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Recensioni

Marco Simonit: “Italiani, volete lavorare in vigna?

Marco Simonit: “Italiani, volete lavorare in vigna? Preparatevi, c’è lavoro per tutti!”

 

 

“Italiani, volete lavorare in vigna? Preparatevi, imparate, c’è lavoro per tutti!” L’appello viene da Marco Simonit, CEO di Simonit&Sirch Vine Master Pruners, che interviene nel dibattito suscitato dalla notizia che Martin Foradori Hofstätter, famoso vignaiolo di Termeno, ha addirittura dovuto noleggiare un aereo per far arrivare dalla Romania un gruppo di lavoratrici specializzate nel lavoro in vigna, non trovando personale altrettanto competente in Italia.

 

“Il problema sta emergendo in modo drammatico in questo momento di pandemia, che ha bloccato le frontiere - dice Marco Simonit- La natura non si ferma, le aziende hanno bisogno di manodopera preparata e specializzata nelle vigne e non la trovano in Italia, perché gli italiani snobbano questi lavori, nonostante si parli tanto di ritorno all’agricoltura, di lavoro green eccetera.”

 

“Dal 2009 abbiamo aperto la Scuola Italiana di Potatura della Vite ed ora i corsi sono anche on line - specifica – Per chi vuole imparare un lavoro qualificato, e quindi anche ben retribuito, ci sono tutti gli strumenti per poterlo fare. Da anni stiamo formando squadre di manodopera specializzata per le principali aziende vinicole del mondo, che ricorrono alla nostra consulenza perché sono ben consapevoli che il lavoro nei vigneti (che sono il loro grande patrimonio) non può essere affidato a personale impreparato. ”

 

“Si sostiene che dopo questa pandemia bisognerà ripartire dalla terra e dall’agricoltura, che torneranno centrali, e io sono pienamente d’accordo – continua-  Ma gli italiani sono assenti. Bisogna ricreare un “saper fare in vigna” che stanno perdendo e che viene quindi necessariamente affidato a stranieri. Cosa che ad esempio non succede in Francia, dove le capacità in vigna sono altrettanto importanti di quelle in cantina, e il personale addetto ai lavori agricoli è locale, ha una grande esperienza e preparazione ed è un valore aggiunto di un’azienda. “

 

“Voglio essere chiaro - conclude deciso -  Non è solo una questione di emergenza post Covid 19, ma un discorso più generale e molto serio, che va affrontato una volta per tutte.  Per creare un vero Made in Italy del vino, bisogna ripartire da qui, riprendendo a lavorare fra i filari. Un lavoro sostenibile, local, senza impatto ambientale, sano perché fatto all’aria aperta e, in questi tempi, anche sicuro perché è facile mantenere il distanziamento. Non posso che ribadire: preparatevi, imparate. Nelle aziende vinicole c’è lavoro fin che ne volete!”

 

Marina Tagliaferri

Barbaresco Marcarini 2017 Pertinace

La vendemmia precoce di un vino senza tempo

  

Il Barbaresco Marcarini è una delle più alte espressioni dello stile produttivo della cantina Pertinace. Uno stile classico ed elegante frutto di una grande attenzione ai vigneti, che per la MGA Marcarini vengono curati personalmente da un'unica famiglia di soci conferitori, e di processi di vinificazione e invecchiamento rispettosi del frutto e dei tempi del vino, secondo la più autentica tradizione piemontese.

Le uve destinate alla produzione del Barbaresco Marcarini provengono dall’omonima MGA, situata nel comune di Treiso, dove la cantina cooperativa Pertinace può contare su una superficie vitata di 3,60 ettari. I terreni che caratterizzano questa MGA alternano marne a strati sabbiosi, che permettono alle radici di svilupparsi in profondità e che contribuiscono a donare al Barbaresco profumi intensi e complessi.  Le viti qui crescono su alte e vertiginose pendenze, che garantiscono un’ottima esposizione ma generano serie difficoltà nella lavorazione del vigneto, che richiede tutta l’esperienza di chi tra quei filari è nato e cresciuto.La vendemmia 2017

 

L’annata 2017 è stata molto calda e ciò ha comportato una vendemmia anticipata.

Fin dai mesi invernali le temperature sono state miti. Nella stagione primaverile lo sviluppo vegetativo ha subito un’accelerazione a causa delle temperature sopra la media stagionale e alle abbondanti piogge. A partire dal mese di maggio si sono susseguite numerose giornate terse e calde, che hanno in buona misura bloccato l’insorgenza di problematiche fitosanitarie. Le temperature massime registrate durante i mesi estivi sono state sopra la media, e solo verso la fine del mese di agosto si sono presentate le tanto attese precipitazioni che hanno riequilibrato la dotazione idrica degli acini, in anticipo sui tempi dell’invaiatura.

Il mese di settembre invece ha portato temperature più fresche e significative escursioni termiche particolarmente favorevoli per lo sviluppo dei profili polifenolici nelle uve a bacca nera a ciclo vegetativo medio - lungo, come il nebbiolo. Nonostante la 2017 sia stata un’annata precoce, l’andamento climatico delle settimane precedenti alla vendemmia, con giornate calde e nottate fresche, ha permesso di ottenere un Barbaresco complesso e strutturato ma allo stesso tempo equilibrato ed armonico.

 

Barbaresco Marcarini 2017

 

 

Prodotto in sole 18.000 bottiglie, il Barbaresco Marcarini 2017 è un vino elegante, morbido e di grande piacevolezza.

La fermentazione del mosto, a contatto delle bucce, si prolunga per 12-15 giorni con frequenti rimontaggi ed energiche follature.

Dopo  40 giorni di  cappello sommerso viene effettuata la fermentazione malolattica, che precede i 18 mesi di affinamento in botti grandi di Rovere di Slavonia.

 

Il Barbaresco Marcarini si presenta di un intenso rosso rubino con sfumature sui toni del granato. Al naso i profumi sono intensi e richiamano note floreali di rose essiccate e di frutta rossa matura con sentori speziati di liquirizia, pepe e cioccolato. Al palato è strutturato, pieno e avvolgente con un’acidità perfettamente bilanciata dalla morbidezza di questo Barbaresco. Il finale è lungo e sapido e richiama gli 

aromi frutto floreali percepibili al naso.

 

Scarica la scheda tecnica

 

 

WELL COM srl

Annalisa Chiavazza 

Il Palio Dell’Agnolotto 2020

Il Palio dell’Agnolotto si trasforma in Delivery di solidarietà 

Oltrepò Pavese, 18 maggio - I ristoratori del Palio dell’Agnolotto si riuniscono per un progetto solidale sul territorio 

Un’iniziativa che coinvolge menti, mani e cuore: “Il Palio dell’Agnolotto” avrebbe dovuto tenersi il 26 aprile scorso presso la “Villa Castello Torrazzetta” (Borgo Priolo – PV), dopo il successo e i numeri delle prime due edizioni. Nato nel 2018 sotto la guida e la passione degli chef Fabrizio Ferrari e Silvano Vanzulli, sostenuto dall’entusiasmo e dalla creatività di un ampio e valido gruppo, l’evento consiste in un concorso culinario che ha come protagonista la tipica pasta fresca ripiena. Il fine è la raccolta fondi destinati allo sviluppo rurale promosso, in Etiopia, dall’associazione “Chicco per Emdibir”; la forma dell’evento consente di dare visibilità al territorio dell’Oltrepò Pavese. Per due anni, una ventina di ristoranti hanno gareggiato per cucinare il miglior agnolotto dell’Oltrepò, sottoponendosi ad una giuria composta da chef di rilievo, giornalisti e personalità di spicco del panorama enogastronomico italiano. In entrambe le occasioni, la bellissima location “Tenuta di Calcababbio” è stata visitata da 200 ospiti. 

 

E nel 2020? Il virus ha impedito la terza edizione ma non ha fermato l’inventiva e la coesione! Il gruppo ha inventato la formula speciale “Delivery”, con l’intento di regalare un momento di felicità, mediante la buona cucina, a chi in questo momento di difficoltà sta subendo maggiormente le conseguenze della pandemia. Anziani, lavoratori in stato di disoccupazione temporanea, famiglie numerose e mense caritatevoli sono tutti i soggetti che l’iniziativa vuole raggiungere. Insieme ai Comuni di Pietra De’ Giorgi, Zavattarello e Romagnese è stato organizzato un calendario di consegne a partire da lunedì 18 maggio 2020. In tempi rapidi, i volontari comunali distribuiranno 8kg di agnolotti preparati dai quattro locali partner dell’evento che han per primi aderito all’iniziativa: “Agriturismo Boccapane” (Ruino), “Agriturismo Calice dei Cherubini” (Montecalvo Versiggia), “Agriturismo Cella di Montalto” (Montalto Pavese) e “Ristorante Ad Astra” (Santa Maria della Versa). La prossima distribuzione sarà a favore del banco Caritas di Stradella coinvolgerà anche gli altri che man mano, anche compatibilmente con le riaperture, potranno rendersi disponibili. 

Il gruppo de “Il Palio dell’Agnolotto” ha riunito eccellenze del territorio come: “Corte Montini”, “La Pineta”, “Il Melo Rosso”, “Antica Trattoria Del Ginepro”, “Osteria del Giuse”, “Il Feudo Nico”, “La Pernice Rossa”, “Buscone”, “Osteria Pappa e Cena”, “Ristorante Selvatico”, “Ristorante Sasseo”.

Questa attività evidenzia la volontà di aiutare le persone più a rischio dando visibilità alle attività ristorative fortemente danneggiate dal lockdown, un’iniziativa per ricominciare a promuovere il territorio dell’Oltrepò Pavese. Il gruppo ha dichiarato: “È un modo per sottolineare l’importanza dell’unione e della comunione d’intenti a sostegno dei più deboli, ma anche l’opportunità per rafforzare le radici col nostro territorio, perché nessuno si salva da solo”. 

Francesca Zanardi

FIVI SCRIVE AI MINISTRI BELLANOVA E GUALTIERI: SUBITO INTERVENTI FISCALI A FAVORE DEI VIGNAIOLI E DELLA RISTORAZIONE

Le proposte della Federazione: IVA agevolata sul vino al 10%, emissione della fattura solo al momento dell’incasso e posticipo versamento IVA delle fatture già emesse

 

 

FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, scrive a Teresa Bellanova, Ministro delle Politiche Agricole, e a Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia e delle Finanze, affinché intervengano per sostenere il settore vitivinicolo e il settore Horeca fortemente provati dalla situazione di emergenza legata al Covid-19. Sono principalmente tre le azioni che i Vignaioli chiedono: IVA agevolata sul vino al 10%, IVA relativa alle cessioni di vino diventi esigibile al momento dell’incasso della fattura e sospensione del versamento dell’IVA relativa alle fatture già emesse da marzo

 

Il primo comma dell’articolo 6 del DPR 633/72 prevede infatti che le cessioni di beni mobili si considerano effettuate nel momento della loro consegna o spedizione. Alla luce della situazione che ha portato alla sospensione di tutte le attività di somministrazione, tenuto conto che la loro ripresa ed il loro ritorno a livelli economici pre-pandemia saranno incerti, difficoltosi e lunghi, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti ha chiesto ai Ministri che, fino al 31/12/2023, l’IVA relativa alle vendite di vino all’Horeca sia esigibile solo al momento dell’incasso delle fatture e non al momento della consegna o della spedizione. La richiesta, quindi, è che anche la fattura sia emessa solo dopo aver incassato il corrispettivo dovuto.

 

Per le vendite già effettuate, da marzo in avanti, e per le quali è già stata emessa la relativa fattura di vendita, la FIVI richiede che l’IVA sia considerata “in sospeso” (come avviene per le cessione alla Pubblica Amministrazione) e che diventi esigibile soltanto all’atto dell’incasso della stessa precedentemente emessa. Inoltre FIVI per favorire l’acquisto di vino e per sostenere il settore vitivinicolo, ha chiesto anche che, fino ad almeno il 31/12/2023, l’aliquota IVA non sia quella ordinaria del 22%, ma quella agevolata del 10%.

 

Anna Sperotto

 

FIVI - Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti
La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) è un'associazione nata nel 2008 con lo scopo di rappresentare la figura del Vignaiolo di fronte alle istituzioni, promuovendo la qualità e autenticità dei vini italiani. Per statuto, possono aderire alla FIVI solo i produttori che soddisfano alcuni precisi criteri: "Il Vignaiolo FIVI coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta". 

Attualmente sono circa 1300 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 13.000 ettari di vigneto, per una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. Quasi 95 sono i milioni di bottiglie commercializzate e il fatturato totale si avvicina a 0,8 miliardi di euro, per un valore in termini di export di 330 milioni di euro. I 13.000 ettari di vigneto sono condotti per il 51% in regime biologico/biodinamico e per il 49 % secondo i principi della lotta integrata.

IL COVID - 19 RIDIMENSIONA L’OTTIMA ANNATA DELL’ACETO BALSAMICO DI MODENA IGP

Il 2019 ed il primo trimestre 2020 trainano un comparto in piena espansione: oggi gli effetti della pandemia costringono ad una battuta d’arresto l’ambasciatore dell’agroalimentare italiano per esportazioni. L’importanza della concertazione tra Istituzioni e mondo produttivo per gestire la ripartenza

 

L’anno 2019 è stato un anno positivo per l’Aceto Balsamico di Modena IGP, dopo un 2018 di difficoltà provocati da una campagna viticola molto problematica. Lusinghiere performance ne hanno infatti contraddistinto il 2019 ed il primo trimestre del 2020, permettendo di recuperare il terreno perso e rientrare nel trend consolidato degli ultimi anni.

I volumi di produzione e fatturato sono cresciuti considerevolmente in tutti i Paesi del mondo in cui esso è presente. Il livello produttivo nell’anno da poco conclusosi è infatti arrivato a sfiorare quota 96 milioni di litri certificati, segnando un + 6% rispetto all’anno precedente, riportando il valore del fatturato alla produzione stimato oltre ai 390 milioni di euro e quello al consumo vicino al miliardo di euro.

I primi mesi dell’anno in corso erano partiti bene confermando il trend positivo, ma poi, anche per il comparto del Balsamico, sono arrivate le scure delle pandemia. Anche questo prodotto infatti, il primo nell’agroalimentare italiano per quota di esportazioni, non è rimasto indenne agli effetti causati dall’emergenza sanitaria indotta dal Covid - 19.

 

“Come buona parte del settore agroalimentare – spiega il Direttore del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP Federico Desimoni - anche quello dell’ABM non si è fermato, le aziende hanno potuto operare, seppure in condizioni complesse e di grande preoccupazione ottemperando alle richieste del mercato. Le vendite rimaste costanti della distribuzione – aggiunge - hanno sostenuto l’andamento generale del settore, ma un’importante segmento del mercato quale quello dell’ho.re.ca. ed in generale del consumo fuori casa, ha subito un blocco totale in tutto il mondo con conseguenze molto pesanti per un elevato numero di aziende”.

 

A livello di distribuzione organizzata, nonostante i consumi reggano, diminuisce l’incidenza dei prodotti premium e anche la proiezione dei dati dei prossimi mesi è molto incerta perché fortemente legata alle tempistiche della ripresa del segmento del consumo fuori casa.  

“Nel primo quadrimestre – riprende Desimoni - circa il 50% delle aziende ha affrontato un andamento negativo rispetto a quello dell’anno precedente, il 30% di cali molto significativi e preoccupanti fino ad arrivare ad un gruppo di aziende che ha sostanzialmente visto il proprio business azzerato”.

A giocare un ruolo imprescindibile nelle buone prestazioni dell’Aceto Balsamico di Modena IGP nel 2019 e nel primo trimestre 2020, come sempre sono state le esportazioni in oltre 120 Paesi di tutto il mondo, in particolare Stati Uniti, Germania, Francia ma anche i mercati del Far East, con Giappone e Corea del Sud in testa. Intanto, in attesa della fine dell'emergenza, il settore chiede interventi legislativi e provvedimenti di natura generale come contributi per il sostegno dell’ammasso privato, lo strumento del pegno rotativo per facilitare l’accesso al credito bancario e l’investimento di fondi importanti per un progetto di rilancio e promozione del segmento ho.re.ca. dedicato precipuamente ai prodotti DOP e IGP.

“In questo contesto il Consorzio – spiega il Presidente Mariangela Grosoli - individualmente e in collaborazione con altri Consorzi di tutela e con l’associazione di rappresentanza del mondo dei prodotti DOP e IGP, OriGin Italia, ha avanzato richieste ad istituzioni nazionali, regionali e provinciali perché vengano quanto prima predisposti strumenti economici e finanziari a sostengo del settore e specificamente delle aziende che versano in stato di crisi. Per i propri soci – continua - il Consorzio sta studiando la possibilità di sostegni diretti, la predisposizione di strumenti per facilitare l’implementazione dell’e-commerce e piani specifici di promozione e comunicazione e, in prospettiva, sta pianificando strategie di rilancio del turismo territoriale e della vendita diretta in azienda. A di là dell’aspetto economico che avrà inevitabilmente risvolti anche importanti sul settore – conclude - la crisi all’interno di esso potrà essere vista come occasione per analizzarne i punti di forza e le criticità, al fine di ritrovare lo spirito consortile e la capacità di tornare ad esprimere valori collettivi e territoriali, ma pure dare dimostrazione della solidità delle aziende, della professionalità e della flessibilità della propria classe imprenditoriale”.

Nel frattempo, il prodotto che non viene commercializzato rimane a maturare nelle botti. E a tal proposito, per il settore, un sostegno economico da riconoscere a chi decide di prolungare la fase di affinamento e invecchiamento del prodotto sarebbe di grande utilità. Tutte le aziende in questione sono iscritte al sistema di certificazione interamente digitalizzato, e non avrebbero alcun problema a fornire dati precisi e certificati, che attestino il prolungamento di tale periodo oltre i minimi previsti dal disciplinare. Indicando con precisione le quantità e i lotti di prodotto sottoposti a tali misure.

 

Ufficio Stampa Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP

Marte Comunicazione snc di Marzia Morganti Tempestini & C.

Tel. 335 6130800 mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.consorziobalsamico.it

AIUTA LA COMUNITA' DI DON ANDREA GALLO

 

 
Comunità San Benedetto al Porto
 

 

 

Scriviamo queste righe per dire GRAZIE a tutti coloro che ci stanno, chiamando, scrivendo, aiutando, sostenendo.
 
Ieri sarebbe ricorsa la festa della Comunità San Benedetto al Porto fondata da Don Andrea Gallo, abbiamo sempre trascorso le settimane e i giorni antecedenti questa data preparandoci ad accogliere gli amici, le famiglie, le persone provenienti da tutte le nostre comunità per festeggiare insieme.
Il tema centrale della Festa è sempre stato il lavoro che da a tutti dignità, speranza e coraggio soprattutto a chi esce da un momento di difficoltà o fragilità personale e a chi giunge nuovo nel nostro paese.
Oggi più che mai il nostro pensiero e la nostra solidarietà sono rivolti a chi un lavoro non lo ha, a chi lo ha perso, a chi rischia di perderlo, a chi non sa se potrà riaverlo, a chi si sta mettendo al servizio di coloro che sono maggiormente in difficoltà.
In questo momento di enorme crisi,ciò che abbiamo fatto nelle settimane passate e che continueremo a fare con sempre maggiore impegno è sostenere i bisogni delle persone consegnando pacchi alimentari , orientandole verso le disposizioni straordinarie previste dai decreti , raggiungendo in strada i più invisibili ,ascoltando i loro bisogni, accogliendo e tutelando le persone in comunità.
Vogliamo costruire un futuro diverso, ecologico, paritario e dignitoso dove la sanità pubblica sia davvero garantita e di tutela per tutt*!
vOGLIAMO IL REDDITO DI CITTADIANZA UNIVERSALE E LA CANCELLAZIONE DEL DEBITO.
Comunità San Benedetto al Porto
#Distantimaumani
 
 
 
 
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PRIMO MAGGIO, FIPE: “LAVORATORI TRADITI DALLO STATO. NON C’È NULLA DA FESTEGGIARE”

 

 

Roma, 1° maggio 2020 – “Questo primo maggio non c’è proprio nulla da festeggiare. I lavoratori e le imprese sono stati traditi dallo Stato e dalle banche  che, in un momento di difficoltà senza precedenti, hanno dimostrato di non essere all’altezza della situazione, non riuscendo a dare risposte rapide ed efficaci. L’integrazione del fondo salariale promesso per aprile è ancora un miraggio. I prestiti garantiti alle imprese sono fermi al palo. E la cassa integrazione rimane una chimera per milioni di lavoratori. Basti pensare che in Lombardia, cuore produttivo del Paese ed epicentro del disastro, solo 40 imprese hanno ricevuto i fondi da distribuire ai dipendenti. È questo il rispetto che lo Stato ha per chi lavora?”.

Non fa sconti Aldo Cursano, vicepresidente vicario di Fipe – Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, in occasione della festa dei lavoratori. Una posizione dura, dettata dall’esasperazione che contraddistingue imprenditori e dipendenti del settore della ristorazione e del fuori casa, costretti a rimanere chiusi per un altro mese, con gli aiuti economici che tardano ad arrivare.

“Ci avevano promesso una sburocratizzazione e uno snellimento delle procedure – prosegue Cursano –. Andate a spiegarlo ai nostri lavoratori che devono fare la spola tra la Regione e la banca con decine di documenti per accedere alla cassa integrazione. È una situazione insostenibile ed esasperante.
Rimpiango i tempi in cui il primo maggio ci si scontrava duramente con i sindacati che volevano costringere il mondo del commercio e dei servizi a stare chiusi per la festa del lavoro. Scommetto che oggi persino loro sarebbero favorevoli ad aprire, pur di lavorare”.

 

Andrea Pascale

 

 

 

CORONAVIRUS, IL GRIDO D’ALLARME DI FIPE ARRIVA ALLA CAMERA

 

 

Roberto Calugi: “Da un nostro sondaggio, solo l’1,4% delle imprese ha ottenuto prestiti. Servono subito i contributi a fondo perduto e un piano condiviso per ripartire”

 

Roma, 29 aprile 2020Cinque critiche al governo su quanto fatto fino ad ora e cinque proposte per venire incontro alle esigenze del mondo della ristorazione e dell’accoglienza. È questo il bilancio dell’intervento del Direttore generale di Fipe – Federazione italiana dei Pubblici Esercizi, Roberto Calugi, in audizione davanti alle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera dei deputati, impegnate nell’esame del Dl Liquidità. Venti minuti per riepilogare cosa non ha funzionato dopo il lockdown imposto a 300mila imprese e chiedere un’inversione di rotta per salvare un settore che conta 300mila imprese, oltre 1 milione di lavoratori e che rischia di chiudere il 2020 con 34 miliardi di euro di perdite complessive.

“A due mesi dal blocco delle attività – sottolinea il Direttore generale - solo l’1,4% delle imprese italiane della ristorazione è riuscito ad accedere al credito bancario garantito dallo Stato e questo, insieme al mancato arrivo ai lavoratori dei soldi degli ammortizzatori sociali è il motivo per cui il clima di sfiducia e preoccupazione si sta diffondendo a macchia d’olio. Ciò che vorremmo è che il governo dimostrasse quell’attenzione e quell’orgoglio per il comparto della ristorazione e del turismo italiani. Noi abbiamo messo sul tavolo le nostre richieste e ci aspettiamo risposte puntuali nel merito. Noi oggi sappiamo solo che non apriremo fino al primo giugno, niente sappiamo di aiuti concreti e a fondo perduto per le nostre imprese.”.

LE PROPOSTE

In sintesi, le principali richieste della Federazione italiana dei Pubblici Esercizi all’indirizzo di governo e parlamento:

  •        Prevedere contributi a fondo perduto per il settore, parametrati alla perdita di fatturato durante le 14 settimane di chiusura;
  •        Disporre una moratoria sugli affitti e le utenze per le aziende e i rami d’azienda;
  •        Esentare le imprese dal pagamento delle imposte locali e nazionali, in particolare Imu, Tasi e Tari, per il periodo di chiusura;
  •        Estendere gli ammortizzatori sociali a tutta la durata della crisi, fino al momento in cui le imprese non potranno tornare a operare a regime;
  •        Predisporre un piano chiaro e condiviso per le riaperture. 

“L’ultimo punto non deve essere sottovalutato – spiega Calugi - gli imprenditori devono sapere quali saranno le misure di sicurezza che dovranno utilizzare e quali i criteri per il distanziamento. Senza queste informazioni come si fa a capire se è conveniente o meno aprire? Noi abbiamo predisposto un protocollo di sicurezza che abbiamo inviato alle istituzioni, aspettiamo delle risposte”.

LE CRITICHE

  •        Attualmente, su un campione di 780 imprese del mondo della ristorazione, dei catering e dei locali notturni, solo 10 attività sono riuscite ad ottenere un prestito dalle banche, mentre il 36% degli imprenditori si è sentito rispondere che ci vorranno almeno altre 4 settimane.
  •        Il secondo problema è rappresentato dagli ammortizzatori sociali: ancora nessun lavoratore ha ottenuto alcuna forma di sostegno al proprio reddito.
  •        Preoccupa anche il tema degli affitti, affrontato attraverso il credito d’imposta ma limitatamente al mese di marzo. Così come preoccupano gli adempimenti fiscali che al momento sono stati solo posticipati ma non annullati.
  •        L’ultimo problema sollevato è quello della riapertura, con la data slittata senza alcun confronto con le associazioni di categoria, ma soprattutto senza che sia stato comunicato alcun piano per la sicurezza sanitaria ed economica delle imprese. 

“Complessivamente non ci siamo, – conclude Calugi – si è intrapresa la strada dei prestiti garantiti, appoggiandosi al sistema bancario e questo si è rivelato un errore, soprattutto per imprese piccole e medie come quelle della ristorazione che vivono di cassa. Non tutto è perduto ma occorre fare presto e invertire subito la rotta, attraverso contributi a fondo perduto a compensazione delle perdite e un piano serio e condiviso sulle riaperture”.

 

Ufficio Stampa FIPE

Andrea Pascale, 393 8138965, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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