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Eventi culturali

De Nittis e la rivoluzione dello sguardo

 

Quella che Palazzo dei Diamanti propone dal prossimo primo dicembre su De Nittis è una mostra originale e non l’ennesima riproposizione di una retrospettiva sul grande artista di Barletta.

 

De Nittis e la rivoluzione dello sguardo (1/12/19 – 13/4/20) intende infatti rileggere la parabola creativa dell’artista da una prospettiva che evidenzia l’originalità della sua arte e il suo modo, per certi versi inedito, di guardare la realtà e tradurla con immediatezza sulla tela per mezzo di inquadrature audaci, tagli improvvisi, prospettive sorprendenti affiancate a una sapiente resa della luce e delle atmosfere. Che si tratti di paesaggi assolati del sud Italia, di ritratti o delle affollate piazze di Londra e Parigi, De Nittis ha lasciato una serie di istantanee che rappresentano il mondo nel suo apparire fugace e transitorio, partecipando attivamente a quel “nuovo sguardo” che apre la strada alla modernità.

 

Pur senza dimenticare le esigenze del mercato e facendosi interprete del gusto delle esposizioni universali, attraverso un linguaggio teso alla sperimentazione e una sensibilità ottica affine a quella degli amici Manet, Degas e soprattutto Caillebotte, De Nittis ha abbracciato quella “rivoluzione dello sguardo” che segna l’avvento della modernità in arte, a cui nella Parigi di fine Ottocento contribuisce il confronto tra la pittura e i codici della fotografia e dell’arte giapponese che De Nittis studiò e collezionò. 

 

A confermarlo, in mostra, è l’affiancamento dei suoi dipinti a fotografie d’epoca firmate dai più importanti autori del tempo – da Edward Steichen a Gustave Le Gray, da Alvin Coburn a Alfred Stieglitz – oltre ad alcune delle prime immagini in movimento dei fratelli Lumière. Prende vita così un percorso avvincente scandito da centosessanta opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private d’Italia e d’Europa, volto a mettere in evidenza il contributo dell’artista alla comune creazione del linguaggio visivo della modernità.

 

Organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, in collaborazione con il Comune di Barletta, la mostra nasce dal rapporto di interscambio culturale instauratosi tra due istituzioni civiche simili per storia e natura: il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca De Nittis di Barletta. 

Grazie all’accordo tra i due musei, Barletta, città natale dell’artista, ospiterà nella prestigiosa sede di Palazzo della Marra un nucleo di dipinti e di opere grafiche di Giovanni Boldini, mentre a Ferrara verrà presentata una selezione di opere del pittore pugliese, tra cui figurano alcuni dei suoi capolavori. 

 

La rassegna sarà accompagnata da un catalogo illustrato che, grazie all’apporto di insigni studiosi, approfondirà alcuni temi ancora poco indagati come il rapporto tra l’artista e la fotografia coeva, l’interazione con le dinamiche del mercato che hanno segnato la fin-de-siècle e il ruolo decisivo della moglie Léontine nella carriera del pittore

 

De Nittis e la rivoluzione dello sguardo

Ferrara, Palazzo dei Diamanti

1 dicembre 2019 – 13 aprile 2020

Organizzatori

Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea in collaborazione con Comune di Barletta

A cura di

Maria Luisa Pacelli, Barbara Guidi e Hélène Pinet

 

Aperto tutti i giorni, dalle 9.00 alle 19.00

Aperto anche 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio, Pasqua e Lunedì dell’Angelo

 

Informazioni e prenotazioni

www.palazzodiamanti.it

tel. 0532 244949 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Ufficio Stampa

Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

Tel. 049663499

IL TEMPO DI GIACOMETTI DA CHAGALL A KANDINSKY

 

 

 

DAL 16 NOVEMBRE IN GRAN GUARDIA A VERONA LA GRANDE MOSTRA

 

Il Comune di Verona e Linea d’ombra, assieme alla Fondazione Marguerite e Aimé Maeght, con l’apporto fondamentale del Gruppo Baccini in qualità di main sponsor, hanno siglato un accordo che porterà a Verona, nel Palazzo della Gran Guardia, una grande mostra organizzata da Linea d’ombra e curata da Marco Goldin, che così tornano in città a cinque anni di distanza dagli ultimi successi scaligeri. 

Il tempo di Giacometti da Chagall a Kandinsky. Capolavori dalla Fondazione Maeght (dal 16 novembre 2019 al 5 aprile 2020, tutto su www.lineadombra.it, call center di Linea d’ombra 0422 429999) è una superba incursione, con un centinaio di opere tra sculture, dipinti e disegni, nel terreno del più alto Novecento internazionale, avendo Parigi quale centro. Una vera e propria monografica dedicata ad Alberto Giacometti, con oltre settanta opere, unitamente ad altri artisti che gravitavano nella Parigi soprattutto degli anni tra le due guerre ma anche nel decennio successivo, da Kandinsky a Braque, da Chagall a Miró, con un’ulteriore ventina di dipinti celebri, spesso di grande formato.

“L’Amministrazione Comunale di Verona è particolarmente lieta di presentare questa mostra –affermano all’unisono il Sindaco, Federico Sboarina e Francesca Briani, Assessore alla Cultura e al Turismo ?, mostra prodotta e organizzata da Linea d’ombra, secondo il progetto di Marco Goldin. Si tratta di uno splendido spaccato dell’ambiente che ha caratterizzato la vita e l’opera di Alberto Giacometti, considerato a ragione il più importante scultore del XX secolo. Un intero mondo fatto anche di straordinarie relazioni con altri artisti famosi come lui, tutto ciò reso possibile grazie all’intervento della Galleria prima, e della Fondazione poi, fondate da Aimé e Marguerite Maeght. Si tratta quindi di una storia corale e non di una, pur bellissima, monografia sull’opera di un artista straordinario come Alberto Giacometti”. 

Dal canto suo Elisa Baccini, presidente del Gruppo Baccini che sponsorizza la mostra, sottolinea come “abbiamo scelto di assumerci un impegno di grande rilevanza nei confronti di un’Amministrazione, di un’impresa e del pubblico, diventando il main sponsor di questa mostra. Mirare a progetti di alta qualità e portarli alla loro riuscita, non sempre è cosa scontata. Lavori siffatti richiedono tra l’altro il giusto tempo per essere compresi, in un mondo, qual è quello nel quale viviamo, abituato piuttosto a cogliere rapidamente e consumare in fretta. Come Famiglia Baccini cerchiamo invece di percorrere una strada diversa, attraverso varie tipologie di impresa e di prodotto. Quello che vogliamo immaginare, all’inizio di questa bella storia realizzata anche con il nostro sforzo economico e imprenditoriale, è che tanto di noi e della bellezza resterà vivo nel tempo e nelle memorie”. 

Marco Goldin cura l’esposizione, tornando in questo modo al suo amore per il XX secolo e agli studi sul Novecento, da cui è partito fin dagli anni universitari: “Giacometti è stato una delle mie primissime passioni nel campo dell’arte, poco dopo i vent’anni. Lo cercavo nei libri, nelle mostre e nei musei d’Europa. Ho immensamente amato dapprincipio i suoi disegni, diversi dei quali ho infatti scelto di portare in Gran Guardia. Poi i suoi quadri così sincopati, soprattutto le figure e le nature morte, anch’essi presenti a Verona, e naturalmente le celeberrime sculture. Sono felice di poter rendere omaggio a Giacometti in Italia con questa mostra così vasta, con opere che ne attraversano tutta la carriera, dal suo tempo giovanile in Svizzera alle sculture inaugurali attorno ai quindici anni fino alle prove surrealiste e a quelle, ormai facenti parte dell’immaginario collettivo, della maturità”. 

E’ giusto dire che questa mostra servirà anche a rievocare una delle più straordinarie avventure culturali in Europa dalla metà del secolo in poi, quella di Aimé e Marguerite Maeght, che prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale fondano a Cannes una loro galleria. Nell’ottobre 1945 aprirà la galleria parigina, dove due anni dopo verrà presentata, con un successo senza precedenti, l’Esposizione internazionale del Surrealismo, in collaborazione con Duchamp e Breton. Nel 1964 poi viene inaugurata a Saint-Paul-de-Vence la Fondazione Maeght, con un insieme architettonico concepito per presentare l’arte moderna e contemporanea in tutte le sue forme. La Fondazione possiede oggi una delle più importanti collezioni in Europa di dipinti, disegni, sculture e opere grafiche del XX secolo, con nomi di grande importanza che sono stati legati alla famiglia Maeght per decenni, Giacometti in primis.

“E’ affascinante già ora immaginare – conclude Marco Goldin – nel vasto salone centrale della Gran Guardia la Grande donna in piedi, scultura filiforme di quasi tre metri di altezza, fino alla scultura più celebre tra tutte, L’uomo che cammina, che sarà esposto al suo fianco. Nel mezzo la ricostruzione precisa, e poetica, dell’intera vita di Giacometti, tra disegni e pitture e soprattutto tante tra le sue famosissime sculture, dai busti e le teste del fratello Diego, ai cani, ai gatti, alle foreste fatte di figure quasi liquefatte. Fino alla notissima figura femminile del 1956, detta Donna di Venezia, esposta alla Biennale veneziana di quell’anno e che tanto successo riscosse. Ebbene, di quella figura la Fondazione Maeght possiede tutte le nove variazioni, che puntualmente giungeranno a Verona per essere esposte, per un confronto che rare volte nel mondo intero si è fatto”.

 

Organizzazione

Linea d’ombra

Tel 04223095

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www.lineadombra.it

 

Ufficio Stampa

 

Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

24a EDIZIONE DI BARILE DAY

 

 

24 a FESTA DELLA GRAPPA BARILE

Con consegna del “Premio Grappa Barile 2019”

Silvano d’Orba (AL)

domenica  6  OTTOBRE 2019, a partire dalle  ore  15.30

 

L’antica Distilleria Artigiana GRAPPA BARILE organizza la 24ma FESTA DELLA GRAPPA BARILE che si terrà a Silvano d’Orba (AL), in Distilleria,  domenica  6 OTTOBRE   2019 , a partire dalle  ore  15.30.

 

E’ oramai il tradizionale evento che richiama appassionati da tutta Italia a Silvano d’Orba -  dove il Piemonte profuma ancora di Liguria – in provincia di Alessandria, in un’area storica  dell’Alto Monferrato, che recentemente è stata inserita nelle zone tutelate dall’Unesco insieme alle Langhe e al Roero e  dove la grappa è una tradizione locale, ben consolidata in questa distilleria d’epoca attiva dalla metà dell’800.

 

Oltre alla consueta degustazione, gratuita, delle migliori grappe prodotte da Gino Barile, si potrà assistere in diretta alla distillazione mediante alambicchi a bagnomaria scaldati da un forno straordinariamente  efficace alimentato con fuoco a legna e godere di  profumi e sensazioni olfattive e visive straordinarie. E’ questo il modo in cui Luigi Barile, Gino per gli amici,  produce un distillato di rara eccellenza, ricco di sapore, complesso e raffinato negli aromi …chi non l’ha mai assaggiato ancora non sa cosa può essere la grappa.

 

Sarà inoltre possibile visitare la distilleria, che per il prezioso valore dei suoi alambicchi  e della sua struttura unica al mondo è già stata location di interesse per le giornate del FAI nel 2015 e che merita di essere tramandata ai posteri.  E’ per questo motivo che il Mastro distillatore Luigi Barile, coadiuvato dall’Ing. Flavio Testi – uno dei più grandi studiosi italiani della storia dei transatlantici -ha iniziato il percorso per la messa in tutela della distilleria da parte dell’Unesco come patrimonio culturale, affinché diventi  fonte di ispirazione e di insegnamento di vita per le generazioni future.

 

Fiore  all’occhiello della distilleria sono le grappe invecchiate, una gamma di annate  diverse estratte da  vinacce fresche di  dolcetto a partire dal 1976 e conservate sino ad oggi in botti di rovere. E proprio da queste botti sono uscite le bottiglie appositamente confezionate per farne dono ai Grandi della Terra al  G8  di Genova nel  2001 e al G20  del Canada nel 2010. 

 

Per ben due volte quindi, la grappa Barile è stata scelta per rappresentare l’Italia al massimo livello mondiale, logica conseguenza dell’altissima qualità raggiunta da questo distillato, tipicamente italiano, che ha ottenuto lusinghieri giudizi di autorevoli esperti del settore: uno su tutti  quello del compianto  Luigi Veronelli  che scrisse che “una grappa così non l’aveva mai bevuta in vita sua…” e definì appunto Luigi Barile, già nel 2000, il miglior distillatore italiano. 

 

E questo prodotto ha incantato la severa giuria di “Wine & Spirit Competition 2003” di Londra, ricevendo il Premio considerato l’Oscar del settore.  

Senza contare tutti gli altri premi e gli articoli dei più grandi esperti del settore.

 

Ultima nata la “OVER 40”, straordinaria grappa invecchiata 42 anni, uscita in anteprima lo scorso anno in edizione limitata di 341 bottiglie numerate, con elegante cassetta e certificato di garanzia, comprensiva anche di un DVD che racconta le fasi salienti della produzione della grappa.

 

Come da tradizione verranno consegnati  i Premi Grappa Barile 2019. Quest’anno i  due personaggi eccezionali sono:

 

PROF. TOMASO MONTANARI   - storico dell’arte, accademico, saggista  e giornalista del Fatto Quotidiano

 

DR SIGFRIDO RANUCCI  – Giornalista d’inchiesta, inviato, responsabile e conduttore televisivo di Report

 

Ospite d’onore, che consegnerà i Premi, sarà il già Ministro dei beni e delle attività culturali

Prof. ALBERTO BONISOLI

Direttore della Nuova Accademia di belle Arti di Milano.

 

Una targa speciale verrà consegnata in memoria di STEFANO BELLOTTI, grande viticoltore, filosofo e pioniere della coltura biodinamica.

 

Premio speciale anche per l’ospite che verrà da più lontano.

 

Presenterà l’evento la regista-filmaker Wilma Massucco – autrice del  documentario sulla vita di Luigi Barile dal titolo “Chi l’avrebbe mai detto?”-  mentre Virgilio Pronzati, profondo conoscitore dei terroir dei vini di tutto il mondo, grandissimo  sommelier, enogastronomo, poeta e insegnante nelle scuole alberghiere,  “racconterà” i sapori delle diverse Grappe. 

 

Come di consueto verrà offerto un buffet realizzato dalla prestigiosa Ditta  di Silvano d’Orba Bottaro & Campora Ricevimenti, che  preparerà  una mega-torta. 

 

Quindi, per la straordinaria attualità di come si distilla la miglior grappa italiana, per il peso specifico degli ospiti   - veramente insuperabili - e per la gradevolezza della location , comprese le straordinarie degustazioni, la 24ma festa della Grappa  merita di essere vissuta!!

 

Gli “onori di casa” saranno fatti dai titolari: Luigi Barile e la moglie Saveria De Palo.

 

La manifestazione si svolgerà anche in caso di pioggia. Ampio parcheggio gratuito a 90 mt dalla distilleria.

 

Per maggiori informazioni sulla festa, sulle grappe e quant’altro si rimanda al sito www.grappabarile.it. 

ASTINO INCONTRI 2019

 

 

ASTINO INCONTRI 2019

a cura di Alessandra Civai

 

Sabato 21 settembre, ore 18.00

Sala Refettorio

 

Alberto Natale

Centro Studi Piero Camporesi, Università degli Studi di Bologna

 

GALILEO GALILEI E LA CONSOLAZIONE DELL'ESILIO: IL VINO, LA VITE E LA NUOVA SCIENZA

 

Da un elemento cardine dell’economia monastica di Astino nasce lo spunto per un excursus nella storia del vino e della viticoltura. Alberto Natale, studioso di letteratura e di antropologia alimentare, proporrà un approfondimento su un episodio poco noto della biografia di Galileo Galilei, legato al vino e alla sua importanza per l’agricoltura, l’alimentazione e il pensiero. Il racconto di questo frammento di “cultura materiale” sarà accompagnato dalla degustazione di tre vini selezionati dal Seminario Permanente Luigi Veronelli.

Per il ciclo Astino Incontri la Congregazione della Misericordia Maggiore - Fondazione MIA di Bergamo promuove, in collaborazione con il Seminario Permanente Luigi Veronelli, un incontro interamente dedicato al vino, bevanda indissolubilmente legata alla storia del Monastero di Astino, le cui maestose cantine sono in corso di restauro. L’incontro è con il Prof. Alberto Natale, Coordinatore del Centro Studi Piero Camporesi dell’Università di Bologna, che ha indagato un importante capitolo della storia enologica, cioè il rapporto che Galileo Galilei, fondatore della scienza moderna, ebbe con il “nettare divino” da lui poeticamente definito come “sangue della terra” e “luce del sole mescolata con l’umido della terra”. 

Negli ultimi anni di vita, dal 1631 al 1642, a seguito del ben noto processo per eresia, il celebre scienziato visse agli arresti domiciliari nella sua dimora di Arcetri alle porte di Firenze, trovando sollievo alle tristezze della vecchiaia e della solitudine nella viticoltura, nello studio dell’idraulica della vite e nella produzione di vino con l'unica saltuaria compagnia della figlia Maria Celeste, monaca di clausura. 

 

L’esposizione del Prof. Natale sarà accompagnata dalla degustazione di tre vini selezionati e presentati da Andrea Bonini, Direttore del Seminario Permanente Luigi Veronelli e Coordinatore dell’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli.

 

Il ciclo d’incontri è ideato e curato da Alessandra Civai.

 

Alberto Natale

Laureato al DAMS di Bologna con Piero Camporesi, ha rivolto i suoi studi alla letteratura di consumo nell’età moderna. 

Oggi è coordinatore del Centro Studi intitolato allo stesso Piero Camporesi presso il Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna. Il Centro si propone di mantenere viva la lezione dell’eminente italianista (ma anche storico e antropologo, come spesso è meglio conosciuto all’estero) a partire dalla valorizzazione della biblioteca e dell’archivio personale dell’autore, acquisita dal Dipartimento. Seguendo la pista camporesiana dell’antropologia alimentare, si è occupato delle trasformazioni simboliche dell’immagine degli alimenti nella società e nella letteratura e delle narrazioni del cibo nel racconto cinematografico. Ha partecipato all’attività didattica del corso Cibo e comunicazione del Corso di Laurea in Scienze Gastronomiche presso l'Università di Parma; ha pubblicato numerosi contributi nella rivista Griseldaonline del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna

È docente dell’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli di Venezia

INFO: 

Fondazione MIA: tel. 035.211355

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INGRESSO LIBERO

 

Per ulteriori informazioni contattare:

Alessandra Civai

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349.1708402

 

www.fondazionemia.it

Via Malj Tabajani, 4

24121 Bergamo

tel. 035.211355

responsabile segreteria: dott.ssa Cinzia Castelli

 

Congregazione della Misericordia Maggiore di Bergamo – MIA / Valle d’Astino s.r.l.

Consigli di amministrazione

Fabio Bombardieri, presidente

Luciana Gattinoni, vice presidente

 

Corrado Benigni, consigliere

Maurizio Bergamini, consigliere

Paolo Bertoldini, consigliere

Mons. Lucio Carminati, consigliere

Massimo Leardini, consigliere

Roberto Magri, consigliere

Claudio Pelis, consigliere

 

Organizzazione:

Giuseppe Epinati, direttore

Cinzia Castelli, responsabile ufficio segreteria

Leone Bigoni, responsabile ufficio tecnico

Daniela Mignani, responsabile ufficio ragioneria

Francesca Gandolfi, Cristina Repetti

FESTIVAL DELLA MENTE

 

Festival della Mente 

XVI edizione | Sarzana, 30 agosto - 1 settembre 2019

 

Il Festival della Mente è il primo festival europeo dedicato alla creatività e alla nascita delle idee promosso dalla Fondazione Carispezia e dal Comune di Sarzana con la direzione di Benedetta Marietti. La XVI edizione si terrà dal 30 agosto al 1 settembre, a Sarzana (www.festivaldellamente.it).

 

40 gli incontri in programma ai quali si aggiungono 20 eventi ideati appositamente per bambini e ragazzi e 6 workshop didattici nella sezione curata da Francesca Gianfranchi, un vero festival nel festival.

Un centinaio di ospiti italiani e internazionali in tre giornate indagheranno i cambiamenti, il fermento creativo e le speranze della società attraverso incontri, letture, spettacoli, laboratori e momenti di approfondimento culturale, rivolgendosi, con un linguaggio chiaro e comprensibile, al pubblico ampio e intergenerazionale che è da sempre la vera anima del festival.

 

Tema del 2019: il futuro. 

«Il concetto di “futuro” è sempre stato importante e necessario per la mente umana – spiega Benedetta Marietti – ma acquista particolare significato in un’epoca come la nostra, densa di cambiamenti sociali, di trasformazioni tecnologiche e di incognite che gravano sul presente. Con il consueto approccio multidisciplinare, il festival si interroga sugli scenari possibili che ci attendono in campo scientifico e umanistico, senza però dimenticare che per guardare al domani bisogna conoscere il passato. E con la ferma convinzione che per immaginare il futuro che vogliamo è necessario creare e inventare una realtà nuova a partire dall’oggi. Spero che il festival, attraverso le voci competenti e appassionate dei relatori, riesca a trasmettere la convinzione che tutti noi possiamo e dobbiamo diventare “inventori del futuro”».

 

500 i volontari, di cui la maggior parte studenti che con passione e generosità contribuiscono a creare quel clima unico di festa che si respira nel centro storico di Sarzana durante il festival. Testimonianza del forte legame che la manifestazione ha creato con il territorio e della voglia di molti giovani di mettersi in gioco.

 

IL PROGRAMMA

 

Scienziati, umanisti e artisti esploreranno in 40 incontri il tema del futuro, fulcro di questa edizione.

 

Apre il festival la lezione inaugurale di Amalia Ercoli Finzi dal titolo “L’esplorazione spaziale: oggi, domani e…dopodomani”. L’ingegnere aerospaziale, che da oltre venticinque anni si occupa di dinamica del volo spaziale e progettazione di missioni spaziali, ha contribuito infatti alla realizzazione di satelliti e sonde per l’esplorazione planetaria e ricoperto incarichi presso l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Agenzia Spaziale Europea e l’International Astronautical Federation. Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per meriti scientifici, Ercoli Finzi ricorda che, per svelare i segreti di mondi tanto lontani da essere fino ad ora considerati irraggiungibili, servono una tecnologia esasperata, lunghi tempi di progettazione e realizzazione, finanziamenti ingenti, ma soprattutto menti visionarie. È fondamentale che le scelte future su dove e quando andare siano il frutto di uno sforzo collettivo, che non veda come protagonisti solo i paesi industrialmente avanzati.

 

IL FUTURO DELLA LETTERATURA, DELLA LINGUA E DELLE ARTI

Masha Gessen, una tra le più brillanti giornaliste della scena internazionale, firma del New Yorker e vincitrice del National Book Award 2017, racconta, in un dialogo con lo scrittore Wlodek Goldkorn, la nuova Russia, nazione che con un sorprendente rovesciamento è passata dall’essere il faro della sinistra internazionale a diventare il modello esemplare, in America e in Europa, del pensiero conservatore. 

Come riuscire ad avere una storia d’amore durante un conflitto? Come scappare dalle bombe quando ci si ritrova orfani? Come sopportare le torture dei soldati? Il poeta e scrittore palestinese Mazen Maarouf, sul palco con lo scrittore Matteo Nucci, svela come si può fondere la quotidianità domestica con la spietata irrealtà della violenza bellica per tenersi a galla, per resistere nell’unico modo possibile: sognando, scherzando, immaginando il futuro.

Dalla Palestina a Israele: la scrittrice israeliana Dorit Rabinyan, in dialogo con lo scrittore Alessandro Zaccuri, riflette sui grandi ostacoli, tra cui il dialogo interreligioso, che si frappongono al raggiungimento della stabilità politica e all’interruzione della guerra fratricida tra Israele e Palestina. È possibile una convivenza pacifica tra popoli in guerra da generazioni? Quali sono le strade attualmente percorribili verso il domani?

Oggi la tecnologia è in continuo cambiamento: internet e i social media mutano nel profondo i nostri modi di comunicare e di pensare, con una velocità che la storia non ha mai conosciuto. Cosa significa questo per la lettura? È davvero a rischio estinzione o prenderà forme nuove? Lina Bolzoni, scrittrice e membro dell’Accademia dei Lincei e della British Academy, ricorda che – da Petrarca a Machiavelli, da Tasso a Montaigne – la lettura è un incontro personale, un dialogo con gli autori al di là delle barriere del tempo. 

Il linguista Andrea Moro dimostra che le regole del linguaggio non sono convenzioni arbitrarie, ma sono legate all’architettura neurobiologica del cervello: non esistono quindi lingue migliori di altre, lingue musicali o lingue stonate, né l’essere umano vede il mondo diverso a seconda della lingua che parla, come se essa fosse un filtro per i sensi e i ragionamenti.

La poesia è il futuro della parola, perché è una parola che guarda sempre al futuro. Intorno a questa affermazione dialogano due tra le voci più riconoscibili dell’attuale letteratura italiana in versi, Antonella Anedda e Alessandro Fo, sollecitati dalle domande dello scrittore Alessandro Zaccuri.

La produzione artistica contemporanea si è polarizzata sempre più in un rapporto tra città e periferia. Ma alla luce delle recenti emergenze ambientali e della nuova ubiquità digitale, come si diversificano gli interventi e le pratiche artistiche? La storica dell’arte Ilaria Bonacossa e l’artista Massimo Bartolini indagano le trasformazioni in corso dell’attuale panorama culturale e produttivo.

Achille e Odisseo rappresentano, secondo gli antichi, due modelli caratteriali contrapposti: il primo spontaneo e diretto, il secondo ingannevole, prudente, dai pensieri tortuosi. Achille è costantemente gettato nel presente, Odisseo invece non smette mai di pianificare il futuro, osserva lo scrittore Matteo Nucci.

Al festival partecipa anche l’Atelier dell’Errore, un laboratorio di Arti visive e performative progettato dall’artista Luca Santiago Mora per i reparti di Neuropsichiatria infantile a Reggio Emilia e a Bergamo, che in questi anni si è rivelato valido complemento all’attività clinica. Mora accompagna sul palco del festival alcuni dei ragazzi che raccontano gli animali del futuro, i prototipi di una zoologia che noi non faremo in tempo a conoscere ma che, inesorabilmente, sono già in viaggio, direzione Terra.

 

IL FUTURO DELLA SCIENZA

L’Intelligenza Artificiale, anche se già presente nella nostra vita, pone alcune legittime preoccupazioni: l’uso dei dati, le possibili discriminazioni, l’allineamento ai valori umani, la trasparenza, la necessità di 

 

 

 

capire come l’IA prende decisioni, l’impatto sul mondo del lavoro. Francesca Rossi, global leader dell’Intelligenza Artificiale dell’IBM, sostiene che è nostra responsabilità progettare il futuro che vogliamo, identificando per l’IA linee guida etiche che la indirizzino in direzioni benefiche per gli individui, la società, e l’ambiente. 

La scienziata Barbara Mazzolai, direttrice del Centro di MicroBioRobotica dell’IIT di Pontedera e nella classifica internazionale delle donne più geniali della robotica, ha inventato il plantoide, primo robot ispirato al mondo delle piante che potrà trovare impiego in numerosi ambiti, dall’esplorazione spaziale al monitoraggio dell’ambiente. A Sarzana racconta perché, per riuscire a immaginare un futuro ecosostenibile, è necessario che biologia e tecnologia procedano insieme nell’indagare i misteri della natura.

Ciò che mangiamo influenza la nostra salute: di questo la scienza è certa. Ma quale modello alimentare sia più efficace per restare sani e vivere a lungo è argomento di discussione e spesso di confusione; il chimico Dario Bressanini e la nutrizionista Lucilla Titta dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano mettono in guardia sulle bufale delle mode alimentari, che offrono soluzioni semplici, ma non poggiano su solide basi scientifiche.

Il neuropsichiatra e neuroscienziato Edward Bullmore dell’Università di Cambridge spiega il nesso esistente fra infiammazione e depressione, dimostrando come e perché l’infiammazione può rientrare tra le cause della depressione. Quali fattori di rischio conosciuti, come lo stress sociale, possono causare infiammazioni? In quale prospettiva futura si potranno utilizzare nuove medicine antinfiammatorie per il trattamento della depressione?

L’idea del male ha origini lontane, si è integrata con la storia dell’uomo sulla Terra, ma oggi, osserva Valter Tucci, direttore del laboratorio di genetica ed epigenetica del comportamento dell’IIT, possediamo gli strumenti per trattare il male come un fenomeno biologico. Possiamo identificare porzioni specifiche di DNA che influenzano le nostre peggiori azioni: conoscere la biologia dei comportamenti è una delle priorità nel futuro della nostra specie.

Nel 1910 la squadra di Robert Falcon Scott salpò alla volta della baia di Ross al Polo Sud. Lo scrittore Filippo Tuena racconta il gruppo eterogeneo di esploratori - scienziati, biologi, geologi, chimici - che volevano non solo esplorare ghiacci vergini ma anche svelare i misteri, la fauna e la flora che li abitavano. Quel gruppo era quanto di più moderno e futuribile potesse essere formato in quegli anni. 

“Alla ricerca dell’immortalità” è il titolo dell’incontro con lo scrittore, fotografo e regista Alberto Giuliani, che accompagna il pubblico in un viaggio nel futuro, alla scoperta della scienza che spera di vincere la morte: dagli astronauti della NASA che simulano la vita su Marte alla ricerca genomica in Cina, dai laboratori di crioconservazione umana e di clonazione ai padri della robotica umanoide.

 

IL FUTURO DELL’AMBIENTE

Il riscaldamento climatico, la deforestazione, l’urbanizzazione selvaggia e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse, alimentati dai nostri attuali modelli di sviluppo e di consumo, hanno già ridotto la biodiversità di un terzo. Il filosofo della scienza Telmo Pievani lancia una sfida: provare a immaginare come sarebbe la Terra senza la pervasiva presenza dell’uomo, per ritrovare la consapevolezza della nostra fragilità.

Fragments of Extinction è un progetto dell’artista interdisciplinare, compositore e ingegnere del suono David Monacchi, che sta conducendo una ricerca sul patrimonio dei suoni delle foreste primarie equatoriali. Raccoglie registrazioni che restituiscono, fissandolo nel tempo, il linguaggio sonoro di un pianeta che rotola verso la sesta estinzione, per accrescere la coscienza ecologica pubblica e sperare di salvare così quanti più ecosistemi possibili. L’incontro è completato dalla proiezione del film di Monacchi Dusk Chorus.

 

 

Nel corso della sua storia, il clima del nostro pianeta è passato attraverso grandi cambiamenti, alternando glaciazioni globali con epoche molto più calde, pur mantenendo una sostanziale stabilità che ha permesso la presenza della vita da almeno tre miliardi e mezzo di anni. Quali cambiamenti sono avvenuti in passato e come influiscono sull’ambiente naturale e sulla società? E soprattutto, quale tipo di clima ci aspettiamo nel futuro? Sul palco del festival, per proporre soluzioni a questi pressanti interrogativi, sale Antonello Provenzale, direttore dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR.

Qualche decina di anni fa il futuro era rappresentato dalla plastica, che ha velocemente sostituito i materiali tradizionali e ha contribuito in maniera decisiva a creare nuovi mercati, rivoluzionando il nostro modo di vivere e di consumare. Oggi, però, siamo tutti preoccupati per i problemi ambientali legati alla sua produzione, al suo utilizzo e al suo smaltimento: le bioplastiche possono rappresentare una soluzione efficace per il nostro futuro? Si confrontano sul tema il chimico Marco Ortenzi e il biologo Marco Parolini.

Negli ultimi decenni si osservano tendenze quali l’abbandono di milioni di ettari di aree rurali, problemi di inquinamento e di riscaldamento climatico, scarsa qualità e quantità delle risorse alimentari. È quindi necessaria, spiega il presidente del Comitato scientifico del Programma Mondiale della FAO sul patrimonio agricolo Mauro Agnoletti, una nuova visione che realizzi un equilibrio fra aree urbane e rurali, anche per far fronte alla crescita della popolazione. L’Italia può giocare un ruolo importante proponendo la propria cultura in materia di qualità dei prodotti agroalimentari e del patrimonio paesaggistico e ambientale.

 

IL FUTURO DELLA SOCIETÀ E DELL’INDIVIDUO 

Il Festival della Mente indaga le questioni più attuali del presente e del futuro: non poteva mancare una riflessione sugli oltre 70 milioni di rifugiati e sfollati, che spesso si muovono insieme a migranti economici lungo rotte controllate da trafficanti o attraverso zone di conflitto. Povertà, ineguaglianze e cambiamenti climatici rendono la situazione ancora più complessa. Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati dal 2016, risponde agli interrogativi più pressanti: è possibile offrire soluzioni a questi fenomeni in modo concreto, organizzato e rispettoso del diritto internazionale? È possibile parlare di rifugiati senza che il discorso sia strumentalizzato dalla politica? Come rispondere agli esodi forzati di milioni di persone? La solidarietà esiste ancora? 

Esattamente trent’anni fa cadeva il muro di Berlino e, sulle sue macerie, si è ingenuamente celebrata la “fine della storia”, con il trionfo delle democrazie liberali e del capitalismo, secondo un progresso ritenuto lineare e senza contraddizioni. Ma adesso ci sembra di sporgerci su una nuova frattura della storia, osserva il direttore del Censis Massimiliano Valerii. Quando la storia si rimette in moto riecheggia il clangore delle armi: come saremo in futuro, fra trent’anni?

Bertrand Badré, che è stato managing director della World Bank e chief financial officer del World Bank Group, sostiene che la finanza non è un nemico perché di per sé non è né buona né cattiva. È uno strumento, la più potente delle forze meccaniche che quando imbocca la strada sbagliata produce esiti rovinosi ma può avvantaggiare tutti se controllata e gestita con responsabilità. 

Il sociologo Stefano Laffi spiega come si aiuta una generazione a riscrivere il futuro. Parlare con pessimismo della crisi provoca nei giovani paura, disincanto e cinismo; rifugiarsi nella celebrazione dei fasti antichi, di contro, non serve a nulla sul piano concreto. Che fare? Occorre rompere il ricatto del presente, imparare a immaginare, esercitare il possibile al posto dell’esistente.

L’architetto e ingegnere Carlo Ratti – considerato da Wired una delle 50 persone che cambieranno il mondo, copresidente del World Economic Forum Global Future Council su Città e Urbanizzazione e special advisor presso la Commissione Europea su digitale e smart cities – spiega la grande rivoluzione odierna nel campo dell’architettura e del design, che vede affermarsi sempre più un modello progettuale partecipativo e collaborativo con idee sviluppate dal basso, più che imposte dall’alto.

 

L’amore resiste al tempo e vorrebbe non morire mai. Ma l’amore che sa durare non è forse un amore impossibile? Lo psicoanalista Massimo Recalcati si inoltra nel labirinto della vita amorosa e indaga il miracolo dell’amore, il sentimento più misterioso di tutti.

Dalle moderne guerre di religione agli attuali rigurgiti fondamentalisti il dialogo tra le fedi si è sempre mostrato irto di difficoltà, ricorda il filosofo della religione Roberto Celada Ballanti. Oggi la multiculturalità impone relazioni tra etnie, visioni del mondo e religioni, determinando confronti – che spesso diventano scontri – e la globalizzazione ridisegna gli assetti planetari: occorre un paradigma 

 

dialogico che superi il concetto di tolleranza, inadeguato a fronteggiare le sfide del terzo millennio.

L’epistemologa Luigina Mortari sottolinea come, con il venire al mondo, siamo chiamati alla responsabilità ontologica di avere cura della vita. Poiché all’essere umano non è data sovranità sulla sua esperienza ma sempre è dipendente da altro, il prendersi a cuore la vita non può che attualizzarsi nell’avere cura di sé, degli altri e del mondo.

 

LA TRILOGIA

Attesissimi, come ogni anno, i tre appuntamenti con lo storico Alessandro Barbero, che chiude ciascuna delle serate del festival con le sue lezioni in Piazza Matteotti. Il ciclo quest’anno è dedicato alle rivolte popolari nel Medioevo, che hanno cambiato il corso della storia. Venerdì si parla dei Jacques, i contadini dell’Île-de-France, che, a metà del 1300, a causa delle continue disfatte che i nobili francesi riportavano nella guerra dei Cent’Anni, si ribellarono al dovere di mantenerli con il loro lavoro. Sabato è la volta dei Ciompi fiorentini, che nel 1378 occuparono le piazze della città per ribadire il loro diritto a essere coinvolti direttamente nel governo della città. Si chiude domenica con la rivolta dei contadini inglesi del 1381, gli ultimi a essere liberati, in Europa, dalla servitù della gleba. 

 

EVENTI SERALI

Non esiste invenzione che non sia anche il frutto delle visioni che altri hanno avuto prima di noi: da Magellano a Mozart, da Gabriel García Márquez a Joseph Conrad, da Albert Einstein a Jimi Hendrix, ogni creazione nuova è il prodotto complesso delle intuizioni che l'hanno preceduta. È possibile trovare una curva che colleghi quei punti e indichi la traiettoria del futuro? Rispondono a questa domanda, in un incontro speciale pensato per il festival, Lorenzo Jovanotti e Paolo Giordano

L’attore Umberto Orsini, che calca le scene da ormai sessant’anni e ha lavorato con Fellini, Visconti, Zeffirelli e Ronconi, pensa sempre al teatro come a un eterno presente, come a un futuro che si costruisce osando. È quanto spiega nel dialogo con lo scrittore Paolo Di Paolo, mentre ripercorre la sua carriera e pensa a come si crea il futuro in scena: nella scelta dei testi, nell’interpretazione, nel dialogo con la platea e nella costruzione del pubblico.  

In anteprima per il pubblico del Festival della Mente, il regista Raphael Tobia Vogel porta in scena Marjorie Prime, un testo che esplora il rapporto tra memoria e identità, scritto dal drammaturgo Jordan Harrison – finalista al premio Pulitzer 2015 – e prodotto dal Teatro Franco Parenti. Se esistessero tra noi i Prime, ologrammi di persone care venute a mancare, riusciremmo a relazionarci a loro come se fossero l’originale? L’Intelligenza Artificiale può soddisfare i nostri più chiari bisogni e i nostri più intimi desideri ed essere utilizzata per sconfiggere la solitudine o aiutare l’essere umano a conoscersi meglio? 

 

Se ne avessimo l’opportunità, come decideremmo di ricostruire il nostro passato e cosa decideremmo di dimenticare? Sul palco gli attori Ivana Monti, Francesco Sferrazza Papa, Elena Lietti e Pietro Micci.

 

La Bandakadabra, estrosa formazione di fiati e percussioni, si cimenta in uno spettacolo comico-teatral-musicale dai toni vagamente surreali e dadaisti, che spazia dalle atmosfere western e dalle colonne sonore di Ennio Morricone ai brani dei Beatles, diventando occasione per riflettere ironicamente sulla tossicità degli smartphone e sulla sfortunata vita amorosa dei musicisti di “insuccesso”.

 

La musica, il teatro e la letteratura vivono del tempo e nel tempo, ma sanno rovesciarne la percezione. Beatrice Venezi, tra i più giovani direttori d’orchestra d’Europa, incontra l’attore Gioele Dix: insieme ai Solisti di Milano Classica, confrontano i loro artisti più amati e provano a immaginare un futuro per il loro mestiere.

 

Due esploratori del suono, il pianista improvvisatore e compositore Cesare Picco e il musicista e dj Alessio Bertallot danno vita, sul palco, a uno speciale viaggio tra i brani iconici della dj culture, affiancata alla forza evocativa del pianoforte, per creare un caleidoscopico nuovo mondo di suoni.

L’esplorazione polare è il tema dell’incontro con lo storico Paolo Colombo e il disegnatore Michele Tranquillini, che ripercorrono la storia di Ernest Henry Shackleton e della sua impresa di attraversamento a piedi dell’Antartide. Le parole di Colombo e gli acquerelli disegnati dal vivo di Tranquillini fanno rivivere questa avventura e rispondono a una domanda importante: cosa significa essere eroi? 

 

Biglietti: lezione inaugurale gratuita; eventi diurni e trilogia (incontri n. 6, 24, 40) €4,00; 

eventi serali, approfonditaMente e didatticaMente €8,00.

Informazioni e prevendite (dal 17 luglio): www.festivaldellamente.it 

 

Facebook: @festivaldellamente  |  Twitter: @FestdellaMente

Instagram: festival_della_mente  |  Youtube: Festival della Mente Sarzana

Hashtag ufficiale: #FdM19

 

Accrediti stampa: è necessario inoltrare una mail di richiesta all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. entro e non oltre lunedì 19 agosto. Condizioni e dettagli nell’area stampa del sito www.festivaldellamente.it 

 

Ufficio stampa: Delos – 02.8052151 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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