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Recensioni

IL MIGLIOR SPUMANTE ROSSO DEL MONDO È UN LAMBRUSCO

 

Sul gradino più alto del podio del concorso “The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2020” un Lambrusco di Sorbara vince nella categoria “World Champion Sparkling Red Wine”. Nel complesso 12 medaglie, delle quali 3 d’oro, assegnate alle famose bollicine emiliane 

 

La settima edizione di quello che è considerato il campionato del mondo degli spumanti, vale a dire “The Champagne & Sparkling Wine World Championships 2020” sarà certamente da ricordare per la spumantistica italiana, ed emiliana in particolare. 

 

Un Lambrusco di Sorbara, infatti, si è aggiudicato il primo posto nella categoria “World Champion Sparkling Red Wine”. Si tratta del Lambrusco di Sorbara DOP Etichetta Bianca dell’azienda Zucchi. Un metodo Charmat che ha particolarmente colpito la giuria, composta come ogni anno da Tom Stevenson, ideatore del concorso e uno dei più grandi esperti al mondo di champagne e Spumanti, insieme al Master of Wine Essi Avellan e da Simon Stockton. Lo spumante dell’azienda con sede a San Prospero, in provincia di Modena, si è infatti aggiudicato anche il titolo di “Best Lambrusco 2020” e quello di “Best in Class Lambrusco Red Brut”.

 

Quest’anno il concorso ha battuto ogni record in termini di partecipazione – più di 1000 iscritti provenienti da oltre 30 Paesi nel mondo –  e ha visto per la prima volta l’Italia superare la Francia nel medagliere finale, pareggiando il numero degli ori, 47 a testa, e staccando nettamente i cugini d’Oltralpe nel computo degli argenti con con 111 medaglie a 42. Ottimo il risultato finale per il Lambrusco emiliano che ha collezionato anche 12 medaglie, 3 d’oro e 9 d’argento, confermandosi una delle bollicine italiane più importanti e apprezzate.

 

“Siamo molto felici e orgogliosi sia per la vittoria di un Lambrusco di Sorbara nella categoria assoluta dedicata agli spumanti rossi, sia per gli ottimi risultati raggiunti dalle nostre bollicine in generale” afferma Claudio Bondi, presidente del Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena. “Scorrendo l’elenco dei vini premiati spicca l’eterogeneità dei nostri vini, che assumono caratteristiche differenti a seconda delle varietà utilizzate e dei territori nei quali vengono allevate”.

 

Tra le 3 medaglie d’oro troviamo ancora una volta il Lambrusco di Sorbara Etichetta Bianca 2019 della Cantina Zucchi e poi il Lambrusco Salamino di Santa Croce 2019 Tradizione della Cantina di Santa Croce e il Lambrusco di Sorbara Leclisse 2019 dell’azienda Paltrinieri.  Tra le 9 medaglie d’argento troviamo il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Canova Secco di Fattoria Moretto, il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Vini del Re di Cantina Settecani, il Lambrusco di Sorbara 2018 Baby Magnum di Marchesi di Ravarino, la Cuvée Brut Metodo Classico Magnum di Francesco Bellei, il Reggiano Lambrusco Rosso All’Antica di Alfredo Bertolani, il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Operapura di Opera|02, il Lambrusco di Sorbara 923 Terre della Verdeta della Cantina di Carpi e Sorbara, il Colli di Scandiano e di Cannossa Lambrusco Grasparossa Codarossa di Albinea Canali e infine il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro 2019 Bruno Zanasi dell’azienda vitivinicola Zanasi.

 


Valentina Albi

CANTINA VALPANTENA: SÌ ALLA FUSIONE CON CANTINA DI CUSTOZA

Favorevole la maggioranza dell'assemblea dei soci. Il presidente Luigi Turco: “Un progetto concreto di crescita, il nostro impegno resta valido”. Approvato anche l’esercizio economico 2019/20. L'assemblea dei soci di Cantina Valpantena vota a grande maggioranza a favore del progetto di fusione per incorporazione con la Cantina di Custoza. Il piano, già approvato dai consigli di amministrazione delle due cantine sociali, è stato ratificato venerdì 18 dicembre nell'assemblea straordinaria della cooperativa di Quinto di Valpentena (VR) con il 97% di voti favorevoli su quelli ammessi al voto (196 sì su 202 votanti). L'assemblea di Custoza si era espressa a favore sabato 12 dicembre con 89 sì su 157 votanti, ma non aveva raggiunto il quorum dei due terzi necessario all'approvazione.

"I soci di Cantina Valpantena – afferma il presidente Luigi Turco - hanno apprezzato e approvato la proposta di fusione e il piano industriale, reputandolo un concreto progetto di crescita per entrambe le cantine. Custoza da parte sua, pur non raggiungendo il quorum necessario per l'approvazione, ha votato a favore della fusione". In virtù del forte mandato ricevuto Cantina Valpantena lascia quindi la porta aperta al progetto di fusione tra le due cooperative agricole che, in caso di successo, darebbe vita a una nuova società da circa 30 milioni di patrimonio, una dotazione di conferimenti di 300mila quintali di uva, un fatturato da 65 milioni e un centinaio di dipendenti. A sostegno della fusione la possibilità, ribadita da Cantina Valpantena, di presentarsi sul mercato con una realtà più dimensionata e competitiva, capace di sostenere gli investimenti commerciali necessari per aggredire i mercati una volta usciti dalla pandemia.

Al centro dei lavori dell'assemblea ordinaria di sabato 19 della cooperativa sociale di Quinto invece l'approvazione dell'esercizio economico 2019/20, che ha registrato un fatturato di 46.494.000 euro, in leggero calo rispetto al periodo precedente, e un patrimonio netto di 22.700.000 euro, in crescita. "Chiudiamo un bilancio in tempi di crisi – commenta Luigi Turco – in un'annata che sconta un mercato in sofferenza per effetto della sovraproduzione di vino, che ha portato tutti i consorzi alla riduzione delle rese delle denominazioni, e dei contraccolpi dovuti alla pandemia di Covid-19. Nonostante questo ci riteniamo soddisfatti poichè il fatturato ha tenuto, anche se sacrificando i margini sulla vendita dei prodotti, e il patrimonio è aumentato grazie alla fusione realizzata nel 2019 con Cantina Colli Morenici".

Cantina Valpantena ha inoltre portato avanti il piano di rafforzamento della rete di punti vendita sul territorio, aprendo a luglio il negozio di Cassano Magnago, in provincia di Varese, e assicurando la piena operatività di quello di Cantina Colli Morenici a Ponti sul Mincio (Mantova). I corrispettivi raggiunti dalla rete di punti vendita nel 2019/20 sono pari a 4.626.000 euro, in aumento rispetto all'esercizio precedente nonostante le chiusure subite dagli esercenti in occasione del lockdown e le limitazioni dovute alle misure di contenimento del Covid-19.

 

Davide Cocco

3 RICETTE PER NATALE DAI TOP CHEF DELLA VAL DI NON

 

Una ricetta regina d’inverno: Crema di castagne e funghi porcini

Un piatto tutto rosso: Talleri di rape rosse, casolet e ricotta affumicata

Un grande classico: Zelten, il dolce del Natale trentino

 

Tre ricette perfette per le feste di Natale da tre top chef della Val di Non, la valle trentina delle mele D.O.P. che da qualche è protagonista di un felice rinascimento in cucina, caratterizzato da attenzione per la territorialità, estro e passione. 

Il merito è di chef come Silvana Segna, Bruno e Mattia Sicher, Cristian Bertol per cui il percorso partito dalla tradizione non è una trita espressione scarica di senso, ma una festosa ricerca di creatività, tutta orientata verso quello che dovrebbe sempre fare la cucina: rendere felici ed emozionare gli ospiti. 

Le ricette che hanno scelto sono facili da preparare, ricche come devono essere i piatti delle feste e piene di sapore: una crema di castagne profumatissima; un primo tutto rosso, perfetto per il Natale; lo Zelten, il dolce natalizio trentino per eccellenza.

 

Crema di castagne e funghi porcini di Silvana Segna, chef di “Locanda Alpina” – www.locandalpina.it 

 

Silvana Segna è senza ombra di dubbio una delle regine della cucina trentina. E la cucina alla sua “Locanda Alpina” è veramente una questione di famiglia! Della brigata fanno fieramente parte i due figli Francesco e Giulia (il pane fantastico è opera sua) e l’ariosissima sala è coccolata con gentilezza e precisione dal marito Danilo. Sua la carta di vini e distillati, curata con un grande talento che premia i clienti e regala il piacere della scoperta. Le ricette di Silvana sono sempre una gioia: la mano è ferma, la capacità di leggere gli ingredienti straordinaria e la pulizia che arriva in bocca sorprende, emoziona, coinvolge in un percorso di fragranze perfettamente in armonia. Piatti manifesto: gli gnocchi di patate crude alla pancetta tostata e ricotta affumicata, i tortellini al Trentingrana in brodo ristretto ai porcini, la guancetta di vitello brasata alla vecchia maniera e polenta di Storo. Dessert da non perdere per nulla al mondo quando è stagione: Sorbetto alla mela Renetta Ananas (varietà rara del frutteto di famiglia), briciole di mandorla, salsa di cachi e caramello salato.

 

La ricetta che Silvana ha scelto per il Natale è volutamente semplice, facile da realizzare, ma ricca e piena di sapore!

 

Ingredienti per 4 persone: 

 

  • 450 g di castagne
  • 300 g di funghi porcini freschi
  • 1 l di brodo di carne
  • ½ scalogno piccolo
  • 15 g di burro 
  • 3 cucchiai di olio EVO
  • 30 ml di vino rosso corposo
  • 1 foglia di alloro
  • Sale q.b.
  • Prezzemolo per decorare

 

Preparazione

Incidere le castagne e lessarle per circa trenta minuti in acqua leggermente salata con una foglia di alloro è un cucchiaio di olio EVO. Pulire le castagne, rosolare lo scalogno in una pentola con il burro, bagnare con il vino rosso e far evaporare. A questo punto, aggiungere le castagne pulite e coprire con del brodo di carne. Cuocere per circa 20 minuti frullare e setacciare. A parte saltare brevemente i funghi porcini e adagiarli sulla superficie della crema dopo averla impiattata, decorando con qualche piccola foglia di prezzemolo.

 

Talleri alle rape rosse, casolet e ricotta affumicata di Mattia Sicher, chef del “Pineta Nature Resort” – www.pinetahotels.it 

 

Mattia Sicher è il nipote del leggendario Bruno, da cui ha raccolto il testimone nella cucina del Pineta Nature Resort, dando perfettamente continuità al percorso di ricerca, incentrato sulle eccellenze del contesto di riferimento di cui la “Cantina del Bruno” è una vera e propria riserva di tesori. Protagonisti di questo spazio, rustico e romantico, complementare al ristorante, sono il Trentino e la Val di Non, con salumi profumatissimi quali la mortandela o le bolle di montagna di Trentodoc, accuratamente selezionate. Ruolo importante nella vocazione al benessere del Pineta l’attenzione alla salvaguardia del territorio e alle colture con  tecniche biologiche e biodinamiche. L’olio, per esempio, è quello extravergine dell’Agraria di Riva del Garda, che profuma la carne magnifica delle tagliate. Un'altra fragranza speciale è quella del rosso Teroldego Rotaliano che emulsiona il Guancialino di maiale e ne esalta la seducente tenerezza. Menzione speciale anche per i corsi di cucina in cui veramente si mettono le mani in pasta per imparare a preparare delizie come lo Strudel di Nonna Elsa.

 

La ricetta che Mattia ha scelto per Natale è piena di sapore e divertente da preparare. E ha il colore delle feste per eccellenza: il rosso!

 

Ingredienti per 4 persone

 

Per l’involucro di patate

 

  • 600 g di patate
  • 400 g di farina
  • 200 g di rape rosse cotte al vapore (vanno bene anche quelle confezionate,   meglio se bio)
  • 1 uovo piccolo
  • 8 g di sale

 

Per il ripieno

 

  • 60 g di formaggio Casolet (formaggio morbido a latte crudo, presidio Slow Food)
  • 1 cucchiaio raso di Trentingrana
  • 30 g di ricotta affumicata
  • 30 g di ricotta vaccina

 

* Burro per impiattare

 

Preparazione

Lavare e lessare le patate con la buccia. Appena cotte, pelarle e schiacciarle con lo schiacciapatate, distribuendole bene su un piano per farle raffreddare. Quando saranno ben fredde aggiungere la farina, l’uovo, le rape rosse passate e amalgamare fino a ottenere un composto liscio e compatto. Dopo averlo diviso in due parti, stenderle con un mattarello fino a ottenere due quadrati dello spessore di 1 cm. Distribuire a piccole cucchiaiate su uno dei due quadrati il ripieno, creato mescolando bene tutti gli ingredienti frullati in precedenza. Coprire con il secondo quadrato e tagliare dando la forma desiderata (come per confezionare dei ravioli). Verificare che siano ben sigillati e cuocere in acqua bollente per 5 minuti da quando inizia a riprendere il bollore. Scolare e servire con burro sciolto in un po’ di brodo e fatto restringere. Segreto per rendere il colore di questa salsa più brillante: centrifugare un po’ di rapa rossa cruda e aggiungerla subito prima di servire.

Zelten trentino di Cristian Berto, chef di Villa Orso Grigio – www.orsogrigio.it 

Come per Silvana Segna e Mattia Sicher, anche per Cristian Bertol, la cucina è una questione magnificamente di famiglia, che inizia quando aveva 11 anni. Il padre lo volle, infatti, al suo fianco durante i primi anni della gestione del ristorante. Da quel giorno il percorso di Cristian non si è più fermato, lo ha portato all’estero (anche nella cucina della famiglia reale svedese) e a collaborare con Gualtiero Marchesi ed Henry Chenot. La Val di Non è rimasta, però, casa, con l’ambizione (felicemente soddisfatta) di diventare un punto di riferimento. Il territorio è una tavolozza per creare i suoi piatti guardando al mondo, con un’attenzione maniacale per la materia prima che lo ha portato a creare il proprio orto a 1000 metri di altitudine e a scegliere, per esempio, la ricotta del locale caseificio di Fondo; lo speck di Romeno, a una manciata di chilometri; i rusticani (piccola e rara susina) a un passo dal ristorante. Villa Orso Grigio è anche una questione di famiglia perché in sala a raccontare i piatti di Cristian e a deliziare con il vino, c’è il gemello Renzo. Anche lui tornato in Val di Non dopo un luogo periodo di studio enologico tra le vigne italiane, francesi, spagnole e californiane. La loro sintonia è buonissima!

La ricetta scelta da Cristian è uno dei dolci manifesto dell’arte dolciaria trentina: lo Zelten natalizio. Le ricerche dello chef suggeriscono che fosse già preparato già nel 1700 e conosciuto come Celtero.

Ingredienti

 

  • 500 g di farina tipo ”0” 
  • 250 g di latte intero 
  • 20 g di lievito di birra 
  • 80 g di burro 
  • 80 g di tuorlo 
  • 80 g di zucchero 
  • 20 g di miele 
  • 200 g di uva sultanina 
  • 200 g di fichi secchi 
  • 200 g di noci sgusciate 
  • 100 g di macedonia di frutta candita 
  • 100 g di mandorle 
  • 100 g di pinoli 
  • 5 g di sale 
  1. 1.Preparazione
  2. 2.Impastare la farina, il latte, il lievito (sciolto in un po’ di latte tiepido), il burro, i tuorli, lo zucchero e il miele. Quando l’impasto sarà ben incordato, aggiungere tutta la frutta secca tagliata a dadini e l’uvetta precedentemente fatta macerata in un po’ di rum. Far riposare l’impasto per 2 ore e stenderlo su una teglia infarinata, spennellare con uovo e decorare con frutta secca. Lasciar riposare per altri 30 minuti e cuocere a 180° per 35/40 minuti.

 

 

Alessandra Agostini

Agri Liguria News - Dicembre 2020

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Dicembre 2020 – anno X – numero 102

 
 
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Editoriale dell'Assessore Alessandro Piana

 

La Giunta regionale, su mia proposta, ha stanziato 170mila euro a favore dell’Istituto Regionale per la Floricoltura per potenziare il sistema di monitoraggio e accertamento fitosanitario, con l’obiettivo di proseguire nello sviluppo delle capacità di ricerca e localizzazione di organismi nocivi, migliorare le capacità diagnostiche fitosanitarie, migliorare le reti di monitoraggio, definire e applicare adeguati protocolli di profilassi e di lotta. Il lavoro a questo riguardo dell’Istituto Regionale per la Floricoltura è strategico ed è importante collaborare insieme per la salvaguardia del contesto ligure. È necessario infatti, oltre a proteggere l’ambiente, tutelare il settore florovivaistico, che ricopre un ruolo primario per l’economia della nostra regione. Con questo intervento andiamo a prevenire i rischi fitosanitari in cui la Liguria, importante crocevia di traffici di prodotti vegetali, potrebbe incorrere per via delle importazioni e delle esportazioni e della possibile accidentale introduzione di specie esotiche invasive sia per le produzioni agricole, che per il verde pubblico.

Sempre per la tutela del nostro territorio e delle imprese agricole che vi operano, ho richiesto al ministro delle politiche agricole Bellanova, la dichiarazione dello stato di emergenza per il maltempo dello scorso ottobre e la conseguente erogazione di contributi a favore dei titolari di aziende agricole. Gli eventi a carattere alluvionale delle giornate del 2 e 3 ottobre hanno fortemente danneggiato produzioni agricole e infrastrutture connesse alle attività agricole.

 

Buona lettura di Agriligurianews

 

Attivi

 

Misura 6.4(5c) - Investimenti nella creazione di piccole imprese in zone rurali. Le domande possono essere presentate fino al 27 gennaio 2021.

 

Misura 16.1 – seconda fase “settore forestale” - Aiuti per la costituzione e l’operatività dei gruppi operativi del PEI. Le domande possono essere presentate fino al 22 dicembre 2020.

 

Misura 19.2 - GAL Provincia della Spezia

- Intervento 4.2.1 - Progetto di cooperazione zootecnia biologica. Supporto agli investimenti nella trasformazione, commercializzazione e sviluppo dei prodotti agricoli. Le domande possono essere presentate fino al 15 gennaio 2021.

 

Misura 19.2 - GAL Riviera dei Fiori

Progetto 2.1.1 - Formazione di aggregati territoriali per la gestione del turismo sostenibile

Progetto 1.1.2 - Valorizzazione del bosco attraverso la formazione di filiere strutturate per la produzione di legname e di biomasse ad uso termico ricercando a tal fine relazioni e sistemi per l’utilizzo dei sottoprodotti dell’agricoltura.

Progetto integrato 1.2.2 - per la promozione dei territori olivicoli in quanto ambiti agricoli, paesistici e turistici attraverso modelli di infrastrutturazione multifunzionale

Progetto integrato 1.1.1 - Recupero e utilizzo dei pascoli montani attraverso azioni di sviluppo delle attività di allevamento e trasformazione dei prodotti caseari oltre che con azioni finalizzate alla tutela ambientale e allo sviluppo dei servizi turistici nelle terre alte.

Le domande possono essere presentate fino al 18 dicembre 2020.

 

Misura 19.2 - Agenzia di Sviluppo GAL Genovese

Intervento 6.4.1.1.p3 - Le strutture ricettive, supporto alle esistenti e creazione di nuove realtà – 2° apertura. Le domande possono essere presentate fino al 13 gennaio 2021.

 

In scadenza

 

Misura 3.2 - Sostegno per attività di informazione e promozione, svolte da associazioni di produttori nel mercato interno. Le domande possono essere presentate fino al 15 dicembre 2020.

 

(Approfondisci su Agriligurianet)

 

PSR Liguria – Misura 21.1

Già approvati tre elenchi di imprese ammesse a finanziamento.

Con i Decreti dirigenziali nn. 7229, 7506 e 7581 sono stati approvati i primi elenchi di domande complete, corrette e ammissibili a valere sulla Misura 21.1(2a) “Sostegno temporaneo eccezionale a favore di agricoltori particolarmente colpiti dalla crisi di COVID-19”. I soggetti inseriti in tali elenchi possono presentare immediatamente la domanda di pagamento per ottenere la liquidazione dell’importo concesso indicato. A ciascuna impresa può essere erogato un importo massimo di 7.000 euro.

(Approfondisci l’argomento)

 
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Viviamo nel territorio di Alcotra, raccontiamo 30 anni di cambiamenti climatici è il tema del concorso di storytelling, rivolto a tutti i giovani. L’obiettivo è quello fornire una descrizione degli impatti dei cambiamenti climatici e di come gli abitanti del territorio Alcotra pensano di rispondere alle sfide ambientali. Le creazioni, in qualunque forma artistica, devono essere inviate entro il 30 aprile 2021.

(Approfondisci l’argomento)

 
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Il Valutatore indipendente del PSR ha condotto un’indagine circa i fattori che possono aver determinato il calo di adesioni alla sottomisura 10.1.A “principi dell'agricoltura integrata”, rispetto al periodo di programmazione 2007-2013. Il Rapporto fornisce indicazioni anche su elementi che potrebbero suscitare nuovo interesse alla partecipazione.

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Bando OCM miele: con DGR n. 971/2020, è stato approvato il programma di interventi per il settore apistico per la campagna 2020/2021. Le associazioni di apicoltori potranno beneficiare di contributi per l'organizzazione di corsi di formazione, seminari, convegni, incontri periodici con apicoltori ed azioni di comunicazione. Le domande devono pervenire entro il prossimo 30 dicembre.

(Approfondisci l’argomento)

 

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COVID, FIPE-CONFCOMMERCIO CHIEDE LO STATO DI CRISI PER LA RISTORAZIONE COLLETTIVA

“La ristorazione collettiva, pur essendo tra i settori autorizzati ad operare, è in ginocchio per effetto della pandemia. La chiusura di buona parte delle scuole e l’utilizzo massiccio dello smart working nella pubblica amministrazione e nelle imprese private stanno provocando un dimezzamento dei fatturati delle aziende, con il risultato di mettere a rischio 60mila posti di lavoro. Per questo chiediamo al governo di dichiarare lo stato di crisi del settore”.

Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, lancia l’allarme e invoca l’intervento immediato dell’esecutivo, che fino a questo momento sembra essersi dimenticato della ristorazione collettiva. Nessuna misura di sostegno è stata infatti destinata a mense scolastiche e aziendali, nonostante i provvedimenti restrittivi adottati per contenere la diffusione del Covid abbiano costretto le imprese a rivedere i loro modelli di servizio, con ulteriore aggravio di costi.

I fatturati delle società che gestiscono le mense aziendali sono crollati del 40%, mentre quelle di chi svolge il servizio di distribuzione e sporzionamento dei pasti nelle scuole hanno perso oltre il 50% dei loro volumi d’affari. Tutto questo si traduce in 60mila posti di lavoro a rischio, in particolare occupazione femminile.

“Di fronte a queste cifre – prosegue Fipe – abbiamo avanzato delle proposte al Governo in incontri con i sottosegretari al Mise e al Lavoro, Morani e Di Piazza, sia in audizioni parlamentari sul decreto Ristori, perché anche queste imprese siano inserite tra i fruitori dei contributi a fondo perduto, vengano inoltre sospesi o ricontrattati i canoni concessori in essere ed infine previste ulteriori misure per il fondo di solidarietà e la cassa integrazione senza restrizioni”.

“Solo in questo modo – conclude Fipe nella sua nota – sarà possibile evitare la morte di gran parte delle aziende del settore con le ripercussioni sulla tenuta dei livelli occupazionali e con le immaginabili conseguenze in termini di costo sociale e di perdita delle professionalità faticosamente costruite”.

 

Andrea Pascale

G.PUNTO 2018 DI DUEMANI NELLA “TOP 100 WINE DISCOVERIES 2020” DI THE WINE ADVOCATE

 

Il G.Punto 2018 di Duemani, azienda biodinamica dell’enologo Luca D’Attoma e di Elena Celli, entra nella “Top 100 Wine Discoveries 2020”, la nuova classifica di The Wine Advocate che da quest’anno premia i vini che raccontano valori, capaci di essere longevi, prodotti in maniera sostenibile e con un approccio innovativo, sia in vigna sia in cantina.

Il G.Punto 2018 di Duemani, 100% Grenache coltivato nella vigna più alta dell’azienda, che si estende tra Riparbella e Castellina Marittima (in provincia di Pisa), è stato definito da Monica Larner, wine critic di The Wine Advocate, “un vino coraggioso che resta in macerazione sulle bucce e con i raspi fino a 5 mesi”. 

Prodotto in quantità limitata, Il G.Punto ha un colore rosso rubino più penetrabile rispetto a quanto ci si aspetterebbe da un vino importante (caratteristica tipica del Grenache in purezza), al palato risulta invece molto intenso e strutturato e al naso esplode in un bouquet di frutta rossa e sfumature di liquirizia e spezie. 

Mi piacciano le sfide – spiega Luca D’Attoma – perché se devi creare un vino nuovo, devi avere il coraggio di osare. Magari riscoprendo vitigni meno conosciuti, oppure adottando tecniche di vinificazione diverse, come la fermentazione e l’affinamento in anfora o negli orci di terracotta. La biodinamica è la mia grande passione perché praticandola impari ad osservare la natura e a servirtene rispettando i suoi cicli”. 

Ed è proprio questa passione che lo ha spinto, nel 2000, a fondare insieme ad Elena Celli, l’azienda Duemani, 13 ettari di vigneti ad alta densità, con il mare della costa tirrenica all’orizzonte, dove l’enologo pratica la biodinamica senza compromessi per innovare e sperimentare. 

Definito dalla stampa di settore “l’enologo dai riconoscimenti da record”, Luca D’Attoma opera da trent’ anni come consulente per importanti aziende vitivinicole italiane ed estere, per cui realizza vini molto apprezzati sia dal pubblico sia dalla critica. Portano la sua firma numerose perle dell’enologia italiana.

 

Delia Demma

OROROSSO: L’ESSENZA DELLE BOLLICINE DI MONTAGNA

 

 

Dall’abbraccio tra le viti e il terreno porfirico della Val di Cembra nasce Ororosso, la bollicina Metodo Classico Trentodoc di Cembra Cantina di Montagna. Un omaggio al territorio e un nome che celebra il porfido, l’ororosso dei valligiani, che per circa un secolo ha trainato l’economia locale. La missione di Cembra Cantina di Montagna nel perseguire e mantenere intatta l’integrità ed autenticità del territorio si concretizza in tre Trentodoc d’altura: Ororosso Brut, Ororosso Rosè, Ororosso Dosaggio Zero.

La Val di Cembra nasce dall’impetuoso incontro tra acqua e fuoco. Il porfido, antica roccia effusiva di origine vulcanica risalente al periodo permiano tra i 260 e i 280 milioni di anni, è il cuore pulsante dell’identità della valle. Nel corso dei millenni il fiume Avisio e lo scioglimento dei ghiacciai hanno inciso e plasmato i ripidi versanti all’interno del substrato porfirico dando origine alla Val di Cembra, una valle fluvio-glaciale addirittura più antica delle Dolomiti.

Dalla terra al calice: eleganza, verticalità e sapidità

La passione e l’esperienza dei viticoltori nella coltivazione delle uve Chardonnay di montagna trovano la loro massima espressione in questo Trentodoc eroico. I vigneti destinati alla produzione di Ororosso crescono a 600 m s.l.m. e godono di una favorevole esposizione solare e dell’Ora del Garda che soffia dolcemente sui declini vitati, favorendo la crescita delle uve e garantendo un’escursione termica ottimale per un’acidità bilanciata. I terreni di origine porfirica sono leggeri e sabbiosi, poco profondi e poveri di carbonati. Il porfido forgia vigneti dalle caratteristiche inimitabili e conferisce ai vini una straordinaria freschezza, mineralità e persistenza, nonché grande eleganza. Ororosso è uno Spumante Metodo Classico vibrante ed eclettico, di un’elegante linearità: qualità che vanno di pari passo con i trend della cucina contemporanea, sempre più sincera e dai gusti definiti.

Antichi saperi tramandati: la pressatura con il Marmonier

La pressatura delle uve avviene con un torchio verticale Marmonier che permette una pigiatura soffice e controllata delle uve a seconda della robustezza della buccia e ne evita la loro frantumazione. La resa ottenuta dalla pressatura con il Marmonier è in mosto fiore limpido e di altissima qualità, pari al 55%. Questa rara e delicata tecnica di pressatura che tende verso la massima qualità richiede un tempo di lavorazione di 3 o 4 ore per 30 quintali di uva, la capacità massima del torchio. L’impiego di questo antico ed affascinante strumento assicura che tutte le preziose qualità organolettiche delle uve rimangano intatte. Il torchio verticale Marmonier è uno dei più prestigiosi e utilizzati in Champagne.

 


Le bollicine per le festività: viaggio tra i profumi e i sapori delle vette trentine.

Lo Spumante Metodo Classico Ororosso incarna con fierezza il suo territorio di origine e si declina in tre testimoni autentici della Val di Cembra: Ororosso Brut e Ororosso Dosaggio Zero, entrambi Blanc de Blancs e quindi Chardonnay in purezza, e Ororosso Rosè, Blanc de Noirs creato con uve Chardonnay e Pinot Nero. Dopo il tiraggio a inizio estate avviene la presa di spuma che dura dai 30 mesi (Ororosso Brut), ai 48 (Ororosso Rosè) fino ai 60 mesi (Dosaggio Zero): in questa delicata fase di autolisi, le bollicine hanno tempo per sviluppare un perlage fine e crescere in complessità. Infine, si procede con il remuage e la sboccatura, dove viene aggiunto il liqueur d’expedition firmato Cembra Cantina di Montagna e i vini godono di un ultimo riposo in bottiglia. Le tre bollicine sono eclettiche e sostenute da una piacevole freschezza che dona verticalità al sorso.

A suggello dell’amore per il territorio 

La Val di Cembra è un mosaico di vigneti, boschi e paesi che si alternano e disegnano un paesaggio pittoresco. I caratteristici vigneti terrazzati, frutto del faticoso lavoro in vigneto, sono stati nominati “Paesaggio rurale storico d’Italia” dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, confermando la straordinaria bellezza di questa valle trentina. Consapevole del patrimonio naturale circostante, la cantina ha intrapreso numerose azioni collettive per salvaguardare l’ambiente e migliorare la sostenibilità della produzione vinicola e oggi i vini di Cembra Cantina di Montagna sono il frutto e la più autentica espressione dell’armonia che esiste tra i viticoltori che lo producono e la natura.

 

www.daviso.com         

DPCM: GROSSISTI HORECA STIMANO ULTERIORE PERDITA DI 1MDL DI EURO. -8MLD DA INIZIO EPIDEMIA

 

DANESE (PRES. GH): SERVONO FONDI IMMEDIATI PER SETTORE AVAMPOSTO DI OSPITALITÀ MADE IN ITALY A RISCHIO ESTINZIONE

 

“Dietro la ristorazione c’è una filiera di quasi 4mila aziende e 58mila dipendenti che con il Decreto in vigore da oggi accuserà ulteriori perdite per circa 1 miliardo di euro. Complessivamente, in questo annus horribilis il sistema distributivo nel canale horeca accuserà mancati introiti per oltre 8 miliardi di euro, pari a circa il 50% del proprio fatturato. Dietro alle saracinesche chiuse di bar e ristoranti ci siamo anche noi, e il Governo non potrà non tenerne conto nei piani di ristoro che sta redigendo.

 

Chiediamo aiuti concreti e immediati”. Lo ha detto oggi, a commento dell’ultimo Dpcm anti-Covid19, Maurizio Danese, presidente di GH – Grossisti Horeca, l’associazione che rappresenta le principali aziende italiane del food nel canale del ‘fuori casa’ (ristoranti, hotel, bar, ecc.), oltre alle mense collettive e catering.

 

“Da marzo ad oggi – ha proseguito Danese – abbiamo garantito la tenuta del comparto con politiche aziendali-cuscinetto tra i produttori e il canale horeca; abbiamo sopperito alla mancanza di liquidità dei nostri clienti subendo anche importanti perdite su crediti, sostenendo così il settore. Questa seconda ondata – ha continuato il presidente di GH - non mette a rischio solo la nostra esistenza, ma anche quella di migliaia di piccoli produttori italiani, che rappresentano la grande maggioranza delle nostre provviste.

 

Il rischio di acquisizioni da parte di multinazionali straniere si sta moltiplicando e con il loro ingresso l’italianità a tavola ne uscirebbe stravolta. In questo periodo - ha concluso – ci sentiamo come portatori di vivande in trincee decimate da smart working e nuovi lockdown: se non ci salviamo tutti morirà un asset fondamentale dell’ospitalità made in Italy”.

 

Benny Lonardi 

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