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Cantine

PIER LUIGI LUGANO INAUGURA LA NUOVA CANTINA DI SESTRI LEVANTE

 

Pier Luigi Lugano è sicuramente un personaggio del mondo del vino.  Senza squilli di tromba e grancassa, ma con tenacia e professionalità, si è ritagliato una solida immagine nel contesto vinicolo ligure e non solo.  Nei primi anni 70, Pier Luigi Lugano allora insegnante d’arte (pregevoli i suoi disegni e bassorilievi), s’innamora del vino. Rapidamente acquisisce informazioni sulla tecnica di produzione dei vini e della degustazione, frequentando i tre Corsi specifici organizzati dall’Associazione Italiana Sommelier Delegazione della Liguria. Non solo, dopo avere ricevuto meritatamente il Diploma di Sommelier, partecipa al Concorso del miglior Sommelier d’Italia. 

 

Dalla prima e piccola rivendita di vino situata in un vicolo del centro di Chiavari, compie il gran passo, affittando l’attuale cantina con l’annessa enoteca. Infaticabile e con le idee chiare, seleziona e vende ottimi vini sfusi con un più che buon rapporto qualità-prezzo. Un metodo di vendita, innovativo per qui tempi, che incontra un positivo riscontro sia tra i consumatori che nei posti di ristoro.  Profondendo ancora maggiore impegno e risorse economiche, rileva la cantina-enoteca, dandogli l’attuale carisma e producendo vini liguri di qualità, in particolare del levante genovese e, in parte, spezzino. Da alcuni anni il gran salto, passando dall’acquisto delle uve, all’impianto di propri vigneti. 

 

Prima di quel periodo e attualmente, i suoi vini ottengono continui riconoscimenti all’annuale Trofeo dei Vini Doc ed IGT del Genovesato indetto dalla CCIAA genovese, ed entrano nelle più importati guide nazionali di settore. Ormai Pier Luigi Lugano, sebbene nato nel Cuneese, è a tutti gli effetti un vigneron ligure.  

L’ultimo dei suoi tanti successi, Abissi: l’unico spumante Doc della Liguria. Precursore già col Golfo del Tigullio Passito, era naturale che fosse anche il primo in Liguria a produrre il Golfo del Tigullio Spumante Metodo Classico non dosato. Un risultato di successo con due motivi d’interesse. 

 

Il primo per l’idea, il progetto e la realizzazione del prodotto, il secondo, non meno importante, averlo fatto con uve di vitigni nostrani autoctoni come il bianchetta genovese e il vermentino, conferendo ai due vitigni maggiore notorietà, dandogli nel contempo, maggiore valore, in particolare al bianchetta, con notevole ricaduta nel territorio in cui allignano.  

Complimenti, meritati, anche a livello mediatico.  Il suo Abissi - Riserva Marina di Portofino è il primo Spumante nel mondo ad essere realizzato col metodo di spumantizzazione subacquea.

 

Lugano, ispirandosi al ritrovamento di anfore romane colme di vino, con non poche difficoltà (economiche e tecniche), dopo avere fatto il vino, lo integra dei necessari elementi per ottenere la presa di spuma, imbottigliando ben 6.500 bottiglie, divise  in 12 gabbioni da 1 mq ciascuno.  Gabbioni depositati ad una profondità di circa 60 metri sul fondo ghiaioso della baia incontaminata tra il faro di Portofino e la Cala dell’Oro. Località tra le più suggestive ed esclusive che si conoscono.  Immerse il 22 maggio del 2009, le bottiglie sono state fatte emergere lo scorso 30 giugno, dopo ben 13 mesi di immersione, ad una temperatura costante di 15°C in carenza di luce. 

 

L’effetto culla svolto dalle correnti marine, ha permesso di mantenere il sospensione le fecce nobili che, cedendo poi gli aminoacidi al vino, conferiscono il particolare bouquet. <  Ciò che ha favorito ancor più il processo di spumantizzazione – ha detto Pier Luigi Lugano  - è stato il perfetto bilanciamento di pressione sia dall’interno che dall’esterno, conferito dalla profondità >. Per l’ultima fase del metodo classico, il degorgement (sboccatura), la sede è stata quella del ristorante La Brinca di Ne del patron Sergio Circella, grande amico di Lugano, che in questi giorni, organizza cene a tema abbinando i suoi piatti d’aurore  allo spumante Abissi. 

 

Il battesimo di Abissi, non poteva avere migliore location. La presentazione e, successiva degustazione del Golfo del Tigullio Doc Spumante metodo classico non dosato, si è tenuta nella Sala Incontri della Regione Liguria, colma di giornalisti, ristoratori, enotecari, sommelier ed enoappassionati. Dopo l’introduzione di Francesco Patrone, l’importante intervento del dr Vito Gedda presidente dell’Area Marina Protetta di Portofino, che ha dato il benestare per l’immersione dei gabbioni con le bottiglie e facilitandone le pratiche necessarie.  Di seguito, l’intervento di Pier Luigi Lugano che, un po’ emozionato ma soddisfatto, ha raccontato l’idea,  il progetto e la realizzazione di Abissi, nonché tutte le peripezie incontrate nell’opera intrapresa.  

 

Dopo le numerose domante e scatti di foto, Lugano fa stappare dal provetto sommelier Ais Sergio Garreffa, la prima bottiglia di Abissi, cui seguono molte altre.  Nell’occasione  il Golfo del Tigullio Spumante metodo classico non dosato Abissi - Riserva Marina di Portofino, esaltava la paciosa e sapida fragranza della focaccia genovese con l’olio e acciughe offerte dalla Compagnia del Bagnùn di Riva Trigoso, presieduta dal dinamico Franco Po. Tutti i gourmet interessati ad Abissi – afferma Lugano – lo potranno acquistare dal 29 novembre prossimo nell’Enoteca Bisson (di Pier Luigi Lugano) di Corso Giannelli 28 a Chiavari. 

 

Tornando all’attualità, i vini della cantina Bisson (nome che Lugano ha dedicato alla moglie scomparsa) sono oggi noti in tutt’Italia. Non solo: lo spumante Abissi Metodo  Classico l’ho è a livello internazionale. Prima immerso e affinato nei fondali della Riserva Marina di Portofino e, da alcuni anni, nella Baia del Silenzio, a Sestri Levante. Lo scorso trenta marzo Pier Luigi Lugano ha inaugurato la Società agricola Cantina degli Abissi in contrada Pestella di Sestri Levante. Alcune migliaia d’invitati, tra cui autorità religiose e politiche, tra cui Giovanni Toti Presidente della Regione Liguria, Stefano Mai Assessore Regionale all’Agricoltura, Ilaria Cavo Assessore Regionale all’Istruzione, i sindaci rispettivamente di Sestri Levante e di Chiavari Valentina Ghio e Marco Di Capua, consiglieri regionali e comunali, rappresentanti delle forze dell’ordine, il presidente dell’Associazione italiana sommelier Antonello Maietta, il suo omologo ligure Alex Molinari e giornalisti. 

 

La cantina è un gioiello di architettura enoica, costruita nella storica e suggestiva Tenuta Fieschi, dove visse papa Adriano V. Costituita da ben tremilacinquecento metri quadrati, la razionale cantina possiede ampli locali per l’arrivo e scarico delle uve, per la vinificazione, l’imbottigliamento, l’affinamento dei vini fermi e spumanti, per il confezionamento. Una potenzialità di oltre 100 mila bottiglie. Non solo: ci sono anche spazi per l’accoglienza, degustazione di vini e su prenotazione, anche un 

 

bistrot con piatti raffinati del territorio per clienti e turisti. Il tutto con tocco artistico in pietra, una fontana e giochi di luce.  Per l’inaugurazione, Lugano ha fatto le cose in grande, deliziano i numerosi ospiti con autentiche ghiottonerie sposate ai vini aziendali, serviti professionalmente dai sommelier dell’AIS provinciale. Per Lugano è stata la realizzazione di un sogno durato dieci anni, che oltre a dargli stimoli e successo, valorizza concretamene l’intero territorio  di produzione e favorendo la  promozione dell’enoturismo in Liguria.

I PRODUTTORI IN LANGA FESTEGGIANO SESSANTA VENDEMMIE

 

NATA IL 27 APRILE 1959 LA CANTINA DI CLAVESANA HA COMPIUTO GLI ANNI: LA FESTA CON OSPITI DELLA COOPERAZIONE ITALIANA E SVIZZERA PROTAGONISTI DI UNA TAVOLA ROTONDA

 

Era il 27 aprile 1959 quando un gruppo di coraggiosi viticoltori di Clavesana, comune nelle Langhe Sud Occidentali, decisero di unirsi per perseguire un obiettivo condiviso. Da 32 soci fondatori sono cresciuti a 230: oggi coltivano 380 ettari di vigne in collina, tra i 280 e i 500 metri sul livello del mare. Producono dolcetto, barbera, nebbiolo, ma anche chardonnay e pinot nero. Sono i Produttori in Langa che hanno festeggiato l’importante traguardo delle 60 vendemmie.

Una festa che ha coinvolto i soci ma anche tanti ospiti. Su tutti, alcuni protagonisti della cooperazione italiana e svizzera che si sono confrontati in una tavola rotonda: Michael Hock, enologo della St Jodern Kellerei, Visperterminen (Svizzera), Giuseppe Bursi, presidente delle Cantine Settesoli a Menfi (Agrigento, Sicilia) e Gianni Pasquale, direttore della Cantina Frentana a Rocca San Giovanni (Chieti, Abruzzo), affiancato dal loro agronomo, il piemontese Maurizio Gily. Realtà diverse a confronto per raccontare le scelte fatte e le sfide che nei prossimi anni, dovrà affrontare la cooperazione.

 «Iniziarono i nostri predecessori a pigiare pochi quintali d’uva già nella vendemmia 1959 – ha raccontato il presidente dei Produttori in Langa Giovanni Bracco – avevano un telo sulla testa e dormivano in cantina tanto era lo spirito di sacrificio. Da allora abbiamo fatto tanta strada e oggi ci aspettano altre sfide con la sperimentazione di nuovi vitigni su queste colline: non solo dolcetto che tradizionalmente, era l’unica uva o quasi coltivata qui, ma anche nebbiolo, chardonnay e pinot nero con cui scommettiamo sul futuro dell’Alta Langa come spumante di altissima qualità».

Il direttore ed enologo Damiano Sicca ha aggiunto: «La svolta è iniziata nel Duemila con il conferimento totale delle uve dei soci, selezioni più rigorose in vigna e vinificazioni più moderne. Scelte che hanno portato a Produttori in Langa, un progetto nuovo che nasce dall’esigenza di un ulteriore cambiamento che accompagna le scelte di diversificazione delle cultivar in vigna. Dalla vendemmia di quest’anno avremo anche una linea biologica».

Durante i festeggiamenti dei 60 anni, si è così simbolicamente aperta la prima bottiglia di Alta Langa Docg, un Mathusalem (6 litri), che apre ufficialmente la commercializzazione del nuovo spumante firmato dai Produttori in Langa.

La festa si è conclusa con una grande cena in cantina e un brindisi degli oltre 200 soci presenti. 

I Produttori in Langa producono un milione e 800 mila bottiglie. Il fatturato della cooperativa ha sfiorato i 6 milioni di euro a fine 2018.

Uno sguardo sui soci. L’età media è piuttosto alta: 59 anni, ma i filari si stanno internazionalizzando con soci stranieri provenienti da alcuni Paesi esteri tra cui Svizzera, Lituania, Giappone. Le quote rosa rappresentano poco meno di un terzo dei soci. A inizio anno si costituita una Consulta Giovani con gli under 40: in questo gruppo, emergono nuove sensibilità come quella del biologico.

 

ST JODERN, CANTINE SETTESOLI, CANTINA FRENTANA | GLI INTERVENTI DELLE COOPERATIVE OSPITI

Gli ospiti della festa dei 60 anni si sono confrontati su tanti temi che accomunano le realtà cooperative, grandi e piccole. Questi in sintesi gli interventi:

Michael Hock, enologo St Jodern Kellerei, Visperterminen (Svizzera): «La nostra può essere considerata una viticoltura eroica: i nostri 605 soci lavorano 45 ettari di vigneti fino a 1150 metri. Nessun viticoltore lo fa di professione, ma sentono una grande responsabilità verso la tradizione. Vendiamo tutte le 400 mila bottiglie nel mercato interno, il 30% nel punto vendita: per questo investiamo molto per portare la gente in cantina».

Giuseppe Bursi, presidente Cantine Settesoli, Menfi (Agrigento, Sicilia): «Abbiamo 6000 ettari di vigne che partono dal mare e 2000 soci. Produciamo 24 milioni di bottiglie e negli ultimi 10 anni abbiamo investito 63 milioni di euro. Coltiviamo e vinifichiamo 32 vitigni diversi, non solo autoctoni: una sperimentazione iniziata negli Anni 90 che oggi soddisfa le richieste dei mercati internazionali. Il nostro futuro? Incrementare l’imbottigliato».

Gianni Pasquale, direttore ed enologo Cantina Frentana, Rocca San Giovanni (Chieti, Abruzzo):  «Negli Anni 90 abbiamo avviato il Progetto Vigneto Qualità: venivamo da una produzione di quantità, abbiamo indirizzato i soci, oggi 400, verso un progetto di qualità. Avevamo il problema dell’abbandono dei vigneti: così abbiamo istituito La Banca dei Vigneti. Ora ci prendiamo noi cura dei vigneti e lo abbiamo trasformato in un progetto biologico. Insieme ad altre cooperative italiane, abbiamo creato la rete d’impresa “Wine Net” per affrontare meglio e più forti le nuove sfide dei mercati esteri».

 

PRODUTTORI IN LANGA | UNA STORIA DALLA MALORA AL PATRIMONIO DELL’UMANITÀ UNESCO

Clavesana si estende sulle prime colline delle langhe in un’area di 17,5 mq con un’altitudine variabile appunto tra i 280 ed i 500 metri sul livello del mare. La prima realtà economica di spicco del paese era rappresentata dal Cotonificio Vittorio Olcese che all’epoca dava lavoro a ben 600 operai, per la maggior parte donne, chiuso poi nel 1980.

La realtà economica, oltre al Cotonificio Olzese, ruota intorno all’agricoltura praticata da molte aziende familiari con piccoli appezzamenti di terreno. Il territorio collinare non permette la presenza di campi dalla superficie molto estesa e costringe, in particolare per quanto riguarda la viticoltura, a una lavorazione quasi totalmente manuale. In questo contesto il mercato delle uve, dal secondo Dopoguerra, inizia a trasformarsi e, sempre più spesso, partite di prodotto restano invendute. Molti viticoltori soffrono crescenti problemi dati da remunerazioni che non bastano per coprire le spese sostenute durante l’anno.

Queste problematiche fanno nascere la necessità sempre più impellente di unirsi costituendo un gruppo unito per affrontare insieme le dinamiche del mercato: così il 27 aprile 1959 nasce la cooperativa di viticoltori e fu incaricato della presidenza Enrico Gallo, al quale, nel 1961, succede il dott. Pier Vittorio Zuccotti. I soci che firmarono l’atto costitutivo erano 32 ma entro la fine dell’anno il numero di viticoltori all’interno della cooperativa contava già 210 persone. Nel giugno dello stesso anno fu acquistato il terreno, in Madonna della Neve, dove attualmente sorge l’azienda. L’ultimazione dei locali avviene ben dopo la prima vendemmia, a seguito dell’inverno difficile del 1960. Il collaudo finale avverrà solo nel 1962.

Il numero dei soci continua così a crescere di anno in anno e, passo dopo passo, inizia a consolidarsi la mentalità consortile. Tutti i soci ben presto si resero conto di essere loro stessi i proprietari dell’azienda e a questa presa di coscienza si accompagnò un progressivo e costante impegno da parte dei viticoltori che ebbe come risultato la produzione di un vino di qualità eccelsa. 

I primi Anni 70 sono caratterizzati da annate con condizioni meteorologiche non ottimali che portano, nel 1972, a un conferimento di prodotto inferiore di quasi il 50% rispetto alle vendemmie precedenti. In quegli stessi anni si assiste a un progressivo aumento del numero dei soci e dei conseguenti conferimenti che evidenziano necessità di ampliamenti strutturali e di nuove normative per l’accettazione di soci che raggiungono un massimo di 627 unità nel 1984.
Vengono nel frattempo costruiti nuovi locali per allestire il laboratorio di analisi e nuove vasche per lo stoccaggio del vino e, nello stesso 1984, per fare fronte alla maggiore quantità di uva conferita, messa in funzione una seconda linea di pigiatura.

Il 30 ottobre 1987 Giovanni Bracco succede a Pier Vittorio Zuccotti con l’incarico di presidente dell’azienda. Ottime annate continuano a succedersi una dopo l’altra e il ruolo della cooperativa diventa sempre più di riferimento sul territorio; tutto ciò permette, all’inizio degli anni 2000, di fare gli ultimi importanti investimenti strutturali che permettono di avere un nuovo impianto di pigiatura e peso, nuovi uffici e il nuovo punto vendita.

In questi anni viene inserita la figura di un agronomo interno all’azienda che segue i soci in ogni fase della conduzione del loro vigneto fornendo consigli e aiutandoli a migliorare la qualità delle loro uve e di conseguenza contribuendo in modo significativo a innalzare il livello dei prodotti che oggi escono con il marchio Produttori in Langa.

Ad oggi 230 viticoltori conferiscono il frutto dei loro sforzi; la maggior produzione è composta da uve dolcetto sebbene sia stata intrapresa da tempo una strada che porta a una sempre maggiore diversificazione. In questo modo la gamma di vini offerti dall’azienda aumenta costantemente presentando, a fianco del Dogliani e delle altre sfaccettature del dolcetto, Barbera d’Alba, Barbera superiore, Nebbiolo, Barolo, Spumante Metodo Classico, Alta Langa.

IL RUOLO SOCIALE DELLA COOPERATIVA NEI TRAGICI GIORNI DELL’ALLUVIONE DEL 1994

 

Il 5 novembre 1994, il fiume Tanaro in seguito a una piena travolge il territorio cuneese e anche Clavesana viene colpita dalla tragedia con cinque vittime oltre a immani danni economici. In questa occasione la cantina si trasforma in un centro di prima accoglienza per gli abitanti delle parti del paese più duramente colpite. Il presidente Giovanni Bracco si attiva immediatamente mettendo a disposizione dell’allora sindaco Michele Chiecchio e del Comune, i locali della cantina come punto di riferimento per gli sfollati. In poche ore l’azienda, risparmiata dalla tragedia, diventa un vero e proprio centro operativo da cui partono volontari, militari per porgere i necessari aiuti; vengono forniti anche coperte e pasti caldi a chiunque non sia riuscito a trovare una sistemazione per la notte.

TERRA E MITO | LE LINEE DEI VINI

I Produttori in Langa firmano due linee di vini: la linea Terra e la linea Mito.

La linea Terra è l’interpretazione del vino quotidiano, immediato, piacevole, conviviale ed espressione profonda di questa parte di Langa. Le etichette sono ispirate al lavoro contadino: su ognuna un oggetto che quotidianamente il viticoltore utilizza o utilizzava in vigna e in cantina. Forbicioni, trattore, il vecchio torchio in legno, la damigiana, gli stivali.

La linea Mito è un vino che nasce dalle uve selezionate nei vigneti con le migliori esposizioni. La M di Mito che rimanda alla forma delle colline, alla simmetria dei filari, all’eleganza di un paesaggio.

IL NOME E LE SCELTE GRAFICHE

Produttori in Langa identifica un gruppo di viticoltori che coltivano i loro vigneti sulla destra del Tanaro, fiume che attraversa e caratterizza il paesaggio di queste colline vitate, dichiarate Patrimonio dell’Umanità Unesco. Un’area collinare che si distingue per la sua biodiversità: accanto ai filari, ci sono campi coltivati, prati e boschi. Una varietà di colture che è e sarà sempre più un valore. Nei boschi di questa parte di Langa nasce il prezioso tuber magnatum pico, il tartufo bianco d’Alba. Il logo dei Produttori in Langa rappresenta il fiume Tanaro. Di là e di qua dal fiume, le vigne dei soci. Ricorda anche un grappolo d’uva simbolicamente color oro, per indicare la preziosità della terra e dei suoi frutti. 

 

 

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BROLO DEI GIUSTI: PRIMO AMARONE CERTIFICATO VIVA

 

 

Amarone della Valpolicella e Valpolicella Superiore Brolo dei Giusti sono i primi a ricevere la certificazione VIVA - La sostenibilità nella viticoltura in Italia

 

Brolo dei Giusti, linea di alta gamma di Cantina Valpantena Verona, ottiene la certificazione VIVA – La sostenibilità nella vitivinicoltura in Italia per i vini Amarone della Valpolicella DOCG 2011 e Valpolicella Superiore DOC 2013. È la prima volta che la certificazione viene assegnata a dei vini della Valpolicella. 

VIVA è frutto di un progetto specifico voluto dal Ministero dell’Ambiente per il settore del vino che ha come obiettivo l’individuazione di uno standard di gestione sostenibile, misurabile e univoco. Brolo dei Giusti ha superato una serie di verifiche iniziate oltre due anni fa, affrontando i test nei quattro requisiti richiesti dal disciplinare relativamente ad aria, acqua, vigneto e territorio. L’indicatore Aria esprime il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate, direttamente e indirettamente, al ciclo di vita di una bottiglia di vino da 0,75 espresso in kg di CO2 equivalenti (per l’Amarone di 1,02 kg di CO2 e per il Valpolicella di 0,96 kg di CO2). 

 

L’indicatore Acqua esprime il volume di acqua dolce consumata per la produzione di una bottiglia di vino da 0,75 (1.324 l/bottiglia per l'Amarone e di 768 l/bottiglia per il Valpolicella). Entrambe le etichette hanno ricevuto la A (minimo impatto) per l'indicatore Vigneto, che ha come compito valutare le pratiche di gestione agronomica, gestione del suolo e altre attività aziendali che possono influenzare la biodiversità. Infine l'indicatore Territorio ha dimostrato che l'azienda ha soddisfatto i requisiti socio-economici valutando positivamente le conseguenze delle attività aziendali sul territorio, inteso sia come ambiente sia come comunità umana. “La certificazione VIVA – spiega Luigi Turco, Presidente di Cantina Valpantena – rappresenta il punto di arrivo di un percorso di crescita qualitativa all’insegna dell’ecosostenibilità lungo tutto il processo produttivo. È un mezzo di garanzia e trasparenza al consumatore finale oltre che un biglietto da visita per i prodotti made in Italy sui mercati internazionali. Siamo orgogliosi di essere stati i primi qui in Valpolicella.” 

La linea Brolo dei Giusti ha debuttato nel 2018 per il sessantesimo anniversario dell'azienda. L’Amarone della Valpolicella DOCG 2011 e il Valpolicella Superiore DOC 2013 sono prodotti da uve coltivate nei vigneti condotti direttamente dalla cooperativa Valpantena. In totale 20.000 bottiglie numerate con etichetta serigrafata, in modo da rimanere integra nel lungo affinamento che il vino può affrontare. Distribuito in Italia da Rinaldi, è in vendita anche nei negozi di Cantina Valpantena a Quinto di Valpantena, San Giovanni Lupatoto, Verona-Borgo Milano, Buttapietra, Lazise ed Almè (BG). Il prezzo in cantina è di 47 euro per l'Amarone e 23 euro per il Valpolicella Superiore.

Per ulteriori informazioni: 

www.brolodeigiusti.it 

www.viticolturasostenibile.org/ProdottiViva.aspx

 

Cantina Valpantena

Cantina Valpantena Verona è nata nel 1958 e si è consolidata in breve tempo attirando a sé quasi interamente la produzione del territorio che si estende tra la Valpantena e la Val Squaranto. Oggi conta 250 aziende agricole associate e copre un’estensione di 780 ettari di vigneto. A queste, dal 2003, si sono aggiunte circa 110 aziende olearie con 200 ettari di oliveto, grazie alla fusione con l’Oleificio delle Colline Veronesi che ha dato origine ad un importante polo oleovinicolo con un numero complessivo di 360 aziende associate. La produzione annua supera le 9.500.000 bottiglie per un fatturato che nel 2017 è stato di 50 milioni di Euro, generato per oltre il 60% dall’export.

 

Michele Bertuzzo

CERETTO: CINQUE CRU DI BAROLO 2015 BIOLOGICI

 

 

 

Nei vigneti delle Cantine Ceretto si conclude il percorso di conversione in biologico

Vendemmia 2015:  cinque cru di Barolo, 100% biologico

 

Le aziende Vitivinicole Ceretto presentano con l’annata 2015 dei loro Barolo i cinque cru, 100% biologici (Bricco Rocche, Brunate, Cannubi San Lorenzo, Prapò e il nuovo Bussia).

 

Le aziende Vitivinicole Ceretto, fondate nel 1937, sono tra le maggiori proprietarie di vigneti del Piemonte che si sviluppano su oltre 160 ettari situati nelle aree più pregiate delle Langhe e del Roero, comprese le DOCG Barolo e Barbaresco. I fratelli Bruno e Marcello Ceretto furono i primi a intuire l’importanza di salvaguardare i cru autoctoni intraprendendo negli anni ‘60 un percorso di valorizzazione dei vigneti langaroli, diventando pionieri di quel vino celebrato in tutto il mondo quale il Barolo. Oggi la terza generazione prosegue quel percorso di eccellenza raccontando le caratteristiche del territorio attraverso le 18 etichette di produzione.

 

Nel 2010 su intuizione di Alessandro Ceretto, enologo fortemente sostenuto dalla famiglia, è stato adottato il modello biologico, su tutta la superficie vitata, ottenendo con la vendemmia 2015 la Certificazione. 160 ettari che rappresentano un sistema di coltivazione e di sviluppo sostenibile che ha cambiato positivamente la storia dei vini di famiglia favorendo il ritorno ad una terra sana, rigogliosa, forte e in pieno equilibrio con l’uomo. Un metodo di coltivazione che rispetta il terreno del vitigno impiegando solo sostanze naturali ed escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi).

 

L’agricoltura sostenibile è stata per noi un nuovo punto di partenza, che ci ha portato a risultati entusiasmanti, producendo un vino sano, buono e capace di esprimere al meglio questo territorio in termini di sfumature non convenzionali.” - Dichiara Roberta Ceretto - “Proteggere la terra è per noi un lavoro quotidiano e un atto di responsabilità verso tutti, per diffondere un modo diverso di fare vino, una cultura concreta della sostenibilità, una via percorribile per la nostra azienda che a tutti i livelli è sempre più radicata nelle Langhe.”

 

Un lungo percorso completato con i Barolo 2015 (Bricco Rocche, Brunate, Cannubi San Lorenzo, Prapò e il nuovo Bussia) che, con  il Moscato I Vignaioli di Santo Stefano annata 2018, uscito a novembre, rende tutta la produzione delle Cantine Ceretto certificata bio.

 

Il millesimo 2015, da molti considerato semplicemente come “mediterraneo”, necessita di una lettura più profonda in relazione all’andamento climatico disomogeneo che ha segnato l’iter agricolo di tutta la Langa, soprattutto con una stagione estiva discontinua (caldo eccessivo alternato a notti fresche e mancanza di piogge) normalizzatasi tra agosto e settembre, riequilibrando una vendemmia che altrimenti sarebbe stata da annoverare fra le più “tropicali” degli ultimi anni. L’epoca di raccolta, in ogni caso, è stata anticipata, concentrandosi tra la fine di settembre ed i primi giorni di ottobre. Il raccolto è stato di ottima qualità e discreto dal punto di vista quantitativo.

 

Il 2015 è anche l’annata di esordio per il Barolo Bussia, prodotto da una piccola parcella nel cuore della Bussia Soprana (appena 7.000 mq per 3.500 bottiglie e 200 magnum prodotti). Bussia, al suo debutto, si propone nel bicchiere in tutta la sua tipicità territoriale: potente e cremoso, è allungato sul finale da una splendida acidità. Peculiare nel suo incedere micro-territoriale, riporta alla mente i grandi classici generati da questa parcella e si dipana sfoggiando il suo carattere terroso, punteggiato da rimandi di sottobosco, fiori blu, arancia amara. Un vino di stoffa, pieno e profondo, capace di ammaliare in fase giovanile per la disponibilità aromatica e ritagliarsi uno spazio nel futuro grazie alla sua rimarchevole struttura e al raffinato profilo tannico.

 

 

 

Anna Gilardi

CARPINETO: CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE 2015 95/100 WINE SPECTATOR

 

 

 

Ancora un altro successo per l'enologa produttrice di Carpineto Caterina Sacchet 

che incassa 95 punti da Wine Spectator Insider per il nuovo vino prodotto, la prima annata del CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE 2015 tra i cult della viticoltura mondiale nella lista degli HOT WINE di Wine Spectator, quei vini che  rappresentano le scoperte più eccitanti, vini di tutto il mondo con punteggi altissimi che meritano di essere cercati!

 

A firmarlo è Caterina Sacchet, produttrice enologa alla guida dell'azienda con Antonio Mario Zaccheo. Nessuno dei vini firmati dalla giovane enologa più di questo, pur rappresentandola appieno e in autonomia, riconduce idealmente a suo padre Giovanni Carlo Sacchet, enologo a sua volta, di cui Caterina ha raccolto il testimone e che 52 anni fa iniziò l'attività proprio dal Chianti Classico.

 

Tra le "creature" di Caterina si contano soprattutto vini espressione di un terroir con il quale ha consuetudine ed affinità ed interpreti di uno splendido vitigno con il quale è cresciuta, il sangiovese.

E proprio da una delle massime espressioni del sangiovese è appena arrivata la notizia del punteggio TOP.

 

Wine Spectator Insider, infatti, la rubrica di Wine Spectator che ogni settimana seleziona i migliori vini provenienti da tutto il mondo, ha assegnato, 95 punti al Chianti Classico Gran Selezione 2015, inserendolo nella hot list dei vini assolutamente da non perdere, recensendolo in questi termini:

"Un rosso che mostra profondità e complessità, avvolgendoti con aromi sensuali di amarena, ribes, viola, note ferrose, cuoio, catrame. Ricco e morbido, con tannini imponenti ma raffinati. Presenta grande equilibrio e persistenza. Ottimo dal 2021 al 2038."

 

50 anni fa Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Mario Zaccheo, fondarono la Carpineto col proposito di produrre il miglior Chianti Classico che il terroir potesse offrire, e il Chianti Classico fu il loro primo vino, in controtendenza rispetto agli standard produttivi di allora.

Oggi la giovane generazione di Carpineto perseguendo quel sogno porta a compimento una visione e un sogno con il Chianti Classico Gran Selezione, il "fiore" del Chianti Classico dal miglior frutto dei vigneti di proprieta’ piu' vocati .

 

“Il vigneto di due ettari ubicato a Dudda, Greve in Chianti, è il primo vigneto della Carpineto, quello su cui abbiamo lavorato sin dal 1967 affinché rendesse la migliore uva della tenuta. Una zona scelta sia per l'esposizione che per la composizione del terreno. Un territorio che marca il vino e un vino che esalta il carattere di quel territorio. Anche per questo la Gran Selezione rappresenta l'esito di una visione lungimirante, il coronamento del sogno dei nostri padri, che proprio nel 1967 fondarono l'azienda", raccontano Caterina Sacchet e Antonio Michael Zaccheo.

 

Un millesimo eccezionale, un'annata 5 stelle. "Abbiamo aspettato quest’annata per rilasciare un prodotto di grande razza ed eleganza che premia la lungimiranza, la costanza nella qualità, il lavoro nel tempo. Un vino di ottima struttura di uva sangiovese in purezza che appartiene alla linea d'eccellenza dell'azienda, quella degli Appodiati", prosegue Caterina Sacchet.

 

L'Appodiato di Dudda, località originaria dell’azienda, nota da secoli proprio come “Carpineto”, è situato sulle colline a un’altezza di 300 metri, nella zona del Chianti Classico. E' il cuore storico dell'azienda, emblematicamente rappresentato anche da un archivio enoico tra i più forniti, con un grande numero di annate storiche. Oltre all'archivio, molto spazio in cantina è dedicato all’elevazione nei legni: la barricaia contiene circa 1000 botti e barrique. Mentre l'affinamento dei vini imbottigliati avviene in una cella sotterranea a temperatura costante che può ospitare fino ad un milione di bottiglie. Il complesso, dove attualmente sono in corso lavori di ampliamento della cantina, è circondato da 8 ettari di vigneti a Sangiovese del Chianti Classico.

 

Anche l'etichetta del Chianti Classico Gran Selezione, su carta Fabriano fatta a mano da un artigiano per Carpineto, riprende quella del Chianti Classico, prima etichetta della Carpineto, caratterizzata anch'essa dall'autoritratto di Rubens. "Mio padre trovò in casa, proprio negli anni in cui, poco più che ventenne, con Sacchet diedero avvio all'attività, un'incisione di Marchi Incisori dell’autoritratto di Rubens. L’incisione, che era nella collezione di famiglia, fu scelta come simbolo dell’allora nuova Cantina di Greve in Chianti e del primo vino prodotto, il Chianti Classico appunto, in quanto Rubens vantava una lunga storia di amore per la Toscana ed il vino. Quest'immagine è tutt’ora il simbolo del nostro Chianti Classico, nelle tre diverse tipologie, l'Annata, la Riserva e ora la Gran Selezione", racconta Antonio Michael Zaccheo.

Del Chianti Classico Gran Selezione 2015 sono state prodotte circa 5000 bottiglie. Dal 10 maggio 2019 sarà in enoteca al prezzo al pubblico di 45€.

 

Fondata nel 1967 dalle famiglie Sacchet e Zaccheo, CARPINETO, tuttora gestita dalle due famiglie, coltiva in modo sostenibile e neutrale all’impronta del carbonio 500 ettari di terreni di proprietà suddivisi tra 5 tenute nelle zone storiche della Toscana vitivinicola: Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano, Brunello di Montalcino, Alto Valdarno e Maremma.

Carpineto è certificata IFS e ISO 9001, ed esporta verso oltre 70 paesi.

 

E' proprietaria del più grande vigneto ad alta densità d'Italia: oltre 80 ettari nell'Appodiato di Montepulciano con densità fino ad 8500 piante per ettaro.

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