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Notizie

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Auguri del Consorzio della Focaccia di Recco a Eraldo Pizzo, un grande amico

Bernini Daniela

Consorzio della Focaccia di Recco col formaggio

Ufficio Stampa e Relazioni Esterne

Recco (GE) via XXV Aprile 14

Tel.: 0185730748 - 3357274514

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FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE, LA CAMPAGNA CONTRO LO SPRECO

 

 

Nella giornata nazionale contro gli sprechi, il Festival del Giornalismo Alimentare lancia una petizione su Change.org per rendere obbligatoria la food bag nei ristoranti.
Ma perché un festival giornalistico promuove una campagna per rendere obbligatoria una scatola per portare a casa gli avanzi di cibo pagati?
Perché in Italia meno del 20% dei frequentatori dei ristoranti, delle fiere e delle mense richiede un contenitore per portare a casa gli avanzi di cibo che ha pagato, che, così, vanno sprecati.
E perché molte ricerche di mercato dicono che i consumi di cibo fuori casa aumenteranno nel prossimo decennio.

In Francia da 4 anni è in vigore una legge che obbliga i ristoranti a consegnare il cibo avanzato dai clienti se questi lo richiedono.
In Italia noi ci vergogniamo a chiederlo e il ristoratore non ce lo propone: così buttiamo via soldi e alimentiamo la piaga degli sprechi alimentari.

La petizione vuole spingere una vera proposta di legge del Parlamento per introdurre in tutta la ristorazione l’obbligo di consegnare al cliente una food bag con materiali adeguati al contatto con gli alimenti e al trasporto che mostri, stampato, un decalogo per la corretta conservazione del cibo. Il decalogo è un forte richiamo all’educazione antispreco e all’educazione alla sicurezza alimentare
L’oggetto fisico food bag – nella foto allegata quella che sarà distribuita a tutti i partecipanti al Festival del Giornalismo Alimentare, il 20 – 21 – 22 febbraio al Centro Congressi Lingotto di Torino - rappresenta di per sé un formidabile strumento di comunicazione di una buona pratica: quella di mettere da parte per un altro pranzo il cibo avanzato nel piatto. Ma anche perché la scatola della food bag si presta ad essere veicolo di informazione, in particolare per la corretta conservazione dei cibi (in questo caso dei cibi avanzati).
L’hashtag è #foodbagobbligatoria. Si può aderire su change.org/foodbag

Per iscriversi al Festival: www.festivalgiornalismoalimentare.it
Scaricabile da questo link il press kit completo.

Alleghiamo il comunicato stampa generale del Festival, presentato questa mattina a Torino.

Nella speranza che possiate aiutarci a divulgare queste informazioni, restiamo a completa disposizione per qualsiasi eventuale approfondimento.

 

Marianna Carlini

PIACENZA WILDLIFE RESCUE CENTER: STORIA E VITA DEL CENTRO DI RECUPERO PER ANIMALI SELVATICI

Incontro culturale organizzato da SOS Animali Selvatici ed Esotici

CSTCS Consultorio – Via Ippolito D’Aste 7 - Venerdì 24 gennaio 2020, ore 18-19.30

 

Dato il successo della precedente serie, l’Associazione genovese no profit SOS Animali Selvatici ed Esotici ripropone incontri con i cittadini a ingresso libero presso la sede del Consultorio CSTCS (Centro Studi Terapia della Coppia e del Singolo), in via Ippolito d’Aste 7. Il prossimo evento si terrà venerdì 24 gennaio 2020, alle ore 18.

 

Secondo un format ormai consolidato, la dott.ssa Maddalena Iannaccone, medico veterinario – specialista in Allevamento, Igiene e Patologia Specie Acquatiche, consulente per Animali Esotici, direttore sanitario del “Centro Veterinario Il Mondo degli Animali Esotici” – che presiede l’Associazione SOS, introdurrà l’ospite della serata, il collega Riccardo Rossi, medico veterinario fondatore nel 2013 del Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) “Piacenza Wildlife Rescue Center”.

 

 

I due esperti si confronteranno, instaurando un dialogo per cercare di raccontare il “lato umano” di situazioni che si possono presentare a qualsiasi cittadino trovi un animale in difficoltà. Verrà evidenziato, dunque, cosa accade agli animali dopo che sono stati trovati per strada e dopo che le richieste di aiuto delle persone sono state accolte da istituzioni del genere.

 

Il Centro Recupero no profit fondato dal dottor Riccardo Rossi a Piacenza (in Località Trebbiola, 29029 Niviano di Rivergaro) è un caso esemplare, nato dal sogno di un cittadino: dal giorno che ha investito un tasso, soccorrere gli animali selvatici in difficoltà è diventata la sua missione. Il metodo che segue, insieme al suo team, composto da veterinari, biologi, naturalisti e amanti degli animali, ma aperto a tutti, è “unire passione e conoscenza scientifica”.

 

Alla fine della stimolante conversazione, si aprirà il dibattito con il pubblico, che può rivolgere domande al relatore ospite, per meglio comprendere le tematiche affrontate.

Come sempre, la serata si chiuderà con un brindisi, gentilmente offerto dall’Associazione SOS, di ringraziamento a tutti i partecipanti.

 

È possibile, in tale occasione, se fa piacere, elargire un contributo libero alle attività dell’Associazione SOS, organizzatrice degli eventi.

 

 

SOS Animali Selvatici ed Esotici

È un’associazione culturale genovese no profit, nata nel dicembre 2018 con i seguenti obiettivi:

1) effettuare interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente, con particolare riguardo alla salvaguardia, protezione, conservazione e soccorso delle specie esotiche e selvatiche, eventualmente anche in collaborazione con altri organismi;

2) organizzare attività culturali di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di informazione, sensibilizzazione, divulgazione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato per la cura di specie animali esotiche e selvatiche, nonché di organizzazione di eventi finalizzati all’insegnamento dei primi interventi da eseguire in occasione dell’incontro con animali appartenenti a specie esotiche e selvatiche;

3) informare, sensibilizzare e studiare i rapporti “sociali” che si possono stabilire tra animali esotici e persone.

 

 

Ufficio Stampa SOS Animali Selvatici ed Esotici

Linda Kaiser

+39.347.2684946

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CASTELLO PARODI DI SAN CIPRIANO: CONVEGNO “MADE IN POLCEVERA”

Di Virgilio Pronzati

Foto Roberto Frassinetti

 

Castello Parodi di San Cipriano - Serra Riccò “Made in Polcevera” Industria e produzione testimonianze e prospettive 

Sabato 26 ottobre 2019 - Ore 9-13

 

Incontro pubblico - ingresso libero

 

La Valpolcevera s’interroga:  Il 26 ottobre di quest’anno al Castello di San Cipriano di Serra Riccò c’è stata un’iniziativa promossa da Alberto Podestà e dal Circolo Culturale "La Via del Sale" con la finalità di fare un quadro della Cultura in Valpolcevera. Una cultura però pratica e produttiva come intitolata Made in Polcevera.  

 

In un recente passato, la Valpolcevera non era solo il polmone verde di Genova, ma un importante e florido tessuto economico, costituito da un pool di varie aziende spazianti dal settore industriale al terziario. Basti pensare a Gardella, Controlli e, oggi, da Preti 1851 e Olio Santagata 1907.  

 

 

 Il Maestro Eliano Calamaro mentre esegue alcuni Capricci

E’ stato toccato anche l’aspetto agricolo della vallata. In particolare la viticoltura: in questa zona ancora con spazi verdi, si produce una limitata quantità di vini Doc Valpolcevera, di cui il cru è il Coronata, l’antico vino dei genovesi. Qui la viticoltura risale ad almeno duemila anni. 

 

A Isosecco, località del comune di Serra Riccò, nel 1506 fu trovata la famosa Tavola Bronzea della Valpolcevera. Un documento che riporta alla sentenza dei magistrati romani i fratelli Minuci Rufi per far finire le ostilità tra i Genuates (Genova) e Viturii langenses (Langasco), redatta nel 117 a.C.                

Attualmente le aziende agricole della Valpolcevera sono 250. In maggioranza produttrice di ortaggi, frutta, prodotti caseari, vino. Storici salumifici come Parodi s Cabella di Sant’Olcese. 

 

Parlando d’Arte in valpolcevera, non poteva mancare l’insuperato violinista Niccolò Paganini. Per l’occasione, il Maestro Eliano Calamaro, oltre a spiegare una tecnica ideata dal Paganini proprio sull’ispirazione dei suoni uditi a San Biagio, ha estasiato i presenti con l’esecuzione dei Capricci di Paganini.

 Il Maestro Eliano Calamaro mentre Esegue alcuni brani dei Capricci all'esterno del Castello 

Dulcis in fundo.. Durante il convegno c’è stato il gradito assaggio degli speciali cioccolatini di Massimo Migliaro. Non semplici cioccolatini! Una linea con diversi gusti e ripieni che, scansionando un QR-code sulla confezione, diverso per ogni tipo di cioccolatino, permette di ascoltare i brani che si ispirano proprio ai Capricci del Maestro Paganini.

Massimo Migliaro ed Eliano Calamaro

Massimo Migliaro ed Eliano All’incontro moderato da Alberto Podestà, sono intervenuti Angela Negri di Sindaco di Serra Riccò, Giancarlo Vinacci Manager, Elisa Serafini Presidente FEI, Maria Francesca Silva Responsabile Progetto Great Campus, Cristina Santagata Imprenditrice e delegata Confindustria, Gianni Ratto A.D., Ilaria Mussini Responsabile Confcommercio. Angela Gargani Presidente Preti Dolciaria, Andrea Pedemonte Cabella Imprenditore, Irene Fava Ricercatrice Storia dell’Arte.

 

SCAMBI DI AUGURI TRA ISTITUZIONI E AGRICOLTORI LIGURI AL DUCALE

 di Virgilio Pronzati

Foto di Claudia Paracchini

 

Da sempre il salotto buono di Genova è il Palazzo Ducale. Location prestigiosa che unisce il centro commerciale cittadino a quello storico. Fu eretto alla fine del 13° secolo per siglare le vittorie contro Pisa nel 1284 alla Memoria e contro Venezia nel 1298 a Curzola, avvallando la propria potenza militare e commerciale nel Mediterraneo. Il nome di “ducale” fu assunto con la nomina nel 1339 del primo doge genovese Simone Boccanegra. 

Da sin. Andrea Benveduti, Paola Bordilli, Marco Rezzano e Giovanni Toti

Per secoli  fu strumento di potere politico. Dopo le riunioni del vertice del G8 di Genova nel 2001, il Ducale è stato aperto al pubblico e adibito a museo e palazzo della cultura. Dall'8 febbraio 2008 il palazzo è gestito dalla "Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura”. Oltre ad alcune attività commerciali ospita periodicamente manifestazioni, conferenze e importanti mostre d’arte.

 

Da sin. Simona Venni, Marco Rezzano e Claudia Paracchini

Da qui, l’incontro del 10 dicembre scorso alla Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale, uno dei tanti fiori all’occhiello della Superba, organizzato e voluto dall’Enoteca Regionale della Liguria in collaborazione con l’Assessorato all’Agricoltura di Regione Liguria, l’Assessorato al Commercio del Comune di Genova e la Camera di Commercio genovese, ha invitato i produttori di vino, di olio e di pesto dell’intera Liguria, per scambiare progetti per il futuro e confrontarsi su quanto fatto nell’anno corrente. 

 

Lo schermo dove sono state proiettate le foto del prodotti liguri di eccellenza

A fare gli onori di casa, il presidente di Enoteca Regionale della Liguria Marco Rezzano, ribadendo l’importanza di fare rete e “sistema” tra produttori ed enti per trasmettere con più decisione il brand Liguria. Anche per Paola Bordilli, Assessore a Turismo, Commercio e Artigianato del Comune di Genova, le aziende agricole liguri produttrici di eccellenze danno un valore aggiunto alla ristorazione di qualità incrementando il turismo enogastronomico. 

Parte del numeroso pubblico

Alla serata era presente anche l’Assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Benveduti, che sottolineava l’importanza economica derivata alle aziende agricole, fonte di salvaguardia e mantenimento del territorio. Ha chiuso l’affollato incontro, il Presidente di Regione Giovanni Toti: «Siamo molto contenti del lavoro fatto da Enoteca Regionale in questi ultimi mesi. 

Altro pubblico tra archi e colonne della sala del Munizioniere

Credo abbia preso uno sprint, una capacità di coordinamento e coinvolgimento dei produttori, dei consorzi e delle altre associazioni che l’ha fatta diventare un organismo efficiente. Complimenti alle aziende vitivinicole e in generale al mondo delle produzioni agricole in Liguria che hanno saputo elevare le produzioni di qualità, facendole  affermando in tutta Italia e nel mondo. I nostri nostri vini oltre che premiati dalle guide nazionali di settore, sono presenti nelle liste dei migliori ristoranti del nostro Paese”. Degna conclusione con vari banchi colmi di vini pregiati e golosità salate e dolci, che hanno deliziato i numerosi ospiti. 

 

RECORD DEL POLITECNICO DI TORINO: UN COLLEGAMENTO WI-FI TRA DUE SENSORI CHE SUPERA I 700 KM DI DISTANZA

 L’esperimento per dimostrare efficienza e sostenibilità dei dispositivi che saranno utilizzati dall’Internet del futuro

 

Durante il convegno di agrometeorologia XWC19 di questa mattina (5 12 2019), il Politecnico di Torino ha presentato il suo nuovo record, la realizzazione di un collegamento Wi-Fi tra un sensore e un ricevitore distanti più di 700 km.

 

La sperimentazione ha avuto inizio nel 2017 ed è stata condotta dagli iXem Labs dell’Ateneo, da sempre impegnati nella ricerca per il superamento del divario digitale, con l’obiettivo di costruire un sistema autonomo e alternativo alla telefonia mobile per la raccolta di dati (l’internet delle Cose), applicabile in qualsiasi luogo, anche quello più remoto, indipendentemente dalla disponibilità di energia e dalle condizioni di copertura.

 

Perché il sistema sia sostenibile e replicabile sono necessarie due caratteristiche essenziali: consumi energetici ridottissimi e collegamenti a lunga distanza. Per disporre di un campo di prova reale, le nuove tecniche di trasmissione sono quindi state implementate su alcuni dei sensori di iXemWine, il progetto del Politecnico finalizzato alla condivisione dei dati agrometeorologici raccolti nelle vigne e utilizzati per migliorare l’efficacia dei trattamenti fitosanitari.

 

Per rendere l’esperimento reale, i sensori sono stati miniaturizzati, dotati di antenne molto piccole (inferiori a 2 cm) con l’energia fornita da due semplici batterie stilo, alcaline e non ricaricabili. Soprattutto, sono stati posizionati solo in contesti reali, nelle vigne, in mezzo ai filari. Fin dall’inizio, tutte le attività sono state autofinanziate e realizzate in economia: per ovviare alla mancata disponibilità di tralicci, le prime prove sono state effettuate appendendo i ricevitori a palloni meteostatici ancorati al suolo.

 

Nel 2017 questi dispositivi hanno permesso di raccogliere dati fino a 50 km, distanza comunque superiore a quelle raggiunte dai sistemi telefonici tradizionali. Nel corso dei due anni successivi i sensori sono stati più volte riprogettati e perfezionati, fino alla realizzazione di un collegamento tra una stazione meteo installata il 3 giugno nelle vigne “U Tabarka” di Carloforte, in Sardegna, e un ricevitore insediato successivamente in Catalogna, sulle alture di Tarragona. I due siti sono stati efficacemente e ripetutamente collegati durante tutto il periodo di prova. La stazione, i cui dati sono consultabili liberamente sul sito https://www.ixem.wine , ha trasmesso dati ogni 10 minuti, anche a distanze superiori ai 700 km. Nonostante la distanza raggiunta, la stazione oggi, a sei mesi di distanza, mantiene più del 90% di carica residua delle batterie. Il record, quindi, è stato ottenuto con emissioni bassissime (paragonabili al telecomando di un’automobile), ma straordinaria sensibilità in ricezione.

Gli iXem Labs sono un’eccellenza dell’Ateneo Piemontese. Fondati nel 2004, nel 2007 hanno realizzato il record mondiale di trasmissione Wi-Fi, con un collegamento di 300 km tra il Monte Rosa e il Monte Cimone. Sette anni più tardi hanno contribuitoo alla fondazione di Senza Fili Senza Confini, il primo provider Internet italiano non a scopo di lucro, analizzato e riconosciuto come caso di studio dalle più importanti testate giornalistiche internazionali e hanno all’attivo decine di progetti con un unico denominatore comune: la lotta al divario digitale.

 

Il progetto iXemWine invece è partito a fine marzo 2019. In pochi mesi ha permesso l’installazione di 180 stazioni meteo in 6 Regioni Italiane, che sono state utilizzate da più di 650 operatori del settore. Grazie a sensori di dimensioni molto ridotte ma con grande autonomia energetica, in grado di trasmettere dati a grandissima distanza, gli studi effettuati nel corso della stagione appena terminata hanno dimostrato una significativa riduzione del numero di trattamenti chimici necessari: ciò ha aumentato la qualità del prodotto e diminuito l’esposizione ambientale, a dimostrazione che la sperimentazione tecnologica può essere sostenibile.

 

“La rivoluzione digitale in corso impatta tutti i settori produttivi, soprattutto con il prossimo avvento delle piattaforme per l’Internet delle Cose. Da tempo il nostro Ateneo è attivo in questo campo, e questo record testimonia l’efficacia e l’applicabilità della nostra attività di ricerca”, ricorda il Direttore di iXem Labs Daniele Trinchero, che prosegue: “Questo esperimento ha carattere dimostrativo, con una forte connotazione radioamatoriale. Abbiamo scelto le condizioni di propagazione più favorevoli per raggiungere distanze sempre maggiori, con grande attenzione alla sostenibilità. Il record del 2007 fu ottenuto utilizzando solo materiali riciclati e obsoleti, dimostrando una via alternativa alla digitalizzazione a banda larga.  Oggi sperimentiamo dispositivi compatti, di facile installazione, a bassissime emissioni, con fabbisogno energetico minimo, e quindi replicabili. Questa sarà l’Internet del futuro”.

 

Salvatore Puggioni, Sindaco di Carloforte, afferma: “Abbiamo accolto con entusiasmo l’iniziativa promossa dal Politecnico di Torino. Carloforte si sta affermando sul piano nazionale e internazionale come meta privilegiata non solo per la bellezza del suo paesaggio ma anche per la posizione strategica che occupa. L’esperimento condotto dagli studiosi dimostra ancora una volta come le potenzialità di sviluppo dell’Isola passino anche attraverso l’adesione a progetti posti sulla frontiera della ricerca”.

 

 

RELAZIONI CON I MEDIA - POLITECNICO DI TORINO

Elena Foglia Franke – tel. +390110906286 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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LUNI: SCOPERTO UN TEMPIO NEL QUARTIERE DI PORTA MARINA

Il ritrovamento emerso dall’ultima campagna di scavi coordinata dell’Università di Pisa per il 2019

 

L’ultima campagna archeologica dell’Università di Pisa a Luni per il 2019 ha portato alla luce un tempio della seconda metà del I secolo d.C. nel quartiere di porta Marina. L’edificio si affaccia proprio sul cardo Maximus, la strada principale della città con andamento nord-sud, e sorge su quella che sinora si pensava fosse “soltanto” una domus.

“Lo spazio privato di una domus diventò dunque un’area sacra per gli abitanti del quartiere e, probabilmente, anche per coloro che lavoravano nel vicino porto, dal quale l’edificio doveva essere visibile”, spiega la professoressa Simonetta Menchelli dell’Ateneo pisano, che coordina gli scavi.

L’alto podio su cui venne costruito il tempio è andato completamente perduto ma, considerando le fondazioni dei vani di servizio al di sotto della cella e del pronao, gli archeologi sono riusciti a ricostruire la pianta dell’edificio a cella unica quadrangolare che appare simile a quella di altri templi dell'epoca nella stessa Luni, come ad esempio quello cosiddetto di Diana, o ad Ostia.

“Nella prossima campagna nel 2020, l’obiettivo sarà di portare in luce i resti della scalinata di accesso al tempio, al quale si arrivava appunto dal cardo maximus”, aggiunge la professoressa Menchelli.

Ma non finiscono qui le novità emerse dagli scavi dell’Università di Pisa che hanno riguardato la parte di Luni più vicina al porto, dove negli anni scorsi gli archeologi hanno individuato due domus del II secolo a.C., che nei secoli hanno subito numerose ristrutturazioni, rifacimenti e cambi d’uso.

Nella domus meridionale gli scavi hanno infatti messo in luce parte di un vasto peristilio pavimentato con un conglomerato cementizio marmoreo, nelle cui vicinanze doveva esserci una fontana, e/o delle volte o delle pareti decorate con conchiglie, come si deduce dai numerosi molluschi marini bivalvi ritrovati incastonati nella malta.

“Erano decorazioni comuni nelle domus di prestigio a partire dal I secolo a.C. - dice Simonetta Menchelli - per arricchire le case con elementi naturali connessi con l’ambiente acquatico, ma anche con funzione simbolica, essendo le conchiglie considerate simbolo di prosperità e fecondità”.

 

Per quanto riguarda la seconda domus più a settentrione, la struttura fu occupata da un impianto per il lavaggio di pellami e tessuti e su questo, alla fine VI secolo d.C., fu costruita una casa, di cui sono stati scavati due ambienti, uno con un focolare al centro, ed un cortile esterno. L’area continuò quindi ad essere occupata sino alla fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo d.C. e i suoi abitanti dovevano avere un elevato tenore di vita, come rivelano le anfore ritrovate che contengono derrate alimentari provenienti da tutto il Mediterraneo (Campania, Tunisia/Algeria, Grecia, Turchia e area siro-palestinese).

Le campagne di scavo a Luni dell’Ateneo pisano sono svolte in regime di concessione da parte della Soprintendenza Archeologica Liguria e in sinergia con il Museo Archeologico Nazionale di Luni ed il Comune di Luni. Partecipano gli studenti dell’Università di Pisa, dell’Istituto Parentucelli Arzelà di Sarzana e del Liceo Costa di La Spezia, coordinati sul campo dal dottore Paolo Sangriso, con i dottori Alberto Cafaro, Stefano Genovesi, Rocco Marcheschi, Silvia Marini, e con la collaborazione del dottore Domingo Belcari.

Alle attività sul campo prende parte il professore Stephen Carmody (Troy University, Alabama, USA) per la classificazione dei materiali paleobotanici che ha recuperato mediante la flottazione degli strati archeologici. Tale studio offrirà dati significativi sull’ambiente naturale lunense, e sulla relativa interazione antropica.

Al progetto partecipano inoltre il professore Adriano Ribolini (DST, UniPi), per le indagini Ground Penetrating Radar volte ad individuare gli edifici sepolti nel settore meridionale della città, per definirne la pianta ed indirizzare i futuri scavi, il professore Vincenzo Palleschi (CNR, Pisa) per la modellazione delle strutture in 3D, ed il dottor Younes  Naime (DCFS, UniPi) per lo studio dei reperti archeozoologici.

I risultati della campagna archeologica sono stati presentati in un Open day lo scorso ottobre, che ha visto la partecipazione di oltre 350 visitatori.

 

Fig. 1.  L’area di scavo vista da est

Fig. 3.  In primo piano i resti del tempio visti da sud

Fig. 4.  L’open day in corso a Luni (12 ottobre 2019)

Dott.ssa Marina Caterina Magnani

Addetta stampa

Università di Pisa

Tel. 050 2212931
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2^ Edizione “Smart farming & Food”

Giovedì 28 novembre, ore 10.00, workshop FEM – HIT con Ferrero, Birra Peroni, illycaffè spa, Casearia Monti Trentini, Cavit, Dr.Schär, Melinda, Netafim Italia, Sant’Orsola, SDF, Sfera Agricola, Demethra Biotech

2^ edizione “Smart farming & food”: dialogo tra ricerca e imprese  del settore agricolo e alimentare

Giovedì 28 novembre 2019, alle 10.00, presso l’aula magna della Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige, è in programma “Smart farming & food”, un workshop che prevede un dialogo tra ricerca e impresa sull'uso intelligente di suolo, acqua, prodotti agricoli e cibo. 

Si tratta della seconda edizione dell’evento organizzato dalla Fondazione Edmund Mach e HIT – Hub Innovazione Trentino Fondazione, che lo scorso anno ha riscosso grande successo, finalizzato ad avvicinare le richieste tecnologiche del mondo delle imprese all’offerta della ricerca trentina in campo agrifood, in una logica di trasferimento tecnologico avanzato. 

All’evento, moderato da Lorenzo Tosi, giornalista delle Ed agricole, parteciperanno alcune tra le più importanti aziende del settore agroalimentare regionale e nazionale. Nella tavola rotonda Smart Farming: Cavit, Dr.Schär, Melinda, Netafim Italia, Sant’Orsola, Gruppo SDF, Sfera Agricola; nella tavola rotonda “Food & Nutrition”: Demethra Biotech, Ferrero, Birra Peroni, illycaffè spa, Casearia Monti Trentini.

In apertura sono previsti i saluti degli assessori provinciali all’agricoltura foreste caccia e pesca, Giulia Zanotelli, e allo sviluppo economico, ricerca e lavoro, Achille Spinelli, il presidente FEM, Andrea Segrè e il presidente HIT, Paolo Girardi, con i rappresentanti delle associazioni Artigiani e Industriali. A seguire Francesco Marangon, presidente della Società Italiana di Economia Agraria e della rete Università per lo sviluppo sostenibile, che parlerà della sostenibilità per alimentare l’umanità e Andrea Mascaretti, fondatore del Centro per lo Sviluppo Sostenibile che affronterà la tematica alimentazione nutrizione come opportunità per i territori. Agostino Cavazza, referente relazioni industriali della FEM, illustrerà i progetti e le tecnologie in FEM.

Come nella prima edizione, si è cercato di rendere più facile la comunicazione evitando presentazioni rigide con slide e dati. Le aziende esporranno risultati e visione in due tavole rotonde colloquiali, condotte da Gianluca Carenzo per Hub Innovazione Trentino e Agostino Cavazza per Fondazione Mach, che si terranno nella mattinata in aula magna; in queste il pubblico potrà fare domande via whatsapp. I ricercatori del sistema della ricerca trentina, invece, avranno la possibilità di incontrare le aziende nel pomeriggio, dopo il buffet, in 14 tavoli R2B.Le imprese porteranno all’attenzione del pubblico alcune tra le innovazioni più recenti che riguardano il settore agrifood. In particolare si parlerà dell’impatto che stanno avendo digitalizzazione, intelligenza artificiale, tracciabilità, big data, sulla produzione agricola oltre che sulla trasformazione, distribuzione e consumo alimentare, di cui si discuteranno anche aspetti  nutrizionali, sensoriali e quelli legati alla salute umana.

Inoltre sarà possibile visitare i laboratori di Fondazione Edmund Mach per toccare con mano le principali innovazioni tecnologiche (s.c. e c.m.)

Ufficio Stampa FEM: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 338/7392973

 

Ufficio Stampa HIT: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 331 6679183 

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