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PRIMO MAGGIO, FIPE: “LAVORATORI TRADITI DALLO STATO. NON C’È NULLA DA FESTEGGIARE”

 

 

Roma, 1° maggio 2020 – “Questo primo maggio non c’è proprio nulla da festeggiare. I lavoratori e le imprese sono stati traditi dallo Stato e dalle banche  che, in un momento di difficoltà senza precedenti, hanno dimostrato di non essere all’altezza della situazione, non riuscendo a dare risposte rapide ed efficaci. L’integrazione del fondo salariale promesso per aprile è ancora un miraggio. I prestiti garantiti alle imprese sono fermi al palo. E la cassa integrazione rimane una chimera per milioni di lavoratori. Basti pensare che in Lombardia, cuore produttivo del Paese ed epicentro del disastro, solo 40 imprese hanno ricevuto i fondi da distribuire ai dipendenti. È questo il rispetto che lo Stato ha per chi lavora?”.

Non fa sconti Aldo Cursano, vicepresidente vicario di Fipe – Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, in occasione della festa dei lavoratori. Una posizione dura, dettata dall’esasperazione che contraddistingue imprenditori e dipendenti del settore della ristorazione e del fuori casa, costretti a rimanere chiusi per un altro mese, con gli aiuti economici che tardano ad arrivare.

“Ci avevano promesso una sburocratizzazione e uno snellimento delle procedure – prosegue Cursano –. Andate a spiegarlo ai nostri lavoratori che devono fare la spola tra la Regione e la banca con decine di documenti per accedere alla cassa integrazione. È una situazione insostenibile ed esasperante.
Rimpiango i tempi in cui il primo maggio ci si scontrava duramente con i sindacati che volevano costringere il mondo del commercio e dei servizi a stare chiusi per la festa del lavoro. Scommetto che oggi persino loro sarebbero favorevoli ad aprire, pur di lavorare”.

 

Andrea Pascale

 

 

 

CORONAVIRUS, IL GRIDO D’ALLARME DI FIPE ARRIVA ALLA CAMERA

 

 

Roberto Calugi: “Da un nostro sondaggio, solo l’1,4% delle imprese ha ottenuto prestiti. Servono subito i contributi a fondo perduto e un piano condiviso per ripartire”

 

Roma, 29 aprile 2020Cinque critiche al governo su quanto fatto fino ad ora e cinque proposte per venire incontro alle esigenze del mondo della ristorazione e dell’accoglienza. È questo il bilancio dell’intervento del Direttore generale di Fipe – Federazione italiana dei Pubblici Esercizi, Roberto Calugi, in audizione davanti alle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera dei deputati, impegnate nell’esame del Dl Liquidità. Venti minuti per riepilogare cosa non ha funzionato dopo il lockdown imposto a 300mila imprese e chiedere un’inversione di rotta per salvare un settore che conta 300mila imprese, oltre 1 milione di lavoratori e che rischia di chiudere il 2020 con 34 miliardi di euro di perdite complessive.

“A due mesi dal blocco delle attività – sottolinea il Direttore generale - solo l’1,4% delle imprese italiane della ristorazione è riuscito ad accedere al credito bancario garantito dallo Stato e questo, insieme al mancato arrivo ai lavoratori dei soldi degli ammortizzatori sociali è il motivo per cui il clima di sfiducia e preoccupazione si sta diffondendo a macchia d’olio. Ciò che vorremmo è che il governo dimostrasse quell’attenzione e quell’orgoglio per il comparto della ristorazione e del turismo italiani. Noi abbiamo messo sul tavolo le nostre richieste e ci aspettiamo risposte puntuali nel merito. Noi oggi sappiamo solo che non apriremo fino al primo giugno, niente sappiamo di aiuti concreti e a fondo perduto per le nostre imprese.”.

LE PROPOSTE

In sintesi, le principali richieste della Federazione italiana dei Pubblici Esercizi all’indirizzo di governo e parlamento:

  •        Prevedere contributi a fondo perduto per il settore, parametrati alla perdita di fatturato durante le 14 settimane di chiusura;
  •        Disporre una moratoria sugli affitti e le utenze per le aziende e i rami d’azienda;
  •        Esentare le imprese dal pagamento delle imposte locali e nazionali, in particolare Imu, Tasi e Tari, per il periodo di chiusura;
  •        Estendere gli ammortizzatori sociali a tutta la durata della crisi, fino al momento in cui le imprese non potranno tornare a operare a regime;
  •        Predisporre un piano chiaro e condiviso per le riaperture. 

“L’ultimo punto non deve essere sottovalutato – spiega Calugi - gli imprenditori devono sapere quali saranno le misure di sicurezza che dovranno utilizzare e quali i criteri per il distanziamento. Senza queste informazioni come si fa a capire se è conveniente o meno aprire? Noi abbiamo predisposto un protocollo di sicurezza che abbiamo inviato alle istituzioni, aspettiamo delle risposte”.

LE CRITICHE

  •        Attualmente, su un campione di 780 imprese del mondo della ristorazione, dei catering e dei locali notturni, solo 10 attività sono riuscite ad ottenere un prestito dalle banche, mentre il 36% degli imprenditori si è sentito rispondere che ci vorranno almeno altre 4 settimane.
  •        Il secondo problema è rappresentato dagli ammortizzatori sociali: ancora nessun lavoratore ha ottenuto alcuna forma di sostegno al proprio reddito.
  •        Preoccupa anche il tema degli affitti, affrontato attraverso il credito d’imposta ma limitatamente al mese di marzo. Così come preoccupano gli adempimenti fiscali che al momento sono stati solo posticipati ma non annullati.
  •        L’ultimo problema sollevato è quello della riapertura, con la data slittata senza alcun confronto con le associazioni di categoria, ma soprattutto senza che sia stato comunicato alcun piano per la sicurezza sanitaria ed economica delle imprese. 

“Complessivamente non ci siamo, – conclude Calugi – si è intrapresa la strada dei prestiti garantiti, appoggiandosi al sistema bancario e questo si è rivelato un errore, soprattutto per imprese piccole e medie come quelle della ristorazione che vivono di cassa. Non tutto è perduto ma occorre fare presto e invertire subito la rotta, attraverso contributi a fondo perduto a compensazione delle perdite e un piano serio e condiviso sulle riaperture”.

 

Ufficio Stampa FIPE

Andrea Pascale, 393 8138965, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

VIN RUSPO BARCO REALE DI CARMIGNANO ROSATO 2019

 

La Tenuta di Artimino produce i suoi vini con le uve raccolte in settanta ettari di vigneto dove la coltivazione della vite risale all’epoca etrusca. Siamo in Toscana, nell’area di produzione del Carmignano, la più piccola delle DOCG italiane, denominazione antichissima, amata dai Medici, che comprende poco più di una decina di produttori e una produzione limitata. In questa parte della Toscana, a 20 km da Firenze, nascono i meravigliosi vini della Tenuta di Artimino, dai profumi intensi e dalle spiccate caratteristiche territoriali.

All’interno della produzione, la linea Artimino 1596 rievoca l’anno in cui iniziò la costruzione della villa rinascimentale medicea La Ferdinanda, voluta dalla famiglia de’ Medici, che ancora oggi domina la Tenuta di Artimino e il suo straordinario resort.

Ogni vino ha una sua storia. Ne è un esempio il rosato Vin Ruspo “Barco Reale di Carmignano” alternativa easy-to-drink al più importante Carmignano. In carmignanese “ruspo” vuol dire” rubato”: si dice infatti che i contadini tenessero per loro il primo succo che filtrava dalle cassette dell’uva appena raccolta per farne il primo vino della vendemmia, fresco e con i profumi della frutta.

Le uve provengono dall’area che un tempo faceva parte del vasto Barco Reale, l’antica riserva di caccia della famiglia Medici, cinta da un muro di circa 50 chilometri; il blend che caratterizza questo vino si compone di Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot. All’olfatto si apprezzano note fruttate di ciliegia e pera, accompagnate da una intrigante nota di fiori bianchi e miele. Al gusto la freschezza la fa da padrona unitamente ad un corpo ed una cremosità non banali per un rosato.

Annabella Pascale AD dell’azienda: “Sono felice di presentare il nostro rosato Doc 2019 che è uno tra i miei vini preferiti. Credo molto nella crescita dei vini rosati in Italia, a maggior ragione perché il nostro non è legato alla moda, ma è un vino storico per la DOCG del Carmignano.

Il colore è il suo tratto distintivo e abbiamo cercato di metterlo in risalto con una nuova bottiglia.”

 

Afferma Filippo Paoletti enologo: “La nostra ricerca sul Vin Ruspo ha permesso di raggiungere un ottimo equilibrio tra la suadenza, sempre discreta, tipica dei rosati e l’espressione del vitigno di origine. Il limitato contatto con le bucce e la bassa temperatura in fermentazione incidono sia su colore che su gusto e olfatto, lasciando che il colore sia tenue e le sensazioni fruttate tipiche delle uve rosse non sovrastino le note floreali. Ogni vitigno gioca il suo ruolo. La vena acida del Sangiovese, il frutto del Merlot e le note vegetali del Cabernet si fondono e si arricchiscono con un lungo affinamento sulle fecce, importante per conferire al nostro rosato la sua tipica cremosità. Un vino figlio della tecnica che porta in sé tradizione e terroir.”

Il Vin Ruspo Barco Reale della Tenuta di Artimino è perfetto da aperitivo, in qualunque stagione, per accompagnare piatti dai sapori delicati, antipasti di pesce, primi piatti freschi e insalate oppure da abbinare alle tipiche pietanze toscane come la ribollita e la pappa al pomodoro. Ottimo anche con i salumi e le carni bianche, è facile da acquistare online sul sito della Tenuta e ricevere a casa.

 

 

Maddalena Mazzeschi

CONCERTO DELLA LIBERTA'

GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA - 22 APRILE

AMREF E “CIELO E TERRA” PER DIFENDERE IL VALORE DELL’ACQUA

 

Nella Giornata Mondiale della Terra, istituita nel 1970 per la conservazione delle risorse del pianeta, la ong sanitaria più grande dell'Africa e l'azienda vinicola vicentina rilanciano il loro impegno a favore dell'accesso acqua.

Link alla pillola backstage: https://www.youtube.com/watch?v=eR8mVBqLuBc&feature=youtu.be

Link alla campagna e al cortometraggio: https://acqua.amref.it/

 

Dietro al corto narrato dalla voce di Fiorella Mannoia, che Amref ha dedicato all'acqua, c'è il sostegno di una longeva e importante azienda vinicola. "Per fare un litro di vino ci vogliono 600 litri di acqua" afferma Pierpaolo Cielo vicepresidente di Cielo e Terra "l'acqua è un fattore critico della nostra filiera, per questo conosciamo molto bene e siamo sensibili al tema idrico". L'azienda nata nel 1908 ha sostenuto il progetto di Amref - più grande ong che si occupa di salute in Africa - per garantire acqua pulita in Kenya. In occasione della Giornata Mondiale della Terra le due realtà sono protagoniste  del video di backstage del cortometraggio "Qualcosa si è rotto". Video backstage girato nel viaggio di Pierpaolo Cielo in Kenya, nei mesi scorsi.

 

A Vinitaly 2019 la scintilla del Kenya e dell'accesso all'acqua in favore dell'Africa. La nostra è un'azienda molto impegnata nel sociale. In Sierra Leone avevamo già realizzato 32 pozzi, per un totale di 30 milioni di litri d'acqua. Vogliamo cercare, con altri progetti idrici, di compensare l'acqua che usiamo per produrre vino. Grazie ad un prezioso incontro con un nostro cliente del Kenya, abbiamo poi trovato in Amref una ong locale che ci ha portato sul campo a vedere i suoi progetti" continua Pierpaolo Cielo "la condivisione del pozzo e il coinvolgimento della comunità intorno a quel bene, così prezioso, è quello che più mi ha colpito nell'incontro con le comunità africane".

 

Dalla collaborazione con Amref è nato “Qualcosa si è rotto”, cortometraggio che evoca in maniera poetica, con la voce unica di Fiorella Mannoia, la frattura creatasi nell’equilibrio tra le donne africane e l’acqua. Il corto - presentato il 4 aprile in anteprima su La7 - è stato realizzato in Kenya da Amref e la casa di produzione DocLab. Main partner Cielo e Terra Sustainable e Utilitalia. Partner tecnici Fujinon, Premista e Sony.

 

Al centro del corto quell'equilibrio "rotto" da continui periodi di siccità e forti inondazioni, conseguenze di un preoccupante cambiamento climatico. La FAO individua i Paesi dell’Africa Sub-Sahariana come i Paesi che soffriranno maggiormente dei cambiamenti climatici in termini di riduzione della produttività agricola e insicurezza idrica.  Nel 2019, nell’intero continente, ai 7,6 milioni di sfollati in fuga da conflitti, si sono aggiunti 2,6 milioni di profughi del clima. Con alcune delle situazioni più gravi che si sono verificate in Etiopia, Somalia, Sudan e Sud Sudan.

 

"Anche in un momento difficile come questo, dove non solo l'aspetto della salute, a causa del Covid19, ci sta mettendo a dura prova, ma anche quello economico, poter contare sull'aiuto di aziende così importanti è un segnale incoraggiante per noi. Cielo e Terra ci è accanto per un lavoro di costruzione non solo di impianti idrici, ma di una informazione sull'accesso all'acqua. Ora attraversiamo questo momento difficile e poi ritroviamoci per creare valore ulteriore con questa collaborazione". 

 

Il video backstage del cortometraggio "Qualcosa si è rotto" è stato girato in Kenya, nelle aree dove vivono le comunità Masai. Oltre a Pierpaolo Cielo era presente Alessio Pavan, Export Manager di Cielo e Terra. 

  

Amref Health Africa. Amref è l’organizzazione non governativa più grande che si occupa di salute in Africa, dove opera dal 1957. Oggi Amref opera in 35 Paesi a sud del Sahara con oltre 160 progetti di promozione della salute. Attraverso centri sanitari e unità mobili garantisce assistenza medica alle popolazioni nomadi e rurali. Le cure degli operatori Amref arrivano anche lì dove nessuno può andare, nelle aree estremamente isolate e rurali, grazie ai Flying Doctors, "Dottori Volanti" che portano assistenza medica e formazione a bordo di piccoli aerei attrezzati come unità mobili.

 

CIELO E TERRA, azienda vinicola vicentina, vive il territorio come spazio fisico da preservare ma anche come spazio ideale da coltivare perché la sostenibilità diventi un valore per tutti e indirizzi ad un futuro sempre più responsabile. Molti i progetti che sostiene in ambito economico, ambientale e sociale con il marchio CIELO E TERRA SUSTAINABLE. Opera in Italia con i brand Freschello, Casa Defrà e Famiglia Cielo dal 1908, tutti distribuiti nel canale GDO e serve oltre 60 Paesi nel mondo. L'azienda, consapevole dell’importanza dell'acqua nella propria filiera vitivinicola, ha scelto di impegnarsi al fianco di Amref per garantire alle comunità più fragili dell'Africa sub-Sahariana l’accesso a fonti idriche protette. L’acqua pulita è vita e opportunità per le nuove generazioni.

 

 

Manuela Popolizio  

ELISABETTA FILIPPELLO, UNA SIGNORA DAL GRANDE CUORE "DOLCE"

Elisabetta Filippello patronne del Salotto di Dolcezza di via Trento, ha un grande cuore.  Già alla guida per un lustro della storica Osteria della Vaschetta e figlia di un grande pasticcere, Elisabetta è oggi alla guida del Salotto di Dolcezza. Un locale moderno e molto accogliente dove assaporare ghiottonerie salate e dolci. Elisabetta realizza piatti inediti con radici che affondano nella tradizione come la Galette: una sfoglia fatta di cereali bio, farcita da salsa di maggiorana e ricotta di capannina o di testa in cassetta di Giacobbe. E’ poi la Pànera di Elisabetta: l’unico dolce freddo della gastronomia genovese dell’Ottocento fatto al meglio, che ha già riscosso successi nelle maggiori manifestazioni nazionali del settore. Non solo: Elisabetta è tra i promotori per l’ottenimento della De. Co. per la Pànera. Lo scorso novembre è stata premiata con l’Oscar del Piatto di Nettuno.

 

LO CHEF ERNST KNAM LANCIA LA CAKE’S ANATOMY CHALLENGE

 La sfida aperta a tutti i pasticceri d’Italia per portare un po’ di dolcezza negli ospedali italiani

 

 

Lo Chef ERNST KNAM ha lanciato qualche giorno fa, attraverso i suoi social, la CAKE’S ANATOMY CHALLENGE: una sfida ai pasticceri di tutta Italia, a cui ha dato vita insieme alla moglie Alessandra “Frau Knam”, con l’obiettivo di “riempire di dolcezza” tutti gli ospedali italiani.

 

Una volta che la situazione lo permetterà, lo Chef regalerà a tutti gli ospedali di Milano una sua creazione formato maxi: una grande crostata al cioccolato Frau Knam Señorita 72, il cioccolato di altissima qualità che lui stesso ha selezionato e importato dal Perù.

Nel post, Knam invita a partecipare alla challenge i pasticceri di tutta Italia, volti noti e non, chiedendo loro che dolce pensano di portare negli ospedali della loro città.

 

Conclude il post taggando Iginio Massari, AMPI (Accademia Maestri Pasticceri Italiani), Luigi Biasetto, Sal De Riso, Roberto Rinaldini, Leonardo Di Carlo, Pasticceria Martesana, Gino Fabbri Pasticcere - La Caramella, Fabrizio Galla - Master Pastry Chef & Chocolatier, Luca Montersino, Gianluca Fusto, Davide Comaschi e Emmanuele Forcone…e chiede “chi di voi è con me?”

 

“Di solito, quando in rete qualcosa ha successo e viene seguito da tante persone, si dice che è diventato “virale”. Basta con questa parola. Stiamo imparando tutti che nella vita, quella vera, conta chi combatte ciò che è virale, ogni giorno, per ciascuno di noi. Tutti i giorni accendo la TV, apro la finestra, parlo con persone e mi rendo conto di quanto siamo fortunati ad avere medici infermieri, operatori sanitari, paramedici e tutte le persone che in prima linea rischiano la propria vita per aiutarci a vincere questa guerra contro un nemico invisibile. Io faccio dolci, regalo sorrisi. Loro...loro fanno molto di più, salvano vite. Allora, ho pensato...perché non promettiamo a tutti loro che, appena la situazione ce lo permetterà, che passerà anche, tanto, per merito loro, noi pasticceri proveremo a regalargli qualche sorriso?”.

 

Martina Roncoroni

Tinazzi: Vino & archeologia

La famiglia veneta proprietaria dell’azienda pugliese ha scoperto nel terreno della nuova cantina un sito archeologico composto da una necropoli e una grotticella: il mantenimento è stato affidato all’Archeoclub di Carosino guidato dall’architetto Angelo Campo

Che cos’hanno in comune il mondo del vino e l’archeologia? Entrambi sono attività che si situano a metà strada tra l’arte, la scienza e il turismo, valorizzando il territorio in cui si trovano a operare. Ed è proprio partendo dalla riscoperta del territorio che Gian Andrea Tinazzi, titolare del gruppo Tinazzi e amante del vino e della storia, ha deciso di dare vita al progetto archeologico di San Giorgio in Puglia, azienda tarantina di proprietà della famiglia Tinazzi. Nella nuova sede della cantina è stato infatti scoperto un sito archeologico composto da una piccola necropoli e una grotticella probabilmente risalenti al periodo alto medievale. Unritrovamento che ha emozionato laamiglia Tinazzi, che ha deciso di affidarsi all’esperienza dell’Archeoclub di Carosino per scavare nella storia di una terra che nel tempo non è stata solo in grado di produrre ottimi vini, ma anche opere d’arte dall’inestimabile valore storico. Lo scorso anno la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio ha rilasciato l'autorizzazione alla pulizia e al rilievo del sito archeologico da parte dell'Archeoclub di Carosino, di cui San Giorgio è diventata socia sostenitrice. I lavori, guidati dal presidente dell'Archeoclub di Carosino Angelo Campo, sono momentaneamente fermi per l’emergenza sanitaria in corso, e si spera che possano ripartire al più presto con la rimozione dei massi ritrovati sul sito per consentire il proseguimento degli scavi e la messa in sicurezza per le visite guidate.

 

Angelo Campo, grazie ai primi rilevamenti, è stato in grado di ipotizzare una datazione del sito archeologico: «In località Fornovecchio, nella proprietà dell’azienda Tinazzi – ha spiegato Campo – abbiamo ritrovato una piccola necropoli e una grotticella appartenenti, probabilmente, al periodo alto medioevale, ma anche qualche frammento di materiale ceramico più antico». 

 

«Come cantina – ha dichiarato Gian Andrea Tinazzi, proprietario di San Giorgio e Feudo Croce – siamo fieri di sostenere un progetto che unisce la nostra passione per la storia di questa parte di Salento alla promozione di eccellenze che creano valore, come l’archeologia e il lavoro degli archeologi che collaborano con noi. La nostra filosofia aziendale è, oltre a produrre vino, creare qualcosa di bello per la comunità» Il progetto è stato lanciato nel giugno 2019 con un’Archeocena a sostegno dell’Archeoclub d’Italia Onlus di Carosino guidato dall’architetto Campo. Il volere della famiglia Tinazzi è forte e chiaro: riqualificare un luogo partendo dalla sua storia.

 

San Giorgio - La cantina San Giorgio è stata fondata dalla famiglia Tinazzi nel 2011 a San Giorgio Jonico, Taranto. L’obiettivo principale è stato quello di stimolare la produzione vinicola locale valorizzando le potenzialità dei vitigni autoctoni pugliesi. Dal 2019, per dare maggiore 

impulso alla produzione vinicola pugliese, Tinazzi ha trasferito la sede della cantina nel comune limitrofo di Faggiano. Nella moderna struttura verrà lavorata e imbottigliata la produzione pugliese di Tinazzi. Le botti sono in acciaio Inox, per mantenere la freschezza dell'uva del territorio, e i macchinari tecnologicamente avanzati: la Cantina è stata infatti costruita per permettere di produrre vini sempre più buoni, espressione di un territorio incostante crescita qualitativa. Tra le etichette di punta della cantina si segnalano il Primitivo di Manduria Diodoro, il Negramaro del Salento Lattanzio e la Malvasia Nera del Salento Tiranno.

 

Tinazzi - I Tinazzi, nell'antica tradizione veronese, erano recipienti simili a botti dove si metteva l'uva pigiata a fermentare: una famiglia legata al vino persino nell'origine del nome. Non può che cominciare con questo curioso aneddoto la storia di Tinazzi, che inizia alla fine degli anni Sessanta a Cavaion Veronese (Vr), grazie all’impegno e alla passione di Eugenio Tinazzi.

Gian Andrea Tinazzi, figlio del fondatore, all’epoca ancora diciottenne, segue subito il padre nella conduzione dell’impresa e allarga progressivamente gli orizzonti dell’azienda sia in termini di produzione che di mercati. Animato da uno spirito vivace, intraprendente e proattivo, trasforma negli anni l’azienda di famiglia da una realtà locale, che vende vini veneti DOC a piccole realtà del lago di Garda, all’attuale importante Gruppo esteso tra Veneto e Puglia, regione di grande carattere e dalle crescenti potenzialità qualitative, in cui i Tinazzi sono presenti dal 2001. Sotto la sua guida il gruppo produce vini d’alta qualità, venduti in oltre 30 Paesi nel Mondo. Un'intuizione che ha portato l'azienda a diventare una delle più interessanti realtà della viticoltura italiana, con oltre 100 ettari di vigneti di proprietà e un'ampia proposta di iniziative legate alla cultura contadina e all'accoglienza.

Gli importanti premi internazionali, come i riconoscimenti di rinomate riviste come Wine Spectator, Wine Enthusiast e Decanter sono solo l'ultimo tassello della storia dei vini.

 

Chiara Caliceti

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