bar Wars, la 'legione' di imprenditori ed esperti di successo del mondo bar, formatasi a tutela di questo mercato durante il primo lockdown anti Covid 19, torna in campo, più agguerrita che mai. 

Sono loro che in primavera hanno difeso il diritto al Cocktail Delivery, contro diverse contestazioni poi smentite a Luglio  anche dall’Agenzia delle Dogane.

 

In questi mesi  Bar Wars ha ingrossato le fila dei 'guerrieri' offrendo gratuitamente formazione qualificata attraverso il blog www.barwars.it, fino ad aggregare ben oltre 1000 operatori. I

 

E adesso passa alla guerra nei tribunali con una raccolta firme per fare ricorso al Tar contro le nuove disposizioni di chiusura che potrebbero risultare fatali per molti esercizi già in difficoltà. 

I professionisti del settore, ma anche tutti coloro ai quali sta a cuore il servizio bar, così importante nella nostra cultura italiana,  sono invitati a partecipare:   https://www.barwars.it/ricorso-al-tar-bar-wars/, scaricando e firmando la procura agli avvocati di Bar Wars (in fondo alla pagina) per unirsi nella rivendicazione. In Francia e in Germania ci sono già stati casi analoghi  e hanno vinto i cittadini. In caso di vittoria, in Italia si eviteranno i coprifuoco per i bar e i ristoranti  oltre il 24 Novembre o che vengano ripetuti incondizionatamente nei prossimi mesi. Non ci sono dati che dimostrano che i locali sono responsabili dell'incremento dei contagi nonostante i distanziamenti e le misure di controllo.  In compenso i dati economici parlano chiaro sulla rilevanza dell' attività di bar e indotto nel nostro Paese.

 

Nel 2019, secondo il rapporto FIPE- Federazione italiana dei pubblici esercizi aderente a Confcommercio, il giro d’affari degli esercizi pubblici, dei quali i bar erano 148mila,  aveva  raggiunto gli 86 miliardi di euro e il comparto era tra i pochi a poter vantare un fatturato in crescita. Le imprese di ristorazione in Italia erano 336mila, di cui quasi 1 su 3 gestita da donne e l’11,6% da cittadini stranieri. I due terzi dei bar si concentrano in sole sei regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania. 

A guidare Bar Wars sono i due giovani imprenditori della MIXOLOGY Academy e dell'azienda di vendita online B2B Pro Bar, Ilias Contreas e Luca Malizia.

 

Contreas spiega la imminente iniziativa legale:

 

"Di certo i fatturati persi con il lockdown come misura di contrasto al Covid 19 non verranno mai recuperati nella ristorazione. Molti imprenditori si sono indebitati pur di rispettare certe normative sulla sicurezza imposte nei mesi scorsi e hanno dovuto rinunciare a oltre il 50% dei propri coperti.  

Chi ha un locale, che sia un cocktail bar, un pub o un ristorante, è stato 'attaccato' nel suo diritto al lavoro sancito dalla Costituzione, senza un reale motivo di emergenza per il Paese. Basta pensare che le rivendite dei prodotti monopolio dello Stato, tabacchi e gioco, possono continuare l'attività anche negli stessi locali dove un metro più in là ora è proibito vendere anche un bicchier d'acqua.

Salute pubblica: prima di distruggere una delle realtà economiche più significative del Paese si è investito per rafforzare la sanità?

No. Niente. Solo promesse. E messaggi di terrore che ormai non sono più sostenuti neppure dagli esperti, medici, scienziati e virologi, più fedeli al main stream. E a pagare sono i cittadini, gli imprenditori, tutti i lavoratori che non prendono lo stipendio dallo Stato.

Ora viene ordinato dall'oggi al domani di abbassare la serranda di nuovo, senza un vero motivo sanitario che lo giustifichi, ma solo per provare a coprire errori gravissimi commessi da altri e di cui già paghiamo le conseguenze. E la cosa che fa più male è che queste misure potrebbero essere del tutto inutili si fini pretestuosi con cui ce le propinano.

E' per questo che invece di scendere in piazza, abbiamo deciso di fare qualcosa di più  efficace.

Un ricorso al tar contro il DPCM e il coprifuoco incondizionato per bar, locali e ristoranti".

 

BAR WARS è costituito da un gruppo di imprenditori e manager del settore horeca il cui Blog, www.barwars.it, presenta contenuti di formazione imprenditoriale specifici per il settore bar disponibili gratuitamente. Tale strumento, così come i canali  Bar Wars sui social media, sono gestiti da Jacques srl, una media company di Luca Malizia e Ilias Contreas.

Pro Bar è un ingrosso online che distribuisce in tutto il mondo attrezzature, accessori e forniture professionali per bar e barman come bicchieri, shaker, workstation (postazioni da lavoro per bartender) e strumenti specifici per i cocktail bar. Ha aperto nel Maggio del 2015 e da allora ha servito circa 30.000 clienti tra professionisti privati del settore e locali del ramo Food & Beverage, cocktail bar in particolar modo. Il 55% di questi è concentrato in Italia e il resto principalmente in Francia, Spagna e nel resto d'Europa, oltre a percentuali minori in America e nel Sud Est asiatico. Il mercato estero è stato avviato nel 2017. La sede legale e amministrativa è a Roma nel quartiere San Paolo/Ostiense, i magazzini invece si trovano sempre a Roma, in prossimità del litorale di Ostia.

 

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FALSI VINI DOC BOLGHERI SASSICAIA, CONFAGRICOLTURA TOSCANA: "FRODE CHE POTEVA SVILIRE IL VINO TOSCANO"

 

 

 

 

"Le frodi che riguardano le eccellenza dell'agroalimentare toscano purtroppo sono molto comuni, soprattutto su prodotti di valore che hanno una fama mondiale e la cui imitazione¨ conveniente per le organizzazioni criminali. Un fenomeno diffuso ovunque, in Europa e fuori - conclude Colpizzi - Nonostante i vari Consorzi dei vini toscani si adoperino con sempre maggiore impegno nell'attività  di vigilanza e tutela delle proprie denominazioni,  l'attuale quadro normativo internazionale non consente oggi una integrale difesa delle produzioni locali dagli episodi di plagio o contraffazione"

 

Una frode che avrebbe potuto danneggiare e svilire l'immagine del vino toscano. Ringraziamo la Guardia di Finanza che ha permesso di sgominare un'organizzazione che agiva a livello internazionale al fine di falsificare e commercializzare il vino doc Bolgheri Sassicaia, un'eccellenza dell'enologia non solo italiana, ma mondiale". Così¬ Francesco Colpizzi, presidente della Federazione Vitivinicola di Confagricoltura Toscana, commenta l'importante indagine che ha portato alla scoperta del traffico illecito di bottiglie contraffatte. 

 

 
 

Clara D’Acunto

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