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Formaggi

Consorzio Parmigiano Reggiano

 

Il Consorzio Parmigiano Reggiano lancia un piano per sostenere il riequilibrio delle condizioni di mercato

 

Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio di tutela lancia un programma per arginare il crollo dei prezzi del Re dei Formaggi: il ritiro di 320 mila forme, misure per riequilibrare il mercato, un piano di marketing che consenta di ridare al valore al prodotto e di garantire buone condizioni di reddito alla filiera. Il piano proposto verrà presentato all’Assemblea dei Consorziati il prossimo 24 giugno

 

Il prezzo del Parmigiano Reggiano ha registrato negli ultimi mesi un calo importante. Se si prendono a riferimento i listini del 2019 si stima che la riduzione sia circa del 40%. Una contrazione della marginalità che preoccupa i caseifici che, negli anni passati, hanno vissuto un periodo felice sia per quanto riguarda produzione che quotazioni. Nel 2019 la quotazione media annua è stata infatti pari a 10,75 euro, per poi scendere bruscamente sotto i 10 euro già a partire dal mese di ottobre – quando sono stati annunciati i dazi di Trump – e attestarsi oggi intorno ai 7,20 euro al kg. I motivi del crollo del prezzo sono diversi: in primis la riduzione delle vendite all’estero e la chiusura del canale Horeca nel periodo del lockdown. Ma il calo riguarda in particolare il prodotto stagionato dodici mesi, acquistato dai grossisti (una decina sono gli operatori che acquistano e rivendono il Parmigiano Reggiano) che hanno avuto una visione poco rosea del futuro del mercato e hanno spinto le quotazioni del prodotto verso il basso.

 

Quali sono le proposte del Consiglio di Amministrazione del Consorzio per reagire alla crisi? Le misure – che andranno discusse e approvate dall’Assemblea dei consorziati il prossimo 24 giugno – sono sostanzialmente tre. In primo luogo, il Consorzio acquisterà dai suoi 335 caseifici ben 320mila forme (160mila dell’ultimo quadrimestre 2019 e 160mila del primo quadrimestre 2020) così da riequilibrare il mercato. Le forme saranno conservate nei magazzini, fatte stagionare più a lungo e reimmesse progressivamente sul mercato quando sarà possibile ottenere una remunerazione adeguata al prodotto. Non è la prima volta che il Consorzio interviene per ritirare le forme al fine di alzare le quotazioni: era già successo nel 2014-2015. La novità è che ora il Consorzio non si limiterà a ritirare le forme dal mercato, ma limiterà ulteriormente le quote di produzione che sono stata stabilite per il triennio a venire.  Il Consorzio potrà inoltre contare sulle misure nazionali previste dal decreto rilancio.

 

Se negli ultimi mesi le vendite nel canale Horeca e all’estero si sono bruscamente ridotte, abbiamo avuto grandi soddisfazioni nella Gdo che a maggio ha registrato una crescita superiore al 30%. Sono fiducioso: stiamo prendendo misure efficaci che, spinte da un piano di marketing adeguato, ci consentiranno di chiudere quest’anno così anomalo consolidando il giro d’affari del 2019. Mai come oggi è importante che le nostre aziende siano coese: avremo modo di confrontarci sulle prospettive per il futuro durante l’Assemblea dei consorziati che si terrà il prossimo 24 giugno” commenta Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano.

 

Fabrizio Raimondi

Pecorino Toscano DOP

Pecorino Toscano DOP: “Ripartiamo dopo l’emergenza, pronti a ripensare la nostra attività di promozione”

 

 

Grosseto. “Siamo pronti a ripartire e a ripensare il nostro modo di promuoverci sul mercato nazionale e internazionale”. Con queste parole il direttore del Consorzio tutela Pecorino Toscano DOP, Andrea Righini interviene sullo stato di salute della filiera a seguito dell’emergenza COVID-19. 

 

Il lock down e gli effetti sulla filiera. “L'impatto sulla filiera produttiva del Pecorino Toscano DOP - afferma Righini - è stato molto duro in termini di maggiori costi e minori consumi. I nostri caseifici non si sono mai fermati, ma, anzi, hanno completamente riorganizzato i modelli di lavoro per garantire la produzione e la sicurezza delle maestranze. Nel mese di maggio, naturale periodo di picco della produzione di latte ovino, i tradizionali doppi turni in lavorazione sono diventati tre e in alcune realtà anche quattro, con squadre di lavoro ridotte per poter limitare al massimo il rischio di contagi. A ogni cambio turno sono state effettuate sanificazioni con un allungamento dei tempi di produzione. Fermare o ridurre la produzione avrebbe significato non ritirare il latte, mettendo in enorme difficoltà le aziende agricole e questo ovviamente non è avvenuto”.

 

Il valore economico dell’emergenza COVID-19. “Nei primi due mesi del 2020 - spiega il direttore del Consorzio tutela Pecorino Toscano DOP - la filiera ha goduto dell'onda lunga della crescita dei consumi in Italia ma soprattutto all'estero, grazie anche alla forte attività di promozione organizzata dal Consorzio e dai caseifici per aumentare la conoscenza sul prodotto. Il mese di marzo ha segnato una brusca frenata alla crescita, mentre aprile ha registrato un drastico calo dei consumi, dovuto alla chiusura del canale Ho.Re.Ca, importante in Italia, ma fondamentale all'estero. Il calo delle vendite è variato da caseificio a caseificio, in funzione della vocazione commerciale, tra un –20 per cento e un –50 per cento. La distribuzione organizzata nelle vendite non è andata male, anche se non è stata ai livelli dello scorso anno e non ha potuto sostituire nei consumi l’assenza totale del settore ristorativo”.

 

Il ruolo del Consorzio e le azioni intraprese. “Durante la fase di piena emergenza -aggiunge Andrea Righini - abbiamo dovuto sospendere tutte le attività programmate in Italia e all’estero: dalle fiere di settore ai seminari per operatori e stampa, fino alle attività promozionali nei punti vendita in USA e Canada. In USA e Canada stiamo realizzando Webinar didattici per giornalisti e buyer in collaborazione con le Camere di Commercio italo-americane e italo-canadesi, che ci sono state molto vicino. Non è facile operare a distanza con un prodotto che deve essere illustrato, ma anche fatto vedere ed essere assaggiato”.

Da dove riparte il Pecorino Toscano DOP. “Il Pecorino Toscano è la seconda DOP del settore ovino a livello nazionale, dopo il Pecorino Romano, e lavoreremo affinché negli anni il valore medio annuo al consumo torni a superare i 50 milioni di euro. Per farlo, dobbiamo fidelizzare il mercato tradizionale e allargarlo a una platea di consumatori consapevoli e attenti. In questo senso, stiamo diversificando gli investimenti puntando di più sull'immagine e sulla cultura del prodotto certificato. L’obiettivo è quello di far capire ai consumatori finali come riconoscere un prodotto DOP e come la certificazione sia garanzia di tracciabilità, sicurezza alimentare e qualità”. 

 

agenzia robespierre

IL PIAVE FESTEGGIA 10 ANNI DI DOP

 

Il “formaggio perfetto” è il protagonista della Campagna Europea 

di valorizzazione e promozione Nice To Eat EU 

 

 

Vanta più premi che anni, il Formaggio Piave, che il 22 maggio compirà 10 anni di DOP. Un decennio in cui il Consorzio di Tutela è riuscito nell’ambizioso compito di portare questo formaggio figlio delle terre bellunesi nell’olimpo del lattiero caseario mondiale, ottenendo 50 riconoscimenti nazionali e internazionali fra cui "Miglior Formaggio Italiano a pasta dura" all’International Cheese & Dairy Awards di Nantwich (UK), al Global Cheese Awards di Frome (UK) e al Superior Taste Award di Bruxelles (BE), solo per citare i successi del 2019. E il 2020 si è aperto con il titolo di “formaggio perfetto” nella Guida "I Formaggi d'Italia" de l'Espresso. 

 

E dal 2019 il Consorzio è anche protagonista della campagna “Nice to Eat-EUun progetto triennale, co-finanziato dall’Unione Europea, rivolto all’Italia, alla Germania e all’Austria, che nella sua prima annualità ha già raggiunto oltre 130.000 consumatori. Obiettivo del progetto è aiutare il consumatore a riconoscere i prodotti a marchio di tutela DOP, aumentando sia il livello di consapevolezza in termini di sicurezza alimentare, autenticità e tracciabilità sia il loro consumo. La campagna “Nice to Eat-EU” riserva un occhio di riguardo ai bambini in età scolare cui ha dedicato un articolato progetto multimediale con protagonista Captain Piave, un Supereroe impegnato a difendere il formaggio delle Dolomiti bellunesi e tutte le produzioni a marchio di tutela DOP da abusi e contraffazioni che con oltre 80.000 visualizzazioni su YouTube è già una star. Fra le molteplici attività promozionali e di sensibilizzazione in programma per il 2020, purtroppo in parte posticipate a causa dell’epidemia da COVID-19, vi sarà il coinvolgimento degli istituti scolastici della scuola primaria in un vero e proprio concorso rivolto alle classi IV oltre alla partecipazione al Lucca Comics, per rafforzare la comunicazione verso i consumatori di domani, considerati un target strategico.

 

Sì, perché il Piave DOP (www.formaggiopiave.it), oltre ad entusiasmare i palati più esperti, conquista anche i bambini che lo apprezzano moltissimo, non solo nelle varianti più giovani ma anche nella più saporita Selezione Oro. È proposto infatti in 5 tipologie, a seconda dei tempi di stagionatura: da 20 a 60 giorni per il Fresco, da 61 a 180 per il Mezzano, oltre 180 giorni per il Vecchio, oltre 12 per il Vecchio Selezione Oro e oltre 18 mesi per il Riserva. Ciascuna di queste tipologie può vantare la denominazione d’origine protetta. L’intera produzione deriva da latte che proviene esclusivamente dalla provincia di Belluno e viene prodotto, almeno per l’80%, da razze bovine tipiche della zona di produzione: la Bruna italiana, la Pezzata Rossa italiana e la Frisona italiana.

 

Uno degli scopi principali del Consorzio di Tutela è la promozione del marchio formaggio Piave DOP e la divulgazione di corrette informazioni sulle specificità del prodotto, oltre alla comunicazione on e offline per favorirne la conoscenza e ampliarne il consumo; è possibile seguire il Consorzio e il progetto Nice to Eat EU su Instagram @nice_to_eateu, Facebook @NiceToEatEU (FB) e YouTube (all’omonimo canale) e con l’hashtag ufficiale #Nicetoeateu, oltre che sul sito www.nicetoeat.eu  

 

 

Blancdenoir

Piazza Matteotti 25 – Galleria Barchetta

Desenzano del Garda (BS) Italy

+39 030 7741535

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Montasio Dop

La Dop inserita nella neonata Guida dell’Espresso dedicata alle produzioni casearie

Montasio Dop, il formaggio del “buon senso”

 

 

Ambiente, clima, materia prima, lavorazione, tecnologia e artigianalità: fattori caratterizzanti e fondamentali  dell’eccellenza gastronomica con la virtù dell’equilibrio che offre una combinazione  armoniosa di profumi, sapori e valori nutritivi

 

Ci sono molti formaggi che a prima vista si assomigliano  per aspetto e tecnologia, ma ognuno porta nel sapore e nella tessitura della pasta un marchio impresso dall’ambiente in cui è stato prodotto. Questa è una tra le peculiarità che fanno di un prodotto caseario una eccellenza come il Montasio Dop, inserito recentemente tra i migliori formaggi anche nella neonata Guida dell’Espresso dedicata alle produzioni casearie italiane e realizzata in stretta collaborazione con l'Onaf - Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi.

“La conferma della qualità e della bontà del nostro Montasio arriva in questo momento direttamente anche dal mercato – dichiara il responsabile del Consorzio di tutela, Renato Romanzin - con un particolare attestato di fiducia e apprezzamento della dop friulana da parte di tanti consumatori della nostra Regione.  Il Montasio è davvero un formaggio genuino, tracciato e controllato, adatto a tutti e in ogni contesto; tutte le peculiarità  che lo caratterizzano evidenziano la sua unicità e storicità,  per questo ci piace l’idea di poter definire il Montasio il formaggio del “buon senso”, perché per ogni sua caratteristica ha scelto la virtù di mezzo per raggiungere l’armonia dei sapori, in ogni sua forma”. 

 

“Il primo fattore fondamentale che imprime un timbro ai prodotti tipici è la sua zona d’origine e le condizioni pedoclimatiche. Una influenza che si esprime attraverso diversi elementi come il clima, i terreni, le razze bovine, l’alimentazione e i metodi di allevamento.  

Ma c’è anche un’altra influenza, più intima, che deriva da quell’invisibile e variopinto mondo della microflora, un complesso di microrganismi così fondamentale e così rigidamente legato all’ambiente che non si può trasportare da un luogo all’altro – sottolinea Romanzin. Solo lavorando su una materia prima fresca, però, un prodotto può conservare i profumi e i sapori di un ambiente con le sue specifiche caratteristiche, e la produzione del Montasio passa proprio attraverso una tecnologia di lavorazione morbida che cerca di guidare le fermentazioni spontanee e trasferire con delicatezza le buone qualità del latte fresco nel prodotto trasformato. Un processo delicato che utilizza poca energia e mezzi semplici ma che esalta tutta l’artigianalità. 

 

Ad aggiungersi c’è la stagionatura minima di 60 giorni che diventa per il Montasio, naturalmente privo di lattosio, sinonimo di salubrità poiché, durante l’invecchiamento, possibili agenti patogeni presenti nel latte non possono sopravvivere. Attraverso i processi di maturazione il formaggio raggiunge la pienezza del suo aroma e assecondando col tempo l’azione della microflora e dei suoi enzimi si contribuisce alla formazione nella pasta di nuove sostanze organiche di alto valore nutritivo: nuove proteine, nuove vitamine”. 

Giunto al massimo del suo invecchiamento il Montasio contiene ormai poco umidità e diventa un vero concentrato di principi nutritivi col 32-36% di acqua, 32-34% di lipidi, 24-26% di proteine. La lunga stagionatura infine, lo rende un alimento predigerito, ricco di prodotti idrolisati, leggero e altamente digeribile.

 

 

Marzia Zanchin

2019: Provolone Valpadana DOP + Export

Per il Provolone Valpadana DOP il 2019 si chiude con produzione ed export in crescita e nel 2020 al via nuovi progetti di ampio respiro

 

 

Il Consorzio Tutela Provolone Valpadana rafforza l’impegno per rilanciare un prodotto della tradizione millenaria, in un mondo che cambia ormai quotidianamente. Nel 2020 l’impegno nel rinnovare l’immagine del Provolone Valpadana ha visto dapprima la realizzazione di un nuovo sito www.provolonevalpadana.it, che si contraddistingue per lo stile elegante e di facile fruibilità, ricco di spunti di approfondimenti culinari, e l’avvio di canali social (@provolonevalpadana Facebook, Instagram e Youtube), che saranno caratterizzati da un linguaggio più vicino al consumatore finale, accompagnandolo nella conoscenza di un prodotto dalle caratteristiche inaspettate. Il dualismo tra le tipologie di dolce e piccante sarà il filo conduttore della nuova campagna di comunicazione, che prevede un autunno ricco di eventi e la presenza costante, sin dai prossimi giorni, nel mondo digital. A breve verrà inaugurato un ulteriore spazio web per proporre approfondimenti, curiosità e riflessioni in ambito culinario e caseario, in collaborazione con blogger e redazioni, arricchito da nuovi video e ricette.

Da questo mese e fino alla prossima estate, il Consorzio Tutela Provolone Valpadana, che si occupa di tutelare questo famoso formaggio DOP, vigilerà sulla distribuzione di oltre 500 tonnellate di Provolone Valpadana DOP, in confezione da 250/350g, presso tutti gli enti caritativi d’Italia, per venire incontro alle esigenze dei più bisognosi. L’iniziativa rientra negli obiettivi del Fondo di aiuti europei agli indigenti, che si rivela oggi più che mai fondamentale per il nostro Paese, in particolar modo nelle aree più colpite dal Covid-19.

Il Consorzio si è recentemente aggiudicato anche i fondi messi a disposizione dal bando “Made Green in Italy” del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per dare il via a un’indagine volontaria sull’impatto ambientale dell’intera filiera del Provolone Valpadana.

L’analisi coinvolgerà le aziende facenti parte del Consorzio e porterà alla raccolta di dati e alla realizzazione dello studio dell’impronta ambientale del prodotto. L’obiettivo è di mettere in atto nuove Regole di Categoria di Prodotto, di concerto con il Ministero e sulla base delle Product Environmental Footprint Category Rules (PEFCR) europee, che promuovono modelli sostenibili di produzione e consumo.

L’attività, che durerà 8 mesi, è in linea con le indicazioni strategiche in materia ambientale della Commissione Europea, al fine di ottenere un miglioramento continuo delle prestazioni ambientali dei prodotti e, in particolare, la riduzione degli impatti che questi generano durante il loro ciclo di vita.

Partecipando al programma Made Green in Italy abbiamo l’occasione di ottenere i dati necessari per comporre un quadro molto utile per il rinnovamento della nostra filiera – sostiene Vittorio Emanuele Pisani, Direttore del Consorzio Tutela Provolone Valpadana – La produzione agroalimentare di alta qualità deve diventare, a maggior ragione, più sostenibile; questo è un primo passo molto importante, anche per l’immagine del Provolone Valpadana DOP. È volontà del Consorzio promuovere e attuare strategie consapevoli e di qualità, in Italia e all’estero, rafforzando immagine e impatto comunicativo del Provolone Valpadana DOP, come prodotto “Made in Italy”, al fine di sostenerne la competitività sui mercati nazionali e internazionali.

 

La produzione del Provolone Valpadana DOP (pari a 6.700 tonnellate, per un totale di oltre 620.000 forme, da quelle più piccole fino a quelle di oltre 100 kg) ha visto un aumento importante nell’anno appena concluso, segnando una crescita del +6,7% (+419 ton), rispetto all’anno precedente e con un incremento dell’1,8% della destinazione di latte a prodotto DOP, passata dal 22,1% del totale al 23,9%. Anche l’export sale, seguendo l’aumento generale di prodotto che, per la voce doganale specifica di “provolone”, ha segnato un +9,6%, con una maggiore interesse rilevato nei mercati extra-UE, passati al 40% del totale nel confronto con i mercati UE,  rispetto al 30% del 2018.

I paesi target rimangono confermati e in particolare, per il mercato UE la Spagna e la Germania (circa il 70% sul parziale), mentre Stati Uniti e Australia (circa il 72% sul parziale) sono le nazioni di maggior interesse per il mercato extra-UE.

In generale il 2019 segna, a fronte di un incremento produttivo, una corrispondente diminuzione delle giacenze, da imputare a una maggiore richiesta del mercato.

“Abbiamo sempre difeso il valore e la tipicità di uno dei prodotti rappresentativi del patrimonio lattiero caseario nazionale – dichiara Libero Stradiotti Presidente del Consorzio Tutela Provolone Valpadana – ma abbiamo iniziato a valorizzarne appieno anche le indubbie proprietà intrinseche, caratterizzate dalle due tipologie: quella Dolce che può diventare l’ingrediente che seduce il palato e quella Piccante, dal sapore coinvolgente, ricco e da scoprire, dedicato agli intenditori”.

 

Consorzio Tutela Provolone Valpadana

Il Consorzio Tutela Provolone Valpadana è un organismo senza fini di lucro, costituitosi nel 1975 con sede a Cremona, che raggruppa i soci produttori di formaggio Provolone Valpadana DOP con caseifici in una zona di produzione delimitata (Regione Lombardia, Regione Veneto, Regione Emilia Romagna, Regione Autonoma di Trento) e che trasformano a questo formaggio esclusivamente il latte raccolto nella zona stessa. Al Consorzio aderiscono anche i produttori latte, gli stagionatori e chi commercializza all'ingrosso. Il Consorzio vigila in modo rigoroso sulle diverse fasi di lavorazione, produzione e vendita di Provolone Valpadana D.O.P., su incarico specifico del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Inoltre si dedica allo sviluppo di nuovi mercati offrendo assistenza tecnico scientifica per migliorare le tecnologie produttive, sia dal punto di vista sanitario che organolettico. Si occupa inoltre di sensibilizzare diverse fasce della popolazione all’educazione alimentare. Il Consorzio protegge tutti gli attori della filiera da ogni tipo di concorrenza sleale e tutela i consumatori garantendoli da frodi, contraffazioni e relativi danni economici e di salute.

 

 

Caterina Conserva 

RISPOSTA DEL CONSORZIO DEL PARMIGIANO REGGIANO AL BLOCCO EXPORT DELLA GRECIA

 

Grecia blocca export di formaggi Dop provenienti dall'Italia - il commento del Consorzio Parmigiano Reggiano 

 

Di seguito, un breve commento del presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli:

“L’Italia ha i sistemi di controllo tra i migliori al mondo. I prodotti dell’agroalimentare italiano, come il Parmigiano Reggiano, sono il fiore all’occhiello del Made in Italy: presentano una completa tracciabilità e sono un modello di sicurezza alimentare. La richiesta di avere certificati sulla salubrità dei nostri prodotti è assurda. È chiaro a tutti che il coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde attraverso il contatto stretto con una persona malata, nulla ha a che fare con gli alimenti. Chiediamo pertanto al Governo italiano di intervenire tempestivamente e di fare sentire la propria voce all’Unione Europea per bloccare queste pratiche sleali che sono vietate dalla normativa comunitaria. L’Europa deve condannare e multare queste forme di concorrenza sleale che non hanno senso e che producono danni importanti all’economia del nostro paese”.

 

 

Fabrizio Raimondi

PARMIGIANO REGGIANO: IL CONSORZIO VOLA A DUBAI PER GULFOOD

PARMIGIANO REGGIANO: IL CONSORZIO VOLA A DUBAI PER GULFOOD, LA GRANDE FIERA INTERNAZIONALE DEDICATA AL SETTORE ALIMENTARE

Per la prima volta, il Consorzio parteciperà con uno stand autonomo situato nello spazio B1-34 della Hall 1 

 

Dal 16 al 20 febbraio il Consorzio del Parmigiano Reggiano vola a Dubai per Gulfood, la grande fiera internazionale dedicata al settore alimentare che ogni anno raduna più di 5mila espositori e 100mila visitatori da oltre 200 paesi del mondo. Per la prima volta, il Consorzio parteciperà con il proprio stand autonomo (nelle precedenti edizioni era in quota Afidop), situato nello spazio B1-34 della Hall 1 del Dubai World Trade Center.

L’area del Golfo rappresenta uno snodo strategico per l’agroalimentare italiano, in parte come porta d’accesso ai mercati mediorientali ma soprattutto poiché include essa stessa alcuni dei paesi con i redditi pro capite più alti del mondo. Mercati destinati ad avere un peso specifico ancora maggiore grazie a Expo Dubai 2020 – inaugurazione il 20 ottobre 2020 - per la quale si attende un flusso di 25 milioni di visitatori.

La partecipazione a Gulfood si inquadra in un progetto triennale avviato dal Consorzio per sviluppare le potenzialità di mercato nell’area del Golfo, partendo dalle 105 tonnellate di prodotto esportate qui nel 2018. Una ricerca Hirux/Nielsen commissionata ad hoc dal Consorzio ha evidenziato come i consumatori confondano il Parmigiano Reggiano con il generico parmesan. Tanto che, se si considera il giro d’affari dei formaggi a pasta dura nei tre Paesi target (Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Kuwait), solo il 30% del mercato appartiene al Parmigiano Reggiano mentre il restante 70% al parmesan.

La strategia del Consorzio – afferma il presidente Nicola Bertinelli - punta a educare i consumatori arabi alle specificità del Parmigiano Reggiano, un formaggio che si distingue per la selezione degli ingredienti migliori e 100% naturali e il rispetto della stessa ricetta da mille anni”.

Il primo passo del progetto menzionato da Bertinelli è coinciso con il lancio di una campagna pubblicitaria su larga scala in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait: il primo spot è andato in onda sui canali Pan Arab e Pan Asia negli ultimi mesi del 2019 mentre il prossimo sarà on air a fine 2020. In parallelo è stata avviata una campagna web su YouTube, Facebook e Instagram per intercettare quanti più consumatori possibili, inclusi i numerosissimi expat che a Dubai costituiscono oltre il 70% della popolazione.

 

Fabrizio Raimondi

Professione Casaro

Professione Casaro: nasce a Reggio Emilia il corso pratico (e gratuito) di tecnologia casearia per la produzione di Parmigiano Reggiano

 

Nasce a Reggio Emilia il primo corso per diventare casaro del Parmigiano Reggiano. Lo annuncia il Consorzio di tutela che, proprio in questi giorni, ha dato vita ad un percorso destinato a valorizzare un patrimonio fatto di antichi gesti che si tramandano di generazione in generazione.

 

Da sempre attento alla formazione e all’aggiornamento professionale, il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha voluto organizzare il corso a titolo gratuito per ribadire l’impegno nella tutela delle tradizioni e per salvaguardare il mestiere del casaro che è di importanza cruciale per tutto il comparto.

 

Un comparto che raggruppa 330 caseifici, 2.600 allevamenti e che produce circa 10 mila forme ogni giorno, per un giro d’affari al consumo che supera i 2,4 miliardi di euro.

 

Il corso - rivolto a giovani casari, aiuto casari, garzoni già̀ coinvolti nelle attività̀ di caseificio - intende fornire le competenze di tecnologia casearia utili alla trasformazione del latte in Parmigiano Reggiano.

 

Un formaggio unico, che si produce oggi come nove secoli fa: con gli stessi ingredienti (latte, sale e caglio), con la stessa cura artigianale e con una tecnica di produzione che ha subito pochi cambiamenti nei secoli, grazie alla scelta di conservare una produzione del tutto naturale, senza l’uso di additivi.

 

Un lavoro duro, che non ammette scorciatoie, che comincia alle quattro del mattino e per il quale si lavora 365 giorni l’anno, senza interruzioni di sorta.

 

Il corso – della durata di quattro mesi, da febbraio a maggio – prevede dieci uscite presso altrettanti caseifici per permettere ai diciotto partecipanti di svolgere esercitazioni pratiche. A queste si sommano sessanta ore di lezioni teoriche serali volte ad approfondire la conoscenza in merito alla materia prima, alle lavorazioni in caseificio, al Disciplinare di Produzione, alle normative vigenti e ad altri aspetti gestionali e di valorizzazione del prodotto trasformato. Le lezioni e le esercitazioni pratiche saranno condotte principalmente da personale del Consorzio con la preziosa collaborazione di casari esperti e docenti esterni, cultori di tematiche specifiche. Si terrà a Reggio Emilia, presso la sede di Dinamica a Mancasale. Nei prossimi anni sarà riproposto, con le stesse modalità, anche nelle altre provincie di produzione della DOP (Parma, Modena, Bologna e Mantova) al fine di permettere un più ampio coinvolgimento dei caseifici.

 

Il casaro, con le sue abili mani, riesce a mettere in pratica i segreti imparati e tramandati da generazioni. Si tratta di un lavoro duro, fatto di fatica e dedizione che è importante preservare e valorizzare. Siamo felici della buona risposta di adesione a questo primo corso a Reggio Emilia. Nei prossimi anni il Consorzio dedicherà attenzione e risorse specifiche per sostenere tali iniziative in maniera diffusa in tutta zona di origine della DOP. Assicurare la conservazione delle competenze necessarie ai caseifici è un pilastro imprescindibile per salvaguardare la qualità del formaggio DOP più importante al mondo” commenta Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio.

 

Info e iscrizioni: Segreteria organizzativa di Dinamica 0522 920437 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

Fabrizio Raimondi 

Ufficio Stampa e Relazioni Esterne

Consorzio Parmigiano Reggiano

 

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