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Degustazioni vini

ANTIQUA: IL VINO COME ESPRESSIONE D’ARTE

Fotoservizio di Alessandra Pocaterra

 

Marco Rezzano presenta le verticali di vino liguri, iniziando dal Riviera Ligure di Ponente Pigato della Vecchia Cantina di Salea d’Albenga 

Una interessante verticale sui vini liguri, pigato e vermentino organizzata da Enoteca Regionale Liguria e pensata da Marco Rezzano, carismatico padrone di casa, e da Simona Venni bravissima sommelier genovese, una ulteriore riprova che i vini liguri sono vini da invecchiamento. Prestigiosa la sede: la Sala Austro dei Magazzini del Cotone al Porto Antico, nell'abito del trentennale di Antiqua. 

 

Marco Rezzano presenta la verticale di Colli di Luni Vermentino dell’Az. Agr. Linero

VIni che nel tempo acquisiscono elementi che li rendono sempre più complessi e particolari. Caratteristica comune : una spiccata sapidità.

 

Le Aziende che ci hanno permesso di degustare le loro splendide vecchie annate sono: La Vecchia Cantina (Salea SV); Azienda Agricola Linero (Castelnuovo Magra SP); La Pietra del Focolare Ortonovo SP) e in ultimo Azienda Agricola Ottaviano Lambruschi (Castelnuovo Magra SP).

Marco Rezzano con a fianco Simona Venni, presenta la verticale di Colli di Luni Vermentino della Cantina Lambruschi di Castelnuovo Magra 

Le annate in degustazione? 

La Vecchia Cantina  Pigato Doc Riviera Ligure di Ponente Albenganese dal 2015 al 2012 (4 annate)                            

Azienda Linero Colli di Luni Vermentino Doc  e Vermentino Superiore Doc “Del  Generale” dal 2017 al 2012  (6 annate)

Marco Rezzano presenta la verticale di Colli di Luni Vermentino dell’Az. Agr. La Pietra del Focolare

La Pietra del Focolare  Colli di Luni Vermentino Doc  2012 – 2013  e 2007. Lambruschi Colli di Luni Vermentino Classico 2015  e Vermentino Doc Costa Marina 2013.                                    

Vini spettacolari ! Comprate le annate vecchie ..osate e i Vostri palati Vi ringrazieranno!

 

IL VINO COME ESPRESSIONE D'ARTE

UNO CHAMPAGNE DA COPERTINA!

  Fotoservizio di Claudia Paracchini

 

Ecco quando una degustazione  è una vera folgorazione anzi un vero colpo di fulmine fra uno Champagne Vintage di 17 anni e la sottoscritta. 

Immaginando di trovarsi con delle conoscenze che appena scoperto il tuo mestiere di Sommelier ti chiedono consigli, se aggiungi poi che ognuno  di loro ha dei vini che conserva ma che non ne conosce le caratteristiche a volte il contesto può rivelarsi quantomeno curioso.

 

Dopo questa premessa vi verrà voglia di cambiare articolo, abbiate pazienza e non disperate perché a volte la vita riserva delle circostanze incredibili...

Tra queste chiacchiere e situazioni è saltata fuori una bottiglia di champagne Celebris di Gosset ,  Vintage 2002, conservata nel suo prezioso astuccio e coricata in un angolino di una mensola di una dispensa in una cucina 

L’occasione è nata lì per lì.. sarà ancora buona ..? C’è solo un modo per scoprirlo, aprendola ! 

 

Per fortuna la conservazione è stata buona, questa cuvée di prestigio della Maison viene prodotta con uve Chardonnay  52% e Pinot Noir 48%

Colore estremamente ben conservato di un bel oro pallido e i profumi di miele e caramello hanno fatto l’ingresso nel bicchiere. Il perlage fine e setoso hanno dato armonia al palato con un corpo cremoso ed equilibrato .  

Ottimo aperitivo e ancor più eccellente abbinato a una tartare di salmone fresco con granelle di nocciole. Nonostante l’età! 

 

Ve lo sareste mai immaginato che quattro chiacchiere avrebbero portato a un così bella nota di degustazione?  Io no , lo ammetto 

Ma spero con questo esempio di aver fatto comprendere quali grandi emozioni può regalare il mondo del vino . 

#DrinkAlsace in Tour

 

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#DrinkAlsace in Tour arriva a Verona, la città degli innamorati
Seconda tappa del viaggio dei vini d’Alsazia in Italia


 
Il secondo appuntamento con il #DrinkAlsace in Tour è fissato per lunedì 17 giugno presso l’Osteria Caffè Monte Baldo a Verona, dove la tradizione e la storia di questi vini e di questo luogo si uniranno in modo indissolubile. E se i bianchi alsaziani sapranno far innamorare gli ospiti per profumi e aromi unici che riportano all’Alsazia, il Caffè Monte Baldo saprà proporre tutta l’atmosfera locale, tipica, di questo luogo ricco di memoria. 
 
Andrea Zarattini, Ambasciatore dei Vini d’Alsazia in Italia, condurrà i presenti nel viaggio alla scoperta della gamma dei vini d’Alsazia che inizierà con la prima Masterclass alle ore 15.00 e a seguire con la seconda alle ore 17.00, entrambe dedicate ad approfondimenti rivolti ai professionisti di settore, enotecari e ristoratori, che spazieranno dalle AOC ai Lieu – Dit sino ai Grand Cru. La serata terminerà alle ore 19.00 con l’aperitivo aperto al pubblico che potrà gustare i tipici “cicchetti” in abbinamento ai grandi bianchi alsaziani.
 
Tre saranno i produttori che parteciperanno con i loro vini a questa tappa. Si tratta del Domaine Maurice Schoech, di Vins Koely e della Cave de Turckheim
 
Il #DrinkAlsace in Tour prosegue il 25 giugno a La Morra da More&Macine e il 9 settembre a Padova presso l’Enoteca La Moscheta. Tutti i rendez – vous si caratterizzeranno per vini di produttori alsaziani diversi già distribuiti sul mercato italiano.
 
L’iniziativa #DrinkAlsace in Tour poggia le sue basi proprio su un mercato, quello italiano, che da sempre è di grande interesse per la regione francese. I dati export sull’Italia sono decisamente positivi: ad oggi per tutte le AOC si riscontra un + 16,2% in volume rispetto al 2017 con 4 500 hl tradotto in bottiglie siamo a 600 000 ossia 50 000 casse da 12 bottiglie esportate di cui 3 300 hl (+ 21,4%) di vino fermo e 1 200 hl (+ 4,2%) di Crémant d’Alsace. Il tutto tradotto in valore si aggira intorno a + 15,7% per tutte le AOC.
 
Senza dimenticare il seguito di fan italiani sulla pagina Facebook, AlsaceWinesOfficial: oltre 13.100 in tutto, un dato che si traduce nella seconda community internazionale che segue i vini d’Alsazia.  Un numero destinato a crescere!
 
#DrinkAlsace
 
FB /AlsaceWinesOfficial – TW @AlsaceWines
YT /WinesofAlsace – IN @VinsAlsace
 
www.vinsalsace.com

 

Le attività di comunicazione e promozione dedicate ai Vini d’Alsazia rientrano nel piano delle iniziative volute e promosse dal CIVA, Conseil Interprofessionnel Vins d’Alsace, che ha l’obiettivo di rafforzare la conoscenza rispetto ai vini del territorio e alle caratteristiche che li contraddistinguono attraverso iniziative rivolte sia ai professionisti di settore che al pubblico italiano. 
 
Per maggiori informazioni e accredito all'evento di Verona:

Alessandra Zaco                                                                                             
Tel. 339 6534643                                                                                                         
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

CIVA – Conseil Interprofessionnel Vins d’Alsace

12 avenue de la Foire aux Vins                                             

 BP 11217 - F- 68 012 COLMAR Cedex
 

A UVANTICA STORICA VERTICALE DI UVALINO UCELINE, VINO RARO DELL’ANTICO PIEMONTE

 

DOMENICA 31 MARZO A VIARIGI (ASTI) DEGUSTAZIONE DELLO STORICO VITIGNO COLTIVATO DA CASCINA CASTLÈT A COSTIGLIOLE D’ASTI. L’ETICHETTA SARÀ PRESENTE A VINITALY 2019

 

È una verticale storica di Uvalino Uceline di Cascina Castlèt, quella in programma domenica 31 marzo, alle 12, a Uvantica, l’evento sui vitigni rari e quasi scomparsi ospitato alla Locanda del Monacone di Viarigi (Asti). Cinque le annate in degustazione: 2006, 2008, 2009, 2011 e 2012. 

Per Mariuccia Borio, produttrice di Costigliole d’Asti, una scommessa vinta: oggi produce circa 5 mila bottiglie di quel vitigno oramai raro ma un tempo assai diffuso tra i filari dell’Astesana, in Piemonte. Da anni Cascina Castlèt, crede e finanzia la ricerca universitaria per custodire e tramandare la coltivazione di Uvalino sulle colline di Costigliole. Una ricerca che dura da quasi 30 anni.

 

«L’Uvalino ha sempre fatto parte della mia vita. Pe noi bambini, la raccolta dell’Uvalino era una festa – racconta Mariuccia Borio - Nel 1992 impiantai il primo filare. Oggi ho circa un ettaro e mezzo di uvalino, in due vigneti. La prima annata in commercio fu la vendemmia 2006: uscì nel 2009. Oggi ne produco circa 5 mila bottiglie. È un vino che deve essere apprezzato con qualche anno d’età».

Una ricerca che è stata un importante investimento economico, ma soprattutto di credibilità. Dalla vendemmia 1995, inizia la collaborazione con l’Istituto sperimentale per l’Enologia di Ast. Il progetto fu presentato nel giugno 2003 in occasione del VII International Symposium of Oenology di Arcachon, organizzato dall’Università di Bordeaux, dove vennero presentate le più importanti ricerche europee in campo vitivinicolo.

 

L’iter burocratico per rendere l’uvalino un vitigno riconosciuto e permesso è durato alcuni anni. Il 16 luglio 2002 la Gazzetta ufficiale sentenzia la rinascita dell’uvalino che viene inserito come varietà riconosciuta. Sul sito www.cascinacastlet.com, è pubblicato un approfondimento.

L’Uvalino Uceline 2012 si potrà anche degustare al Vinitaly nello stand di Cascina Castlèt al Padiglione 10 Stand L3. Altri vini in assaggio: Vespa Barbera d’Asti docg 2017 e 2018, Litina Barbera d’Asti Superiore docg 2016, Passum Barbera d’Asti Superiore docg 2016, Policarlo Monferrato Rosso 2016, Ataj Chardonnay doc 2018, Castlètrosé 2018, Goj Barbera del Monferrato frizzante doc 2018, Moscato d’Asti docg 2018, Avié Moscato Passito 2012.

 

LA STORIA DELL’UVALINO.  Era la bottiglia più preziosa da regalare al dottore, al podestà, al farmacista e al prete: un vino di lusso per far bella figura. Poco di scritto è rimasto su questo vino, ma le testimonianze orali permettono di attestare la sua presenza in Piemonte almeno dagli ultimi anni dell’Ottocento. Da quell’epoca, risulta diffuso in tutta l’Astesana meridionale, con il cuore nella zona di Costigliole d’Asti. Si può dire che fino a una cinquantina d’anni fa in tale area non esistesse azienda agricola, per quanto piccola, che non destinasse all’Uvalino almeno un paio di filari dei propri vigneti. Le caratteristiche varietali dell’uva in questione portano a escludere che si tratti di un vitigno forestiero importato e acclimatato in tempi recenti, o comunque nel corso dell’Ottocento. Veniva utilizzato in purezza e passito soltanto dalle famiglie più illustri e abbienti, e si connotava così con un segno di distinzione. Avere qualche bottiglia di Uvalino in casa era un segno di benessere, oggi diremmo uno status symbol.

 

IL NOME. L’Uvalino di Cascina Castlèt si chiama Uceline. Il nome non è scelto a caso, ma dopo una approfondita ricerca dello storico Gianluigi Bera: con esso agli inizi del Seicento, nella collina torinese e in Astesana, si designavano uve a maturazione talmente tardiva da essere vendemmiate quando le viti avevano perso tutte le foglie, al punto che gli uccelli se ne cibavano largamente.

L’ETICHETTA. L’etichetta è stata realizzata da Giacomo Bersanetti, Sga Wine Design, che ha firmato tutte le etichette dell’azienda.  È il volo di un piccolo stormo di uccelli che partono per terre lontane dopo la vendemmia o tornano con la primavera dopo aver passato l’inverno nelle terre calde d’Africa. Le lettere del nome Uceline si animano fino a ricreare un volo di uccelli. La soluzione quasi surreale della serigrafia, realizzata direttamente su vetro, si esprime con il colore giallo terra delle sabbie astesane dove cresce l’uvalino.

 

L’AZIENDA. Trenta ettari di vigna che racchiudono un sogno diventato progetto, un progetto che nasce da due idee semplici: rispettare la natura ed essere al passo con la tecnologia. Questa è Cascina Castlèt. Da sempre i Borio coltivano la loro proprietà con vitigni autoctoni, quelli che più parlano della famiglia, Barbera, Moscato, Uvalino, Nebbiolo, ma negli anni hanno scommesso anche su Cabernet Sauvignon e Chardonnay. Nascono così i vini Cascina Castlèt, da uve risolute e con nomi coraggiosi, Passum, Policalpo, Avié, Litina, Goj, Ataj e Uceline. Ogni nome racchiude una storia, un racconto, un piccolo aneddoto della famiglia e del territorio. La cantina di Cascina Castlèt ha due anime: una vecchia cantina, interrata e al cui interno ci sono presenti grandi botti in rovere da 34 ettolitri, e un nuovo locale di affinamento, con barrique e tonneaux, macchine moderne e sofisticate, linea di imbottigliamento automatizzata, acciaio.  Tutto questo vuole essere coerente con il principio che coniuga il rispetto della natura e l’essere al passo con la tecnologia, in ogni fase di vinificazione. L’azienda produce energia pulita con un impianto fotovoltaico e utilizza un moderno impianto di fitodepurazione naturale delle acque reflue di cantina. I vini vengono bevuti in tutto il molto: da New York a Tokyo, da Oslo a Sidney fino alla Nuova Caledonia. Il posto più lontano è l’isola di Bonaire, nelle Antille Olandesi.

 

 

Fiammetta Mussio 

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