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IL GELATO ARTIGIANALE FA GOLA ANCHE D'INVERNO

 

 

Fipe Presenta a Sigep la “Guida di business della gelateria” e i dati di un comparto da 4,2 miliardi di euro e 74mila occupati diretti

  

  •        Il 43% delle 39mila gelaterie dello stivale si concentra nel sud e sulle isole. Quattro attività su dieci rinunciano alle chiusure invernali e restano aperte 365 giorni l'anno.
  •        Il 62% degli intervistati ha una gelateria di fiducia, ma se deve provarne una nuova si affida soprattutto al passaparola. A pesare sul giudizio c'è la qualità delle materie prime utilizzate e la presenza o meno di un laboratorio all'interno del locale.
  •        Nella scelta dei gusti, c'è poca fantasia: la maggior parte dei consumatori sceglie sempre gli stessi. I più gettonati sono cioccolato, fragola e nocciola.

 

Quella degli italiani per il gelato artigianale è una passione che non conosce stagioni. La domanda pressoché costante da parte dei consumatori sta spingendo sempre più locali ad accorciare il periodo di chiusura invernale e restare aperti 12 mesi l'anno.

A certificarlo sono i dati raccolti da Fipe, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, inseriti all'interno della “Guida di business della gelateria” presentata oggi a Rimini in occasione della 41esima edizione di Sigep, il Salone internazionale della gelateria, pasticceria, panificazione artigianale e caffè, dove Fipe è presente con un apposito spazio espositivo.

 Un vero e proprio manuale di 9 capitoli e 250 pagine che parte dalla fotografia della situazione attuale e analizza un comparto del fuori casa italiano il cui valore complessivo supera i 4,2 miliardi di euro. “Quello del gelato – sottolinea il Presidente di Fipe Lino Enrico Stoppaniè un settore estremamente vivace nel quale la qualità, non solo del prodotto ma anche dell’imprenditoria, è sempre più decisiva per il successo. Un mercato in espansione, un prodotto sempre più apprezzato, ma un comparto caratterizzato da forte turnover, concorrenza agguerrita e margini ridotti. È proprio in contesti come questo che conoscere il mercato, sviluppare un modello di business credibile e impegnarsi ad innovare diventa decisivo per assicurarsi prospettive di successo imprenditoriale.  In questa nuova Bussola di Fipe si offrono prima di tutto una mappa di contesto, e poi tante indicazi oni operative per chi vuole investire in questo settore, o per chi vuole ripensare il suo posizionamento e ricercare occasioni di innovazione commerciale nel settore del food italiano, affrontandolo nel suo complesso con una visione professionalmente strutturata”.

UN TRAINO PER IL SUD

Quello del gelato è un business che affonda le proprie radici in particolare nel sud Italia e sulle isole. E' qui che si trova infatti il 43% delle 39mila gelaterie sparse per lo stivale.

Un'eccezionale fonte di lavoro, visto che l'intero settore, complessivamente, occupa in maniera diretta oltre 74mila persone e genera un fatturato complessivo di 4,2 miliardi di euro.

 

IN GELATERIA 365 GIORNI L'ANNO

I dati presentati nella Guida certificano come il 37% delle gelaterie lavori ormai tutto l'anno, tanto da rinunciare alle tradizionali chiusure stagionali. Un'attività su quattro, al contrario, sceglie comunque di chiudere i battenti durante il periodo invernale, in particolare tra novembre e gennaio.

Per quanto riguarda le abitudini dei consumatori, invece, la voglia di gelato si concentra soprattutto nel pomeriggio: l'81,8% degli intervistati da Fipe si concede un cono o una coppetta come spuntino pomeridiano, mentre per il 66% del campione, si tratta di un ottimo dopocena. Poco meno di un italiano su quattro sceglie il gelato come alternativa al pranzo (22,3%) o alla cena (24,9), e solo il 16% degli intervistati si lascia tentare già nelle prime ore della mattinata.

 

GELATO ARTIGIANALE, PASSIONE NAZIONALE

Con il passare degli anni i palati degli italiani si stanno facendo sempre più fini, tanto è vero che sempre più persone, in particolare uomini over 65 residenti al sud o sulle isole, dichiarano di mangiare esclusivamente gelato artigianale. Ma cosa significa gelato artigianale? Per il 79% dei consumatori si tratta di un prodotto preparato con materie prime fresche, mentre per il 65% degli intervistati è quello che si trova nelle gelaterie dotate di un proprio laboratorio. Quel che è certo è che nell'88% dei casi quello che si ricerca quando si sceglie un gelato artigianale è un perfetto connubio tra qualità e gusto.

 Per questo il 95% degli intervistati predilige negozi specializzati: non pasticcerie o bar, insomma, ma gelaterie “pure” che quindi offrono soltanto questo tipo di prodotto.

Una garanzia di qualità, appunto, che si traduce in un'elevata capacità di fidelizzare i clienti.

Il 63% delle persone dichiara infatti di avere una propria gelateria di fiducia, in cui è possibile trovare un prodotto genuino (66,8%) e un vasto assortimento di gusti (33,2%).

Quando capita di dover cercare una gelateria nuova, solo un italiano su tre si affida ai social network. La percentuale sale a sfiorare il 38% se si considera chi cerca consigli su TripAdvisor o su Google. A farla da padrone resta il passaparola: l'89,9% delle persone si fida infatti dei suggerimenti dei propri conoscenti

SUL CONO VINCE LA TRADIZIONE

Quando entrano in gelateria, gli italiani si scoprono conservatori: le creme vincono di misura sulla frutta, ma in generale ognuno sceglie sempre gli stessi gusti. Sul gradino più alto del podio, con il 21,8% di preferenze, troviamo il cioccolato, tallonato dalla fragola (21,3%) e dalla nocciola (20,2%). Medaglia di legno per il limone, fermo al 19,5%, che stacca comunque di oltre 6 punti percentuali il pistacchio.  

 

 

Andrea Pascale, 393 8138965, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

FINE ANNO ECCEZIONALE SUL LUNGOMARE A RECCO

 

30 dicembre “Il Re degli Ignoranti” tribute show ad Adriano Celentano

31 dicembre capodanno con il cabaret di Antonio Ornano

 

Sarà un lungo fine anno quello di Recco, che inizierà il 30 dicembre alle ore 20,30 con il grande spettacolo musicale organizzato dal Comune di Recco “Il Re degli Ignoranti” tribute show dedicato ad Adriano Celentano. Maurizio Schweizer è l’anima della cover band, abilissimo artista che, aiutato da una grande somiglianza sia per la gestualità che il profilo vocale, con abiti di scena identici a quelli utilizzati dal “molleggiato”, ne accende lo spettacolo divertendo ed emozionando con le canzoni del mitico “Molleggiato.

 

La sera di San Silvestro, una Festa di Tutti

La sinergia tra Ascom, Civ Recco On Line e Comune di Recco, Pro Loco, Croce Verde, Ristoratori, Consorzio della Focaccia, Attività e Locali principalmente della Passeggiata Mare ma non solo, ha permesso l’organizzazione di questa straordinaria Festa per salutare il Nuovo Anno. I festeggiamenti avranno inizio verso le 21,30 con l'attore e presentatore Andrea Carretti che con la sua simpatia condurrà la serata insieme al DJ Roby Pinna che avrà il compito di far ballare e cantare tutti i presenti. Durante la serata ci sarà occasione di divertirsi con giochi e premi messi in palio grazie alla generosità delle attività commerciali reccheline.

 

La serata vivrà il momento clou verso le 23:15 quando salirà sul palco la comicità di Antonio Ornano fino al countdown della mezzanotte. Il comico genovese sarà padrone del palco con una seconda parte del suo personale show anche dopo la mezzanotte e insieme a Roby Pinna ed Andrea Carretti si potrà continuare a ridere, ballare e giocare. Grazie alla disponibilità di alcuni dei principali locali della Passeggiata Mare ci sarà un piccolo punto ristoro e con il prezioso aiuto della Pro Loco, durante tutta la serata e a mezzanotte sarà offerto un brindisi.

 “Ci auguriamo che possano veramente accorrere in tanti, recchelini e non, per festeggiare insieme l'arrivo del 2020 che, grazie alla rinnovata coesione tra Comune, Associazioni, Consorzi, Commercianti e Cittadini, deve presentarsi come l'anno del rilancio della nostra bella città”, dicono con soddisfazione la Presidente ASCOM delegazione di Recco Alice Diena e Manuela Francalanci Presidente CIV Recco On Line.

 

Entrambe le serate sono ad ingresso libero.

 

 

p. CIV Recco On Line

Ufficio stampa e comunicazione

Daniela Bernini

Dimensione Riviera Promozioni

Recco (GE) via XXV Aprile 14

Tel.: 0185730748 - 3357274514

 

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Parma Capitale Italiana Della Cultura 2020

 

 

11, 12 e 13 gennaio si inaugura con mostre, concerti, teatro ed eventi di piazza

 

L’anno di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 (www.parma2020.it) prende ufficialmente il via con un’inaugurazione lunga tre giorni: sabato 11, domenica 12 e lunedì 13 gennaio.

In programma: l’11, People of Parma, una parata in giallo per le strade della città con tutta l’energia della cultura; il 12, al Teatro Regio la cerimonia istituzionale con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella; il 13 un affascinate Viaggio nella città d’oro. Nei tre giorni l’inaugurazione di tre mostre: Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo; Noi, il Cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile e Parma è la Gazzetta. E ancora letteratura contemporanea con Stefania Auci e Gianrico Carofiglio; concerti e musica fiore all’occhiello della città. 

Ancora, la cultura arriva fino ai luoghi più lontani dal centro con Sulla Linea della Cultura: Fermate per tutti. Sabato e domenica Verdi Off ed il Teatro Regio portano la musica, energia e creatività sulle linee degli autobus cittadini, all’Ospedale dei Bambini, negli Istituti Penitenziari di Parma, nelle Case per Anziani e nei dormitori della città. 

Infine, durante la tre giorni, tre luoghi simbolo della città saranno animati da videomapping che il Comune dona alla città in occasione della tre giorni: piazza Garibaldi vedrà protagoniste “Le PAROLE della cultura”, mentre Piazza Duomo sarà accesa da “TEMPUS. Il tempo del lavoro” una proiezione multimediale sulla facciata della Cattedrale, entrambi prodotti da Kifitalia, Idea Factory e Cantiere Idea; in piazzale della Pace #22.2.22 VIDEO MAPPING PER IL MONUMENTO A VERDI, curato da Karmachina e prodotto dal Teatro Regio di Parma. 

Sabato 11 gennaio 

Alle 11 inaugura Noi, il Cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile, la mostra prodotta da Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition in collaborazione con National Geographic Italia, per promuovere la cultura della sostenibilità alimentare e diffondere buone pratiche su cibo e ambiente. L’esposizione è composta da tre sezioni: alla Galleria San Ludovico un percorso pensato per interagire con i visitatori attraverso esperienze multimediali, allo Spazio A laboratori dedicati agli studenti e sotto i Portici del Grano una selezione di fotografie di grandi autori. Apertura dal 12 gennaio al 13 aprile, con ingresso libero. 

Nel pomeriggio, dalle 16.30, le vie del centro storico vedranno sfilare People of Parma, una grande parata inaugurale dove la “nazione Parma” – come la chiamava Attilio Bertolucci – accoglie l’energia della cultura proveniente da tutte le città d’Italia portando in corteo parole e immagini. A seguire il discorso del Sindaco Pizzarotti, il lancio del jingle di Parma 2020 composto dal cantautore e pianista Raphael Gualazzi e un videomapping in cui saranno protagoniste le parole della cultura e le persone in piazza, in un iconico dialogo partecipativo.

Per la serata due appuntamenti con al centro la grande musica: alle 19, l’Accademia del Carmine del Conservatorio Arrigo Boito eseguirà il concerto Gran Partita di Wolfang Amadeus Mozart, all’Auditorium del Carmine; alle 21 la musica si sposta all’Auditorium Paganini, con 24 Capricci per violino solo di Niccolò Paganini eseguito dalla Filarmonica Arturo Toscanini, sotto la direzione di Roberto Molinelli e con Yury Revich al violino (ingresso a pagamento).

Domenica 12 gennaio 

Si comincia con la letteratura: alle 11 al Teatro Due, nell’incontro Il ruggito della storia la giornalista Alessandra Tedesco dialoga con la scrittrice Stefania Auci, autrice del bestseller “I Leoni di Sicilia. La Saga dei Florio”.

Alle 16.30, al Teatro Regio si svolgerà la Cerimonia istituzionale di apertura di Parma Capitale Italiana della Cultura, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (ingresso su invito).

Il pomeriggio prosegue con la musica del Quintetto d’archi I Musici di Parma con il concerto Arie e fantasie Verdiane, alle 18 alla Casa della Musica, a cura del Comitato per San Francesco del Prato.

Alle 18.30 a Palazzo del Governatore inaugura, alla presenza del Presidente Mattarella, la mostra Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo (ingresso su invito).

Nata da un’idea di Michele Guerra, e curata da Antonio Somaini con Eline Grignard e Marie Rebecchi, l’esposizione, prodotta da Solares Fondazione delle Arti con il Comune di Parma, è una riflessione sul ruolo che hanno avuto e hanno tutt’oggi i media nel modificare la nostra percezione del tempo e dello spazio, il nostro vedere, sentire e interagire con ciò che ci circonda. Cinema, video e videoinstallazioni proposte come vere e proprie “macchine del tempo”, grazie alla loro capacità non solo di registrare e riproporre fenomeni, ma anche di manipolare il flusso temporale. Accompagna la mostra, aperta dal 13 gennaio al 3 maggio, il catalogo edito da Skira con testi di: Emmanuel Alloa, Jacques Aumont, Raymond Bellour, Christa Blümlinger, Grégory Chatonsky, Georges Didi-Huberman, Philippe Dubois, Noam Elcott, oltre ai tre curatori.

Alle 20.30 al Teatro Regio va in scena la Turandot di Giacomo Puccini (ingresso a pagamento).

Lunedì 13 gennaio

La festa di Parma2020 prosegue nella giornata dedicata al patrono della città, Sant’Ilario: per l’intera giornata i musei e i luoghi d’arte cittadini effettuano orari di apertura straordinari e agevolati. Con l’iniziativa Viaggio nella città d’oro. Parma narrata dai suoi protagonisti in dieci luoghi preziosi il pubblico sarà invitato a prendere parte ad uno straordinario viaggio nel tempo arricchito da speciali narrazioni sulla storia della città, dall’antichità al Novecento. 

Dalle 10 alle 18, all’Auditorium della Fondazione Don Gnocchi, la prima giornata di Parma città aperta: LegAmi Umani che propone un laboratorio didattico, una tavola rotonda aperta al pubblico con Mao Fusina, Elisabetta Musi e Roberto Papetti, atelier creativi e letture animate.

Al mattino al Teatro Regio si terrà la tradizionale Cerimonia di Sant’Ilario con la consegna da parte del sindaco di Parma del Premio Sant’Ilario a chi si è distinto per aver contribuito, con la propria attività, a migliorare la condizione della comunità o a portare prestigio alla città in diversi ambiti: arte, scienza, impegno sociale, imprenditoria. 

Nel pomeriggio, alle 16 a Palazzo Pigorini, inaugura la terza mostra, a ingresso libero: Parma è la Gazzetta. Cronaca, cultura, spettacoli, sport: 285 anni di giornalismo, dedicata alla storia del quotidiano che dal 1735 racconta le vicende del territorio e la storia della città, diventandone esso stesso parte. La mostra, prodotta da Gazzetta di Parma e curata da Claudio Rinaldi e Giancarlo Gonizzi, offre una selezione di prime pagine e oggetti memorabili ed emblematici che permetteranno di rivivere gli avvenimenti più significativi del passato di Parma. 

Alle 17.30 al Teatro Due, un altro incontro dedicato gli amanti del libri: La misura del tempo con Gianrico Carofiglio.

La giornata terminerà in Cattedrale con il concerto Petite Messe Solennelle di Gioachino Rossini, alle 21, a cura della Società dei Concerti ed eseguito da Ars Cantica Choir.

 

 

Periodi di apertura e orari delle mostre:

Noi, il Cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile: Galleria San Ludovico e Portici del Grano, 12 gennaio - 13 aprile | ingresso libero | lunedì-venerdì dalle 9 alle 17, sabato-domenica dalle 10 alle 18.

Time Machine. Vedere e sperimentare il tempo: Palazzo del Governatore, 13 gennaio (con apertura straordinaria gratuita per la festa di Sant’Ilario) 3 maggio | Biglietti: intero 8€; ridotto 5€ e 4€ | martedì-mercoledì dalle 15 alle 19; giovedì-domenica e festivi dalle 10 alle 19. 

Parma è la Gazzetta. Cronaca, cultura, spettacoli, sport: 285 anni di giornalismo, 14 gennaio-15 marzo | martedì-venerdì dalle 16 alle 19; sabato-domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

 

Ufficio stampa: Delos | 02.8052151 |  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  |  www.delosrp.it

VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE VIGNE PIÙ PREGIATE DEL TERRITORIO FRANCESE

 

Dalla Bretagna all’Occitania fino al Grand-est e alla Borgogna:i consigli di LOGIS HOTEL per approfondire la tradizione vinicola locale

 

 

Con l’avvicinarsi delle festività, sono sempre più le persone che scelgono di prenotare una vacanza per passare il Natale fuori porta. Un’idea originale se si è alle prese con l’organizzazione di un viaggio che abbia il giusto mix tra relax, cultura e scoperta di prodotti tipici, potrebbe essere quella di un tour tra i vigneti.

Se l’Italia si distingue per il pregio dei suoi bianchi e rossi, la Spagna è nota per la corposità e lo spessore delle sue produzioni. Nella cornice enologica europea, anche la Francia gioca un ruolo fondamentale: dallo Champagne, simbolo di lusso e prestigio, alle proposte più classiche, la nazione è in grado di offrire una grande varietà di scelta, capace di soddisfare anche i palati più difficili.

Per scoprire le vigne delle principali regioni francesi, LOGIS Hotel, la prima catena di albergatori e ristoratori indipendenti in Europa, ha scovato 5 luoghi da non perdere se si vuole conoscere la tradizione vinicola locale.

 

Bretagna

Tipico di questa regione, situata all'estremo nord-ovest della Francia, è il Muscadet, un vino bianco secco, leggermente effervescente e dagli aromi floreali e fruttati, che viene prodotto sfruttando il cosiddetto “affinamento sur lies”. Si tratta di una tecnica particolare, che si basa sulla fermentazione. Questo vino si abbina perfettamente a piatti a base di frutti di mare.

 

Un luogo particolarmente caratteristico per assaporarlo, è il piccolo comune di Locronan, dove è possibile  soggiornare al Logis Hotel le Prieuré.

La cittadina è situata nel dipartimento del Finistère, che, con i suoi caratteristici edifici cinquecenteschi e seicenteschi, è il luogo ideale per una vacanza all’insegna di arte e gusto.

 

Occitania

Meta ideale per trascorre un weekend rilassante, a contatto con la natura in alcuni tra i luoghi più ricchi di storia del Paese, l’Occitania presenta un’ampia scelta per quel che riguarda la cosiddetta bevanda degli Dei. Un esempio su tutti, i vini dolci naturali come il Moscato di Mireval, il Banyuls e il Maury, la cui fermentazione viene arrestata con l'aggiunta di alcool.

 

Se si intende visitare la regione, un luogo suggestivo in cui alloggiare è sicuramente il Logis Hotel Chateau Labro, un castello che si trova nel cuore di una proprietà green, nel cui giardino vanta anche la presenza di un vigneto.

 

Un’altra soluzione può essere offerta dal Logis Hotel Chateau les sallettes, situato al centro del vigneto millenario di Gaillac, rinomato per la produzione di vini bianchi (Gaillac Blanc Sec, Gaillac Doux, Gaillac Fraîcheur Perlée), rossi (Gaillac Rouge, Gaillac Rouge Primeur) e rosati (Gaillac Rosé), a cui è stato attribuito il marchio di Denominazione d'Origine Controllata.

 

Grand Est

Questa regione comprende l’Alsazia, l’ex-territorio di Champagne-Ardenne e la Lorena e si contraddistingue per la vastità del suo territorio e per le differenti tipologie di vini che vengono prodotti nelle sue tenute.

In particolare, noto per la produzione di Champagne, è il territorio situato nel dipartimento dell’Aube, a sud. Qui, sono ben 63 i comuni interessati da questa attività, in un’area che ospita 8.000 ettari di viti.

 

L’Auberge du lac restaurant au vieu pressoir è un buon compromesso per alloggiare in questa zona: situato nel Parco Naturale della Forêt d’Orient, dà la possibilità di organizzare escursioni tra la natura, esplorando alcuni dei luoghi più suggestivi e interessanti della regione.

 

Borgogna

La Borgogna è una zona particolarmente ricca e interessante sia dal punto di vista vinicolo che gastronomico. Tra i pezzi forti lo Chardonnay, nelle interpretazioni più fresche, fruttate e vegetali dello Chablis, ma anche nelle versioni calde e avvolgenti della Côte d’Or. Altro protagonista di queste terre il Pinot nero e il Gamay che, con il suo retrogusto fruttato, si sposa perfettamente con la cucina locale.

 

Un soggiorno originale in questa zona, lo si può sperimentare al Logis Hotel Castel Damandre: un mulino ai piedi di una cascata, immerso nel verde, non lontano dalle suggestive sorgenti della Cuisance

ANTICHI SAPORI DELLA CUCINA TIPICA FIORENTINA

La presentazione di “Antichi sapori della cucina tipica fiorentina” di Maurizio Bertelli e Stefano Poli il 6 dicembre alla Cucina Lorenzo De’ Medici

Un libro per riscoprire antichi sapori dimenticati della cucina fiorentina e quattro cooking show al Mercato Centrale

 

 

Un viaggio a ritroso nel tempo per riscoprire i sapori tradizionali della cucina fiorentina. È quello che propongono Maurizio Bertelli e Stefano Poli, due cuochi che da anni insegnano l’arte culinaria e si sono messi alla ricerca di fonti e documenti storici per portare alla luce tradizionali preparazioni e ricette autentiche. Da quella ricerca meticolosa è nato il loro libro “Antichi sapori della cucina tipica fiorentina”, edito dalla Lorenzo de' Medici Press che sarà presentato venerdì 6 dicembre dalle ore 15 al Mercato Centrale di Firenze.

 

In collaborazione con gli chef della Cucina Lorenzo de' Medici Bertelli e Poli parleranno delle trentatré ricette della cucina fiorentina più antica contenute nel volume ma inviteranno anche a gustare quei sapori dimenticati, e a volte sconosciuti che, inaspettatamente, ci consentono di riscoprire l’antica Firenze a tavola. Si tratta di piatti come gli gnudi con ricotta e spinaci e le penne strascicate, il baccalà mantecato alla maniera fiorentina e la bistecca fritta alla maniera del contado, la lingua di vitello in dolceforte (ovvero con il cioccolato fondente) e le patate ripiene alla fiorentina, oppure ancora le frittelle di ricotta.

 

“Sono piatti semplici, di una cultura gastronomica solo apparentemente “povera” ma che, nella loro versatile declinazione, riportano sulle nostre tavole i sapori del miglior tempo andato – spiegano gli autori - Tutte le ricette comprendono ingredienti e istruzioni dettagliate di preparazione, senza trascurare aneddoti e curiosità storico-alimentari”.

 

Dalle ore 15 alle ore 20,30 (15.00-16.00/ 16.30-17.30/ 18.00-19.00/ 19.30-20.30) sono in programma al Mercato Centrale il 6 dicembre quattro cooking show con gli chef della Cucina Lorenzo de’ Medici che cucineranno per gli ospiti tre ricette del libro.

L'iniziativa è a ingresso gratuito, ma è necessario prenotare con una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Lisa Baracchi

 

IL CONSORZIO DEL CHIANTI DOCG IN RUSSIA INSIEME AL GAMBERO ROSSO

Busi: "Il mercato russo ha un trend positivo, puntiamo a crescere ancora"

Vino, il Chianti in Russia per raccontarsi “come una Matrioska”

Roadshow del Consorzio insieme al Gambero Rosso. Debutto ufficiale del Vin  Santo a Mosca

 

Il Consorzio del Chianti DOCG in Russia insieme al Gambero Rosso. Mosca e San Pietroburgo le tappe in programma dove si alternano degustazioni, seminari guidati, incontri con gli operatori e abbinamenti sotto il cappello Chianti Matrioska Stories, il concept ispirato alle celebri bambole tradizionali russe messo a punto per l'occasione. 

Per far conoscere ai buyer russi i propri vini infatti, il Consorzio Vino Chianti ha progettato una modalità particolare di racconto: incontri B2B della durata di pochi minuti che i produttori hanno a disposizione per raccontare la propria storia, racchiusa all'interno di quella della Denominazione, come in una Matrioska.

Il primo appuntamento in programma ha visto protagonista la capitale russa, all’interno dell'evento Tre Bicchieri del Gambero Rosso al Dep Mall, in cui è stato organizzato un Grand Tasting collettivo del Consorzio, in vetrina 10 cantine del territorio del Chianti DOCG., un’isola dove poter apprezzare la versatilità dei vini d’annata, insieme alla profondità gustativa delle riserve. In programma anche un seminario di approfondimento: “The Vin Santo del Chianti DOC: a golden coffer of light and history”. Per la prima volta la denominazione è stata ufficialmente presentata in Russia. La degustazione guidata ha attraversato le versioni più secche, quelle più morbide e zuccherine, per chiudere con il leggendario Vin Santo Occhio di Pernice.

Domani si replica a San Pietroburgo, nel suggestivo Beggroff Palace. Alle 12 è in programma il seminario sul Vin Santo del Chianti, mentre dalle 2 sarà allestita, sempre all’interno dell’evento Top Italian Wines Roadshow del Gambero Rosso, una piattaforma dedicata alle cantine del Consorzio. Parallelamente, sia a Mosca che nella vecchia Leningrado, saranno organizzati degli incontri B2B, sottoforma di speed date. Nell’arco temporale di pochi minuti, i produttori del Consorzio dovranno presentare in maniera efficace un vino bandiera a importanti operatori del settore. Protagoniste appunto, le “Chianti Matrioska Stories”, ovvero le Storie dei singoli produttori nella Storia della Denominazione: un unico dinamico contenitore, molteplici contenuti. A seguire ci sarà un menu ricalcato per valorizzare la grande capacità gastronomica del Chianti DOCG, straordinario jolly della tavola. 

Tutto questo in un momento felice, le esportazioni di vino italiano in Russia continuano il loro trend positivo, nel 2018 la crescita registrata in valore è stata del 4,5%, con una brillante performance del settore delle bollicine. Il vino italiano continua il suo solido percorso di crescita, trainato dallo straordinario successo della cucina italiana in Russia. Con 264 milioni di euro di esportazioni, l’Italia mantiene la posizione di leader del mercato enologico in Russia con una quota di mercato vicina al 30%.

"Il mercato russo è per noi un bacino di espansione commerciale dalle elevatissime  potenzialità - dice il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi -. I vini italiani stanno vivendo un momento felice in Russia, come dimostrato dai numeri. Un solido  percorso di crescita, trainato dallo straordinario successo della cucina italiana in  Russia. Con queste premesse stiamo spingendo sulla conoscenza del Chianti per consolidare e allargare ulteriormente la nostra presenza".

 

Tuscany business cards: Chianti DOCG and Vin Santo del Chianti

Il Chianti DOCG rappresenta il 60% del vino prodotto ogni anno in Toscana. Questo lusso quotidiano è prodotto in un’ampia zona geografica che pore 15 mila ettari vitati e più di 3000 cantine dislocate nelle province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena. L’anima del Chianti è il Sangiovese, ogni bottiglia di Chianti DOCG deve averne secondo disciplinare dal 70 al 100%. Secondo le regole della denominazione, esistono 7 tipologie di Chianti DOCG accomunate da un’eccezionale versatilità sulla tavola e una pericolosa bevilità. Nelle stesse province del Chianti DOCG è prodotto anche il Vin Santo del Chianti DOC, da uve Trebbiano o Malvasia almeno al 70%, mentre nel Vin Santo del Chianti Occhio di Pernice torna protagonista il Sangiovese, almeno al 50%, uno dei grandi vini dolci da meditazione d’Italia.

 

 

Lorenzo Galli Torrini

TASTING NEL REGNO DEL TIMORASSO

di Virgilio Pronzati

Foto di Claudia Paracchini

 

Claudia Paracchini, amica, sommelier professionista e collaboratrice ai miei stessi siti  Tigulliovino e Enocibario, circa due mesi fa mi ha coinvolto in un viaggio enologico nel Tortonese alla ricerca del Timorasso, con tappe nelle cantine di tre produttori: Luigi Boveri, Claudio Mariotto e Walter Massa. Ma prima di passare al tasting dei vini dei produttori citati, parliamo un po della zona.  

Luigi Boveri con i figli

Sino a vent’anni fa, il Tortonese era considerato la Cenerentola del Piemonte vitivinicolo. Tra le cause, la mancanza di grandi e blasonate cantine, i prezzi più bassi sia delle uve che dei vini rispetto alle altre zone produttrici, la gran vendita di vini sfusi in damigiane e taniche e, la mancata citazione di questi vini sulle riviste cosiddette specializzate o un certo disinteresse da parte della stampa di settore.   

Uno dei vini di Luigi Boveri

Oggi fortunatamente le cose sono cambiate. Il merito di ciò va in primis al viticoltore Walter Massa che, col suo Timorasso, ha richiamato l’attenzione su di se, facendo non solo parlare e scrivere del territorio, ma stimolando altri produttori a produrre vini di pregio.  Oggi la qualità dei vini dei vari produttori è certamente di buon livello. Così anche il loro numero. Dai pochi produttori del passato recente, oggi sono più di cinquanta, di cui oltre  trenta associati al Consorzio di Tutela Colli Tortonesi.  

Claudio Mariotto

Strumento creato con le finalità di fornire alle aziende vitivinicole associate, i mezzi tecnici per migliorare non solo nel vigneto ed in cantina per produrre così vini di qualità, ma anche – fattore tra i più importanti – per promuoverne l’inserimento nei vari segmenti del mercato e diffondere e valorizzare l’immagine delle cinque valli, Curone, Grue, Ossona, Borbera e Scrivia.  Da alcuni lustri i vini Doc tortonesi di vari produttori, sono inseriti sulle più importanti e seguite guide nazionali di settore.  

 

Uno dei vini di Claudio Mariotto

Il Tortonese è terra di confine, crocevia strategico di antichi popoli, dove la vite è coltura millenaria.  Il comprensorio viticolo D.O.C. tutelato dal Consorzio Colli Tortonesi presieduto da Gian Paolo Repetto è costituito da quarantasette comuni, aventi tutti un denominatore comune: la predisposizione geologica e climatica ad ospitare una viticoltura di elevata qualità. La superficie vitata è di circa 300 ettari con un milione di bottiglie commercializzate, di cui 170 ettari di Timorasso da cui derivano circa 500 mila bottiglie dell’omonimo vino.   

Walter Massa e Claudia Paracchini

I Vitigni 

La coltivazione della vite nel Tortonese risale ad oltre 2000 anni fa. Tortona, l’antica Derthona fu città dei Liguri, poi occupata dai Romani.  Sin da quei tempi, arroccata in collina, la vite era presente. Quindi la sua vocazione viticola può stare alla pari di altre di maggior notorietà. I vitigni coltivati maggiormente sono il cortese e il barbera, in minor misura il dolcetto, chiamato in loco nibiò o nebiò, il riscoperto timorasso, e altri a bacca bianca e nera, raccomandati e autorizzati nella provincia di Alessandria.   

Alcuni vini di Valter Massa 

I Vini 

La Doc Colli Tortonesi comprende 30 comuni con epicentro Tortona, in provincia di Alessandria. Undici vini che con indicazione aggiunta diventano ben 21 tipologie di vino.  Quindi un ventaglio di vini per accompagnare molteplici piatti.

I vini  “Colli Tortonesi” D.O.C. 

“Colli Tortonesi” Bianco

“Colli Tortonesi” Bianco frizzante

“Colli Tortonesi” Cortese

“Colli Tortonesi” Cortese Frizzante

“Colli Tortonesi” Cortese Spumante

“Colli Tortonesi” Cortese Riserva

“Colli Tortonesi” Favorita

“Colli Tortonesi” Timorasso

“Colli Tortonesi” Timorasso Riserva

“Colli Tortonesi” Moscato

“Colli Tortonesi” Chiaretto

“Colli Tortonesi” Chiaretto frizzante

“Colli Tortonesi” Rosso

“Colli Tortonesi” Rosso frizzante

“Colli Tortonesi” Barbera

“Colli Tortonesi” Barbera Superiore

“Colli Tortonesi” Barbera Riserva

“Colli Tortonesi” Dolcetto

“Colli Tortonesi” Dolcetto novello

“Colli Tortonesi” Freisa

“Colli Tortonesi” Croatina

Nella medesima Doc sono previste le sottozone Monleale (un vino) e Terre di Libarna    (4 vini). 

 

DOC del 1973 con modifica del disciplinare nel 7 ottobre 2011 (G.U. n°253 del 29 ottobre 2011 e 2012). “Nell’87 - ci dice soddisfatto Gian Paolo Repetto - di Timorasso c’era solo mezzo ettaro. Oggi gli ettari sono ben 170 (non tutti in produzione), mentre la produzione di vino è di quasi 500.000  bottiglie." 

Da sinistra: Virgilio Pronzati, Gian Paolo Repetto e sua moglie Marina

Il Tasting

Prima tappa alla cantina Boveri Luigi di Costa Vescovado. Un’azienda a carattere famigliare diretta dal nipote del fondatore, che si estende su una superficie complessiva di 15 ettari coltivati a Barbera, Timorasso, Cortese, Croatina e Moscato. Dal 1992 Luigi Boveri, abbandona altre colture indirizzandosi verso una viticoltura specializzata. Dalle uve selezionate e vinificate nella nuova cantina costruita nel 1997, Boveri realizza vini di buon livello qualitativo. Ecco i Colli Tortonesi degustati. Filari di Timorasso 2017: floreale-vegetale, fruttato ed ampio al naso; sapido, minerale, caldo, di gran corpo e persistenza in bocca. Derthona Timorasso 2017:  sentori varietali e floreali al naso; sapido, fresco e minerale, di buona struttura e continuo in bocca. Vignalunga Barbera 2015: intenso, fruttato e speziato al naso; caldo, di gran corpo e persistenza in bocca. Sensazioni Croatina 2016: vinoso e fruttato al naso; caldo, leggermente tannico e pieno in bocca.  

 Uno dei vini di Gian Paolo Repetto 

Seconda tappa da Claudio Mariotto di Tortona. La cantina Claudio Mariotto è un’azienda a conduzione familiare che si trova a Vho, a pochi chilometri da Tortona, fondata dal bisnonno Bepi nel 1920, è gestita ora da Claudio Mariotto. Dai 26 ettari vitati di proprietà con viti di oltre cinquant’anni, in particolare Barbera e Timorasso, Mariotto produce vini di grande spessore, personalità ed armonia. I vini Colli Tortonesi degustati. Tre Derthona Timorasso 2017: Cavallina, Bricco San Michele e Derthona. Tre vincenti alfieri del Timorasso, che al naso spaziano dalle note composite vegetale-floreali al deciso bruttato. Al sapore sono di molta ma equilibrata struttura e persistenza.  Una testimonianza della longevità del Timorasso: Il Derthona 2007 è godibile ancor oggi.  Il Barbera Vho 2015 oltre l’indubbia impronta varietale, promette di migliorarsi nell’arco di un lustro. 

Paolo Ghislandi mentre presenta i suoi vini

Terza tappa un bar trattoria di Monleale, poi la cantina di Walter Massa. Infatti essendo già in notevole ritardo, Walter ci aspetta con l’inseparabile Pigi, il presidente del Consorzio di Tutela Colli Tortonesi Gian Paolo Repetto e sua moglie Marina, ed altri amici ad un tavolo dove troneggiano bottiglie, salumi e formaggi. La famiglia Massa coltiva vigneti sin dall’800. Un retaggio storico invidiabile. Ma è nella storia recente che Massa ottiene unanimi consensi ed importanti riconoscimenti. Negli anni Ottanta, Walter intuisce le potenzialità dell’antico vitigno Timorasso e, sperimentando tecniche diverse in vigneto ed in cantina, ottiene vini compositi e col tempo complessi, che possono competere con i blasonati bianchi nostrani ed esteri. Non solo: Risolleva l’immagine e la qualità del Barbera locale e fa da traino all’intera zona produttiva, creando nel contempo altri bravi produttori. 

Uno dei vini di Paolo Ghislandi

Ecco i vini Derthona assaggiati. Sterpi 2017: sentori intensi di resine boschive, nocciola e mandorla secche; in bocca e secco, sapido e minerale, pieno e continuo. Costa del Vento e Montecitorio 2016. Il primo è floreale-vegetale, di molta persistenza al naso. Secco, molto sapido, minerale, di gran corpo e continuità. Il secondo ha sentori floreali e di erbe officinali e agrumi; in bocca è decisamente secco, sapido, minerale, di buon corpo e persistenza. Di seguito, il Derthona Timorasso 2017 dell’Azienda Agricola Repetto Gian Paolo: intensi sentori floreali e di agrumi, in bocca spiccano sapidità e mineralità. 

La zona di produzione dei vini Colli Tortonesi DOC

Altri vini da citare, quelli della Cascina I Carpini di Pozzol Groppo. Paolo Ghislandi il patron dell’azienda, essendo stato assente nel nostro tour di assaggio, ci ha inviato i seguenti cinque vini. Timox Vino Bianco da uve Timorasso: sentori floreali-fruttati di fiori d’acacia, pesca selvatica e mandorla amara. In bocca è molto secco e sapido, minerale, caldo, pieno e persistente. Colli Tortonesi Timorasso 2017: al naso fiori d’acacia e narciso e umori boschivi. Secco, caldo e sapido, minerale con lieve percezione tannica, pieno e continuo.

 

Spumante di Qualità (uve Timorasso) con perlage fine, discretamente fitto e continuo. Intenso al naso con netti sentori di limone verde, acacia e umori boschivi. Fresco, sapido, minerale, di buon equilibrio al salire.  Colli Tortonesi Timorasso Rugiada del Mattino 2017: Naso intenso e persistente, con sentori di limone, melissa, salvia e pesca bianca selvatica. Secco ma equilibratamente morbido, sapido, leggermente minerale, di buon equilibrio. Colli Tortonesi Timorasso Riserva Brezza d’Estate 2012: fine, complesso e persistente con sentori di fiori di campo, d’acacia e mentastro un pò appassiti. In bocca è decisamente secco, sapido e  minerale, caldo, pieno e persistente.   

 Grappoli di Timorasso 

Il Timorasso: Un vino un po’ fuori dagli schemi, di molta personalità, con sentori vegetali-fruttati, di netta e piacevole mineralità, pieno ma snello e, per un bianco, di non comune longevità. Caratteristiche organolettiche riscontrate con percezioni variabili in tutti i Timorasso. Ovvio, che quelli più giovani marcavano sentori fruttato-vegetali, sapidità, freschezza e mineralità.  Quelli di 3-4 anni, hanno evidenziato sentori più compositi, struttura equilibrata e buona persistenza.  Di più anni, hanno espresso sentori più complessi (fiori d’acacia appassiti, frutti bianchi e agrumi quasi maturi e un po’ piacevolmente avvizziti, mentre in bocca erano secchi ma discretamente morbidi, sapidi e minerali, caldi, pieni e continui, con fondo minerale-amarognolo. Un filo conduttore che unisce terroir e produttori. Segno distintivo della vocazione del Tortonese.  

ASIA E AUSTRALIA LE NUOVE FRONTIERE DEL VINO ITALIANO

Simply Italian Great Wines Asia & Australia Tour 2019 19-21-25 Novembre | Seoul-Tokyo-Sydney

 

In Corea del Sud, Giappone e Australia il vino Made in Italy sta guadagnando un ruolo da protagonista. L’incontro con i player del settore nel tour mondiale organizzato da I.E.M.

 

Asia e Australia sono le ultime due mete del Simply Italian Great Wines Tour 2019. Dopo gli appuntamenti in mercati consolidati come la Corea del Sud (a Seoul il 19 novembre) e il Giappone (a Tokyo il 21 novembre), la terza e ultima tappa rappresenta una novità assoluta per gli eventi targati I.E.M. (International Exhibition Management): l'Australia. Il gran finale del tour sarà infatti a Sydney il 25 novembre, in un mercato dove i nostri prodotti di qualità stanno trovando sempre più spazio e seguito. Ad accogliere le Cantine italiane protagoniste saranno oltre 100 professionisti e rappresentanti del trade locale.

Il primo appuntamento è martedì 19 novembre al The Plaza di Seoul (119 Sogong-ro, Jung-gu): si parte alle ore 11 in Marple Hall con “Experience the Iconic Wines of the Grandi Marchi, Italy’s Premium Brands”, seminario e tasting guidato da Ms. Insoon Lee per l’Istituto Grandi Marchi. Il walk-around tasting in Diamond Hall è riservato agli importatori locali la mattina (ore 11-12.30), mentre dalle 13.30 alle 17 apre alla stampa e agli operatori.

Si prosegue giovedì 21 novembre a Tokyo, negli spazi del Meguro Gajoen Hotel (1-8-1 Shimomeguro, Meguro-ru). La mattina è dedicata agli incontri b2b con gli importatori e alle masterclass, condotte dal wine expert Isao Miyajima: “Franciacorta: One Territory, Three Denominations”, focus sulla tracciabilità e le regole delle denominazioni con il presidente di Federdoc Riccardo Ricci Curbastro; a seguire, replica “Experience the Iconic Wines of the Grandi Marchi”. La giornata si conclude ai banchi d’assaggio delle aziende protagoniste (ore 14-17), con un incontro conviviale organizzato da Federdoc: the “Aperitivo”.

Terza e ultima tappa, Sydney. Lunedì 25 novembre all’Intercontinental Hotel di Sydney (117 Macquarie Street) sarà Peter Bourne “The Wine Man” a guidare rispettivamente il seminario sul Franciacorta insieme al Presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro (ore 11-12) e successivamente quello dell’Istituto Grandi Marchi, con i rappresentanti delle singole Aziende (ore 12.30-13.30). Nel pomeriggio si terrà il gran walk-around tasting dedicato alle aziende, con la presenza del Consorzio Terre Nostre, la partecipazione Istituzionale dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini, seguito da un tasting aperto ad un pubblico selezionato. Gran finale con il “The Aperitivo” di Federdoc.

Il Simply Asia & Australia Tour 2019 rappresenta un’opportunità unica per incontrare i player del settore enoico in mercati di grande interesse per il vino italiano di qualità, ciascuno con le sue specificità. A partire dalla Corea del Sud, dove i Simply Italian Great Wines tornano per il quinto anno. Qui l'elevato reddito pro capite (30 mila dollari nel 2018) e la domanda di beni di lusso stanno spingendo anche il consumo vinicolo d’alta gamma; il prezzo medio delle bottiglie importate è 5,09 euro al litro (4,87 per l’Italia). «Nel 2018 le importazioni di vino hanno raggiunto un valore di oltre 206 milioni di euro (+11,4% rispetto al 2017)», spiega Marina Nedic, managing director di I.E.M. «Lo Stivale è fra i primi tre partner commerciali della Corea del Sud con oltre 29 milioni di euro (+11,1%), dopo Francia (67 milioni, +11,5%) e Cile (39 milioni, +8,7%)».

Il Simply Italian Tour torna a Tokyo per la sesta volta, perché «nonostante le campagne promozionali italiane si siano concentrate, negli ultimi anni, sulla Cina, il primo mercato orientale per le cantine del Belpaese è tutt’oggi il Giappone, che da decenni ha strette relazioni culturali e commerciali con l’Italia», specifica Marina Nedic. Grazie all’accordo di libero scambio tra Giappone e Ue, inoltre, dal 1 febbraio 2019 i vini europei beneficiano dell’esenzione fiscale. Le importazioni enoiche giapponesi valgono 1,4 miliardi di euro nel 2018, di cui quasi 166 milioni di euro dall’Italia (per 396 mila ettolitri). «Siamo il secondo Paese esportatore per valore e secondo fornitore di spumanti dopo la Francia, da cui proviene il 55% dell’import vinicolo totale (contro l’11,6% dello Stivale). Ma la produzione italiana è comunque considerata di elevata qualità, al pari dei vini d’Oltralpe».

Novità assoluta fra le mete degli eventi I.E.M., l’Australia rappresenta una nuova frontiera per l’export enoico italiano. «La solidità dell’economia nazionale, che ha mantenuto tassi positivi di crescita anche durante la crisi mondiale, e la presenza di consumatori evoluti, con buone disponibilità di reddito, hanno cambiato le strategie commerciali abbandonando l’obiettivo dei grandi volumi», conclude Marina Nedic. Anche in Australia i grandi volumi cedono ormai spazio alla qualità: i winelover sono disposti a spendere parecchio – oltre 400 dollari all’anno pro capite – per acquistare etichette selezionate e d’alta gamma. Uno scenario in cui si aprono spazi in precedenza impensabili per la nostra produzione enoica, che nella commercializzazione può contare anche sui ristoranti di cucina italiana.

 

(dati Wine Monitor – Nomisma)

 

I protagonisti

 

Partecipano al Simply Italian Asia & Australia Tour 2019 numerose realtà d’eccellenza da tutto lo Stivale.

A Seoul saranno presenti: Agriment (Piemonte, Emilia Romagna), Brandland (Calabria, Umbria, Toscana, Puglia, Marche, Piemonte, Campania), Cantina Sociale di Trento (Trentino Alto Adige), Cantine Campana (Emilia Romagna), CasalFarneto (Marche), Elledue (Abruzzo, Piemonte, Puglia, Toscana, Campania), International Wine Group (Veneto), Lombardini Vini (Emilia Romagna), Menicucci 1689 (Toscana), Ricci Curbastro (Lombardia), Tenute Rubino (Puglia), insieme a Carpenè Malvolti (Veneto), Col d’Orcia (Toscana), Jermann (Friuli Venezia Giulia), Michele Chiarlo (Piemonte) e Umani Ronchi (Marche) con l’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi.

A Tokyo: Federdoc, Agriment (Piemonte, Umbria, Sicilia), Bindi Sergardi (Toscana), Brandland (Toscana, Piemonte, Veneto, Friuli, Campania), Cantina Sociale di Trento (Trentino Alto Adige), Cantine Campana (Emilia Romagna), Elledue (Abruzzo, Piemonte, Puglia, Toscana, Campania), International Wine Group (Veneto), Menicucci 1689 (Toscana), Ricci Curbastro (Lombardia), Terre Nere Campigli Vallone di Montalcino (Toscana), Villa Mattielli (Veneto), insieme a Carpenè Malvolti (Veneto), Col d’Orcia (Toscana), Jermann (Friuli Venezia Giulia), Michele Chiarlo (Piemonte), Umani Ronchi (Marche) con l’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi.

 

A Sydney: Federdoc, Agriment (Piemonte, Umbria), Brandland (Campania, Piemonte, Umbria, Veneto, Toscana), Bortolomiol (Veneto), Colli Euganei (Veneto),  Cantina di Breganze (Veneto), Villa Mattielli (Veneto) e Tenuta 2Castelli (Veneto) con il Consorzio Terre Nostre, Ca’ Rugate (Veneto), International Wine Group (Veneto), Istituto Marchigiano di Tutela Vini (Marche), Le Rughe (Veneto), Tenute Rubino (Puglia), Ricci Curbastro (Lombardia), insieme a Carpenè Malvolti (Veneto), Col d’Orcia (Toscana), Jermann (Friuli Venezia Giulia), Masi (Veneto), Michele Chiarlo (Piemonte), Umani Ronchi (Marche) con l’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi.

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