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LOCKDOWN PER I BAR

                                                                                    

Un esercito 1000 operatori ricorrono al TAR "Misure catastrofiche per il settore, immotivate e inutili ai fini pretestuosi di chi le impone”. Le imprenditrici donne le più colpite

L’iniziativa varata da Bar Wars, la 'legione' di imprenditori si successo che si era già battuta per difendere il cocktail delivery durante la prima chiusura. Per aderire  https://www.barwars.it/ricorso-al-tar-bar-wars/

Bar Wars, la 'legione' di imprenditori ed esperti di successo del mondo bar, formatasi a tutela di questo mercato durante il primo lockdown anti Covid 19, torna in campo, più agguerrita che mai. 

Sono loro che in primavera hanno difeso il diritto al Cocktail Delivery, contro diverse contestazioni poi smentite a Luglio  anche dall’Agenzia delle Dogane.

 

In questi mesi  Bar Wars ha ingrossato le fila dei 'guerrieri' offrendo gratuitamente formazione qualificata attraverso il blog www.barwars.it, fino ad aggregare ben oltre 1000 operatori. I

 

E adesso passa alla guerra nei tribunali con una raccolta firme per fare ricorso al Tar contro le nuove disposizioni di chiusura che potrebbero risultare fatali per molti esercizi già in difficoltà. 

I professionisti del settore, ma anche tutti coloro ai quali sta a cuore il servizio bar, così importante nella nostra cultura italiana,  sono invitati a partecipare:   https://www.barwars.it/ricorso-al-tar-bar-wars/, scaricando e firmando la procura agli avvocati di Bar Wars (in fondo alla pagina) per unirsi nella rivendicazione. In Francia e in Germania ci sono già stati casi analoghi  e hanno vinto i cittadini. In caso di vittoria, in Italia si eviteranno i coprifuoco per i bar e i ristoranti  oltre il 24 Novembre o che vengano ripetuti incondizionatamente nei prossimi mesi. Non ci sono dati che dimostrano che i locali sono responsabili dell'incremento dei contagi nonostante i distanziamenti e le misure di controllo.  In compenso i dati economici parlano chiaro sulla rilevanza dell' attività di bar e indotto nel nostro Paese.

 

Nel 2019, secondo il rapporto FIPE- Federazione italiana dei pubblici esercizi aderente a Confcommercio, il giro d’affari degli esercizi pubblici, dei quali i bar erano 148mila,  aveva  raggiunto gli 86 miliardi di euro e il comparto era tra i pochi a poter vantare un fatturato in crescita. Le imprese di ristorazione in Italia erano 336mila, di cui quasi 1 su 3 gestita da donne e l’11,6% da cittadini stranieri. I due terzi dei bar si concentrano in sole sei regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania. 

A guidare Bar Wars sono i due giovani imprenditori della MIXOLOGY Academy e dell'azienda di vendita online B2B Pro Bar, Ilias Contreas e Luca Malizia.

 

Contreas spiega la imminente iniziativa legale:

 

"Di certo i fatturati persi con il lockdown come misura di contrasto al Covid 19 non verranno mai recuperati nella ristorazione. Molti imprenditori si sono indebitati pur di rispettare certe normative sulla sicurezza imposte nei mesi scorsi e hanno dovuto rinunciare a oltre il 50% dei propri coperti.  

Chi ha un locale, che sia un cocktail bar, un pub o un ristorante, è stato 'attaccato' nel suo diritto al lavoro sancito dalla Costituzione, senza un reale motivo di emergenza per il Paese. Basta pensare che le rivendite dei prodotti monopolio dello Stato, tabacchi e gioco, possono continuare l'attività anche negli stessi locali dove un metro più in là ora è proibito vendere anche un bicchier d'acqua.

Salute pubblica: prima di distruggere una delle realtà economiche più significative del Paese si è investito per rafforzare la sanità?

No. Niente. Solo promesse. E messaggi di terrore che ormai non sono più sostenuti neppure dagli esperti, medici, scienziati e virologi, più fedeli al main stream. E a pagare sono i cittadini, gli imprenditori, tutti i lavoratori che non prendono lo stipendio dallo Stato.

Ora viene ordinato dall'oggi al domani di abbassare la serranda di nuovo, senza un vero motivo sanitario che lo giustifichi, ma solo per provare a coprire errori gravissimi commessi da altri e di cui già paghiamo le conseguenze. E la cosa che fa più male è che queste misure potrebbero essere del tutto inutili si fini pretestuosi con cui ce le propinano.

E' per questo che invece di scendere in piazza, abbiamo deciso di fare qualcosa di più  efficace.

Un ricorso al tar contro il DPCM e il coprifuoco incondizionato per bar, locali e ristoranti".

 

BAR WARS è costituito da un gruppo di imprenditori e manager del settore horeca il cui Blog, www.barwars.it, presenta contenuti di formazione imprenditoriale specifici per il settore bar disponibili gratuitamente. Tale strumento, così come i canali  Bar Wars sui social media, sono gestiti da Jacques srl, una media company di Luca Malizia e Ilias Contreas.

Pro Bar è un ingrosso online che distribuisce in tutto il mondo attrezzature, accessori e forniture professionali per bar e barman come bicchieri, shaker, workstation (postazioni da lavoro per bartender) e strumenti specifici per i cocktail bar. Ha aperto nel Maggio del 2015 e da allora ha servito circa 30.000 clienti tra professionisti privati del settore e locali del ramo Food & Beverage, cocktail bar in particolar modo. Il 55% di questi è concentrato in Italia e il resto principalmente in Francia, Spagna e nel resto d'Europa, oltre a percentuali minori in America e nel Sud Est asiatico. Il mercato estero è stato avviato nel 2017. La sede legale e amministrativa è a Roma nel quartiere San Paolo/Ostiense, i magazzini invece si trovano sempre a Roma, in prossimità del litorale di Ostia.

 

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UNA CARTA D’IDENTITÀ PER I VINI ALTOATESINI. UN PROGETTO DI RICERCA CON LA CANTINA FRANZ HAAS

 

 

Prevenire la contraffazione del vino ed ampliare il know-how dei vitivinicoltori altoatesini, grazie alle conoscenze scientifiche dell’enologia, combinate a quelle dell’informatica: sono gli ambiziosi obiettivi di un progetto di ricerca interdisciplinare delle Facoltà di Scienze e Tecnologie e Scienze e Tecnologie informatiche e dell’azienda vinicola Franz Haas.

Cosa rende un vino inconfondibile? È una domanda a cui gli intenditori di vino rispondono con la degustazione, mentre gli enologi contribuiscono con la tecnica di cantina, il loro istinto e la loro pluriennale esperienza. Il progetto di ricerca interdisciplinare “Wine-ID”, abbreviazione di Wine Identity Card (spiegato anche in questo video), mette in evidenza il contributo che possono fornire le moderne tecnologie in campo alimentare e le tecniche di elaborazione dei dati.

Due facoltà (Scienze e Tecnologie e Scienze e Tecnologie Informatiche) stanno lavorando insieme alla Cantina Franz Haas per un progetto interdisciplinare, con l’obiettivo di definire l’impronta digitale di varie tipologie di Pinot nero e Pinot bianco, partendo dall’uva, lungo tutta la filiera di produzione, fino al prodotto finale. In questo modo, i ricercatori ed il produttore perseguono l’obiettivo di garantire la qualità dei vini da un lato e, dall’altro, vogliono definirne i caratteri di autenticità. Alla fine del progetto la cantina potrà contare su strumenti tecnologici che permetteranno di assumere decisioni relative ai processi di produzione del vino, e verrà sviluppata un’apposita app per gestire tutte le attività di training e di analisi sensoriale, senza supporto cartaceo, ed anche a distanza.

“Lo scopo di Wine-ID è di seguire, in una cantina reale, tutta la filiera di produzione di alcuni vini dell’Alto Adige, per valutare quali variabili ne determinano significativamente la qualità”, afferma il prof. Emanuele Boselli, responsabile di Oenolab, il Laboratorio di Enologia e Tecnologia delle Bevande Alcoliche di unibz al NOI Techpark. Il laboratorio svolge attività di ricerca e consulenza nel campo della vinificazione e delle tecnologie per la produzione di bevande alcoliche. Al termine del progetto, i ricercatori vogliono essere in grado di determinare, sulla base dell’analisi di un campione di una bottiglia di vino, quale sia stata la sua ‘storia’ produttiva e quale potenziale qualitativo potrà esprimere.

Per raggiungere questo obiettivo, l’équipe sta seguendo da più di un anno diverse varianti del processo di produzione di Pinot nero e Pinot bianco direttamente in cantina, anziché su scala di laboratorio. “Preleviamo campioni in ogni singola fase produttiva, dalle uve in vigna a tutti gli stadi intermedi di lavorazione e conservazione, fino al prodotto finito, e li analizziamo con metodiche cromatografiche, anche multidimensionali”, spiega Boselli. Grazie a questi metodi di separazione ad alta risoluzione, i campioni possono essere scomposti nelle loro singole componenti molecolari ed analizzati. “Con questa impronta digitale molecolare, otteniamo anche un profilo sensoriale che ci mostra, ad esempio, non solo quali siano i fattori che determinano la presenza di alcuni componenti del vino, ma anche i sapori di cui sono responsabili”, chiarisce Edoardo Longo, ricercatore di Oenolab.

L’enorme mole di dati che si ottiene da queste analisi è tuttavia laboriosa da elaborare con strumenti matematici tradizionali, per cui gli enologi stanno collaborando con i colleghi della Facoltà di Scienze e Tecnologie Informatiche, che si occupano di analisi dei dati. Il team di ricerca guidato dal prof. Marco Montali e dal ricercatore Flavio Vella, si sta occupando di due temi chiave. Da un lato, utilizzando tecniche e strumenti tipici della data science, i dati grezzi prodotti da Oenolab vengono processati, allineati, e trasformati, con l’obiettivo ultimo di comprendere il legame tra l’impronta digitale molecolare e il profilo sensoriale del vino, e di utilizzare questo legame per valutarne l’identità ed autenticità. “Inoltre, stiamo sviluppando un’applicazione che ci permetterà di digitalizzare le valutazioni sensoriali nell’ambito della degustazione professionale d ei vini, eliminando il cartaceo, rendendo possibile effettuare valutazioni sensoriali da remoto, e rendendo i risultati delle valutazioni sensoriali direttamente processabili dagli algoritmi di analisi”, aggiunge Montali.

Questo significa che in futuro i vini saranno prodotti con computer e algoritmi? “Assolutamente no. Ma queste tecnologie di analisi dei dati ci forniranno uno strumento utilissimo al percorso decisionale nella cantina, che, assieme all’esperienza ed all’istinto dei vitivinicoltori sarà sempre più decisivo per preservare la qualità finale del prodotto in un’ottica di vitivinicoltura di precisione”, afferma Franz Haas. “Esiste un numero incredibile di parametri che influenzano la qualità di un vino”, ammette, “io produco tra i 40 e i 60 Pinot nero ogni anno e, di solito, riesco ad ottenerne almeno uno che si avvicina molto al mio vino ideale. Ma ciò non è dovuto esclusivamente al vigneto o al metodo di lavorazione: ci sono ancora dei parametri che mi sfuggono e che voglio capire meglio grazie alla collaborazione con la Libera Università di Bolzano”.

 

Arturo Zilli

 

GROSSISTI HORECA: APPELLO A CONTE PER INSERIMENTO CODICE ATECO DELLA CATEGORIA TRA I BENEFICIARI MISURE RISTORO

 

 

 

DANESE (PRES. GH): COMPARTO REGISTRA CROLLO FATTURATO ANCHE DEL 90%

 

“Alla vigilia dei nuovi provvedimenti di restrizione, riscontriamo purtroppo la mancanza del settore del food service tra i codici Ateco destinatari delle misure di ristoro. Una omissione grave che non tutela un comparto direttamente collegato alla ristorazione e volano della diffusione della tipicità dei prodotti Made in italy”. 

 

Così Maurizio Danese, presidente GH, commenta l’appello contenuto in una lettera inviata ieri al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dalle imprese associate alla compagine, in cui si chiede l’inserimento “del codice Ateco della categoria (46.3) tra i destinatari dei provvedimenti di aiuto attualmente al vaglio, prevedendo la misura massima di ristoro senza limite dei 150mila euro”.

 

“Le aziende italiane del food service, che operano nella filiera alimentare per il settore horeca, - si legge nella lettera - sono tra quelle più colpite dalla contrazione dei consumi indotti dall’attuale emergenza e dalle recenti limitazioni di orario dell’attività dell’intero settore, con un crollo verticale di fatturato che in alcuni casi raggiunge il 90%”.

GH-Grossisti Horeca rappresenta 88 aziende con 105 punti logistici in Italia per un fatturato di 1,9 miliardi di euro e oltre 6100 addetti.

 

 

Simone Velasco

FALSI VINI DOC BOLGHERI SASSICAIA, CONFAGRICOLTURA TOSCANA: "FRODE CHE POTEVA SVILIRE IL VINO TOSCANO"

 

 

 

 

"Le frodi che riguardano le eccellenza dell'agroalimentare toscano purtroppo sono molto comuni, soprattutto su prodotti di valore che hanno una fama mondiale e la cui imitazione¨ conveniente per le organizzazioni criminali. Un fenomeno diffuso ovunque, in Europa e fuori - conclude Colpizzi - Nonostante i vari Consorzi dei vini toscani si adoperino con sempre maggiore impegno nell'attività  di vigilanza e tutela delle proprie denominazioni,  l'attuale quadro normativo internazionale non consente oggi una integrale difesa delle produzioni locali dagli episodi di plagio o contraffazione"

 

Una frode che avrebbe potuto danneggiare e svilire l'immagine del vino toscano. Ringraziamo la Guardia di Finanza che ha permesso di sgominare un'organizzazione che agiva a livello internazionale al fine di falsificare e commercializzare il vino doc Bolgheri Sassicaia, un'eccellenza dell'enologia non solo italiana, ma mondiale". Così¬ Francesco Colpizzi, presidente della Federazione Vitivinicola di Confagricoltura Toscana, commenta l'importante indagine che ha portato alla scoperta del traffico illecito di bottiglie contraffatte. 

 

 
 

Clara D’Acunto

QUANDO LO SCARTO DIVENTA RISORSA,  LA BIOECONOMIA DECOLLA ANCHE IN TRENTINO 

Il Dialogo oggi tra il mondo della ricerca e le imprese sull’economia verde come opportunità  di sviluppo e di innovazione per il Trentino. Oltre 200 visualizzazioni per l’evento in diretta streamingAlla bioeconomia, componente rinnovabile dell’economia circolare, dove tutti gli scarti diventano risorse per produrre nuove materie prime, energia e sostanze ad alto valore aggiunto, è dedicato l’evento in diretta streaming organizzato oggi dalla  Fondazione Edmund Mach e che ha visto protagonisti  progetti e iniziative imprenditoriali sviluppate nell’ambito della “economia verde” in collaborazione con diverse aziende trentine, ma non solo. 

L’iniziativa promossa da FEM in qualità di membro del Cluster Tecnologico Nazionale della Chimica Verde, si inserisce nell’ambito della giornata nazionale promossa dal Cluster SPRING in collaborazione con Assobiotec – Federchimica.

Dal suolo all’acquacoltura fino all’olio di oliva passando per l’allevamento degli insetti e i cosmetici naturali, l’utilizzo di rifiuti organici e scarti dell’agroindustria per l’estrazione di molecole e principi attivi da reintrodurre nei cicli produttivi, per il recupero della sostanza organica e dei nutrienti da utilizzare nei suoli agrari per il ripristino della fertilità, la produzione di energia rinnovabile e biocarburanti. Aperto a tutti grazie alla possibilità offerta dalla diretta streaming, che ha registrato oltre 200 visualizzazioni, tra le aziende presenti c’erano Bioenergia Trentino Srl, Carborem Srl, Microbion, Bef Biosystems, OlioCru e Areaderma. Importante anche il confronto con le iniziative in atto in provincia di Bolzano in tema di bioeconomia, con la partecipazione della Stazione Sperimentale di Laimburg. 

Progetti in corso. In apertura, dopo l’intervento di Silvia Silvestri, responsabile del Dipartimento ambiente e agricoltura di montagna del Centro Trasferimento Tecnologico, uno spazio dedicato all’adesione di FEM alla EIT Climate KIC e la presentazione di due progetti cofinanziati (Progetto WEBio e Progetto C2Land), riguardanti l’uno la creazione di una piattaforma WEB per la quantificazione, caratterizzazione e geolocalizzazione delle biomasse, l’altro la possibilità di produrre un ammendante di qualità da trattamenti biologici e termochimici applicati in successione sul rifiuto organico per ottenere un carbonio stabile da utilizzare in agricoltura.

Sono stati poi illustrati alcuni progetti sviluppati sul territorio provinciale, che hanno preso il via da realtà agricole e agroindustriali locali, quali il settore caseario, con la valorizzazione delle proprietà fitoiatriche del siero di caseificazione (Progetto PEI). Il settore dell’acquacoltura con più spunti innovativi di ricerca e sviluppo su un tema attuale relativo alla possibilità di produrre mangimi da materiali di recupero e dall’allevamento di insetti (Progetto GAIN). Altri progetti (PreBIOil, Violin) riguardano la valorizzazione di scarti della produzione oleicola fino alla produzione di alimenti prebiotici. Infine un progetto che coinvolge il territorio per la coltivazione di piante officinali e l’estrazione di ingredienti per produrre cosmetici naturali di qualità. In tutti i casi i sottoprodotti di lavorazione sono stati indagati, anche in collaborazione con altri enti e strutture di ricerca, per caratterizzarne componenti e proprietà e quindi avviati a processi di lavorazione e trasformazione, finalizzati a reinserirli nei cicli produttivi.  

Inoltre si è parlato di tecnologie innovative, realtà operative a livello locale per il trattamento dei rifiuti organici domestici e dei fanghi di depurazione, con l’obiettivo di produrre energia, biometano e ammendanti e/o fertilizzanti. Importante e trasversale a tutte le filiere considerate sono le attività di ricerca e sperimentazione in corso in FEM sul tema suolo e fertilità, in sintonia con una delle priorità dettate dall’Unione Europea, che si è posta come obiettivo al 2030 un 75% di suoli in salute, per produrre cibi sano, per la salute delle persone, della natura e dell’ambiente. 

Per rivedere l’evento

https://www.youtube.com/watch?v=K3G--kFwCGE 

 

Silvia Ceschini

CITTÀ D’ARTE: CALI DI TURISTI TRA IL 50% E L’80% PER HOTEL, RISTORANTI E CAFFÈ STORICI

TURISMO (MAGENES, PRES. LOCALI STORICI): RIAPRONO LOCALI ICONA DELL’OSPITALITÀ. MA NOI COME FARI NELLA NEBBIA

 

“La riapertura, in questi giorni, di alcuni nostri luoghi simbolo come il Gilli di Firenze e il Biffi a Milano, si aggiunge alla ripresa delle attività post lockdown della grande maggioranza dei 220 locali storici italiani. Si tratta più di un segnale di speranza che di convenienza, visto che questi avamposti dell’ospitalità italiana - ognuno con una storia che sfiora mediamente i 2 secoli di vita - si sentono come dei fari nella nebbia, lasciati soli dal Governo e dai ministeri competenti”. Lo ha detto oggi il presidente dell’Associazione Locali storici d’Italia (www.localistorici.it), Enrico Magenes, a commento della riapertura di alcuni luoghi simbolo dell’ospitalità del Belpaese.

 

“I nostri alberghi, ristoranti, confetterie, pasticcerie, caffè letterari e fiaschetterie, sono tra le principali vittime del virus – ha proseguito Magenes –. Hanno, in gran parte, condiviso il destino delle loro città d’arte, dello smart-working, della mancanza di turisti esteri che notoriamente cercano angoli di cultura e di storia in questi luoghi, del distanziamento difficile da gestire in queste ‘gallerie’ aperte al pubblico, con arredi d’epoca e opere d’arte”. Secondo un recente sondaggio dell’Associazione, gli epicentri dell’ospitalità di Venezia, Torino, Firenze, Milano, Bologna, Roma, ma anche delle province storiche hanno accusato negli ultimi 6 mesi un calo del fatturato tra il 50% e l’80%, e lo stesso trend si può calcolare sul numero di addetti impiegati.

 

Tra le testimonianze, quella del Caffè Florian di Venezia, che ha riaperto solo 2 mesi fa proprio nell’anno in cui dovrebbe festeggiare i 3 secoli di vita, o la storica Pasticceria Lanfranchi di Cremona - mai una chiusura nemmeno per le 2 Guerre Mondiali - che si è chiamata presente a Pasqua coi i suoi concittadini per il delivery delle Colombe. Per non parlare degli alberghi icona di Venezia, Milano, Torino, Rapallo; di ristoranti e caffè di Verona e Ferrara, delle pasticcerie di Napoli e Milano, cui non bastano più iniezioni di capitali da parte dei soci o prestiti bancari. I Locali storici chiedono altro per non capitolare: da una legge con strumenti di protezione dedicati a contributi con rateazione a lungo termine, da sgravi fiscali al condono fiscale.

Veneto, Lombardia, Toscana, Piemonte, Liguria e Campania sono le regioni con la più alta presenza di locali storici, da secoli baluardi di stile e gusto made in Italy e frequentatissimi dai grandi della storia. In media attivi da circa 180 anni, sono guidati nella metà dei casi da 2 o più generazioni della stessa famiglia, con storie che scavano nel passato fino a toccare le 12 generazioni.

 

 

Benny Lonardi

DIRITTO AGROALIMENTARE. NASCE A CUNEO IL PRIMO CORSO DI LAUREA IN ITALIA

 

Nuovi professionisti per le imprese del settore

 

È stato presentato alla stampa ieri, martedì 28 luglio, nella Sala Michele Ferrero della sede di Confindustria Cuneo, il nuovo Corso di Laurea in Diritto agroalimentare dell’Università degli Studi di Torinoprimo in Italia nel settore giuridico legato all'agroalimentare.

Dopo il saluto del Rettore, Prof. Stefano Geuna, sono intervenuti il Dott. Federico Borgna, Sindaco della Città di Cuneo, il Dott. Mauro Gola, Presidente della Camera di Commercio e di Confindustria di Cuneo, il Prof. Roberto Cavallo Perin, Delegato del Rettore per gli insediamenti universitari extrametropolitani dell'Università di Torino, il Prof. Alessandro Ciatti, Presidente del Corso di Laurea in Diritto Agroalimentare dell'Università di Torino e il Dott. Marco Gervasio, Responsabile Ufficio Legale Ferrero Italia. 

L’agroalimentare, settore strategico per il sistema Italia trova, nella provincia di Cuneo, uno dei territori a maggior vocazione per numero di imprese e competitività. Per questo il corso, fortemente voluto dal Prof. Raffaele Caterina, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, afferirà alla sede di Cuneo dell’Ateneo. Nell’anno accademico 2020/2021 sarà erogato in modalità on line per poter soddisfare una domanda di studenti provenienti da tutta Italia. 

Il percorso didattico affronterà le principali discipline del settore, dal diritto agrario a quello dei mercati agroalimentari, dalle discipline giuridiche in ambito ambientale al diritto Europeo, per preparare nuove figure professionali giuridiche corrispondenti alle esigenze occupazionali di una specifica realtà economico-sociale del nostro Paese. Professionisti del diritto che entrino in relazione con le necessità di determinati settori produttivi, in particolare medie e piccole imprese, e che possano anche soddisfare le esigenze del settore pubblico.

L'obiettivo del percorso formativo sarà quindi formare giuristi per le imprese agroalimentariper le amministrazioni preposte alle attività di controllo del comparto agroalimentare ed esperti legali per le imprese e gli enti pubblici. Esperti del diritto agroalimentare in grado di trattare direttamente le questioni loro sottoposte e rispondere alle esigenze occupazionali di una specifica realtà economico-sociale caratterizzata per la presenza di innumerevoli piccole e medie imprese del comparto agroalimentare. 

Il Corso, fra le novità dell'offerta formativa dell'Università di Torino per l'anno accademico 20/21, sarà di durata triennale e fornirà agli studenti una solida preparazione relativa ai principali ambiti giuridici correlata con l’apporto di alcune essenziali discipline di ambito agroalimentare, come il diritto agrario, il diritto dell'ambiente, il diritto dei mercati agroalimentari e il diritto vitivinicolo. 

Attraverso attività didattiche interattive e seminariali svolte all'interno dei singoli insegnamenti, verranno poi successivamente specificati ed approfonditi i diversi ambiti del diritto amministrativo, commerciale, penale, comparato, del lavoro, internazionale ed europeo, in connessione con lo studio di alcune discipline economico-finanziarie. 

"Fra le novità dell'offerta formativa dell'Università degli Studi di Torino per il prossimo anno accademico - dichiara Stefano Geuna, Rettore dell'Ateneo - presentiamo il nuovo Corso di Laurea in diritto Agroalimentare, un percorso di studi primo in Italia dedicato ad una materia di assoluta attualità e in costante evoluzione. La legislazione alimentare infatti, di matrice europea e nazionale, disciplina un settore che rappresenta a livello internazionale il Paese ed in particolare il territorio del cuneese ricco di imprese, eccellenze e di prodotti di qualità noti in tutto il mondo. Gli insegnamenti che compongono il percorso formativo sono stati pensati per formare professionisti e competenze in grado di supportare un settore strategico per l'economia nazionale".

La formazione universitaria è un campo di interesse vitale per Confindustria Cuneo, - aggiunge Mauro Gola, Presidente di Confindustria Cuneo e dell'Ente camerale provinciale - determinata a contribuire alla costruzione, attraverso giovani preparati e dotati di visione prospettica, di un futuro che sia all'altezza dell'evoluzione del mondo economico e sociale. Non potevamo non essere a fianco del nuovo Corso di Laurea triennale in Diritto agroalimentare promosso dall'Università degli Studi di Torino per l'anno accademico 2020-2021 che avrà la sede didattica a Cuneo sia per le ragioni generali prima indicate, sia in considerazione del ruolo svolto dal comparto agroalimentare nell’àmbito dell’economia provinciale. È un'iniziativa di grande rilevanza, la prima del genere in Italia, che formerà specialisti di cui le aziende del settore abbisognano sempre di più. Si tratta di figure professionali tanto richieste quanto paradossalmente difficili da reperire. Spesso le imprese, anche quelle più strutturate, oggi devono ricorrere a consulenze esterne. Tramite i tirocini che potranno completare il corso di studi, alla cui definizione parteciperà Confindustria Cuneo coinvolgendo le associate, le aziende avranno la possibilità di inserire nei propri organici giovani esperti che potranno essere valutati per l’eventuale assunzione. D’altro canto per gli studenti si possono aprire prospettive di carriera molto significative”.

 

Ufficio stampa Università  di Torino

LA FILIERA DEL PONTE DI GENOVA

LIGURIA, LOMBARDIA E PIEMONTE ALL’OPERA PER IL PONTE DEI RECORD

Nella grande opera di costruzione del nuovo ponte di Genova, che nei prossimi giorni sarà consegnato alla città, sono tre le regioni che hanno messo a disposizione il numero più elevato di imprese, nel grande gioco di squadra dove la partnership e la collaborazione per il raggiungimento di un obiettivo comune hanno svolto un grande ruolo. Liguria, Lombardia e Piemonte, tre regioni che anche per vicinanza geografica raccolgono oggi il numero più significativo di aziende presenti nella filiera di fornitura del Ponte. Così, in un’opera che ha coinvolto in partnership 330 imprese tra fornitori e subfornitori, provenienti praticamente da ogni regione italiana, dal Trentino alla Calabria, la storia delle aziende liguri, lombarde e piemontesi racconta molto delle eccellenze e della storia di questo cantiere, con oltre 170 imprese coinvolte.

 

LIGURIA

Il ponte di Genova e Genova. Il ponte di Genova e la Liguria. Nella grande opera collettiva che è stata la ricostruzione del ponte, proprio la Liguria insieme alla Lombardia hanno vantato la rappresentanza più numerosa, rispettivamente con oltre 50 imprese la Liguria e oltre 80 la Lombardia.

Eccellenze in settori differenti, dalla logistica alla produzione di materiali, dalla sicurezza allo smaltimento dei rifiuti che si sono avvicendate in cantiere nel corso dell’ultimo anno, quello decisivo per la realizzazione dell’opera.

È il caso della Drafinsub, incaricata proprio nella prima fase esplorativa della bonifica di eventuali ordigni bellici, un’operazione obbligatoria in qualunque cantiere di una grande infrastruttura. Sono le cosiddette lavorazioni propedeutiche alla cantierizzazione, alle quali ha lavorato anche la EMI. Specialità differenti che hanno previsto anche il contributo dell’Ente Scuola e Sicurezza in Edilizia di Genova - Esseg -, incaricata dei corsi di formazione sulla sicurezza sul lavoro, altra voce fondamentale in questo cantiere che è stato segnato da un numero bassissimo di incidenti.

Liguri sono anche le aziende che hanno ricevuto e gestito i materiali provenienti dagli scavi (Edicalcave Liguria) e i servizi di ispezione della rete fognaria e di smaltimento dei rifiuti (Ediliguria), così come l’azienda (Seastema Spa in associazione con Cetena Spa) che ha realizzato un complesso sistema di monitoraggio proprio in cantiere.

Contratti di fornitura che sono stati assegnati al territorio ligure, coinvolgendo anche chi ha offerto servizi culturali. È il caso dell’Associazione Festival della Scienza che all’interno dello Spazio Ponte (il museo sul nuovo ponte allestito al Porto Antico in città) ha garantito un’attività di mediazione culturale nei confronti dei cittadini che hanno visitato il museo.

 

LOMBARDIA

In tutto oltre 80 aziende, la compagine più numerosa tra i fornitori, provengono dalla Lombardia. Tutte aziende che, anche nei mesi in cui la regione è stata duramente colpita dal Covid-19, hanno continuato a lavorare in cantiere, rispettando le più rigide misure di sicurezza a tutela dei lavoratori.

Aziende altamente specializzate, come la Akron srl, incaricata del servizio delle indagini georadar in cantiere per le analisi del sottosuolo, un lavoro essenziale per l’analisi del sottosuolo e la verifica di idoneità al posizionamento e movimentazione delle carpenterie pesanti e delle autogrù. Molte aziende lombarde hanno invece fornitori materiali: l’acciaio sagomato della Alto Lago srl e il calcestruzzo della Calcestruzzi Spa, una delle più grandi aziende italiane nel settore. Anche pali per i plinti di fondazione del ponte, giganti alti 50 metri che si sviluppano interamente nel sottosuolo, sono stati in parte realizzati da un’azienda lombarda, la Fondamenta srl, che proprio in questi giorni sta realizzando anche le fondazioni in mare della mega isola con la quale verrà ampliata Montecarlo. Il Gruppo Stg invece ha fornito i pannelli fotovoltaici (allestiti invece da un’azienda piemontese, la Bosco Italia) che permetteranno al ponte di autoalimentarsi. Lombarda è anche la Mosconi srl, che sta realizzando le opere di impermeabilizzazione dell’impalcato lungo 1.067 metri che attraversa la valle del Polcevera.

 

PIEMONTE

Trentacinque le aziende piemontesi ai piedi del nuovo ponte di Genova; 35 eccellenze della regione tra le 330 che costituiscono la filiera dei fornitori dell’opera.

Aziende che hanno messo a disposizione la loro esperienza e le competenze tecniche per fornire servizi diversi, dall’Autovictor che ha noleggiato i mezzi di sollevamento, alla Giuggia Costruzioni che sta realizzando proprio in queste ore la pavimentazione stradale dell’impalcato. Un impegno profuso giorno e notte, come avvenuto per tutte le aziende che hanno preso parte alla costruzione del ponte, anche in tempo di Covid-19, quando il cantiere – nonostante il blocco delle attività in Italia – ha continuato a lavorare. Essenziali proprio in quei mesi sono stati i servizi di sanificazione dei locali garantiti dalle società Silca e Gruppo Indaco, che si sono allineate alle procedure di sicurezza dei lavoratori elaborate dalla unità di Safety del gruppo Webuild.

I lavori procedono a ritmi sostenuti anche questi giorni, ormai vicini alla conclusione dell’opera. E al lavoro c’è la Bosco Italia, società piemontese che sta allestendo tanto le barriere in vetro che bloccheranno il vento sul ponte, quanto i pannelli fotovoltaici che lo renderanno autosufficiente dal punto di vista energetico. Un’altra eccellenza in partnership con tutto il team del ponte per  un’opera unica che nei prossimi giorni sarà consegnata alla città. 

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Webuild, il nuovo Gruppo che nasce nel 2020 da Salini Impregilo, è uno dei maggiori global player nella realizzazione di grandi infrastrutture complesse per la mobilità sostenibile, l’energia idroelettrica, l’acqua, i green buildings (sustainable mobility, clean hydro energy, clean water, green buildings), supportando i clienti nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile - SDG. Il Gruppo è l’espressione di 114 anni di esperienza ingegneristica applicata in 50 paesi in cinque continenti, con 50.000 dipendenti tra diretti e indiretti, di oltre 100 nazionalità. Riconosciuto per 5 anni da Engineering News - Record (ENR) come prima società al mondo per la realizzazione di infrastrutture nel settore acqua (dighe, progetti idraulici e di smaltimento acque reflue, impianti di potabilizzazione e dissalazione), dal 2018 è incluso nella top ten del settore ambiente ed è anche leader nel settore della mobilità sostenibile (in particolare metropolitane e ferrovie, oltre a strade e ponti). Firmatario del Global Compact delle Nazioni Unite, il Gruppo esprime le sue competenze in progetti come le metropolitane di Milano M4, Grand Paris Express, Cityringen di Copenhagen, Sydney Metro Northwest in Australia, Red Line North Underground a Doha, Linea 3 Metro a Riyadh; le linee ferroviarie ad alta velocità in Italia; il nuovo Ponte di Genova in Italia e il nuovo Gerald Desmond Bridge a Long Beach, California; l’espansione del Canale di Panama; l’impianto idroelettrico Snowy 2.0 in Australia; la diga di Rogun in Tajikistan; l’Anacostia River Tunnel e il Northeast Boundary Tunnel a Washington D.C.; lo stadio Al Bayt, che ospiterà la coppa del mondo del 2022 in Qatar. Alla fine del 2019 ha registrato un valore complessivo di nuovi ordini di €8,1 miliardi, un portafoglio ordini totale di €36,2 miliardi, con oltre l’85% del backlog costruzioni relativo a progetti legati all’avanzamento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite, e il 60% relativo a progetti focalizzati alla riduzione di emissioni di gas serra. Webuild, soggetta ad attività di direzione e coordinamento da parte di Salini Costruttori S.p.A., ha sede in Italia ed è quotata presso la Borsa di Milano (Borsa Italiana: WBD; Reuters: WBD.MI; Bloomberg: WBD:IM)

 

Francesca Bronzi  

 

 

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