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Virgilio Pronzati

Da oltre 40 anni mi occupo d’enogastronomia come giornalista specializzato, docente in vari istituti di Stato liguri e in corsi promossi da vari Enti. Faccio parte della Commissione di degustazione vini Doc Golfo del Tigullio e Valpolcevera, nonché in quella delle Docg. Autore e coautore di vari libri sull’argomento.

Virgilio Pronzati

A VILLA SAULI PODESTA' CONVEGNO SU ENOGASTRONOMIA E RISORSE DEL TERRITORIO

 

 

Locandina del convegno

Di Virgilio Pronzati

 

Foto di Pietro Bellantone 

 

L'ultima delle molte iniziative promosse dall’IPSSAR Nino Bergese di Sesti Ponente è stato un successo.  Il professor Angelo Capizzi preside dell’IPSSAR Nino Bergese è stato il regista di un affollato convegno svoltosi a fine luglio nella Villa Sauli Podestà di Prà, centro d’istruzione, cultura e valorizzazione del territorio. All’iniziativa promossa in collaborazione col Consorzio “Il Cammino di Santa Limbania”, hanno partecipato ben due assessori comunali, due Dirigenti della Città metropolitana di Genova e il presidente del Municipio locale. Mentre tra il folto pubblico, c’erano produttori di basilico e ortaggi, ristoratori, enotecari e giornalisti.

 

 

Da sinistra: Paolo Fanghella, Aldo Pastorino, Angelo Capizzi, Paola Bordilli, Luigina Renzi e Paolo Sinisi

 

Il tema del convegno spaziava tra le eccellenze agroalimentari del territorio e le sinergie del Comune e di aziende private per promuovere al meglio non solo la gastronomia, ma anche volano per valorizzarne l’ambiente, diffonderne l’istruzione, le risorse agricole e turistiche del ponente cittadino. A sottolineare la necessità di  un progetto operativo che possa poi sfociare nel campo del lavoro, il professor Angelo Capizzi  preside del N. Bergese e il dr Aldo Pastorino  presidente del Consorzio “Il Cammino di Santa Limbania”.  

  

 

Il professor Angelo Capizzi mentre presenta l'iniziativa

 

Un progetto culturale nato nel 2004 in occasione di Genova capitale della cultura, poi trasformato in un consorzio dove operano istituzioni e società private di Genova e Alessandria, con le finalità di incentivare attraverso attività comuni, i prodotti e le risorse del territorio. Per concretizzare quanto emerso dal convegno, la piena disponibilità di Paola Bordilli Assessore al Turismo (Commercio e Artigianato, Deleghe Politiche per lo sviluppo del Turismo e rapporti con gli Enti e Società operanti nel settore, Rapporti con attività produttive, commerciali, artigianali, agricole e ittiche ed enti rappresentativi, Sportello Unico delle attività produttive e semplificazione della regolazione, Statistica), di Paolo Fanghella Assessore ai Lavori Pubblici (Manutenzioni e alle Politiche per lo sviluppo delle Vallate, Formulazione del Piano Triennale Opere Pubbliche, comprensivo degli interventi di sistemazione idrogeologica e di difesa del litorale, Coordinamento POR, Indirizzo e controllo di ASTER Spa, Sviluppo delle manutenzioni articolate sul territorio e riqualificazione arredo urbano, Rapporti con Enti e società operanti nel settore, Tutela e sviluppo delle vallate, Manutenzione del patrimonio comunale istituzionale e scolastico, Progettazione e realizzazione nuove opere), di Paolo Sinisi Responsabile in carica della Direzione Sviluppo economico e sociale Responsabile del Servizio Istruzione e dell'Area Edilizia.

Il preside Angelo Capizzi con due brave allieve

 

Formulazione del Piano Triennale Opere Pubbliche, comprensivo degli interventi di sistemazione idrogeologica e di difesa del litorale, Coordinamento POR, Indirizzo e controllo di ASTER Spa, Sviluppo delle manutenzioni articolate sul territorio e riqualificazione arredo urbano, Rapporti con Enti e società operanti nel settore, Tutela e sviluppo delle vallate, Manutenzione del patrimonio comunale istituzionale e scolastico, Progettazione e realizzazione nuove opere), Formulazione del Piano Triennale Opere Pubbliche, comprensivo degli interventi di sistemazione idrogeologica e di difesa del litorale, Coordinamento POR, Indirizzo e controllo di ASTER Spa, Sviluppo delle manutenzioni articolate sul territorio e riqualificazione arredo urbano, Rapporti con Enti e società operanti nel settore, Tutela e sviluppo delle vallate, Manutenzione del patrimonio comunale istituzionale e scolastico, Progettazione e realizzazione nuove opere), di Paolo Sinisi Responsabile in carica della Direzione Sviluppo economico e sociale Responsabile del Servizio Istruzione e dell'Area Edilizia, di Luigina Renzi Dirigente Città Metropolitana Genova e di Claudio Chiarotti Presidente del Municipio VII.

 

 

Il dr Paolo Sinisi, il preside Angelo Capizzi con tre allieve e un insegnante di cucina

 

Terminato l’interessante incontro, c’è stata l’apprezzata degustazione di autentiche golosità genovesi realizzate e servite, rispettivamente dagli allievi di cucina e sala dell’IPSSAR Nino Bergese, abbinate giustamente ai vini Doc Valpolcevera e Golfo del Tigullio-Portofino.  Una sequenza di piatti tipici liguri, non sempre presenti nei posti di ristoro cittadini.

 

Terremoto 2016: per Slow Food la solidarietà riparte dal cibo a Cheese

 
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Terremoto 2016: per Slow Food la solidarietà riparte dal cibo a Cheese
A poco più di un anno dal sisma, a Cheese 2017 una rete di solidarietà per le comunità dell’Appennino colpite dal terremoto.

 

«Tutto sommato siamo stati fortunati, la stalla e il caseificio erano nuovi e hanno retto alle scosse, mentre alcuni capannoni sono crollati per il peso delle nevicate di quest’inverno. Quello che ci manca è l’afflusso di turisti che venivano a comprare direttamente in azienda e i ristoranti della zona che facevano tanti ordini. Oltre alla viabilità che è rimasta quella del 24 agosto, cioè un’unica strada percorribile». A raccontare la sua storia è Antonio, dell’Azienda agricola biologica Aureli di Amatrice, e in questo primo anniversario dal sisma del 2016 vogliamo ricordare attraverso la sua voce tutti quei contadini, allevatori e artigiani che nonostante le gravi perdite stanno restituendo la speranza al cuore dell’Italia grazie al loro lavoro.

Antonio, insieme a Paola, lavora a crudo e senza fermenti il latte di 500 pecore. Con molte pause obbligate per il terremoto, per le condizioni meteo e la perdita del latte, sono riusciti a produrre e soprattutto a vendere il loro pecorino: «C’è stata e continua a esserci molta solidarietà: gli italiani con i loro ordini, associazioni come Slow Food e la promozione fatta sui media, e poi gli inviti alle fiere, come il prossimo Cheese. Ci piacerebbe riprendere la nostra vita così come l’abbiamo lasciata lo scorso agosto» conclude Antonio speranzoso.

 

Il progetto delle Comunità dell’Appennino

 

Partecipano a Cheese, a Bra (Cn) dal 15 al 18 settembre, insieme ad altre tre aziende che Slow Food Italia ospita nello spazio dedicato al progetto delle Comunità dell’Appennino. Dal Teramano arriva l’azienda Giacomino Mastrodascio di Cerqueto, frazione di Fano Adriano, che aveva già subito danni con il terremoto del 2009, mentre con le scosse di gennaio è crollata l’azienda: a Bra presenta solo i formaggi stagionati. Sempre dal Teramano, da Cellino Attanasio, arrivano Maurizio Natilii e la moglie Maria José, lui insegnante di tai chi chuan, lei interprete e traduttrice spagnola, insieme producono latticini e mieli e tanto altro in biologico o biodinamico e gestiscono anche l’agriturismo aziendale Gioia. A testimoniare le difficoltà dei produttori umbri sono invece i fratelli Domenico e Gianni Di Porzio da Opagna di Cascia, con i loro formaggi allo zafferano e al tartufo, oltre alle immancabili lenticchie.


Tra Conferenze e Laboratori del Gusto

 

Ma non è tutto! Il programma di Cheese racconta storie dal cratere anche in altri tre appuntamenti.

Nella Conferenza L’Appennino che stiamo perdendo, sabato 16 settembre alle 10,30 presso lo Stand Regione Piemonte. A causa del terremoto e delle nevicate eccezionali molti paesi non rinasceranno più, molte attività produttive sono in attesa di aiuto e nel frattempo chiudono i laboratori e si vendono le greggi. Nel cuore dell’Italia pastorale è in corso un cambiamento epocale. Adesso quello ci chiediamo è se la politica e i consumatori possono fare qualcosa per invertire la rotta.

Al Laboratorio del Gusto Un futuro per le aree terremotate, sabato 16 settembre alle ore 19, partecipano i produttori che ci raccontano le loro storie proponendo in degustazione pecorino dei Monti Sibillini (Presidio Slow Food), pecorino di Amatrice, pecorino di Norcia e ricotta salata della Valnerina. L’incontro si conclude con la pasta all’amatriciana cucinata dallo chef stellato Salvatore Tassa del ristorante Le Colline Ciociare di Acuto (Fr).

Infine, protagonisti della Storia di Pizza Nel cuore dell’Italia, in programma lunedì 18 settembre alle ore 13, sono Marzia Buzzanca, dei Percorsi di gusto de L’Aquila, e Franco Cardelli di Castelnuovo Vomano (Te): un viaggio nel cuore dell’Italia per scoprire, guardandola da dentro, la grande forza della rinascita con due pizzaioli d’eccezione.

A questi eventi si aggiunge il ricco programma di Regione Lazio e Arsial, che partecipano a Cheese con più di sei appuntamenti al giorno tra degustazioni e incontri istituzionali. Non mancano qui i momenti di confronto e promozione dei territori colpiti dal sisma e dei loro prodotti, primo fra tutti il pecorino amatriciano.
Tra le aziende laziali presenti a Bra c'è anche Casale Nibbi di Amatrice.


Un futuro per Amatrice e La buona strada – Ripartiamo dal cibo


Slow Food – che ha attivato la sua rete italiana e internazionale fin dallo scorso agosto con la fortunata iniziativa Un futuro per Amatrice, raccogliendo l’adesione di oltre 1000 locali in Italia e in altri 23 Paesi – quest’anno ha deciso di fare di più, ascoltando la voce degli stessi contadini, allevatori, sindaci e abitanti del nostro Appennino che non vogliono lasciare i loro borghi: «Non servono soldi per costruire muri: ma aiuti per vendere», commenta Andrea Servili, 33 anni laureato in Agraria e ricercatore, che nel 2016 ha riavviato l’azienda agricola di famiglia ad Amandola, in provincia di Fermo, dove alleva api e coltiva alberi di mele rosa dei Monti Sibillini, zafferano e tartufi. Ma pochi mesi dopo l’apertura il terremoto e le forti nevicate lo hanno messo in ginocchio. «Ho vissuto momenti difficili ma sto ripartendo. Sono una persona ottimista: vivo in una zona bellissima, che prima o poi anche il grande pubblico scoprirà. Se continueremo a essere attenti alla qualità, se sapremo comunicare meglio, se lavoreremo insieme per il nostro territorio».

Ad aiutare Andrea la campagna La buona strada. Ripartiamo dal cibo, la raccolta fondi online, ospitata fino al 31 ottobre sulla piattaforma Produzioni dal Basso, che punta a finanziare diversi progetti. Nelle aree umbre e laziali attorno a Cittareale, Accumoli, Amatrice e Cascia servirà all’acquisto di un furgone attrezzato per la vendita di prodotti delle aziende agricole locali. In Abruzzo, nel cratere aquilano, si punta invece a dar vita a un caseificio mobile che agevoli l’attività degli allevatori che hanno perso le loro strutture produttive. La cittadina di Comunanza, nelle Marche, vedrà la creazione di un Mercato della Terra, affiancato a un altro “negozio mobile”.

Per contribuire alla campagna La buona strada – Ripartiamo dal cibo, clicca qui.

L’edizione 2017 di Cheese è possibile grazie all’impegno di aziende che credono nei valori e negli obiettivi della manifestazione, tra queste gli Official Partner: Cassa di Risparmio di Bra, Egea, Lurisia, Parmigiano Reggiano, Pastificio Di Martino, Quality Beer Academy, Velier. Official Sparkling Wine: Consorzio Alta Langa.

 

Visita www.slowfood.it per il programma completo e la possibilità di prenotare.

Ufficio Stampa Cheese

Slow Food Italia: Valter Musso, 335 7422962 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
Elisa Virgillito, 345 2598615 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Città di Bra: Elena Martini, Erica Asselle, 0172 438278 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.slowfood.it - www.comune.bra.cn.it

 

Concorso Enologico Internazionale “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme” 2016

 

 

Di Virgilio Pronzati

 

Il Concorso

 

Che il Concorso Enologico Internazionale “Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme” sia unico nel suo genere è ormai noto a tutti. Un evento di grande successo, costruito e consolidato nel tempo, organizzato dal Consorzio Tutela Valcalepio e Vignaioli Bergamaschi. Non solo, per la sua autorevolezza, il Concorso ha ricevuto il patrocinio dell’O.I.V., l’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino, e il consenso del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali della Repubblica Italiana, col sostegno di enti e aziende.  Quest’anno l’edizione tenutasi dal 13 al 15 ottobre nei fastosi saloni dello storico Palazzo Maestri di Cenate Sopra, è stata da record: ben 236 vini provenienti da 21 nazioni valutati da 83 giurati di cui 42 stranieri di 27 diversi Paesi.

 

Il Medagliere

 

Una vetrina internazionale dove spiccano vini di ogni nazione prodotti con i due vitigni più diffusi sul nostro pianeta. Qualità e sorprese nell’assegnazione delle medaglie. L’Italia si conferma, come nel passato, al primo posto, conquistando 38 delle 71 medaglie d’oro assegnate a 15 dei 21 paesi in concorso, così distribuite: 17 alla Lombardia, di cui 7 in bergamasca, 10 al Veneto, 3 rispettivamente a Friuli e Trentino Alto Adige, 2 alla Toscana e una a Lazio, Puglia e Abruzzo. Veniamo alle conferme dall’estero. Croazia premiata con 6 medaglie, Israele con 5, l’Argentina e Turchia premiate con tre medaglie ciascuna. Di rilievo i risultati di Ungheria e Slovenia con due medaglie ciascuna, e buoni per Serbia, Germania, Repubblica Ceca, Sud Africa, Slovacchia e Georgia. Ma le sorprese vengono dall’Asia con Russia e Cina, che si aggiudicano tre medaglie ciascuna. Qualità, aromi varietali e struttura hanno contraddistinto i vini in concorso. Caratteristiche che in gran parte, sono state riconosciute dai giudici delle sette commissioni.

 

 Presentazione del convegno tecnico-scientifico

Giudizi concordi

Indicativa la coesione tra le giurie che, citando il caso dell’Italia, hanno scelto di premiare lo stesso vino. Un vino bergamasco che ha messo d’accordo tutti. I tecnici che gli hanno assegnato una medaglia d’oro, i giornalisti che l’hanno scelto come Premio Stampa per l’Italia, e i bloggers che l’hanno selezionato per il Web Award. I 15 premi della stampa che sono assegnati da una giuria di giornalisti in numero di uno per nazione posto il superamento della soglia degli 85 punti. 15 su 21 paesi partecipanti, dato che testimonia l’altissimo livello dei campioni in concorso.

I Paesi partecipanti

Argentina, Bosnia Erzegovina, Cina, Croazia, Francia, Georgia, Germania, Israele, Italia, Malta, Perù, Repubblica Ceca, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sud Africa, Svizzera, Turchia e Ungheria.

 

 Al centro il prof. Mario Fregoni conduttore del convegno

I Paesi degli 83 Commissari delle sette commissioni

Argentina, Bulgaria, Cina, Colombia, Croazia, Francia, Giappone, Israele, Italia, Lettonia, Malta, Moldavia, Perù, Polonia, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Sud Corea, Spagna, Stati Uniti (USA), Svezia, Svizzera, Regno Unito, Repubblica Ceca, Turchia e Ungheria);

  

 i giornalisti degustatori Andrea Briano, Rocco Lettieri e Giorgio Colli

Punteggi per l'attribuzione delle medaglie:

Gran medaglia d'oro: per punteggi di almeno 92/100

Medaglia d'oro: per punteggi di almeno 85/100

Medaglia d'argento: per punteggi di almeno 82/100

Il numero delle medaglie è subordinato al non superamento del 30% dei partecipanti.

 

La Cantina Sociale Bergamasca

Le menzioni del Premio della Stampa sono state attribuite da commissioni di giornalisti. Le menzioni sono ex-aequo e sono state attribuite una per nazione al vino con il punteggio più alto in quella nazione e comunque superiore a 85/100. La quantità minima di vino in concorso è di 1.000 bottiglie.

Il Convegno tecnico

Di estremo interesse il convegno tecnico-scientifico “Il futuro della viticoltura ed enologia dal punto di vista della sostenibilità ambientale”, svoltosi nell’ampia Sala Mosaico della Camera di Commercio di Bergamo. A illustrare ai numerosi presenti le varie tematiche, sono intervenuti sei relatori di vaglia.  

 

Al microfono il Presidente della Cantina Soc. Bergamasca Emanuele Medolago Albani con Sergio e Sara Cantoni, rispettivamente, Direttore e PR della medesima cantina.

Enrico Peterlunger, Docente di Viticoltura e presidente del Corso di Laurea Magistrale dell’Università di Udine, ha dimostrato come ridurre notevolmente l’uso dei pesticidi nei vigneti, incrociando varietà vinifere con vitigni resistenti alle maggiori malattie.

Vittorio Veronelli Vicepresidente IBMA Global CEO CBC, ha enunciato come con il biocontrollo degli insetti dannosi per la vite, si riducono in gran parte l’uso di fitofarmaci.

Valerio Mazzoni Entomologo della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige ha presentato un innovativo sistema di controllo degli insetti dannosi alle vite, creando confusione sessuale per mezzo di particolari vibrazioni effettuate sulle foglie.

 

i giornalisti degustatori Pier Luigi Nanni e Inga Vaisla

Francesco Anaclerio Responsabile Centro Sperimentale Vivai Cooperativi Rauscedo ha minuziosamente illustrato che si possono ottenere notevoli risultati contro le malattie, utilizzando nuovi e resistenti vitigni.

Vladimir Tsapelik Presidente dell’Independent  Wine Club (Russia), ha tracciato l’aspetto storico e ampelografico dei vitigni, e la selezione di ibridi per utilizzare in Russia nei moderni vigneti . 

Claudia Quini Chemical Engineer dell’Instituto Nacional de Vitivinicoltura de Mendoza, ha sostenuto che sono necessari controlli pratici nei vigneti con sistemi bio e biodinamici, sugli effetti dei cambi di clima sul sistema produttivo. Degna conclusione del professor Mario Fregoni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza che, oltre alla magistrale conduzione del convegno, ha posto ulteriori quesiti da affrontare e risolvere nei prossimi anni.

 

Terminati gli interessanti interventi, l’enologo Sergio Cantoni e la signora Suzana Zivic, rispettivamente, direttore e segretaria del Consorzio di Tutela Valcalepio, hanno comunicato al folto pubblico, l’atteso elenco dei vincitori del 12° Concorso Internazionale Emozioni dal Mondo 2016.  Vini che saranno messi in degustazione nello stand del Pad. Regione Lombardia al Vinitaly di Verona, che si terrà dal 9 al 12 aprile 2017. Infine, due parole sugli itinerari turistici-culturali e tecnici: il primo dedicato al Tiepolo e, nel mio caso, quello tecnico, visitando la Viticoltori Bergamaschi. La più grande e importante realtà produttiva del Bergamasco. Ottimali l’ospitalità, i pranzi e le cene.

 

I VINCITORI 2016 Clicca qui

 

4° Festival dello Sciacchetrà a Corniglia

 

 

Di Virgilio Pronzati

(foto di Mara Musante)

 il nostro Pronzati con Heydi Bonanini Presidente del Consorzio Produttori Sciacchetrà

Quarta edizione e tappa del Festival dello Sciacchetrà a Corniglia. La prossima si terrà a Riomaggiore, quinta località delle Cinque Terre. Corniglia, frazione di Vernazza affacciata sul mare, possiede come le consorelle un fascino particolare. Meta di turisti provenienti da tutto il mondo ha conservato gran parte dell’assetto originale risalente al Quattrocento. La sua economia deriva dal turismo e dal vino. Per quest’ultimo è citata anche nel Decamerone di Boccaccio. L’abate di Cluny fatto prigioniero da Ghino di Tacco e sofferente di mal di stomaco, fu curato dal suo carceriere con fette di pane abbrustolito e Vernaccia di Corniglia.

 

Sebbene milioni di persone abbiano visitato e conoscono le Cinque Terre, dei due vini Doc che vi sono prodotti, la maggior parte dei turisti beve il tipo secco e, in piccola parte, il dolce Sciacchetrà. Un vino mito di limitata produzione e dall’alto prezzo. Da qui la realizzazione del Festival dello Sciacchetrà. In sintesi, benché sia considerato uno dei più famosi vini passiti italiani, in realtà è conosciuto solo da una limitata parte d’intenditori o del settore. I più ne hanno solo sentito parlare, poiché il vino è omonimo della celebrata zona turistica.  Due valori complementari. Senza i vigneti terrazzati non potrebbero esistere le Cinque Terre, insignite dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

Convegno: parte dei relatori con al centro l’Onorevole Andrea Olivero

I vini che vi sono prodotti hanno caratteristiche uniche: secchi o dolci spiccano per il bouquet e sapore esclusivi, accomunati da note iodate uniche. Non solo. Si possono definirli “ecologici”, poiché i muretti a secco che contengono i vigneti, evitano in gran parte il dissesto idrogeologico del comprensorio delle Cinque Terre.  Lo Sciacchetrà è un vino mitico e d’indubbia qualità che, come per tutto, presenta luci e ombre. A favore: un ricco bagaglio storico, una buona qualità globale, una discreta notorietà in Italia.  A sfavore: l’esigua superficie vitata di soli 100 ettari, la limitata produzione, la poca o scarsa notorietà all’estero e l’alto costo. 

Vernazza e Corniglia viste da mare

Importanti quesiti di non facile soluzione che il Consorzio Cinque Terre Sciacchetrà presieduto da Heydi Bonanini, l’Associazione Amici delle Cinque Terre presieduta dall’ex senatore Luigi Grillo, il Parco Nazionale delle Cinque Terre diretto da Vittorio Alessandro, hanno messo all’ordine del giorno nel convegno del 6 agosto svoltosi nell’Oratorio dei Disciplinati sito nel centro storico di Corniglia, dal tema “I produttori dello Sciacchetrà a difesa del territorio: recupero e valorizzazione delle terre incolte nelle Cinque Terre”. Per rafforzare intenti e progetti, sono intervenuti Vincenzo Resasco sindaco di Vernazza, Luca Fontana Direttore Dipartimento Agricoltura, Protezione Civile e Turismo della Regione Liguria, Fabrizio Capellini Presidente Fondazione Manarola, Andrea Costa Consigliere e Presidente Commissione Ambiente e Territorio della Regione Liguria, Don Luca Palei Direttore Caritas diocesana di La Spezia, Marco Piombo Presidente WWF Liguria e l’esperto Massimo Comparini.

 

Conclusioni dell’Onorevole Andrea Olivero, Vice al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Molteplici interventi, moderati abilmente dalla nota giornalista Egle Pagano. Riguardo al tema dell’incontro, l’approvazione e la prossima realizzazione d’impianti di vigneti di circa un ettaro di aree abbandonate. Un progetto che sarà realizzato dal Consorzio Produttori Sciacchetrà e la Caritas diocesana di La Spezia. Produttori e migranti richiedenti asilo, impianteranno i vigneti di Bosco e ne seguiranno la conduzione. Un concreto aiuto per incrementare la produzione di Cinque Terre Schiacchetrà. Non solo. Forme di collaborazione tra produttori e migranti, sono già attive e funzionanti: ai ragazzi arrivati in Italia, gli viene insegnato a ricostruire i tradizioni muretti a secco delle Cinque Terre. Heydi Bonanini, presidente del Consorzio Produttori Sciacchetrà: <I giovani migranti stanno già seguendo dei corsi di formazione per la coltivazione della vigna. Crediamo in questo progetto per il recupero dei terreni abbandonati e per un possibile ampliamento delle produzioni>.

Vigneti Cinque Terre: Vernazza

Tra i vari interventi per migliorare la diffusione e vendita dello Sciacchetrà sono da segnalare quelli Luigi Grillo che ha proposto di invitare a spese dei comuni del territorio, tre noti pittori, rispettivamente da Stati Uniti, Cina e Australia, per ritrarre i luoghi più suggestivi delle Cinque.  Le opere realizzate saranno messe all’asta. La somma derivata dalla loro vendita, sarà utilizzata per ripristino e miglioramento delle attività produttive locali. Patrizio Scarpellini direttore del Parco Nazionale delle Cinque Terre, ha ribadito il rilevante apporto economico conferito al territorio, tutelando e salvaguardando l’ampia zona  del Parco. Luca Fontana ha illustrato minuziosamente come sono e utilizzare al meglio, i piani di sviluppo rurale.

 

Dopo la visita alle cantine di Corniglia, funzionari del settore, produttori e giornalisti sono stati deliziati dai piatti di mare del ristorante La Posada di Corniglia. Nel tardo pomeriggio nella suggestiva piazzetta sita sopra le sede del convegno, l’attesa apertura dei banchi d’assaggio con i Cinque Terre Sciacchetrà e del bianco Doc dei seguenti produttori: Begasti e Buranco di Monterosso al Mare; Forlini Cappellini di Manarola; La Polenza di Corniglia; Possa e Litan di Riomaggiore. A chi può interessare, gli assaggi con il mio personale giudizio.

 

Heydi Bonanini 2014 - Paglierino carico con nuances dorate. Abbastanza intenso e persistente, con sentori di confettura di pesca, erbe balsamiche, mandorla secca e zabaglione. Dolce ma di molta sapidità, con vena iodata e tannica, caldo, discretamente pieno e continuo, di buona persistenza aromatica. Giovane. Malgrado l’annata si presenta mediamente equilibrato.

 

Buranco 2013 - Paglierino carico tendente al dorato. Intenso, persistente e ampio con netti sentori d’erbe aromatiche, confettura d’albicocca, buccia di cedro candita e arancia amara. Dolce ma sapido, con nota iodata, caldo, pieno ma snello, di buona persistenza aromatica. Ancora molto giovane.

Begasti 2011 - Ambrato intenso. Intenso e persistente, discretamente complesso, con sentori di confettura di pesca bianca, cioccolato, erbe aromatiche e lieve d’eucalipto. Molto dolce ma con riequilibranti note iodate e tannica, molto caldo, pieno e di molta persistenza aromatica. Giovane già molto invitante.

 

Forlini Cappellini Riserva 2011 - Topazio fumé. Intenso e ampio, persistente, con netti sentori di gelatina d’albicocca e pesca, miele millefiori, erbe aromatiche e confetto. Dolce ma non stucchevole per sapidità, nota iodata e lieve vena tannica, caldo, di equilibrata pienezza e di grande persistenza aromatica. Giovane ma invitante.

 

La Polenza 2012 - Ambrato vivo. Intenso e persistente, ampio, con netti sentori di gelatina d’albicocca, erbe aromatiche e balsamiche, miele, dattero e confetto. Dolce ma sapido, piacevolmente iodato, caldo, pieno e continuo, di grande persistenza aromatica. Giovane ma già di buon equilibrio.

 

Litan 2012 - Ambrato carico. Molto intenso e persistente, con netti sentori di confettura d’albicocca, miele di castagno, erbe secche aromatiche, un po’ iodato e balsamico. Dolce ma sapido, con piacevole vena iodata e tannica, caldo, pieno ma snello, di buona persistenza aromatica. Giovane ma abbastanza equilibrato.

 

Due parole sui vini. Il Cinque Terre Doc è ottenuto dai vitigni Bosco (minimo 40%), Vermentino e Albarola da soli o congiuntamente (non più del 40%) e massimo 20% di altri vitigni raccomandati-autorizzati per la provincia spezzina, sono unici nel suo genere. Il primo, Cinque Terre è un vino bianco dal colore paglierino con riflessi verdolini, dal profumo delicatamente floreale- vegetale e fruttato (vi si colgono sentori di fiori di d’acacia leggermente essiccati, erbe montane e aromatiche, agrumi verdi come limone e cedro, e netta e inconfondibile nota iodata.  In bocca è secco, molto sapido e iodato, caldo, di buon corpo, persistenza e carattere. 

Il secondo, Cinque Terre Sciacchetrà è ottenuto quasi esclusivamente dal vitigno Bosco. Un passito di buona longevità, che si esprime al meglio, evolvendosi nel tempo.  Di colore paglierino carico a giallo dorato da giovane (2-3 anni), si fa dorato carico con riflessi ambrati se mediamente affinato (5-6 anni), assume un colore ambrato con nuances rossicce se molto affinato (10-15 anni).  Dopo un lunghissimo affinamento in bottiglia (dai 20 ai 30 anni) si presenta ambrato molto carico con netti riflessi rossicci tendenti al marroncino. Da giovane, al naso si presenta intenso, persistente e ampio con sentori d’albicocca e pesca e mature, e lieve di semi d’anice.  Se mediamente affinato, si fa più composito e ampio, dove spicca la confettura d’albicocca e pesca, erbe secche aromatiche e lieve di vaniglia.   Se lungamente affinato in bottiglia, si presenta con netti sentori di pesca gialla e albicocca mature e un po’ essiccate, fico secco, prugna secca cotta, miele di castagno, e sempre di molta finezza e personalità. Dal sapore dolce ma non stucchevole, molto sapido, caldo, pieno, vellutato e suadente, di buona persistenza aromatica se mediamente affinato.   Se molto affinato, diventa delicatamente dolce, sapido, caldo, vellutato ma nervoso per la piacevolissima vena tannica e iodata, di gran corpo e continuità, di estrema persistenza aromatica. 

 

I produttori consorziati

Azienda Albana La Torre di Campiglia

Azienda Agricola Arrigoni Riccardo di La Spezia

Azienda Agricola Begasti di Monterosso al Mare

Azienda Agricola Buranco di Monterosso al Mare

Azienda Burasca di Manarola

Azienda Cantina Sassarini di Monterosso al Mare

Azienda Cantine Litan di Riomaggiore

Azienda Agricola Cheo di Vernazza

Azienda Agricola Forlini Cappellini di Manarola

Azienda Cantina La Polenza di Corniglia

Azienda Agricola Luciano De Battè di Manarola

Azienda Agricola Possa di Riomaggiore

Azienda Agricola Riccardo Fino di Riomaggiore

Azienda Agricola Walter De Battè di Riomaggiore

 

 

Croce Verde Pegliese

 

 

21a Edizione della Grappa Barile Day - Premiati Gabanelli e Lillo

 Di Virgilio Pronzati

Nella foto di Mara Musante- Da sinistra: Saveria Barile, Flavio Gaggero, Luigi Barile, Marco Lillo e Wilma Massucco.

 

Senza togliere nulla alle precedenti edizioni, questa ventunesima Festa della Grappa Barile è stata semplicemente straordinaria. Tantissimi invitati, illustri personaggi premiati, tasting di Grappa di grandi millesimi e non poche sorprese. Luigi Barile malgrado le 84 primavere, possiede una non comune vitalità, geniali idee che trasforma in realtà ma, soprattutto, possiede onestà intelletuale e generosità a favore di chi si prodiga per aiutare gente e ambiente. La sua storia ricorda quella dei personaggi che con sacrifici e fatiche, sono saliti in alto. Niente di fortunoso ma di molta perseveranza. Un’infanzia di sacrifici e stenti. Da ragazzo a fatto vari mestieri, poi, un po’ più grande, il fornaio e l’operario nell’industria e nell’edilizia. Ma non gli bastava.

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Luigi Barile con la sua grappa del 1976 foto di Carlo Grifone

Dopo aver preso l’attestato delle scuole medie in un solo anno, ha proseguito gli studi diplomandosi ragioniere. Da quel momento, aperto uno studio di commercialista, è iniziata per lui una seconda vita. Non più sacrifici ma tante e meritate soddisfazioni. Direte ma cosa centra la grappa. C’entra è come. Nel 1976 acquistando con l’amico Bormida una vecchia distilleria, ha iniziato un lungo percorso che, nell’ultimo decennio, ha coronato un sogno: fare la migliore grappa in assoluto. Gratificato dal giudizio del grande Luigi Veronelli, Luigi Barile produce Grappe d’autore, vincitrici d’importanti Concorsi Internazionali dedicati ai distillati, come quelli di Londra e Bruxelles. Non solo. Le sue grappe sono andate in dono ai Capi di Stato, nei rispettivi G8 e G20. Benché sia apparso sulle prime pagine di quotidiani e riviste, Luigi Barile ha mantenuto la sua semplicità. A suo fianco, nella vita e nel lavoro, la moglie Saveria.

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Il folto pubblico foto di Carlo Grifone

Da solo vinacce fresche di dolcetto dei viticoltori della zona Doc del Dolcetto d’Ovada, Luigi Barile, mediante alambicchi a bagnomaria scaldati con fuoco a legna, produce un distillato di rara eccellenza, ricco di aromi e sapori. Dal 1976 a oggi, solo alcune innovazioni. Per quarantaquattro anni eccellenti grappe bianche e invecchiate. Nel 2014 esce in commercio la prima Grappa biodinamica, nata dalla distillazione di vinacce del viticoltore Stefano Bellotti, invecchiata per quattro anni in acciaio. Novità assoluta e curiosa. Oltre l’armonia in bocca e l’ampiezza, persistenza e finezza al naso, un’esclusiva etichetta disegnata nel 2012 dalla giovanissima Clara, secondogenita del sindaco Marco Doria.

foto di Carlo Grifone

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la grande torta foto di Carlo Grifone

Nell’evento del 16 ottobre scorso, presentato e condotto magistralmente dalla regista-filmaker Wilma Massucco, il clou è stato rappresentato dall’attesa cerimonia di consegna del Premio Grappa Barile 2016. A leggerne le motivazioni e premiarli l’Ospite d’Onore dr Flavio Gaggero, uomo di cultura, filantropo e dentista dei VIP e degli ultimi, premiato anch’esso nell’occasione con una pregevole opera in rame raffigurante il compianto amico don Andrea Gallo. I premiati non hanno bisogno di presentazioni. Milena Gabanelli conduttrice di Report e Marco Lillo del Fatto Quotidiano. Due grandi giornalisti d’inchiesta. Assente giustificata la Gabanelli, già inviata di guerra per Mixer, conduttrice di Professione Reporter e dal 1997 di Report. Una carriera di successo iniziata nel 1982. Marco Lillo anche scrittore, è l’autore dei volumi Il Bavaglio nel 2008 e Papi nel 2009, e nel 2010 del DVD Sotto Scacco che denuncia i rapporti tra mafia e politica. Dopo 9 anni a L’Espresso partecipa nel 2009 alla fondazione del Fatto Quotidiano. A entrambi la prestigiosa Grappa Barile Biodinamica, consegnata da Saveria e Luigi Barile.

la distillazione foto di Carlo Grifone

In seguito, anche se Barile lo scorso anno aveva detto che sarebbe stata l’ultima volta, si è ripetuto in diretta il rito della distillazione. Avvolto da vapori, aromi e profumi, Luigi Barile ha trasmesso e raccontato la nascita della grappa a tutti i presenti. Poi la graditissima degustazione gratuita di ben cinque grappe, passando da quella bianca maturata diversi anni in acciaio alla biodinamica, terminando con le affinate in botte di 12, 18 e 40 anni. Tra le sorprese accennate all’inizio, Luigi Barile insieme alla Sindaco di Silvano d’Orba Ivana Maggiolino, ha iniziato il percorso per la messa in tutela da parte dell’Unesco della storica distilleria come patrimonio culturale.

L’altra sicuramente interessante e curiosa, è la partecipazione di Luigi Barile nella fiction televisiva Le Donne di Genova, che lo vede tra i protagonisti.   Ben cinquanta puntate che saranno trasmesse su Telegenova in prima serata, dopo il telegiornale delle ore 20. Progetto nato da un'idea di Francesco Mortola, giornalista Mediaset.  L’autrice e sceneggiatrice è Pinuccia Messina Lanza, mentre la regia è di Wilma Massucco. Dulcis in fundo, gradita da grandi e piccini, l’enorme torta creata da Bottaro & Campora Ricevimenti, che come ogni anno sigla la manifestazione. Infine un doveroso ringraziamento ai coniugi Sandra e Mario Ghiglino: per anni hanno versato e servito le grappe Barile in degustazione raccontate da chi ha scritto.   

 

24a SAGRA DEL BUGIANDU A FABBRICHE DI VOLTRI

 

Di Virgilio Pronzati


 

Bugiandu con salsa d'aglio

Da ben ventiquattro anni a Fabbriche di Voltri si tiene la Sagra del Bugiando. Una golosità del passato che, superando l’usura dei tempi e delle mode, è ancor oggi apprezzata. Una sorta di polenta fatta con farina di frumento e patate, olio extravergine di oliva e sale marino. Anche il condimento è particolare: si tratta dell’antica salsa d’aglio, oggi resa meno piccante e più morbida per la decisa aggiunta di pinoli e parmigiano reggiano. Un mangiare del passato in uso nelle genti più umili delle numerose e piccole località collinari dell’entroterra Voltrese, solcato dai torrenti Cerusa e Leira. Oggi si può trovare forse ancora sulle tavole di qualche famiglia di Fiorino e Sambugo ma soprattutto a Fabbriche (borgo sviluppatosi nel 17° secolo per l’insediamento di iutifici, filande e cartiere) durante i quattro giorni della Festa dedicata a San Bartolomeo Apostolo.

Riccardo e Giampietro Parodi con due piccole e bravissime aiutanti.

Il merito di averne salvate la ricetta e la preparazione, è dei fratelli Giampietro e Riccardo Parodi e Dino Ginogi, mentre la sagra, oltre le tre persone sopra citate, è realizzata con la collaborazione di un gruppo di amici locali. Ovviamente tutto a titolo gratuito. Nell’ultima decade di agosto, dal 25 al 28, centinaia di persone di tutte le età, provenienti dalle vicine località, Voltri e Genova, salgono a Fabbriche per gustarsi il Bugiandu. Quest’ultimo assieme all’antica farinata di zucca (oggi desueta), la focaccia con l’olio e con la salvia (diverse da quelle genovesi) e, la primogenitura della farinata “co-i gianchetti” tiene alto il vessillo della cucina Voltrese.

Preparazione del Bugiandu

Se nelle edizioni passate il Bugnando era accompagnato da vini liguri e delle vicine regioni, quest’anno si è sposato con pregiati vini dell’America del Sud. Un filo che ricorda l’esodo di molti genovesi e liguri che sono migrati in gran parte in Cile e Argentina. A celebrare il matrimonio, esperti enogastronomi e sommelier Fisar tra cui Riccardo Parodi, Giovanni Valentini, Giovanni Valle e signora, chi ha scritto e il capo area dell’azienda cilena Apaltagua di Santiago che, in anteprima, ha fatto degustare quattro pregiati vini aziendali, abbinati poi al Bugiando con varie salse.

Il Bugiandu tornito e pronto per essere tagliato col filo

 

Eccone le schede: Rosè Spumante Metodo Classico (da uve Carmenere)- Alla vista: colore rosa tenue con nuances ramate e perlage fini, fitto e continuo. Al naso: intenso e fine con sentori di piccoli frutti rossi boschivi. In bocca: secco, molto fresco e sapido, di equilibrata struttura e molto persistente.

Bianco Collecion Limited edition (da uve Marsanne, Roussanne e Viognier) - Alla vista: colore paglierino scarico con riflessi verdolini. Al naso: intenso e ampio, fine, con netti sentori di glicine, pesca e albicocca e umori boschivi. In bocca: secco, fresco e sapido, un po’ minerale, caldo, di buon corpo e persistenza.

Riesling Reserva - Alla vista: paglierino molto scarico. Al naso: intenso, ampio e fine, con netti sentori di fiori d’acacia, limone e pompelmo, mela e albicocca quasi mature. In bocca: secco, fresco e sapido, minerale, di buona struttura e persistenza.

Grial Carmenere Icona  - Alla vista:  colore rubino intenso e vivo. Al naso: intenso, ampio e fine, con netti sentori di prugna, mora e mirtillo maturi, tostato e boisé. In bocca: secco, sapido, caldo, pieno ma snello, giustamente tannico, di grande persistenza.

Fabbriche di Voltri: la frazione dove è nata la Sagra del Bugiandu

 

La ricetta del Bugiandu (circa 7 chili e mezzo)

4 kg di patate a pasta bianca possibilmente delle montagne genovesi; 2 kg di farina di grano tenero; 4 litri d’acqua; 150 g di sale grosso marino; 120 gr di olio extravergine di oliva ligure.

In un grande pentolone cilindrico e alto, fare bollire le patate nell’acqua col sale. Togliere metà dell’acqua, aggiungere la farina, e continuare a far cuocere a lungo pestando al centro, con un bastone (simile a una mazza da baseball più piccola e con testa piatta) per eliminare i grumi e amalgamarle gli ingredienti. Aggiungere l’olio e continuare al far cuocere pestando e mescolando. Se il composto è poco morbido, aggiungere una parte dell’acqua rimasta. Raggiunta la cottura ottimale, senza più pestare e mescolare, lasciare ancora 5-6 minuti sul fuoco per farlo asciugare. Togliere dal fuoco e, ancor caldo, versarlo su una madia.

Con le mani bagnate d’acqua fresca, tornire subito il Bugiandu, dandogli la forma del formaggio Grana Padano. Tagliarlo col filo a fette spesse un centimetro, porle nel piatto e condirle col sugo preferito. Se con salsa all’aglio e il pesto, abbinarci il Riviera Ligure di Ponente Pigato 2015 servito a 11°C in calici con stelo alto. Con salsa di noci abbinare il Golfo del Tigullio-Portofino Vermentino della medesima annata e servito alle stesse modalità. Con sugo di funghi (in rosso) sposarci il Golfo del Tigullio-Portofino Ciliegiolo e il Valpolcevera Rosso 2013-2014, serviti entrambi a 16°C in calici con stelo medio. Con salsicce al sugo accompagnarlo con Pornassio 2013-2014 servito a 16-17°C nei calici prima citati.

Salsa all’aglio (per 5 preparazioni di Bugiandu).

2 kg di Grana Padano grattugiato; 1 kg di pinoli di Pisa o nazionali; una testa d’aglio di Vessalico, dell’Astigiano o del Piacentino; 15 centilitri di olio extravergine di oliva ligure; un po’ d’acqua di cottura delle patate.

Per piccole quantità si può usare al meglio il mortaio. Mentre nel cutter si sminuzza finemente l’aglio con pinoli e olio. Sempre rimestando, aggiungere il formaggio e di seguito, un po’d’acqua di cottura delle patate. La salsa dovrà essere giustamente densa e cremosa. Oltre alla salsa d’aglio, col tocco, sugo di salsicce, sugo di funghi, di noci e, interessante, col pesto. Quest’ultimo è sicuramente tra i condimenti più congeniali, in quanto il Bugiandu è simile alla pasta delle trofie (gnocchi in genovese).

 

 

MANDILLI DE VAZE DE. CO.

 

Di Virgilio Pronzati

Mandillo de Vaze del pastifico artigianale Fiorini di Varazze

Uno dei mezzi più efficaci per valorizzare un territorio è senz’altro la gastronomia. Un compendio fatto di prodotti tipici sapientemente elaborati, che hanno dato vita a piatti del passato e di oggi che caratterizzano ogni Paese. Non solo: ogni comune ha i suoi “mangiari” che, seppur simili ad altri, sono vere e proprie peculiarità. Restando in Liguria, alcuni piatti identificano una città. Trenette col pesto e Cappon magro a Genova, Testaroli e Mesciua a La Spezia, Gran pistau e Brandacujun a Imperia, Farinata bianca e Buridda di stoccafisso a Savona. Quest’ultima con la sua provincia, vanta il più ricco giacimento gastronomico dell’intera regione. Di gran pregio, ortaggi, frutta, pescato, ovini, conigli e pollame, olio extravergine di oliva, vini, salumi, erbe aromatiche e dolci. A Varazze, primo comune confinante con il Genovesato, esclusive golosità: l’antica Zeaia di Alpicella (testina di maiale e altri pezzi di carni in gelatina) e i Mandilli de saea col Marò (storica salsa di fave fresche).

Una pasta fresca e secca molto sottile, di forma quadra con lati di 6 centimetri, con impresso lo stemma e il nome di Varazze, di cui il comune di Varazze ottenne tre anni fa la Denominazione Comunale. Cos’è la De. Co.: Uno strumento di marketing territoriale, che certifica la provenienza di un determinato prodotto o manufatto (comparto enogastronomico e/o artigianale) di un territorio determinato. Identifica il prodotto e le lavorazioni a esso connesse, valorizza le tradizioni del territorio stesso.
Molteplici sono le categorie economiche coinvolte nel progetto, le quali, tramite il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, usufruiscono dei benefit dell’azione programmata di agricoltori, allevatori, artigiani, attività produttive, in particolare i ristoratori i quali svolgono azione diretta di comunicazione sul consumatore, attraverso lo sviluppo di una sinergia che ha come obiettivo la valorizzazione del territorio.

Nella foto di Silvia Defilippi: Mandilli de Vaze con moscardini dello chef Renato Grasso del ristorante Santa Caterina.

Con queste prerogative, l’assessore al Turismo Filippo Piacentini con la collaborazione di Silvia Defilippi e Stefano Carattini (preposti alla promozione turistica comunale), ha promosso ufficialmente la De. Co. Mandilli de Vaze (Fazzoletti di Varazze) varando la manifestazione La notte del Mandillo. La sera del venerdì 26 agosto in dodici ristoranti di Varazze sono stati serviti i Mandilli de Vaze conditi altrettante diverse salse realizzate per l’occasione dai rispettivi chef. Appena nata, l’iniziativa è stata un successo. Soddisfatti i ristoratori e ancor più i turisti, deliziati dai Mandilli e coinvolti dall’intrattenimento musicale offerto dal Comune. La pasta Mandilli de Vaze è prodotta dal pastificio artigianale Fiorini di Varazze.

I locali che hanno partecipato a questa prima edizione

Terracqua - Piazzetta De Vigerio 13; Maiostina - Via Malocello 15; Boma - Via dei Tornitori 2-Marina di Varazze; Bri – Piazza Nello Bovani 12/13; Al solito posto - Via Santa Caterina 29/30; Blu di Mare - Via Genova 43; Blackstone Cafè - Via San Nazario 40; Doria - Pazza Doria 6; Il Borgo - Via Matteotti 70; Mira - Via Santa Caterina 4; Le Riviere - Via Santa Caterina 23; Santa Caterina - Piazza Santa Caterina 4.

Le Street Blues Band

Piazza Bovani: Davide Serini and his pocket blues band; Piazza Dante: Sam and the band; Piazza Beato Jacopo: Piero De Luca and the Big Fat Mama; Piazza Sant’Ambrogio: Edoardo Chiesa trio; Piazza Doria: Eliana Zunino trio; Walking band per le vie delle città: Pesenti String Band.

 

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