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L'Angolo Della Qualità

CIVA - CONSEIL INTERPROFESSIONNEL VINS D'ALSACE: VERSO UN APPROCCIO COLLETTIVO

 

 

Nel 2017 il Conseil Interprofessionnel des Vins d’Alsace ha iniziato un percorso di riflessione rispetto al futuro dei Vini d’Alsazia e, in particolare, alla definizione di un posizionamento marketing che sia marcante e rappresentativo dell’evoluzione che sta avvenendo nei vigneti alsaziani negli ultimi anni.

Per questo motivo numerose sono state le occasioni di confronto in stretta collaborazione con i rappresentanti dei vigneti ossia i viticoltori, le aziende vinicole, i responsabili marketing delle aziende.

 

Invitando i viticoltori e le case vinicole a far parte del gruppo di lavoro interno all’Interprofessione, il CIVA desidera unire e rafforzare le competenze degli esperti su ciascun mercato di riferimento, le riflessioni legate al terroir e gli sbocchi futuri.

Il marketing non è il solo settore ad essere al centro dell’attenzione da parte dei viticoltori alsaziani in questo momento.

Gli effetti del cambiamento climatico, la volontà affermata di voler preservare l’ambiente e i territori dei vitigni alsaziani e la costante ricerca per un miglioramento continuo per quanto riguarda la qualità dei vini costituiscono gli assi principali sui quali il CIVA rafforza la sua manovra d’azione.

 

Per condurre al meglio questo cambiamento, il CIVA ha riorganizzato i suoi dipartimenti marketing, tecnico ed economico. È nato così un “servizio dedicato alle aziende” che desidera porsi all’ascolto dei professionisti. 

Già da un anno sono in atto importanti progetti all’insegna di uno spirito di squadra, collettivo, che possa essere a stretto contatto con i professionisti della filiera, cominciando dagli stessi viticoltori.

 

IL DNA DEI VINI D’ALSAZIA. RITORNO ALL’ESSENZIALE

Per essere visibili e riconosciuti dal consumatore, i Vini d’Alsazia devono saper comunicare in modo chiaro il loro valore unico e  cosa li contraddistingue rispetto ai vini di altre regioni.

 

Un marchio percepito nel modo corretto aiuta a differenziare l’offerta. Diventa un punto di riferimento per il consumatore, è facilmente identificabile e inimitabile!” dichiara Gilles Neusch, direttore del CIVA.

 

Per riuscire a realizzare il progetto, una delle prime sfide è stata quella di identificare un messaggio di forte impatto e le differenze che distinguono i Vini d’Alsazia dalla concorrenza:

 

TUTTI I GRANDI TERRITORI DEL MONDO SONO PRESENTI IN ALSAZIA

Su uno stretto cordone composto da vigneti, l’Alsazia concentra una ricchezza geologica senza equivalenti. La maggior parte dei vitigni comuni sono stabiliti su 4 o 5 formazioni geologiche differenti. Tutte le formazioni coesistono e formano un mosaico di suoli singolari, matrice dei grandi vini del territorio.

 

CAPACITÀ E SAVOIR – FAIRE RICONOSCIUTO PER I VINI BIANCHI

Tutte le nuance del bianco si declinano in Alsazia, rappresentate da 9 bottiglie prodotte su 10: grandi vini secchi e minerali, effervescenti, vini freschi e aromatici o liquorosi d’eccezione. Da secoli i Bianchi d'Alsazia si declinano con precisione secondo i vitigni, il clima, il sole, la sensibilità. Cura e grande ambizione sono qualità che vengono perseguite anche dalle nuove generazioni.

Una pagina della storia che continua a rinnovarsi e che dona lustro a questi vitigni.

 

UN VITIGNO FAMILIARE E A MISURA D’UOMO

In Alsazia le proprietà vinicole si trasmettono da famiglia in famiglia da ormai 12 generazioni. Questa è senza dubbio la ragione per la quale i viticoltori alsaziani sono così legati alla conservazione dei terreni e alle loro tradizioni. Ne deriva l’innata ospitalità che porta i produttori ad aprire le porte delle proprie cantine ai visitatori per mostrare e condividere il loro "saper fare", i loro prodotti, i terroir.

 

NUOVA IDENTITÀ GRAFICA PER I VINI D'ALSAZIA

La nuova immagine grafica che contraddistingue i Vini d’Alsazia è stata rivelata in occasione della IV Edizione del Salone Millésimes Alsace, svoltosi a Colmar nel mese di giugno scorso. I visitatori hanno avuto modo di apprezzare la nuova proiezione a grande impatto emozionale che allo stesso tempo è stata lanciata su tutti i Social Network ufficiali del CIVA

 

Il logo trova ispirazione dalla natura, dai vitigni alsaziani, dai valori e dai simboli che animano da sempre la cultura di questa regione.

Lo sguardo si rivolge alla vigna, alla verticalità delle travi e al posizionamento delle viti, sottolineando così il rigore dei viticoltori. Il carattere utilizzato per definire le iniziali è solido, come quello dei Crus che si può identificare nelle profondità del suolo alsaziano. Senza dimenticare il simbolo della regione, la cicogna, elegante e maestosa, che vola verso il cielo evocando la finezza di questi vini così eleganti. La ricerca tipografica racconta questo movimento slanciato. Senza dimenticare la scelta dei colori: l’antracite si ispira alle travi e al terreno, l’oro identifica il riflesso cristallino e brillante dei Vini d’Alsazia.

 

Il nuovo logo dei Vini d’Alsazia è l'equilibrio perfetto tra tradizione e modernità.

 

 MILLESIMES ALSACE:

UN INSIEME DI TERROIR

 

La IV Edizione di Millesimes d’Alsace, Salone che ha luogo ogni due anni a Colmar, si è chiusa con successo:

-       750 visitatori (di cui 110 invitati)

-       15 i Paesi esteri rappresentati 

-       Più di 600 vini in degustazione

-       Due giornate dedicate alla degustazione e alla scoperta dei terroir

 

Il primo giorno si è caratterizzato per la presenza unica di 107 produttori alsaziani, i più importanti nomi della produzione regionale. Un’occasione unica per degustare una vasta gamma di Crus appositamente selezionati.

 

La IV Edizione è stata dedicata al vitigno Riesling, secco, proveniente da grandi terroir d’Alsazia.

La degustazione si è svolta a banco aperto e ogni visitatore ha potuto perciò dedicarsi, ascoltando le proprie esigenze, alla conoscenza delle Maison presenti e all’assaggio dei vini, in tutta libertà.

 

Inoltre durante il salone si è svolta una conferenza che ha visto protagonisti tre grandi produttori: Maurice BARTHELME - Domaine Albert MANN, Oliver HUMBRECHT - Domaine ZIND-HUMBRECHT e André OSTERTAG - Domaine OSTERTAG.

 

Il filo conduttore di questo momento è stata la discussione ampia su tre tematiche faro per i tre produttori e la coltura vinicola alsaziana:

 

- ciò che si può vedere rappresentato dalla nascita del paesaggio, il disegno formato dalle rocce nel tempo, il valore dei differenti tipi di terroir. 

- ciò che si può toccare, l’evoluzione di una denominazione e la sua conseguente valorizzazione. 

- ciò che non è visibile, quello che fa di un luogo un grande territorio.

 

La seconda giornata è stata dedicata alla visita dei terroir caratterizzanti la regione, accompagnati dai produttori. Il risultato: 8 percorsi dedicati ai Grands Cru alsaziani.

 

 

Per maggiori informazioni:

Alessandra Zaco - Ufficio stampa CIVA Italia

 

LE MORETTE LANCIA IL SUO PRIMO METODO CLASSICO

  

L'azienda agricola di Valerio Zenato ha presentato a Vinitaly il nuovo spumante da uve Turbiana e Chardonnay e 36 mesi di maturazione sui lieviti

 

Le Morette – Azienda Agricola Valerio Zenato di Peschiera del Garda (Verona), lancia sul mercato l'ultima novità della sua collezione: Le Morette Metodo Classico Brut

È un Blanc de Blanc ottenuto da un'attenta selezione di uve Turbiana e Chardonnay, presentato nel millesimo 2013. La raccolta viene effettuata a mano durante la terza decade di agosto per ottenere un mosto più fresco e sapido. Le due uve sono vinificate separatamente e assemblate agli inizi di marzo dell'anno successivo per la presa di spuma. Dopo 36 mesi sui lieviti la sboccatura e l'aggiunta della liqueur d’expedition preparata principalmente con vino della stessa annata, affinato in botti di rovere, che dona complessità ed eleganza al Metodo Classico Le Morette. Ne è risultato un vino che si presenta di colore giallo paglierino e riflessi dorati brillanti, un perlage sottile e persistente. Al naso è complesso ed intenso, caratterizzato da ampi sentori di nespola e mandorla fresca e un lieve fondo di crosta di pane. In bocca è ricco, vellutato e persistente, sottolineato da leggeri ed eleganti sentori balsamici nel finale che donano freschezza all'assaggio.

“Il nuovo Metodo Classico – spiega Fabio Zenato, titolare dell'azienda con il fratello Paolo – è il risultato di una lunga ricerca che mira ad esprimere le potenzialità del territorio del Lago di Garda. Da anni la nostra azienda è impegnata in un percorso di valorizzazione della varietà Turbiana. Arriva ora la sfida nell'interpretazione con il metodo classico: non vuole essere un semplice esercizio stilistico, ma la volontà di dare coerenza espressiva ad un territorio attraverso un'ulteriore declinazione".

Le Morette Metodo Classico è stato prodotto in 5000 bottiglie e sarà venduto ad un prezzo medio di 18/20 euro in enoteca. L'esordio a Vinitaly lo ha visto in abbinamento a due piatti firmati dallo chef Leandro Luppi del Ristorante Vecchia Malcesine (VR), una stella Michelin: Trota, le sue Uova, cioccolato bianco e cren e Tartare di garronese veneta, mozzarella affumicata e lampone. Proposte studiate per esaltare la complessità aromatica e le note fresche e minerali dell'ultimo vino Le Morette. 

 

Michele Bertuzzo

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347 9698760

 

PAOLO BOSONI AL VINITALY

AREAVITE18

 

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L'evento si terrà all'ora, data e località seguenti:

Domenica 15 aprile 2018 dalle 15:00 alle 23:30 (CEST)

Crowne Plaza Verona - Fiera
16 Via Belgio
37135 Verona
Italia

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Ti vorremmo invitare ad AREAViTe18. 

Una festa. Una degustazione. Un'occasione di incontro e scambio. Un'evento dedicato ai vignaioli naturali, ai nostri vini, ai nostri amici. Vi.Te riunisce i migliori vignaioli naturali italiani, senza bisogno di un leader, ma nella ricchezza di storie e idee, mani e territori, che nella loro individualità e autenticità compongono uno splendido mosaico, vivo e pulsante come la terra con cui dialoghiamo ogni giorno. Diversità, consapevolezza e presenza: ecco cos'è il vignaiolo naturale. Domenica 15 aprile a Verona, vogliamo festeggiarlo assieme a te.  Dalle 15:00 alle 19:00 Degustazione libera di 2 vini per ciascun vignaiolo di Vi.Te Dalle 19:00 alle 23:30 Festa e cena a buffet con i vignaioli di Vi.Te Ci vediamo a Verona!I vignaioli di Vi.Te

GUSTO IN SCENA 2018. COL VETORAZ BRINDA ALLA DECIMA EDIZIONE

Non si può brindare a Venezia se non con calici d’eccellenza… a maggior ragione se si tratta di anniversari! E’ ciò che accadrà Domenica 25 e Lunedì 26 febbraio 2018 quando Col Vetoraz tornerà in laguna tra i protagonisti di GUSTO IN SCENA, l’appuntamento enogastronomico ideato da Lucia e Marcello Coronini che festeggia i suoi 10 anni e tradizionalmente ospitato alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista nella sontuosità delle sale adornate dai teleri del Tiepolo e del Tintoretto.

La presenza all’evento dell’azienda di Santo Stefano di Valdobbiadene è ormai consolidata. Nell’ambito della sezione “I magnifici Vini”, ecco le annate 2017 che quest’anno si potranno degustare a Venezia:  il Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze, vino pluripremiato ottenuto dalle uve coltivate sulla rinomata zona del Cartizze alto, conosciuto in loco come Mont del Cartizze e adiacente alla sede di Col Vetoraz. Ha un profumo intenso e delicato di fiori e frutta matura e un gusto vellutato, pieno e giustamente aromatico. Il Valdobbiadene DOCG Brut Dosaggio Zero, proveniente dalle colline più favorevolmente esposte della zona vocata di Valdobbiadene, un vino assolutamente secco ma capace di mantenere una rotondità vellutata sprigionando gradevoli floreali di agrumi, rosa, acacia e floreali di pesca bianca, pera, mela. E infine il Valdobbiadene DOCG Extra Dry dal gusto equilibrato e dai toni eleganti con profumi delicatamente fruttati, il cui residuo zuccherino più elevato contribuisce ad ottenere una grande armonia.

Un territorio la cui unicità e valore inestimabile lo hanno portato oggi a un passo dal diventare Patrimonio Unesco, e al quale i soci e l’intero staff di Col Vetoraz, ciascuno nel proprio ruolo, dedicano quotidianamente un impegno dove il  rispetto, l’ascolto dei ritmi naturali e la passione giocano una parte fondamentale. Il risultato lo si assapora nei calici, bevendo vini di straordinario equilibrio e piacevolezza.   

Fulcro della manifestazione il progetto de “La Cucina del Senza®”, il nuovo stile di cucina che esclude nelle pietanze la presenza di grassi, sale e zuccheri aggiunti e che quest’anno, in omaggio alla città di Venezia, si focalizzerà sul tema delle spezie. La Cucina del Senza® è oggi diventata un marchio internazionale che ha anticipato nuove tendenze per un consumatore attento non solo al piacere, ma anche alla propria salute. 

Col Vetoraz Spumanti Srl

Situata nel cuore della Docg Valdobbiadene, la cantina Col Vetoraz è ubicata nel punto più elevato della celebre collina del Cartizze, a quasi 400 mt di altitudine. E’ proprio qui che la famiglia Miotto si è insediata nel 1838, sviluppando fin dall’inizio la coltivazione della vite (Prosecco Superiore e Cartizze Superiore). Nel 1993 Francesco Miotto, discendente di questa famiglia, assieme all’agronomo Paolo De Bortoli e all’enologo Loris Dall’Acqua hanno dato vita all’attuale Col Vetoraz, una piccola azienda vitivinicola che ha saputo innovarsi e crescere e raggiungere in appena 20 anni il vertice della produzione di Valdobbiadene Docg Prosecco Superiore sia in termini quantitativi che qualitativi, con oltre 2.000.000 kg di uva Docg vinificata l’anno da cui viene selezionata la produzione di 1.200.000 di bottiglie vendute. Grande rispetto per la tradizione, estrema cura dei vigneti e una scrupolosa metodologia della filiera produttiva e della produzione delle grandi cuvée hanno consentito negli anni di ottenere vini di eccellenza e risultati lusinghieri ai più prestigiosi concorsi enologici nazionali ed internazionali. 

Carry On srl

Tel. +39 0438 24007 Fax +39 0438 425444

Mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – Web: www.carryon.it   

Col Vetoraz Spumanti S.r.l. 

Strada delle Treziese, 1 - 31049 S. Stefano di Valdobbiadene (Tv)

Tel. +39.0423.975291 Fax +39.0423.975571
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.www.colvetoraz.it

 

BREADSTICK DAY

BREADSTICK DAY, LA PASSIONE PER I GRISSINI NON CONOSCE CONFINI: PER 7 ITALIANI SU 10 SONO IDEALI PER OGNI MOMENTO DELLA GIORNATA

 

Ricchi di tradizione e significati storici secondo i docenti universitari, leggeri e dalle numerose proprietà benefiche secondo i nutrizionisti, gustosi, facili da digerire e un must have sulla tavola per il 71% degli italiani. Sono queste alcune delle caratteristiche che rendono ancora oggi i grissini tra le prelibatezze alimentari più amate in Italia e all’estero, tanto da essere celebrati in occasione del Breadstick Day, ricorrenza che si tiene negli USA ogni anno l’ultimo venerdì di ottobre

 

Sani, leggeri, gustosi e con una storia secolare alle spalle, i grissini rimangono ancora tra le pietanze più amate non solo in Italia, la loro patria, ma anche all’estero. Nati secondo gli studiosi nel XVII secolo a Torino, i grissini sono stati apprezzati da figure storiche illustri come Napoleone Bonaparte, che creò un servizio di corriere dedicato al loro trasporto, Re Carlo Felice, che li sgranocchiava per passatempo al Teatro Regio, e Vittorio Amedeo II, che li prediligeva al pane. Una passione che coinvolge ancora oggi milioni di persone: ben il 71% degli italiani infatti considera i grissini come uno snack perfetto durante i vari momenti della giornata. Un apprezzamento che si estende ben oltre i confini del Belpaese dal momento che, come riportato dal Daily Mail, il vincitore di Masterchef Australia Adam Liaw ha ideato per i propri figli una ricetta a base di grissini e cioccolato, diventata virale in poco tempo. E ancora, come riportato su Usa Today, la catena di ristorazione statunitense Olive Garden ha proposto ai suoi clienti un particolare bouquet di grissini per celebrare San Valentino in maniera non convenzionale. Ma non è tutto, perché la passione per i grissini coinvolge anche il mondo social: su Instagram l’hashtag #grissini raccoglie oltre 61mila menzioni, mentre #breadstick e #breadsticks totalizzano quasi 200mila post. Ma qual è il rapporto degli italiani con i grissini? I momenti in cui i grissini sono maggiormente protagonisti sono la cena (54%), il pranzo (45%) e lo snack pomeridiano (39%), mentre gli abbinamenti più gettonati sono quelli con salumi (69%), formaggi (60%) e salse (53%). Tra i maggiori estimatori in rete del grissino troviamo gli italiani tra i 30 e i 45 anni (39%), mentre le regioni breadstick-lover sono Piemonte (21%), Lombardia (17%) e Lazio (15%). È quanto emerge da un’indagine promossa da Espresso Communication per Vitavigor, storico marchio dei grissini di Milano che ha deciso di celebrarli in occasione del Breadstick Day attraverso un monitoraggio online su circa 1400 italiani tra i 18 e i 60 anni su social, blog, forum e community, coinvolgendo un panel di 20 esperti tra docenti e nutrizionisti; una ricorrenza nata negli Stati Uniti e portata in Italia proprio dall’azienda del “Super Grissin de Milan”: “La passione per i grissini non conosce confini, soprattutto quando gli ingredienti di qualità e le ricette originali di una volta, come quelle di mio nonno Giuseppe, garantiscono un gusto e una croccantezza davvero inconfondibili – spiega Federica Bigiogera, marketing manager di Vitavigor – Abbiamo deciso di celebrare anche in Italia questa passione proprio perché i nostri prodotti hanno oltre 60 anni di storia alle spalle e sono amati da grandi e piccini in tutto il mondo; un amore che ancora oggi ci spinge a innovare e investire in questo settore, ricercando i trend più amati nei diversi mercati a livello internazionale e creando grissini sempre più buoni e salutari”.

 

Ma quali sono i momenti della giornata preferiti per gustare i grissini? Dalla cena (54%) al pranzo (45%), dallo snack pomeridiano (39%) agli aperitivi (37%), fino allo spuntino mattutino (22%). E ancora, i grissini sono perfetti da sgranocchiare durante le pause in ufficio (19%) e pratici da portare con sé durante gite fuori porta (18%). Ma quali cibi vengono abbinati più di frequente sulla tavola degli italiani? Se l’abbinamento più apprezzato è quello con i salumi (69%), molto gettonati sono anche gli accostamenti con formaggi (60%), salse (53%), creme spalmabili (48%), vini e drink (31%), carni bianche o rosse (28%), verdure (23%), pesce (19%), sottoli e sottaceti (16%), ma anche da soli (46%). Ma non è tutto, perché la passione per i grissini coinvolge persone di tutte le fasce d’età: tra gli amanti dei breadstick i più giovani della fascia tra i 18 e in 29 sono il 30%, gli adulti della fascia 30-45 il 39%, fino ad arrivare alla fascia degli over 50 (31%). E ancora, da Nord a Sud i grissini continuano a essere uno degli alimenti più amati e postati in rete e sui canali social, soprattutto in Piemonte (21%), Lombardia (17%), Lazio (15%), Puglia (12%), Campania (11%), Emilia Romagna (9%) e Toscana (7%). La popolarità dei grissini è davvero molto ampia, ma quali sono le ragioni storico-culturali secondo gli esperti? “La caratteristica principale della passione degli italiani verso i grissini è proprio la sua italianità – spiega Antonella Campanini, docente di Storia della cucina e delle Culture alimentari presso l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Cuneo – Seppur non abbiamo certezze storiche risalenti alla sua creazione, molti studiosi ritengono che l’inventore sia un fornaio piemontese, Antonio Brunero. Non c'è però concordia sulle ragioni dell'invenzione: c’è chi ritiene che sia stato creato per favorire la digestione di un rampollo di casa Savoia dalla salute cagionevole, altri pongono l'accento sulla necessità di essere sicuri che il pane, in un periodo di peste, fosse sufficientemente cotto per scongiurare il propagarsi dell'epidemia. In ogni caso ci troviamo nell'Italia del XVII secolo. Una storia comprovata del grissino però non è ancora stata scritta”.

 

Ma quali sono le caratteristiche più ricercate dagli italiani in un grissino? Tra le qualità che contraddistinguono il “grissino perfetto” spiccano il gusto (46%), gli ingredienti naturali (37%), la croccantezza (33%), la leggerezza o scarso contenuto di grassi (28%) e l’assenza di additivi chimici o di OGM (24%). Le proposte sul mercato delle differenti varietà di gusto però sono davvero numerosissime, ecco infine quali sono quelle più popolari in rete e sui social: oltre a quelli dal gusto classico (32%), tra i più apprezzati rientrano quelli arricchiti da semi di sesamo (18%), al rosmarino (16%), quelli realizzati con farine integrali come crusca di frumento o kamut (13%), al gusto pizza o insaporiti con pomodoro e origano (10%) e al gusto formaggio (8%) in differenti varietà. Un alimento non solo molto amato, ma anche amico del benessere e della salute, come sottolineato dal dott. Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista presso l'Università Campus Biomedico di Roma: “Il grissino, oltre a rappresentare un alimento della tradizione italiana alimentare e culturale, costituisce uno dei modi migliori di introdurre la fonte più importante di energia, ovvero i carboidrati complessi. Nutrienti ed energetici dunque, ma non solo: basti pensare alla quantità di sali minerali e proteine vegetali, circa il 13% ogni 100g. Se si scelgono quelli integrali si garantisce, inoltre, anche un buon apporto di fibra. Attenzione però a verificare l'utilizzo di olio di oliva tra i grassi aggiunti per assicurare la presenza di acidi grassi salutari e all'apporto calorico superiore a quello del pane”. Dello stesso pensiero è la dott.ssa Valentina Schirò, biologa nutrizionista specializzata in scienze dell’alimentazione: “Oltre ad essere ingrediente di antipasti e aperitivi, i grissini sono alternativi alimenti spezza-fame, se possiedono però alcune caratteristiche nutrizionali. In genere possiedono un elevato valore energetico per la presenza di grassi come lo strutto. Per limitare l’apporto calorico sarà opportuno scegliere quelli con olio extravergine di oliva e farine non OGM, meglio ancora se integrali: la presenza delle fibre favorisce un maggior senso di sazietà. Altro aspetto fondamentale dev’essere l’assenza di grassi idrogenati e un contenuto discreto di sale”.

 

 

Matteo Gavioli

BISTECCA PATRIMONIO DELL'UMANITA': CONFAGRICOLTURA TOSCANA DICE SI' AL COMITATO PROMOTORE

 

 

 

 

 

Il presidente Miari Fulcis: «Pronti a collaborare per l'avvio delle procedure di candidatura»

                                                                       

L'associazione si schiera a favore della proposta del sindaco Nardella per inserire questo taglio di carne nella lista dell'Unesco: «La bistecca alla fiorentina è un caposaldo della nostra tradizione, rappresenta la storia e la cultura gastronomica della nostra città, e ha contribuito a trasmettere in tutto il mondo il nostro stile di vita e la passione per il gusto, la semplicità e la sostenibilità» dichiara il presidente di Confagricoltura Toscana, Francesco Miari Fulcis all'indomani della proposta lanciata dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, di inserire questo taglio di carne nell'elenco dei patrimoni dell'umanità.

 

«Come associazione di categoria siamo pronti a fornire il nostro supporto per la costituzione del comitato promotore, così come ipotizzato da Nardella, in previsione dell'incontro del 4 ottobre con il presidente dell'ufficio italiano dell'Unesco, Franco Bernabé» prosegue Miari Fulcis.

Il primo cittadino fiorentino, dopo aver comunicato all’ambasciatrice d’Italia presso l’Unesco a Parigi, Vincenza Lomonaco, l’intenzione del Comune di Firenze, in accordo con l’Accademia della Fiorentina, di avviare la relativa procedura di candidatura, ha infatti auspicato la creazione di un “comitato promotore”.

 

«Confagricoltura Toscana è pronta a fare la sua parte» conclude il presidente. «Tutelare questo piatto significherà anche affermare e promuovere il rispetto di principi fondamentali come la sostenibilità e la tipicità dei prodotti delle nostre terre». 

 

 

Barbara Gabbrielli

ANTONIANO E ALCE NERO, IL CIBO CHE ACCOGLIE

 

 

Dalla “Scuola del Pane” alla collaborazione sull’orto sinergico

 

 

Carpire i segreti della preparazione di pane e pizza da grandi chef come Simone SalviniMatteo Aloe e Matteo Calzolari e allo stesso tempo fare solidarietà: è quanto realizzato lo scorso febbraio con la prima edizione de “La Scuola del Pane”, 3 giornate di formazione svolte presso il laboratorio del Pane dell’Antoniano e organizzate in collaborazione con Alce Nero.

Hanno aderito al primo ciclo 44 partecipanti, iscritti ai corsi a fronte di una donazione a sostegno delle attività che Antoniano onlus rivolge alle persone che vivono in povertà ed emarginazione. E per l’occasione gli stessi chef hanno prestato servizio in forma totalmente gratuita, mentre Alce Nero ha fornito in donazione gli alimenti e gli utensili necessari all’organizzazione dei corsi.

 

Visto l’ottimo risultato, dato che sono stati garantiti circa 1500 pasti alla “Mensa Padre Ernesto”, la “Scuola del Pane” torna anche in autunno sempre presso la sede di via Guinizelli 3, con un nuovo ciclo di 4 giornate a partire da sabato 6 ottobre e per i tre sabati successivi. Stessa finalità solidale, stesso impegno ma in cattedra qualche novità. Per la nuova edizione hanno dato la propria disponibilità Matteo Calzolari, Matteo Aloe e Gino Fabbri, l’Associazione Panificatori di Bologna.

 

“La Scuola del Pane” è uno dei tanti progetti realizzati con Alce Nero, per una collaborazione ormai consolidata che pone al centro il cibo e in particolare il pane, elemento semplice ed essenziale e che rappresenta al meglio i valori di dignità umana, inclusione e rispetto che Alce Nero e Antoniano promuovono. Alla base delle molte iniziative messe in campo negli anni, torna inoltre l’incontro tra accoglienza e cultura della qualità del cibo.  

 

Da 40 anni Alce Nero si dedica alla produzione di un cibo proveniente da campagne libere da erbicidi e pesticidi, custodite e coltivate ogni giorno con rispetto. Un’agricoltura di tradizioni immutate e di innovazione, in equilibrio tra nuove tecnologie, sperimentazione di ricette ed ingredienti, e i rigorosi disciplinari che il biologico autenticoimpone.

 

Ed è su questa linea che nel 2015 viene avviato, all’interno della struttura di Antoniano e in collaborazione con Alce Nero, un orto sinergico, un progetto corposo nato con un duplice obiettivo: offrire un'attività che potesse servire a produrre prodotti utili per la cucina della mensa “Padre Ernesto” e creare uno spazio in cui coinvolgere gli ospiti che la frequentano. Nasce così una vera a propria mensa a chilometro zero, dunque, in cui i prodotti derivanti dall’orto vengono coltivati a pochissimi metri dalle cucine e in cui l’orto stesso diventa occasione per mettere in pratica il reinserimento attraverso acquisizione di strumenti spendibili nel mondo del lavoro.

 

Con il 2018 siamo al terzo anno di attività e l'orto di Antoniano è ancora uno spazio in funzione, oltre a rappresentare terreno fertile di integrazione e socializzazione: ne è un esempio la storia di Ansumana, ragazzo del Gambia coinvolto fin da subito nel progetto insieme a un gruppo di volontari, composto da giovani studenti di Bologna, e alcuni tra ospiti della mensa e ragazzi richiedenti asilo inviati da altre strutture di accoglienza. Ansumana oggi è un vero e proprio referente e grazie a questa attività Antoniano onlus è riuscito ad attivare un tirocinio formativo che ha dato la possibilità ad Ansumana di riuscire a versare un contributo per il servizio di accoglienza abitativa.

 

Dalla buona esperienza dell'orto sinergico – che lo scorso anno ha prodotto oltre 80 kg tra zucchine, pomodori, fave, patate, fagioli, fagiolini, arachidi, bieta, peperoncini, cipolle, aglio, rucola -  Antoniano onlus sta avviando la sperimentazione degli orti anche in altre strutture di accoglienza gestite da Antoniano a Bologna, come il Centro d’Accoglienza San Ruffillo che ospita persone italiane e straniere in stato di forte disagio sociale, e Casa Makeba, struttura dedicata invece ai richiedenti asilo e ai nuclei familiari colpiti dalle nuove povertà.

 

 

 

www.onlus.antoniano.it

 

Manuela Gargiulo 

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