NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
image1 image2 image3 image3

Riconoscimenti

FATTORIA MANTELLASSI CON AMBRA SABATINI SUL PODIO PER IL GRIFONE D’ORO

 

L’azienda di Magliano in Toscana rende omaggio con una delle sue più prestigiose etichette all’atleta vincitrice alle Paralimpiadi di Tokyo dei 100 metri

  

 

 

Vent’anni, bellissima, con un sorriso smagliante. Così, Ambra Sabatini, vincitrice della medaglia d’oro per i 100 metri alle Paralimpiadi di Tokyo, è salita su un altro podio, quello della città di Grosseto che le ha assegnato il prezioso Grifone d’oro, ambitissima onorificenza riservata alle personalità che danno lustro alla Maremma.

 

Il presidente della Pro Loco Andrea Bramerini l’ha definita “ la nostra ambasciatrice nel mondo” mentre il prefetto Paola Berardino ha sottolineato quanto Ambra rappresenti “la bellezza e la forza del territorio”.

 

Un background, il suo, che parla di importanti attività sportive, dal pattinaggio, alla pallavolo, all’atletica leggera, uno sport che l’ha portata al successo grazie al record mondiale dei 100 metri piani conseguito al Gran Prix di Dubai.

 

Una storia, quella di Ambra, che ancora una volta mette in luce il grande carattere della gente di Maremma, gente che ha saputo come vincere le difficoltà di una terra spesso troppo aspra facendola diventare una angolo privilegiato di bellezze naturali e di eccellenze enogastronomiche.

 

Fattoria Mantellassi, azienda di Magliano in Toscana che, da oltre 60 anni è punto di riferimento proprio di una di queste eccellenze, il Morellino di Scansano D.O.C.G., ha voluto essere presente a questa straordinaria festa considerando Ambra Sabatini portatrice di quei valori che da sempre accompagnano il suo cammino produttivo costellato di successi conquistati grazie alla tenacia e a un lavoro fatto con passione e grande coraggio.

 

Le difficoltà di questi ultimi anni causati della pandemia, infatti, non hanno mai scoraggiato i fratelli Giuseppe e Aleardo Mantellassi che, forti del loro “saper fare bene” sono stati addirittura capaci di ampliare la loro già ampia gamma di vini! A testimoniarlo, un fantastico Vegoia, un bianco che si sta aggiungendo al loro medagliere.

 

Ad Ambra è andato un premio speciale della loro Azienda, una 3 lt Jéroboam di “Sentinelle”, etichetta pluripremiata, nell’edizione 2016, anno del 60° anniversario di Fattoria Mantellassi.

 

A consegnarlo alla bella e brava Ambra, che oggi fa parte del Centro Sportivo della Guardia di Finanza e che si è presentata sul palco con la divisa, Sabrina Diligenti, delegato AIS (Associazione Italiana Sommelier, ndr) di Grosseto.

 

Auguri alla campionessa dunque e un piacevole “cin cin”!

 

Lucia Villa

MONFORTE D’ALBA, LA BAROLISTA SARA VEZZA TRA I FINALISTI DELL’EU ORGANIC AWARDS

 

IL 23 SETTEMBRE A BRUXELLES SARÀ ANNUNCIATO IL VINCITORE DELL’IMPORTANTE CONCORSO INTRODOTTO DALL’UNIONE EUROPEA PER LE AZIENDE BIOLOGICHE

 

La barolista Sara Vezza, 42 anni, di Monforte d’Alba (Cn), è tra i tre finalisti del premio Ue Organic Awards, nella categoria Best Organic Farmer, un concorso voluto dall’Unione Europea per dare visibilità alle aziende virtuose nel biologico. Unica italiana in finale, è stata scelta dalla giuria speciale dell’Unione Europea insieme all’austriaca Katharina Lichtmannsperger e alla spagnola Nazaret Mateos Alvarez. Il vincitore sarà annunciato il 23 settembre a Bruxelles.

«Essere contadino significa vivere la grande responsabilità della terra che abbiamo ereditato e che lasceremo ai nostri figli – dice la vignaiola - è tempo di fare scelte serie, consapevoli e volte al futuro. Oggi alla mia generazione tocca un cambio di mentalità per ritornare a scelte sostenibili e a un’economia del non-spreco: recupero delle acque utilizzate in cantina, risposte dalla genetica su cloni resistenti alla siccità, agricoltura di precisione che riduca i consumi idrici allo stretto necessario. Ai tempi dei miei nonni si risparmiava perché non c’erano soldi. Oggi è necessario risparmiare risorse perché sono limitate. E non solo l’acqua e l’energia, ma tutte le materie prime».

L’azienda Sara Vezza, anche proprietaria del brand Josetta Saffirio, ha ottenuto la certificazione dal CCPB, metodo biologico prevede l’utilizzo in vigneto solo di prodotti di copertura dalle malattie fungine che attaccano la vite, quali rame e zolfo. Non sono ammessi pesticidi, insetticidi e diserbanti.

«Coltiviamo un bosco – racconta Sara Vezza - per immettere ossigeno nell’ambiente e creare biodiversità. È un’oasi dove gli animali selvatici possano rifugiarsi, poiché la viticoltura ha preso il sopravvento soprattutto in Langa».

Idee e un progetto di cantina che sono piaciuti a Bruxelles. L’Unione Europea premia chi pensa e agisce secondo i principi della produzione agricola biologica, influendo positivamente su clima, ambiente, mantenimento della biodiversità e benessere animale. L’Ue ha anche introdotto degli obiettivi da raggiungere entro il 2030 tra cui la riduzione dell’uso di pesticidi e fertilizzanti destinando il 25 per cento della superficie agricola al biologico.

Da Josetta Saffirio a Sara Vezza, cinque generazioni di vignaioli in Langa

Sara Vezza, classe 1980, mamma di Clara, Cecilia, Giovanni e Cesare, è la quinta generazione di contadini che coltivano vigne a Monforte d’Alba, in Langa. A 17 anni aveva un sogno: fare la vignaiola. L’ha realizzato due anni dopo, a 19 anni, rilanciando l’azienda di famiglia. A 22, ha fatto la sua prima vendemmia. Neanche 1000 bottiglie. Oggi cura una proprietà di 11,5 ettari vitati a varietà autoctone, principalmente Nebbiolo, Barbera e il raro Rossese Bianco. Produce 100 mila bottiglie all’anno ed è certificata biologica. Ha fatto nuovi investimenti: 16 ettari a Murazzano dove Sara sta piantando Pinot Nero e Chardonnay per produrre Alta Langa, le bollicine piemontesi.

Quella di Josetta Saffirio è una storia antica, che inizia alla fine dell’Ottocento con il primo Saffirio, Giovanni Battista, che si sposta a vivere nella Langa. Ai primi del Novecento, il padre di Josetta, Ernesto, inizia a coltivare i suoi vigneti. Nel 1975, giovanissima, Josetta decide di occuparsi dei vigneti del padre. Laureata in agraria e affiancata dal marito Roberto, enologo, inizia a coltivare le vigne piantate dai nonni subito dopo la seconda guerra mondiale.

Dopo alcuni anni, Josetta e Roberto vedono premiate le proprie fatiche e riescono a produrre un Nebbiolo di riconosciuta qualità. Nel 1985 viene presentato il primo Barolo con l’attuale etichetta, frutto di una passione e di un impegno mai venuto meno. Dopo un periodo di pausa negli anni 90, Sara, figlia di Josetta e Roberto, decide di dedicarsi anche lei ai vigneti di famiglia e di scrivere una nuova pagina nella storia di Josetta Saffirio. Ultimo nato il nuovo brand Sara Vezza che identifica la produzione dei vini cru dell’azienda: dal Barolo Ravera alla Barbera d’Alba Villar’o, all’Alta Langa.

 

Fiammetta Mussio

PREMIO PER LA CULTURA DEL VINO IN ALTO ADIGE 2022

 

Il Consorzio Vini Alto Adige ha premiato “Vinzenz zum feinen Wein” di Vipiteno e la “Baita Daniel Hütte” di Ortisei, due realtà gastronomiche che si sono distinte quali ambasciatrici della cultura vitivinicola altoatesina

Ogni anno, da circa vent’anni, il Consorzio Vini Alto Adige assegna il “Premio per la cultura del vino in Alto Adige” ad aziende e persone distintesi in maniera particolare nel settore vitivinicolo e della cultura del vino sul territorio. Due le categorie premiate: per la categoria delle aziende della ristorazione il premio è stato assegnato al ristorante “Vinzenz zum feinen Wein” di Vipiteno mentre per la categoria baite ha ottenuto il blasonato premio la Baita Daniel Hütte” sul Seceda (Ortisei). “Si tratta – racconta Eduard Bernarth, Direttore del Consorzio - di due realtà altoatesine che ben testimoniano alcuni principi cadine in cui crediamo fermamente: altissima qualità e forte connessione con il territorio”. Il premio per la cultura del vino in Alto Adige ha infatti un significato intimamente connesso con gli aspetti antropologici e sociali del territorio stesso. “Oltre al paesaggio - spiega Andreas Kofler, presidente del Consorzio Vini Alto Adige - la coltivazione della vite e l’industria enologica caratterizzano fortemente anche la cultura e la società dell’Alto Adige. Questo è appunto il ruolo che il Premio per la cultura del vino in Alto Adige intende sottolineare, perché premia le persone e le aziende che hanno dato un significativo contributo alla cultura del vino dell’Alto Adige, vivendola in prima persona e adoperandosi per trasmetterla agli altri”. “Inoltre - sottolinea Martin Foradori Hofstätter, vicepresidente del Consorzio - il riconoscimento mette in evidenza il collegamento tra industria enologica e gastronomia e, per i ristoranti e le baite che assumono il ruolo di ambasciatori ufficiali della cultura del vino in Alto Adige, diventa anche un importante strumento di marketing”. Realtà altamente rappresentative di questi valori quelle premiate nell’edizione 2022. Il ristorante “Vinzenz zum feinen Wein” è infatti un locale tanto moderno quanto accogliente nel centro di Vipiteno, dove il vino è posto chiaramente in primo piano, basti pensare che la cantina ospita ad oggi circa novecento etichette. “Il vino e i consigli enologici sono la nostra passione. Da dodici anni i nostri ospiti apprezzano il nostro impegno per il vino dell’Alto Adige. Il Premio per la cultura del vino ci onora profondamente”, affermano soddisfatti Veronika Stötter e Daniel Planer titolari della struttura. Anche per la categoria baite sale nel primo gradino del podio una realtà di alto livello che da oltre cinquant’anni vede alla guida la famiglia Demez che gestisce con passione la Baita Daniel Hütte sulle pendici del Seceda, in Val Gardena. “Un servizio gradevole e cordiale nonché una consulenza in materia di vino di altissimo livello con particolare attenzione ai vini locali”, questo il verdetto della giuria. “Il nostro lavoro - afferma Martin Demez - dimostra che il vino può essere presentato con stile anche in una baita a 2.240 metri di altitudine. Nella nostra cantina di vini bianchi e rossi sono conservate più di 370 etichette, oltre due terzi delle quali cantine dell’Alto Adige Per noi questo riconoscimento è una sorpresa, ma allo stesso tempo è anche una grande soddisfazione e un incentivo”.

 

Elena Gottardo

A CHIARA LUNGAROTTI IL PREMIO KHAIL 2022 ASSEGNATO DA CIVILTA’ DEL BERE

 

 

L’AD di Lungarotti ha ricevuto il premio dal Direttore della rivista, Alessandro Torcoli, durante VinoVip Cortina

 

Per l’infaticabile impegno nella promozione del vino italiano di pregio nel mondoChiara Lungarotti, Amministratore Delegato di Lungarotti, storica azienda vitivinicola dell’Umbria con sede a Torgiano, ha ricevuto il Premio Pino Khail 2022, assegnato da Civiltà del bere durante VinoVip Cortina, biennale organizzata dalla prestigiosa rivista del vino che in questi giorni ha riunito a Cortina d’Ampezzo il meglio della produzione enologica italiana.

Il premio, ideato dal direttore di Civiltà del Bere, Alessandro Torcoli, per ricordare il giornalista Pino Khail, fondatore della rivista nonché pioniere del vino di qualità italiano, è stato consegnato al termine del talk su “Le nuove competenze”, ovvero il patrimonio di conoscenze indispensabili per i professionisti del vino, sia nell’ambito della produzione sia per la comunicazione e i servizi.

“Abbiamo deciso di assegnare il premio a Chiara Lungarotti – ha dichiarato Alessandro Torcoli - non solo perché, da giovanissima, in anni difficili, ha preso in mano le redini dell’azienda guidandola con sicurezza e dimostrandosi un’innovatrice. Ma soprattutto perché la famiglia Lungarotti ha dato grande luce all’Umbria, un territorio che nell’immaginario internazionale è sempre stato visto come un po’ timido e chiuso e che, grazie anche al suo prezioso contributo, si è fatto conoscere nel mondo”.

 

“Sono molto felice di ricevere questo importante riconoscimento – ha dichiarato Chiara Lungarotti – che premia non solo il mio impegno come produttrice ma anche quello della mia famiglia, con cui condivido la passione per questo bellissimo lavoro, e di tutto il team di collaboratori che mi supporta quotidianamente. Mio padre, Giorgio Lungarotti, è stato un grande innovatore ed è riuscito a disegnare l’Umbria sulla mappa mondiale del vino. Ci ha lasciato un’eredità preziosa, ma anche una grande responsabilità: quella di continuare a far crescere un’azienda che è riuscita a promuovere nel mondo le eccellenze enologiche del nostro territorio. E noi, in un periodo di grandi sfide dal punto di vista dell’innovazione sia in vigna sia in cantina, abbiamo intrapreso con determinazione la via del rilancio puntando su una produzione sempre più sostenibile e cercando di trasmettere l’impronta della nuova generazione, senza mai tradire il carattere inconfondibile dei nostri vini iconici. Guardiamo al futuro con ottimismo e pragmatismo, pronti a cogliere le nuove opportunità e ad affrontare le criticità, consapevoli di quanto il comparto del vino sia un volano fondamentale per l’economia nazionale e per la promozione del Made in Italy nel mondo”.

 

I vincitori del Premio Khail

Dopo Lucio Caputo, Presidente Iw&Fi (premiato nel 2011), Lucio Tasca d’Almerita (2013) Piero Antinori (2015), Pio Boffa della Pio Cesare (2017), Cesare Pillon (2019) e Piero Mastroberardino (2019), quest’anno è una produttrice a conquistare il prestigioso riconoscimento. Chiara Lungarotti, agronomo, è Amministratore Delegato di Lungarotti, storica azienda umbra che opera nel settore vitivinicolo - con le tenute di Torgiano e Montefalco – ma anche turistico e culturale, attraverso le attività dell’omonima Fondazione che gestisce il Museo del Vino e il Museo dell’Olivo e dell’Olio di Torgiano. Il suo motto è "conservare, proseguire, innovare e sviluppare nel rispetto della tradizione e delle proprie radici". Consigliere di Federvini, è stata eletta nel 2022 Vice Presidente di Unione Italiana Vini. Inoltre, è Accademica della Accademia della Vite e del Vino e della Accademia dei Georgofili.

 

Lungarotti è un’azienda vinicola storica dell’Umbria, fondata a Torgiano da Giorgio Lungarotti, e oggi guidata dalle figlie Chiara e Teresa, coadiuvate dalla madre Maria Grazia e dai nipoti Francesco e Gemma. Oggi conta in tutto 250 ettari di vigneti, dislocati tra la Tenuta di Torgiano (230 ha, certificata VIVA per la sostenibilità dal 2018) e quella di Montefalco (20 ha, a conduzione biologica dal 2010), dove si pratica una viticoltura attenta all’ambiente e alla biodiversità, oltre che alla valorizzazione dei vitigni autoctoni intervallati da qualità internazionali. Le due tenute producono in tutto 29 etichette, tra cui il Rubesco Riserva Vigna Monticchio - Torgiano Rosso Riserva DOCG, nominato più volte tra i migliori vini rossi italiani, e il Rubesco – Rosso di Torgiano DOC, profonda espressione dell’Umbria.

 

Delia Demma

PREMIO AMADEO PETER GIANNINI SEZIONE AGRICOLTURA

 

La cerimonia di premiazione si terrà a Finalborgo in occasione del Salone dell’Agroalimentare Ligure – Vision Plaza A.P. Giannini, Auditorium di Santa Caterina, venerdì 29 aprile ore 16,00

 

Performance – A.P. Giannini

A cura di Giorgio Oddone, rettore CSAPG

Proiezione video A.P. Giannini

 

Introduzione alla giornata

Cristina Bolla, Presidente CSAPG

 

Benvenuto della città

Ugo Frascherelli, Sindaco di Finale Ligure

 

Saluti e interventi

Alessandro Piana, Vice Presidente -  Regione Liguria

Pierangelo Olivieri, Presidente -  Provincia di Savona

Enrico Lupi, Presidente Camera di Commercio Riviere di Liguria

 

Introduzione al Premio A.P. Giannini

Luigi Attanasio, Presidente Camera di Commercio di Genova

Laura Gaggero, Assessore al marketing territoriale – Comune di Genova

 

Cerimonia di Premiazione a Francesco Bruzzo

Consegna del Premio realizzato dalle artigiane della Val Fontanabuona

 

Cristina Bolla

2024 © Enocibario P.I. 01074300094    Yandex.Metrica