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Menu del Senato, prezzi “troppo alti”

Ristorante vuoto e gestori verso l’addio

Come promesso da Renato Schifani, da agosto i prezzi

sul menu di Palazzo Madama sono triplicati, tanto da spingere

 i senatori a mangiare altrove. La Gemeaz Cusin, la società che

 lo gestisce, ha deciso di gettare la spugna e di lasciare.

20 dipendenti del ristorante sono già in cassa integrazione

 

 

Al Senato “tira un’aria nuova”. Con nuovi prezzi per il ristorante. Promessa mantenuta dunque a Palazzo Madama dopo le decisioni assunte, lo scorso settembre, dal collegio dei questori in merito all'adeguamento dei prezzi del ristorante. Così se prima il filetto di orata in crosta di patate si gustava per 5,23 euro e per il carpaccio di filetto con salsa al limone ne bastavano 2,76, dalla fine di agosto i prezzi sul menu di Palazzo Madama sono triplicati. Tanto da spingere i senatori a mangiare altrove, specialmente nelle trattorie a due passi dal Pantheon. D’altronde, spiegano al Corriere della Sera senza troppi imbarazzi, i prezzi a Palazzo Madama sono ormai “così alti” che pranzare fuori è diventato quasi conveniente.

 

La conseguenza è che il ristorante del Senato, che prima era preso d’assalto anche da deputati e giornalisti parlamentari, adesso è mezzo vuoto. Tanto che la Gemeaz Cusin, la società che lo gestisce, ha deciso di chiedere all’amministrazione di Palazzo Madama “una soluzione amichevole” per rescindere consensualmente il contratto, sottoscritto il 12 febbraio 2010. La società appaltatrice ha messo la questione in mano agli avvocati, che hanno redatto un parere con cui sperano di convincere Palazzo Madama a rivolgersi altrove per sfamare i senatori. La relazione è lunga quattro pagine ed è un ritratto dell’Italia, tra antichi privilegi e cauti colpi di forbice. Vi si legge che, prima della decisione dei questori di tagliare i costi, i senatori pagavano per un pranzo «il 13% del prezzo effettivo, anche per i pasti di tipo superiore o pregiato, il cui costo ricadeva, quasi per intero, sull’Amministrazione». Da quando i costi sono quelli di un comune ristorante del centro di Roma, lamenta la società, «si è verificata un’eccezionale diminuzione dell’attività», con una riduzione dell’affluenza «di oltre il 50%».

 

E se prima i senatori sceglievano quasi esclusivamente piatti «della tipologia superiore e pregiata», ora prediligono le pietanze più economiche. La Gemeaz Cusin stima «un calo del 70 per cento dei pasti prodotti», con conseguente perdita economica ed esuberi del personale. Il primo effetto concreto è la richiesta di cassa integrazione per 20 dipendenti del ristorante.




Da Italia A Tavola.net  del venerdì 2 dicembre 2011

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