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L'Angolo Della Qualità

LA BOTTEGA DI ACETAIA GIUSTI PORTA A MILANO LA CULTURA DELL’ACETO BALSAMICO DI MODENA

 

Ogni domenica masterclass e degustazioni animano lo store di via Spadari a Milano

 

Inaugurata a fine 2021, la nuovissima Bottega Giusti di Milano si propone come una “galleria esperienziale” tra botti secolari e antichi oggetti dell’arte acetiera modenese, per condurre il visitatore alla scoperta della storia e della cultura dell’Oro Nero di Modena.  Un prodotto che è nella top five delle specialità alimentari DOP e IGP italiane, con un’esportazione che ne fa uno dei principali ambasciatori mondiali dell’eccellenza agroalimentare del nostro Paese: è l’Aceto Balsamico di Modena. Ma come nasce l’Oro Nero di Modena e quali le particolarità che lo hanno reso inimitabile e ricercato in tutto il mondo? Per conoscere più da vicino la storia dell’Aceto Balsamico di Modena anche fuori dalla sua città di origine ora è possibile visitare la Bottega Giusti di Milano, dove cultura e degustazione si intrecciano per fornire al visitatore un’esperienza unica.

 

Si trova nella centralissima via Spadari, a due passi dal Duomo, la nuova Bottega Giusti di Milano, il primo negozio dell’azienda fuori dai confini emiliani, inaugurato a fine 2021. Non un semplice flagship store aziendale, ma una vera e propria galleria esperienziale di 125 metri quadrati in cui il visitatore si ritrova tra gli antichi oggetti utilizzati per la produzione dell’Aceto Balsamico di Modena, come le botti secolari che costituiscono la ‘batteria’ in cui il mosto cotto prodotto da uve scelte si affinava col passare del tempo tra “rincalzi e travasi”. È in questo ambiente dal design sofisticato che, ogni domenica dalle 15.00 alle 18.00, è possibile migliorare la propria cultura in campo gastronomico seguendo la Masterclass sull’Aceto Balsamico di Modena che la Bottega propone. 

 

Mezz’ora tra storytelling e degustazione, per scoprire la preziosità di un prodotto che durante il Rinascimento è stato ribattezzato l’Oro Nero di Modena e che la maestria degli acetieri Giusti ha reso un’eccellenza che li ha visti diventare fornitori addirittura dalla “Real Casa Savoia”. La Masterclass si svolge al centro dell’ambiente, dove è stata realizzata la zona esperienziale in cui i visitatori possono intraprendere un vero e proprio viaggio sensoriale alla scoperta del lungo processo di produzione dell’Aceto Balsamico di Modena. Grazie alla presenza di una vera batteria di botti, il personale del negozio illustra l’antico metodo dei rincalzi e dei travasi, per poi procedere all’esame olfattivo del prodotto finale, alla valutazione del suo colore, e all’assaggio del balsamico che avviene sia in purezza sia in abbinamento o attraverso prodotti derivati come il Vermouth Giusti.

 

La Bottega Giusti di Via Spadari a Milano diventa quindi non solo un luogo dove acquistare le eccellenze della più antica acetaia al mondo, ma si pone l’obiettivo di diventare sempre più uno spazio di sapere volto a diffondere la cultura dell’antica tradizione acetiera, ricco patrimonio del panorama gastronomico e simbolo del territorio modenese. Partecipare alla Masterclass domenicale richiede la prenotazione attraverso il form presente sul sito Giusti: https://giusti.it/bottega/milano/

È possibile, inoltre, richiedere l’organizzazione di Masterclass personalizzate in altri giorni e orari. Per richieste: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

GRAN DEPOSITO ACETO BALSAMICO DI GIUSEPPE GIUSTI

Il “Gran Deposito Aceto Balsamico di Giuseppe Giusti” è la più antica acetaia al mondo, fondata nel 1605 a Modena ed è il brand più rappresentativo tra gli Aceti Balsamici di qualità. Oggi, la storica acetaia è guidata dalla 17esima generazione della famiglia: Claudio Stefani Giusti, porta avanti brillanti obiettivi di espansione, attraverso una gestione aziendale giovane e flessibile. La sede in un antico borgo agricolo alle porte di Modena ospita il cuore della produzione Giusti, tra cui le 600 botti storiche del 1700 e 1800 ancora in attività, e il Museo Giusti: uno spazio dedicato alla trasmissione della storia della famiglia e alla degustazione dell’”Oro nero di Modena”. I prodotti di Acetaia Giusti sono distribuiti nei corner dedicati all'interno dei punti vendita La Rinascente Milano e Roma, nelle migliori Boutique Enogastronomiche d’Italia e nelle Botteghe Giusti, nuovo format retail lanciato nel 2019, oltre che tramite l’e-shop www.giusti.it

 

 

Anna Barbon

COLOMBA ALL’ACETO BALSAMICO DI MODENA IGP FIRMATA ACETAIA GIUSTI

 

Dalla più antica acetaia del mondo un dolce classico rivisitato, per celebrare la Pasqua tra tradizione e originalità.

Due grandi tradizioni italiane, la dolce colomba simbolo pasquale e l’aceto balsamico di Modena, che Acetaia Giusti unisce per una proposta culinaria ricercata e originale per la Pasqua 2022. In aggiunta, una copertura di cioccolato fondente che ben si sposa all’Oro Nero di Modena e al morbido impasto della colomba.

 

Protagonista principale della ricetta è l’Aceto Balsamico Giusti 3 Medaglie d’Oro utilizzato non solo per l’impasto e per la macerazione delle uvette, che ne risultano piacevolmente aromatizzate e profumate, ma anche per dare una nota agrodolce alla crema di farcitura. L’impasto del dolce è soffice e arioso, capace di sottolineare la complessità aromatica del balsamico che si sposa armonicamente con le note intense del cioccolato fondente utilizzato per la copertura. Per ottenerlo, una lievitazione di 36 ore e l’uso di un lievito madre ultracentenario, mantenuto in vita e tramandato da generazioni di maestri panificatori; il tutto per conferire estrema morbidezza all’impasto e un’alveolatura fine, persistente e regolare. La Colomba all’Aceto Balsamico di Modena IGP Giusti è un prodotto di eccellenza, ottenuto con ingredienti esclusivamente naturali e di altissima qualità. Il suggerimento per realizzare una ricetta originale è di servire una fetta di colomba accompagnata da una pallina di gelato alla vaniglia, guarnita con aceto balsamico Giusti e di abbinarla a un bicchiere di Vermouth Giusti invecchiato nelle botti di aceto balsamico. “La nostra colomba è, ancora una volta, un prodotto che esalta la grande versatilità dell’Aceto balsamico di Modena IGP” racconta il CEO Claudio Stefani GiustiDa sempre la nostra azienda punta a proporre innovazione a partire dall'eccellenza della tradizione. La creazione di questa rivisitazione modenese del dolce più tradizionale della Pasqua è una sfida che ci siamo posti e che riteniamo di avere superato con grande successo”.

 

La Colomba Giusti è disponibile nello shop online www.giusti.it, nelle Botteghe Giusti di Modena, Milano e in quella di prossima apertura a Bologna, nei corner Acetaia Giusti de La Rinascente di Milano e Roma e nelle migliori boutique enogastronomiche d’Italia.

 

GRAN DEPOSITO ACETO BALSAMICO DI GIUSEPPE GIUSTI

Il “Gran Deposito Aceto Balsamico di Giuseppe Giusti” è la più antica acetaia al mondo, fondata nel 1605 a Modena ed è il brand più rappresentativo tra gli Aceti Balsamici di qualità. Oggi, la storica acetaia è guidata dalla 17esima generazione della famiglia: Claudio Stefani Giusti, porta avanti brillanti obiettivi di espansione, attraverso una gestione aziendale giovane e flessibile. La sede in un antico borgo agricolo alle porte di Modena ospita il cuore della produzione Giusti, tra cui le 600 botti storiche del 1700 e 1800 ancora in attività, e il Museo Giusti: uno spazio dedicato alla trasmissione della storia della famiglia e alla degustazione dell’”Oro nero di Modena”. I prodotti di Acetaia Giusti sono distribuiti nei corner dedicati all'interno dei punti vendita La Rinascente Milano e Roma, nelle migliori Boutique Enogastronomiche d’Italia e nelle Botteghe Giusti, nuovo format retail lanciato nel 2019, oltre che tramite l’e-shop www.giusti.it

 

Anna Barbon

Inaugurazione Cavialeria & Champagneria

L’ANGOLO DELLA QUALITÀ

di Virgilio Pronzati

 

Il profumo è sempre qualitativo, l’odore quasi mai. Di gran pregio quelli floreali e speziati. Un profumo caratterizza non solo una donna ma un momento importante e un’ambiente esclusivo. L’olfatto è il senso più completo che, se allenato, può percepire migliaia di aromi e odori. Antichissime le origini.  Il primo profumo è stato creato in Egitto 1500 A. C. In Europa fu prodotto nel 1379 da un frate chimico in Ungheria, con rosmarino, timo e lavanda in soluzione alcolica.  Oggi il settore dei profumi anche se non più al vertice degli anni passati, mantiene non solo una solida base, ma con le sue infinite fragranze trasmette sensazioni, ricordi e immagini uniche e iconiche, senza tempo. 

 

La piramide olfattiva è la classificazione delle note olfattive che compongono un profumo. Questo termine fu utilizzato per la prima volta da Aimé Guerlain, che nel 1889 utilizzò proprio una piramide per descrivere una delle sue creazioni, La piramide è una visualizzazione teorica del grado di evaporazione dei componenti e della loro persistenza. E’ costituita da tre livelli che permettono di illustrare lo sviluppo temporale della fragranza.    

 

Il Profumo del Roseto

 

 

Ecco la sua piramide olfattiva

Note di testa: peonia e camomilla 

Note di cuore: rosa damascena (con olio  essenziale naturale di rosa )

Note di fondo: peonia e legno di cedro

In sintesi, profumo floreale e composito di grande finezza, armonia e persistenza.

Flacone da 50 ml in confezione originale. Prezzo: 69 euro.  Per l’acquisto: Valentina Panno.  Tel 3472962021 - 3477408611 - ilprofumodelQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   P.iva 02748760994

 

 

Valentina Panno creatrice del profumo e laureata in filosofia,  racconta:

 

“Aristotele nell Ethica sostiene che lo scopo della vita è la felicità che in greco si scrive EUDAIMONIA, dove EU significa “bene” e DAIMON significa “demone”.  Ognuno di noi ha il proprio “demone” che rappresenta la propria aspirazione nella vita, in parole povere “ il che cosa si vorrebbe fare da grandi”. 

Ebbene, io ho trovato il mio demone a 46 anni passeggiando nel Roseto di Nervi e sentendo il profumo delle rose.

 

 

Aver creato questo eau de Parfume mi rende felice: ogni volta che ne vaporizzo la fragranza ritorno con gli occhi della mente nel Roseto e sento pace e bellezza.

Mi piacerebbe che tutti potessero provare questa sensazione.

La prima volta mi è capitato un anno fa, quel giorno in cui dissi alla mia cara amica Elisa “ ...vorrei portarmi a casa un pezzettino di questo luogo meraviglioso..”.

Da questo desiderio è nata l’idea della creazione de “ Il profumo del Roseto-Nervi”. Desideravo  che la fragranza nella sua piramide olfattiva traspirasse l’unicità delle rose presenti in questo roseto unico nel suo genere poiché affacciato sul mare.

 

 

E poi è stato tutto una catena di ispirazioni d arte che ha risvegliato in me passioni sopite da un po’ di tempo...come il dipingere la tela in acquerello che rappresenta uno scorcio del roseto e che è diventata il logo del profumo stesso...e l’ idea di accostarvi brani classici al pianoforte raccolti in un cd da me interpretati (seppure quest ultima sia ancora in fase di lavorazione e spero al più presto di riuscire ad inserire in una confezione speciale insieme al profumo).

 

 

 

Il profumo del Roseto-Nervi rappresenta una rinascita personale ma protesa alla condivisione con gli altri della bellezza.

DRAGO FORNERIA: UN VANTO DI GENOVA

 di Virgilio Pronzati

 

                                                 Vincenzo Drago e sua figlia Martina nella sala dove accolgono gli ospiti 

La storia di una città è fatta da grandi e piccoli avvenimenti, perlopiù realizzati da personaggi che la rendono ancor oggi nota nel mondo. Un tempo, come il resto del nostro Paese, fu terra di santi, poeti e navigatori. Di quest’ultimi il più illustre fu Cristoforo Colombo. Nell’arte della musica l’insuperato  Niccolò Paganini. Ma non solo. Genova dette i natali a Dogi e Papi. Poeti come Montale e statisti come Mazzini e Pertini.  

La focaccia croccante appena uscita dal formo

Anche nell’imprenditoria industriale e terziaria Genova era e rimane un polo importante. Se Genova  non l’avessero già definita La Superba non per la ricchezza del patrimonio di fastosi palazzi, ma per la forza con cui difese la sua indipendenza e la strenua opposizione alle pressioni del Barbarossa, l’avrebbero chiamata La Dolce. Alcune delle più antiche aziende dolciarie italiane sono nate e cresciute a Genova. 

La focaccia croccante nella sua confezione 

In questo ultimo decennio le aziende genovesi produttrici di alimenti lievitati hanno segnato il passo, ad eccezione di una: La Drago Forneria. Un’azienda giovane di nemmeno trent’anni che ha già raggiunto importanti traguardi. Nasce come panificio a Sestri Ponente, diventando famoso per la sua focaccia croccante ed i suoi grissini, entrambi di elevata qualità, tanto da richiamare l’interesse dalla grande distribuzione ligure che ne conferma il successo inserendone i prodotti nei vari punti vendita. Aumentando la produzione, un secondo laboratorio, passando poi all’ attuale nuovo stabilimento a Pegli. 

Classici pandolci genovesi lievitati prima di essere infornati 

Oggi la Drago Forneria è una “industria” che produce prodotti artigianali, dando lavoro a ben cinquanta dipendenti in un edificio di cinquemila metri quadrati appena fuori Pegli. Alla guida Vincenzo Drago albisolese di nascita ma di adozione Genovese. Sin dall’inizio dell’attività, Drago ha sempre avuto le idee chiare: produrre prodotti di qualità (bandendo grassi animali e mono e digliceridi) con tecniche d’avanguardia, che oltre a contenerne il prezzo, sono poi richiesti dalla GDO (Grande Distribuzione Organizzata), di cui la focaccia croccante rappresenta la punta di diamante. 

Classici pandolci genovesi appena sfornati

 

Dai pochi quintali giornalieri di dieci anni fa, la Drago Forneria è passata a 50 quintali di focaccia croccante al giorno! Un merito e una promessa. <Amando Genova - sostiene Vincenzo Drago  -  voglio far conoscere la focaccia croccante nel mondo, seguita dal panduçe ed altri di mia creazione>.  

 

 

L’imponente batteria di forni per cuocere le focacce

 

Oggi i prodotti salati e dolci spaziano dalla focaccia croccante nei vari sapori, i mitici tocchetti, grissini di estrema leggerezza anch’essi in vari sapori, pandolce classico e basso, panettone al cioccolato, mini meringhe, croissant, biscotti del Lagaccio e il Pandezêna, una ciambella d’ invitante bontà, arricchita con fichi secchi, nocciole e basilico di Prà.

Vincenzo Drago mentre controlla una confezione di focaccia croccante

 

Queste ghiottonerie oltre che trovarle alle Coop Liguria e nordovest e Carrefour, sono esportate in Germania, Olanda e addirittura nel Bahrein e in Australia. Per questo il Sindaco Bucci a insignito Vincenzo Drago  “Ambasciatore di Genova nel mondo”.

 

 

Lavorazione artigianale per il Pandezêna

 

 

La continuità della Drago Forneria, è garantita: l’entrata in azienda dei figli di Vincenzo, Martina e Alessio. Martina, laureata in Economia ma con lunga gavetta nel reparto confezionamenti, dirigerà la Drago insieme al fratello Alessio, laureando in Scienze della comunicazione, che si occuperà dalla promozione e dell’immagine.

 

 

Pandezêna pronto per essere assaporato

La Drago Forneria Genovese in numeri

Cinquanta dipendenti

Cinquanta quintali di focaccia al giorno. 

Nel 2019 ne sono stati prodotti circa 4 milioni di confezioni 

Circa 800 mila confezioni di grissini 

Fatturato: 600 mila euro del 2003 e circa sette milioni di euro ad oggi

 

 

Drago Forneria Genovese - Vico Boggiano 5 - 16156 Genova Pegli - Tel. 010 6671390

SAFEATY: NELLA TOP TEN DAL FOOD TECH 2020

Safeaty, spin off dell’Università di Pisa, nella top ten delle aziende europee del Food tech 2020 

 

La classifica è stilata annualmente dalla rivista americana “Food and Beverage technical review”

 

L’azienda spin off dell’Università di Pisa Safeaty srl, creata dalla professoressa Alessandra Guidi del dipartimento di Scienze Veterinarie, è appena stata riconosciuta tra le migliori dieci aziende europee del Food tech dalla rivista americana “Food and Beverage technical review”, che ogni anno pubblica la classifica basandosi sull'innovatività dei prodotti offerti e sulle potenzialità nel contesto attuale e futuro dell’industria alimentare.

La spin off dell’Università di Pisa ha sviluppato un sistema informatizzato destinato al management della sicurezza alimentare nel settore agrifood che ne permette una gestione da remoto. Le tecnologie digitali si stanno dimostrando sempre più importanti in questo settore ma diventano fondamentali in tempi di Covid-19 che ha costretto tutti i settori produttivi a modificare abitudini lavorative.

Il core business di Safeaty consiste in una piattaforma integrata con sistemi di rilevazione smart (IoT) per lo sviluppo, l’implementazione e la gestione dei piani di sicurezza e tracciabilità alimentare. “Il nostro è un sistema rivoluzionario, scalabile e di facile utilizzo che permette di gestire il piano di sicurezza alimentare in remoto riducendo quasi a zero l’utilizzo della carta – spiega la professoressa Guidi – Il suo punto di forza è la customizzazione, che permette all’operatore stesso di modificare il sistema al bisogno e di gestire, in tempo reale, uno o più siti produttivi attraverso un cruscotto centralizzato, visualizzando e registrando le attività da svolgere, svolte e le non conformità”.

Il Food tech è un settore in forte crescita in cui le tecnologie digitali vengono utilizzate lungo tutta la filiera alimentare, dalla raccolta alla distribuzione degli alimenti. L’Italia, grazie alla sua vocazione e tradizione alimentare e alla ricerca sviluppata in questo settore, è diventata uno dei punti di riferimento a livello internazionale. Il risultato ottenuto da Safeaty ne è la dimostrazione.

 

Francesca Ferretti

 

ALCUNI MOTIVI PER ANDARE A LOANO

 

Di Virgilio Pronzati

 

Un po’ di storia

 

 Loano vista dall'alto 

Nel territorio loanese, l'uomo visse dalle epoche più antiche. Scavi archeologici  nelle aree collinare e cittadina, hanno riportato in luce oggetti e materiali dall' età del rame in poi. Come pure l’insediamento di tribù liguri venute dall’Albenganese. Notevoli i reperti lasciati dai Romani. Resti di mosaico sono stati trovati nell’800 in zona Olivette e nelle vie cittadine. Un muro d’alcuni metri di una costruzione, tegoloni sepolcrali, lampade votive, monete romane e un mosaico pavimentale adesso conservato nel Palazzo Doria, attestano che in quell’epoca vi furono insediamenti abitativi nella piana ovest del Nimbalto, e sulle prime pendici collinari a levante.

 Fontana di Valter Valentini sul lungomare 

Nel Medio Evo, per le continue incursioni dei barbari e le scorrerie saracene, le popolazioni locali si rifugiarono sulle colline. Con l'arrivo dei Longobardi e dei Franchi si sviluppa il monachesimo Benedettino. E proprio in questo contesto che,  per la prima volta, è documentato il nome di Lovenis ossia Loano. Intorno all’anno Mille, Loano passò ai Vescovi d’Albenga e, nel 1076 ritornò ai Benedettini. Poi fu la volta dei Doria. Questa potente famiglia ne venne in possesso nel 1263 per ordine del Vescovo d’Albenga Lanfranco Dinegro. Con i Doria, Loano fa grandi progressi economici e culturali, restando quasi ininterrottamente con questa signoria, sino al 1737, quando fu venduta ai Savoia. Cinquantotto anni dopo, Loano fu a centro di un evento bellico, noto come La Battaglia di Loano. Le Armate Rivoluzionarie Francesi (Armata d'Italia) sconfiggono le Armate Imperiali Austriache (Armata di Lombardia) e Reali Sarde. Questa vittoria in territorio italiano, riportata come prima sull'Arco di Trionfo a Parigi, apre la strada a quella che sarà la Prima Campagna d'Italia condotta, cinque mesi più tardi, dalla stessa armata comandata da un nuovo giovane generale: Napoleone Buonaparte. 

La sua vocazione turistica

 Passeggiata Loano

Passando all’aspetto economico, Loano sino alla metà dell’800, attraversò un periodo florido, derivato dalla fiorente attività cantieristica e mercantile. Con la cessata attività dei cantieri navali, la città tornò a vivere sui modesti ricavi derivati dall’agricoltura e dal commercio. Se tra le due guerre Loano intravede una vocazione turistica dotandosi di colonie e alberghi, l’industria dell’ospitalità iniziò il suo lento ma crescente cammino che, dagli anni ’60, la vedrà protagonista.  

Una lunga striscia di fine sabbia dorata, un mare pulito, un clima mite anche d’inverno, alberghi e pensioni accoglienti. Il tutto contornato da verdi colline decorate da ville e casette. Un centro storico interessante, una passeggiata sul mare, piazze con fontane create da artisti, storici Palazzi Doria (oggi Municipio) e del Capitano, un seicentesco maniero eretto dai Doria immerso in un parco e cinto da mura, varie manifestazioni sportive e folcloristiche, e grandi eventi musicali di livello internazionale, sono senz’altro dei validi motivi d’interesse e richiamo

 

La cucina loanese

 

Anche se rischio di non apparire gentile e cordiale, devo affermare che la cucina locale deriva, come quella di quasi tutto l’arco delle due riviere, da quella genovese. Uniche e interessanti particolarità di Loano, la torta dolce di zucca, un tempo presente sulla tavola delle festività di fine anno e, il desueto e buono marò, un pesto a base di fave fresche, per condire pasta asciutta ed in brodo.  Ma andando per ordine, le verdue pinn-ne, gustosi ortaggi ripieni (cipolle, zucchine e melanzane) cotti in forno, ma - meglio - nel passato, fritte in fragrante e caldissimo extravergine. Frittate e torte d’erbette di campo (simile alla cappuccina), l’antica fainà, la farinata, i frisceu (frittelle con bianchetti, erbette o con baccalà, fritte nell’extravergine), i cuculi (frisceu di farina di ceci),  anciue:  acciughe in tutti i modi: crude marinate, infarinate e ripiene e fritte, e nella minestra, muscoli al verde, mandilli de saea, trofie e trofiette co-o pestu (lasagne e gnocchi e troffiette col pesto), taggiaen co-o tuccu de funzi (taglierini col sugo di funghi),  ravieu de pexu, e de carne co-o tuccu (ravioli di pesce, e di carne con ragù di carne), laxerti co-i poixi: sgombri con piselli,  purpu co-e patatte e l’aggiu:  polpo con patate e aglio, buridda di pesce e di stoccafisso. Zemin de seppie e co-e articiocche (seppie in umido con bietole e funghi secchi, e con carciofi), luassu buggiu e in tu furnu (branzino bollito e al forno),

 Fainà 

Per gli amanti della carne, cuniggiu in cassoula (coniglio alla carlona con quello che si trovava, in casseruola), pulastru in cassoula e in tu furnu (pollo in casseruola e al forno), fricassea de agnellettu co-e articiocche (spezzatino di agnelletto con carciofi), agnellu e cravettu in tu furnu co-e patatte (agnello e capretto con patate al forno), vitella co-i funzi neigri (vitella con funghi porcini), çimma pinn-a (cima ripiena: pancia di vitello farcita).  Tra i dolci, l’antica turta duçe de succa (torta dolce di zucca), bunettu (budino di latte con uova), le biscette (esse di pasta frolla con nocciole e acqua di fior d’arancio), amaretti e frutti canditi. Tutto questo ben di Dio, contrae matrimonio d’amore con i vini Doc e IGT della provincia di Savona.  Un motivo in più per venire o ritornare a Loano. 

 

La bottega delle cose buone 

 

 Da sin. Angelo e Maria Carla Romuani con il figlio Marco e una loro collaboratrice 

Ma non solo. In questa solare cittadina c'è una “bottega” particolare. Qui è il paradiso dei novelli gourmet.  Molti tipi di farine e legumi, pasta secca di rinomati pastifici, frutti freschi e secchi di tutti i tipi, olio extravergine di qualità, ortaggi freschi e in gran parte locali, birre di gran pregio, vini Doc e Docg e di ricerca e una ricca varietà di frutti canditi che troneggiano nella vetrina sul lato mare.

 Una cascata di golosi frutti canditi 

Una vera gioia per gli occhi ma ancor più il palato, che catturano la voglia di grandi e piccini.  Nel periodo che anticipa le feste di fine anno e subito dopo, venire a Loano è godere di un clima ideale, stimola a rilassarsi e divertirsi e, da non dimenticare, l'acquisto di golosità nella bottega della famiglia Romuani. 

 

TARTUFO BIANCO TUTTO L'ANNO

L’azienda piemontese Tartuflanghe ha scelto di selezionare le migliori fette di tartufo bianco, di liofilizzarle e di proporle sul mercato in 10 (dieci) esclusive confezioni.

 

 

 

 

Sono solo dieci. Non una di più e non una di meno. Stiamo parlando delle confezioni ottenute dalla liofilizzazione delle migliori fette di Tuber Magnatum Pico meglio conosciuto come tartufo bianco. Dieci eleganti vasi che contengono 85 grammi di prodotto equivalente a mezzo chilogrammo di prodotto fresco.
È finita la stagione del tartufo, ma per gli amanti questa è decisamente un’occasione unica per gustarlo tutto l’anno. A lanciare quelle che senza ombra di dubbio si possono definire “esclusive” confezioni è l’azienda piemontese Tartuflanghe che da oltre 35 anni opera in questo settore. All’interno di ciascuna confezione, rigorosamente numerata, viene riportato un racconto che illustra il prodotto.
Le fettine di tartufo liofilizzato vanno servite a fine preparazione, esattamente come il tartufo fresco. Per meglio gustarne il sapore si consiglia di adagiarle sul piatto caldo e attendere 2-3 minuti, il tempo necessario perché il calore reidrati il tartufo e gli permetta di sprigionare al meglio le sue inconfondibili note aromatiche. Da gustare su tutti i tipi di pasta, in particolare la pasta all’uovo, risotti, vellutate di verdure, fondute di formaggio, uova, patate e tutti i piatti che si sposano col tartufo.

Il prezzo di vendita al pubblico è di 2.500,00 euro.
Per informazioni sull’acquisto e/o sul prodotto: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Ezio Zigliani Press Officer 

 

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