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L’uomo che sussurrava alle vigne.

Come è nato il Puro 2013,

il primo Chianti senza solfiti.

 

Una vendemmia movimentata, ma allo stesso tempo anche molto interessante, quella che ha contraddistinto questo 2013 per la Fattoria Lavacchio. Nello specifico, le uve che diventeranno il Puro, il primo Chianti senza solfiti - vanto e figlio prediletto dell’azienda della Rùfina -, hanno dato un discreto volume, nonostante l'annata, con 250 quintali di uva che porteranno l’azienda a produrre circa 25.000 bottiglie.

 

«La qualità dell’uva e la sanità della stessa sono state essenziali – dice Faye Lottero, amministratrice dell’azienda e fulcro della stessa Abbiamo lavorato molto nella selezione e, dato l’andamento stagionale, possiamo dire di avere una cessione di colore incredibile. Il vino sarà ancora più fruttato e siamo sicuri che andremo nella direzione di un vino che riteniamo più centrato rispetto alla nostra idea di Chianti, fruttato fresco, con buona struttura ma senza aggressività».

Questo, grazie anche all’introduzione di un nuovo serbatoio specifico per la produzione del Puro. «E’ stata realizzata una modifica su un piccolo numero di serbatoi di vinificazione – spiega l’enologo Stefano Di Blasi – affinché, già a partire dalla fermentazione alcolica, si abbia un controllo sia dell'ossidazione sia delle potenziali alterazioni microbiologiche».

La modifica introdotta, infatti, gioca su un controllo particolare delle condizioni di pressione interna dei gas, soprattutto dell'anidride carbonica che si sprigiona durante la fermentazione.

Dice ancora Di Blasi: «Queste particolari condizioni, che fanno parte del know-how aziendale per produrre il Puro, garantiscono: l'estrazione del colore e di tannini dolci e la preservazione dei profumi primari delle uve. Con questa tecnica innovativa, si ha "l'iniziazione" delle uve su un percorso virtuoso che sarà tutto al riparo da deviazioni microbiologiche o ossidative e che porterà all'ottenimento di vino senza solfiti aggiunti».

Però alla Fattoria Lavacchio c’è anche modo di divertirsi ed ecco che è nato il tema dell’uomo che sussurrava alle vigne. E’ Faye a spiegarlo: «Quest’anno siamo entrati in vigna in un momento particolare, quando cioè, mio marito Dimitri (che segue la conduzione agronomica) ha ritenuto che fosse il momento giusto. E, in effetti, i tempi sono stati fondamentali per portare in cantina una bella uva. Noi tutti scherzosamente gli abbiamo domandato con chi si fosse confrontato per scegliere il momento preciso (di là delle normali azioni). Lui ci ha risposto che ha sentito le vigne. Ecco, quindi, il nostro uomo che sussurrava ai vigneti. Un gioco in azienda, ma in fondo, forse con un po’ di verità legata all’ascolto della natura».

Riccardo Gabriele

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