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Recensioni

RISTORAZIONE E COVID: L’ITALIA RIPARTE CON I CROWDFUNDING

150.000€ in 24 ore per la startup innovativa del mangiar sano all’italiana

 

Antiaging Italian Food, l’iniziativa della nutrizionista Chiara Manzi e del manager Danilo Pertosa, per portare in tutta Europa piatti golosi Made in Italy, per vivere a lungo, in salute e in forma

 

In epoca di Covid la ristorazione è uno dei settori più colpiti. Ma c’è chi non si arrende e, anziché lasciarsi sopraffare dalla crisi, trova nuovi modi per ripartire con successo. È il caso di Antiaging Italian Food, l’innovativa startup del mangiar sano all’italiana, fondata dalla nutrizionista e ristoratrice Chiara Manzi, Premio Oscar per la salute 2018 nel campo dell'alimentazione, e dal manager Danilo Pertosa.

Con il ristorante chiuso al pubblico da mesi, la dottoressa Chiara Manzi ha deciso di reinventare il suo business, aprendo alla spedizione in tutta Europa dei suoi piatti cucinati secondo lo stile alimentare cucina evolution, che garantisce longevità e salute senza rinunciare al gusto. I ristori insufficienti a rilanciare il business hanno fatto nascere l’idea di coinvolgere i clienti in un Crowdfunding sulla piattaforma Crowdinvest Italia. Un successo enorme che ha portato a raccoglie più di 150 mila euro in meno di 24 ore.

 

Gli investitori sono tutti clienti (almeno i primi ad aver aderito), conquistati dai risultati di salute ottenuti grazie ai menù e ai piatti pronti che ricevono a casa propria. La mission della startup è riformulare i piatti della tradizione italiana, spedendoli in tutta Europa, per promuovere un modo di mangiar sano e vivere a lungo in forma, senza rinunciare a dolci, pizza e fritti. Anche senza Glutine. Un progetto ambizioso, che guarda al futuro, unendo tradizione, innovazione e l’amore per la cucina Made in Italy, includendo nell’alimentazione anche carbonara e tiramisù. 

La fiducia riposta nel nostro progetto dai nostri clienti che hanno deciso di investire in poche ore ci lusinga, ma non ci sorprende del tutto. – Ammettono la dottoressa Chiara Manzi e Danilo Petrosa Sempre più persone negli ultimi anni hanno sviluppato una maggior consapevolezza dell’importanza di adottare un’alimentazione equilibrata e golosa, che ci permetta di restare sani, giovani e in forma il più a lungo possibile. Quella che un tempo era una moda, caratterizzata da diete di ogni sorta (e non sempre sane) pubblicizzate da star hollywoodiane, oggi è uno stile di vita e, per molti, un business con interessanti prospettive di crescita”.

 

Antiaging Italian Food, dunque, presenta tutte le carte in regola per poter crescere rapidamente, poiché risponde ad un desiderio sempre più diffuso, ovvero, vivere a lungo e in forma, senza nessuna rinunciaa tavola. 

Inoltre, trattandosi di una startup innovativa, investire nel progetto dà diritto allo sgravio fiscale del 50% del capitale investito (a patto che si resti soci per in 3 anni), con possibilità di investire a partire da 250€. Oltre alla detrazione fiscale, i soci hanno diritto ogni anno all'8% dell'investito sotto forma di prodotti e servizi. 

Obiettivo della raccolta fondi è rafforzare il primo Food Delivery Antiaging che raggiunge ogni angolo di Europa in sole 48 ore con un packaging asettico, refrigerato e sottovuoto. 

 

Nei prossimi 3 anni, inoltre, la startup punta a creare un primo network con almeno 15 unità di RistoDelivery Multi Experience specializzati nella “cucina antiaging Made in Italy”, proponendo un nuovo modello di business basato su 4 aree:il Food Delivery di Alta Cucina;

  1. la Ristorazione con particolare attenzione a intolleranze e allergie;
  2. il retail di prodotti esclusivi e certificati per la sicurezza nutrizionale;
  3. corsi ed eventi di cucina antiaging.

Tutti i piatti proposti da Antiaging Italian Food sono certificati Gluten Free e per la Sicurezza Nutrizionale, certificazione validata da Certiquality, rispondendo ad un rigido disciplinare. I 7 pilastri per ottenere la certificazione di Sicurezza Nutrizionale sono: Cibi di elevata qualità nutrizionale; More&Less: ricette ricche di vitamine e antiossidanti con meno calorie, grassi, zucchero e sale; Giuste quantità di nutrienti secondo le linee guida OMS; Metodi di preparazione, conservazione e cottura che esaltino le qualità nutrizionali dei cibi; Giusti abbinamenti dei cibi; Ricette della tradizione italiana; Gusto eccellente.

 

Alessia Piccioni

GO LIVE, L’EVENTO DI PRESENTAZIONE IN PROGRAMMA IL PROSSIMO 4 MARZO

 

 

di Linda Nano

 

Il Progetto di Cooperazione Genovese Storico nasce con un obiettivo ambizioso e preciso, quello di creare una filiera corta di eccellenza del Basilico Genovese Dop fresco orientata a nuove aree di mercato.

La sua realizzazione è stata resa possibile dalla partecipazione ad un bando del PSR di Regione Liguria, e più precisamente alla misura 16.4 dedicata agli “Aiuti per la promozione e lo sviluppo delle filiere corte e dei mercati locali”.

Voluto e diretto dal Consorzio di Tutela Basilico Genovese Dop, che in qualità di capofila ne coordina il funzionamento e le attività, il progetto ha come finalità primaria quella di valorizzare e sviluppare la produzione di Basilico Genovese DOP dell’area “storica” del perimetro periurbano cittadino, specializzata tradizionalmente nella coltivazione per il mercato fresco e nella sua raccolta manuale.

L’esigenza nasce da un’oggettiva difficoltà di adesione alla DOP da parte dei piccoli produttori genovesi, coloro che pur rappresentando il nucleo storico e originario necessario per l’ottenimento della denominazione di origine europea, oggi rischiano di rappresentarne, loro malgrado, un elemento di grande debolezza, sia per sé stessi che per l’intera filiera.

Un progetto quindi che intende intervenire su questa criticità reale, ma anche su aspetti altrettanto fondamentali come quelli del riconoscimento identitario e valoriale di una produzione piccola, ma necessaria, per la costruzione di un mercato del Basilico Genovese Dop fresco di qualità, favorendone così la certificazione necessaria a qualificarne ulteriormente il prodotto e ad armonizzarne la presenza nei circuiti commerciali, in primis quelli destinati agli operatori Ho.Re.Ca. di eccellenza.

Ma perché costruire un progetto di filiera corta destinato principalmente all’Ho.Re.Ca. e dedicato specificamente al Basilico Genovese Dop fresco e raccolto a mano? Ricordiamo intanto che cosa significa questo termine: per filiera corta si intende l’insieme di attività che concorrono alla produzione, raccolta, distribuzione, commercializzazione e fornitura di un prodotto agroalimentare, partendo dalla produzione agricola di base fino alla vendita al consumatore finale. Nella filiera corta, come definito all’art.11 del Regolamento delegato n. 807/2014 della Commissione, è ammesso un solo intermediario, inteso come soggetto che acquista il prodotto dal produttore per destinarlo alla vendita, ovvero al consumatore. E proprio in questa definizione sta il valore di un’opportunità non soltanto produttiva e quantitativa, ma anche di riconoscimento culturale per questi produttori e il loro basilico. 

La realizzazione di un percorso di filiera, che sia immediato e vicino a coloro che utilizzeranno questo prodotto, ha significato vedere riunite per la prima volta in un unico soggetto, l’Unione Agricola Genovese, antica realtà associativa del ponente cittadino, tre aziende agricole sue socie aderenti alla Dop e l’azienda alimentare Rossi 1947. 

Per la prima volta quindi, si è deciso di mettere a sistema un territorio particolare come quello periurbano genovese, con tutti gli aspetti ambientali, storici e sociali che lo caratterizzano, tre aziende agricole che qui vivono e resistono a tutti gli effetti, con ricadute occupazionali ed esempi di integrazione multiculturale significative, una realtà di associazione cooperativa che dal 1919 ha rappresentato generazioni di agricoltori genovesi e che oggi può vedere così rivitalizzato il suo ruolo e un soggetto commerciale che della lavorazione e promozione del Basilico Genovese Dop ha fatto il suo tratto aziendale distintivo.

Attraverso il nome evocativo di Genovese Storico, questo finora inedito partenariato rende possibile una modalità di promozione e commercializzazione specificamente dedicata all’Ho.re.ca, che mette in luce le peculiarità del Basilico Genovese DOP prodotto nell’area storica, attraverso un nuovo brand di progetto all’interno della DOP esistente

Con la convinzione che diffondendone e migliorandone la conoscenza tra i professionisti della ristorazione, della pasticceria e della gelateria di eccellenza si potrà generare così un conseguente aumento di consapevolezza del maggiore valore qualitativo, organolettico ed economico del Basilico Genovese DOP fresco in bouquet, anche tra la loro clientela selezionata. Un obiettivo che sarà perseguito inoltre attraverso una nuova proposta di prodotti semilavorati di grande qualità, la partecipazione a qualificati eventi enogastronomici a carattere nazionale e internazionale, la creazione di partnership strategiche e a un piano di comunicazione e marketing innovativo. 

Ma la vision del progetto di cooperazione Genovese Storico non può prescindere da una dimensione più ampia della sola promozione di un prodotto. 

Esprimerà un territorio unico e particolare, sospeso tra città e ruralità, raccontandolo attraverso ciò che meglio lo rappresenta: l’aria, la terra, i suoi uomini e il suo basilico. Un ecosistema che si fa brand, un brand contemporaneo e poliedrico che si pone l’ambiziosa meta di una parallela promozione della città di Genova e della Liguria, andando a soddisfare così oltre agli obiettivi del progetto stesso, anche le finalità del Piano regionale del turismo in relazione ad ambiti fondamentali, come la valorizzazione del patrimonio enogastronomico, dei suoi produttori e del suo territorio rurale. 

Giovedì 4 marzo, a partire dalle ore 11, per la prima volta racconteremo la storia di questo progetto, di questo territorio e dei produttori che ne fanno parte. È possibile seguire la diretta dell’evento su golive.genovesestorico.it

PRESENTATA L’EDIZIONE 104. LA CORSA ROSA IL 19 MAGGIO ARRIVERÀ A MONTALCINO E IL 20 MAGGIO PARTIRÀ DA SIENA

 

Il Giro d’Italia torna in terra di Siena. Nella seconda settimana di corsa due tappe con arrivo nella città del Brunello e partenza dalla città del Palio

A Montalcino mancava da 11 anni (2010) a Siena addirittura da 35 anni (1986). Un appuntamento, atteso da appassionati e residenti voluto fortemente dal Comune di Montalcino e dal Comune di Siena, grazie alla partnership con il Consorzio del vino Brunello di Montalcino.

 

A Montalcino mancava da 11 anni (2010) a Siena addirittura da 35 anni (1986). Il 19 e 20 maggio 2021 il Giro d’Italia, edizione 104 in cui si celebrano i 90 anni della maglia rosa, farà nuovamente tappa in terra di Siena con la tappa n. 11 Perugia – Montalcino, la Brunello di Montalcino wine stage, del 19 maggio (163 km) che arriverà nella terra del Brunello dopo aver percorso 70 km tra eroiche strade bianche e passaggi mozzafiato in Valdorcia e la tappa n. 12 Siena – Bagno di Romagna del 20 maggio (209 km) che partirà proprio dalla Piazza del Campo della città del Palio. Un appuntamento, atteso da appassionati e residenti voluto fortemente dal Comune di Montalcino e dal Comune di Siena, grazie alla partnership con il Consorzio del vino Brunello di Montalcino e che sarà preceduto da un mese di appuntamenti di avvicinamento sul territorio e che saranno presentati nelle prossime settimane.

 

“Dopo 11 anni, il rosa del Giro torna a sposarsi con il rosso dei vini di Montalcino - conclude il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci - La nostra scelta è stata sin da subito quella di esserci, non solo per il valore dell’evento, ma anche perché da sempre il Consorzio del vino Brunello di Montalcino e le sue aziende rappresentano un unicum con il loro territorio. Grazie al vino, Montalcino è oggi un brand globale e la sua economia si basa su un moderno modello di comunità agricola in grado di generare occupazione, valore aggiunto e turismo di fascia alta proveniente da tutto il mondo. Il ciclismo – ha concluso Bindocci - è uno sport che richiede passione e abnegazione ma che è capace di dare grandi soddisfazioni, le stesse di un Brunello dopo anni di lavoro in vigna da parte dei nostri soci”.

 

Per tutti noi aver riportato la corsa rosa a Montalcino, in un anno così difficile, è motivo di orgoglio e vuole essere il segnale che guardare con ottimismo e fiducia ad una ripartenza del nostro territorio, è possibile – spiega il Sindaco di Montalcino Silvio Franceschelli - L’Amministrazione comunale ha fatto un grande investimento in termini infrastrutturali e di coordinamento. Adesso l’altro obiettivo, insieme al Comune di Siena, sarà quello, compatibilmente con la situazione emergenziale, di promuovere questo grande evento per creare un’occasione di visibilità, una prima inversione di tendenza rispetto alla crisi diffusa che ha colpito anche il nostro tessuto economico e commerciale e tornare a muovere, anche se in modo limitato, un primo turismo di prossimità italiano ed europeo. Lo faremo con tutti i protocolli di sicurezza previsti e nel pieno rispetto delle normative anti contagio. Ci auguriamo che il Giro d’Italia, a maggio, possa essere l’occasione per segnare un nuovo inizio. Ringrazio il Consorzio del vino Brunello di Montalcino che fin da subito ha creduto e condiviso questo progetto di promozione per tutto il nostro territorio”.

 

“Abbiamo giocato di squadra altrimenti una manifestazione importante come questa non saremmo riusciti ad intercettarla – ha aggiunto Alberto Tirelli assessore al turismo del Comune di Siena – Sarà sicuramente un palcoscenico nazionale sul quale ci andremo a proporre come territorio. Sono orgoglioso come assessore e come Comune di poter accogliere una tappa del Giro, evento a cui l’italiano è particolarmente affezionato. Se pensiamo al turismo di prossimità che riteniamo di poter andare ad intercettare nei prossimi mesi, è sicuramente è un buon investimento”.

 

Benny Lonardi

IL MONTEVERRO 2017, NELLA TOP TEN DEI 100 MIGLIORI VINI SCELTI DA GENTLEMAN 2021

 

Il Rosso di punta della cantina gioiello di Capalbio al quinto posto ex equo della super classifica realizzata dall’incrocio delle sei più autorevoli guide italiane

 

Un vero premier grand cru maremmano, ottenuto dai vitigni bordolesi classici - Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot - ma con l’inconfondibile carattere dell’autentica maremma. Qui affonda le sue radici il Monteverro 2017, un rosso ambizioso che prende vita da vigneti dolcemente adagiati su quella nota ai più come la Costa d’Argento. Le uve provengono esclusivamente dagli appezzamenti migliori delle nostre colline, sul versante che digrada dolcemente verso il mare, il vino affina circa 24 mesi in barrique dei migliori tonnelier e quindi due anni in bottiglia. Sfoggia un’intensità e una complessità incomparabili e al contempo denota una freschezza e un’eleganza di rara nobiltà, potenza e corpo ma tannini setosi e integrati con un lungo finale.

 

Sarà stato proprio questo suo carattere deciso, ma raffinato ad aver conquistato le più importati guide dedicate al mondo del vino. La super classifica elaborata dalla rivista Gentleman, infatti, è stata ottenuta incrociando i rating delle edizioni 2021 di queste guide (Bibenda, Guida Essenziale ai Vini d’Italia di Daniele Cernilli, Vini d’Italia del Gambero Rosso, Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier, I Vini di Veronelli e l’Annuario dei migliori vini italiani di Luca Maroni).

 

Un quinto posto (condiviso ex equo con l’Aglianico del Vulture Superiore La Firma 2015) prestigioso che proietta il Monteverro 2017 tra il Gotha dei rossi più apprezzati dai wine critic italiani e che conferma la Toscana terra vocata ai rossi con ben 31 piazzamenti su 100.

 

 

Michela Mezzolo 

8 MARZO: MONTE ZOVO E PROGETTO QUID A SOSTEGNO DELLE DONNE

Una speciale wine bag in edizione limitata per il rosato Phasianus, creata con eccedenze di produzione tessile da persone in condizioni di fragilità. Il ricavato sarà devoluto al centro antiviolenza P.e.t.r.a.

 

In occasione della festa della donna Monte Zovo, l’azienda vinicola della famiglia Cottini a Caprino Veronese, realizza con l’associazione Progetto Quid una speciale wine bag per il Phasianus Corvina Verona Rosato IGT.

L’iniziativa è espressione concreta della filosofia di sostenibilità a tutto tondo di Monte Zovo, che si traduce in impegno a favore dell’ambiente in vigna e in cantina, ma anche in attività di responsabilità sociale con ricadute positive sul territorio, sull’economia e sulle persone.

Risponde a quest’orientamento la scelta di collaborare con Progetto Quid, impresa sociale con sede a Verona, che offre opportunità di crescita lavorativa a persone in condizioni di difficoltà, con una particolare attenzione alle donne in situazioni di svantaggio. Attraverso questo progetto l’associazione crea capi di abbigliamento e accessori moda di ottima qualità.

Monte Zovo ha acquistato da Progetto Quid 300 wine bag personalizzate, realizzate con eccedenze di produzione delle grandi aziende tessili italiane, promuovendo così un’economia circolare che limita lo spreco di pregiate materie prime. La wine bag in twill di cotone madras, nel suo disegno a scacchi color vinaccia, richiama l’etichetta di Phasianus. L’inserto collocato al centro della shopper, in omaggio con l’acquisto del vino, porta la firma di Diego Cottini, titolare dell’azienda agricola Monte Zovo.

“Credo che un tessuto sociale sano debba saper accogliere e integrare anche le persone che vivono momenti o situazioni di fragilità” sostiene Annalberta Cottini, “e noi come Monte Zovo cerchiamo di dare il nostro massimo supporto a realtà come Progetto Quid, che operano in questo senso e danno valore al ruolo chiave della donna, a cui viene dedicata la festa dell’8 marzo”.

La limited edition di Phasianus per la festa della donna sarà in vendita nello shop online di Monte Zovo al costo di 15,50 euro dal 1° al 31 marzo. Il ricavato delle vendite sarà devoluto a P.e.t.r.a., centro antiviolenza del Comune di Verona, che offre gratuitamente i propri servizi – sostegno psicologico e sociale, consulenza legale, accoglienza presso strutture convenzionate e gruppi di auto mutuo aiuto – a donne, ma anche uomini, vittime di violenza.

 

Alessandra Zambonin 

ZUPPA, CHE PASSIONE! ECCO LA TOP 10 DELLE PIÙ INSTAGRAMMABILI DA CONDIVIDERE IN OCCASIONE DEL NATIONAL SOUP DAY

 

Dalla zuppa di pollo, ricca di proteine e sostanze aromatiche, alla zuppa di pomodoro, piatto fresco e salutare, fino ad arrivare alla vellutata di zucca, ricca di fibre disintossicanti e ottima per la linea, e a quella di funghi, ideale per contrastare l’invecchiamento cellulare grazie agli antiossidanti. Ecco alcune delle pietanze da condividere sui social in occasione del National Soup Day, che viene celebrato ogni anno negli USA il 4 febbraio

 

La zuppa continua a essere ancora oggi uno dei piatti più apprezzati a livello globale per via della sua semplicità nella preparazione, delle ottime proprietà nutritive e del gusto. Caratteristiche indiscutibili che hanno portato gli americani a istituire il National Soup Day, festività che ricorre ogni anno il 4 febbraio, e che hanno generato un boom di consumi negli ultimi anni, soprattutto nel 2020. Basti pensare che secondo una ricerca della United States Soup Industry e pubblicata su The Daily Meal gli americani mangiano 10 milioni di zuppe ogni anno. La passione per queste pietanze ha contagiato anche il mondo dei social, portando sempre più utenti a postarle, ma quali sono le ricette e gli ingredienti più virali su Instagram? Al primo posto nella speciale top 10 delle zuppe più instagrammabili spicca la Chicken Soup (zuppa di pollo), ricca di proteine e sostanze aromatiche come creatina e cantina, con ben 568.210 post, seguita dalla Tomato Soup (zuppa di pomodori), piatto fresco, gustoso e salutare, con ben 402.634 post e dalla Pumpkin Soup (vellutata di zucca), ottima per la linea perché ricca di fibre disintossicanti, menzionata in 293.337 post. Il quarto e quinto posto, invece, sono rispettivamente occupati dalla Mushroom Soup (zuppa di funghi), leggera, gustosa e ad alta concentrazione di antiossidanti per contrastare l’invecchiamento cellulare, con ben 177.130 post, e la Fish Soup (zuppa di pesce), piatto povero per eccellenza della tradizione marinara, menzionata 135.012 volte. Al sesto posto c’è la Onion Soup (zuppa di cipolle), piatto tipico della tradizione francese e poi esportato in tutto il mondo, con 94.784 post. Chiudono la classifica la Potato Soup (zuppa di patate) con 87.842 post, la Pepper Soup (zuppa di peperoni) con 63.341 post, la Pea Soup (zuppa di piselli) con 60.826 post e la Broccoli Soup (vellutata di broccoli) con 38.426 post. Ma non è tutto, perché a livello globale l’hashtag #Soup sfiora i 9 milioni di post. È quanto emerge da un monitoraggio Instagram condotto da Espresso Communication per Marco Roveda, pioniere del biologico, che vanta oltre vent’anni di esperienza nel settore e si è affidato al partner di fiducia Spreafico per lanciare sul mercato la prima linea di zuppe fresche pronte confezionate in pack con carta proveniente da filiera sostenibile PEFC. “La Giornata della Zuppa rappresenta la giusta celebrazione di un piatto nato dalla saggezza popolare, nutriente e gustoso che ancora oggi viene apprezzato da milioni di persone in tutto il mondo. Si tratta anche di una pietanza dotata di estrema versatilità – ha spiegato Marco Roveda - Il pioniere del biologico – Bisogna però prestare attenzione anche all’ambiente, ed è per questo che, non ritenendomi soddisfatto di quelle messe in commercio, ho deciso d’immergermi in una nuova sfida bio, realizzando una linea di zuppe fresche già pronte, leggere, ideate con ricette di alta qualità e confezionate in pack con carta certificata PEFC, proveniente da boschi gestiti in maniera sostenibile. Ottime per tutti coloro che ricercano nella propria alimentazione quotidiana benessere e leggerezza”. La passione per le zuppe accomuna anche alcune delle più grandi stelle del panorama internazionale: da Meghan Markle che, secondo quanto riportato da Hello Magazine, l’ha inserita nella sua dieta personalizzata, a Gwyneth Paltrow, assidua consumatrice della zuppa wonton, ricetta molto diffusa in Cina e Giappone, fino ad arrivare a Jennifer Lawrence, che ha sfruttato le proprietà nutrienti delle zuppe per curare i suoi problemi di salute. Passioni condivise anche in Italia da personalità femminili dello spettacolo come Dalila Di Lazzaro, appassionata della vellutata di zucca, Csaba dalla Zorza, che ha inserito nel suo regime alimentare una zuppa con porro, ceci, patate e cavolo nero, e Caterina Balivo, che l’estate scorsa ha mostrato con orgoglio una zuppa di cozze. Perfino lo chef Bruno Barbieri ha inserito nel suo menu una vellutata di zucca, ottima per il periodo invernale. Le proprietà nutritive della zuppa sono anche condivise da una ricerca della Pennsylvania State University e pubblicata su CNN Health, secondo cui il consumo di questa pietanza aiuta a eliminare le tossine presenti nell’organismo, facilita la funzione naturale di fegato e reni e migliora la forma fisica. 

 

Ecco, infine, la top 10 delle zuppe più instagrammabili:

 

1.   Chicken Soup: 568.210 post

2.   Tomato Soup: 402.634 post

3.   Pumpkin Soup: 293.337 post

4.   Mushroom Soup: 293.337 post

5.   Fish Soup: 135.012 post

6.   Onion Soup: 94.784 post

7.   Potato Soup: 87.842 post

8.   Pepper Soup: 63.341 post

9.   Pea Soup: 60.826 post

10. Broccoli Soup: 38.426 post

 

 

Matteo Gavioli

BONUS RISTORAZIONE, FIPE-CONFCOMMERCIO: “RITARDI INSOSTENIBILI NELL’EROGAZIONE DEL CONTRIBUTO”

Il bonus ristorazione è fermo al palo. Gli oltre 46mila imprenditori della ristorazione che hanno chiesto il contributo a fondo perduto per l’acquisto dei prodotti agroalimentari italiani, non hanno ancora ricevuto quanto promesso dal governo.

E questo nonostante siano passati due mesi dall’ultima data utile per la presentazione delle domande, fissata per il 15 dicembre scorso.

“Ci era stato garantito – sottolinea Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi – che entro la fine di gennaio sarebbe stato effettuato il pagamento dell’anticipo del 90% sugli acquisti dei prodotti agroalimentari. Siamo a metà febbraio e ancora i ristoratori non hanno visto un euro. Chiediamo un intervento immediato da parte del neo ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli: in ballo ci sono oltre 345 milioni di euro, fondamentali per un settore messo in ginocchio dalle misure di contenimento del Covid-19. Non dimentichiamoci, inoltre, che il plafond complessivo raggiungeva i 600 milioni di euro. Queste risorse non possono essere perse, ma vanno immediatamente riallocate a sostegno della filiera agroalimentare”.

 

 

Massimo Tafi

RECOVERY FUND, FIPE-CONFCOMMERCIO IN AUDIZIONE ALLA CAMERA: “IL TURISMO 4.0 NON ESISTE SENZA PUBBLICI ESERCIZI”

 

“Per essere realmente efficace, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza dovrà tenersi alla larga da un approccio frammentato, concentrando i propri investimenti sulle filiere e in particolare sui segmenti in grado di garantire un positivo effetto moltiplicatore su valore aggiunto e occupazione. Il turismo 4.0, ad esempio, non può esistere senza uno sviluppo e una valorizzazione dei pubblici esercizi”.

È questo, in sintesi il messaggio trasmesso da Roberto Calugi, Direttore generale di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, nel corso dell’audizione davanti alla commissione Attività produttive, Turismo e Cultura della Camera dei Deputati, dedicata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Con i suoi 46 miliardi di valore aggiunto e i 20 miliardi di euro di acquisti di materie prime ogni anno, la ristorazione italiana rappresenta il principale attore della filiera agroalimentare del nostro Paese.

Non solo. Ogni anno i turisti stranieri spendono 8 miliardi di euro in bar, ristoranti e locali di intrattenimento, cui si aggiungono 12 miliardi di euro di consumi garantiti dal turismo interno. Dati che, insieme ai 158 miliardi di dollari di una virtuale bilancia commerciale di import ed export di ristorazione, certificano il ruolo di volano che la ristorazione ha nei riguardi dell’intero made in Italy.

Coinvolgere i Pubblici esercizi, inserendoli nel Recovery Plan, risulta dunque essenziale per rafforzare due filiere strategiche e favorire politiche di inclusione e di rigenerazione urbana.

“Purtroppo – ha sottolineato Calugi – nell’attuale PNRR i pubblici esercizi non vengono mai citati né direttamente né indirettamente, a dispetto di ogni evidenza”.

Occhi puntati in particolare sul tema della digitalizzazione, che rappresenta una scelta pervasiva per settori trainanti quali il turismo, la cultura e la filiera agroalimentare.

“Ciò che determina il successo o l’insuccesso delle politiche turistiche – ha aggiunto il Direttore di Fipe – è la gestione dei big data su prenotazioni e modalità di consumo dei prodotti del territorio. Informazioni oggi sono appannaggio delle grandi piattaforme internazionali, ma che devono tornare nella disponibilità di chi offre i servizi. Dobbiamo investire sulla digitalizzazione del mondo della ristorazione, dell’intrattenimento e della ricezione turistica e dei servizi più in generale, nella consapevolezza che anche i pubblici esercizi, come dimostrato durante la pandemia, hanno la capacità e la necessità di fare innovazione”.

Fondamentale, altresì, valorizzare il capitale umano di un settore che ha oltre 1,3 milioni di addetti.

 

Tommaso Tafi

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