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Cantine

MIRABELLA: LA FRANCIACORTA RISCOPRE LA FORZA DEL PINOT BIANCO

Vinificato in purezza per esaltarne eleganza e peculiarità. Per i 40 anni dell’Azienda un cofanetto celebrativo di tre monovitigni

 

La Cantina Mirabella di Rodengo Saiano festeggia 40 anni dalla fondazione e celebra le origini della Franciacorta con un nuovo Metodo Classico da sole uve Pinot Bianco.

Da sempre definito enfant terrible, il Pinot Bianco soffre più di altri vitigni dell’instabilità climatica e territoriale. Usato nella cuvée conferisce freschezza e semplicità che vanno ad alleggerire la pesantezza dello Chardonnay e le asperità del Pinot Nero, creando coesione e rotondità.

In Franciacorta è sempre meno coltivato negli ultimi anni e la sua presenza nelle cuvée è andata via via scemando. Mirabella si è sempre dimostrata in controtendenza, mantenendo un’importante quota di vigneto coltivato a Pinot Bianco che nei propri terreni dimostra una particolare vocazionalità. Oggi in tutta la Franciacorta, infatti, sono coltivati appena 78 ettari di Pinot Bianco e Mirabella possiede l’8,71% pari a 7,5 ettari di vigneto a Pinot Bianco dell’intera denominazione, risultando quindi la prima realtà in Franciacorta per questa uva.

Oggi, nel quarantesimo anniversario, l’Azienda condotta dalla famiglia Schiavi ha deciso di lanciare una versione in purezza, dove il Pinot Bianco si esprime al meglio: elegante e complesso, regala un insieme di sentori di alto livello, profumati e delicati, con diverse sfaccettature a seconda della microzona della Franciacorta in cui cresce.

Il Pinot Bianco Metodo Classico in purezza di Mirabella si presenta come un vino elegante, quasi “riservato”, che solo ai palati più fini rivela le innumerevoli sfumature gusto-olfattive. Si scopre avvolgente e ampio, in grado di stupire con la sua lunga persistenza.

“Abbiamo pensato tante volte di omaggiare in termini assoluti quella che è da sempre una delle note stilistiche di Mirabella: il Pinot Bianco. Vitigno, che insieme al Pinot Nero, inaugura la storia della Franciacorta, ma che negli anni si è perso - dichiara Alessandro Schiavi, che con il padre Teresio e il fratello Alberto conduce l’Azienda Mirabella - Noi non l’abbiamo mai tradito, convinti della sua unicità, del suo carattere elegante e distintivo; l’abbiamo accudito in vigna con pazienza e amore e oggi è arrivato il momento di indagarlo in purezza, restituendoci allo stesso tempo un’espressione del territorio autentica e radicale. Autentica perché il Pinot Bianco è l’uva in grado di far “parlare” il nostro terroir senza maschere, mantenendo la sua sottile e costante personalità; radicale perché non potrà essere denominato Franciacorta, ma vogliamo che ne sia nostra rappresentazione pura e semplice”.

Il Pinot Bianco, unito in cuvée con lo Chardonnay e il Pinot Nero dà vita da molti anni in Mirabella alla storica etichetta DØM Riserva. Per celebrare i 40 anni della Cantina questi tre monovitigni vinificati in purezza saranno proposti in un cofanetto celebrativo, a tiratura limitata.

 

Mirabella Franciacorta

Mirabella nasce nel 1979 da un gruppo di appassionati enologi. Tra le prime realtà a credere nella tipicità del proprio territorio e nelle potezialità del Franciacorta. prende il nome dal primo vigneto monovarietale di Pinot Bianco situato sulle colline di Paderno Franciacorta. L’utilizzo del Pinot Bianco, cosa ormai rara in Franciacorta, è infatti una delle caratteristiche che contraddistingue la Cantina Mirabella. Conta 56 ettari distribuiti nella zona orientale della denominazione, nei comuni di Paderno FC, Passirano, Bornato e Provaglio d’Iseo.I vigneti sono tutti iscritti all’albo della DOCG Franciacorta e genstiti in biologico.

 

 

Anna Sperotto

Barolo Riserva Vigna Madonna Assunta La Villa

Barolo Riserva Vigna Madonna Assunta La Villa è tra le etichette che meglio interpretano la filosofia produttiva di Rocche dei Manzoni, azienda vitivinicola piemontese situata nel comune di Monforte d'Alba

 

Un Barolo figlio dell'amore che Rocche dei Manzoni nutre per le colline delle Langhe e per i grandi vini che ne nascono. Un vino che dopo 10 anni di affinamento preserva e racconta fedelmente sia le caratteristiche del vigneto da cui ha origine sia lo stile distintivo di Rocche dei Manzoni, volto alla produzione di vini eleganti e setosi.

Vigneto con esposizione sud-sud est, di formazione calcareo argillosa con marne grigio-azzurre. Offre vini ben strutturati e ricchi di corpo dalla grande intensità colorante e dal bouquet fruttato, con sentori di spezie, frutti rossi e sottobosco. Questa vigna, come il cru S. Stefano, era in passato di proprietà della Curia, infatti sul crinale di questo terreno si erge una magnifica chiesetta del 1500 a rendere ancora più affascinante e caratteristico il paesaggio 

 

L'annata 2009

 

Quella del 2009 è stata sicuramente un'annata interessante che avrà un posto d'onore nell'archivio di Rocche dei Manzoni.

L'andamento climatico è stato caratterizzato da un inverno molto rigido con nevicate importanti e una ripresa vegetativa primaverile più tardiva con piogge nel mese di aprile ed un maggio molto caldo. L'estate ha registrato un andamento alternato. Un mese di agosto molto caldo, seguito da un settembre asciutto e soleggiato con notti fresche, hanno fatto si che la vendemmia delle uve di nebbiolo da Barolo si protraesse fino alla terza settimana di ottobre. Questo ritardo nell'invaiatura e l'escursione termica sono state preziose per lo sviluppo di profili aromatici complessi e sostanze polifenoliche. Il 2009 ha così dato vita a grandi Barolo che si distinguono per potenza, struttura e    longevità.

Profilo organolettico

 

 Il Barolo Riserva Madonna Assunta la Villa 2009 si presenta di un intenso colore rosso granato.

 

Al naso profumi di confettura, viola, tabacco e ancora note aromatiche intense ed eleganti, suadenti e calde che si manifestano con lunga persistenza.

 

Al palato esprime le caratteristiche dell’annata e di questa vigna che già generalmente si rivela con grande potenza, struttura, equilibrio ed eleganza.

Sentori di liquirizia, frutti rossi, sottobosco, compaiono legati ad un quadro acido che ben si unisce al tannino presente, fine e di carattere che evidenzia in questa in questa vendemmia tutto il potenziale evolutivo. tutto il in questa vendemmia tutto il potenziale evolutivo. à.longevità….La dop, “bandiera” del Friuli Venezia Giulia, darà gusto al Giro d’Italia femminile 2019

 

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PIGATO METODO CLASSICO IN CAVE? NO. IN GROTTA

Di Virgilio Pronzati

 

Laura e Antonio Basso all’interno della grotta di Santa Lucia inferiore, impegnati nel riempimento dei gabbioni metallici

Se qualcuno pensa che i vitivinicoltori liguri siano poco dinamici ed ancorati alla tradizione, si sbaglia di grosso.  Dal levante al ponente ligure sono nate  iniziative  che hanno fatto e faranno parlare. Dopo l’exploit dello spumante di Pier Luigi Lugano fatto maturare in mare, ecco un'altra interessante e curiosa notizia.  Laura e Antonio Basso all'interno della grotta di Santa Lucia inferiore,  impegnati nel riempimento dei gabbioni metallici. 

Laura e Antonio Basso impegnati nel riempimento dei gabbioni metallici

Antonio Basso vigneron d’Ortovero, centro tra i più vocati per il Pigato, ha realizzato col popolare vitigno uno spumante metodo classico. A questo punto vi domanderete dove è la novità ? Sta nelle suggestive grotte di Toirano, annualmente meta di ben 100.000 visitatori.

Antonio Basso, cinquantaquattrenne e da 25 anni titolare dell’azienda Durin, fondata anni fa da nonno Dorino (Durin in ligure), ha avuto la brillante idea di fare maturare ed affinare il suo spumante all’interno delle famose grotte. Le ragioni sono molteplici, e spaziano dai motivi tecnici a quelli di marketing. Condizioni ottimali per lo spumante, in quanto la temperatura costante delle grotte è di 15°C, con un’umidità del 90%. Ma non basta. Se produrre prodotti di qualità è ovviamente un merito, venderlo è assolutamente necessario. Il valore aggiunto è dato dal carisma del prodotto ottenuto da una mirata ed originale immagine, che attiri la curiosità e soddisfi le aspettative del cliente consumatore.

 

Antonio Basso durante la vendemmia del Pigato

Un mezzo che gli porterà maggiore notorietà anche in ambito nazionale, ma che consolida quella già acquisita, esportando i vini in Giappone, Stati Uniti (California, New York ed Alaska), Canada, Malta ed in Europa, nei seguenti stati: Germania, Olanda, Inghilterra, Repubblica Ceca e Polonia. Due le partite di spumante contenute in gabbioni metallici sigillati, deposti all'interno della grotta di Santa Lucia inferiore, visibili nel percorso che compiono i visitatori all'interno delle grotte. La prima di spumante bianco dell’annata 2007 è composta di 6.665 bottiglie da 75 cl, di cui la presa di spuma è avvenuta a settembre 2010.

 

Grappolo di Pigato

 La seconda di spumante rosato dell’annata 2010 è composta di 3.406 bottiglie da 75 cl, 80 magnum e 780 bottiglie da 37,5 cl, con presa di spuma nel giugno 2010. Per lo spumante bianco, contrariamente a quanto si può pensare, Antonio Basso ha utilizzato uve pigato di vigneti dell’età media di 40 anni, situati nelle zone vocate d’Ortovero, Ranzo, Pieve di Teco e Rialto. Il vino base è ottenuto da uve pigiadiraspate lasciate in criomacerazione per 20 ore alla temperatura iniziale di 10°C e terminata a soli 2°C. E’ seguita la pressatura molto soffice delle uve, e la fermentazione del mosto con lieviti selezionati, protrattasi per non meno di venti giorni in botti d’acciaio inox a temperatura controllata.

Mentre per lo spumante rosato, Basso ha utilizzato uve rossesse, ormeasco e granaccia di vitigni dell’età media di 24 anni. Il vino base è stato ottenuto svinando il mosto delle uve pigiadiraspate quando si è alzato il cappello. E’ seguita la fermentazione con lieviti selezionati per circa 20 giorni in botti d’acciaio inox a temperatura controllata. Entrambi saranno nature, cioè senza aggiunta della liqueure. La durata di maturazione sui lieviti sarà di oltre 24 mesi sia per il bianco che per il rosato, tranne un terzo di quest’ultimo, che sarà messo in commercio in occasione della Pasqua del 2012.

 

Laura e Antonio Basso 

Al termine del periodo previsto, le bottiglie d’entrambi gli spumanti saranno trasportate in cantina e poste sulle pupitre dove subiranno il remuage. Poi ritorneranno nelle grotte per il naturale affinamento sui lieviti.  L’operazione ideata e realizzata da Basso (con l’aiuto della simpatica e dinamica moglie Laura) è globalmente positiva. Oltre il suo meritato guadagno, c’è una sicura valorizzazione ed immagine di tutto il comprensorio d’Ortovero e non solo. Un vero e proprio marketing del territorio Ingauno. Ad avvalorare ed aggiungere credito all’iniziativa, il sollecito permesso del Ministero dei Beni Archeologici per utilizzo delle Grotte di Toirano e, non meno importante, l’invio di un ispettore del Ministero per le Politiche Agricole, per il controllo delle varie fasi dello spumante.

Laura e Antonio Basso con i loro figli

  

Podere Casanova

 

 

 

Dal Veneto alla Toscana una scommessa di coraggio nel nome di un grande amore per la terra

 

Podere Casanova si trova a Montepulciano in Toscana, una terra da sempre culla di storia e cultura e scrigno prezioso di bellezza e armonia di luoghi e sapori.

 

L’azienda vinicola rinasce nel 2016 grazie ad una consistente e coraggiosa opera di recupero di un vigneto pre-esistente di lunga tradizione contadina, realizzata con passione dai nuovi proprietari, Isidoro Rebatto e la moglie Susanna, che scommettono inseguendo il sogno di ritornare alla natura e il desiderio condiviso di ricercare il rapporto profondo con la terra. Una meravigliosa sfida che idealmente collega due regioni italiane molto affini tra loro; la terra di origine dei proprietari, il Veneto, e quella di elezione, la Toscana, scelta come dimora del loro progetto.        

 

La proprietà si estende per 16 ettari ai confini della Val d’Orcia, delimitati dal bosco a ovest e da dolci pendii a est e gode della vicinanza dei laghi di Montepulciano e Trasimeno che influiscono favorevolmente sull’ambiente pedoclimatico grazie anche alla marcata escursione termica. I terreni sono disposti su più versanti e hanno matrici diverse; a impasto misto (sabbia, argilla, limo) o di ghiaia-sabbia o di ghiaia-argilla. Elementi che favoriscono la produzione di cru di gran pregio valorizzando la nobiltà di sapori e profumi.  

 

Le uve vengono raccolte con vendemmia manuale e una volta in cantina sottoposte a una rigorosa selezione in tre fasi successive; un primo passaggio su un tavolo di selezione naturale, una seconda fase automatica di cernita dei chicchi, ed un’ultima fase, sempre manuale, di selezione dei chicchi migliori. Un metodo che garantisce la massima qualità dell’uva all’ingresso delle vasche di fermentazione, consentendo una vinificazione nel pieno rispetto della tradizione enologica di questa terra.   

 

La gamma di produzione di Podere Casanova comprende i seguenti vini: il Nobile di Montepulciano, un grande classico ottenuto da uve Sangiovese al 97%, vino di elevata raffinatezza, dal grande impatto olfattivo e dalla particolare rotondità e morbidezza; il Rosso di Montepulciano, un blend di uve Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot dalla freschezza amabile e ricco di sentori a predominanza fruttata seguiti da note speziate;  l’IGT Irripetibile e Leggenda, due supertuscan frutto di un blend di Sangiovese, Merlot, Petit Verdot e Sauvignon, che regalano un ventaglio esplosivo di note fruttate floreali e speziate, avvolgendo con note tanniche importanti ma non invasive; il Brut Bulles ottenuto da una cuvée di Grechetto, Verdello e Chardonnay lavorate con metodo charmat per richiamare la tradizione veneta anche tra i vigneti toscani; infine l’ultimo nato, il Settecento, un Sangiovese in purezza dalle piacevoli note di mandorle e vaniglia, crostata di amarene, che offre una bocca ampia, dolce e saporita regalando abbondanza e golosità.

 

Podere Casanova fa parte dei Vignaioli di Montepulciano, un’associazione di dieci produttori costituitasi nel 2018 la cui mission è quella di rilanciare il "brand" del Vino Nobile di Montepulciano ricollegandolo alla sua origine storica, e aumentare il valore della qualità percepita di questo vino partendo dal rispetto per il territorio e per la tradizione portando un messaggio consapevole e coraggioso di sostenibilità e sincerità in questo storico areale vitivinicolo.  

 

Lorella Casagrande  

 

Podere Casanova

Via SP 326 EST 196 – Loc. Tre Berte

53045 Montepulciano (SI) 

Tel +39 0578 896136 - +39 392.6342305 - +39 0429 841418

 

Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Web: www.poderecasanovavini.com

Michele Chiarlo

 

 

 Chiarlo acquisisce nuovi vigneti nell’area di produzione del Nizza docg

 

La cantina di Calamandrana consolida il suo percorso strategico di valorizzazione dei migliori vigneti piemontesi, rafforzando il suo legame col Monferrato e con la denominazione Nizza. Michele Chiarlo continua a investire sul Nizza docg. In un periodo particolarmente felice per la neonata denominazione e per il Nizza Cipressi, che nel 2018 ha conquistato la vetta dei Top 100 dell’autorevole testata americana Wine Enthusiast, la famiglia Chiarlo ha deciso di acquistare altri 10 ettari di vigneti all’interno dell’areale del Nizza docg.

 

Con questa acquisizione, il patrimonio viticolo di proprietà della cantina nella zona di produzione del Nizza docg, che già contempla 10 ettari nella storica tenuta de La Court, sale a 20 ettari, arricchendosi di due nuovi appezzamenti, rispettivamente di 2,5 ha nel comune di Castelnuovo Calcea, nel cru Montemareto, e di 7,5 ha a Mombercelli, nel cru Moncucco Cavino.

 

 “Siamo felici di aver avuto la possibilità di annettere al nostro patrimonio viticolo due appezzamenti così vocati all’interno di una denominazione che abbiamo fortemente voluto e che abbiamo intenzione di continuare a supportare nella sua crescita – dichiara Stefano Chiarlo, titolare assieme al fratello Alberto e al padre Michele della Michele Chiarlo – Fin dagli albori di questa DOCG, ai tempi in cui nostro padre Michele ricopriva il ruolo di primo presidente della neonata Associazione del Nizza, abbiamo creduto che questo vino, che oggi sta ricevendo importanti riconoscimenti dalla critica

nazionale e internazionale, avesse tutte le carte in regola per entrare nella rosa dei grandi rossi piemontesi. Gli investimenti su questo territorio sono una prova concreta delle sue grandi potenzialità, che come produttori e membri dell’Associazione è nostro desiderio continuare a valorizzare in vigna e a promuovere sui mercati internazionali

 

Entrambi i vigneti si estendono all’interno della parte centrale dell’areale del Nizza docg. La parcella di Montemareto (2,5 ettari) è caratterizzata da una forte pendenza e da un’invidiabile esposizione a sud che consente di avere, durante il periodo estivo ed autunnale, un notevole numero di ore di luce. I suoli sono di origine sedimentaria marina con prevalenza di marne chiare sabbioso limose e un’importante presenza di microelementi tra cui calcio e magnesio. caratteristiche che contribuiscono alla produzione di vini strutturati, longevi ed equilibrati.

 

Pochi chilometri più a nord si sviluppano invece i 7,5 ettari di vigneto con esposizione sud situati all’interno del cru Moncucco Cavino. Qui le colline si fanno più dolci e i terreni bianchi tipici di quest’area si colorano di sfumature azzurre, dovute alla consistente presenza di argille di lugagnano. In quest’area infatti scarseggia la componente sabbiosa in favore di quella limosa che si rivela in vini caratterizzati da freschezza, acidità e mineralità.

 

 “Sarà un onore per noi confrontarci con questi nuovi appezzamenti ed è nostra intenzione, se si presenteranno le giuste occasioni, di continuare ad investire nei grandi territori piemontesi, perché da sempre la vocazione della nostra famiglia è quella di vinificare nelle più prestigiose denominazioni del Piemonte ” – conclude Stefano Chiarlo.

 

 

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