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Virgilio Pronzati

Da oltre 40 anni mi occupo d’enogastronomia come giornalista specializzato, docente in vari istituti di Stato liguri e in corsi promossi da vari Enti. Faccio parte della Commissione di degustazione vini Doc Golfo del Tigullio e Valpolcevera, nonché in quella delle Docg. Autore e coautore di vari libri sull’argomento.

Virgilio Pronzati

Wine In Sanremo: Palafiori colmo di vino 

Di Virgilio Pronzati

 

Il dr Giovanni Minetti mentre conduce la degustazione

di Pinot Nero bulgaro

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La Pressata (di cioccolato) Genovese

Di Virgilio Pronzati

Genova con Torino e Venezia è stata una tappa importante nel cammino del cioccolato. Già alcuni secoli fa nel porto di Genova, insieme alle più svariate merci provenienti da ogni parte del mondo, c’erano sacchi di semi di cacao. Romanengo nel 1780 e Viganotti, un secolo dopo hanno contribuito alla valorizzazione e diffusione del cacao e del cioccolato. Non solo. Un certo Caillier, dopo aver appreso i metodi di lavorazione del cacao da Romanengo e dalla Caffarel, dette origine all’industria cioccolatiera elvetica. Ma non dobbiamo dimenticare da dove viene il cacao. Dalla sua lavorazione è nato il cioccolato ossia “Il cibo degli Dei”. Un frutto tra i più importanti del Nuovo mondo che ricorda l’incontro culturale con le popolazioni d’America. Con queste premesse Consuelo Barilari presidente del Festival dell’Eccellenza al Femminile, evento artistico - culturale di rilievo internazionale, ha promosso un concorso tra i pasticceri e aziende dolciarie genovesi per creare un nuovo dolce di cioccolato, denominato O’ Genova Millennium dessert. Il vincitore del concorso avrebbe rappresentato Genova a Expo 2015.

                                                                                          Francesco Liotta

Durante il lungo arco di tempo del Festival dell’Eccellenza al Femminile, una qualificata giuria dopo moltissimi assaggi di dessert al cioccolato, ha scelto la Pressata Genovese. Un dolce di cioccolato dalla forma di un filone di pane, caratterizzato da frutti secchi, in particolare i pinoli, sempre presenti nei dolci locali. La motivazione della Giuria: “In una cucina come quella genovese in cui i prodotti tipici – pesto, salsa di noci, .. – sono pressati questo non poteva che essere il vero dolce rappresentativo di Genova, abbracciandone in tutto e per tutto la filosofia culinaria”.

La presentazione del dolce vincitore, la Pressata Genovese dei pasticceri Francesco Liotta ed Enrica Musante, si è svolta lo scorso 9 ottobre alla Fabbrica di Cioccolato Buffa di Genova. Tantissimi i presenti, tra cui noti pasticceri e ristoratori, gourmet e giornalisti. L’apprezzamento del dolce è stato unanime. “la Pressata Genovese – afferma Francesco Liotta uno dei due creatori - recupera la tradizione del pandolce genovese fondendola con i prodotti che hanno iniziato a transitare nel nostro porto secoli fa, come frutta secca e fave di cacao. Ci sono voluti anni per perfezionare il bilanciamento dei sapori e mettere a punto il processo di lavorazione, ma ora questo dolce è un riferimento nel panorama dolciario genovese, ed è prodotto solo qui e solo da noi. Sono lieto che possa rappresentare Genova a EXPO e nel mondo.”

 

Dopo il goloso assaggio, è seguita la proiezione di filmati sul cioccolato, la sua storia e i metodi di produzione e l’incontro con Umberto Curti sul libro A scuola di Cacao (Ed. Erga). Il premio O'Millenium Dessert derivato da Pasticceria Millenium, è un format internazionale creato dall'architetto design libanese Amira Chartouni, che nasce a Milano in occasione dell'Expo, come festa cittadina che si fonda su un concorso per la creazione da parte degli operatori dei dessert, di nuovi dolci al cioccolato, gelati, praline del Terzo Millennio.

 

 

CEP-Cuscus E Pesto all’Expo di Milano

                                                                                   di Virgilio Pronzati

                                                                                 foto di Giorgio Scarfi

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                                                                      Il tavolo con i relatori con al centro Marco Doria

 

Oltre che indispensabile per l’alimentazione umana, il cibo è la carta d’identità di un popolo. La sua storia ha radici antiche come le origini dell’uomo. Ogni piatto racconta la storia di gente e del territorio. Il cibo è un linguaggio universale. Con l’evoluzione dell’uomo si è evoluto anche il mangiare. Infatti, la civiltà di un popolo passa attraverso la tavola. Come per tutte le cose, ne è nata una vera e propria corrente letteraria.  I suoi versi sono le ricette: un lessico gastronomico.  Certamente meno forbito ma più invitante.  Un piatto ben fatto appaga i sensi.  Non solo. Oltre a tutto questo, che non è poco, è uno strumento di socializzazione e integrazione fra gente di nazionalità, cultura e religione diverse.  A darne un concreto esempio, il dr Carlo Besana presidente dell’Associazione “Consorzio Sportivo Pianacci” di Genova Prà.  Sodalizio onlus a carattere sportivo e sociale, inserito nel quartiere CEP (Centro Edilizia Popolare) che, sino ad una decina di anni fa, era uno dei punti più caldi e problematici di tutta a città, pregno di conflitti e tensioni sociali, dimenticato dalle istituzioni. Alle origini di questa situazione, la costruzione negli anni Sessanta di un grande quartiere sulle colline soprastanti Prà e Voltri, per dare alloggi ai lavoratori migrati dalle regioni meridionali. Negli anni si aggiunsero i senza tetto, disoccupati, emarginati, tossicodipendenti  e, via via, extracomunitari provenienti dal Magreb, in particolare, dal Marocco, Tunisia e Egitto.

 

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                                                                             Carlo Besana e il sindaco Marco Doria

Il tutto con pochi o niente, servizi sociali.   Di fatto, una polveriera che sarebbe potuta esplodere in qualsiasi momento.  Direte, ma il cibo come c’entra in tutto questo. Centra eccome. Carlo Besana nel 2006 realizza con l’aiuto dei soci volontari la prima edizione di un evento gastronomico -musicale che ha coinvolto i residenti d’origine araba e quelli genovesi.  Le donne di origine araba hanno preparato il cuscus, mentre le altre donne del quartiere hanno realizzato le trenette col pesto. Il tutto, diviso ma servito nello stesso piatto, è offerto gratuitamente alle centinaia di persone che hanno fatto da cornice alla festosa all'iniziativa. Di seguito, l’esibizione di artisti delle diverse culture. Nello stesso anno, l’apertura dello spazio arabo venne affidata a danzatrici che presentarono “Creuza de ma” di De Andrè in versione danza araba). Da ieri ad oggi l’iniziativa continua,  dando così al quartiere, una concreta risposta all’integrazione tra le genti del quartiere. Un risultato a dir poco eclatante, che ha riscosso non solo l’interesse  di tutta la città, ma di ottenere il prestigioso patrocinio del Padiglione Italia di Expo Milano 2015, dove il 12 settembre è stato presentato alla stampa nella Sala Meeting della Regione Liguria.   A illustrare le finalità dell’evento "CEP, ovvero: Cuscus E Pesto". Il cibo come strumento nei processi sociali tra culture diverse in una periferia di Genova, un pool di cinque persone e capitanato dal Sindaco di Genova Marco Doria.

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                                                                     La cartolina con la Ricetta Sociale

Carlo Besana, Presidente dell’Associazione "Consorzio Sportivo Pianacci", CEP - Pianacci, ha dimostrato la validità della sua Ricetta Sociale, ossia una riuscita forma d’integrazione realizzata coinvolgendo in tutte le attività, gastronomiche, ludiche  e sociali, i residenti delle diverse etnie; Hamza Piccardo, editore, scrittore e traduttore del Corano ha sottolineato come la Ricchezza della multicultura migliora i rapporti tra la gente, facendone persone più consapevoli e solidali; la signora Souad Maddahi, Membro dell'Associazione Islamica delle Alpi ha indicato come il Cuscus, il loro piatto più diffuso, sia uno strumento di Pace e Condivisione; Agostino Petrillo,  docente di Sociologia della Città presso il Politecnico di Milano, ha dissertato su come storicamente, i rapporti tra gente di nazionalità diverse, abbiano raggiunto punti d’incontro e integrazione tramite i rispettivi patrimoni alimentari; chi ha scritto, nel  racconto fatto sul  pesto, ha  ribadito come il cibo sia un linguaggio universale, unendo così culture diverse.  A concludere l’incontro coordinato brillantemente da Nicola Montese, l’intervento di Marco Doria, Sindaco di Genova.  Il primo cittadino e responsabile della città, oltre ha rimarcare le innumerevoli difficoltà a gestire una città come Genova, ha elogiato il costruttivo lavoro di Carlo Besana, aggiungendo  però, un componente nella Ricetta Sociale: le istituzioni, con in primis il Comune.  Il seguito incontro, è stato preceduto da una breve ma bella e significativa proiezione del video “Cuscus E Pesto", realizzato  al Cep di Genova Prà, in occasione della sua 7a edizione svoltasi lo scorso 25 luglio.  Alla presentazione milanese, sono state portate e distribuite, tre cartoline con tre ricette: il Pesto, Il Cuscus e una simpatica” ricetta sociale che rappresenta il lavoro nel quartiere dei soggetti protagonisti di Cuscus E Pesto.

CEP - Pianacci :  una ricetta Sociale

Ingredienti: Periferia urbana “fast food” (ricetta italiana anni’60); dosi generose di comunità operaia italiana e di origine araba; spicchi di cittadinanza attiva; scorze di associazionismo.

Preparazione

Edificate una classica periferia “fast food” italiana, anni ’60 su verdi colline contadine ancora crude e scondite; aggiungete rapidamente, a pioggia, migliaia di persone, famiglie popolari arricchite da una ampia gamma di difficoltà economiche con frammenti di rabbia miscelati con voglia di mettersi in gioco. Tenete accuratamente lontane le Istituzioni e lasciate cuocere preferibilmente in pentola a pressione. Togliete ogni servizio e rendete difficili le comunicazioni con il resto della città. Potete anche dimenticarvi della pentola, se non scoppia si formeranno diversi grumi di intelligente umanità sotto forma di volontariato, cittadinanza attiva, associazionismo. Fondete il tutto con una visione d’insieme e proposte collettive, e mettete a lenta cottura, con alimentazione calda e costante fornita dalle associazioni e dai volontari; lasciate che queste  possano condire l'impasto con gemme di pensiero cristallizzate in proposte concrete, e fate amalgamare per alcuni anni; attendete fiduciosi il coagularsi di gocce di magia. Se questo accade, servite con intenso spirito di partecipazione; é un piatto che si cucina da sé, ed ogni volta viene diverso. In questo caso tipo di ricetta, un cuoco solo potrebbe rovinare la portata …. in più si cucina, meglio è.

La vera ricetta del Pesto

Realizzata e registrata da Virgilio Pronzati e Luigi Barile e proposta nei Corsi per degustatori di pesto promossi dalla Provincia di Genova

Dosi e ingredienti per 1 kg: 30% di Basilico genovese DOP (di Prà o d’altre località della Liguria); 3% di aglio di Vessalico (comune in provincia d’Imperia); 10-12% di pinoli di Pisa prima scelta; 20-22% di Parmigiano Reggiano Dop di almeno 36 mesi grattugiato; 5% di Pecorino Sardo Dop di 15 mesi grattugiato; 1-1,5% di sale grosso marino; 24-26% di olio extravergine Riviera Ligure Dop (dolce e maturo).

Preparazione: togliere le foglie di basilico dalle piantine, lavarle e farle asciugare su carta assorbente o nella centrifuga, facendo attenzione a non schiacciarle. Porre l’aglio già mondato nel mortaio, pestarlo col pestello d’olivo o di frassino fin tanto da ridurlo in poltiglia, unire i pinoli e pestare, amalgamando così i due ingredienti. Unire il basilico e il sale e schiacciare - senza più pestare - a lungo roteando col pestello, mentre con l’altra mano si fa girare il mortaio nel senso opposto,  sino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungere i formaggi e, sempre, roteando, incorporare l’olio versato a filo. Se il pesto fosse troppo denso, diluirlo con un cucchiaio d’acqua calda della cottura della pasta.

Avvertenze: le foglie, necessariamente asciutte, non devono minimamente essere stropicciate, perché le vescicolette contenenti gli oli essenziali poste sulla pagina superiore della foglia, rompendosi, provocano un’ossidazione del colore e degli aromi, rendendo prima il pesto verde sbiadito-marrone o verde scuro, e poi con note verde-nero, dall’aroma solamente erbaceo. Il pesto fatto nel frullino elettrico, a parte che viene una salsa emulsionata simile ad una crema, scaldandosi per l’alta velocità si ossida in parte anch’esso e fa quintuplicare l’effetto piccante dell’aglio conferito  dall’allicina (solfuro di zolfo). Il mortaio era e deve rimanere un attrezzo di cucina, poiché l’aglio pestato nel mortaio non si scalda; inoltre il sale messo assieme alle foglie di basilico, sotto l’azione roteante del pestello, le sminuzza finemente e, essendo il sale igroscopico, ne rallenta l’ossidazione. I pinoli, considerandoli un’aggiunta fatta verso la fine del 1800, possono essere anche facoltativi, benché aggiungono morbidezza per il contenuto di alcuni acidi grassi, che si trovano anche nell’olio extravergine di oliva. Obbligatorio invece l’aglio, che trova perfetta armonia col basilico genovese. Chi lo toglie (Dio lo punisca) abbia l’onestà di non chiamarlo più pesto, ma semmai salsa al basilico. Infine, perché l’olio deve essere maturo e dolce? Semplice: l’olio oltre a far da solvente per le sostanze aromatiche, conferisce il perfetto amalgama, esaltando l’aroma del basilico ed attenuando il piccante dell’aglio.

La ricetta del Cuscus alla marocchina di carne

Il cuscous è senz’altro il piatto nazionale del Maghreb, cioè di Algeria, Tunisia e Marocco: questo piatto di origine berbera, è addirittura antecedente all’arrivo delle popolazioni arabe. Naturalmente, essendo un piatto base e di uso comune, esistono innumerevoli versioni regionali e familiari del cuscous, ma la cottura avviene sempre a vapore sopra una speciale casseruola, la cuscussiera, contenente uno stufato o del brodo preparato con carne di agnello o di pollo, con diverse e variabili verdure ed immancabili spezie.

Ingredienti

Carne ovina agnello 800 gr, ceci 50 g, carote 2, cipolle 2, olio 3 cucchiai, zafferano 1 bustina, pepe macinato fresco q.b., piselli 100 g, uvetta 50 g, zucchine 3, pomodori 2, prezzemolo 1 mazzetto, coriandolo fresco 1 mazzetto oppure macinato q.b., cuscus 450 g, burro 40 g, paprika 1/2 cucchiaino

Preparazione

Mettete in ammollo i ceci un giorno prima. Tagliate la carne di agnello in pezzi piuttosto grossi e mettetela nella parte inferiore della cuscussiera. Tritate le cipolle e aggiungetele alla carne, insieme ai ceci preventivamente sciacquati e scolati, le carote preventivamente pelate e tagliate a fette, l’olio, del pepe macinato al momento, lo zafferano. Coprite il tutto d’acqua e lasciate cuocere a fuoco lento per circa 1 ora; trascorso questo tempo, aggiustate di sale. Aspettando che lo stufato inizi a bollire, inumidite il cuscus con un po’ d’acqua fredda e lavoratelo con le dita, al fine di evitare la formazione di grumi, e poi mettetelo nella parte alta della cuscussiera, lasciandolo cuocere a vapore per circa 30 minuti. Poi toglietelo dal fuoco, versatelo in un’ampia terrina, spruzzatelo con dell’acqua fredda e mescolatelo con le mani per sbriciolare eventuali grumi che si fossero formati. A questo dovete aggiungere il sale assieme ad un filo d’olio, dopodiché rimettete il cuscus nuovamente nel recipiente superiore della cuscussiera, aggiungendo l’uvetta sciacquata, i piselli, i pomodori tagliati a pezzi grossolani, le zucchine tagliate a fette, il prezzemolo e il coriandolo tritati.Lasciate quindi cuocere per altri 20-30 minuti, a fuoco moderato. Prendete poi una tazza di intingolo dello stufato che si è formato nella parte inferiore della cuscussiera, e unitevi del pepe di Cajenna e della paprika, in modo da renderlo piccante in base al vostro gusto, e tenetela da parte.Versate quindi il cuscus in una grande ciotola, nella quale unirete il burro a fiocchetti e mescolerete bene fino a che si sciolga.Disponete poi il cuscus in un piatto da portata dai bordi rialzati, e nel centro, disponetevi la carne e le verdure, irrorando bene il tutto con il fondo di cottura. Portate in tavola servendo a parte la salsa piccante.

Consiglio

La preparazione del cuscus, sebbene sia semplice, richiede però una particolare attenzione e un trattamento preciso, al fine di ottenere un risultato ottimale.I granellini devono infatti risultare ben gonfi, leggeri e ben separati l’uno dall’altro, così che non si formino grumi o che la consistenza non sia pesante.Se non avete a portata di mano l’apposita cuscussiera, potete ripiegare su una pentola a vapore o un setaccio metallico che si adatti perfettamente ad un’ampia casseruola.

(link al video : https://youtu.be/zZQAojQ9Slw )

 

www.pianacci.it/CuscusEPesto_2015.htm

Lo Spumante emerso dal Mare

Di Virgilio Pronzati

 

 

Alcuni anni fa, la notizia che Pierluigi Lugano realizzò il primo spumante affinato in mare a oltre 50 metri di profondità, fece velocemente il giro del mondo.  Ne scrissero centinaia di testate, tra cui il famoso New York Times. Un fatto mediatico di straordinaria diffusione, che a parte la meritata notorietà, non tolse a Lugano l’innata modestia e obiettività. Infatti, fu un exploit maturato dopo studi e molteplici considerazioni, cioè derivato da un progetto.  Da quattro anni, dal 2011 a oggi, il suo Spumante Abissi prodotto con la stessa tecnica di “spumantizzazione subacquea”, è oggetto di lodi e critiche.  Qualche critica, non essendo come tutti profeta in patria, viene proprio dal Tigullio. Prezzo elevato ma non lo stesso sulla qualità, sono i giudizi più ricorrenti. Fortunatamente, sia nel resto d’Italia che all’estero, raccoglie positivi consensi.  Valutando i giudizi di casa nel modo più oggettivo possibile, mi viene da pensare che siano frutto di una mentalità “condominiale”.

 

E’ ormai noto che chi ottiene il successo è spesso visto con invidia e antipatia.  La realtà, come per altri emeriti produttori, è ben diversa.  Pierluigi Lugano oltre il reddito che trae dal suo lavoro, utilizza al meglio i vitigni locali, valorizzando concretamente sia l’aspetto viticolo sia tutto il territorio di produzione.  Facile fare gli spumanti con il Chardonnay, difficile farli con Bianchetta Genovese e Vermentino.  Poi, quella che sembra la nota dolente, il prezzo. Il costo delle operazioni d’immersione e riemersione è di circa 60.000 euro.   Solo il pontone è costato 500 euro all’ora, da assommare al battello d’appoggio, ai sommozzatori, ai marinai e quant’altro.  Una cifra cospicua che non lascia indifferenti, visto quanto ci vuole oggigiorno a guadagnarli.  Ci sarebbero da aggiungere altre migliaia di euro per cambiare via via, gabbie e cinghie usurate.   Non parlo a difesa di Lugano – tanto non ne ha bisogno – ma perche sono stato testimone di queste suggestive ma costose operazioni.

Per più di sei ore in piedi su un pontone, ho assistito all’operazione di recupero di 30 delle 43 gabbie (di cui sette lasciate per la Riserva) depositate sul fondo del mare di Sestri Levante, a circa 500 metri dalla costa. Le operazioni di recupero delle gabbie metalliche, sono state interamente filmate da due appassionati operatori cileni, e concluse dall’immancabile intervista a Pierluigi Lugano. In precedenza, il momento piacevole della calda giornata con un brindisi dello spumante appena emerso.  A goderne, oltre a Pierluigi, il suo amico marinaio e me, tre affascinanti signore di cui una russa, una brasiliana e Alessia Cotta Ramusino, cantante e sommelier.  A finire piacevolmente la giornata, una cena alla Trattoria Pergola Paggi di Sestri Levante, con golosità liguri abbinate ai vini della Cantina Enoteca Bisson, serviti impeccabilmente e illustrati ai numerosi clienti dalla sommelier Patrizia Agresti,  Delegata Ais per  Tigullio promontorio di Portofino.

 

Due parole sul produttore e il vino

 

Pierluigi Lugano è sicuramente un personaggio nel mondo del vino.  Senza squilli di tromba e grancassa, ma con tenacia e professionalità, si è ritagliato una solida immagine nel contesto vinicolo ligure e non solo.  Nei primi anni 70, Pier Luigi Lugano allora insegnante d’arte (pregevoli i suoi disegni e bassorilievi), s’innamora del vino. Rapidamente acquisisce informazioni sulla tecnica di produzione dei vini e della degustazione, frequentando i tre Corsi specifici organizzati dall’Associazione Italiana Sommelier Delegazione della Liguria. Non solo, dopo avere ricevuto meritatamente il Diploma di Sommelier, partecipa al Concorso del miglior Sommelier d’Italia. Dalla prima e piccola rivendita di vino situata in un vicolo del centro di Chiavari, compie il gran passo, affittando l’attuale cantina con l’annessa enoteca. Infaticabile e con le idee chiare, seleziona e vende anche ottimi vini sfusi con un più che buon rapporto qualità-prezzo.

Profondendo ancora maggiore impegno e risorse economiche, rileva la cantina-enoteca, dandogli l’attuale carisma e producendo vini liguri di qualità, in particolare del levante genovese e, in parte, spezzino. Da alcuni anni il gran salto, passando dall’acquisto delle uve, all’impianto di propri vigneti.  L’ultimo dei suoi tanti successi, Abissi: l’unico Spumante Doc della Liguria sino a qualche anno fa.  Un vino dall’aspetto brillante, di colore giallo paglierino abbastanza intenso, con perlage molto fine, fitto e continuo. Al naso si presenta intenso, persistente, fine, con netti sentori di fiori ed erbe di campo appassiti, mela renetta e lieve d’agrumi (cedro) e brezza marina. In bocca è secco, fresco, molto sapido, delicatamente caldo, di buona ed equilibrata struttura, persistente, con piacevole fondo sapido-minerale.  Quello assaggiato sul battello e non ancora sboccato, è ovviamente non perfettamente limpido, di colore paglierino scarico con netti riflessi verdolini, e con perlage fine e discretamente fitto e continuo.  In bocca è secco, molto fresco e sapido, piacevolmente minerale e iodato, di buona struttura e persistenza.  

Le bottiglie dell’annata 2013 (in totale circa 22.500) contenute nelle gabbie metalliche emerse recentemente, saranno sul mercato a ottobre-novembre di quest’anno. Circa 18.000 bottiglie da 75 cl di Spumante Doc Metodo classico Pas dosè, prodotto con uve Bianchetta Genovese, Vermentino e una piccola parte di Simixà da vigneti dell’età media di 15 anni situati a Verici e Trigoso. Della stessa tipologia: 780 Magnum e 50 Jeroboam.  Del Rosè prodotto con Ciliegiolo e Granaccia della medesima età dei vitigni e provenienza, sono state ottenute 2.800 bottiglie da 75 cl e 255 Magnum.

 

14° Edizione di Cocco…Wine

                                                                                         Di Virgilio Pronzati

                                                                                   (foto di Armando Rao)

                                          Inaugurazione del 14° Cocco...Wine con il sindaco Monica Marello (sesta da sinistra) ed altre autorità civili e militari

 

Cocconato: un bel paesino arroccato in collina e contornato da vigneti, boschi e declivi coltivati. Piccolo eden con poco più di milleseicento anime, ma vitale e animato da continue e varie manifestazioni a carattere storico religioso, sportivo, musicale ed enogastronomico.  Da quest’ultimo, sicuramente l’evento più sentito e partecipato sia dai cocconatesi che dagli abitanti dei centri vicini. Infatti, Cocco…Wine articolato su due giorni, richiama migliaia di visitatori di cui molti giovani enoappassionati, turisti stranieri e curiosi. Promossa dal Comune di Cocconato e organizzata dall’associazione Go Wine, l’iniziativa nata quattordici anni fa, è oggi una delle maggiori manifestazioni regionali più seguite e gradite dal pubblico.  Quest’edizione del 2015 tenutasi, il 5 e 6 settembre, ha superato il successo delle precedenti sia per numero di partecipanti e degustazioni di vini.

                                                                            Un momento della degustazione con giornalisti e pubblico

L’affollata strada in salita che percorre il centro storico di Cocconato, era contornata da ambo i lati, da tavole colme di vini pregiati dei produttori locali e non, golosità gastronomiche del territorio spazianti dal salato al dolce, irrinunciabili salumi e formaggi, oggetti artistici e d’antiquariato e, come ospite d’onore, la Puglia con oltre trenta etichette, tra vini bianchi e rossi, tanto apprezzati da esaurirne i campioni presenti, altri da vitigni autoctoni italiani, annoverati tra i più blasonati di altre regioni italiane. Un ideale viaggio enoico che ha unito le regioni del Nord e Sud d’Italia. Un successo meritato, costruito anno dopo anno, che poggia sulla vocazione viticola dei vigneti e della conseguente qualità dei vini dei produttori cocconatesi.  Barbera d’Asti Docg in primis e, interessanti Monferrato Rosso e Igt, ottenuti da vitigni internazionali.

                                                                                    Massimo Corrado presidente di Go Wine con cinque dei sette produttori

Il primo, tenuto conto delle diverse condizioni pedoclimatiche, possiede un bouquet fine, fruttato e varietale, pieno ma snello, persistente, di equilibrata struttura al sapore.  Un vino che invita a ribersi ma non semplice, di spiccata personalità.  Gli altri, oltre la base di Barbera e Dolcetto, son fatti perlopiù con Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah per i rossi, e Sauvignon per i bianchi.  Risultato, vini interessanti e compositi, di buona armonia e caratterizzati dal terroir. Ossia con impronta piemontese.  Per aumentare notorietà e diffusione di entrambi, Go Wine ha creato da alcuni anni, un’ulteriore interesse nell’evento: una degustazione di due o tre vini di ognun produttore, presentati da chi li ha prodotti e degustati e commentati rispettivamente, da giornalisti diversi. Il tutto alla presenza di una trentina di appassionati ma attenti partecipanti.   
In quest’occasione, i quattordici vini degustati alla Locanda Martelletti erano dei seguenti sette produttori di Cocconato: Bava con Piemonte Albarossa Rosingana 2011 e Barbera d’Asti Superiore Stradivario 2009; Benefizio di Cocconito con Barbera d’Asti 2014 e Monferrato rosso 2007; Dezzani con Barbera d’Asti Ronchetti 2014 e Piemonte Rosso 8 Bucce 2013;  Maciot con Barbera d’Asti 2014 e Vino da Tavola BiancoSauri;  Marovè con Barbera d’Asti Marovè 2014 e Piemonte Bonarda 2011; Nicola Federico con Piemonte Grignolino 2014 e Barbera d’Asti Superiore 2013; Poggio Ridente con Piemonte Albarossa Del Marusè 2013 e Barbera d’Asti Superiore San Sebastiano 2011.

                                                                           Il centro storico di Cocconato colmo di enoappasionati e turisti

A illustrare la filosofia dell’azienda e le caratteristiche organolettiche dei vini di ciascun produttore, si sono alternati i giornalisti specializzati Mario Busso, responsabile della guida Vini Buoni d’Italia, Mauro Giacomo Bertolli de Il Sole 24 Ore web e chi ha scritto.  Sulla degustazione dei 14 vini, ho espresso i miei personali giudizi.  Malgrado la problematica e negativa annata 2014, i quattro Barbera d’Asti derivati da questo millesimo, per l’impegno dei produttori (molti e tempestivi trattamenti e rigorosa selezione delle uve) si sono presentati discretamente pieni e persistenti, con sentori fruttati e vegetali. Gli altri due Barbera d’Asti Superiore, buono il 2013, ottimo il 2011.  Un po’ sottile ma piacevole e tipico il Piemonte Grignolino 2014. Entrambi interessanti e di buon livello ma diversi per struttura e annata, i due Piemonte Albarossa.  Fruttato, sapido e morbido il Piemonte Bonarda.  Già discretamente equilibrato, invitante, con note fruttate e speziate il Piemonte Rosso.  Buono, varietale, pieno e complesso il Monferrato Rosso.  Profumato, fresco, sapido e piacevolmente minerale l’unico bianco.  
Cocco…Wine è uno degli esempi vincenti di come si può fare turismo enogastronomico nel nostro Paese.  Grande soddisfazione da parte del Comune di Cocconato e Go Wine.  Sentiamo al riguardo, la giovane e dinamica Monica Marello, sindaco di Cocconato: “Siamo molto soddisfatti per la riuscita dell’evento. Ringrazio sentitamente tutti i produttori per l’impegno; è stata un’edizione siglata da una grande presenza di visitatori, in particolare di molti giovani interessati. Anche le isole del vino hanno registrato un grande successo. Il tempo ci è stato favorevole e questo certamente ci ha aiutato. Arrivederci al prossimo anno per l’edizione 2016 di Cocco…Wine”.   
Produttori di Cocconato: Bava e Giulio Cocchi Spumanti, Benefizio di Cocconito, Dezzani, Maciot, Marovè, Nicola Federico, Poggio Ridente. 
Di altri comuni: Cà del Prete di Pino d’Asti, Cantina Sociale di Castagnole Monferrato, Crotin 1897 di Maretto, Garrone Evasio e Figlio di Grana, Hollborn - Giovanni Brignolio di Moncalvo, La Bioca di Serralunga d’Alba, Produttori di Govone.  
Ospiti dell’evento: Comune di Mergozzo e la Confraternita della Nocciola Tonda Gentile di Langa. 
Le Isole del Vino: i Vini della Regione Puglia e i Vini autoctoni Italiani.
Le aziende con i prodotti tipici: Agricaseificio Cascina Aris di Monale; Valvi di Castagnole Monferrato; Apicoltura Vallera di Cunico; Sapore di una volta di Pontestura; di Cocconato: Macelleria Berruti, Bonvino, Latteria, Salumificio Ferrero, Ricci e Pasticci, Marco & Elena.  
Proloco e Borghi storici con le proprie golositàProloco: Agnolotti; Borgo Airali: Pane, robiola con tartufo, lardo macinato al Barbera d’Asti, Borgo Brina: Acciughe al verde e torta di mele; Borgo Colline Magre:Insalata di pollo, fantasia di crostini farciti; Borgo San Paolo: Pesche al Malvasia, insalata di fagioli, lingua in salsa verde; Borgo Torre: bruschetta al pomodoro, torricetti con cannella, limone e nocciole; Borgo Tuffo: Peperoni con bagna caoda, spiedini di frutta con cioccolato.

IL TIMORASSO AL MARE

 Di Virgilio Pronzati

Foto di Armando Rao

 

Due parole sul Tortonese

 

I produttori di Colli Tortonesi Doc Timorasso sul pontile dei Bagni Oasis

 

Sino a due decenni fa, il Tortonese era considerato la Cenerentola del Piemonte vitivinicolo. Tra le cause, la mancanza di grandi e blasonate cantine, i prezzi più bassi sia delle uve che dei vini rispetto alle altre zone produttrici, la gran vendita di vini sfusi in damigiane e taniche e, la mancata citazione di questi vini sulle riviste cosiddette specializzate o un certo disinteresse da parte della stampa di settore. Oggi fortunatamente le cose sono cambiate. Il merito di ciò va in primis al viticoltore Valter Massa che, col suo Timorasso, ha richiamato l’attenzione su di se, facendo non solo parlare e scrivere del territorio, ma stimolando altri produttori a produrre vini di pregio.  Oggi la qualità dei vini dei vari produttori è certamente di buon livello. Così anche il loro numero. Dai pochi produttori del passato recente, oggi sono oltre cinquanta, di cui 31 associati al Consorzio di Tutela Colli Tortonesi.

 

Strumento creato con le finalità di fornire alle aziende vitivinicole associate, i mezzi tecnici per migliorare non solo nel vigneto ed in cantina per produrre così vini di qualità, ma anche – fattore tra i più importanti – per promuoverne l’inserimento nei vari segmenti del mercato e diffondere e valorizzare l’immagine delle tre valli, Curone, Grue ed Ossola.  Da alcuni lustri i vini Doc tortonesi di vari produttori, sono inseriti sulle più importanti e seguite guide nazionali di settore.  Il Tortonese è terra di confine, crocevia strategico di antichi popoli, dove la vite è coltura millenaria.  Il comprensorio viticolo D.O.C. Colli Tortonesi presieduto da Stefano Bergaglio è costituita da trenta comuni, aventi tutti un denominatore comune: la predisposizione geologica e climatica ad ospitare una viticoltura di elevata qualità.  La superfice vitata è di circa 300 ettari con un milione di bottiglie commercializzate, di cui 70 ettari di Timorasso da cui derivano 350 mila bottiglie dell’omonimo vino.

I Vini 

La Doc Colli Tortonesi comprende 30 comuni con epicentro Tortona, in provincia di Alessandria. Undici vini che con indicazione aggiunta diventano ben 21 tipologie di vino.  Quindi un ventaglio di vini per accompagnare molteplici piatti.

 

I vini  “Colli Tortonesi” D.O.C.

“Colli Tortonesi” Bianco

“Colli Tortonesi” Bianco frizzante

“Colli Tortonesi” Cortese

“Colli Tortonesi” Cortese Frizzante

“Colli Tortonesi” Cortese Spumante

“Colli Tortonesi” Cortese Riserva

“Colli Tortonesi” Favorita

“Colli Tortonesi” Timorasso

“Colli Tortonesi” Timorasso Riserva

“Colli Tortonesi” Moscato

“Colli Tortonesi” Chiaretto

“Colli Tortonesi” Chiaretto frizzante

“Colli Tortonesi” Rosso

“Colli Tortonesi” Rosso frizzante

“Colli Tortonesi” Barbera

“Colli Tortonesi” Barbera Superiore

“Colli Tortonesi” Barbera Riserva

“Colli Tortonesi” Dolcetto

“Colli Tortonesi” Dolcetto novello

“Colli Tortonesi” Freisa

“Colli Tortonesi” Croatina

 

I Vitigni 

La coltivazione della vite nel Tortonese risale ad oltre 2000 anni fa.  Tortona, l’antica Derthona fu città dei Liguri, poi occupata dai Romani.  Sin da quei tempi, arroccata in collina, la vite era presente. Quindi la sua vocazione viticola può stare alla pari di altre di maggior notorietà. I vitigni coltivati maggiormente sono il cortese e il barbera, in minor misura il dolcetto, chiamato in loco nibiò o nebiò, il riscoperto timorasso, e altri a bacca bianca e nera, raccomandati e autorizzati nella provincia di Alessandria.

Enoappassionati mentre degustano il Timorasso

 

DOC del 1973 con modifica del disciplinare nel 7 ottobre 2011 (G.U. n°253 del 29 ottobre 2011)  -  Dati del 2013:  produzione uve 19.715 quintali;  produzione vino 3.697   ettolitri

Il Tasting

Dopo il vino scritto e raccontato, il vino bevuto.  Luca Arrigo presidente del Circolo enogastronomico l’Elefante, che da alcuni anni promuove a Genova iniziative di carattere enogastronomico, lo scorso 29 giugno ha organizzato ai Bagni Oasis di Corso Italia, una interessante degustazione di Colli Tortonesi Doc Timorasso di varie annate. In assaggio ben 55 vini prodotti da tredici aziende, con prevalenza di Timorasso.   Un vino un po’ fuori dagli schemi, di molta personalità, con sentori vegetali-fruttati, di netta e piacevole mineralità, pieno ma snello e, per un bianco, di non comune longevità. Caratteristiche organolettiche riscontrate con percezioni variabili in tutti i Timorasso.  Ovvio, che quelli più giovani marcavano sentori fruttato-vegetali, sapidità, freschezza e mineralità.  Quelli di 3-4 anni, hanno evidenziato sentori più compositi, struttura equilibrata e buona persistenza.  Di più anni, hanno espresso sentori più complessi (fiori d’acacia appassiti, frutti bianchi e agrumi quasi maturi e un po’ piacevolmente avvizziti, mentre in bocca erano secchi ma discretamente morbidi, sapidi e minerali, caldi, pieni e continui, con fondo minerale-amarognolo. Alcuni presentavano note boisè e lievi di vaniglia.  Un filo conduttore che unisce terroir e produttori.  Segno distintivo della vocazione del Tortonese.  Non solo.  Piacevoli, invitanti ma non semplici, i Barbera Superiore e Riserva e i Croatina.   Un compendio di vini quanto mai apprezzato dal numeroso pubblico sia degustandolo, che abbinato ai golosi finger food, realizzati nell’occasione da quattro valenti chef.

 

Produttori e vini presenti a Genova

AZ. AGR. FIORDALISO

Silvester 2013 - Barbera

Derthona 2013

 

AZ. AGR. LA MORELLA

I Tre Venti 2013, 2012, 2011 - Timorasso

Morella 2013 - Barbera

 

AZ. AGR. PAOLO POGGIO

Ronchetto CT Timorasso DOC vendemmia 2013

Prosone CT Rosso DOC (da uve croatina) vendemmia 2012

 

 

BOVERI LUIGI

Filari di Timorasso

Derthona

Rosato

Poggio delle Amarene – Barbera

 

CASCINA I CARPINI

 

I Carpini 2012 - Timorasso

Rugiada del Mattino 2012 - Timorasso

Brezza d'Estate 2010 -Timorasso 

Chiaror sul Masso 2011 - Timorasso Spumante

 

LA COLOMBERA

Il Montino 2013 -Timorasso

Derthona 2013

 

MARIOTTO CLAUDIO

Pitasso 2012 – Timorasso

Cavallina 2013 – Timorasso

Derthona 2013 – Timorasso

Braghè 2013 – Freisa

Montemirano 2012 – Croatina

Vho 2012 – Barbera

 

POGGIO AZ. VINICOLA

Archetipo 2012 -Timorasso

Lusarein 2013 -Timorasso Spumante

 

POMODOLCE

Grue 2008 - Timorasso

Diletto 2010 - Timorasso

Grue 2011 - Timorasso

 

RICCI CARLO DANIELE

Terre del Timorasso 2012

Rispetto 2012

Giallo di costa 2009

San Leto 2011

San Leto 2009

San Leto Riserva 2006

San Leto Riserva 2004

Elso Croatina 2007

San martino 2010

 

VIGNAIOLI DEL TORTONESE

Colli Tortonesi Cortese Frizzante Doc 2014

Colli Tortonesi Cortese Doc 2014

 

Colli Tortonesi Timorasso Derthona Doc 2013

Colli Tortonesi Barbera Superiore 2013

Colli Tortonesi Croatina Doc 2013

 

VIGNE MARINA COPPI

Sant'Andrea Barbera 2013

Favorita Marine 2012

Timorasso Fausto 2012

 

 

VIGNETI BOVERI GIACOMO

"Lacrime del Bricco" Colli Tortonesi Doc Timorasso 2013

"Derthona" Colli Tortonesi Doc Timorasso 2012

"Firangiuli" Colli Tortonesi Doc Croatina 2013

“Languria” - bianco 2014

 

 

VIGNETI MASSA

Derthona 2013

Sterpi 2012

Costa del Lugato 2012

Montecitorio 2011

Sentieri 2014

Monleale 2008

Bigolla 2004

 

Consorzio di Tutela Colli Tortonesi: Palazzo Guidobono - Piazza Arzano - 15057 Tortona (AL) - Tel e Fax: 0131 868940 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

          

 

Vini di Vignaioli Eroici

23° Concorso Internazionale dei Vini di Montagna -

Di Virgilio Pronzati

 

Tutti i giudici degustatori con il Presidente del Cervim Gaudio, la sua segretaria Biondi, e i sommelier

 

Questa ventitreesima edizione del Concorso Internazionale dei Vini di Montagna tenutosi a Sarre dal 23 al 25 luglio, ha ricordato in parte quella del 2013.  Seconda per numero di campioni rispetto a quella del 2013 ma sullo stesso piano per quanto riguarda la qualità dei vini in lizza. Sicuramente meno brillante la posizione dell’Italia che, seppur sempre al primo posto per numero di vini presentati, non abbia vinto nessuna Gran medaglia d’oro. Il nostro Paese si è posizionato solo al quinto posto nel medagliere, preceduto nell’ordine da Spagna, Svizzera, Portogallo e Francia. Dopo di noi, Germania, Turchia, Slovenia e Grecia.  A mio modesto parere, quest’esito non è dovuto alla minore qualità dei vini presentati, ma per il netto miglioramento qualitativo dei vini inviati dai quattro Paesi esteri. Le difficili condizioni orografiche delle zone vitate non sono solo in Italia ma anche negli altri stati partecipanti. Vini con caratteristiche spiccate sia al bouquet che al sapore, esclusiva essenza dei terroir di provenienza ma altresì di costi e fatiche superiori a quelli di altre zone.

 

 

Una delle cinque commissioni, presieduta dall'iberica Beatriz Soto Gondales. Il primo a destra l'enologoMichele Alessandria, direttore generale dell'ONAV

Da qui l’importanza e la necessità di questa manifestazione organizzata dal CERVIM (Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura di Montana) presieduto dal dinamico dr Roberto Gaudio, con la preziosa collaborazione dell’Assessorato dell’Agricoltura e Risorse Naturali della Regione Autonoma della Valle d’Aosta, dell’Associazione Vinea (Sierre-Svizzera), della Sezione AIS Valle d’Aosta e col patrocinio dell’OIV (Office International de le Vigne et du Vin). Infatti, è l’unico concorso del suo genere al mondo, che premia i migliori vini prodotti da vigneti di regioni montane con forte pendenza, terrazzati e di piccole isole, dei Paesi aderenti.  Ogni anno, c’è una novità tra le nazioni presenti.  Oltre Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Svizzera, Grecia e Slovenia, per la prima volta la Turchia.

 

Tra i giudici il portoghese Antonio Magalhaes tecnico del Consorzio del Porto (promo a sinistra) Presidente di Commissione Gianni Giardina

  

A giudicare i 574 campioni anonimi prodotti da 213 aziende, venticinque degustatori internazionali, selezionati anno per anno dall’organizzazione. Tre sedute d’assaggio con cinque diverse commissioni, di cui ognuna valutava poco più di 110 vini, tenutesi nel salone dell’Hotel Etoile du Nord di Verres, sede ottimale per logistica e funzionalità.  Come sempre, l’Italia con 259 vini si conferma la nazione più rappresentata, seguita in questa edizione dalla Spagna che, con 121 vini è la nazione straniera con il maggior numero di campioni partecipanti. Poi nell’ordine, la Germania con 102, la Svizzera con 58, Francia con 16, Portogallo con 11; Turchia con 3; Grecia e Slovenia con 2.  Dei centonovantuno vini premiati rispettivamente con 4 Gran Medaglie d'Oro, 62 Medaglie d'Oro e 125 Medaglie d'Argento, settantacinque italiani, rispettivamente con 20 medaglie d’oro e cinquantacinque medaglie d’argento.   A tenere alto il vessillo tricolore, la Valle dì Aosta con cinque medaglie d’oro e diciassette d’argento, seguita da Lombardia, Alto Adige, Liguria, Veneto, Trentino e Sicilia.

Il medagliere - Spagna: 1 Gran Medaglia d’Oro, 19 Medaglie d’Oro e 22 Medaglie d’Argento;  Svizzera: 1 Gran Medaglia d’Oro, 9 Medaglie d’Oro e 15 Medaglie d’Argento;  Portogallo: 1 Gran Medaglia d’Oro, 1 Medaglia d’Oro e 8 Medaglie d’Argento;  Francia: 1 Gran Medaglia d’Oro, 1 Medaglia d’Oro e 2 Medaglie d’Argento; Italia:  20 Medaglie d’Oro e 55 Medaglie d’Argento;  Germania: 12 Medaglie d’Oro e 20 Medaglie d’Argento;  Turchia: 2 Medaglie d’Argento; Slovenia: 1 Medaglia d’Argento; Grecia:  nessuna medaglia.   Interessanti per contenuto e immagine, i tredici premi speciali assegnati, tra cui per la prima volta, il Gran Premio CERVIM, seguito da altri rilevanti riconoscimenti.

 

Antonio Magalhaes con la figlia Clara e l'enologa albenganese Caterina Vio, la più giovane degustatrice del 23° Concorso Internazionale Vini di Montagna

 

A sottolineare il successo della manifestazione, l’affermazione del Presidente del Cervim Roberto Gaudio: “Non possiamo che felicitarci con il fatto che i produttori di vini di montagna e in forte pendenza continuino a manifestare forte interesse e fiducia nel Cervim, che da oltre 25 anni lavora, per attestare la qualità di questi prodotti elaborati in condizioni particolarmente difficili. Sono particolarmente soddisfatto per questa edizione che, dopo la flessione dello scorso anno, siamo tornati alla soglia dei 600 vini iscritti.”

Come sempre molto curata l’ospitalità e i buffet di lavoro nell’Hotel Etoile du Nord di Sarre, sede delle degustazioni e le gradite cene.  Quella di benvenuto al ristorante Enoteca Ad Forum di Aosta e quella tipica nell’agriturismo La Vrille di Verrayes.  Indicativa la visita e la degustazione nella Cave Coopérative La Crotta de Vigneron di Chambave.  Un piccolo gioiello: botti d’acciaio termocondizionate, barrique e tonneaux e l’assaggio di un interessante spumante, un piacevole e caratteristico Muscat secco e, su tutti, un ottimo e raro Chambave Passito.  A precedere la degustazione, la visita agli irti e ordinati vigneti di Chambave.  L’occasione di degustare tutti i vini premiati, avverrà domenica 22 novembre 2015 alle ore 11 al Forte di Bard, al termine della Cerimonia di premiazione che si terrà nell’ambito di "Vins Extrèmes".  Una due giorni dedicata ai vini d'alta quota (www.vinsextremes.it).

Due parole sul Cervim presieduto da Roberto Gaudio

Il CERVIM, Centro di Ricerca, Studi, Sostegno, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana, è un organismo internazionale creato nel 1987 sotto gli auspici dell’O.I.V., l’Office International de la Vigne et du Vin, oggi Organisation Internationale de la Vigne et du Vin, con lo specifico compito di promuovere e salvaguardare la viticoltura eroica. Il Centro, regolato dalla legge della Regione Autonoma Valle d’Aosta n. 17 del 18 agosto 2004, ha sede in Valle d'Aosta e opera da sempre promuovendo studi, ricerche e convegni e assicurando la sua presenza in tutte le sedi istituzionali e di settore ove si affrontano problematiche legate alla viticoltura, facendosi il garante degli interessi della Viticoltura di Montagna e in forte pendenza, nonché delle piccole isole.

  

Le tavole dei vini premiati

 

Paesi esteri

 

N. vini per paese

N. azienda per regione

N. vini per regione

Medaglie

 

G. oro

Oro

Argento

Svizzera

58

6

       

Vallese

 

2

42

 

6

10

Ticino

 

2

7

1

2

2

Vaud

 

2

9

 

1

3

Germania

102

36

       

Mosella

 

35

96

 

10

19

Baden Württemberg

 

1

6

 

2

1

Spagna

121

59

       

Asturie

 

3

9

 

2

1

Galizia

 

38

59

 

10

10

Isole Canarie

 

15

50

1

7

11

Pendès

 

1

1

     

Priorato

 

2

2

     

Francia

16

6

       

Banyuls

 

1

7

1

1

1

Beaujolais

 

4

7

   

1

Vaucluse

 

1

2

     

Grecia

2

1

       

Portogallo

11

5

       

Madeira

 

2

6

 

1

5

Douro

 

2

4

1

 

3

Azzorre

 

1

1

     

Slovenia

2

1

     

1

Turchia

3

1

     

2

Totali

315

115

 

4

42

70

 

 

Italia

 

N. vini per regione

N. azienda per regione

Medaglie

 

G. oro

Oro

Argento

Abruzzo

2

1

     

Alto Adige

21

9

 

3

5

Campania

8

3

   

1

Emilia Romagna

1

1

     

Lazio

4

2

     

Liguria

14

5

 

3

3

Lombardia

34

16

 

5

5

Piemonte

10

5

   

1

Sardegna

2

2

   

1

Sicilia

25

11

 

1

7

Toscana

5

2

     

Trentino

37

13

 

1

13

Valle d'Aosta

76

21

 

5

17

Veneto

22

9

 

2

2

Totale

259

98

 

20

55

 

Per vedere tutti i vini premiati, cliccare su:

http://www.cervim.org/netdownload_pup.aspx?amb=1-0-0-925-0

 

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