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CASTELLO PARODI DI SAN CIPRIANO: CONVEGNO “MADE IN POLCEVERA”

Di Virgilio Pronzati

Foto Roberto Frassinetti

 

Castello Parodi di San Cipriano - Serra Riccò “Made in Polcevera” Industria e produzione testimonianze e prospettive 

Sabato 26 ottobre 2019 - Ore 9-13

 

Incontro pubblico - ingresso libero

 

La Valpolcevera s’interroga:  Il 26 ottobre di quest’anno al Castello di San Cipriano di Serra Riccò c’è stata un’iniziativa promossa da Alberto Podestà e dal Circolo Culturale "La Via del Sale" con la finalità di fare un quadro della Cultura in Valpolcevera. Una cultura però pratica e produttiva come intitolata Made in Polcevera.  

 

In un recente passato, la Valpolcevera non era solo il polmone verde di Genova, ma un importante e florido tessuto economico, costituito da un pool di varie aziende spazianti dal settore industriale al terziario. Basti pensare a Gardella, Controlli e, oggi, da Preti 1851 e Olio Santagata 1907.  

 

 

 Il Maestro Eliano Calamaro mentre esegue alcuni Capricci

E’ stato toccato anche l’aspetto agricolo della vallata. In particolare la viticoltura: in questa zona ancora con spazi verdi, si produce una limitata quantità di vini Doc Valpolcevera, di cui il cru è il Coronata, l’antico vino dei genovesi. Qui la viticoltura risale ad almeno duemila anni. 

 

A Isosecco, località del comune di Serra Riccò, nel 1506 fu trovata la famosa Tavola Bronzea della Valpolcevera. Un documento che riporta alla sentenza dei magistrati romani i fratelli Minuci Rufi per far finire le ostilità tra i Genuates (Genova) e Viturii langenses (Langasco), redatta nel 117 a.C.                

Attualmente le aziende agricole della Valpolcevera sono 250. In maggioranza produttrice di ortaggi, frutta, prodotti caseari, vino. Storici salumifici come Parodi s Cabella di Sant’Olcese. 

 

Parlando d’Arte in valpolcevera, non poteva mancare l’insuperato violinista Niccolò Paganini. Per l’occasione, il Maestro Eliano Calamaro, oltre a spiegare una tecnica ideata dal Paganini proprio sull’ispirazione dei suoni uditi a San Biagio, ha estasiato i presenti con l’esecuzione dei Capricci di Paganini.

 Il Maestro Eliano Calamaro mentre Esegue alcuni brani dei Capricci all'esterno del Castello 

Dulcis in fundo.. Durante il convegno c’è stato il gradito assaggio degli speciali cioccolatini di Massimo Migliaro. Non semplici cioccolatini! Una linea con diversi gusti e ripieni che, scansionando un QR-code sulla confezione, diverso per ogni tipo di cioccolatino, permette di ascoltare i brani che si ispirano proprio ai Capricci del Maestro Paganini.

Massimo Migliaro ed Eliano Calamaro

Massimo Migliaro ed Eliano All’incontro moderato da Alberto Podestà, sono intervenuti Angela Negri di Sindaco di Serra Riccò, Giancarlo Vinacci Manager, Elisa Serafini Presidente FEI, Maria Francesca Silva Responsabile Progetto Great Campus, Cristina Santagata Imprenditrice e delegata Confindustria, Gianni Ratto A.D., Ilaria Mussini Responsabile Confcommercio. Angela Gargani Presidente Preti Dolciaria, Andrea Pedemonte Cabella Imprenditore, Irene Fava Ricercatrice Storia dell’Arte.

 

SCAMBI DI AUGURI TRA ISTITUZIONI E AGRICOLTORI LIGURI AL DUCALE

 di Virgilio Pronzati

Foto di Claudia Paracchini

 

Da sempre il salotto buono di Genova è il Palazzo Ducale. Location prestigiosa che unisce il centro commerciale cittadino a quello storico. Fu eretto alla fine del 13° secolo per siglare le vittorie contro Pisa nel 1284 alla Memoria e contro Venezia nel 1298 a Curzola, avvallando la propria potenza militare e commerciale nel Mediterraneo. Il nome di “ducale” fu assunto con la nomina nel 1339 del primo doge genovese Simone Boccanegra. 

Da sin. Andrea Benveduti, Paola Bordilli, Marco Rezzano e Giovanni Toti

Per secoli  fu strumento di potere politico. Dopo le riunioni del vertice del G8 di Genova nel 2001, il Ducale è stato aperto al pubblico e adibito a museo e palazzo della cultura. Dall'8 febbraio 2008 il palazzo è gestito dalla "Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura”. Oltre ad alcune attività commerciali ospita periodicamente manifestazioni, conferenze e importanti mostre d’arte.

 

Da sin. Simona Venni, Marco Rezzano e Claudia Paracchini

Da qui, l’incontro del 10 dicembre scorso alla Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale, uno dei tanti fiori all’occhiello della Superba, organizzato e voluto dall’Enoteca Regionale della Liguria in collaborazione con l’Assessorato all’Agricoltura di Regione Liguria, l’Assessorato al Commercio del Comune di Genova e la Camera di Commercio genovese, ha invitato i produttori di vino, di olio e di pesto dell’intera Liguria, per scambiare progetti per il futuro e confrontarsi su quanto fatto nell’anno corrente. 

 

Lo schermo dove sono state proiettate le foto del prodotti liguri di eccellenza

A fare gli onori di casa, il presidente di Enoteca Regionale della Liguria Marco Rezzano, ribadendo l’importanza di fare rete e “sistema” tra produttori ed enti per trasmettere con più decisione il brand Liguria. Anche per Paola Bordilli, Assessore a Turismo, Commercio e Artigianato del Comune di Genova, le aziende agricole liguri produttrici di eccellenze danno un valore aggiunto alla ristorazione di qualità incrementando il turismo enogastronomico. 

Parte del numeroso pubblico

Alla serata era presente anche l’Assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Benveduti, che sottolineava l’importanza economica derivata alle aziende agricole, fonte di salvaguardia e mantenimento del territorio. Ha chiuso l’affollato incontro, il Presidente di Regione Giovanni Toti: «Siamo molto contenti del lavoro fatto da Enoteca Regionale in questi ultimi mesi. 

Altro pubblico tra archi e colonne della sala del Munizioniere

Credo abbia preso uno sprint, una capacità di coordinamento e coinvolgimento dei produttori, dei consorzi e delle altre associazioni che l’ha fatta diventare un organismo efficiente. Complimenti alle aziende vitivinicole e in generale al mondo delle produzioni agricole in Liguria che hanno saputo elevare le produzioni di qualità, facendole  affermando in tutta Italia e nel mondo. I nostri nostri vini oltre che premiati dalle guide nazionali di settore, sono presenti nelle liste dei migliori ristoranti del nostro Paese”. Degna conclusione con vari banchi colmi di vini pregiati e golosità salate e dolci, che hanno deliziato i numerosi ospiti. 

 

RECORD DEL POLITECNICO DI TORINO: UN COLLEGAMENTO WI-FI TRA DUE SENSORI CHE SUPERA I 700 KM DI DISTANZA

 L’esperimento per dimostrare efficienza e sostenibilità dei dispositivi che saranno utilizzati dall’Internet del futuro

 

Durante il convegno di agrometeorologia XWC19 di questa mattina (5 12 2019), il Politecnico di Torino ha presentato il suo nuovo record, la realizzazione di un collegamento Wi-Fi tra un sensore e un ricevitore distanti più di 700 km.

 

La sperimentazione ha avuto inizio nel 2017 ed è stata condotta dagli iXem Labs dell’Ateneo, da sempre impegnati nella ricerca per il superamento del divario digitale, con l’obiettivo di costruire un sistema autonomo e alternativo alla telefonia mobile per la raccolta di dati (l’internet delle Cose), applicabile in qualsiasi luogo, anche quello più remoto, indipendentemente dalla disponibilità di energia e dalle condizioni di copertura.

 

Perché il sistema sia sostenibile e replicabile sono necessarie due caratteristiche essenziali: consumi energetici ridottissimi e collegamenti a lunga distanza. Per disporre di un campo di prova reale, le nuove tecniche di trasmissione sono quindi state implementate su alcuni dei sensori di iXemWine, il progetto del Politecnico finalizzato alla condivisione dei dati agrometeorologici raccolti nelle vigne e utilizzati per migliorare l’efficacia dei trattamenti fitosanitari.

 

Per rendere l’esperimento reale, i sensori sono stati miniaturizzati, dotati di antenne molto piccole (inferiori a 2 cm) con l’energia fornita da due semplici batterie stilo, alcaline e non ricaricabili. Soprattutto, sono stati posizionati solo in contesti reali, nelle vigne, in mezzo ai filari. Fin dall’inizio, tutte le attività sono state autofinanziate e realizzate in economia: per ovviare alla mancata disponibilità di tralicci, le prime prove sono state effettuate appendendo i ricevitori a palloni meteostatici ancorati al suolo.

 

Nel 2017 questi dispositivi hanno permesso di raccogliere dati fino a 50 km, distanza comunque superiore a quelle raggiunte dai sistemi telefonici tradizionali. Nel corso dei due anni successivi i sensori sono stati più volte riprogettati e perfezionati, fino alla realizzazione di un collegamento tra una stazione meteo installata il 3 giugno nelle vigne “U Tabarka” di Carloforte, in Sardegna, e un ricevitore insediato successivamente in Catalogna, sulle alture di Tarragona. I due siti sono stati efficacemente e ripetutamente collegati durante tutto il periodo di prova. La stazione, i cui dati sono consultabili liberamente sul sito https://www.ixem.wine , ha trasmesso dati ogni 10 minuti, anche a distanze superiori ai 700 km. Nonostante la distanza raggiunta, la stazione oggi, a sei mesi di distanza, mantiene più del 90% di carica residua delle batterie. Il record, quindi, è stato ottenuto con emissioni bassissime (paragonabili al telecomando di un’automobile), ma straordinaria sensibilità in ricezione.

Gli iXem Labs sono un’eccellenza dell’Ateneo Piemontese. Fondati nel 2004, nel 2007 hanno realizzato il record mondiale di trasmissione Wi-Fi, con un collegamento di 300 km tra il Monte Rosa e il Monte Cimone. Sette anni più tardi hanno contribuitoo alla fondazione di Senza Fili Senza Confini, il primo provider Internet italiano non a scopo di lucro, analizzato e riconosciuto come caso di studio dalle più importanti testate giornalistiche internazionali e hanno all’attivo decine di progetti con un unico denominatore comune: la lotta al divario digitale.

 

Il progetto iXemWine invece è partito a fine marzo 2019. In pochi mesi ha permesso l’installazione di 180 stazioni meteo in 6 Regioni Italiane, che sono state utilizzate da più di 650 operatori del settore. Grazie a sensori di dimensioni molto ridotte ma con grande autonomia energetica, in grado di trasmettere dati a grandissima distanza, gli studi effettuati nel corso della stagione appena terminata hanno dimostrato una significativa riduzione del numero di trattamenti chimici necessari: ciò ha aumentato la qualità del prodotto e diminuito l’esposizione ambientale, a dimostrazione che la sperimentazione tecnologica può essere sostenibile.

 

“La rivoluzione digitale in corso impatta tutti i settori produttivi, soprattutto con il prossimo avvento delle piattaforme per l’Internet delle Cose. Da tempo il nostro Ateneo è attivo in questo campo, e questo record testimonia l’efficacia e l’applicabilità della nostra attività di ricerca”, ricorda il Direttore di iXem Labs Daniele Trinchero, che prosegue: “Questo esperimento ha carattere dimostrativo, con una forte connotazione radioamatoriale. Abbiamo scelto le condizioni di propagazione più favorevoli per raggiungere distanze sempre maggiori, con grande attenzione alla sostenibilità. Il record del 2007 fu ottenuto utilizzando solo materiali riciclati e obsoleti, dimostrando una via alternativa alla digitalizzazione a banda larga.  Oggi sperimentiamo dispositivi compatti, di facile installazione, a bassissime emissioni, con fabbisogno energetico minimo, e quindi replicabili. Questa sarà l’Internet del futuro”.

 

Salvatore Puggioni, Sindaco di Carloforte, afferma: “Abbiamo accolto con entusiasmo l’iniziativa promossa dal Politecnico di Torino. Carloforte si sta affermando sul piano nazionale e internazionale come meta privilegiata non solo per la bellezza del suo paesaggio ma anche per la posizione strategica che occupa. L’esperimento condotto dagli studiosi dimostra ancora una volta come le potenzialità di sviluppo dell’Isola passino anche attraverso l’adesione a progetti posti sulla frontiera della ricerca”.

 

 

RELAZIONI CON I MEDIA - POLITECNICO DI TORINO

Elena Foglia Franke – tel. +390110906286 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Facebook: http://www.facebook.com/politecnicotorino - Twitter: @poliTOnews

 

YALLAH, L'INNO CONTRO I CRIMINI SULLE DONNE

di Alessia Cotta Ramusino

 

#100donnevestitedirosso

 

Yallah è un inno all’amore, l’amore per la vita, un dono immensamente grande e prezioso per ogni singola creatura vivente. Nessuno ha potere sulla vita degli altri e ognuno deve poter godere di diritti che devono essere garantiti. Il rispetto della vita in tutti i suoi aspetti, la libertà religiosa, la possibilità di istruirsi e di acquisire una solida cultura, il lavoro, il giusto benessere fisico e materiale, sono diritti oggi indiscutibili e il loro rispetto e la loro promozione misurano il grado di civiltà che una società ha raggiunto. 

L’amore anche per le due terre a cui mi sento di appartenere: l’Italia che mi ha dato la vita, sono nata a Genova e l’Iran terra di adozione in cui ho vissuto fino alla rivoluzione del ’79. Due anime che convivono in me, quella occidentale e quella medio-orientale che cerco di coniugare con l’intento di dar loro un’unica voce, così difficile farlo politicamente almeno tento di farlo attraverso la musica, questo magnifico veicolo di comunicazione più veloce ed efficace per dare voce a temi sociali di importanza critica.

 

Ho potuto conoscere e vivere da bambina, quindi senza pregiudizi e schemi mentali, la condizione della donna in questi due mondi che ancora, per molti aspetti, sono distanti eppure sempre più donne si uniscono per obiettivi comuni: mi riferisco alle recenti vicende delle donne Curde, delle donne che in Giordania sono scese tutte in piazza e così pure in Iran, in Turchia dove si è allestito un muro di un intero edificio con scarpe rosse in memoria di tutti i femminicidi consumati. Ho studiato e mi sono laureata in Scienze e Politiche all’Università di Genova scegliendo l’indirizzo Socio-politico proprio perché ho sempre sentito una forte motivazione verso i temi sociali.

Ho scelto una parola volutamente in arabo e la canzone ha il testo in inglese, per enunciare un tema che coinvolge tutti i popoli in modo trasversale a fattori geografici, geopolitici, demografici, religiosi, culturali e di classe sociale. 

Yallah è una parola araba di uso comune che significa “forza, forza, muoviti”. Ed è proprio questo il messaggio che si vuole dare, ovvero un monito per tutti di prendere non solo coscienza di questa piaga sociale ma soprattutto di mettere in moto ed in atto, ognuno secondo le proprie possibilità, tutti i provvedimenti per sconfiggere il fenomeno. 

Il brano è stato pubblicato per la prima volta l’8 marzo 2017, in occasione della festa della donna, in contemporanea in Italia ed in Russia, paese molto sensibile sul tema, programmata dai più grandi network russi: Autoradio e Radio Romantika e dalle radio italiane. 

 

Yallah è indubbiamente un brano molto importante per me, in quanto rappresenta un sunto della mia esistenza artistica. Risuonano le corde della mia terra d’adozione pur confermando allo stesso tempo il mio percorso verso il genere pop internazionale. Rappresenta anche l’impegno di un’artista nell’affrontare una piaga sociale col proprio animo, mettendosi in discussione ed esponendosi in prima persona. Yallah è anche l’ultimo brano prodotto e voluto dal mio produttore Giorgio Tani (storico manager di artisti genovesi quali Ricchi e Poveri, New Trolls scomparso prematuramente nel 2017) ed è stato il suo ultimo desiderio.

Il progetto che sostanzia Yallah in realtà è nato dall’aver presentato in più siti e palcoscenici il flashmob legato alla canzone e visibile nel videoclip uscito il 21 marzo del 2017 >>>    https://youtu.be/FcCVJA17yVw

 

100 donne che tutte insieme ripetono RESPECT AND LOVE (rispetta e ama) in una marcia universale contro la violenza sulle donne. Un chiaro messaggio a respiro internazionale, un momento molto toccante dal fortissimo impatto emotivo.

Così è nata la visione di un flashmob che unisse le donne non solo nell’intento ma anche nell’aspetto vestendo tutte di rosso, colore che ha molte simbologie dall’amore, al sangue, alla fortuna, alla passione: #100donnevestitedirosso

L’intento è quello di diffondere LA CULTURA DEL RISPETTO. 

Abbiamo creato un percorso, iniziato l’8 marzo 2017, giorno in cui le donne si uniscono nella difesa dei propri diritti civili per arrivare al 25 novembre, data designata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite come La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, invitando i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG ad organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica.

Tante le associazioni, gli enti, i centri anti-violenza, che in questi anni hanno sostenuto e condiviso il progetto. 

 

Il progetto Yallah ha scopo benefico.

Edizioni Flash Mob #100donnevestitedirosso. Yallah #respectandlove

08 marzo 2017 - Museo di Sant’Agostino, Genova. 

06 aprile 2017- Salone del Mobile, MILANO Brera. Inaugurazione e presentazione di Vittorio Sgarbi della poltrona di Gaetano Pesce ‘La Maestà Tradita’

25 novembre 2017- Wall of Dolls, Genova

07 febbraio 2018- Tu non mi fai paura. Sanremo. Serata di beneficienza Nazionale Cantanti/Basket Artisti.

08 marzo 2018 - Cimitero Monumentale di Staglieno, Genova.

09 marzo 2018- Teatro Ariston di Sanremo. Gef -global education festival-

08 marzo 2019 - Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Genova

22 novembre 2019- Teatro Carlo Felice, Genova

24 novembre 2019 – Wall of Dolls, Genova

 

Alessia Cotta Ramusino

Via Peschiera 38/1

16122 Genova

Mob. +39 338 2812246

 

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

LUNI: SCOPERTO UN TEMPIO NEL QUARTIERE DI PORTA MARINA

Il ritrovamento emerso dall’ultima campagna di scavi coordinata dell’Università di Pisa per il 2019

 

L’ultima campagna archeologica dell’Università di Pisa a Luni per il 2019 ha portato alla luce un tempio della seconda metà del I secolo d.C. nel quartiere di porta Marina. L’edificio si affaccia proprio sul cardo Maximus, la strada principale della città con andamento nord-sud, e sorge su quella che sinora si pensava fosse “soltanto” una domus.

“Lo spazio privato di una domus diventò dunque un’area sacra per gli abitanti del quartiere e, probabilmente, anche per coloro che lavoravano nel vicino porto, dal quale l’edificio doveva essere visibile”, spiega la professoressa Simonetta Menchelli dell’Ateneo pisano, che coordina gli scavi.

L’alto podio su cui venne costruito il tempio è andato completamente perduto ma, considerando le fondazioni dei vani di servizio al di sotto della cella e del pronao, gli archeologi sono riusciti a ricostruire la pianta dell’edificio a cella unica quadrangolare che appare simile a quella di altri templi dell'epoca nella stessa Luni, come ad esempio quello cosiddetto di Diana, o ad Ostia.

“Nella prossima campagna nel 2020, l’obiettivo sarà di portare in luce i resti della scalinata di accesso al tempio, al quale si arrivava appunto dal cardo maximus”, aggiunge la professoressa Menchelli.

Ma non finiscono qui le novità emerse dagli scavi dell’Università di Pisa che hanno riguardato la parte di Luni più vicina al porto, dove negli anni scorsi gli archeologi hanno individuato due domus del II secolo a.C., che nei secoli hanno subito numerose ristrutturazioni, rifacimenti e cambi d’uso.

Nella domus meridionale gli scavi hanno infatti messo in luce parte di un vasto peristilio pavimentato con un conglomerato cementizio marmoreo, nelle cui vicinanze doveva esserci una fontana, e/o delle volte o delle pareti decorate con conchiglie, come si deduce dai numerosi molluschi marini bivalvi ritrovati incastonati nella malta.

“Erano decorazioni comuni nelle domus di prestigio a partire dal I secolo a.C. - dice Simonetta Menchelli - per arricchire le case con elementi naturali connessi con l’ambiente acquatico, ma anche con funzione simbolica, essendo le conchiglie considerate simbolo di prosperità e fecondità”.

 

Per quanto riguarda la seconda domus più a settentrione, la struttura fu occupata da un impianto per il lavaggio di pellami e tessuti e su questo, alla fine VI secolo d.C., fu costruita una casa, di cui sono stati scavati due ambienti, uno con un focolare al centro, ed un cortile esterno. L’area continuò quindi ad essere occupata sino alla fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo d.C. e i suoi abitanti dovevano avere un elevato tenore di vita, come rivelano le anfore ritrovate che contengono derrate alimentari provenienti da tutto il Mediterraneo (Campania, Tunisia/Algeria, Grecia, Turchia e area siro-palestinese).

Le campagne di scavo a Luni dell’Ateneo pisano sono svolte in regime di concessione da parte della Soprintendenza Archeologica Liguria e in sinergia con il Museo Archeologico Nazionale di Luni ed il Comune di Luni. Partecipano gli studenti dell’Università di Pisa, dell’Istituto Parentucelli Arzelà di Sarzana e del Liceo Costa di La Spezia, coordinati sul campo dal dottore Paolo Sangriso, con i dottori Alberto Cafaro, Stefano Genovesi, Rocco Marcheschi, Silvia Marini, e con la collaborazione del dottore Domingo Belcari.

Alle attività sul campo prende parte il professore Stephen Carmody (Troy University, Alabama, USA) per la classificazione dei materiali paleobotanici che ha recuperato mediante la flottazione degli strati archeologici. Tale studio offrirà dati significativi sull’ambiente naturale lunense, e sulla relativa interazione antropica.

Al progetto partecipano inoltre il professore Adriano Ribolini (DST, UniPi), per le indagini Ground Penetrating Radar volte ad individuare gli edifici sepolti nel settore meridionale della città, per definirne la pianta ed indirizzare i futuri scavi, il professore Vincenzo Palleschi (CNR, Pisa) per la modellazione delle strutture in 3D, ed il dottor Younes  Naime (DCFS, UniPi) per lo studio dei reperti archeozoologici.

I risultati della campagna archeologica sono stati presentati in un Open day lo scorso ottobre, che ha visto la partecipazione di oltre 350 visitatori.

 

Fig. 1.  L’area di scavo vista da est

Fig. 3.  In primo piano i resti del tempio visti da sud

Fig. 4.  L’open day in corso a Luni (12 ottobre 2019)

Dott.ssa Marina Caterina Magnani

Addetta stampa

Università di Pisa

Tel. 050 2212931
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“IL PANETTONE E' SOLO ITALIANO”

Presentata alla sala stampa della Camera dei Deputati la campagna “Il panettone è Italiano”. Obiettivo: difendere, rivendicare e tutelare l’italianità del panettone

 

Silvia Famà, l’ideatrice: «Un business che fa gola a molti Paesi esteri: l’italian sounding, solo nel comparto agroalimentare, sottrae all'economia Italiana ogni anno 100 miliardi di euro e oltre 300.000 posti di lavoro».   L’avvocato Francesco Rossi: «Fondamentale creare 

una Denominazione di origine protetta, ma nazionale»

Prossima tappa della campagna Milano: l’Associazione Confcommercio dei Panificatori di Milano e Province, organizza un evento, aperto al pubblico, sabato 14 dicembre, a Palazzo Bovara

 

 

Una campagna per difendere, rivendicare e tutelare l’italianità del panettone. È stata presentata oggi alla sala stampa della Camera dei Deputati la campagna “Il Panettone è italiano”, nata nell'ambito del convegno “Il Panettone nel mondo, oltre la ricorrenza” promosso dai Maestri del Lievito Madre, all’interno del Panettone Word Championship durante HostMilano, fiera leader mondiale dedicata al mondo della ristorazione e dell’accoglienza, e supportata dall’Istituto Cooperazione Paesi Esteri.

La campagna "Il Panettone è Italiano" nasce dalla volontà di valorizzare il più celebre lievitato made in Italy, simbolo dell'eccellenza enogastronomica del nostro Paese, amato in tutto il mondo, un prodotto patrimonio culturale ed enogastronomico tutto italiano, e pone l’attenzione sulla necessità della tutela da imitazioni low cost e  contraffazioni, e sulla salvaguardia delle oltre 43.000 imprese specializzate nella pasticceria in Italia, con i suoi 155mila addetti, oltre che dei grandi marchi industriali. L’obiettivo è il riconoscimento del panettone come tipicità esclusiva italiana, attraverso una denominazione che ne garantisca la sua unicità. 

Oggi il tavolo tecnico riunito ha avviato i lavori per creare una denominazione di origine protetta, ma nazionale, e una raccolta di firme da presentare al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova. Erano presenti la promotrice del progetto Silvia Famà, editor di Cucine d’Italia, il giornalista e critico enogastronomico Luigi Cremona, i Maestri del Lievito Madre Claudio Gatti, Maurizio Bonanomi, Mauro Morandin, il Presidente della Federazione Italiana Cuochi Lazio Alessandro Circiello, il Presidente dell’Associazione dei Panificatori Confcommercio Milano e Province Matteo Cunsolo, il Presidente Richemont Club Italia Roberto Perotti, il Presidente del Rotarian Art & Gourmet Italia Ciriaco Acampa, il giornalista e ideatore della kermesse Re Panettone Stanislao Porzio, l’avvocato Francesco Rossi. Proprio quest’ultimo ha fornito le normative e la strada a livello giuridico per avviare l’iter di tutela del panettone: è stato presentato l’avvio di un tavolo di lavoro e la raccolta di firme.

La produzione di panettoni rappresenta un grande business in tutto il mondo. «Ad esempio - spiega Silvia Famà, ideatrice della campagna - colpisce un dato, fornito dalla Coldiretti, su tutti: l’italian sounding, solo nel comparto agroalimentare, sottrae all'economia Italiana ogni anno 100 miliardi di euro e oltre 300.000 posti di lavoro e il trend è in rapida ascesa, infatti si è registrato un aumento del 70% negli ultimi 10 anni». Era quindi importante per l’editor di Cucine d’Italia, avviare un tavolo di discussione per tutelare la produzione italiana dei panettoni rivendicandone il made in italy.

Silvia Famà ha snocciolato qualche dato per far capire il business del mercato. Negli Stati Uniti, fare panettoni è un grande business: «From Roy, americanissimo, i panettoni che vende in Europa se li fa pagare 60 dollari l’uno: una cifra pazzesca». Altri nomi? «Sapete qual è il più grande produttore di panettoni al mondo? Un brasiliano, di origini italiane, come il 15 per cento della popolazione brasiliana: si chiama Bauducco, possiede sei fabbriche di produzione negli Usa, sette punti di distribuzione per 140 mila punti vendita in 80 Paesi, e produce ogni anno 200 mila tonnellate di panettoni», spiega Famà. Sorprende che il mercato abbia come maggiori produttori due colossi che non sono italiani: la Bauducco in Brasile, che paradossalmente è il più grande produttore di panettoni al mondo, e la d’Onofrio in Perù.

Secondo l’avvocato Rossi, che ha descritto gli aspetti legali per la tutela del panettone italiano, la soluzione potrebbe essere quelle di creare una Denominazione di origine protetta, ma nazionale. «Finora, abbiamo considerato i marchi di qualità come strumento anticontraffazione nel mercato interno, ma occorre un cambio di passo, dettato da una visione più ampia: occorre entrare in un’ottica di tutela del prodotto nel mercato comunitario», ha spiegato l’avvocato Rossi. 

Gianni Lattanzio, segretario generale dell’Istituto Cooperazione Paesi Esteri ha spiegato l’obiettivo dell’avvio dei lavori: «Dobbiamo fare in modo che i consumatori abbiano le idee chiare su cosa scegliere e sul prodotto di qualità. Ci deve essere una riconoscibilità del panettone attraverso apposite tutele come ad esempio il marchio DOP e le certificazioni di qualità».

La prossima tappa della campagna “Il Panettone è italiano” è stata annunciata durante la conferenza stampa dal Presidente dei Panificatori di Milano e Province e Segretario Richemont Club Italia, Matteo Cunsolo: l’Associazione Confcommercio dei Panificatori di Milano e Province, organizza un evento, aperto al pubblico, sabato 14 dicembre, a Palazzo Bovara (Corso Venezia), storica sede dell’Unione del Commercio, del Turismo dei Servizi e delle Professioni della Provincia di Milano per ribadire e rafforzare l’italianità del panettone. 

È stato portato il saluto dell’Onorevole Nissoli Fitzgerald, eletta al Nord e al Centro America, che ha sottolineato quanto sia importante la tutela del made in Italy: «L’Italian sounding è un fenomeno molto diffuso nel mondo e posso testimoniare, come deputata eletta all’estero, che tale fenomeno sottrae risorse all’economia italiana  oltre che a generare un danno all’immagine del nostro Paese. Dunque ben vengano iniziative come questa che si inserisce nell’alveo del lavoro parlamentare che ho sempre portato avanti anche presentando una mozione a Montecitorio, la scorsa legislatura a tutela del Made in Italy».

La prossima tappa della campagna “Il Panettone è italiano” è stata annunciata durante la conferenza stampa dal Presidente dei Panificatori di Milano e Province e Segretario Richemont Club Italia, Matteo Cunsolo: l’Associazione Confcommercio dei Panificatori di Milano e Province, organizza un evento, aperto al pubblico, sabato 14 dicembre, a Palazzo Bovara (Corso Venezia), storica sede dell’Unione del Commercio, del Turismo dei Servizi e delle Professioni della Provincia di Milano per ribadire e rafforzare l’italianità del panettone.

  

Micaela Scapin 

2^ Edizione “Smart farming & Food”

Giovedì 28 novembre, ore 10.00, workshop FEM – HIT con Ferrero, Birra Peroni, illycaffè spa, Casearia Monti Trentini, Cavit, Dr.Schär, Melinda, Netafim Italia, Sant’Orsola, SDF, Sfera Agricola, Demethra Biotech

2^ edizione “Smart farming & food”: dialogo tra ricerca e imprese  del settore agricolo e alimentare

Giovedì 28 novembre 2019, alle 10.00, presso l’aula magna della Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige, è in programma “Smart farming & food”, un workshop che prevede un dialogo tra ricerca e impresa sull'uso intelligente di suolo, acqua, prodotti agricoli e cibo. 

Si tratta della seconda edizione dell’evento organizzato dalla Fondazione Edmund Mach e HIT – Hub Innovazione Trentino Fondazione, che lo scorso anno ha riscosso grande successo, finalizzato ad avvicinare le richieste tecnologiche del mondo delle imprese all’offerta della ricerca trentina in campo agrifood, in una logica di trasferimento tecnologico avanzato. 

All’evento, moderato da Lorenzo Tosi, giornalista delle Ed agricole, parteciperanno alcune tra le più importanti aziende del settore agroalimentare regionale e nazionale. Nella tavola rotonda Smart Farming: Cavit, Dr.Schär, Melinda, Netafim Italia, Sant’Orsola, Gruppo SDF, Sfera Agricola; nella tavola rotonda “Food & Nutrition”: Demethra Biotech, Ferrero, Birra Peroni, illycaffè spa, Casearia Monti Trentini.

In apertura sono previsti i saluti degli assessori provinciali all’agricoltura foreste caccia e pesca, Giulia Zanotelli, e allo sviluppo economico, ricerca e lavoro, Achille Spinelli, il presidente FEM, Andrea Segrè e il presidente HIT, Paolo Girardi, con i rappresentanti delle associazioni Artigiani e Industriali. A seguire Francesco Marangon, presidente della Società Italiana di Economia Agraria e della rete Università per lo sviluppo sostenibile, che parlerà della sostenibilità per alimentare l’umanità e Andrea Mascaretti, fondatore del Centro per lo Sviluppo Sostenibile che affronterà la tematica alimentazione nutrizione come opportunità per i territori. Agostino Cavazza, referente relazioni industriali della FEM, illustrerà i progetti e le tecnologie in FEM.

Come nella prima edizione, si è cercato di rendere più facile la comunicazione evitando presentazioni rigide con slide e dati. Le aziende esporranno risultati e visione in due tavole rotonde colloquiali, condotte da Gianluca Carenzo per Hub Innovazione Trentino e Agostino Cavazza per Fondazione Mach, che si terranno nella mattinata in aula magna; in queste il pubblico potrà fare domande via whatsapp. I ricercatori del sistema della ricerca trentina, invece, avranno la possibilità di incontrare le aziende nel pomeriggio, dopo il buffet, in 14 tavoli R2B.Le imprese porteranno all’attenzione del pubblico alcune tra le innovazioni più recenti che riguardano il settore agrifood. In particolare si parlerà dell’impatto che stanno avendo digitalizzazione, intelligenza artificiale, tracciabilità, big data, sulla produzione agricola oltre che sulla trasformazione, distribuzione e consumo alimentare, di cui si discuteranno anche aspetti  nutrizionali, sensoriali e quelli legati alla salute umana.

Inoltre sarà possibile visitare i laboratori di Fondazione Edmund Mach per toccare con mano le principali innovazioni tecnologiche (s.c. e c.m.)

Ufficio Stampa FEM: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 338/7392973

 

Ufficio Stampa HIT: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 331 6679183 

TAROCCHI SPACCIATI PER AMATRICE

 

Il grido dei produttori di Amatrice a Il BonTà di Cremona: “Molti prodotti si spacciano come “di Amatrice”, diffidate dalle imitazioni, i marchi originali sono solo 2”

Valerio Calandrella, ristoratore di Amatrice: «Siamo disperati, solo il 4% delle case è stato ricostruito. Dopo il terremoto sono spuntati tanti prodotti che si definiscono “di Amatrice” ma diffidate dalle imitazioni, i veri marchi sono solo due»

 

A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero”. E' questa la scritta che campeggia sullo stand di prodotti di Amatrice che si trova a Il BonTà, il Salone delle Eccellenze Enogastronomiche dei Territori che si è aperto oggi, sabato 9 novembre e continuerà fino al 12 novembre nei padiglioni di CremonaFiere. Arrosticini, salumi e formaggi prodotti dagli unici due marchi che sono realmente presenti ad Amatrice: Il “Caseificio storico Amatrice” per i formaggi e il “Sano” per i salumi, oltre alla birra “Alta Quota”. Perché sembra che dopo il terremoto siano oggi in tanti a cercare di vendere i propri prodotti come “originari di Amatrice”, anche se in realtà di Amatrice proprio non sono. A lanciare l'allarme è Valerio Calandrella, il gestore del ristorante Da Partrizia di Amatrice, nell'Area del Gusto. «Noi siamo un ristorante di Amatrice, e abbiamo alcune specialità di nostra produzione che abbiamo portato al BonTà di Cremona insieme a prodotti di altri colleghi di Amatrice – spiega Valerio Calandrella -. Facciamo infatti da ambasciatori delle tipicità amatriciane: abbiamo creato un circuito informale di professionisti che promuovono i veri prodotti di Amatrice, provando a difenderci da chi presenta prodotti amatriciani che in realtà non lo sono. Da dopo il terremoto esistono ditte che spacciano per esempio del formaggio come "pecorino di Amatrice", ma senza alcuna etichetta». A Il BonTà i produttori di Amatrice hanno portato Spaghetti all'amatriciana, olive ascolane e arrosticini, oltre ai buonissimi salumi e formaggi. «Pecorino e guanciale sono la nostra nicchia, e ad Amatrice ci sono un unico salumificio e un unico caseificio: due sono i marchi, quindi è semplice risalire a un prodotto veramente amatriciano. Stessa cosa per la birra, che pure presentiamo in fiera. Dopo il terremoto tutti siamo stati pesantemente danneggiati, e siamo stati costretti a ripartire più con le nostre forze che con quelle dello Stato. Oggi il nostro ristorante si trova, insieme ad altri 7, nell'Area del Gusto, una zona creata grazie alla raccolta fondi lanciata da La7 e Corriere della Sera: nel periodo estivo la gente arriva, ma nella cattiva stagione non esistono più le seconde case dei romani. Abbiamo perso tutte quelle presenze. Da dopo il terremoto quindi abbiamo iniziato a girare le fiere per promuovere Amatrice».Valerio Calandrella spiega come la ricostruzione sia ancora fera al palo. «Le case ricostruite sono solo il 4%. La situazione è drammatica. Ho perso il conto del numero di governi che è cambiato da quando c'è stato il terremoto, ma ogni volta è sempre la stessa storia, si ricomincia da capo – spiega Valerio Candrella -. D'estate la gente c'è, ma si tratta comunque di un turismo mordi e fuggi, perché non ci sono alberghi e quindi anche volendo i turisti non possono restare a dormire. Vengono a passare la giornata, magari mangiano e comprano i prodotti, ma non si possono fermare».

IL BonTà, il Salone delle Eccellenze Enogastronomiche dei Territori si è aperto oggi sabato 9 novembre e continuerà fino al 12 novembre nei padiglioni di CremonaFiere. Arrivato alla 16° edizione conta 2.000 prodotti artigianali dei territori e l’anno scorso è stato capace di attrarre più di 30 mila visitatori. Quest'anno la manifestazione ha ampliato del 25% lo spazio espositivo, accogliendo prodotti che rappresentano quasi tutta la penisola. I produttori presenti in fiera provengono infatti da 16 regioni d'Italia. Il Salone dedicato ai sapori autentici e al cibo di alta qualità è un evento unico in cui l’eccellenza enogastronomica dei prodotti tipici dei territori, unita all’educazione alimentare e alle nuove esigenze del mercato, incontra l’interesse dei consumatori e degli operatori del settore.

Tra gli eventi previsti anche L'abito gourmet, una realizzazione della stilista Angela Colosimo, una abito che, letteralmente, si può mangiare. Il Mais corvino, un tipo particolare di mais nero, dal chicco nero e allungato, che veniva coltivato dai Maya già nel 3.500 avanti Cristo ma che in Italia non si coltivava più dal 1700. Un alimento con caratteristiche molto particolari: ha il doppio delle proteine e il 20% in meno di carboidrati rispetto al mais normale. Inoltre ha 20 volte tanto gli antiossidanti presenti nel mais comune. Un prodotto che un giovane agricoltore. Carlo Maria Recchia, di 26 anni, ha deciso di recuperare, spinto dall’amore per la terra e per l’agricoltura, diventando il primo e unico produttore e distributore di Mais Corvino in tutta Europa. Tanto spazio anche per i produttori calabresi, con la mostra dei peperoncini dal mondo, il “Tabasco di calabria”, la prima salsa di peperoncino fermentato fatta di soli peperoncini calabresi che verrà proposta in fiera come base per un cocktail inventato per l'occasione e il caffè al peperoncino.

Il salone comprende anche uno spazio dedicato ai professionisti della ristorazione: il BonTà Professional, che permette di toccare con mano il meglio delle attrezzature professionali. Terzo filone della manifestazione è quello dedicato alla birra: Special Beer Expo. Qui le specialità birraie dei territori incontrano professionisti e appassionati del mondo della birra, creando il contesto ideale per scoprire abbinamenti originali, tendenze innovative e per confrontarsi sulle ultime novità in tema di somministrazione e consumazione delle birre speciali.

 

 

Alessia Testori

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